True
2021-04-02
Lo scandalo Biot innesca la zuffa tra Procure
Walter Biot (Ansa/iStock)
Resterà nel carcere romano di Regina Coeli in isolamento, il capitano di fregata della Marina militare Walter Biot. Nei suoi confronti i magistrati della Procura di Roma ipotizzano i reati di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico-militare, spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione. L'uomo, che si occupava della «proiezione degli assetti italiani della Difesa in teatri operativi esteri e anche di operazioni Nato, Onu e Ue», è stato arrestato dagli uomini del Ros 72 ore fa in flagranza di reato: stava ricevendo 5.000 euro in cambio di documenti riservati, durante l'operazione è stato fermato anche il membro dei servizi segreti militari russi (per la precisione il Gru), Dmitri Ostroukhov, che insieme al suo superiore. Alexey Nemudrov, è stato espulso dal nostro Paese.
Ieri Biot ha affrontato l'interrogatorio di garanzia e il gip Antonella Minuti ha convalidato la custodia cautelare in carcere, richiesta dal pm Gianfederica Dito di fronte a un potenziale rischio di inquinamento probatorio. Durante l'udienza il militare, assistito dall'avvocato Roberto De Vita, si è avvalso della facoltà di non rispondere. «Sono frastornato e disorientato ma pronto a chiarire la mia posizione». Dunque Biot «ha chiesto tempo per raccogliere le idee», visto che nei prossimi giorni ci sarà il confronto con gli inquirenti. Dall'interrogatorio di garanzia è emerso anche che la difesa potrebbe ricorrere al tribunale del Riesame per ottenere una misura meno afflittiva. Nonostante «la gravità delle accuse», De Vita è «certo che i fatti verranno ridimensionati» e che la vicenda trae origine dalla «gravissima fragilità economica legata a situazione familiare». «Il mio assistito ci tiene a chiarire che non ha messo in alcun modo a repentaglio la sicurezza dello Stato», conclude il legale. Nell'ordinanza di convalida, al contrario, il gip mette nero su bianco «lo spessore criminale dell'indagato, che non si è posto alcuno scrupolo nel tradire la fiducia dell'istituzione di appartenenza al solo fine di conseguire profitti di natura economica». Gli investigatori del Ros, che monitoravano ogni suo movimento, nell'abitazione di Pomezia hanno ritrovato 47 atti «secret Nato» e uno smartphone con scheda di memoria Sd con documenti. Concretamente come ha fatto Biot a portare alle spie russe gli atti riservati? Prima scattava le foto dei file dal pc del suo ufficio (181 immagini in totale di atti «riservati» e «riservatissimi»), poi le trasferiva nella memoria dello smartphone. A questo punto avvolgeva la sim nelle pieghe del foglio delle istruzioni dei medicinali. Poi con l'intera scatola si dirigeva alla periferia di Roma, per la precisione a Spinaceto, dove incontrava come lo scorso martedì, Ostroukhov. Il quale in un'analoga scatola trasportava il denaro. Circostanze su cui il gip scrive: «Le modalità esecutive e la natura della vicenda mostrano l'estrema pericolosità del soggetto stante la professionalità dimostrata nel compimento delle azioni desumibile dai numerosi apparecchi utilizzati (4 smartphone), dalle tempistiche e dagli accorgimenti adottati».
Ma non è finita qui: «Tali accurate modalità nell'agire, quali ad esempio l'inserimento della scheda sd all'interno del bugiardino dei medicinali, così come il fatto che dai telefonini in suo possesso non emergono appuntamenti o contatti con l'agente russo». Insomma, quella descritta appare come una dinamica da copione. Nessuna telefonata. Nessun contatto e l'abitudine di incontrarsi una volta al mese allo stesso parcheggio. D'altro canto, la moglie e i figli hanno subito concesso interviste per giustificare lo stato di afflizione economica. L'ufficiale il cui stipendio superava di certo i 3.000 euro sarebbe così finito in un loop negativo dal quale non è riuscito a tirarsi fuori. Una linea difensiva che vedremo se rimarrà in piedi. Resta infine da capire quando i militari del Ros siano intervenuti nell'inchiesta. A quanto risulta gli uomini dell'Aisi, il nostro contro spionaggio, seguivano Biot almeno da un anno. È stato il governo Conte a a dare il semaforo verde all'inchiesta della Procura, o tutto è avvenuto nell'ultimo periodo e, quindi, con Mario Draghi a Palazzo Chigi? Dettagli non irrilevanti, visto che hanno avviato la macchina del codice penale e quindi sicuramente del clamore mediatico.
Così se sulla dinamica dello scambio con le spie russe ci sono pochi dubbi, non si può dire altrettanto sull'effettiva «delicatezza» dei segreti trafugati e soprattutto su quale Procura dovrà portare avanti il procedimento nei confronti dell'ufficiale della Marina. Piazzale Clodio e tribunale militare si sono subito mossi. L'unica certezza è rappresentata dal fatto che nelle prossime settimane i vertici della Procura militare e di quella ordinaria si incontreranno per fare il punto sull'indagine e contestualmente si aprirà il dibattito sulla competenza, che può essere concorrente o esclusiva. Qualora non si trovasse l'accordo non è escluso che sulla vicenda possa intervenire la Corte di Cassazione. Certo, dopo un tale can can aggiungere pure uno strappo tra Procure per contendersi l'inchiesta e la spia dei russi sarebbe la ciliegina sulla torta.
Il generale Mori smonta la spy story. «Sono cose che fanno tutti i Paesi»
Così fan tutti. È la sintesi del pensiero di Mario Mori, già generale, prefetto, comandante del Ros e capo del Sisde. Ieri il carabiniere ha rilasciato una serie di dichiarazioni al vetriolo. Dopo aver ribadito all'agenzia di stampa Adnkronos più volte il concetto del suo mancato stupore («soprattutto i russi del Gru, ma tanti altre agenzie fanno le medesime cose»), ha tenuto a specificare due cose. Primo, che l'episodio a suo avviso non dovrebbe causare effetti pratici nei rapporti bilaterali con la Russia. Secondo, che esso sarebbe stato ingigantito.
«Per come si è sviluppato e per le mie conoscenze del servizio segreto russo, in particolare del Gru, si tratta di un caso classico. Quello che mi meraviglia è perché si sia dato questo clamore al caso», ha detto Mori. «Potrebbe trattarsi della solita, banale lingua lunga di qualche nostro funzionario che parla con la stampa, però mi sembra strano, perché conosco quelli che lavorano in quel settore e non hanno la lingua lunga. E allora forse c'è qualche decisione a livello governativo, anche in un quadro di valutazione di politica generale. Penso non si tratti, dunque, di una fuga di notizie, se non voluta. Credo, insomma, si tratti di una valutazione che deve aver fatto l'organo di governo».
Altro tema è quello relativo alla Farnesina. «Ho visto che il ministro degli Esteri definisce l'accaduto gravissimo, ciò sta a dimostrare, a mio avviso, che questa propalazione, anche in maniera eclatante, era avallata, voluta. Luigi Di Maio ha parlato di atto ostile, ma gli atti ostili li fanno tutti, anche gli americani, gli inglesi, i cinesi. Si fa attività di spionaggio, la fanno i russi, la fa tutto il mondo». Sulla scia anche l'ex ammiraglio Giuseppe De Giorgi. «Il caso del capitano di fregata Biot», ha scritto sui social De Giorgi, nonostante il grande clamore mediatico non dovrebbe fare scalpore più di tanto. Si tratta di una storia di ordinario spionaggio, interrotta dall'intervento del controspionaggio italiano quando l'autorità preposta lo ha ritenuto necessario. E tuttavia potrebbe essere l'occasione per un riesame dell'organizzazione deputata al rilascio del nulla osta di sicurezza che nel caso in esame ha rilasciato la certificazione necessaria a Biot per essere impiegato nel suo incarico allo Stato maggiore della Difesa e prima nello staff della ministra Roberta Pinotti». Messaggi diretti a chi stra al governo e a chi lo è stato nel 2014. Di certo non esiste una lista dei militari diplomatici espulsi nel corso degli ultimi 5 anni. Ma garantiamo che solo rimanendo in Europa sarebbe una lunga lista da scrivere. Solo che di solito si utilizzano altri canali che non siano del codice penale e delle Procure. Il clamore mediatico è stato sicuramente tenuto alto. Al di là della volontà bisognerà capire chi ne approfitterà o ne beneficerà. Potrebbe essere come ha detto Mori che alla fine i rapporti con Mosca non cambino. Oppure che migliorino con quelli degli Stati Uniti. O al contrario che Paesi come la Francia e l'Inghilterra vogliano usare il fatto come leva per evitare che il rapporto Draghi-Biden si ridimensioni. Non bisogna dimenticare che questi sono giorni delicati.
L'Italia con l'ok americano sta sbarcando di nuovo in Libia. E se i rapporti con l'Egitto dovessero sbloccarsi c'è da spettarsi nuove commesse miliardarie. Molte delle quali passerebbero da progetti di cui la Marina italiana è proprio garante. Purtroppo gli episodio di spionaggio hanno di per sé contorni molto fumosi e pure gli interventi difensivi hanno una linea di partenza ma mai un traguardo di arrivo prefissato. Il clamore mediatico magari è segno di trasparenza ma non sempre è sinonimo risultato politico. Vedremo ora la reazione della Russia, ma c'è da scommettere che preferisca far passare un po' di tempo perché il clamore si sgonfi.
Continua a leggereRiduci
Vertice tra piazzale Clodio e tribunale militare per definire la competenza sul dossier: la questione potrebbe arrivare in Cassazione. L'ufficiale, che era pedinato già da un anno dall'Aisi, resta in carcere però non risponde al gip: «Mi serve tempo, ma chiarirò».Prudente pure l'ex ammiraglio Giuseppe De Giorgi: «Va verificata la contropartita geopolitica».Lo speciale contiene due articoli.Resterà nel carcere romano di Regina Coeli in isolamento, il capitano di fregata della Marina militare Walter Biot. Nei suoi confronti i magistrati della Procura di Roma ipotizzano i reati di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico-militare, spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione. L'uomo, che si occupava della «proiezione degli assetti italiani della Difesa in teatri operativi esteri e anche di operazioni Nato, Onu e Ue», è stato arrestato dagli uomini del Ros 72 ore fa in flagranza di reato: stava ricevendo 5.000 euro in cambio di documenti riservati, durante l'operazione è stato fermato anche il membro dei servizi segreti militari russi (per la precisione il Gru), Dmitri Ostroukhov, che insieme al suo superiore. Alexey Nemudrov, è stato espulso dal nostro Paese. Ieri Biot ha affrontato l'interrogatorio di garanzia e il gip Antonella Minuti ha convalidato la custodia cautelare in carcere, richiesta dal pm Gianfederica Dito di fronte a un potenziale rischio di inquinamento probatorio. Durante l'udienza il militare, assistito dall'avvocato Roberto De Vita, si è avvalso della facoltà di non rispondere. «Sono frastornato e disorientato ma pronto a chiarire la mia posizione». Dunque Biot «ha chiesto tempo per raccogliere le idee», visto che nei prossimi giorni ci sarà il confronto con gli inquirenti. Dall'interrogatorio di garanzia è emerso anche che la difesa potrebbe ricorrere al tribunale del Riesame per ottenere una misura meno afflittiva. Nonostante «la gravità delle accuse», De Vita è «certo che i fatti verranno ridimensionati» e che la vicenda trae origine dalla «gravissima fragilità economica legata a situazione familiare». «Il mio assistito ci tiene a chiarire che non ha messo in alcun modo a repentaglio la sicurezza dello Stato», conclude il legale. Nell'ordinanza di convalida, al contrario, il gip mette nero su bianco «lo spessore criminale dell'indagato, che non si è posto alcuno scrupolo nel tradire la fiducia dell'istituzione di appartenenza al solo fine di conseguire profitti di natura economica». Gli investigatori del Ros, che monitoravano ogni suo movimento, nell'abitazione di Pomezia hanno ritrovato 47 atti «secret Nato» e uno smartphone con scheda di memoria Sd con documenti. Concretamente come ha fatto Biot a portare alle spie russe gli atti riservati? Prima scattava le foto dei file dal pc del suo ufficio (181 immagini in totale di atti «riservati» e «riservatissimi»), poi le trasferiva nella memoria dello smartphone. A questo punto avvolgeva la sim nelle pieghe del foglio delle istruzioni dei medicinali. Poi con l'intera scatola si dirigeva alla periferia di Roma, per la precisione a Spinaceto, dove incontrava come lo scorso martedì, Ostroukhov. Il quale in un'analoga scatola trasportava il denaro. Circostanze su cui il gip scrive: «Le modalità esecutive e la natura della vicenda mostrano l'estrema pericolosità del soggetto stante la professionalità dimostrata nel compimento delle azioni desumibile dai numerosi apparecchi utilizzati (4 smartphone), dalle tempistiche e dagli accorgimenti adottati». Ma non è finita qui: «Tali accurate modalità nell'agire, quali ad esempio l'inserimento della scheda sd all'interno del bugiardino dei medicinali, così come il fatto che dai telefonini in suo possesso non emergono appuntamenti o contatti con l'agente russo». Insomma, quella descritta appare come una dinamica da copione. Nessuna telefonata. Nessun contatto e l'abitudine di incontrarsi una volta al mese allo stesso parcheggio. D'altro canto, la moglie e i figli hanno subito concesso interviste per giustificare lo stato di afflizione economica. L'ufficiale il cui stipendio superava di certo i 3.000 euro sarebbe così finito in un loop negativo dal quale non è riuscito a tirarsi fuori. Una linea difensiva che vedremo se rimarrà in piedi. Resta infine da capire quando i militari del Ros siano intervenuti nell'inchiesta. A quanto risulta gli uomini dell'Aisi, il nostro contro spionaggio, seguivano Biot almeno da un anno. È stato il governo Conte a a dare il semaforo verde all'inchiesta della Procura, o tutto è avvenuto nell'ultimo periodo e, quindi, con Mario Draghi a Palazzo Chigi? Dettagli non irrilevanti, visto che hanno avviato la macchina del codice penale e quindi sicuramente del clamore mediatico. Così se sulla dinamica dello scambio con le spie russe ci sono pochi dubbi, non si può dire altrettanto sull'effettiva «delicatezza» dei segreti trafugati e soprattutto su quale Procura dovrà portare avanti il procedimento nei confronti dell'ufficiale della Marina. Piazzale Clodio e tribunale militare si sono subito mossi. L'unica certezza è rappresentata dal fatto che nelle prossime settimane i vertici della Procura militare e di quella ordinaria si incontreranno per fare il punto sull'indagine e contestualmente si aprirà il dibattito sulla competenza, che può essere concorrente o esclusiva. Qualora non si trovasse l'accordo non è escluso che sulla vicenda possa intervenire la Corte di Cassazione. Certo, dopo un tale can can aggiungere pure uno strappo tra Procure per contendersi l'inchiesta e la spia dei russi sarebbe la ciliegina sulla torta.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lo-scandalo-biot-innesca-la-zuffa-tra-procure-2651322116.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-generale-mori-smonta-la-spy-story-sono-cose-che-fanno-tutti-i-paesi" data-post-id="2651322116" data-published-at="1617306053" data-use-pagination="False"> Il generale Mori smonta la spy story. «Sono cose che fanno tutti i Paesi» Così fan tutti. È la sintesi del pensiero di Mario Mori, già generale, prefetto, comandante del Ros e capo del Sisde. Ieri il carabiniere ha rilasciato una serie di dichiarazioni al vetriolo. Dopo aver ribadito all'agenzia di stampa Adnkronos più volte il concetto del suo mancato stupore («soprattutto i russi del Gru, ma tanti altre agenzie fanno le medesime cose»), ha tenuto a specificare due cose. Primo, che l'episodio a suo avviso non dovrebbe causare effetti pratici nei rapporti bilaterali con la Russia. Secondo, che esso sarebbe stato ingigantito. «Per come si è sviluppato e per le mie conoscenze del servizio segreto russo, in particolare del Gru, si tratta di un caso classico. Quello che mi meraviglia è perché si sia dato questo clamore al caso», ha detto Mori. «Potrebbe trattarsi della solita, banale lingua lunga di qualche nostro funzionario che parla con la stampa, però mi sembra strano, perché conosco quelli che lavorano in quel settore e non hanno la lingua lunga. E allora forse c'è qualche decisione a livello governativo, anche in un quadro di valutazione di politica generale. Penso non si tratti, dunque, di una fuga di notizie, se non voluta. Credo, insomma, si tratti di una valutazione che deve aver fatto l'organo di governo». Altro tema è quello relativo alla Farnesina. «Ho visto che il ministro degli Esteri definisce l'accaduto gravissimo, ciò sta a dimostrare, a mio avviso, che questa propalazione, anche in maniera eclatante, era avallata, voluta. Luigi Di Maio ha parlato di atto ostile, ma gli atti ostili li fanno tutti, anche gli americani, gli inglesi, i cinesi. Si fa attività di spionaggio, la fanno i russi, la fa tutto il mondo». Sulla scia anche l'ex ammiraglio Giuseppe De Giorgi. «Il caso del capitano di fregata Biot», ha scritto sui social De Giorgi, nonostante il grande clamore mediatico non dovrebbe fare scalpore più di tanto. Si tratta di una storia di ordinario spionaggio, interrotta dall'intervento del controspionaggio italiano quando l'autorità preposta lo ha ritenuto necessario. E tuttavia potrebbe essere l'occasione per un riesame dell'organizzazione deputata al rilascio del nulla osta di sicurezza che nel caso in esame ha rilasciato la certificazione necessaria a Biot per essere impiegato nel suo incarico allo Stato maggiore della Difesa e prima nello staff della ministra Roberta Pinotti». Messaggi diretti a chi stra al governo e a chi lo è stato nel 2014. Di certo non esiste una lista dei militari diplomatici espulsi nel corso degli ultimi 5 anni. Ma garantiamo che solo rimanendo in Europa sarebbe una lunga lista da scrivere. Solo che di solito si utilizzano altri canali che non siano del codice penale e delle Procure. Il clamore mediatico è stato sicuramente tenuto alto. Al di là della volontà bisognerà capire chi ne approfitterà o ne beneficerà. Potrebbe essere come ha detto Mori che alla fine i rapporti con Mosca non cambino. Oppure che migliorino con quelli degli Stati Uniti. O al contrario che Paesi come la Francia e l'Inghilterra vogliano usare il fatto come leva per evitare che il rapporto Draghi-Biden si ridimensioni. Non bisogna dimenticare che questi sono giorni delicati. L'Italia con l'ok americano sta sbarcando di nuovo in Libia. E se i rapporti con l'Egitto dovessero sbloccarsi c'è da spettarsi nuove commesse miliardarie. Molte delle quali passerebbero da progetti di cui la Marina italiana è proprio garante. Purtroppo gli episodio di spionaggio hanno di per sé contorni molto fumosi e pure gli interventi difensivi hanno una linea di partenza ma mai un traguardo di arrivo prefissato. Il clamore mediatico magari è segno di trasparenza ma non sempre è sinonimo risultato politico. Vedremo ora la reazione della Russia, ma c'è da scommettere che preferisca far passare un po' di tempo perché il clamore si sgonfi.
Päivi Räsänen (Ansa)
Poi le indagini a carico della politica cristiana si sono allargate a un opuscolo parrocchiale risalente al 2004, scritto sempre dalla Räsänen intitolato Maschio e femmina li creò - le relazioni omosessuali sfidano il concetto cristiano di umanità. Per quel documento è finito sotto indagine anche il vescovo luterano Juhana Pohjola, in quanto responsabile della sua pubblicazione e della sua diffusione. L’opuscolo è diventato materia processuale dopo l’avvio delle indagini preliminari nel 2019, dato che la Räsänen - indagata anche per delle affermazioni fatte lo stesso anno in un dibattito radiofonico - ha continuato a condividerlo sulle proprie pagine internet e sui social media tra il 2019 e il 2020, quando, appunto, era già sotto inchiesta.
Conseguentemente, la dottoressa e nonna di 12 nipoti è andata a processo prima all’inizio del 2022 poi nuovamente nel 2023. Nel 2022, il tribunale distrettuale di Helsinki aveva assolto da tutte le accuse sia l’ex ministro sia il vescovo Pohjola; nel 2023, la Corte d’Appello aveva poi confermato l’assoluzione. Tuttavia la faccenda si era nuovamente riaperta nel 2024 con la Corte Suprema che, dopo il ricorso della Procura di Stato - ricorso che aveva evitato di impugnare solo la citata accusa sul dibattito radiofonico -, aveva accettato di riesaminare il caso. Per la precisione, il riesame del caso, su due delle tre accuse originarie, da parte della Corte risale all’ottobre 2025. Si è così arrivati al giudizio di ieri, che come si diceva è risultato duplice: in parte assolutorio, in parte di condanna. L’assoluzione ha riguardato il citato tweet del 2019, con la Corte Suprema che ha assolto l’ex ministro all’unanimità.
Diverso, purtroppo, è stato l’esito relativamente all’opuscolo che, con una decisione di scarto minimo - tre voti a favore contro due di segno opposto -, ha visto la magistratura nordica dichiarare la Räsänen colpevole di «incitamento all’odio». L’ex ministro è stata condannata con Pohjola per aver, attraverso l’opuscolo, «messo a disposizione di tutti e mantenuto disponibili opinioni che insultano gli omosessuali come gruppo sulla base del loro orientamento sessuale». Va tuttavia detto che la Corte, pur infliggendo una sanzione di 1.800 euro alla donna e al vescovo e di 5.000 alla Fondazione di Lutero che aveva pubblicato l’opuscolo sul suo sito - e pur ordinando la rimozione e distruzione delle dichiarazioni incriminate nel documento - ha riconosciuto che il testo non conteneva incitamenti alla violenza o minacce dirette, concludendo che la condotta non era «particolarmente grave» in termini di natura del reato.
Questo però non dà alcun sollievo alla parlamentare. «Sono scioccata e profondamente delusa dal fatto che la corte non abbia riconosciuto il mio diritto umano fondamentale alla libertà di espressione», ha dichiarato, aggiungendo: «Rimango fedele agli insegnamenti della mia fede cristiana e continuerò a difendere il mio diritto e quello di ogni persona di condividere le proprie convinzioni nella sfera pubblica». Proprio per continuare ad affermare le sue ragioni, Räsänen ha fatto sapere di voler dare ancora battaglia rispetto alla condanna inflittale: «Mi sto consultando con un legale per valutare un possibile ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo». «Non si tratta», ha concluso, «solo della mia libertà di espressione, ma di quella di ogni persona in Finlandia. Una sentenza favorevole contribuirebbe a impedire che altre persone innocenti subiscano la stessa sorte per il semplice fatto di aver espresso le proprie opinioni».
Parole non diverse son giunte dal team legale che assiste l’ex parlamentare, coordinato da Adf International. «La libertà di parola è un pilastro della democrazia. È giusto che la Corte abbia assolto Päivi Räsänen per il suo tweet del 2019 contenente un versetto biblico», ha dichiarato Paul Coleman, direttore esecutivo di Adf, secondo cui, «tuttavia, la condanna per un semplice opuscolo religioso pubblicato decenni fa è un esempio oltraggioso di censura di Stato». Indignato dalla condanna è pure Markku Ruotsila, docente di storia della Chiesa, che ha parlato di «giornata vergognosa. Per molti versi, i peggiori timori si sono avverati. In questo Paese, ora esistono parole chiaramente proibite e reati di pensiero». Siamo nel 2026 ma sembra il 1984. Quello di Orwell ovviamente.
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità del 27 marzo 2026. Con l'esperto di geopolitica Daniele Ruvinetti commentiamo le prospettive della guerra in Iran.
Noelia (iStock)
Sono seguiti due anni di battaglie, di ricorsi e udienze. Alla fine l’Alta corte catalana, la Corte costituzionale spagnola e pure la Corte europea dei diritti dell’uomo hanno deciso che Noelia, ancora giovanissima e con disturbi psichici, poteva liberamente scegliere di suicidarsi medicalmente. Nell’intervista concessa al programma Y ahora Sonsoles di Antena 3, Noelia ha voluto spiegare le sue ragioni: «Non sopporto più questa famiglia, il dolore, tutto ciò che mi tormenta, tutto quello che ho passato. Voglio solo andarmene in pace e smettere di soffrire». Nella stessa conversazione, la ragazza dice di essersi sentita «sola per tutta la vita», spiega che non le «piace la direzione che sta prendendo il mondo». Dice di avere dolori cronici ma aggiunge anche: «Non sono costretta a letto; mi lavo e mi trucco da sola».
Che soffra non vi è dubbio. Il problema è che secondo le perizie a cui è stata sottoposta nel tempo Noelia presenta sintomi depressivi cronici nonché un disturbo dell’adattamento con sintomi di ansia e depressione. È dimostrato poi che soffra di disturbo ossessivo-compulsivo (Doc) e disturbo borderline di personalità. Eppure tutto questo, per i giudici spagnoli, non compromette la sua capacità decisionale. Noi non abbiamo certo le competenze per sostituirci a psichiatri e giuristi, e non vogliamo nemmeno permetterci di giudicare chi ha trascorso anni e anni nella sofferenza, prima morale e poi fisica. Sappiamo che importanti associazioni come Christian Lawyers hanno presentato vari e fondati ricorsi, tirando in ballo anche i conflitti di interessi di alcuni decisori spagnoli, la corruzione e la falsificazione di documenti, e in alcuni casi hanno anche ottenuto ragione dalle corti, senza che questo bastasse per impedire la morte di Noelia. Possiamo concludere che di sicuro si tratta di un caso che presenta diverse ombre, non tutte fugate in questi anni dalle autorità ispaniche.
Ma ancora prima di esaminare le carte giudiziarie e di sindacare su torti e ragioni ci sono altre e più pressanti considerazioni da fare, in larga parte riassunte dalla Conferenza episcopale spagnola. «Contempliamo con profondo dolore la situazione di Noelia, questa giovane di 25 anni la cui storia riflette una accumulazione di sofferenze personali e carenze istituzionali, che interpellano tutta la società», dicono i vescovi in una nota, sostenendo che la situazione della ragazza «non può essere interpretata solo in chiave di autonomia individuale». Per i vescovi spagnoli, «l’eutanasia e il suicidio assistito non solo solo un atto medico, ma la rottura deliberata del legame di cura e costituiscono una sconfitta sociale. Non siamo di fronte a una malattia terminale, ma a ferite profonde che richiedono attenzione, trattamento e speranza. Ignorare questo significherebbe ridurre la dignità umana, che non dipende dallo stato di salute o dall’autonomia. La risposta al dolore non può essere provocare la morte, ma offrire vicinanza, accompagnamento e sostegno integrale».
Sono frasi delicate e dolenti che non si possono non condividere. È mostruoso pensare che la civiltà che si vanta delle sue strepitose conquiste tecnologiche e umane non sia in grado di sostenere una ragazza sofferente ma giovane, che non sappia alleviare il suo dolore - spirituale prima che fisico - e se la cavi soltanto consentendole di levarsi di mezzo per sempre. La tragedia di Noelia è la storia di un fallimento che inizia con l’allontanamento dai genitori e si conclude con il suicidio istituzionalizzato. Noelia non era malata terminale. Lo è la società che la accompagnata così presto alla fine.
Continua a leggereRiduci
Lo ha dichiarato l'eurodeputato di Fratelli d’Italia Alessandro Ciriani dopo il via libera dell'Eurocamera alla fase negoziale con il Consiglio Ue per definire un nuovo quadro giuridico sul rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell’Unione.