
«Siamo in grado di difenderci solo insieme agli Stati Uniti, non da soli»: le parole del ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, in tempi in cui la forza della ragione avesse la prevalenza sulle fantasie propagandistiche sarebbero perfino banali, e invece fanno notizia. Il motivo?
Semplice: siamo letteralmente circondati da proclami su una presunta indipendenza strategica dell’Europa, proclami per lo più provenienti da Parigi e riecheggianti a Bruxelles, e dunque il bagno di realtà che arriva dalla pragmatica Berlino squarcia un velo di ipocrisia che da qualche giorno, in occasione della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, avvolge dibattiti, editoriali, opinioni e prime pagine di quei giornali. Il ragionamento di Wadephul è di una linearità esemplare: «Siamo in grado di difenderci solo insieme agli Stati Uniti», dice il ministro degli Esteri tedesco a radio Deutschlandfunk, «non da soli. Questa è la realtà. Questa è la cosa più fondamentale e importante che abbiamo.
E consiglio vivamente di porre fine a questi dibattiti sulla messa in discussione dell’alleanza Nato e della sua coesione. Nessuno a Washington compie queste discussioni. Senza l’ombrello nucleare degli Stati Uniti, non siamo in grado di difenderci qui. Questa è la realtà».
Tra tanti esponenti politici che si dilettano a elaborare teorie mistiche sulla indipendenza dell’Europa dagli Stati Uniti, Wadephul sembra Aristotele: questa è la realtà, e con questa tocca fare i conti. Il ministro ne ha anche per Emmanuel Macron, e anche in questo caso va giù piatto: «I Paesi della Nato», affonda i colpi Wadephul, «si sono impegnati a versare il 5 per cento del Pil per la difesa. Attendo con ansia il discorso del presidente francese Emmanuel Macron a fine febbraio, in cui si prevede che affronterà questioni strategiche. Macron parla giustamente e ripetutamente della ricerca della sovranità europea; chi ne parla deve agire di conseguenza nei propri Paesi. Purtroppo gli sforzi compiuti dalla Francia per raggiungere questo obiettivo sono stati finora insufficienti. Chiunque oggi parli di indipendenza dagli Stati Uniti dovrebbe prima fare i compiti a casa, e l’Europa ha ancora molto lavoro da fare in tal senso». Altro che «rottura dell’asse Meloni-Merz», qui siamo di fronte alla certificazione (se pure ce ne fosse ancora bisogno) che l’Europa non è un monolite condotto dalla valorosa Ursula von der Leyen, ma un insieme di Stati che, a parte la moneta, di comune non hanno proprio nulla: ognuno va (giustamente) per conto suo e le alleanza tra i singoli membri si consolidano o si rompono a seconda degli interessi nazionali, con la certezza granitica che immaginare una indipendenza dagli Usa è una pia illusione. L’Europa, se vuole contare qualcosa in quanto tale, deve fare esattamente quello che le chiede, in maniera ruvida ma sincera e schietta, Donald Trump: spendere i soldi necessari per la difesa. Anche perché, e questo pure lo sanno tutti, il famoso «ombrello nucleare francese» non potrebbe mai rappresentare una forma efficace di deterrenza nei confronti di Russia e Cina, sia per il numero di testate atomiche (290 quelle di Parigi, 6.000 quelle di Mosca, 600 le cinesi, mentre gli Usa ne hanno poco più di 5.000) sia perché le armi nucleari francesi non hanno la diversificazione operativa dei competitors mondiali. Che l’Europa altro non sia che una unione di Stati che vanno ognuno per la sua strada lo dice anche (dal suo punto di vista dolendosene) Massimo Cacciari sulla Stampa: «Gli accordi Italia-Germania», scrive il filosofo, «sanciscono la realtà di fatto maturata dall’euro in poi: che l’Europa è l’Europa degli Stati, punto e basta. Logica conseguenza che i diversi Stati finiscano con l’accordarsi tra loro, attraverso patti bilaterali, perfino su problemi di politica estera, alla faccia delle chiacchiere sugli eserciti comuni, e se Bruxelles segue, bene, altrimenti pazienza». I proclami di Mario Draghi ed Enrico Letta, dunque, non convincono proprio nessuno. Non si arrende all’evidenza Paolo Gentiloni: «La volatilità americana», dice l’ex presidente del Consiglio ed ex commissario europeo, «ha indebolito la fiducia nel dollaro che nel 2025 ha avuto la peggiore performance da 50 anni. L’Europa deve cogliere questo momento e far diventare gli Eurobond permanenti». Insomma, scatenare un bel conflitto economico con Washington. Proprio quello che serve per affossare completamente l’economia europea.






