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I giudici cacciano Palamara. La sua colpa? Si è fatto beccare

I giudici cacciano Palamara. La sua colpa? Si è fatto beccare
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Luca Palamara è stato radiato dall'ordine giudiziario e non potrà mai più indossare la toga. Il Consiglio superiore della magistratura lo ha infatti ritenuto colpevole di aver tramato per condizionare lo stesso Csm. In pratica, la «sentenza» lo riconosce responsabile di aver indirizzato le carriere dei colleghi e deciso, in combutta con esponenti politici, i capi di Tribunali e Procure. Così l'ex presidente dell'Associazione nazionale magistrati, ex componente del Csm ed ex capo di una delle correnti più importanti dei giudici, è ripudiato dai suoi stessi colleghi. Come si è arrivati a tutto ciò, a un caso più unico che raro di censura con il massimo della sanzione di una delle toghe più note e potenti d'Italia?
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«Non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più per ridurre il carico fiscale sul ceto medio». Lo ha detto il presidente del Consiglio all’assemblea di Confcommercio. «Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere un patrimonio dopo decenni di sacrifici», ha aggiunto.

Il premier ha inoltre sottolineato le misure varate dal governo contro le attività «apri e chiudi», affermando: «Questa non è la repubblica delle banane, qui si rispettano le regole». Citando il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha ribadito che «Non c’è mercato senza regole, non ci sono imprese sane e non c’è crescita».

Dalle primarie a Trump, dai casi Epstein-Gates al boom dell’IA, un Paese in campagna elettorale e attraversato da nuove fratture.

Il caso Dell’Utri è la Waterloo dei magistrati
Marcello Dell'Utri (Imagoeconomica)
La sesta archiviazione in 30 anni, nel procedimento che doveva appurare eventuali rapporti tra la mafia e Silvio Berlusconi, certifica il fallimento del sistema giudiziario. Tenere aperti filoni d’indagine di questo tipo, in assenza di «elementi concreti», è inaccettabile.

Il 4 giugno scorso sono stati resi noti alcuni stralci del provvedimento di archiviazione firmato il 15 gennaio 2026 dal giudice per le indagini preliminari di Firenze, Patrizia Martucci, nell’ambito dell’inchiesta sui presunti mandanti esterni delle stragi mafiose del 1993.

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