L’Ue abbaia agli Usa sul ring dell’Artico. Trump: «Senza Nobel non penso alla pace»

Si aggravano le tensioni già presenti tra gli Stati Uniti e l’Europa sul dossier Groenlandia dopo che il presidente americano, Donald Trump, ha annunciato i dazi verso quei Paesi europei che «hanno messo in gioco un livello di rischio che non è sostenibile».
Che una de-escalation non sia dietro l’angolo è evidente dalle parole del tycoon. «Considerando che il vostro Paese ha deciso di non darmi il Premio Nobel per la Pace per aver fermato otto guerre in più, non mi sento più in dovere di pensare esclusivamente alla pace», ha scritto Trump in una lettera indirizzata al primo ministro della Norvegia, Jonas Gahr Store. E pur precisando che la pace «sarà sempre predominante», ha annunciato che ora penserà «a ciò che è buono e giusto per gli Stati Uniti d’America». Ha poi rincarato la dose, affermando che la Danimarca non «dovrebbe avere un diritto di proprietà» dato che «non ci sono documenti scritti». Ma, Premio Nobel a parte, Trump, in un’intervista rilasciata a Nbc news ha invitato l’Europa «a concentrarsi sulla guerra tra Russia e Ucraina» e «non sulla Groenlandia». Non si è voluto esprimere, invece, sull’eventuale uso della forza militare, rispondendo con un secco «no comment».
A prendere una posizione netta contro la linea adottata dall’amministrazione americana sono stati tre cardinali americani vicini al pontefice. Nella dichiarazione, rilanciata dall’Osservatore romano, si legge che «il ruolo morale degli Stati Uniti nell’affrontare il male nel mondo» è «sotto esame» e che «la costruzione di una pace giusta viene ridotta a categorie partigiane che incoraggiano la polarizzazione e politiche distruttive».
Certamente è prioritario per Bruxelles mantenere un canale di dialogo aperto con la Casa Bianca per scongiurare i dazi. Dunque, stando a quanto rivelato dal Financial Times, è probabile che il tycoon incontri domani a Davos alcuni leader europei, tra cui il presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Pare però che non ci sarà alcun faccia a faccia con i funzionari della Danimarca: secondo Bloomberg, Copenaghen non manderà alcun rappresentante al World economic forum. Però ha inviato ieri truppe aggiuntive in Groenlandia per le esercitazioni militari. A parlare della necessità di «trovare una soluzione costruttiva per andare avanti» è stato il commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, che ha aggiunto: «Minacciare dazi non è accettabile».
Ma oltre al dialogo, Bruxelles sta pensando agli strumenti con cui rispondere a Washington. La questione è stata affrontata nella riunione del Coreper domenica, ma è stata anche sbandierata dall’Ue ieri. Il portavoce della Commissione Ue, Olof Gill, ha commentato che qualora Trump dovesse procedere con i dazi, Bruxelles «sarebbe pronta a rispondere utilizzando gli strumenti a sua disposizione e farà tutto il necessario per proteggere i suoi interessi economici».
Lo stesso è stato annunciato dall’Alto rappresentate Ue, Kaja Kallas: «L’Europa ha una serie di strumenti per proteggere i propri interessi». Le sue parole arrivano dopo l’incontro con il ministro della Difesa danese, Troels Lund Poulsen, e con il ministro degli Esteri della Groenlandia, Vivian Motzfeldt. Anche il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha visto Poulsen e Motzfeld per discutere «dell’importanza dell’Artico, inclusa la Groenlandia, per la nostra sicurezza collettiva e di come la Danimarca stia intensificando gli investimenti in capacità chiave». Nel frattempo, due dei Paesi su cui incombe la minaccia dei dazi hanno adottato un approccio diverso. Il premier britannico, Keir Starmer, ha ammesso che «il modo giusto per affrontare una situazione di questa gravità è attraverso una discussione calma tra alleati». Decisamente meno morbida è stata la linea della Francia: il ministro delle Finanze, Roland Lescure, ha invitato l’Ue a utilizzare «tutti gli strumenti che ha a disposizione» incluso quello anti-coercizione. Tra l’altro, la reazione francese si estende al Medio Oriente: l’Eliseo ha affermato che non è sua intenzione aderire al Board of peace di Gaza, visto che «suscita importanti interrogativi circa il rispetto dei principi e della struttura delle Nazioni Unite».
In attesa giovedì del vertice straordinario dei leader dell’Ue, il presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha voluto sottolineare la visione unanime dell’Europa: «L’Ue sta con la Danimarca e con la Groenlandia e lo fa in maniera unita e determinata». Tuttavia, a prendere le distanze è Budapest: «Consideriamo questa una questione bilaterale che può essere risolta tramite colloqui tra le due parti. Non credo che sia una questione dell’Ue», ha sentenziato il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto. E mentre il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha reso noto che «l’Italia sta parlando a testa alta con gli Stati Uniti», c’è chi intravede nell’atteggiamento americano una minaccia per il territorio italiano. «Continuando di questo passo, a qualcuno potrebbe venire in mente di far diventare la Sicilia il 51esimo Stato americano per un controllo strategico del Mediterraneo», ha dichiarato Patto per il Nord.






