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La Lega calcio chiede 2 miliardi di euro di danni per lo scandalo Infront

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La Lega calcio chiede 2 miliardi di euro di danni per lo scandalo Infront
Ansa

Una richiesta di 2 miliardi di euro di danni alla Img, una delle società che gestirono dal 2008 al 2014 i diritti del calcio di serie A. E' questa l'ultima mossa della Lega Calcio come di Torino, Fiorentina e Chievo, che hanno deciso di rivalersi contro quel cartello di società, tra cui la Mp Silva di Riccardo Silva e la Domino holding di Marco Bogarelli, che furono messe sotto inchiesta dalla procura di Milano nel 2014 quando l'advisor era Infront. Poi nel 2018 i procuratori Paolo Filippini e Giovanni Polizzi decisero di archiviare il caso, dopo che il gip aveva spiegato che si trattava di una questione tra privati. Le accuse erano di associazione a delinquere, truffa, turbativa d'asta, riciclaggio e autoriciclaggio. Sotto indagine erano finiti anche l'ex amministratore delegato del Milan Adriano Galliani e il presidente del Genova Enrico Preziosi. La Lega calcio ha quantificato il danno in 1,5 miliardi di euro, mentre Torino, Fiorentina e Chievo chiedono 500 milioni di euro. Per inciso la situazione dei viola è la più particolare, perché la causa è stata promossa da Diego Della Valle che ha posto questa condizione prima della vendita a Rocco Commisso.

Del resto i danni ai club sono stati consistenti come è stato evidenziato nei bilanci. E il fatto che quelle gare per i diritti televisivi erano falsate è stato confermato da una sentenza dell'Antitrust dell'aprile dello scorso anno. Nelle prossime settimane è attesa la sentenza del consiglio di Stato. Sulla causa civile potrebbe pesare comunque l'archiviazione del procedimento penale. Ma l'anno scorso l'autorità garante della concorrenza e del mercato stabilì sanzioni per un totale di 67 milioni di euro nella requisitoria firmata dal presidente Gabriella Muscolo. Dal 2008, si legge nella sentenza, «la partecipazione alle gare è stata oggetto di un'intesa restrittiva della concorrenza posta in essere da alcuni operatori riconducibili a Mp Silva, Img, e B4 Capital/Be4 Sarl/B4 Italia». In quegli anni fu favorito un gruppo di aziende che non solo ha tolto risorse alle squadre, ma ha anche danneggiato le entrate del fisco italiano.

L'Authority aveva confermato l'impianto che i consulenti della procura di Milano, cioè Ignazio Arcuri e Stefano Martinazzo (ora anche consulenti della procura di Civitavecchia nell'inchiesta su Alitalia), avevano spiegato in una relazione tecnica. Le società che partecipavano alle aste avevano siglato un patto di segretezza per falsare le gare dei diritti audiotelevisivi. Ne erano stati stipulati diversi. Tra cui quello del 14 novembre 2011 tra Img e Mp & Silva Ltd che prevedeva che sarebbe entrato in vigore tra le parti a condizione che IMG (o sue controllate, collegate, affiliate o controllanti) acquisissero i diritti di trasmissione e di distribuzione del Campionato di Serie A - esercitabili in tutto il mondo fuorché l'Italia, San Marino e Città del Vaticano - per le stagioni sportive 2012/2013, 2013/2014 e 2014/2015. Oppure nel dicembre del 2011, appena la Lega calcio avrebbe assegnato a MP & Silva i diritti audiovisivi di Serie A. In quella relazione, si spiegava come fosse «del tutto evidente che fra Mp Silva Ltd, Be4 Sarl e, a seconda dei casi, con il top management di Infront Italy e Domino Holding Ltd, si sia instaurata una sorta di società di fatto, dal momento che l'accordo esistente nella distribuzione all'estero dei diritti audiovisivi relativi ai campionati di calcio italiani, prevedeva la condivisione dei costi di acquisizione, dei conseguenti margini e delle eventuali perdite»

«Infatti, per ogni procedura di gara, le evidenze indicano che le parti non hanno formulato in autonomia le proprie offerte» si legge nella sentenza del Tar «ma hanno invece realizzato condotte tese ad influenzare reciprocamente le modalità di partecipazione alle gare al fine di contenere l'ammontare dell'offerta economica da presentare alla Lega, limitando la reciproca competizione sul prezzo di acquisto dei diritti internazionali. In particolare, attraverso la stipulazione di contratti antecedenti alle singole gare e contatti intercorrenti fra i loro rappresentanti, Mp Silva, Img, B4 Capital/ Be4 Sarl/B4 Italia hanno coordinato il proprio comportamento e, a seguito dell'assegnazione, hanno ripartito i ricavi derivanti dalla successiva rivendita all'estero dei Diritti Tv per le competizioni organizzate dalla Lega».

Proprio nella relazione di Arcuri e Martinazzo si spiegava come ci fossero stati accordi che avrebbero danneggiato il sistema del calcio in Italia. «Appare evidente» si legge, «che l'invio della bozza del verbale da parte di Antonio d'Addio ( probabilmente presente il 2 novembre 2009 alle operazioni di apertura delle buste in qualità di legale dell'advisor della Lega calcio, Infront Italy) a Riccardo Silva, in via anticipata rispetto alle valutazioni e all'assegnazione dei diritti audiovisivi esteri da parte della Lega calcio, contenente dati relativi alle offerte economiche e alle valutazioni sugli eventuali elementi di difformità emersi, sia da considerarsi irregolare e in conflitto con i doveri di confidenzialità ai quali il legale di Infront Italy era tenuto».


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  • La serie A chiede 1,5 miliardi di euro per le gare dei diritti televisivi falsate tra il 2008 e il 2014, come confermato l'anno scorso dall'Antitrust. Fiorentina, Chievo e Torino vogliono 500 milioni.Nei prossimi giorni si attende una nuova sentenza del consiglio di Stato. A pesare però potrebbe essere l'archiviazione dell'inchiesta della procura di Milano.
  • La società qatarina Bein Sports lamenta l'assenza della nostra Serie A nel contrasto alla pirateria, in particolare contro i sauditi di BeoutQ che trasmettono illegalmente le partite delle nostre squadre di calcio.
Londra ridà le Chagos a Mauritius e fa innervosire gli americani
Darren Jones (Ansa)
Il Regno Unito pagherà un affitto per le isole con le basi. Scontento da Washington.

La spirale di tensioni scatenata dal dossier Groenlandia si è estesa anche alle isole Chagos, dando vita a un botta e risposta tra la Casa Bianca e Downing Street.

Il presidente americano, Donald Trump, ha infatti criticato duramente l’accordo siglato dal Regno Unito per trasferire la sovranità dell’arcipelago dell’Oceano Indiano, inclusa la base militare americana di Diego Garcia, alle Mauritius. Anzi, la decisione di Londra, definita come un atto di «grande stupidità» e «debolezza», è uno dei motivi per cui vuole assumere il controllo della Groenlandia. «Sorprendentemente il nostro «brillante» alleato Nato, il Regno Unito, sta pianificando di cedere l’isola di Diego Garcia, sede di una vitale base militare statunitense, alle Mauritius senza alcun motivo» ha scritto su Truth il tycoon. Si tratta di una base costruita nel 1971 dagli Stati Uniti e dal Regno Unito per contrastare l’influenza sovietica. La struttura è poi stata utilizzata per lanciare attacchi contro al Qaeda in Afghanistan nel 2001 e più recentemente, nel 2024 e nel 2025, è stata fondamentale per i bombardamenti nello Yemen contro gli huthi, così come per l’invio degli aiuti umanitari a Gaza. Trump, che lo scorso anno aveva dato la sua benedizione all’accordo, ha poi sollevato la minaccia delle mire cinesi e russe nell’area: «Non c’è dubbio che la Cina e la Russia abbiano notato questo atto di totale debolezza».

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Stop da oggi all’accordo sulle tariffe
Manfred Weber (Ansa)
Muro all’Eurocamera dopo i nuovi dazi americani. Il presidente teme il verdetto della Corte Suprema. Il segretario Bessent all’Europa: «Isterici, fate un respiro».

L’Ue va allo scontro con Washington sulla Groenlandia. Oggi l’Europarlamento annuncerà la sospensione formale della ratifica dell’accordo commerciale che era stato raggiunto, lo scorso anno, da Donald Trump e Ursula von der Leyen. In particolare, al centro delle tensioni ci sono i dazi che il presidente americano ha minacciato nei confronti di alcuni Paesi europei contrari ai suoi propositi di acquisizione dell’isola più grande del mondo. «Il Ppe è favorevole all’accordo commerciale Ue-Usa, ma date le minacce di Donald Trump riguardo alla Groenlandia, l’approvazione non è possibile in questa fase», aveva dichiarato, alcuni giorni fa, il presidente del Ppe, Manfred Weber, per poi aggiungere: «I dazi dello 0% sui prodotti statunitensi devono essere sospesi». Secondo Politico, contrari alla ratifica sono anche i socialisti, i Verdi e Renew.

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Trump irride Macron e lo stanga: «Balzelli al 200% sullo champagne»
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Donald svela il messaggio mellifluo ricevuto dall’omologo francese, che dileggia per il no al tavolo di pace per Gaza: «Tanto non lo voleva nessuno». Il ganassa dell’Eliseo si picca e torna a minacciare rappresaglie.

«Vieni avanti parigino». Donald Trump sembra Carlo Campanini nella famosa gag degli anni Settanta, felice di infierire su Emmanuel Macron, che immaginiamo con la bombetta calzata sulle orecchie come il mononeuronico Walter Chiari. Lampi da avanspettacolo che susciterebbero tenerezza se non avessero come teatro la geopolitica mondiale. Ma questa è la realtà, per fissarla basta dare conto degli ultimi scambi diplomatici fra i due, con il presidente americano impegnato a trattare quello francese come uno zerbino (nel suo immaginario ha preso il posto di Volodymyr Zelensky) e l’inquilino dell’Eliseo a meritare in pieno il ruolo, per via del mix di velleitaria supponenza pubblica e sudditanza da Fracchia che lo contraddistingue.

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