
«L’Ucraina non concederà mai ai terroristi alcuna ricompensa per i loro crimini e contiamo sui nostri partner per sostenere questa posizione. Sono necessari passi decisivi da parte degli Stati Uniti, dell’Europa, dei Paesi del G20 e del G7. Le vite umane devono essere protette. Solo questa settimana, la Russia ha utilizzato più di 3.270 droni da combattimento, 1.370 bombe aeree guidate e quasi 50 missili di vario tipo contro l’Ucraina. Putin non può essere fermato con le parole: occorre esercitare pressioni. Il mondo vede che la Russia risponde alla forza, il che significa che la pace attraverso la forza può funzionare». Così ha scritto sui social il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky dopo che il Washington Post ha rivelato che, durante la lunga telefonata della scorsa settimana, il leader russo ha detto al presidente Usa Donald Trump di volere che Kiev ceda il Donetsk, una regione strategicamente vitale nell’Est del Paese, come condizione per porre fine alla guerra e che da 11 anni tenta di conquistare. In cambio del Donetsk il leader russo avrebbe lasciato intendere di essere disposto a cedere parti di altre due regioni dell’Ucraina da lui parzialmente conquistate, Zaporizhzhia e Kherson.
Nel ribadire che «l’Ucraina non ha mai cercato la guerra e concordiamo per un cessate il fuoco incondizionato» e che «la guerra continua solo perché Mosca non vuole che finisca», in un’intervista a Nbc News, Zelensky si è detto pronto a recarsi a Budapest per un vertice con i suoi omologhi di Stati Uniti e Russia, ma ha invitato gli Usa a mostrarsi più fermi con Mosca di quanto non lo siano stati con Hamas per ottenere un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Parlando invece con Fox News, a proposito del blocco della fornitura dei Tomahawk Trump ha sottolineato: «Non possiamo dare tutte le nostre armi all’Ucraina. Semplicemente non possiamo farlo. Sono stato molto buono con Zelensky e l’Ucraina, ma non posso mettere in pericolo l’America».
Durante l’incontro alla Casa Bianca tra i presidenti di usa e Ucraina, tuttavia, sarebbero volate parole grosse. Trump avrebbe esortato il leader ucraino ad accettare le condizioni imposte dalla Russia per porre fine alla guerra, avvertendo che Putin aveva dichiarato che avrebbe «distrutto» l’Ucraina se non avesse accettato. Lo scrive il Financial Times parlando di un incontro sfociato più volte in una «lite furibonda». Secondo le fonti, Trump ha gettato via le mappe della linea del fronte in Ucraina, ha insistito affinché Zelensky consegnasse l’intero Donbass a Putin e ha ribadito i punti chiave espressi dal leader russo nel loro colloquio del giorno prima. Nello stesso incontro, Zelensky si è detto pronto a partecipare al summit di Budapest.
E mentre il Cremlino denuncia 45 attacchi con droni nella notte tra sabato e domenica, lo Stato Maggiore ucraino conferma che l’esercito ha colpito con i propri droni un grande impianto per il trattamento del gas naturale a Orenburg, una città a Sud della Russia quasi al confine con il Kazakistan. L’impianto è gestito dalla società statale Gazprom ed è uno dei più grandi al mondo, con una produzione di oltre 45 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Un altro attacco con droni ha colpito la raffineria di petrolio russa di Novokuibyshevsk, nella regione di Samara vicino a Orenburg, provocando un incendio e danneggiando le sue principali unità di raffinazione. Da agosto Kiev ha intensificato i suoi attacchi contro raffinerie e siti energetici per privare Mosca di questa fonte di finanziamento.












