True
2024-10-07
La «terra dei fuochi» di Roma attende ancora le bonifiche
(Ansa)
C’è un’area, nel sudest del Lazio, caratterizzata per il 60% della sua estensione da una campagna che comprende numerose e vaste zone agricole e il Parco Archeologico di Gabii. Un territorio dalle grandi potenzialità e sul quale, negli anni, hanno messo occhi, mani e rifiuti in molti, anche con attività illecite che hanno fruttato affari d’oro. Difficile fissare la data di inizio dell’interramento illegale dei rifiuti nell’area dell’Agro Romano compresa fra i suburbi e i confini di Roma Capitale; è certo, però, che l’innesco di questa bomba ecologica è avvenuto nei primi anni Novanta. Correva l’anno 1994 quando, con l’inizio dei lavori per la realizzazione della linea ferroviaria ad Alta velocità Roma-Napoli, emersero i primi rifiuti tossici interrati nelle Cave dopo la loro dismissione.
Fu solo l’inizio perché, in quel momento, si comprese che non si trattava di un fenomeno di piccole dimensioni. Non a caso quel territorio, che ricade nel VI Municipio, salì agli onori della cronaca come la Terra dei Fuochi del Lazio. Nel 1967, proprio nel quadrante sudest della Capitale, è stato realizzato l’impianto di Rocca Cencia, All’inizio nato come inceneritore, con la trasformazione del ciclo rifiuti è diventato, nel 2006, un Tmb (dal 2023 Tm) gestito da Ama spa. E nel 2011 arrivarono anche l’impianto di trattamento meccanico del gruppo Porcarelli e quello trito-vagliatore.
Dal 1994 al 2024, incendi dolosi, rilevamenti e segnalazioni hanno dato origine a inchieste e portato a sequestri, ma poche sono state le bonifiche – effettuate perlopiù dai privati – sui terreni in cui vennero, tra il 2014 e il 2015, ritrovati interrati anche rifiuti sanitari e amianto. Quanti rifiuti speciali giacciono ancora lì, nonostante le denunce di numerosi cittadini, riuniti nel frattempo nel Cau (Comitati e associazioni uniti), e di chi, come Nicola Franco, in quel territorio è nato e ora lo amministra, è difficile da dirsi. «La zona», afferma il presidente del VI Municipio, «versa in condizioni preoccupanti. In passato i privati hanno fatto una piccola bonifica, ma non hanno scavato oltre i 50 centimetri, mentre qui si parla di rifiuti interrati a oltre un metro. Per questo chiediamo di setacciare il terreno in profondità, con le nuove tecniche geoelettriche. Sul suolo pubblico, invece, non è stato fatto nulla e parliamo di 46 ettari di terreno di cui un terzo di proprietà del Dipartimento Tutela Ambiente. L’ultimo incendio di luglio ha fatto emergere i rifiuti ospedalieri aggiungendo ulteriori preoccupazioni».
Secondo le analisi epidemiologiche eseguite dalla Regione Lazio, in questo Municipio (Distretto 6) il 25,8% di decessi è provocato da tumori maligni e di questi il 24,8% sono tumori della trachea, bronchi e polmoni (dati elaborati e pubblicati sul portale Open Salute Lazio riferiti al 2020) e, secondo un altro studio condotto dal Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio, le aspettative di vita alla nascita sono di tre anni inferiori rispetto a quelle di chi vive nel centro della città. In una zona in cui le polveri sottili sono così tanto e così di frequente al di sopra dei limiti potrebbe aumentare – e di molto – il rischio di ammalarsi di tumore. Dalle rilevazioni effettuate il fattore di rischio a Rocca Cencia si aggirava, già nel 2019, tra l’11 e il 21% in più. È stato, inoltre, riscontrato che l’infarto acuto del miocardio, che molto ha a che fare con l’inquinamento atmosferico, sia ben più alto nel Municipio VI, rispetto al II, dove c’è più verde urbano. Anche l’Arpa ha effettuato, nel 2022, un monitoraggio durato 47 giorni, mettendo nero su bianco che, su 1.166 ore valide ai fini del calcolo dell’intensità di odore, per il 56% si sono verificati eventi con intensità di odore da discernibile a forte raggiungendo anche l’ultimo livello della scala: «intollerabile». Non si può associare con certezza l’insorgenza di tumori alla presenza di rifiuti anche speciali, ma l’esposizione a contaminanti emessi da rifiuti pericolosi non gestiti correttamente, la presenza di siti illegali non controllati di questi rifiuti, l’inquinamento atmosferico e il contesto socio-economico, possono determinare un impatto negativo sulla salute e sul benessere della popolazione.
Territori come il VI Municipio potrebbero contare sugli aiuti previsti dalla legge: dal Testo Unico Ambientale al Decreto n. 15 dell’11 marzo 2005 del Commissario straordinario per l’emergenza ambientale nel territorio della Regione Lazio, che prevede benefit ambientali fino al 5% della tariffa. Il decreto, però, specifica che sono erogabili quando i rifiuti provengono da altri Comuni diversi da quello dove ricade l’impianto.
Nel VI Municipio, oltre a quella di Roma, arriva tutta la spazzatura dei 52 Comuni della Città metropolitana e ci si aspetterebbe che gli importi, versati da Porcarelli, siano stati finalizzati a compensare i danni e migliorare l’ambiente dove ricade l’impianto. È avvenuto nel 2004, quando l’allora sindaco Veltroni, con la delibera di giunta n. 4288/04, destinò circa i 412.000 euro di benefit ad interventi di manutenzione e riqualificazione ambientale nei Municipi XV e XVI per la discarica di Malagrotta, non più funzionante. È un importante precedente.
Ma di quanti soldi si parla? E soprattutto figurano in bilancio? Da una verifica effettuata, la voce «benefit ambientali» figura solo tra le entrate. Porcarelli ha versato a Roma Capitale 253.285,60 euro nel 2022, 296.869,89 euro nel 2023 e 184.879,89 euro nel 2024. Somme importanti, soprattutto se si moltiplicano per gli anni precedenti. Giusto per fare due conti: solo in tre anni sono entrati nelle casse comunali 735.035,38 euro. Tanti soldi in entrata dei quali, però, non si trova traccia in uscita. Di certo non sono stati spesi per bonificare i 46 ettari del VI Municipio. E andando ancora a ritroso all’interno dell’avanzo di bilancio vincolato all’anno 2020, l’allora giunta Raggi lasciava in eredità oltre 800.000 euro di benefit ambientali non utilizzati nell’anno corrente. Soldi, però, non ben individuabili nei bilanci successi, ovvero non se ne vede traccia sotto la voce «benefit ambientali» dell’anno successivo. E siamo nell’era Gualtieri.
Negli anni, anche nel VI Municipio sono stati fatti interventi extra tari, ed è l’assessorato, attraverso il Dipartimento Ciclo rifiuti, a metterli nero su bianco per spiegare come sono stati spesi, negli ultimi tre anni, questi soldi. Interventi per la cui realizzazione sembra si sia sforata la cifra derivante dai benefit ambientali. Nessuno degli interventi, però, pare abbia interessato i rifiuti interrati e alcuni in elenco sembrano rientrare in altri progetti. Il lavoro più impegnativo in termini economici è quello in via dell’Archeologia (zona di Roma dove lo spaccio è il welfare per molti) con una spesa di 349.871,47 euro che dovrebbe essere già coperta dai fondi destinati al comparto R5, che beneficerà di lavori per un totale di 125 milioni di euro. La risposta, protocollata e ricevuta il 3 ottobre, non convince il minisindaco Nicola Franco: «Un elenco che richiede spiegazioni, soprattutto perché non è chiaro con quali soldi siano stati realizzati gli interventi, visto che alcuni sono stati effettuati in danno al trasgressore, altri utilizzando fondi del Pnrr».
In molti, da tempo, attendono risposte. Una voce che le racchiude tutte è quella di Federica Alessandrini del Comitato di quartiere Colle del Sole, uno dei 30 comitati e delle 15 associazioni che da anni chiedono la bonifica dell’area per «ritornare a vivere». «Ci spaventa», afferma, «l’abbandono da parte delle istituzioni (tutte) che dovrebbero tutelarci. Ad oggi
le nostre denunce non hanno trovato riscontro. Il 13 marzo scorso, l’assessorato ai rifiuti del Comune di Roma ha assunto impegni, ma finora non li ha rispettati. La bonifica dei 46 ettari dove ci sono rifiuti speciali interrati e non è un nostro diritto. Chiediamo solo di avere gli stessi diritti alla salute in un ambiente nel quale si possa vivere con la libertà di morire di vecchiaia o di qualsiasi altro evento non legato all’inquinamento».
Temi delicati e situazioni complesse che richiedono un salto nel passato di almeno dieci anni. Un’attenzione – dovuta – alle persone e soprattutto al giro di denaro su cui c’è chi vuole vederci chiaro: è la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari, che ha già convocato gli organi amministrativi coinvolti.
«Da noi centinaia di interventi»
Sabrina Alfonsi, assessore all’Agricoltura, ambiente e ciclo dei rifiuti di Roma, ha risposto alle nostre domande su periferie, rifiuti interrati nel VI Municipio e benefit ambientali
Cosa è stato fatto negli ultimi anni su quel territorio dove ricadono gli impianti?
«La decisione di chiudere il Tmb Ama di Rocca Cencia ha rappresentato un fatto sicuramente molto significativo in termini di riduzione degli impatti olfattivi sull’ambiente circostante, che in prospettiva tenderanno ad azzerarsi. Oltre a questo, solo nel Municipio VI, dal 2022 ad oggi, sono stati fatti una ventina di interventi di rimozione di piccole e medie discariche».
Già dal 2014 è stata riscontata la presenza di rifiuti interrati, tra cui rifiuti sanitari. È stata effettuata una bonifica?
«L’interramento dei rifiuti prevede che, per la valutazione degli interventi da eseguire, vengano effettuate in via preventiva le operazioni per individuare la natura dei rifiuti presenti e le analisi delle matrici ambientali, allo scopo di verificare le eventuali contaminazioni da inquinanti. Gli interventi di bonifica si rendono necessari esclusivamente nel caso in cui venga riscontrata nel terreno e nelle acque di falda una concentrazione di inquinanti tale da costituire un pericolo per la salute umana. In tutti gli altri casi si parla di rimozione dei rifiuti. Sulla bonifica dei siti contaminati abbiamo posto una particolare attenzione, come dimostrano i 126 provvedimenti dirigenziali emanati nei tre anni del nostro mandato relativi a piani di indagine per la caratterizzazione ambientale, analisi di rischio sito specifiche e progetti di bonifica o messa in sicurezza permanente».
Sul tema dei benefit ambientali, quanti sono e come sono stati spesi?
«Le norme in materia stabiliscono che ai Comuni sede di discariche o impianti di trattamento di rifiuti indifferenziati spetta, da parte degli altri Comuni che utilizzano l’impianto, il riconoscimento di un benefit ambientale, che viene determinato in percentuale sulle tariffe di conferimento dei rifiuti ai diversi tipi di impianti. Tali somme devono essere corrisposte al gestore dell’impianto, che provvederà poi a restituirlo al Comune di appartenenza. Nel territorio di Roma Capitale il tema riguarda unicamente l’impianto di trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati della società Porcarelli, che si trova nella zona di Rocca Cencia, dal quale Roma Capitale ha incassato il benefit ambientale a partire dal 2017, anno di autorizzazione Aia dell’impianto. Da quando si è insediata questa amministrazione, il benefit in entrata dall’impianto Porcarelli è stato pari a un totale di circa 735.000 euro. Risorse che sono state destinate alla rimozione delle discariche abusive e che noi in questi tre anni abbiamo integrato con finanziamenti cospicui per garantire interventi su tutta la città. La cifra di circa 400.000 euro riportata in una nota stampa del 29 agosto scorso rappresentava una stima sommaria delle spese. In realtà, dalle verifiche eseguite dal Dipartimento Ciclo dei Rifiuti, risulta che le somme spese sul territorio del Municipio delle Torri nel triennio 2022/2024 per la rimozione di piccole e medie discariche ammontano a complessivi 835.157 euro, quindi un importo maggiore di quello introitato con i benefit ambientali».
Sono stati rispettati gli impegni presi il 13 marzo con i cittadini del VI Municipio ed effettuati interventi per mitigare il problema dei miasmi?
«Il portone dell’impianto è stato riparato e la manutenzione dei biofiltri viene eseguita regolarmente. Inoltre anche a Rocca Cencia, come in tutte le altre strutture Ama, verrà installato uno speciale macchinario, già attivo presso l’impianto di Ostia Romagnoli, che consentirà di effettuare il lavaggio e l’igienizzazione dei mezzi in transito, abbattendo drasticamente i miasmi prodotti. Ricordo inoltre per mitigare il problema degli odori è stato implementato già dall’estate il servizio di pulizia e igienizzazione delle postazioni dei cassonetti stradali su tutto il territorio».
«Nei bilanci non c'è la destinazione dei fondi vincolati»
Gianluca Timpone, commercialista esperto in ambito fiscale e contabile, specializzato nella revisione degli enti locali, ci ha aiutato a capire di più la normativa ma soprattutto a leggere i bilanci
Nei bilanci dei Comuni se esiste la voce «benefit ambientali» in entrata dovrebbe esserci un corrispettivo in uscita?
«Sì. Nel Comune di Roma, si nota che i benefit ricevuti vengono registrati nelle entrate, ma non ci sono indicazioni chiare su come vengono utilizzati nelle uscite. A pag. 21 del Bilancio di Previsione delle spese 2021-2023 Missione 09 - “Sviluppo sostenibile e tutela del territorio” andavano distinti i benefit ambientali trattandosi di fondi a destinazione vincolata. Questo è in effetti un principio fondamentale della contabilità pubblica, in particolare quando si tratta di gestire fondi pubblici legati a compensazioni o benefici per impatti ambientali. I Comuni sono tenuti a rendere pubbliche informazioni relative all’uso dei fondi e ai progetti finanziati prevedendo all’interno dei propri bilanci delle voci specifiche».
Sono importi vincolati ?
«Sì. Queste sono spese obbligatorie. Le regole della Regione Lazio dicono che i comuni devono usare i soldi ricevuti come compensazione per l’inquinamento, per migliorare l’ambiente e la vita delle persone nel loro territorio. Questo significa che i fondi dovrebbero essere spesi nella zona dove si trova l’impianto. Tra l’altro spendere i soldi derivanti dai benefit nel territorio comunale ma lontano dai siti di stoccaggio e/o lavorazione dei rifiuti fa venire meno l’utilità dell’uso dei benefit».
Quali reati potrebbero profilarsi qualora non si rispettassero le disposizioni di legge?
«I reati più comuni che potrebbero essere ipotizzati sono: ingiustificato e improprio per l’utilizzo di fondi pubblici, può comportare responsabilità sia penali che contabili; reati contro l’ambiente che si potrebbero configurare se i fondi non vengono utilizzati per mitigare gli impatti ambientali e sanitari e ciò conduce a un aggravamento delle condizioni di salute e ambiente; responsabilità di danno erariale, che può portare a procedimenti sia penali che civili per il recupero delle somme non utilizzate secondo le normative di legge. Oltre alle responsabilità penali, gli enti locali possono subire sanzioni amministrative o la revoca dei fondi, una volta accertato l’uso improprio delle risorse. In conclusione, quindi, se i fondi destinati a compensazioni o interventi per mitigare impatti ambientali vengano impiegati per scopi non previsti dalla legge o, pur rimanendo nell’ambito dell’assessorato competente, non affrontino effettivamente i problemi ambientali e sanitari, si potrebbero configurare violazioni di legge importanti che comportano sia responsabilità penali che amministrative».
La struttura municipale di Roma e la delibera di giunta che nel 2014 firmò l’allora sindaco Veltroni, potrebbero aiutare a circoscrivere l’area di destinazione dei Benefit?
«Sì, viste nell’insieme esse formano un quadro normativo e amministrativo che circoscrive l’applicazione dei benefit ambientali ai territori specifici interessati dagli impatti degli impianti, in particolare a quelli del VI Municipio. Inoltre, la delibera del 2014 e la sua enfasi sull’uso dei fondi nel territorio interessato imposta una chiara cornice di riferimento. In tal senso, si sottolinea l’importanza di indirizzare le risorse verso le aree direttamente colpite dagli effetti degli impianti, per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni residenti, soprattutto alla luce dei ritrovamenti, su quell’area, di rifiuti interrati».
Ma come fa un cittadino a capire l’uso che si fa dei benefit ambientali?
«Le spese per i benefit ambientali devono essere scritte nel bilancio in una parte specifica, in modo da far vedere chiaramente a cosa servono. Nel bilancio di Roma Capitale ci sono soldi registrati in entrata, ma non ci sono voci specifiche che mostrano come vengono spesi. Di solito, per mostrare che questi soldi vengono usati per migliorare le aree con discariche, si devono usare categorie specifiche come “somme per investimenti ambientali”, “programmi di sostenibilità ambientale” o “spese per la tutela e salvaguardia ambientatale” voci, queste, che nei capitoli di spesa all’interno del bilancio risultano assenti».
Continua a leggereRiduci
Rifiuti tossici, residui ospedalieri, amianto: nel quadrante sud est della Capitale c’è una bomba ecologica che minaccia i residenti. La giunta riceve ogni anno dei soldi per farsene carico, ma non è chiaro come li spenda.Parla l’assessore all’Ambiente Sabrina Alfonsi: «Abbiamo già rimosso una ventina di piccole e medie discariche. Gli odori sono stati abbattuti drasticamente, in prospettiva si azzereranno».L’esperto, Gianluca Timpone: «Il Comune non registra i benefit ambientali alla voce uscite: questo va contro le regole e può essere un reato».Lo speciale contiene tre articoli.C’è un’area, nel sudest del Lazio, caratterizzata per il 60% della sua estensione da una campagna che comprende numerose e vaste zone agricole e il Parco Archeologico di Gabii. Un territorio dalle grandi potenzialità e sul quale, negli anni, hanno messo occhi, mani e rifiuti in molti, anche con attività illecite che hanno fruttato affari d’oro. Difficile fissare la data di inizio dell’interramento illegale dei rifiuti nell’area dell’Agro Romano compresa fra i suburbi e i confini di Roma Capitale; è certo, però, che l’innesco di questa bomba ecologica è avvenuto nei primi anni Novanta. Correva l’anno 1994 quando, con l’inizio dei lavori per la realizzazione della linea ferroviaria ad Alta velocità Roma-Napoli, emersero i primi rifiuti tossici interrati nelle Cave dopo la loro dismissione.Fu solo l’inizio perché, in quel momento, si comprese che non si trattava di un fenomeno di piccole dimensioni. Non a caso quel territorio, che ricade nel VI Municipio, salì agli onori della cronaca come la Terra dei Fuochi del Lazio. Nel 1967, proprio nel quadrante sudest della Capitale, è stato realizzato l’impianto di Rocca Cencia, All’inizio nato come inceneritore, con la trasformazione del ciclo rifiuti è diventato, nel 2006, un Tmb (dal 2023 Tm) gestito da Ama spa. E nel 2011 arrivarono anche l’impianto di trattamento meccanico del gruppo Porcarelli e quello trito-vagliatore.Dal 1994 al 2024, incendi dolosi, rilevamenti e segnalazioni hanno dato origine a inchieste e portato a sequestri, ma poche sono state le bonifiche – effettuate perlopiù dai privati – sui terreni in cui vennero, tra il 2014 e il 2015, ritrovati interrati anche rifiuti sanitari e amianto. Quanti rifiuti speciali giacciono ancora lì, nonostante le denunce di numerosi cittadini, riuniti nel frattempo nel Cau (Comitati e associazioni uniti), e di chi, come Nicola Franco, in quel territorio è nato e ora lo amministra, è difficile da dirsi. «La zona», afferma il presidente del VI Municipio, «versa in condizioni preoccupanti. In passato i privati hanno fatto una piccola bonifica, ma non hanno scavato oltre i 50 centimetri, mentre qui si parla di rifiuti interrati a oltre un metro. Per questo chiediamo di setacciare il terreno in profondità, con le nuove tecniche geoelettriche. Sul suolo pubblico, invece, non è stato fatto nulla e parliamo di 46 ettari di terreno di cui un terzo di proprietà del Dipartimento Tutela Ambiente. L’ultimo incendio di luglio ha fatto emergere i rifiuti ospedalieri aggiungendo ulteriori preoccupazioni». Secondo le analisi epidemiologiche eseguite dalla Regione Lazio, in questo Municipio (Distretto 6) il 25,8% di decessi è provocato da tumori maligni e di questi il 24,8% sono tumori della trachea, bronchi e polmoni (dati elaborati e pubblicati sul portale Open Salute Lazio riferiti al 2020) e, secondo un altro studio condotto dal Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio, le aspettative di vita alla nascita sono di tre anni inferiori rispetto a quelle di chi vive nel centro della città. In una zona in cui le polveri sottili sono così tanto e così di frequente al di sopra dei limiti potrebbe aumentare – e di molto – il rischio di ammalarsi di tumore. Dalle rilevazioni effettuate il fattore di rischio a Rocca Cencia si aggirava, già nel 2019, tra l’11 e il 21% in più. È stato, inoltre, riscontrato che l’infarto acuto del miocardio, che molto ha a che fare con l’inquinamento atmosferico, sia ben più alto nel Municipio VI, rispetto al II, dove c’è più verde urbano. Anche l’Arpa ha effettuato, nel 2022, un monitoraggio durato 47 giorni, mettendo nero su bianco che, su 1.166 ore valide ai fini del calcolo dell’intensità di odore, per il 56% si sono verificati eventi con intensità di odore da discernibile a forte raggiungendo anche l’ultimo livello della scala: «intollerabile». Non si può associare con certezza l’insorgenza di tumori alla presenza di rifiuti anche speciali, ma l’esposizione a contaminanti emessi da rifiuti pericolosi non gestiti correttamente, la presenza di siti illegali non controllati di questi rifiuti, l’inquinamento atmosferico e il contesto socio-economico, possono determinare un impatto negativo sulla salute e sul benessere della popolazione.Territori come il VI Municipio potrebbero contare sugli aiuti previsti dalla legge: dal Testo Unico Ambientale al Decreto n. 15 dell’11 marzo 2005 del Commissario straordinario per l’emergenza ambientale nel territorio della Regione Lazio, che prevede benefit ambientali fino al 5% della tariffa. Il decreto, però, specifica che sono erogabili quando i rifiuti provengono da altri Comuni diversi da quello dove ricade l’impianto.Nel VI Municipio, oltre a quella di Roma, arriva tutta la spazzatura dei 52 Comuni della Città metropolitana e ci si aspetterebbe che gli importi, versati da Porcarelli, siano stati finalizzati a compensare i danni e migliorare l’ambiente dove ricade l’impianto. È avvenuto nel 2004, quando l’allora sindaco Veltroni, con la delibera di giunta n. 4288/04, destinò circa i 412.000 euro di benefit ad interventi di manutenzione e riqualificazione ambientale nei Municipi XV e XVI per la discarica di Malagrotta, non più funzionante. È un importante precedente. Ma di quanti soldi si parla? E soprattutto figurano in bilancio? Da una verifica effettuata, la voce «benefit ambientali» figura solo tra le entrate. Porcarelli ha versato a Roma Capitale 253.285,60 euro nel 2022, 296.869,89 euro nel 2023 e 184.879,89 euro nel 2024. Somme importanti, soprattutto se si moltiplicano per gli anni precedenti. Giusto per fare due conti: solo in tre anni sono entrati nelle casse comunali 735.035,38 euro. Tanti soldi in entrata dei quali, però, non si trova traccia in uscita. Di certo non sono stati spesi per bonificare i 46 ettari del VI Municipio. E andando ancora a ritroso all’interno dell’avanzo di bilancio vincolato all’anno 2020, l’allora giunta Raggi lasciava in eredità oltre 800.000 euro di benefit ambientali non utilizzati nell’anno corrente. Soldi, però, non ben individuabili nei bilanci successi, ovvero non se ne vede traccia sotto la voce «benefit ambientali» dell’anno successivo. E siamo nell’era Gualtieri.Negli anni, anche nel VI Municipio sono stati fatti interventi extra tari, ed è l’assessorato, attraverso il Dipartimento Ciclo rifiuti, a metterli nero su bianco per spiegare come sono stati spesi, negli ultimi tre anni, questi soldi. Interventi per la cui realizzazione sembra si sia sforata la cifra derivante dai benefit ambientali. Nessuno degli interventi, però, pare abbia interessato i rifiuti interrati e alcuni in elenco sembrano rientrare in altri progetti. Il lavoro più impegnativo in termini economici è quello in via dell’Archeologia (zona di Roma dove lo spaccio è il welfare per molti) con una spesa di 349.871,47 euro che dovrebbe essere già coperta dai fondi destinati al comparto R5, che beneficerà di lavori per un totale di 125 milioni di euro. La risposta, protocollata e ricevuta il 3 ottobre, non convince il minisindaco Nicola Franco: «Un elenco che richiede spiegazioni, soprattutto perché non è chiaro con quali soldi siano stati realizzati gli interventi, visto che alcuni sono stati effettuati in danno al trasgressore, altri utilizzando fondi del Pnrr».In molti, da tempo, attendono risposte. Una voce che le racchiude tutte è quella di Federica Alessandrini del Comitato di quartiere Colle del Sole, uno dei 30 comitati e delle 15 associazioni che da anni chiedono la bonifica dell’area per «ritornare a vivere». «Ci spaventa», afferma, «l’abbandono da parte delle istituzioni (tutte) che dovrebbero tutelarci. Ad oggi le nostre denunce non hanno trovato riscontro. Il 13 marzo scorso, l’assessorato ai rifiuti del Comune di Roma ha assunto impegni, ma finora non li ha rispettati. La bonifica dei 46 ettari dove ci sono rifiuti speciali interrati e non è un nostro diritto. Chiediamo solo di avere gli stessi diritti alla salute in un ambiente nel quale si possa vivere con la libertà di morire di vecchiaia o di qualsiasi altro evento non legato all’inquinamento». Temi delicati e situazioni complesse che richiedono un salto nel passato di almeno dieci anni. Un’attenzione – dovuta – alle persone e soprattutto al giro di denaro su cui c’è chi vuole vederci chiaro: è la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari, che ha già convocato gli organi amministrativi coinvolti. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-terra-dei-fuochi-di-roma-attende-ancora-le-bonifiche-2669333167.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="da-noi-centinaia-di-interventi" data-post-id="2669333167" data-published-at="1728243779" data-use-pagination="False"> «Da noi centinaia di interventi» Sabrina Alfonsi, assessore all’Agricoltura, ambiente e ciclo dei rifiuti di Roma, ha risposto alle nostre domande su periferie, rifiuti interrati nel VI Municipio e benefit ambientali Cosa è stato fatto negli ultimi anni su quel territorio dove ricadono gli impianti? «La decisione di chiudere il Tmb Ama di Rocca Cencia ha rappresentato un fatto sicuramente molto significativo in termini di riduzione degli impatti olfattivi sull’ambiente circostante, che in prospettiva tenderanno ad azzerarsi. Oltre a questo, solo nel Municipio VI, dal 2022 ad oggi, sono stati fatti una ventina di interventi di rimozione di piccole e medie discariche». Già dal 2014 è stata riscontata la presenza di rifiuti interrati, tra cui rifiuti sanitari. È stata effettuata una bonifica? «L’interramento dei rifiuti prevede che, per la valutazione degli interventi da eseguire, vengano effettuate in via preventiva le operazioni per individuare la natura dei rifiuti presenti e le analisi delle matrici ambientali, allo scopo di verificare le eventuali contaminazioni da inquinanti. Gli interventi di bonifica si rendono necessari esclusivamente nel caso in cui venga riscontrata nel terreno e nelle acque di falda una concentrazione di inquinanti tale da costituire un pericolo per la salute umana. In tutti gli altri casi si parla di rimozione dei rifiuti. Sulla bonifica dei siti contaminati abbiamo posto una particolare attenzione, come dimostrano i 126 provvedimenti dirigenziali emanati nei tre anni del nostro mandato relativi a piani di indagine per la caratterizzazione ambientale, analisi di rischio sito specifiche e progetti di bonifica o messa in sicurezza permanente». Sul tema dei benefit ambientali, quanti sono e come sono stati spesi? «Le norme in materia stabiliscono che ai Comuni sede di discariche o impianti di trattamento di rifiuti indifferenziati spetta, da parte degli altri Comuni che utilizzano l’impianto, il riconoscimento di un benefit ambientale, che viene determinato in percentuale sulle tariffe di conferimento dei rifiuti ai diversi tipi di impianti. Tali somme devono essere corrisposte al gestore dell’impianto, che provvederà poi a restituirlo al Comune di appartenenza. Nel territorio di Roma Capitale il tema riguarda unicamente l’impianto di trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati della società Porcarelli, che si trova nella zona di Rocca Cencia, dal quale Roma Capitale ha incassato il benefit ambientale a partire dal 2017, anno di autorizzazione Aia dell’impianto. Da quando si è insediata questa amministrazione, il benefit in entrata dall’impianto Porcarelli è stato pari a un totale di circa 735.000 euro. Risorse che sono state destinate alla rimozione delle discariche abusive e che noi in questi tre anni abbiamo integrato con finanziamenti cospicui per garantire interventi su tutta la città. La cifra di circa 400.000 euro riportata in una nota stampa del 29 agosto scorso rappresentava una stima sommaria delle spese. In realtà, dalle verifiche eseguite dal Dipartimento Ciclo dei Rifiuti, risulta che le somme spese sul territorio del Municipio delle Torri nel triennio 2022/2024 per la rimozione di piccole e medie discariche ammontano a complessivi 835.157 euro, quindi un importo maggiore di quello introitato con i benefit ambientali». Sono stati rispettati gli impegni presi il 13 marzo con i cittadini del VI Municipio ed effettuati interventi per mitigare il problema dei miasmi? «Il portone dell’impianto è stato riparato e la manutenzione dei biofiltri viene eseguita regolarmente. Inoltre anche a Rocca Cencia, come in tutte le altre strutture Ama, verrà installato uno speciale macchinario, già attivo presso l’impianto di Ostia Romagnoli, che consentirà di effettuare il lavaggio e l’igienizzazione dei mezzi in transito, abbattendo drasticamente i miasmi prodotti. Ricordo inoltre per mitigare il problema degli odori è stato implementato già dall’estate il servizio di pulizia e igienizzazione delle postazioni dei cassonetti stradali su tutto il territorio». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-terra-dei-fuochi-di-roma-attende-ancora-le-bonifiche-2669333167.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="nei-bilanci-non-c-e-la-destinazione-dei-fondi-vincolati" data-post-id="2669333167" data-published-at="1728243779" data-use-pagination="False"> «Nei bilanci non c'è la destinazione dei fondi vincolati» Gianluca Timpone, commercialista esperto in ambito fiscale e contabile, specializzato nella revisione degli enti locali, ci ha aiutato a capire di più la normativa ma soprattutto a leggere i bilanci Nei bilanci dei Comuni se esiste la voce «benefit ambientali» in entrata dovrebbe esserci un corrispettivo in uscita? «Sì. Nel Comune di Roma, si nota che i benefit ricevuti vengono registrati nelle entrate, ma non ci sono indicazioni chiare su come vengono utilizzati nelle uscite. A pag. 21 del Bilancio di Previsione delle spese 2021-2023 Missione 09 - “Sviluppo sostenibile e tutela del territorio” andavano distinti i benefit ambientali trattandosi di fondi a destinazione vincolata. Questo è in effetti un principio fondamentale della contabilità pubblica, in particolare quando si tratta di gestire fondi pubblici legati a compensazioni o benefici per impatti ambientali. I Comuni sono tenuti a rendere pubbliche informazioni relative all’uso dei fondi e ai progetti finanziati prevedendo all’interno dei propri bilanci delle voci specifiche». Sono importi vincolati ? «Sì. Queste sono spese obbligatorie. Le regole della Regione Lazio dicono che i comuni devono usare i soldi ricevuti come compensazione per l’inquinamento, per migliorare l’ambiente e la vita delle persone nel loro territorio. Questo significa che i fondi dovrebbero essere spesi nella zona dove si trova l’impianto. Tra l’altro spendere i soldi derivanti dai benefit nel territorio comunale ma lontano dai siti di stoccaggio e/o lavorazione dei rifiuti fa venire meno l’utilità dell’uso dei benefit». Quali reati potrebbero profilarsi qualora non si rispettassero le disposizioni di legge? «I reati più comuni che potrebbero essere ipotizzati sono: ingiustificato e improprio per l’utilizzo di fondi pubblici, può comportare responsabilità sia penali che contabili; reati contro l’ambiente che si potrebbero configurare se i fondi non vengono utilizzati per mitigare gli impatti ambientali e sanitari e ciò conduce a un aggravamento delle condizioni di salute e ambiente; responsabilità di danno erariale, che può portare a procedimenti sia penali che civili per il recupero delle somme non utilizzate secondo le normative di legge. Oltre alle responsabilità penali, gli enti locali possono subire sanzioni amministrative o la revoca dei fondi, una volta accertato l’uso improprio delle risorse. In conclusione, quindi, se i fondi destinati a compensazioni o interventi per mitigare impatti ambientali vengano impiegati per scopi non previsti dalla legge o, pur rimanendo nell’ambito dell’assessorato competente, non affrontino effettivamente i problemi ambientali e sanitari, si potrebbero configurare violazioni di legge importanti che comportano sia responsabilità penali che amministrative». La struttura municipale di Roma e la delibera di giunta che nel 2014 firmò l’allora sindaco Veltroni, potrebbero aiutare a circoscrivere l’area di destinazione dei Benefit? «Sì, viste nell’insieme esse formano un quadro normativo e amministrativo che circoscrive l’applicazione dei benefit ambientali ai territori specifici interessati dagli impatti degli impianti, in particolare a quelli del VI Municipio. Inoltre, la delibera del 2014 e la sua enfasi sull’uso dei fondi nel territorio interessato imposta una chiara cornice di riferimento. In tal senso, si sottolinea l’importanza di indirizzare le risorse verso le aree direttamente colpite dagli effetti degli impianti, per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni residenti, soprattutto alla luce dei ritrovamenti, su quell’area, di rifiuti interrati». Ma come fa un cittadino a capire l’uso che si fa dei benefit ambientali? «Le spese per i benefit ambientali devono essere scritte nel bilancio in una parte specifica, in modo da far vedere chiaramente a cosa servono. Nel bilancio di Roma Capitale ci sono soldi registrati in entrata, ma non ci sono voci specifiche che mostrano come vengono spesi. Di solito, per mostrare che questi soldi vengono usati per migliorare le aree con discariche, si devono usare categorie specifiche come “somme per investimenti ambientali”, “programmi di sostenibilità ambientale” o “spese per la tutela e salvaguardia ambientatale” voci, queste, che nei capitoli di spesa all’interno del bilancio risultano assenti».
iStock
Esempio. L’interista grida al compagno opposto di tifo: «Sporco milanista!», accusandolo di essere negativo in quanto milanista e l’essere milanista è talmente negativo da necessitare di un rafforzativo negativo, che può essere «brutto», «disgraziato», «infame», «vigliacco» e così via, fino a «sporco». La sporcizia emblematizza la negatività tanto quanto la bruttezza estetica, le tribolazioni esistenziali, l’attitudine a fare la spia, la viltà e quindi, agli occhi dell’interista, essere milanista è una colpa tanto grave da poter essere rafforzata da un ulteriore stigma accusatorio. Anche la spiegazione della combinazione «sporco» più «caratteristica odiata» non univoca, ma doppia, regge. Il doppio insulto, scollegato rispetto al precedente, «Sei sporco e milanista», comunque si basa sull’attribuzione di un giudizio morale negativo all’essere sporco e, anche se solo simbolica, di un valore negativo ovvero un disvalore al portatore di sporcizia. Insomma, è più che assodato: se volete offendere qualcuno dategli dello sporco, simbolico o reale. Essere tacciati di pulizia, invece, vuol dire essere puri: «Your clothes are clean and your mind is productive» cantava Paul Weller con gli Style Council in quella che è - faremo una confessione pulita - una delle canzoni d’amore preferite di chi scrive, Speak like a child. Ancora, «Hai il cuore pulito come appena nevicato» cantava Eugenio Finardi nella canzone Patrizia. I proverbi traboccano di trionfi della pulizia: «Chi è pulito è bello», non sempre è vero, è pieno il mondo di racchioni puliti, tuttavia si può pensare che anche se non sono belli da guardare sono, almeno, puliti. Un altro: «La pulizia costa poco e molto vale»: verissimo. Un altro ancora: «Non importa che l’abito sia fino, purché sia pulito». Qui concordiamo: un brutto vestito pulito è certamente migliore di uno bello ma sporco.
Ci sono però dei casi in cui il polo positivo rappresentato dal pulito porta con sé qualcosa di negativo. Accade quando l’esercizio della pulizia non è virtuoso come sarebbe se fosse equilibrato, ma è un’attività ansiosa e ossessiva determinata dalla nevrosi di cui si è lievemente o del tutto ammalati. Dopo che la tv inglese ha dedicato loro un programma tv che in lingua originale si intitolava Obsessive Compulsive Cleaners e che in Italia è stato tradotto come Malati di pulito, li conosciamo popolarmente con questa denominazione. Da un punto di vista psichiatrico, il termine tecnico non è però «malati di pulito», che fa il verso ad altre frasi costruite sulla specificazione dell’oggetto della mania come, per esempio, «morti di fama» per intendere, un po’ simpaticamente, quelli che per arrivare al successo venderebbero anche la madre. I rupofobici soffrono molto, da un certo punto di vista, e no, non sono persone bizzarre che come una ha la passione degli scacchi, be‘ quelli ce l’hanno dei mocio lavapavimenti. No. Quelli sono semplici appassionati pulitori. I veri e propri rupofobici sono sofferenti portatori di una sorta di condanna, di una coazione a ripetere una prassi «igienizzante» che non basta mai e che il giorno dopo ricomincerà di nuovo. Sono i Sisifo del disinfettante: ogni giorno maneggiano la pezzetta imbibita di detergente per pulire con tutte le loro forze per poi... ricominciare uguale il giorno dopo. E quello dopo ancora e così via, sempre uguale, per l’eternità. A meno che un trattamento psicoterapeutico non interrompa il ciclo. Ciò che li guida, infatti, a pulire come instancabili ossessionati non è l’effettiva ed oggettiva condizione igienica di, per esempio, la casa. Il rupofobico non pulisce i pavimenti una volta a settimana, è capace di pulirli una volta ogni ora. O del proprio corpo. Il rupofobico non si lava le mani dopo essere andato in bagno, se le lava anche più volte di continuo, continuamente, per tranquillizzarsi, non perché le abbia davvero sporche. La parola rupofobia deriva dall’unione della parola greca rùpos che vuol dire sporcizia, sudiciume e fobia da phobos che significa paura. Attualmente la rupofobia è considerata da alcuni un disturbo d’ansia, da altri un disturbo ossessivo compulsivo. Va detto che alcuni considerano tutti i disturbi ossessivo compulsivi forme d’ansia e altri no, li considerano questioni psicopatologiche diverse. I gradi di afflizione di questa fobia possono essere diversi e andare da una leggera ansia all’idea di toccare qualcosa di sporco al disagio che porta a pensare continuamente allo sporco e a come evitarlo. Nel caso della «semplice» ansia, non si pensa continuamente allo sporco e l’ansia sopraggiunge solo se ci si trova in una situazione non percepita come igienica. Oppure, nella vita quotidiana che naturalmente contempla anche un rapporto continuo con la pulizia propria, della propria casa e, in generale, dei luoghi frequentati fuori casa, si opta sempre per azioni di controllo dell’eventuale sporco: si va dal lavarsi ben bene e con compiacimento le mani quando necessario all’evitare con compiacimento che tranquillizza ed evita l’ansia di bere il caffè nelle tazzine del bar chiedendolo in bicchiere usa e getta, dallo sgridare la persona che prende la frutta e la verdura al supermercato senza guanti come se stesse facendo chissà che di chissà quanto grave all’evitare di toccare cani o gatti considerandoli fonti di sporcizia, dall’iniziare a pulire appena arrivati a casa dal lavoro con una dedizione e un vigore eccessivi al non sopportare l’idea di accumulare i piatti durante una cena con ospiti e dunque all’andare a lavarli, abbandonando la tavola, dopo ogni portata, dal costringere tutti gli abitanti della casa, per primi sé stessi, a lasciare le scarpe fuori per «igiene» all’evitare di andare al ristorante perché nessuno lì impone ai clienti di togliersele e quel pavimento è una miniera a cielo aperto di sozzume. Si parla, insomma, sempre di eccessiva attenzione a non «sporcarsi», a non sporcare, a non trovarsi in mezzo allo sporco, a non far vivere a lungo lo sporco se crearlo è inevitabile, ma comunque non siamo ancora nel campo dell’ossessione, quanto piuttosto in quello del controllo, non simpatico nemmeno questo, ma comunque un filo meno disagevole, per sé e per gli altri, del disturbo ossessivo compulsivo. L’idea di controllare lo sporco che ci può essere addosso e intorno a noi, respingendolo con vigore e compiacimento ci identifica e tranquillizza il rupofobico ansioso.
Nel caso del disturbo ossessivo compulsivo, invece, la paura irrazionale dello sporco diventa un’ossessione. Il rupofobico ossessivo è un ossessivo-compulsivo la cui ossessione è la sporcizia e la cui compulsione è pulire e pulire e pulire per allontanare l’ossessione. Il disturbo ossessivo-compulsivo è un disturbo psicopatologico cronico e invalidante che si configura come una incontrollata manifestazione nella mente di chi ne soffre di ossessioni e conseguenti compulsioni percepite da chi soffre di Doc, questo l’acronimo, come unica possibilità risolutiva (ovviamente così non è, anzi è più o meno il contrario). Le ossessioni sono pensieri e impulsi involontari, che procurano disagio a chi le vive nella sua mente. Le compulsioni, complementari alle ossessioni, non sono pensieri ma azioni percepite come idonee a evitare che si presenti o almeno a diminuire o eliminare l’angoscia derivante dalle ossessioni. In tutti i casi, comunque, sia che si manifesti con ansia, sia che si palesi come un disturbo ossessivo compulsivo, la rupofobia è una paura irrazionale e patologica dello sporco. Il rupofobico può avere attacchi di ansia e attacchi di panico anche solo pensando allo sporco e si calma pulendo. Il rupofobico può evitare i luoghi molto frequentati, dal bar alla spiaggia passando per i mezzi pubblici, perché disgustato dall’idea di stanziare in luoghi non puliti come vorrebbe lui. Può creare rituali di pulizia e di difesa dallo sporco, non solo in casa, lavando continuamente sé stesso e gli ambienti domestici, ma può esportarli anche fuori di casa. Si pensi a chi, dopo il Covid, andava in giro con guanti e masherine, anche doppi, anche guidando in auto da solo. Un equilibrato rifiuto dello sporco è corretto, un’esagerazione cela un problema.
Continua a leggereRiduci
Thea Louise Stjernesund e Sara Hector omaggiano Federica Brignone dopo la prova dello slalom gigante femminile (Getty Images)
Si sono concluse ieri, con la maestosa cerimonia dell'Arena di Verona, le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Un successo per l'Italia sotto tutti i punti di vista: non solo sportivo, con il quarto posto nel medagliere e ogni record precedente spazzato via, ma anche logistico, organizzativo, economico e se vogliamo anche politico. Ma è stata soprattutto l'Olimpiade degli atleti, delle imprese, delle gioie e, talvolta, dei dolori. Dei gesti di fairplay e delle storie dietro ogni medaglia. Momenti indimenticabili che rimangono nella storia.
Tra i fotogrammi più belli lasciati in eredità da Milano-Cortina 2026, impossibile non cominciare da Federica Brignone. La Tigre di La Salle si è presentata a questi Giochi con mille incognite, dubbi e preoccupazioni legate alle sue condizioni fisiche, dopo il grave infortunio subito il 3 aprile 2025 - a meno di un anno dall'appuntamento a cinque cerchi - durante una gara di gigante ai campionati italiani Assoluti all'Alpe Lusia nelle Dolomiti. Quel giorno la diagnosi fu tremenda: frattura scomposta del piatto tibiale, della testa del perone della gamba sinistra con rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Le lacrime, l'operazione, la riabilitazione, un secondo intervento e il tempo che scorreva inesorabilmente come un countdown verso l'inizio dell'Olimpiade casalinga, quella che ogni atleta sogna di vivere da protagonista, a maggior ragione se coltiva legittime ambizioni di medaglia per pedigree e talento. Quel talento unito alla tenacia e alla fiducia in se stessa, ma anche alla pazienza e a un'incredibile forza mentale, che hanno permesso a Federica Brignone non solo di presentarsi ai blocchi di partenza di Milano-Cortina, ma anche di farlo da assoluta regina delle nevi, con i due magnifici ori conquistati nello slalom gigante e nel supergigante di quella domenica 15 febbraio che entra di diritto nella storia dello sport azzurro.
Un po' come era successo nel 2021, quando il 1° agosto, anche quel giorno era domenica, ai Giochi di Tokyo arrivarono nel giro di 16 minuti le due incredibili medaglie d'oro vinte da Gianmarco Tamberi nel salto in alto e da Marcell Jacobs nei 100 metri. Otto giorni fa, invece, a Milano-Cortina è andata esattamente così: alle 14.28 Federica Brignone conquista il secondo oro della sua Olimpiade. Alle 14:59 la coppia dello snowboard cross formata da Michela Moioli e Lorenzo Sommariva vince l'argento. Alle 15:15 una leggendaria Lisa Vittozzi sale sul gradino più alto del podio nell'inseguimento del biathlon. 47 minuti di pura adrenalina e goduria sportiva per i nostri colori.
A proposito del biathlon, dalla disciplina che riunisce lo sci di fondo con il tiro a segno con la carabina, è arrivato uno dei momenti più belli e apprezzati, caratterizzato da un enorme gesto di fairplay. Durante una prova che vedeva impegnata proprio Lisa Vittozzi, l'avversaria francese Julia Simon ha perso un bastoncino e dargliene uno di scorta è stato proprio il coach azzurro a bordo pista. E che dire dell'arrivo fianco a fianco, tra gli applausi, ad Anterselva di due colossi biathlon come l'italiana Dorothea Wierer e la tedesca Franziska Preuss, giunte all'ultima danza sulla neve. Sempre nell'inseguimento del biathlon, ma al maschile, toccante ed emozionate è stato il momento in cui il francese Emilien Jacquelin, dopo aver tagliato il traguardo al terzo posto e aver conquistato la medaglia di bronzo, ha dedicato il successo a Marco Pantani indicando l'orecchino che gli era stato regalato dalla mamma del Pirata e la bandana che porta in segno di omaggio al ciclista scomparso nel 2004. Nella mass start, invece, scena pazzesca quella che ci hanno regalato l'italiano Nicola Romanin, il francese Fabien Claude e l'americano Campbell Wright. Questi ultimi due, fuori dalla zona medaglia e nelle ultime posizioni, si fermano a pochi metri dal traguardo per aspettare l'azzurro. I tre si allineano, confabulano un paio di secondi e danno vita a uno sprint con una volata sul rettilineo finale per evitare l'ultima posizione.
Fabien Claude del Team Francia, Nicola Romanin del Team Italia e Campbell Wright del Team Stati Uniti in cammino verso il traguardo ad Anterselva (Getty Images)
Tra le emozioni intense vissute a Milano-Cortina c'è senz'altro quella vissuta da Federico Tomasoni che dopo l'argento conquistata a Livigno nello ski cross ha mostrato il sole disegnato sul suo casco e dedicato la medaglia a Matilde Lorenzi, la sua fidanzata scomparsa il 28 ottobre 2024 dopo una terribile caduta sugli sci.
Storie di sport che si intrecciano a momenti di vita che ognuno di noi può sentire più o meno vicino e farci vivere l'evento oltre la pura competizione sportiva. Come per esempio il primo oro nella storia dei Giochi invernali per il Brasile conquistato da Lucas Braathen e l'emozione dello sciatore appena finita la gara nella telefonata in vivavoce con una leggenda mondiale di questo sport come Alberto Tomba che si congratula e lui che si commuove. Nello sport, il momento che separa un'atleta da un trionfo a una sconfitta può essere invisibile, incalcolabile, ed è quel preciso istante in cui si realizza di non avercela fatta. È quanto è accaduto ad Atle Lei MCGrath. Lo sciatore norvegese, nella prima manche dello slalom maschile, si trovava a condurre in testa davanti a tutti. Aveva la medaglia d'oro praticamente in pugno. Poi sul più bello si è trovato a fare i conti con un errore che gli è costato quattro anni di duro lavoro e sacrifici: l'inforcata, l'uscita fuori pista e il sogno che svanisce mentre tutto il mondo ti osserva e una reazione tanto impulsiva quanto significativa: l'urlo, il lancio al cielo dei bastoncini, i parastinchi slacciati e la camminata solitaria veso il bosco per trovare un rifugio lontano dalle telecamere e fare i conti con se stesso. «Volevo prendermi un po' di tempo per me» - ha raccontato dopo la gara - «Non conosco nessun altro sport in cui ci sia una distanza così breve tra la cosa più bella che puoi realizzare e la cosa peggiore che puoi vivere». Lo stesso ha vissuto il fenomeno mondiale del pattinaggio artistico, Ilia Malinin. L'americano di origini uzbeke, si era presentato come favorito assoluto ma nella finale olimpica non ha performato come avrebbe potuto e voluto e ha chiuso con un deludente e inaspettato ottavo posto. Un flop che lo straordinario pubblico del Forum di Assago ha saputo mitigare con una calorosa standing ovation durante l'esibizione al Galà del 21 febbraio e a cui il fenomeno del salto quadruplo ha risposto con le lacrime. Emozionante anche la vittoria di Elana Meyers-Taylor che alla quinta partecipazione ai Giochi e all'età di 41 anni ha vinto la medaglia d'oro nel mono-bob e ha festeggiato abbracciando i suoi due bimbi, nati entrambi sordi prematuri e uno con la sindrome di Down, ai quali ha comunicato attraverso il linguaggio dei segni la frase: «La mamma ha vinto».
Tra i momenti più divertenti e suggestivi nell'album dei ricordi di Milano-Cortina 2026 va inserito senza alcun dubbio Nazgul. Il bellissimo cane lupo che ha invaso la pista di Tesero durante la gara di qualificazioni dello sprint femminile a squadre e ha tagliato il traguardo davanti agli sguardi increduli e divertiti degli spettatori e delle atlete.
Continua a leggereRiduci