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L’Olanda rivoluziona i mercati

L’Olanda rivoluziona i mercati
Friedrich Merz (Ansa)
Scatta la riforma dei fondi pensione dei Paesi Bassi, i più ricchi del Vecchio continente: potranno investire in attività rischiose. Possibili minori acquisti di Bund, favoriti i Btp.

L’Olanda diventa protagonista dei mercati. Non con i tulipani, ma con una riforma che rischia di fare più rumore di una riunione di emergenza della Bce. Con il nuovo anno il più grande sistema pensionistico dell’Unione europea - quasi 2.000 miliardi - liberalizza gli investimenti. Tradotto: i fondi pensione olandesi, finora campioni mondiali della prudenza, smettono i panni del nonno parsimonioso. Meno obbligazioni di Stato, meno swap sui tassi a trent’anni, più spazio ad asset rischiosi: debito societario, mutui, investimenti che oscillano. Una rivoluzione silenziosa che potrebbe ridisegnare gli equilibri dei mercati europei. Per anni l’Olanda è stata un’eccezione: un sistema privato che continuava a promettere rendite certe in un mondo a tassi zero e popolazione che invecchia. Missione impossibile. L’inflazione ha bussato alla porta, i rendimenti non bastavano più, e lo spettro dei tagli alle pensioni faceva capolino. Così nel 2023 arriva la nuova legge: tempo fino al 2028 per passare a un sistema dove conta quanto versi e come vanno i mercati. Niente più assegni garantiti, ma pensioni che salgono e scendono come un indice azionario.

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Anche Berlino scarica Macron: «Senza l’America non c’è difesa»
Emmanuel Macron e Friedrich Merz (Ansa)
Sberla del ministro tedesco all’Eliseo: «Prima di parlare di autonomia faccia i compiti».

«Siamo in grado di difenderci solo insieme agli Stati Uniti, non da soli»: le parole del ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, in tempi in cui la forza della ragione avesse la prevalenza sulle fantasie propagandistiche sarebbero perfino banali, e invece fanno notizia. Il motivo?

Semplice: siamo letteralmente circondati da proclami su una presunta indipendenza strategica dell’Europa, proclami per lo più provenienti da Parigi e riecheggianti a Bruxelles, e dunque il bagno di realtà che arriva dalla pragmatica Berlino squarcia un velo di ipocrisia che da qualche giorno, in occasione della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, avvolge dibattiti, editoriali, opinioni e prime pagine di quei giornali. Il ragionamento di Wadephul è di una linearità esemplare: «Siamo in grado di difenderci solo insieme agli Stati Uniti», dice il ministro degli Esteri tedesco a radio Deutschlandfunk, «non da soli. Questa è la realtà. Questa è la cosa più fondamentale e importante che abbiamo.

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Sul palco della Triennale di Milano, dove si è svolta la presentazione del report Your Milano Next 2026, il presidente del Senato è intervenuto nel dibattito sulla costruzione del nuovo impianto milanese: «Quello nuovo sarà uno spazio moderno che servirà a Milan e Inter. L'altro sarà uno spazio per noi nostalgici, che non vorremmo mai che uno stadio come quello che abbiamo visto alla inaugurazione delle Olimpiadi venga abbattuto. È così bello che io me lo terrei per tutta la vita».

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Pakistano «cieco totale» alla guida. Non era truffa, ma incoscienza
iStock
Assolto l’uomo accusato di essere un falso invalido: era «solo» un pericolo ambulante.

Lo Stato italiano lo aveva preso per un falso invalido. Oggi, al termine del processo, si scopre che era un falso... «valido». Ma c’è sempre qualcosa che non va nell’incredibile storia di questo imprenditore pakistano accusato di aver truffato l’Inps fingendosi cieco. «Guidava il Suv», dimostrarono le Fiamme gialle. Alla fine si è capito che cieco lo era davvero: nessun truffa alle casse pubbliche, ma più di qualche interrogativo sulla sua prontezza alla guida.

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Alberto Stefani: «Basta polemiche, ora dare risposte. Ho un piano per far sognare i giovani»
Alberto Stefani (Ansa)
Il governatore leghista: «Avanti con autonomia e sociale. Il Veneto deve contare di più a Roma e a Bruxelles, a testa alta e con una voce sola. Vannacci? Storie brevi, vite politiche pure. Salvini e Meloni aiutano i territori».

Presidente Alberto Stefani, lavoro e sociale sono due delle priorità dei suoi primi 100 giorni da governatore del Veneto. Sono passati oltre due mesi dal suo insediamento. A che punto siamo con le promesse?

«Prima del voto, durante un dibattito su una tv locale, mi è stato chiesto di firmare un patto con i veneti: cinque obiettivi da realizzare nei primi sei mesi. I mesi passati dall’insediamento sono poco più di due, ma tre obiettivi sono già stati raggiunti. Istituzione di un assessorato al sociale, indipendente da quello alla sanità, convocazione di un tavolo antiburocrazia con aziende e associazioni e il consiglio regionale della sanità, che è in arrivo insieme ai nuovi direttori generali delle Ulss venete. C’è poi un altro traguardo di cui sono molto orgoglioso e per cui ringrazio la mia giunta: aver sbloccato 50 milioni per il piano casa regionale e 28 per opere contro il dissesto idrogeologico e per la resilienza idrica, grazie alla riprogrammazione di alcuni fondi europei».

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