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Lucano furioso contro «gli sbirri»

Lucano furioso contro «gli sbirri»
Ansa
  • L'ex primo cittadino spese i soldi destinati ai centri migranti per pagare una manifestazione a suo favore dopo le prime perquisizioni in Comune. E con un amico si lamentava del prefetto e della Guardia di finanza.
  • Con la scusa delle «buone intenzioni» e dell'«umanità» si sono creati sistemi disumani che di buono non hanno proprio nulla.
  • Stranieri umiliati e sfruttati in una cooperativa di Imperia. Denunciavano 81 ospiti ma ne avevano solamente 38. E da mangiare davano loro polmone e frattaglie.

Lo speciale contiene tre articoli

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Food Talk| Come ti restringo il cibo e te lo faccio pagare di più

Conoscete la Shrinkflation? Dovreste: vi spieghiamo che cosa è e quali deleterie conseguenze ha. E non è l'unico peso che grava sul mondo alimentare.

«A Torino c’è stata una guerriglia». Ma i tre arrestati sono già a casa
Ansa
Il gip fotografa l’assalto allo Stato minuto per minuto, solo che dà domiciliari e obbligo di firma agli unici che son stati beccati.

La guerriglia viene considerata gravissima ma chi vi ha partecipato può cavarsela, se non è l’autore materiale del colpo più eclatante, con una misura cautelare minimalista. È questa la chiave di lettura che emerge dalle tre ordinanze con le quali il gip di Torino Irene Giani, dopo gli scontri del 31 gennaio legati alla manifestazione contro lo sgombero di Askatasuna, ha disposto gli arresti domiciliari per Angelofrancesco Simionato e la presentazione alla polizia giudiziaria di Matteo Campaner e Pietro Desideri. Nonostante le ordinanze fotografino un quadro di violenza estrema e organizzata, quando il gip passa dalla descrizione dei fatti alla risposta cautelare, il passo sembra accorciarsi. La toga nella premessa scrive che circa 1.500 soggetti, «con azione evidentemente preordinata e organizzata», si travisano e si dirigono compatti verso corso Regina Margherita, dando vita a «una vera e propria guerriglia urbana».

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Già a casa i picchiatori di Torino
I tumulti del 31 gennaio a Torino (Ansa). Nel riquadro, l'immagine divenuta nota del poliziotto linciata dai dimostranti
La mano lieve dopo la devastazione contiene un messaggio chiarissimo: i violenti non saranno puniti, i tutori della legge invece stiano in campana, perché con loro le toghe saranno inflessibili. È la resa della giustizia e la Caporetto della tutela dei cittadini.

Tre arrestati, tre rilasciati. Tutti a casa, come nel film di Luigi Comencini. E in fondo anche qui si celebra un 8 settembre: è la vergognosa resa della giustizia italiana. E, di conseguenza, della nostra sicurezza. Se, di fronte a un manipolo di violenti teppisti, che forse sarebbe meglio definire terroristi, di fronte all’assalto a Torino che lo stesso giudice definisce un’operazione di «guerriglia urbana», di fronte a quello che il ministro dell’Interno ha ritenuto un attacco al cuore dello Stato, se di fronte a tutto questo non sappiamo far altro che arrestare tre (dicasi tre) violenti per liberarli dopo due giorni, bene, allora vuol dire che siamo fottuti.

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Re Sergio scopre la libertà e frena il governo
Sergio Mattarella (Ansa)
Al presidente, che per il «Corriere» è un «raffinato giurista» con la Carta nel cuore, non vanno giù le misure di Giorgia Meloni contro le violenze di piazza. Eppure gli stessi principi li ha lasciati calpestare durante la pandemia, con green pass e repressione.

A quanto pare Sergio Mattarella è preoccupato. Per la guerriglia scatenata da bande di manifestanti violenti a Torino? Per la decisione della magistratura di scarcerare alcuni dei partecipanti agli scontri? Oppure per il mancato accoglimento da parte dell’opposizione dell’offerta di varare insieme misure che assicurino agli italiani di non essere ostaggio di rapinatori, spacciatori e stupratori? Niente di tutto questo. A impensierire il capo dello Stato è il decreto Sicurezza che il governo si appresta a varare.

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