Il lasciapassare è una garanzia solo per il virus

Chissà se Mario Draghi in questi giorni ripensa alla frase che pronunciò mesi fa durante una conferenza stampa. Era la fine di luglio e il governo aveva da poco annunciato la decisione di introdurre il green pass per poter accedere a ristoranti, bar, hotel e treni a lunga percorrenza. A un giornalista che gli chiese di replicare a chi criticava l’utilità del certificato verde, il presidente del Consiglio rispose senza esitazioni: «Il green pass è una misura con cui gli italiani possono continuare a esercitare le proprie attività, a divertirsi e andare al ristorante, a partecipare a spettacoli all’aperto o al chiuso con la garanzia, però, di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose».

L’ex governatore della Bce, con quella frase di certo intendeva convincere il maggior numero di persone a vaccinarsi, deciso a raggiungere quell’80% di immunizzati che, secondo gli esperti di cui si è circondato il ministro della Salute, Roberto Speranza, ci avrebbe garantito l’uscita dall’emergenza, con un virus diventato endemico, ma non più pericoloso. Tuttavia, quando Draghi pronunciò la frase tranquillizzante, ci fu chi alzò il sopracciglio, dubitando che il green pass potesse rappresentare «una garanzia di trovarsi tra persone che non sono contagiose». Le evidenze scientifiche, già all’epoca consentivano infatti di diffidare della certezza manifestata dal premier, anche se pochi ebbero il coraggio di classificare l’affermazione di Draghi come una fake news. Tutti sapevano che il passaporto vaccinale non era affatto una garanzia di non essere contagiati dal Covid e di non essere contagiosi. Ma in nome dell’unità nazionale contro la pandemia tutti, in particolare gli esperti e i giornali, fecero finta di niente, accettando come oro colato le parole dell’ex governatore.

Invece, come ormai è noto e incontestato visti i risultati, il green pass non è assolutamente «una garanzia» di non contagiarsi e di essere contagiosi, ma purtroppo spesso è un lasciapassare che induce le persone ad abbassare la guardia contro il virus. Il certificato verde, inteso come documento che attesta la vaccinazione, non garantisce nulla, se non di aver ricevuto la prima, la seconda e, più recentemente, la terza dose di un farmaco che protegge dal Covid, riducendo i rischi per chi si è sottoposto all’iniezione. Ma non è affatto un passaporto di esenzione al virus, perché anche dopo essersi vaccinati ci si può contagiare e si possono infettare gli altri.

Che le cose stiano così, non lo dimostrano solo le persone che pur essendosi vaccinate, e dunque disponendo del green pass, si sono beccate il Covid e lo hanno trasmesso ad amici e familiari, ma anche le più recenti dichiarazioni dell’Istituto superiore di sanità. Infatti, la massima autorità sanitaria ha ieri spiegato che dopo cinque mesi «si osserva una forte diminuzione dell’efficacia nel prevenire il contagio». Che cosa vuol dire «forte diminuzione»? Che la copertura scende dal 74,3% al 39,6%. Cioè, in pratica, quasi si dimezza. Non ci vuole molto a capire l’incongruenza tra «un green pass che garantisce di non contagiarsi» e una realtà che dimostra come, sebbene in possesso del certificato verde, ci si possa contagiare. Il lasciapassare ministeriale, che fino a poco tempo fa era valido per un anno, consente di accedere a bar, ristoranti, hotel e mezzi pubblici anche se ci si è sottoposti all’iniezione nove mesi fa, e se le indicazioni sono vere significa che persone potenzialmente a rischio si trovano a contatto con altre che si ritengono, sempre a torto, totalmente immuni. Fin dall’inizio, questa è stata una delle nostre obiezioni al green pass, soprattutto dopo aver misurato di persona come tanta gente, grazie all’iniezione anti Covid, si sentisse invulnerabile. Oggi c’è la prova: non è così. Ma invece di spiegarlo agli italiani, si preferisce insistere con un green pass rafforzato. Anzi, con un green pass anche nei luoghi di lavoro. Per non spiegare alle persone che l’emergenza non è affatto alle spalle e che le tante certezze manifestate dai virologi da salotto tv non sono certezze scientifiche, ma opinioni spesso smentite dai fatti.

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