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2024-08-09
L’Olimpo sul lago: dei, eroi e miti in mostra a Villa Carlotta
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Luigi Acquisti, Marte e Venere, 1805-1806, particolare. Tremezzina, Villa Carlotta © Ente Villa Carlotta / Luca Marzocchi
Affacciata sulla sponda occidentale del lago di Como , circondata da un giardino botanico che è un caleidoscopio di colori in ogni stagione, in estate come in inverno, Villa Carlotta , maestosa dimora nobiliare costruita a fine Seicento dai marchesi Clerici di Milano, custodisce (in parte) la prestigiosa collezione d’arte di Giovanni Battista Sommariva (1762-1826), che ne divenne proprietario nel 1801 e la impreziosì ulteriormente con il suo ricco patrimonio di opere d’arte, sculture soprattutto: Canova e il danese Thorvaldsen (conosciuto anche come il Fidia del Nord) i suoi preferiti.
Di questo grande collezionista, che il noto storico d’arte inglese Francis Haskell ha definito «il principale mecenate “francese” del primo Ottocento, fatta eccezione per l’ imperatore e la sua famiglia », ne celebra i fasti la bella mostra «L’Olimpo sul lago», un percorso affascinante tra neoclassicismo e Romanticismo, tra storie di eroi e miti, uomini e dei, che raccontano di amore, amicizia, vita e morte: pochi ma grandi temi, universali e sempre attuali. Immortali come le opere d’arte…
La Mostra
Curata da Fernando Mazzocca, Maria Angela Previtera ed Elena Lissoni, l’esposizione, grazie a prestiti provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private, affianca alle opere della collezione Sommariva già presenti in Villa (l’Ultimo bacio di Romeo e Giulietta dipinto da Francesco Hayez nel 1823 e il Palamede di Antonio Canova, giusto per citarne un paio fra le più illustri…) un cospicuo numero di dipinti, sculture, gemme, miniature e stampe antiche, restituendo - per la prima volta - tutta la sua straordinaria ricchezza (e completezza) a una delle collezioni più importanti d’Europa, che Sommariva, ai tempi della sua breve ma sfolgorante carriera politica, divideva tra il suo lussuoso palazzo di Parigi - ovviamente situato in uno dei quartieri più alla moda della città - e la villa sul Lago di Como, già meta di illustri viaggiatori ed estimatori d’arte, fra cui Stendhal, Lady Morgan e Flaubert.
Ad impreziosire il percorso espositivo, un gran numero di capolavori inediti, tra cui spiccano la serie di oltre cento miniature provenienti dalla Pinacoteca di Brera (riproduzione dei dipinti più famosi della raccolta); una stupefacente collezione di gemme incise; l’orologio decorato con la figura di Zefiro in prestito da Palazzo Pitti e, per la prima volta in Italia per gentile concessione dell Musée Girodet di Montargis, l’opera Girodet dipinge Pigmalione e Galatea alla presenza di Sommariva.
Grazie a questa mostra, come ha dichiarato Maria Angela Previtera « molte delle opere della collezione Sommariva - eseguite soprattutto su commissione - tornano finalmente ad essere esposte nelle sale del museo … importante patrimonio culturale che da sempre suscita stupore e meraviglia». A farle eco la voce di un’altra curatrice, Elena Lissoni, che definisce la prestigiosa collezione «...realizzata grazie a immense ricchezze, ma soprattutto attraverso quel rapporto unico e speciale che Sommariva aveva saputo intessere con i maggiori artisti della propria epoca, la vicenda davvero eccezionale di un mecenate di grandezza europea».
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Da Canova a Hayez, passando per Thorvaldsen e Wicar, nella suggestiva cornice di Villa Carlotta in mostra (sino al 30 settembre 2024) una ricca parte della collezione di Giovanni Battista Sommariva, potente braccio destro di Napoleone a Milano e tra i più celebri collezionisti tra l’Impero e la Restaurazione.Affacciata sulla sponda occidentale del lago di Como , circondata da un giardino botanico che è un caleidoscopio di colori in ogni stagione, in estate come in inverno, Villa Carlotta , maestosa dimora nobiliare costruita a fine Seicento dai marchesi Clerici di Milano, custodisce (in parte) la prestigiosa collezione d’arte di Giovanni Battista Sommariva (1762-1826), che ne divenne proprietario nel 1801 e la impreziosì ulteriormente con il suo ricco patrimonio di opere d’arte, sculture soprattutto: Canova e il danese Thorvaldsen (conosciuto anche come il Fidia del Nord) i suoi preferiti. Di questo grande collezionista, che il noto storico d’arte inglese Francis Haskell ha definito «il principale mecenate “francese” del primo Ottocento, fatta eccezione per l’ imperatore e la sua famiglia », ne celebra i fasti la bella mostra «L’Olimpo sul lago», un percorso affascinante tra neoclassicismo e Romanticismo, tra storie di eroi e miti, uomini e dei, che raccontano di amore, amicizia, vita e morte: pochi ma grandi temi, universali e sempre attuali. Immortali come le opere d’arte…La MostraCurata da Fernando Mazzocca, Maria Angela Previtera ed Elena Lissoni, l’esposizione, grazie a prestiti provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private, affianca alle opere della collezione Sommariva già presenti in Villa (l’Ultimo bacio di Romeo e Giulietta dipinto da Francesco Hayez nel 1823 e il Palamede di Antonio Canova, giusto per citarne un paio fra le più illustri…) un cospicuo numero di dipinti, sculture, gemme, miniature e stampe antiche, restituendo - per la prima volta - tutta la sua straordinaria ricchezza (e completezza) a una delle collezioni più importanti d’Europa, che Sommariva, ai tempi della sua breve ma sfolgorante carriera politica, divideva tra il suo lussuoso palazzo di Parigi - ovviamente situato in uno dei quartieri più alla moda della città - e la villa sul Lago di Como, già meta di illustri viaggiatori ed estimatori d’arte, fra cui Stendhal, Lady Morgan e Flaubert.Ad impreziosire il percorso espositivo, un gran numero di capolavori inediti, tra cui spiccano la serie di oltre cento miniature provenienti dalla Pinacoteca di Brera (riproduzione dei dipinti più famosi della raccolta); una stupefacente collezione di gemme incise; l’orologio decorato con la figura di Zefiro in prestito da Palazzo Pitti e, per la prima volta in Italia per gentile concessione dell Musée Girodet di Montargis, l’opera Girodet dipinge Pigmalione e Galatea alla presenza di Sommariva.Grazie a questa mostra, come ha dichiarato Maria Angela Previtera « molte delle opere della collezione Sommariva - eseguite soprattutto su commissione - tornano finalmente ad essere esposte nelle sale del museo … importante patrimonio culturale che da sempre suscita stupore e meraviglia». A farle eco la voce di un’altra curatrice, Elena Lissoni, che definisce la prestigiosa collezione «...realizzata grazie a immense ricchezze, ma soprattutto attraverso quel rapporto unico e speciale che Sommariva aveva saputo intessere con i maggiori artisti della propria epoca, la vicenda davvero eccezionale di un mecenate di grandezza europea».
Ursula von der Leyen (Getty Images)
Da Camberra annuncia che oggi firma l’ennesimo «accordo storico» con l’Australia. Anche questo è in gestazione da 18 anni ed è la fotocopia del Mercosur: ci guadagnano industria e finanza, ci perdono gli agricoltori. Per la verità, la Coldiretti, che dopo il sì di Francesco Lollobrigida al Mercosur (bisognava dare l’impressione che l’Italia è europeista e non si può mettere in discussione la Commissione dove siede Rafaele Fitto) si è molto ammorbidita, prova a dire che il patto con i canguri crea opportunità all’agroalimentare italiano facendoci sapere che, mentre noi esportiamo in Australia per quasi 900 milioni loro per ora ci vendono per qualcosa meno di 90. Però è un ragionamento che non guarda lontano. L’accordo azzera in un arco di tempo di almeno dieci anni i dazi su buona parte di prodotti europei e di fatto su tutti i prodotti australiani, ma a un prezzo: consentire a loro di continuare a produrre il falso made in Italy.
Il Parmesan, che loro producono a imitazione del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano, possono continuare a venderlo in giro per il mondo, e così il loro «Prosecco». Esiste il Prosecco della King Valley, dove fin dagli anni Novanta viene spumantizzata l’uva glera importata lì da alcuni italoaustraliani. La cantina più nota è la Otto Dal Zotto che a imitazione della strada del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene (sito Unesco) ha anche tracciato la Prosecco-road.
Questo spumante soddisfa al 78% il mercato interno australiano e viene esportato anche in Cina, dove noi facciamo grande fatica a vendere.
Il fatturato del Prosecco dei canguri è attorno ai 300 milioni di dollari australiani, pari a circa 130 milioni di euro, circa il 5% del fatturato dello spumante italiano. L’accordo che la Von der Leyen presenta come epocale prevede che per i prossimi dieci anni i vignaioli di Victoria possano continuare a mandare il loro Prosecco in giro per il mondo senza che nessuno possa dir loro nulla. Lo stesso vale per il Parmesan e per tutti i formaggi australiani tra cui un ottimo Gorgonzola, un saporito Romano e una Feta che è un’offesa nazionale alla Grecia. La cosa curiosa è che questi formaggi potranno essere esportati a dazio zero e così tutti gli altri prodotti a imitazione di quelli tricolore che sono in gran parte fatti da emigranti italiani.
L’Ue, come contentino agli agricoltori, ha previsto un contingentamento all’export di carne di agnello, di manzo, un tetto per lo zucchero, per il riso. Ma quello che non torna è che, come già col Mercosur, si mettono in discussione i criteri dell’etichettatura a marchio europeo. Si accetta di separare il prodotto dal luogo di produzione e il nome dalla storicità del processo. Il presidente del Consorzio del Prosecco Doc (è quello che costa meno) Giancarlo Guidolin prova a fare buon viso a cattivo gioco: «Li costringiamo a scriverci australian in etichetta, è un passo avanti». Ciò che Guidolin non dice è che gli australiani sono liberi di vendere il loro Prosecco su tutti i mercati dove la tutela del nostro Doc non vale e cioè in tutto il mondo tranne che in Europa dove però arriverà egualmente. E lo stesso vale per i formaggi. Questo accordo, che Ursula von der Leyen magnifica perché «consente agli australiani di entrare in contatto con i prodotti europei e offre anche una platea di 450 milioni di consumatori ci dà un risparmio di un miliardo sulle tariffe doganali» in realtà all’Ue interessa per due ragioni: il rafforzamento delle intese militari sulla sicurezza soprattutto in mare e progetti di ricerca comuni.
La Von der Leyen dice che in dieci anni l’interscambio crescerà del 33% e quasi a sfiorare i 18 miliardi di export. E a questo guardano i nostri produttori convinti che l’Australia sia il nuovo Eldorado (lo dice Assolatte) ma devono non aver fatto i conti con la concorrenza di ritorno e sull’esiguità del vantaggio: in fine dei conti i dazi in ingresso in Australia delle nostre merci era tra il 5 e il 15%, ma oggi gli australiani avranno via libera in Europa anche perché, come nel caso del Mercosur, non ci sono le clausole di salvaguardia. La butta in politica il capo del Ppe Manfred Weber che parla di un protagonismo europeo nell’area del Pacifico: «Approfondire i legami con un partner fidato dall’altra parte del mondo è particolarmente importante in questo periodo geopolitico, in quanto garantisce maggiore stabilità e prevedibilità per tutti noi». Gli risponde indirettamente l’eurodeputata dei 5 Stelle, Carolina Morace che nota: «L’accordo commerciale Ue-Australia è un insulto all’Italia perché autorizza vini australiani a utilizzare il termine Prosecco. Con questa decisione la Commissione europea legalizza l’Italian sounding e cioè l’imitazione delle nostre eccellenze agroalimentari nel mondo». A darle torto si fa davvero fatica.
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(Totaleu)
Lo ha dichiarato l'eurodeputato di Fratelli d'italia a margine dell'evento «Piumini e catene. Storie di Maranza» al Parlamento europeo a Bruxelles.
Il Pentagono ha chiesto una cifra astronomica per continuare le operazioni contro Teheran. Nonostante i proclami di una «vittoria militare», la realtà parla di scorte di munizioni al limite e di una difesa costretta a usare missili da milioni di dollari per abbattere droni iraniani da poche migliaia. È sostenibile?