- Vertice tra piazzale Clodio e tribunale militare per definire la competenza sul dossier: la questione potrebbe arrivare in Cassazione. L’ufficiale, che era pedinato già da un anno dall’Aisi, resta in carcere però non risponde al gip: «Mi serve tempo, ma chiarirò».
- Prudente pure l’ex ammiraglio Giuseppe De Giorgi: «Va verificata la contropartita geopolitica».
Lo speciale contiene due articoli.
Resterà nel carcere romano di Regina Coeli in isolamento, il capitano di fregata della Marina militare Walter Biot. Nei suoi confronti i magistrati della Procura di Roma ipotizzano i reati di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico-militare, spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione. L’uomo, che si occupava della «proiezione degli assetti italiani della Difesa in teatri operativi esteri e anche di operazioni Nato, Onu e Ue», è stato arrestato dagli uomini del Ros 72 ore fa in flagranza di reato: stava ricevendo 5.000 euro in cambio di documenti riservati, durante l’operazione è stato fermato anche il membro dei servizi segreti militari russi (per la precisione il Gru), Dmitri Ostroukhov, che insieme al suo superiore. Alexey Nemudrov, è stato espulso dal nostro Paese.
Ieri Biot ha affrontato l’interrogatorio di garanzia e il gip Antonella Minuti ha convalidato la custodia cautelare in carcere, richiesta dal pm Gianfederica Dito di fronte a un potenziale rischio di inquinamento probatorio. Durante l’udienza il militare, assistito dall’avvocato Roberto De Vita, si è avvalso della facoltà di non rispondere. «Sono frastornato e disorientato ma pronto a chiarire la mia posizione». Dunque Biot «ha chiesto tempo per raccogliere le idee», visto che nei prossimi giorni ci sarà il confronto con gli inquirenti. Dall’interrogatorio di garanzia è emerso anche che la difesa potrebbe ricorrere al tribunale del Riesame per ottenere una misura meno afflittiva. Nonostante «la gravità delle accuse», De Vita è «certo che i fatti verranno ridimensionati» e che la vicenda trae origine dalla «gravissima fragilità economica legata a situazione familiare». «Il mio assistito ci tiene a chiarire che non ha messo in alcun modo a repentaglio la sicurezza dello Stato», conclude il legale. Nell’ordinanza di convalida, al contrario, il gip mette nero su bianco «lo spessore criminale dell’indagato, che non si è posto alcuno scrupolo nel tradire la fiducia dell’istituzione di appartenenza al solo fine di conseguire profitti di natura economica». Gli investigatori del Ros, che monitoravano ogni suo movimento, nell’abitazione di Pomezia hanno ritrovato 47 atti «secret Nato» e uno smartphone con scheda di memoria Sd con documenti. Concretamente come ha fatto Biot a portare alle spie russe gli atti riservati? Prima scattava le foto dei file dal pc del suo ufficio (181 immagini in totale di atti «riservati» e «riservatissimi»), poi le trasferiva nella memoria dello smartphone. A questo punto avvolgeva la sim nelle pieghe del foglio delle istruzioni dei medicinali. Poi con l’intera scatola si dirigeva alla periferia di Roma, per la precisione a Spinaceto, dove incontrava come lo scorso martedì, Ostroukhov. Il quale in un’analoga scatola trasportava il denaro. Circostanze su cui il gip scrive: «Le modalità esecutive e la natura della vicenda mostrano l’estrema pericolosità del soggetto stante la professionalità dimostrata nel compimento delle azioni desumibile dai numerosi apparecchi utilizzati (4 smartphone), dalle tempistiche e dagli accorgimenti adottati».
Ma non è finita qui: «Tali accurate modalità nell’agire, quali ad esempio l’inserimento della scheda sd all’interno del bugiardino dei medicinali, così come il fatto che dai telefonini in suo possesso non emergono appuntamenti o contatti con l’agente russo». Insomma, quella descritta appare come una dinamica da copione. Nessuna telefonata. Nessun contatto e l’abitudine di incontrarsi una volta al mese allo stesso parcheggio. D’altro canto, la moglie e i figli hanno subito concesso interviste per giustificare lo stato di afflizione economica. L’ufficiale il cui stipendio superava di certo i 3.000 euro sarebbe così finito in un loop negativo dal quale non è riuscito a tirarsi fuori. Una linea difensiva che vedremo se rimarrà in piedi. Resta infine da capire quando i militari del Ros siano intervenuti nell’inchiesta. A quanto risulta gli uomini dell’Aisi, il nostro contro spionaggio, seguivano Biot almeno da un anno. È stato il governo Conte a a dare il semaforo verde all’inchiesta della Procura, o tutto è avvenuto nell’ultimo periodo e, quindi, con Mario Draghi a Palazzo Chigi? Dettagli non irrilevanti, visto che hanno avviato la macchina del codice penale e quindi sicuramente del clamore mediatico.
Così se sulla dinamica dello scambio con le spie russe ci sono pochi dubbi, non si può dire altrettanto sull’effettiva «delicatezza» dei segreti trafugati e soprattutto su quale Procura dovrà portare avanti il procedimento nei confronti dell’ufficiale della Marina. Piazzale Clodio e tribunale militare si sono subito mossi. L’unica certezza è rappresentata dal fatto che nelle prossime settimane i vertici della Procura militare e di quella ordinaria si incontreranno per fare il punto sull’indagine e contestualmente si aprirà il dibattito sulla competenza, che può essere concorrente o esclusiva. Qualora non si trovasse l’accordo non è escluso che sulla vicenda possa intervenire la Corte di Cassazione. Certo, dopo un tale can can aggiungere pure uno strappo tra Procure per contendersi l’inchiesta e la spia dei russi sarebbe la ciliegina sulla torta.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >