L’Ue riempie (di nuovo) Kiev di soldi. E Mosca bombarda le basi degli F-16
Volodymyr Zelensky (Ansa)
L’Europa firma gli «impegni di sicurezza» con l’Ucraina. Che tradotto significa 5 miliardi di euro all’anno per la fornitura di armi. Il Cremlino non sta a guardare e distrugge i siti designati a ospitare i jet occidentali.

Ieri sono iniziati i lavori al Consiglio europeo e, manco a dirlo, a prendersi la scena a Bruxelles è stato Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino ha incassato in un colpo solo gli ennesimi messaggi di sostegno da parte dei leader europei e soprattutto un importante accordo di sicurezza con l’Ue. «Siamo determinati a continuare a fornire all’Ucraina e al suo popolo tutto il sostegno politico, finanziario, economico, umanitario, militare e diplomatico necessario, per tutto il tempo necessario e con tutta l’intensità necessaria», recita la nota firmata dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel e dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Si tratta di un impegno a lungo termine volto a sostenere la difesa di Kiev con aiuti militari e finanziamenti dal valore di cinque miliardi di euro da qui al 2027 da destinare in fornitura di armi, addestramento militare, cooperazione industriale e sminamento del territorio.

«Nel mese di maggio Vladimir Putin ha tentato di espandere la guerra con l’offensiva a Kharkiv, ma grazie al coraggio del nostro popolo e alle vostre decisioni l’abbiamo fermata», ha detto Zelensky nel suo intervento a Bruxelles. «Ma questo dimostra che la pressione attuale su Mosca non è abbastanza: dobbiamo distruggere le illusioni della Russia di ottenere qualcosa con la guerra. È fondamentale che ogni pacchetto di aiuti annunciato arrivi il prima possibile sul terreno». Il presidente ucraino è tornato poi a battere forte sul tasto della difesa aerea, tema delicatissimo che finora ha creato divergenze di vedute all’interno degli Alleati: «Ora dobbiamo proteggere Kharkiv dalle bombe plananti e per questo le difese aeree e le capacità a lungo raggio sono cruciali», ha ribadito Zelensky, ricordando inoltre che l’Ucraina non ha molto tempo, «poiché ci sono tanti feriti sul campo di battaglia e tra i civili» e che presto verrà esposto un «nuovo piano da mettere sul tavolo in un secondo summit per la pace», per scongiurare l’ipotesi che la guerra duri ancora molti anni. Oltre all’accordo con l’Ue e ai negoziati per l’adesione di Kiev al club dei 27, Zelensky torna da Bruxelles con in tasca un patto bilaterale di cooperazione con Lituania ed Estonia, in base al quale Vilnius fornirà a Kiev sicurezza e sostegno politico ogni anno, mentre con Tallin ci sarà un incremento della fornitura di armi e attrezzature militari, ma anche una cooperazione approfondita nel settore della difesa. Da palazzo Europa il leader ucraino ha lanciato un messaggio rivolto alla Francia. Alla vigilia del voto che ridisegnerà l’Assemblea nazionale francese, Zelensky ha dichiarato di essere convinto che «il nuovo governo che emergerà dalle elezioni legislative sarà indipendente dall’aggressore russo e manterrà il suo sostegno a Kiev».

In tutto ciò, Mosca e Putin non stanno a guardare. Secondo un allarme lanciato dalla Corea del Sud e ripreso dal Pentagono, la Corea del Nord starebbe pensando di mandare uomini nei territori dell’Ucraina occupati dalla Russia, ufficialmente per partecipare ai lavori di ricostruzione e di ingegneria. Ma non solo. Il capo del Cremlino ha deciso di rimpinguare il proprio esercito spedendo al fronte circa 10.000 soldati reclutati tra gli immigrati, provenienti perlopiù dall’Asia centrale, da poco naturalizzati come cittadini russi. Russia che, stando a quanto reso noto dal ministero della Difesa, ha colpito con un attacco missilistico le basi aeree ucraine che avrebbero dovuto funzionare come campi d’aviazione per gli F-16 forniti dall’Occidente. Le truppe russe hanno inoltre lanciato nella notte tra mercoledì e giovedì 23 droni kamikaze Shahed, e sei missili, di cui quattro da crociera Kalibr, uno aereo guidato Kh-59/Kh-69 e uno aerobalistico Kh-47 M2 Kinzhal. Tutti sono stati abbattuti dall’aeronautica ucraina che ha segnalato esplosioni anche nella zona di Kiev e nell’oblast di Khmelnytskyi. Sempre a Kiev, il sindaco Vitaly Klitschko ha riportato la notizia di un’esplosione che ha provocato un incendio in un impianto energetico nel quartiere Shevchenkiv della capitale.

Oltre al terreno di battaglia, la Russia non abbandona però il campo della diplomazia. Nelle ultime ore il viceministro degli Esteri Sergej Ryabkov ha assicurato che Mosca non intende abbandonare il dialogo con gli Stati Uniti: «I canali di comunicazione tra Mosca e Washington non sono chiusi, ma funzionano, per esempio, attraverso la linea diplomatica, i servizi di intelligence, così come a livello delle amministrazioni presidenziali». Di diverso tenore le dichiarazioni di Dmitry Medvedev: «La soluzione della crisi ucraina è impossibile senza la revoca di tutte le sanzioni nei confronti della Federazione russa», ha avvertito il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo. «Dobbiamo necessariamente calcolare tutti i danni reali causati alla nostra economia, ai cittadini russi, alle aziende russe, nonché i mancati profitti derivanti dalle restrizioni all’attività economica e, in futuro, le richieste di risarcimento verranno presentate sia nel nostro Paese che nelle giurisdizioni straniere».

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