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Lite Washington-Parigi sui farmaci. «Macron alza i prezzi». «Una balla»

Lite Washington-Parigi sui farmaci. «Macron alza i prezzi». «Una balla»
Emmanuel Macron (Ansa)
L’Eliseo accusa l’inquilino della Casa Bianca di fake: «Valori stabili». Farage lo appoggia sulla Groenlandia. Gentiloni: «Torniamo a parlare di Ucraina». Il governatore della California, Newsom: «Un discorso noioso».

Le parole del presidente americano, Donald Trump, al World economic forum non hanno allentato le tensioni con gli alleati del Vecchio continente, anzi. La Francia si è risentita per i commenti del tycoon, che ha dipinto il leader francese come una personalità incline a cedere se messa alle strette. Ha infatti affermato di aver costretto il presidente transalpino, Emmanuel Macron, ad aumentare i prezzi dei farmaci per diminuire le sovvenzioni statunitensi. «Ho visto Macron con i suoi bei occhiali da sole. Gli ho detto: Emmanuel devi raddoppiare il prezzo dei vostri medicinali, ma forse triplicare. Perché ci avete sfruttato per 30 anni. E lui mi ha detto: “no, no, non lo faccio”». Ma, sotto la minaccia dei dazi, il leader francese avrebbe ceduto «in tre minuti». L’Eliseo ha quindi risposto in maniera piccata, accusando il tycoon di diffondere «fake news». «Sembra che il presidente Macron abbia aumentato i prezzi dei medicinali. Non li fissa lui. Sono regolati dalla previdenza sociale. Sono del resto rimasti stabili», ha scritto su X l’Eliseo.

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Lo ha dichiarato l'eurodeputato di Fratelli d'Italia Mario Mantovani durante la sessione plenaria a Strasburgo.

Ursula e Kallas scoprono la realtà: «Regole saltate, l’Ue diventi potenza»
Kaja Kallas e Ursula von der Leyen (Ansa)
Alla Commissione si accorgono che i vecchi tempi «non torneranno». Ma con le «transizioni» ci hanno già messi fuori gioco. Infatti Parigi critica l’attivismo di Bruxelles. E Berlino va da sola in cerca di materie prime.

«L’Europa non può più essere un custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che se n’è andato e non tornerà». Con i loro tempi, a Bruxelles hanno attraversato le cinque fasi del lutto. Adesso sono arrivati all’ultima: l’accettazione. Così, ieri, Ursula von der Leyen ha potuto arringare gli ambasciatori dell’Ue, invitandoli a considerare che «non possiamo più fare affidamento» sul beneamato «sistema basato sulle regole» e che occorrono nuove strategie «per difendere i nostri interessi».

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Secondo Claudio Bertolotti, direttore di React, la guerra all’Iran provocherà attentati anche in Europa. Gli ayatollah sfrutteranno anche la microcriminalità minorile propensa a delinquere.

Il vero rischio è restare senza petrolio
Il problema non è solo il prezzo, ma la stessa disponibilità del greggio. Il G7 punta ad attingere dalle riserve 400 milioni di barili. Che però tamponeranno solo venti giorni di blocco delle spedizioni. Se i traffici nel Golfo restano fermi più a lungo, che si fa?

Al di là del prezzo. E se iniziasse a scarseggiare il petrolio, da cui dipende il 70% circa dell’economia mondiale? I Paesi del G7 stanno valutando il rilascio coordinato di una parte delle riserve strategiche di greggio per contenere l’impennata dei prezzi sui mercati internazionali dopo l’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran. Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’operazione potrebbe arrivare fino a 400 milioni di barili e verrebbe coordinata dall’Agenzia internazionale per l’energia. Finora almeno tre Paesi del gruppo, tra cui gli Stati Uniti, hanno espresso sostegno all’ipotesi, mentre la Ue - come al solito - deciderà oggi. Forse.

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