La priorità del governo è spalancare i porti
  • Iniziano i lavori d’aula per abolire i decreti sicurezza di Matteo Salvini: l’esecutivo pone la fiducia alla Camera e si prepara a ripristinare l’accoglienza indiscriminata, con i relativi business oscuri. Il leader leghista: «Con tutti i problemi che ci sono, è urgente questo?»
  • Storia di Marzio Carrara: decenni di lavoro onesto messi in dubbio per qualche articolo.

Lo speciale contiene due articoli.

Con alcuni settori produttivi del Paese, come la ristorazione e il turismo, in ginocchio e in piena emergenza sanitaria, il governo mostra i muscoli esclusivamente su una questione: smantellare i decreti sicurezza di Matteo Salvini. Ieri, per voce del ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, ha posto la fiducia nell’aula della Camera sul nuovo decreto immigrazione, qualificando, di fatto, le politiche sull’accoglienza come fondamentali rispetto alla propria azione politica. Dall’approvazione del decreto immigrazione, quindi, dipenderà la tenuta del Conte bis. L’esame del provvedimento che interviene in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, modificando alcuni articoli del codice penale, e che riporta l’Italia al 2018, è cominciato ieri alla Camera. Prevede la cancellazione delle multe per le Ong, nessuna confisca di navi e – soprattutto – un grande ritorno: il meccanismo della protezione umanitaria con un allargamento delle maglie della protezione speciale. Con tempi più brevi pure per la concessione della cittadinanza. E costi più alti per l’accoglienza: tornano i 35 euro a cranio, con il nuovo Sistema di accoglienza e integrazione (Sai), nel quale finiranno oltre ai titolari di protezione internazionale e ai minori stranieri non accompagnati, anche i richiedenti asilo. Una sorta di Sprar 2.0. E approderà in aula senza nemmeno aver concluso l’esame degli emendamenti (dei 1.500 presentati inizialmente, la maggior parte del Carroccio, il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia del M5s, ne aveva bocciati 400, salvo poi riammetterne 250. Alla fine ne sono rimasti in piedi 1.076, ma non sono stati discussi).

Altri emendamenti sono stati già approvati, come quello presentato dal Pd riguardante i flussi, con i dem che hanno chiesto l’abolizione delle quote massime di stranieri da ammettere sul territorio nazionale per lavoro subordinato.

E poi ci sono quelli presentati da Laura Boldrini, per estendere il divieto di espulsione a coloro che potrebbero essere perseguitati non solo per questioni razziali, di sesso, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali o sociali, ma anche per orientamento sessuale e identità di genere. Ma pure per bloccare le espulsioni degli immigrati anche se il provvedimento di allontanamento emesso da un giudice è già esecutivo. Nonostante uno straniero sia stato formalmente espulso e la sua domanda di ingresso in Italia già bocciata una volta, potrà ripresentare una seconda domanda per tentare di rimanere.

La maggioranza giallorossa, per far passare la riforma, punta anche su un semplice trucco: sul provvedimento presentato c’è una clausola di invarianza finanziaria, che si applica quando dalla norma non discendono nuovi oneri a carico della finanza pubblica. Quindi ufficialmente non sono previste ulteriori spese rispetto ai decreti Salvini. «È ovvio che i costi lieviteranno in corso d’opera», spiega alla Verità Nicola Molteni, responsabile del dipartimento sicurezza e immigrazione della Lega, che aggiunge: «Non riusciranno a far fronte all’ondata di ingressi, che è già tre volte superiore a quella dell’anno precedente, e dovranno trovare un modo per finanziare l’accoglienza con cifre esorbitanti. Con questo decreto si alimenta solamente il business dei permessi di soggiorno, la finta accoglienza e la finta solidarietà. Basti pensare che tornano i famosi 35 euro per migrante a fronte dei 19-26 euro dei decreti Salvini. In pratica, riprende la macchina mangiasoldi della finta integrazione che torna a macinare servizi e forniture per chiunque approdi in Italia. Coop e associazioni ringraziano. Mentre altri Paesi Ue chiudono e difendono le frontiere e rafforzano le normative interne a tutela degli interessi di sicurezza nazionale, la cancellazione dei decreti Salvini rende l’Italia il campo profughi d’Europa a cielo aperto».

Il centrodestra ha chiesto il rinvio dell’atto in commissione, con una richiesta, avanzata da Igor Iezzi della Lega a nome di tutta l’opposizione e ribadita anche da Ylenia Lucarelli (Fdi) e Giusy Bartolozzi (Forza Italia), motivata dall’assenza di una relazione da parte del governo, oltre che del parere della commissione Bilancio di Montecitorio. «La Camera si occupa dei decreti sicurezza, ma è urgente? Mi domando perché si parli di clandestini e sbarchi con i problemi che ci sono», ha commentato Matteo Salvini. «Noi», ha aggiunto, «ci opporremo alla cancellazione di questi decreti, riaprire i porti non è prioritario. Staremo in aula finché non ritirano gli emendamenti».

Al voto di lunedì alla Camera una frangia di dissidenti grillini cercherà, invece, di mitigare uno dei capisaldi della riforma voluta da Luciana Lamorgese: lo stop al sequestro delle navi delle Ong per il salvataggio dei migranti. Un passaggio diametralmente opposto rispetto a quello sostenuto dai pentastellati quando il ministro dell’Interno era Salvini. E che potrebbe creare più di qualche imbarazzo anche al premier Giuseppe Conte.


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