Ma che mostra di m… A Londra i piatti fatti con sterco di vacca
L’idea di trasformare il letame in oggetti è venuta a Gianantonio Locatelli, proprietario di un’azienda agricola con 3.500 bovini da latte nel Piacentino.

Si chiama Merdacotta ed è l’unica installazione italiana presente alla mostra Food: bigger than the plate, fino al 20 ottobre al Victoria and Albert Museum (V & A) di Londra. Una rassegna internazionale che offre una curiosa panoramica su produzione, distribuzione, consumo di cibo e riutilizzo degli scarti alimentari, immaginando che cosa mangeremo in un prossimo futuro. I primi 200 biglietti d’ingresso erano commestibili, realizzati con zucchero a velo. Tra gli oltre settanta progetti esposti, accanto a Selfmade, formaggio realizzato da batteri umani prelevati da orecchie e ombelichi di celebrità, come il rapper britannico Professor Green e l’autrice di libri di cucina Ruby Tandoh, o i funghi commestibili ottenuti riciclando fondi di caffè, ci sono anche gli oggetti ricavati dallo sterco animale dal marchio Merdacotta.

Un tavolino, due water che fungono da sedie, vasi da fiori, stoviglie, tazze, una porzione di pavimento tutti con un elemento in comune: sono fatti con la cacca. Alle pareti, un video spiega la tecnica di produzione, illustrando le fasi del riciclo. Sembra che gli inglesi ne siano entusiasti. Era il 1961 quando Piero Manzoni produsse novanta scatolette numerate e firmate, sulle quali compare l’etichetta «Merda d’artista. Contenuto netto grammi 30. Conservata al naturale». Nel 2016, una di queste provocatorie opere d’arte venne aggiudicata per 275.000 euro. Da qualche anno, l’idea di trasformare lo sterco in oggetti è venuta a Gianantonio Locatelli, 63 anni, proprietario di un’azienda agricola a Gragnano Trebbiense, nel Piacentino, con 3.500 bovini che producono latte per il Grana Padano: circa 50.000 litri al giorno. «Producono anche 150.000 chilogrammi di letame», precisa l’imprenditore, da sempre appassionato di arte e che sogna di realizzare una casa tutta di sterco, «guardando al passato», impiegando tecnologie moderne. «Lo sterco è una ricchezza e va riutilizzato».

Prima l’ha trasformato in biogas, bruciando il metano altamente inquinante per produrre energia elettrica per la sua azienda agricola. Quella in eccesso viene venduta. Poi si è concentrato su altre forme di riciclo: «Tutti adesso parlano di economia circolare, che cosa c’è di meglio del riutilizzare la merda? Noi stiamo dimostrando che è possibile», esclama Locatelli. Nel plurale sono inclusi gli artigiani locali che realizzano gli oggetti, mescolando gli scarti delle vacche dell’azienda Castelbosco con argilla e poi cuocendo l’impasto due volte a 1.000 gradi. «Già dopo la prima cottura l’odore è scomparso», rassicura Locatelli.

Su stoviglie e tazze, che possono entrare in contatto con cibi e bevande, viene quindi realizzata una smaltatura trasparente. L’igiene sarebbe assicurata. Ordinabili online, non aspettatevi di poterli richiedere di colorazioni diverse: «Devono essere il più “naturale” possibile, per ricordare da che cosa derivano», ha stabilito l’agricoltore. «A casa nostra ci mangiamo tutti i giorni. Una delle due curatrici della mostra londinese mi ha assicurato che lo chef Heston Blumenthal utilizza i miei piatti e a fine pranzo li lecca, tanto ne è entusiasta. In Italia fanno più fatica ad acquistarli. Forse dà fastidio il nome del marchio». Per carità, l’innovazione va sempre bene ma gustare una porzione di spaghetti su un piatto fatto di cacca può disturbare stomaci non proprio ecologisti.

«Sono molto leggeri», informa Locatelli, che li mette in vendita a 18 euro a pezzo. I vasi per piante sono meno traumatici da acquistare, infatti vengono venduti nei vivai elencati sul sito di Merdacotta. Più leggeri e meno costosi di quelli in argilla o terracotta (non costano più di 10 euro), sembra siano l’ideale in giardini e terrazze perché più porosi e si spostano facilmente. Per chi vuole vedere tutti gli oggetti, accanto all’azienda agricola c’è il Museo della merda che si può visitare su appuntamento. «A richiesta realizziamo anche cessi», spiega l’imprenditore, «fino ad oggi ce ne hanno ordinato sei. Fatti a mano, costano 2.000 euro. Se si vogliono utilizzare, li ceramizziamo». Seduti sulla tazza, nel proprio bagno, la concentrazione sulla potenza del riciclo raggiungerà l’apoteosi.

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