2018-06-12
L’alleanza gialloblù supera il primo scoglio
Il M5s sposa la linea dura della Lega. Anche Roberto Fico appoggia Matteo Salvini: «Non possiamo gestire tutto da soli. L'Europa ci aiuti». L'unico dissidente è Filippo Nogarin, il sindaco di Livorno, che ha messo a disposizione il porto per poi fare marcia indietro in poche ore.Che lo si faccia per il bene dei migranti o degli italiani, alla fine, cambia poco. Al primo tentativo di sbarco in grande stile di clandestini sulle coste italiane, la maggioranza gialloblù reagisce compatta. «Basta con lo sfruttamento, perché l'immigrazione rende più della droga, come ha detto Salvatore Buzzi di Mafia capitale», avverte Luigi Di Maio. «Uno dei fronti è quello dei costi che gli italiani devono sostenere per esercito di finti profughi. Stiamo lavorando sulla cifra di 35 euro per ogni migrante», rincara l'altro vicepremier, Matteo Salvini. E il fronte dei sindaci contrari alla linea dura muore prima di nascere, anche perché negli anni passati non è che abbia fatto sentire molto la propria voce. Il centrosinistra si augurava che i 5 stelle andassero in fibrillazione alla prima «salvinata». Ma a metà pomeriggio, visto anche il continuo e convinto appoggio del ministro grillino delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, Salvini esulta con i suoi, al Viminale: «Siamo tutti sulla stessa linea, visto che non era difficile alzare un po' la voce?». Il riferimento è al fatto che la Spagna ha deciso di accogliere coloro che l'Italia ha respinto. Per l'opposizione è un'umiliazione, per il capo del Carroccio «è una vittoria». Del resto la compattezza Lega-M5s non è frutto dell'improvvisazione, ma di un «incidente» che se non è stato cercato, è stato comunque previsto come banco di prova. Fa impressione parlare con i deputati pentastellati e sentire argomentazioni tipicamente di Salvini o Giorgia Meloni. I vertici del Movimento, ieri sera, ripetevano questo concetto: «Non solo Spagna, ma adesso ci aspettiamo che i trafficanti di esseri umani vadano verso le coste di chiunque, in Europa, ha il mare». Detta così, sembra un po' minacciosa. E infatti lo è. Anche Roberto Fico, il presidente della Camera con uno sbandierato passato a sinistra, ha evitato di stracciarsi le vesti più di tanto per il trattamento rifilato ai profughi dell'Aquarius. Anzi, non se l'è proprio stracciate: «L'Italia non può gestire questa situazione da sola. L'Europa ci deve aiutare». E ha aggiunto: «Sto monitorando la situazione, so che a bordo stanno tutti bene, so che in queste ore andranno alcuni medici a visitare i migranti». Del resto Fico era stato prontamente informato di tutto quello che stava accadendo da Toninelli, che dopo aver ringraziato la Spagna del nuovo premier di sinistra Pedro Sánchez, ha detto: «È il segno di un nuovo vento di solidarietà e condivisione che spira in Europa su questa emergenza». Il punto di difesa dell'intera coalizione Lega-M5s è che «non c'era alcuna emergenza a bordo» e quindi è stato giusto dare un segnale di rottura. Lo stesso Toninelli ha infatti ripetuto per tutto il giorno e in tutte le salse che «l'Italia non si tira indietro quando si tratta di salvare vite umane, ma chiede anche agli altri di fare lo stesso». Ed ecco perché Salvini ha salutato come una vittoria l'apertura del porto di Valencia. E colpisce la durezza del post pubblicato ieri sul Blog delle stelle, affidato all'eurodeputato Ignazio Corrao, che sfida coloro che oggi accusano il governo di mancanza di umanità: «O avete manifestato in questi anni contro Malta, Francia, Spagna e tutti i Paesi europei perché sono dei disumani nazisti genocidi, oppure dovete semplicemente assumere che l'Italia, non essendo più governata da chi dell'immigrazione ha fatto un business (e ha fatto un favore a tutti gli altri Stati), sta dicendo legittimamente che l'Italia, che può dare lezioni di umanità a tutti, non può più essere il campo profughi di tutta Europa».Ma certo, in mattinata, c'è anche chi ha vacillato, come il sindaco pentastellato di Livorno, Filippo Nogarin. Lui aveva già annunciato che non si ricandiderà, ma ieri ha dato disponibilità personale e della città che amministra, strappata alla sinistra dopo oltre mezzo secolo, ad accogliere i migranti dell'Aquarius. Lo ha fatto su Facebook, dopo averlo annunciato al compagno di partito Toninelli e averne parlato con il presidente Fico. Un passo così argomentato: «Io capisco perfettamente che si voglia dare un segnale all'Europa, chiedendo un cambio di passo sulle politiche migratorie, ma questo braccio di ferro con Bruxelles non può essere fatto sulla pelle di centinaia di uomini, donne e bambini». Poche ore dopo, lo stesso Nogarin ha cancellato il post e ha scritto: «Questa è una posizione mia personale come sindaco della città. Nel momento in cui mi sono reso conto che oggettivamente questo poteva creare dei problemi al governo mi è sembrato corretto rimuovere il post. Quella rimane comunque la mia posizione e credo di interpretare quella di una città che, rispetto a queste tematiche, ha sempre avuto una grande sensibilità». A ruota, dopo che domenica anche Luigi de Magistris aveva aperto Napoli ai migranti, pure il sindaco di Palermo ha fatto sfoggio di buon cuore. Leoluca Orlando ha detto che «Palermo, la città che a partire dal proprio nome è “tutta un porto", è stata e sarà sempre pronta ad accogliere le navi, civili o militari che siano, impegnate nel salvataggio di vite umane nel Mediterraneo. Sottraendo alla morte uomini, donne e bambini che alcuni vorrebbero consegnare nelle mani della criminalità internazionale». Il dubbio è che sia la criminalità internazionale a consegnarceli.
Il segretario agli interni britannico Shabana Mahmood (Ansa)
Ecco #DimmiLaVerità del 18 novembre 2025. Il nostro Maurizio Caverzan commenta la morte delle gemelle Kessler e ci riporta ai tempi della tv di quegli anni.
Gattuso e la Nazionale lasciano San SIro al termine del match perso per 4-1 contro la Norvegia (Ansa)
(Arma dei Carabinieri)
L’organizzazione era strutturata per assicurare un costante approvvigionamento e una capillare distribuzione della droga nelle principali piazze di spaccio del capoluogo e della provincia, oltre che in Veneto e Lombardia. Il canale di rifornimento, rimasto invariato per l’intero periodo dell’indagine, si trovava in Olanda, mentre la gestione dei contatti e degli accordi per l’invio della droga in Italia era affidata al capo dell'organizzazione, individuato nel corso dell’attività investigativa. L’importazione della droga dai Paesi Bassi verso l’Italia avveniva attraverso corrieri ovulatori (o “body packer”) i quali, previa ingestione degli ovuli contenenti lo stupefacente, raggiungevano il territorio nazionale passando dalla Francia e attraversando la frontiera di Ventimiglia a bordo di treni passeggeri.
Lo schema operativo si ripeteva con regolarità, secondo una cadenza settimanale: ogni corriere trasportava circa 1 chilogrammo di droga (cocaina o eroina), suddiviso in ovuli termosaldati del peso di circa 11 grammi ciascuno. Su ogni ovulo era impressa, con pennarello, una sigla identificativa dell’acquirente finale, elemento che ha permesso di tracciare la rete di distribuzione locale. Tutti i soggetti interessati dal provvedimento cautelare risultano coinvolti, a vario titolo, nella redistribuzione dello stupefacente destinato alle piazze di spaccio cittadine.
Dopo due anni di indagini, i Carabinieri sono stati in grado di ricostruire tutta la filiera del traffico di stupefacenti: dal fornitore olandese al promotore che in Italia coordinava la distribuzione alla rete di corrieri che trasportavano la droga in ovuli fino ai distributori locali incaricati dello spaccio al dettaglio.
Nel corso delle indagini è stato inoltre possibile decodificare il linguaggio in codice utilizzato dagli indagati nelle loro comunicazioni: il termine «Top» era riferito alla cocaina, «Spa» all’eroina, «Pantaloncino»alle dosi da 5grammi, mentre «Fogli di caramelle» si riferiva al contante. Il sequestro di quaderni contabili ha documentato incassi giornalieri e movimentazioni di denaro riconducibili a un importante giro d’affari, con pagamenti effettuati tramite bonifici internazionali verso conti correnti nigeriani per importi di decine di migliaia di euro.
Il Gip del Tribunale di Venezia ha disposto la custodia cautelare in carcere per tutti i venti indagati, evidenziando la «pericolosa professionalità» del gruppo e il concreto rischio di fuga, considerati anche i numerosi precedenti specifici a carico di alcuni appartenenti all’organizzazione.
L’esecuzione dei provvedimenti restrittivi e delle perquisizioni è stata condotta con il concorso di Carabinieri di rinforzo provenienti da tutti i Comandi Provinciali del Veneto, con il supporto dei Reparti Mobili e Speciali dell’Arma, delle Unità Cinofile Antidroga e del Nucleo Elicotteri Carabinieri, che hanno garantito la copertura aerea durante le operazioni.
L’Operazione «Marshall» rappresenta un importante risultato dell’attività di contrasto al narcotraffico internazionale e alle organizzazioni criminali transnazionali, confermando l’impegno costante dell’Arma dei Carabinieri nel presidio del territorio e nella tutela della collettività.
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