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2020-03-17
L’infezione avanza meno spedita ma la fine del tunnel resta lontana
Ansa
L'avanzata del coronavirus sembra rallentare: con i nuovi 2.470 contagiati di ieri il numero dei malati di Covid-19 è salito a 23.073. Domenica, però, l'aumento era stato di 2.853 unità. Ora il numero complessivo di contagiati, comprese le vittime e i guariti, ha raggiunto i 27.980. Ci sono infatti 2.749 pazienti guariti dopo aver contratto il coronavirus, 414 in più in 24 ore. Domenica i guariti erano 369. In sostanza: scende il numero di contagiati e sale quello dei guariti. «Mancano i numeri della Puglia e della provincia di Trento», spiega il capo della Protezione civile Angelo Borrelli, «ma il trend complessivo è in ribasso». Lo confermano anche i dati della Lombardia. A Milano il coronavirus frena, anche se Brescia sorpassa Bergamo per numero di nuovi contagiati. A Brescia ieri sono stati registrati 445 tamponi positivi in più rispetto a domenica. A Bergamo, invece, si contano 344 contagiati in più in 24 ore. Solo 42 nuovi casi, invece, a Lodi. «A conferma», ha detto l'assessore lombardo al Welfare, Giulio Gallera, «che la strada intrapresa per contenere il virus è stata giusta». In Lombardia ora ci sono 14.649 positivi al coronavirus. I positivi di ieri: 1.377, «un dato inferiore a quello di domenica», sostiene Gallera, «in linea con quello degli altri giorni». Il dato dei ricoverati, però, cresce: 1.273 pazienti sono entrati ieri in un ospedale lombardo. I decessi invece sono arrivati a 1.420, ossia 202 in più rispetto a domenica. Nelle terapie intensive della Lombardia sono ricoverate 823 persone, 66 in più rispetto a domenica. A Milano città i contagiati sono 813 (domenica erano 711).
All'appello per avere in fretta altro personale sanitario hanno risposto 27 medici e quattro infermieri militari, che da ieri sono al lavoro nel Papa Giovanni XXIII di Bergamo. «A oggi», conferma Gallera, «sono arrivate 2.200 domande e ne sono state selezionate 1.020». L'appello è stato esteso anche ai medici pensionati. E se per l'ospedale alla Fiera di Milano il governatore Attilio Fontana è ottimista e annuncia che sul personale «presto ci saranno novità», ma Borrelli smorza: «Mancano le attrezzature».
Nel frattempo la Sicilia si blinda: stop ai collegamenti con il continente. Da tempo il governatore Nello Musumeci aveva chiesto l'adozione di questa misura ed era stato criticato. Nella notte di domenica, però, il ministro delle infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, ha firmato il decreto che prevede la sospensione dei collegamenti. In Sicilia i casi positivi sono 213 e rappresentano lo 0,0043% cento del totale degli abitanti nell'isola, pari a 4.999.891 persone. La media nazionale è intorno allo 0,05%. L'isola si trova in basso nella classifica delle regioni, dietro ci sono Molise, Calabria e Basilicata. In quest'ultima regione il governatore di centrodestra, Vito Bardi, ha assunto provvedimenti più stringenti per chi arriva da fuori: 14 giorni di quarantena per chiunque entri nei confini lucani. Crescono in Campania, invece, i comuni chiusi come Codogno: Nel Vallo di Diano, territorio campano della provincia di Salerno, dalla tarda serata di domenica ci sono quattro interi comuni in quarantena. Così ha disposto il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, dopo l'accertamento di 16 casi di positività in un giorno solo a Sala Consilina, Caggiano, Polla e Atena Lucana. La diffusione del contagio, confermano le autorità, è partita dallo svolgimento, tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo, di due ritiri spirituali in una chiesa di neocatecumenali. Al primo incontro, svolto in un hotel di Atena Lucana a fine febbraio, hanno partecipato circa 20 persone, tra le quali tre parroci. Uno dei sacerdoti è risultato positivo. All'incontro ha partecipato un anziano di Bellizzi, sempre in provincia di Salerno, morto la settimana scorsa e contagiato dal Covid-19. Ora sono cinque, quindi, i comuni campani in isolamento. Ariano Irpino, il primo paese isolato da De Luca, è chiuso con dei posti di blocco che impediscono ingressi e uscite. Tamponi a tappeto sulla popolazione di Castiglione Messer Raimondo, paesino abruzzese di 2.000 abitanti. Si contano già nove contagiati e il sindaco ha chiesto una misura simile a quella adottata da De Luca in Campania. Anche in Liguria provvedimenti più stringenti: troppe persone a passeggio lungo le scalinate storiche e i sentieri collinari a La Spezia lo scorso weekend. Per questo il sindaco Pierluigi Peracchini ha vietato l'accesso con un'ordinanza in vigore fino al 3 aprile. A Lecce è polemica per un provvedimento, firmato dal governatore pugliese Michele Emiliano, che ha fermato un pezzo del polo d'eccellenza destinato alla gestione delle emergenze proprio poco prima della diffusione dell'epidemia. Conta 40 posti letto, pronti dal 21 dicembre, ma non parte perché è stato bloccato il rifornimento del serbatoio per l'ossigeno. In Piemonte, invece, la Regione ha annunciato l'apertura in pochi giorni del nuovo ospedale di Verduno, nel Cuneese: sarà il centro di riferimento regionale per il Covid-19.
«Un farmaco può evitare l’intensiva»

Paolo Ascierto (Ansa)
Usato tempestivamente, il tocilizumab, farmaco immunoterapico indicato per la cura dell'artrite e degli effetti collaterali di alcuni trattamenti oncologici (Car-T), potrebbe evitare l'intubazione in terapia intensiva per Covid-19. A una settimana dai primi trattamenti all'ospedale dei Colli (Napoli), si accende la speranza di poter ridurre la percentuale - oggi intorno al 10% - di pazienti che finiscono in letti di rianimazione. La battaglia contro il coronavirus potrebbe quindi spostarsi nei reparti di terapia subintensiva dove, accanto ai caschi respiratori - ordinati a migliaia in Lombardia e Veneto - si potrebbe ottimizzare una cura farmacologica innovativa. Anche perché ci vorranno parecchi mesi per testare efficacia e sicurezza del primo farmaco specifico per il coronavirus di Wuhan, sviluppato in questi giorni dall'Università olandese di Utrecht per bloccare in modo specifico una proteina fondamentale del virus Sars-Cov2. Tocilizumab «è stato somministrato in sette pazienti intubati», spiega alla Verità Paolo Ascierto, oncologo dell'Istituto Pascale di Napoli. «Tre hanno avuto un miglioramento, di cui uno importante: la tac ha mostrato un'importante riduzione della polmonite e potrebbe essere presto estubato. Degli altri quattro, tre sono stabili, mentre purtroppo uno è morto dopo poche ore dalla somministrazione del farmaco per un peggioramento del distress respiratorio. Venerdì abbiamo trattato altri tre pazienti non intubati. Erano in reparto con condizioni respiratorie critiche. Due di questi, sabato hanno avuto miglioramenti importanti: uno ha anche tolto l'ossigeno, l'altro è stazionario e ripete il trattamento».
Quanti sono i pazienti trattati?
«Attualmente ne risultano 600. L'azienda produttrice (Roche, rdr) sta fornendo il farmaco gratuitamente per questo impiego, è distribuito praticamente su tutto il territorio nazionale».
Ha già dei dati dagli altri centri?
«Tra i dati molto interessanti ci sono quelli di Fano-Pesaro, ove su 11 pazienti trattati otto hanno avuto un miglioramento. All'ospedale di Padova Sud (quello di Schiavonia, dove è stato scoperto il focolaio di Vo', ndr), su sei pazienti trattati, i primi dati di due mostrano un miglioramento importante dopo 24 ore».
Su quali presupposti avete iniziato l'uso di tocilizumab nella Covid-19?
«Quando abbiamo fatto un brain storming in istituto (al Pascale di Napoli, ndr) e c'è venuta questa idea, abbiamo contattato i nostri colleghi cinesi, dato che c'è una partnership tra l'istituto e la Cina. Ci hanno detto che era un'ottima idea: l'avevano usato su 21 pazienti e 20 di loro avevano avuto miglioramenti in 24-48 ore. Questo è stato lo studio che ci ha aperto la strada. Poche ore dopo eravamo all'azienda dei Colli per decidere sui primi due pazienti da trattare».
Quando partirà lo studio?
«A giorni, grazie a un protocollo già presentato ad Aifa. A fianco della sperimentazione continua l'impiego off label, cioè fuori indicazione, visto i risultati promettenti che abbiamo avuto. I dati dei pazienti trattati off label verranno messi insieme a quelli della sperimentazione, per capire quali sono i soggetti che hanno avuto un beneficio maggiore e le tempistiche per la somministrazione».
Alcuni usano il farmaco in terapia subintensiva per evitare l'aggravamento.
«Quello che ci dicevano i cinesi, e che stiamo vedendo anche noi, è che un trattamento fatto prima evita, praticamente, al paziente di andare in terapia intensiva. Dei nostri sette soggetti, tre hanno avuto miglioramento. Fra i pazienti critici in reparto, ma non intubati, che abbiamo trattato, tre hanno avuto miglioramento e l'altro tutto sommato era stazionario, ma siamo fiduciosi che possa rispondere al ritrattamento. Tutte le informazioni che abbiamo dagli altri centri vanno in questa direzione. I pazienti in terapia subintensiva sono quelli che potrebbero avere vantaggi maggiori ed evitare l'intensiva».
Dei medici osservano che ridurre l'attività del sistema immunitario potrebbe favorire l'aggressione del virus. Cosa ne pensa?
«Bisogna conoscere l'immunologia e l'immunoterapia dei tumori, dove usiamo strategie che danno a volte effetti collaterali dovuti all'iperattivazione del sistema immunitario. Quello che avviene nel polmone in seguito a infezione da Covid-19 è una iperattivazione del sistema immunitario che diventa deleteria. L'immunosoppressore serve a ridurre questa iperattivazione e, utilizzato come facciamo noi, e come ci hanno suggerito i cinesi, one shot, cioè un solo trattamento ripetibile la seconda volta dopo 12 ore e non più, non dà questi problemi».
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Bollettino sempre durissimo: 28.000 contagiati, decessi a quota 2.158. I nuovi positivi in 24 ore sono stati 2.470. La crescita mostra flessioni sparse, però il virus rimane dirompente. La Lombardia è ancora nel dramma.Il farmaco per l'artrite può evitare l'intensiva, lo spiega Paolo Ascierto, oncologo dell'Istituto Pascale di Napoli: «Nei pazienti seri ma non gravissimi, può stabilizzare il decorso».Lo speciale contiene due articoli. L'avanzata del coronavirus sembra rallentare: con i nuovi 2.470 contagiati di ieri il numero dei malati di Covid-19 è salito a 23.073. Domenica, però, l'aumento era stato di 2.853 unità. Ora il numero complessivo di contagiati, comprese le vittime e i guariti, ha raggiunto i 27.980. Ci sono infatti 2.749 pazienti guariti dopo aver contratto il coronavirus, 414 in più in 24 ore. Domenica i guariti erano 369. In sostanza: scende il numero di contagiati e sale quello dei guariti. «Mancano i numeri della Puglia e della provincia di Trento», spiega il capo della Protezione civile Angelo Borrelli, «ma il trend complessivo è in ribasso». Lo confermano anche i dati della Lombardia. A Milano il coronavirus frena, anche se Brescia sorpassa Bergamo per numero di nuovi contagiati. A Brescia ieri sono stati registrati 445 tamponi positivi in più rispetto a domenica. A Bergamo, invece, si contano 344 contagiati in più in 24 ore. Solo 42 nuovi casi, invece, a Lodi. «A conferma», ha detto l'assessore lombardo al Welfare, Giulio Gallera, «che la strada intrapresa per contenere il virus è stata giusta». In Lombardia ora ci sono 14.649 positivi al coronavirus. I positivi di ieri: 1.377, «un dato inferiore a quello di domenica», sostiene Gallera, «in linea con quello degli altri giorni». Il dato dei ricoverati, però, cresce: 1.273 pazienti sono entrati ieri in un ospedale lombardo. I decessi invece sono arrivati a 1.420, ossia 202 in più rispetto a domenica. Nelle terapie intensive della Lombardia sono ricoverate 823 persone, 66 in più rispetto a domenica. A Milano città i contagiati sono 813 (domenica erano 711).All'appello per avere in fretta altro personale sanitario hanno risposto 27 medici e quattro infermieri militari, che da ieri sono al lavoro nel Papa Giovanni XXIII di Bergamo. «A oggi», conferma Gallera, «sono arrivate 2.200 domande e ne sono state selezionate 1.020». L'appello è stato esteso anche ai medici pensionati. E se per l'ospedale alla Fiera di Milano il governatore Attilio Fontana è ottimista e annuncia che sul personale «presto ci saranno novità», ma Borrelli smorza: «Mancano le attrezzature». Nel frattempo la Sicilia si blinda: stop ai collegamenti con il continente. Da tempo il governatore Nello Musumeci aveva chiesto l'adozione di questa misura ed era stato criticato. Nella notte di domenica, però, il ministro delle infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, ha firmato il decreto che prevede la sospensione dei collegamenti. In Sicilia i casi positivi sono 213 e rappresentano lo 0,0043% cento del totale degli abitanti nell'isola, pari a 4.999.891 persone. La media nazionale è intorno allo 0,05%. L'isola si trova in basso nella classifica delle regioni, dietro ci sono Molise, Calabria e Basilicata. In quest'ultima regione il governatore di centrodestra, Vito Bardi, ha assunto provvedimenti più stringenti per chi arriva da fuori: 14 giorni di quarantena per chiunque entri nei confini lucani. Crescono in Campania, invece, i comuni chiusi come Codogno: Nel Vallo di Diano, territorio campano della provincia di Salerno, dalla tarda serata di domenica ci sono quattro interi comuni in quarantena. Così ha disposto il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, dopo l'accertamento di 16 casi di positività in un giorno solo a Sala Consilina, Caggiano, Polla e Atena Lucana. La diffusione del contagio, confermano le autorità, è partita dallo svolgimento, tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo, di due ritiri spirituali in una chiesa di neocatecumenali. Al primo incontro, svolto in un hotel di Atena Lucana a fine febbraio, hanno partecipato circa 20 persone, tra le quali tre parroci. Uno dei sacerdoti è risultato positivo. All'incontro ha partecipato un anziano di Bellizzi, sempre in provincia di Salerno, morto la settimana scorsa e contagiato dal Covid-19. Ora sono cinque, quindi, i comuni campani in isolamento. Ariano Irpino, il primo paese isolato da De Luca, è chiuso con dei posti di blocco che impediscono ingressi e uscite. Tamponi a tappeto sulla popolazione di Castiglione Messer Raimondo, paesino abruzzese di 2.000 abitanti. Si contano già nove contagiati e il sindaco ha chiesto una misura simile a quella adottata da De Luca in Campania. Anche in Liguria provvedimenti più stringenti: troppe persone a passeggio lungo le scalinate storiche e i sentieri collinari a La Spezia lo scorso weekend. Per questo il sindaco Pierluigi Peracchini ha vietato l'accesso con un'ordinanza in vigore fino al 3 aprile. A Lecce è polemica per un provvedimento, firmato dal governatore pugliese Michele Emiliano, che ha fermato un pezzo del polo d'eccellenza destinato alla gestione delle emergenze proprio poco prima della diffusione dell'epidemia. Conta 40 posti letto, pronti dal 21 dicembre, ma non parte perché è stato bloccato il rifornimento del serbatoio per l'ossigeno. In Piemonte, invece, la Regione ha annunciato l'apertura in pochi giorni del nuovo ospedale di Verduno, nel Cuneese: sarà il centro di riferimento regionale per il Covid-19.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/linfezione-avanza-meno-spedita-ma-la-fine-del-tunnel-resta-lontana-2645503961.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="un-farmaco-puo-evitare-lintensiva" data-post-id="2645503961" data-published-at="1767730597" data-use-pagination="False"> «Un farmaco può evitare l’intensiva» Paolo Ascierto (Ansa) Usato tempestivamente, il tocilizumab, farmaco immunoterapico indicato per la cura dell'artrite e degli effetti collaterali di alcuni trattamenti oncologici (Car-T), potrebbe evitare l'intubazione in terapia intensiva per Covid-19. A una settimana dai primi trattamenti all'ospedale dei Colli (Napoli), si accende la speranza di poter ridurre la percentuale - oggi intorno al 10% - di pazienti che finiscono in letti di rianimazione. La battaglia contro il coronavirus potrebbe quindi spostarsi nei reparti di terapia subintensiva dove, accanto ai caschi respiratori - ordinati a migliaia in Lombardia e Veneto - si potrebbe ottimizzare una cura farmacologica innovativa. Anche perché ci vorranno parecchi mesi per testare efficacia e sicurezza del primo farmaco specifico per il coronavirus di Wuhan, sviluppato in questi giorni dall'Università olandese di Utrecht per bloccare in modo specifico una proteina fondamentale del virus Sars-Cov2. Tocilizumab «è stato somministrato in sette pazienti intubati», spiega alla Verità Paolo Ascierto, oncologo dell'Istituto Pascale di Napoli. «Tre hanno avuto un miglioramento, di cui uno importante: la tac ha mostrato un'importante riduzione della polmonite e potrebbe essere presto estubato. Degli altri quattro, tre sono stabili, mentre purtroppo uno è morto dopo poche ore dalla somministrazione del farmaco per un peggioramento del distress respiratorio. Venerdì abbiamo trattato altri tre pazienti non intubati. Erano in reparto con condizioni respiratorie critiche. Due di questi, sabato hanno avuto miglioramenti importanti: uno ha anche tolto l'ossigeno, l'altro è stazionario e ripete il trattamento». Quanti sono i pazienti trattati? «Attualmente ne risultano 600. L'azienda produttrice (Roche, rdr) sta fornendo il farmaco gratuitamente per questo impiego, è distribuito praticamente su tutto il territorio nazionale». Ha già dei dati dagli altri centri? «Tra i dati molto interessanti ci sono quelli di Fano-Pesaro, ove su 11 pazienti trattati otto hanno avuto un miglioramento. All'ospedale di Padova Sud (quello di Schiavonia, dove è stato scoperto il focolaio di Vo', ndr), su sei pazienti trattati, i primi dati di due mostrano un miglioramento importante dopo 24 ore». Su quali presupposti avete iniziato l'uso di tocilizumab nella Covid-19? «Quando abbiamo fatto un brain storming in istituto (al Pascale di Napoli, ndr) e c'è venuta questa idea, abbiamo contattato i nostri colleghi cinesi, dato che c'è una partnership tra l'istituto e la Cina. Ci hanno detto che era un'ottima idea: l'avevano usato su 21 pazienti e 20 di loro avevano avuto miglioramenti in 24-48 ore. Questo è stato lo studio che ci ha aperto la strada. Poche ore dopo eravamo all'azienda dei Colli per decidere sui primi due pazienti da trattare». Quando partirà lo studio? «A giorni, grazie a un protocollo già presentato ad Aifa. A fianco della sperimentazione continua l'impiego off label, cioè fuori indicazione, visto i risultati promettenti che abbiamo avuto. I dati dei pazienti trattati off label verranno messi insieme a quelli della sperimentazione, per capire quali sono i soggetti che hanno avuto un beneficio maggiore e le tempistiche per la somministrazione». Alcuni usano il farmaco in terapia subintensiva per evitare l'aggravamento. «Quello che ci dicevano i cinesi, e che stiamo vedendo anche noi, è che un trattamento fatto prima evita, praticamente, al paziente di andare in terapia intensiva. Dei nostri sette soggetti, tre hanno avuto miglioramento. Fra i pazienti critici in reparto, ma non intubati, che abbiamo trattato, tre hanno avuto miglioramento e l'altro tutto sommato era stazionario, ma siamo fiduciosi che possa rispondere al ritrattamento. Tutte le informazioni che abbiamo dagli altri centri vanno in questa direzione. I pazienti in terapia subintensiva sono quelli che potrebbero avere vantaggi maggiori ed evitare l'intensiva». Dei medici osservano che ridurre l'attività del sistema immunitario potrebbe favorire l'aggressione del virus. Cosa ne pensa? «Bisogna conoscere l'immunologia e l'immunoterapia dei tumori, dove usiamo strategie che danno a volte effetti collaterali dovuti all'iperattivazione del sistema immunitario. Quello che avviene nel polmone in seguito a infezione da Covid-19 è una iperattivazione del sistema immunitario che diventa deleteria. L'immunosoppressore serve a ridurre questa iperattivazione e, utilizzato come facciamo noi, e come ci hanno suggerito i cinesi, one shot, cioè un solo trattamento ripetibile la seconda volta dopo 12 ore e non più, non dà questi problemi».
«Io sono notizia» (Netflix)
Non una biografia, ma un modo, più accattivante del solo accademico, di ripercorrere la storia dell'Italia: gli anni Novanta e il momento, senza data precisa, in cui il confine tra vita privata e pubblica apparenza, tra famiglia e spettacolo, si è fatto labile.
Fabrizio Corona - Io sono notizia, docuserie in cinque episodi disponibile su Netflix a partire da venerdì 9 gennaio, promette di sfruttare la parabola di un singolo individuo (opportunamente discusso e divisivo) per trovare, poi, gli stilemi di un racconto universale. Non è Corona, dunque, re dei paparazzi, ma il sistema moderno, declinato nel nostro Paese sul berlusconismo, sulla faziosità, vera o presunta, dei media, sul modo in cui il giornalismo si è progressivamente piegato al gossip e alla ricerca della notorietà, dimenticando ogni deontologia professionale.
Io sono notizia, il cui avvento Fabrizio Corona ha annunciato sui propri social network in pompa magna, con l'orgoglio di chi non ha paura di veder riproposta la propria crescita umana, prende il via da lontano. Fabrizio è giovane, figlio di un padre - Vittorio Corona - tanto visionario e talentuoso quanto ingombrante. Corona, padre, avrebbe cambiato il volto dell'editoria, salvo poi essere fatto fuori da quella stessa gente che diceva apprezzarlo. Fabrizio, ragazzo, è cresciuto così, con il complesso, forse inconscio, di dover tenere il passo del genitore, esserne all'altezza. L'ambiente del padre, dunque, è stato l'obiettivo del figlio. Che, diversamente, però, ha deciso di sfruttarlo in altro modo. Fabrizio Corona avrebbe messo in ginocchio i salotti bene, e il gossip sarebbe stato merce di scambio. Lo strappo, che la docuserie ricostruisce, sarebbe arrivato con Vallettopoli e le accuse di estorsione.
Allora, il re dei paparazzi avrebbe perso parte del proprio appeal, trasformandosi nel bersaglio di una giustizia che, per alcuni, ne avrebbe fatto un capro espiatorio. Quel che segue sono processi, dibattiti, prime pagine e opinioni, è lo scontro fra chi considera Corona un demone e chi, invece, lo vorrebbe assolto.
Quel che segue è la rapida ascesa dei social network, di cui il re Mida del gossip ha saputo intuire il potenziale e le criticità, sfruttandoli, come nessun altro, per tessere la propria tela. Ed è qui, tra le pieghe di questa metamorfosi, da ragazzo d'oro a figura confusa, che Netflix racconta essere nato il Fabrizio di oggi, l'essere capace di fare della propria vita un'opera, d'arte o meno sia dibattuto in altra sede.
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Tim Walz (Getty Images)
Secondo tre esponenti del partito a conoscenza delle sue valutazioni, Klobuchar starebbe seriamente considerando una candidatura. La senatrice ha incontrato Walz domenica, hanno confermato fonti istituzionali. «Dopo aver riflettuto a lungo con la mia famiglia e con il mio team durante le festività, sono arrivato alla conclusione di non poter garantire l’impegno totale che una campagna elettorale richiede», ha spiegato Walz in una dichiarazione. «Ogni minuto speso a difendere la mia posizione politica sarebbe un minuto sottratto alla difesa dei cittadini del Minnesota dai criminali che sfruttano la nostra generosità e da chi specula cinicamente sulle nostre divisioni. Per questo ho scelto di fare un passo indietro e di concentrarmi esclusivamente sul lavoro di governo».
Come scrive il Wall Street Journal l’inchiesta sulle frodi, ancora in piena evoluzione e di dimensioni crescenti, ha rappresentato una distrazione costante per Walz e per l’intero Partito democratico del Minnesota, in una fase in cui i dem faticano a ritrovare una leadership nazionale e un peso reale a Washington. Lo scandalo è diventato rapidamente anche uno strumento di attacco per i repubblicani, che lo hanno utilizzato per dipingere il Minnesota e il suo governatore come l’emblema nazionale dello spreco di denaro pubblico e della cattiva amministrazione democratica. Dall’amministrazione Trump sono arrivate critiche quasi quotidiane, accompagnate dalla diffusione sistematica di video e contenuti ostili. Per il presidente Trump, Walz è entrato a pieno titolo nel suo personale «tour di rivincite politiche». Durante i 91 giorni trascorsi sulla scena nazionale come candidato alla vicepresidenza, il governatore aveva assunto il ruolo tradizionale di «cane da guardia», attaccando duramente gli avversari repubblicani e continuando a colpire Trump anche dopo la fine della campagna. Intanto, in Minnesota il clima si è fatto sempre più teso. Sdegno e imbarazzo si sono diffusi ben oltre i confini dello Stato. Influencer conservatori hanno raggiunto il territorio per realizzare video sul caso e mercoledì è prevista un’audizione al Congresso dedicata allo scandalo.
Il passo indietro di Walz innesca ora una corsa interna tra i democratici per individuare un nuovo candidato alla guida di uno Stato che tende storicamente a sinistra, ma che presenta una legislatura quasi perfettamente divisa tra i due schieramenti. Tra i possibili contendenti figurano il segretario di Stato Steve Simon e il procuratore generale Keith Ellison. Tuttavia, Klobuchar resta la figura con il profilo più solido: il maggiore consenso personale, una macchina organizzativa collaudata e una rete politica capillare. Sul fronte opposto, nonostante i repubblicani non conquistino una carica statale in Minnesota dal 2006, circa una dozzina di candidati si preparano alle primarie di agosto per contendersi l’accesso alle elezioni generali di novembre. Tra loro figurano il presidente della Camera statale Lisa Demuth, l’amministratore delegato di MyPillow Mike Lindell, l’imprenditore Kendall Qualls, l’avvocato di Minneapolis Chris Madel e l’ex candidato del 2022 Scott Jensen. Il Partito Repubblicano dispone di un ampio arsenale politico grazie agli sviluppi giudiziari: circa 60 persone sono già state condannate e oltre 90 incriminate in quello che viene descritto come il più grande schema di corruzione dell’era Covid negli Stati Uniti.
La maggior parte degli imputati è di origine somala. Le indagini, coordinate dall’ufficio del procuratore federale del Minnesota, rientrano in un più ampio sforzo del Dipartimento di Giustizia per smascherare i furti ai danni dei programmi di assistenza pubblica. Anche se alcune irregolarità risalgano a periodi precedenti al mandato di Walz, le frodi più estese emerse finora riguardano l’organizzazione no-profit Feeding Our Future, accusata di aver sfruttato un programma federale di nutrizione infantile. I primi 47 imputati sono stati incriminati nel 2022, verso la fine del primo mandato di Walz e durante la presidenza di Joe Biden. Secondo i procuratori, parte dei fondi sarebbe stata utilizzata per acquistare auto di lusso, immobili, gioielli e viaggi internazionali. L’ammontare complessivo delle somme sottratte attraverso frodi legate a pasti, alloggi, Medicaid e altri servizi resta oggetto di stime divergenti. Il Minnesota Star Tribune ha documentato, sulla base degli atti giudiziari, oltre 200 milioni di dollari, mentre funzionari federali e lo stesso presidente hanno ipotizzato cifre che potrebbero raggiungere diversi miliardi.
Martedì, l’amministrazione Trump ha annunciato il congelamento dei fondi federali destinati all’assistenza all’infanzia in Minnesota, citando nuove accuse di frode che coinvolgerebbero asili nido e che sono state rilanciate da un video divenuto virale. Le principali testate locali hanno però contestato alcune delle affermazioni contenute nel filmato. Le pressioni su Walz non sono arrivate solo dai repubblicani. In uno Stato che ha sempre rivendicato standard elevati di buon governo, anche voci autorevoli del mondo dell’informazione hanno chiesto un passo indietro. David Nimmer, giornalista di lungo corso e dirigente editoriale in pensione, ha invocato le dimissioni del governatore in una lettera pubblicata dallo Star Tribune. «Governatore, il tempo è scaduto: è il momento di farsi da parte. La burocrazia della sua amministrazione ha fallito in modo grave», ha scritto. «Che si parli di milioni o di miliardi, la frode al welfare resta comunque uno scandalo».
Negli ultimi mesi, Walz ha tentato di reagire nominando un ex giudice con un passato nell’FBI e alla guida della principale agenzia anticrimine statale per rafforzare la prevenzione delle frodi. Ha inoltre chiuso un programma considerato vulnerabile e ordinato una revisione esterna della fatturazione Medicaid. «È un problema che mi riguarda direttamente. Ne sono responsabile», ha dichiarato ai giornalisti. «Ma soprattutto, sarò io a risolverlo». Sessantunenne, Walz ha progressivamente spostato la propria azione di governo su posizioni più progressiste, dopo essere stato eletto nel 2018 come figura moderata. La sua esperienza nella campagna presidenziale del 2024, come candidato vicepresidente accanto a Kamala Harris, ha però messo in luce anche una propensione a imprecisioni ed esagerazioni nel racconto del proprio percorso personale e professionale, elementi che hanno ulteriormente indebolito la sua credibilità politica.
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Brigitte Macron (Ansa)
Dei commenti malevoli nei confronti della first lady transalpina circolavano già poco tempo dopo la prima elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo, nel 2017. Poi, nel 2021, su Youtube, è stato pubblicato un video che faceva insinuazioni nei confronti di Brigitte Macron. L’autrice del video, della durata di quattro ore, è Delphine J., conosciuta sui social con lo pseudonimo di Amandine Roy. Il video, successivamente cancellato, insinuava che Brigitte Macron non sarebbe mai esistita. Al suo posto ci sarebbe stato invece il fratello, Jean-Michel Trogneux. Sempre secondo queste illazioni, l’uomo avrebbe cambiato sesso e dato vita all’identità della première dame. Come riportato dalla tv pubblica France info, Delphine J. aveva dichiarato in un’udienza precedente che «in quanto donna anatomica» si era sentita «attaccata» dalla presunta identità transgender della moglie del presidente francese. Ieri, dopo la lettura della sentenza, la youtuber non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti, ma ha preferito lasciar parlare una delle sue sostenitrici che ha dichiarato: «Siamo in un sistema monarchico».
Bertrand Scholler, presentato come «gallerista» da vari media transalpini, tra i quali Bfm tv e Le Monde, è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per un fotomontaggio di Brigitte Macron, realizzato nel 2024. La reazione del condannato non si è fatta attendere. Uscendo dall’aula del tribunale Scholler ha dichiarato che «se ciò che dite non piace» allora «sarete condannati. È un fatto del principe!». E ancora che «in Francia non si ha più il diritto di pensare!»
Delphine J. e Scholler erano i soli imputati presenti ieri in tribunale. Mancava invece Aurélien Poirson-Atlan, noto sui social come Zoé Sagan e ritenuto colpevole per aver pubblicato dei testi su X riguardanti la moglie del presidente francese. Nelle fasi precedenti del processo, ha ricordato ancora il canale pubblico, Poirson-Atlan aveva affermato che esisteva un «segreto di Stato scioccante» che implicava «una pedofilia tollerata dallo Stato».
Come Poirson-Atlan mancavano dall’aula anche tutti gli altri imputati. In primo luogo Jean-Christophe P., condannato a sei mesi di carcere «puri» anche in relazione alla sua assenza all’udienza. Un quasi omonimo, Jean-Christophe D., è stato invece condannato semplicemente a partecipare ad uno stage di sensibilizzazione sui comportamenti da tenere su internet. Quest’ultimo era stato l’unico a presentare delle scuse a Brigitte Macron. Gli altri imputati, che hanno ottenuto la condizionale, erano Christelle L., Philippe D., Jean-Luc M., Jérôme A. e Jérôme C.
Come ricordato da Le Monde, il processo conclusosi con la sentenza di ieri non ha riguardato il giornalista Xavier Poussard, il cui caso è stato separato perché risiede a Milano. Il quotidiano francese ha scritto che Poussard, autore del best seller Becoming Brigitte (che tradotto in italiano significa «diventando Brigitte») è «l’altro grande istigatore della fake news di portata mondiale» contro la première dame. Tra l’altro, alcuni dei condannati di ieri avevano ripreso delle pubblicazioni di Poussard. I media francesi hanno ricordato anche la denuncia presentata da Macron e dalla moglie negli Stati Uniti contro l’influencer americana Candace Owens.
Domenica sera, Brigitte Macron era intervenuta al tg della prima rete privata francese, Tf1, per parlare di un’iniziativa solidale. La conduttrice le ha però posto delle domande sul processo, alle quali la première dame ha risposto: «mi batto costantemente. Voglio aiutare gli adolescenti a battersi contro il bullismo». La moglie del presidente ha anche detto che nessuno «toccherà la mia genealogia» perché «con questo non si scherza».
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