Lite Washington-Parigi sui farmaci. «Macron alza i prezzi». «Una balla»

Le parole del presidente americano, Donald Trump, al World economic forum non hanno allentato le tensioni con gli alleati del Vecchio continente, anzi. La Francia si è risentita per i commenti del tycoon, che ha dipinto il leader francese come una personalità incline a cedere se messa alle strette. Ha infatti affermato di aver costretto il presidente transalpino, Emmanuel Macron, ad aumentare i prezzi dei farmaci per diminuire le sovvenzioni statunitensi. «Ho visto Macron con i suoi bei occhiali da sole. Gli ho detto: Emmanuel devi raddoppiare il prezzo dei vostri medicinali, ma forse triplicare. Perché ci avete sfruttato per 30 anni. E lui mi ha detto: “no, no, non lo faccio”». Ma, sotto la minaccia dei dazi, il leader francese avrebbe ceduto «in tre minuti». L’Eliseo ha quindi risposto in maniera piccata, accusando il tycoon di diffondere «fake news». «Sembra che il presidente Macron abbia aumentato i prezzi dei medicinali. Non li fissa lui. Sono regolati dalla previdenza sociale. Sono del resto rimasti stabili», ha scritto su X l’Eliseo.
Sul tema che ha acceso i contrasti con gli alleati europei, vale a dire il dossier Groenlandia e la conseguente minaccia di dazi, si è espressa principalmente la più esposta: la Danimarca. Il ministro degli Esteri danese, Lars Lokke Rasmussen, pur non avendo personalmente seguito in diretta il discorso del tycoon, ha affermato: «Da queste parole è chiaro che l’ambizione del presidente» di possedere la Groenlandia «è intatta». Pare però sollevato, in parte, perché Trump non intende usare l’esercito per prendere l’isola: «Preso singolarmente, è positivo. Naturalmente bisogna tenerne conto, ma questo non risolve il problema. La sfida è ancora presente». Infatti, le dichiarazioni del tycoon non hanno cambiato le posizioni di Copenaghen: «Non avvieremo alcun negoziato sulla base della rinuncia ai principi fondamentali. È qualcosa che non faremo mai», ha detto Rasmussen. Ad apparire per certi versi rassicurato è stato anche il ministro delle Finanze norvegese, nonché ex segretario generale della Nato, , Jens Stoltenberg: è «importante» che almeno Trump abbia escluso l’uso della forza militare. E se non viene messo in campo l’esercito nell’Artico, per l’ex premier Paolo Gentiloni ora l’attenzione può tornare su Kiev. Ha infatti scritto su X: «Del fiume di parole di Trump a Davos segnatevi una frase: non userò la forza per la Groenlandia. Bene, torniamo a occuparci di Ucraina».
Nel frattempo, proprio mentre il presidente americano parlava davanti alla platea del forum, il Parlamento europeo ha confermato di aver sospeso l’intesa sui dazi con Washington. Ad annunciare l’ufficializzazione, in una conferenza stampa a Strasburgo, è stato il presidente della commissione commercio internazionale dell’Eurocamera, Bernd Lange: il tycoon «ha rotto» il patto firmato a luglio in Scozia dopo aver minacciato di imporre i dazi. Ha poi aggiunto in un post su X: «La nostra sovranità e integrità territoriale sono in gioco. Non è possibile continuare come prima».
Ma c’è chi si è spinto oltre: l’ex commissario Ue, Thierry Breton, ha addirittura inserito gli Stati Uniti nella lista dei nemici del Vecchio continente. «Trump, Putin, Xi: tre imperi ci minacciano, ognuno a suo modo. Il risveglio dell’Europa è brutale. Deve dotarsi dei mezzi per far fronte a questa situazione. È giunto il tempo della resistenza. Oggi mi appello al patriottismo europeo», ha scritto su X.
A comprendere la linea dell’amministrazione americana è invece il leader di Reform Uk, Nigel Farage. Premettendo il rispetto «del principio di autodeterminazione», ha sottolineato di non avere «dubbi» sul fatto che «il mondo sarebbe un posto migliore e più sicuro se un’America forte possedesse la Groenlandia, per ragioni di equilibri geopolitici». Ed è convinto che anche la Nato ne trarrebbe giovamento in termini di sicurezza. A essersi apertamente schierato con Trump è stato poi il premier ceco, Andrej Babis. Ha raccontato di aver «comprato un mappamondo» per cercare la Groenlandia. Ma ha soprattutto rivelato che i missili russi Oreshnik, sorvolando l’isola contesa, impiegherebbero solamente 26 minuti per colpire la Casa Bianca. Ed è per questo che concorda con la posizione americana. Tra l’altro, precisando che la questione non coinvolge la Repubblica ceca, si è rifiutato di sostenere la Danimarca.
Dagli Stati Uniti sono arrivate invece le dure critiche del governatore della California, Gavin Newsom: ha bollato il discorso del tycoon come «una delle ore più insignificanti che abbia trascorso negli ultimi anni» e lo stesso vale «per il mondo intero». Anche perché, a suo dire, «ha detto quello che tutti sapevamo: che non invaderà la Groenlandia». Nell’ottica di Newsom, il presidente americano si sarebbe ammorbidito dopo «il discorso di Macron, del presidente dell’Ue e di Carney», ma anche per «i mercati».
A scagliarsi contro le parole di Trump riservate allo stato di salute dell’economia americana è stato il direttore senior per la giustizia economica di Oxfam America, Nabil Ahmed: «Questo discorso negazionista non ha riconosciuto la miseria materiale che tanti americani provano. In realtà, le politiche dell’amministrazione Trump hanno contribuito a creare una delle economie più a forma di K degli ultimi tempi, in cui i ricchi e le grandi aziende prosperano mentre le famiglie dei lavoratori sopportano tagli drastici e costi alle stelle».






