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2020-06-22
La Lega calcio chiede 2 miliardi di euro di danni per lo scandalo Infront
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Ansa
Una richiesta di 2 miliardi di euro di danni alla Img, una delle società che gestirono dal 2008 al 2014 i diritti del calcio di serie A. E' questa l'ultima mossa della Lega Calcio come di Torino, Fiorentina e Chievo, che hanno deciso di rivalersi contro quel cartello di società, tra cui la Mp Silva di Riccardo Silva e la Domino holding di Marco Bogarelli, che furono messe sotto inchiesta dalla procura di Milano nel 2014 quando l'advisor era Infront. Poi nel 2018 i procuratori Paolo Filippini e Giovanni Polizzi decisero di archiviare il caso, dopo che il gip aveva spiegato che si trattava di una questione tra privati. Le accuse erano di associazione a delinquere, truffa, turbativa d'asta, riciclaggio e autoriciclaggio. Sotto indagine erano finiti anche l'ex amministratore delegato del Milan Adriano Galliani e il presidente del Genova Enrico Preziosi. La Lega calcio ha quantificato il danno in 1,5 miliardi di euro, mentre Torino, Fiorentina e Chievo chiedono 500 milioni di euro. Per inciso la situazione dei viola è la più particolare, perché la causa è stata promossa da Diego Della Valle che ha posto questa condizione prima della vendita a Rocco Commisso.
Del resto i danni ai club sono stati consistenti come è stato evidenziato nei bilanci. E il fatto che quelle gare per i diritti televisivi erano falsate è stato confermato da una sentenza dell'Antitrust dell'aprile dello scorso anno. Nelle prossime settimane è attesa la sentenza del consiglio di Stato. Sulla causa civile potrebbe pesare comunque l'archiviazione del procedimento penale. Ma l'anno scorso l'autorità garante della concorrenza e del mercato stabilì sanzioni per un totale di 67 milioni di euro nella requisitoria firmata dal presidente Gabriella Muscolo. Dal 2008, si legge nella sentenza, «la partecipazione alle gare è stata oggetto di un'intesa restrittiva della concorrenza posta in essere da alcuni operatori riconducibili a Mp Silva, Img, e B4 Capital/Be4 Sarl/B4 Italia». In quegli anni fu favorito un gruppo di aziende che non solo ha tolto risorse alle squadre, ma ha anche danneggiato le entrate del fisco italiano.
L'Authority aveva confermato l'impianto che i consulenti della procura di Milano, cioè Ignazio Arcuri e Stefano Martinazzo (ora anche consulenti della procura di Civitavecchia nell'inchiesta su Alitalia), avevano spiegato in una relazione tecnica. Le società che partecipavano alle aste avevano siglato un patto di segretezza per falsare le gare dei diritti audiotelevisivi. Ne erano stati stipulati diversi. Tra cui quello del 14 novembre 2011 tra Img e Mp & Silva Ltd che prevedeva che sarebbe entrato in vigore tra le parti a condizione che IMG (o sue controllate, collegate, affiliate o controllanti) acquisissero i diritti di trasmissione e di distribuzione del Campionato di Serie A - esercitabili in tutto il mondo fuorché l'Italia, San Marino e Città del Vaticano - per le stagioni sportive 2012/2013, 2013/2014 e 2014/2015. Oppure nel dicembre del 2011, appena la Lega calcio avrebbe assegnato a MP & Silva i diritti audiovisivi di Serie A. In quella relazione, si spiegava come fosse «del tutto evidente che fra Mp Silva Ltd, Be4 Sarl e, a seconda dei casi, con il top management di Infront Italy e Domino Holding Ltd, si sia instaurata una sorta di società di fatto, dal momento che l'accordo esistente nella distribuzione all'estero dei diritti audiovisivi relativi ai campionati di calcio italiani, prevedeva la condivisione dei costi di acquisizione, dei conseguenti margini e delle eventuali perdite»
«Infatti, per ogni procedura di gara, le evidenze indicano che le parti non hanno formulato in autonomia le proprie offerte» si legge nella sentenza del Tar «ma hanno invece realizzato condotte tese ad influenzare reciprocamente le modalità di partecipazione alle gare al fine di contenere l'ammontare dell'offerta economica da presentare alla Lega, limitando la reciproca competizione sul prezzo di acquisto dei diritti internazionali. In particolare, attraverso la stipulazione di contratti antecedenti alle singole gare e contatti intercorrenti fra i loro rappresentanti, Mp Silva, Img, B4 Capital/ Be4 Sarl/B4 Italia hanno coordinato il proprio comportamento e, a seguito dell'assegnazione, hanno ripartito i ricavi derivanti dalla successiva rivendita all'estero dei Diritti Tv per le competizioni organizzate dalla Lega».
Proprio nella relazione di Arcuri e Martinazzo si spiegava come ci fossero stati accordi che avrebbero danneggiato il sistema del calcio in Italia. «Appare evidente» si legge, «che l'invio della bozza del verbale da parte di Antonio d'Addio ( probabilmente presente il 2 novembre 2009 alle operazioni di apertura delle buste in qualità di legale dell'advisor della Lega calcio, Infront Italy) a Riccardo Silva, in via anticipata rispetto alle valutazioni e all'assegnazione dei diritti audiovisivi esteri da parte della Lega calcio, contenente dati relativi alle offerte economiche e alle valutazioni sugli eventuali elementi di difformità emersi, sia da considerarsi irregolare e in conflitto con i doveri di confidenzialità ai quali il legale di Infront Italy era tenuto».
Il malessere del Qatar per gli accordi della Lega Calcio con l'Arabia Saudita
C'è anche un grana Qatar che pesa sui diritti televisivi internazionali di Serie A. E' quella che coinvolge la stessa Img come soprattutto Bein Sports, l'azienda qatarina che contribuisce a circa più di un terzo del totale del valore dei diritti esteri, cioè 130 milioni all'anno su 350.
Riguarda la trasmissione del nostro calcio in medioriente, nord africa e Francia. II problema del malessere di Bein Sport è noto da almeno 2 anni, e, a quanto pare, la Lega avrebbe fatto poco per venire incontro alla società di Doha. Bein Sports infatti lamenta l'assenza della nostra Serie A nel contrasto alla pirateria, in particolare contro i sauditi di BeoutQ che trasmettono illegalmente le partite delle nostre squadre di calcio. Non solo. Il fatto che la finale di Supercoppa italiana continui a svolgersi a Riad non aiuta. Perché sembra quasi che ci sia un accordo con i sauditi per non danneggiare proprio BeoutQ.
In ballo, poi, ci sono ancora i danni subiti dalla sospensione del campionato in questi mesi di emergenza sanitaria. Il problema è che al momento non ci sono alternative a Bein e nel caso in cui gli accordi dovessero saltare ci sarebbe una perdita economica di 100 milioni di euro. L'accordo con Beni Sport è mediato poi sempre da Img, i titolare dei diritti internazionali per il ciclo attuale. Ma se il Qatar non dovesse pagare la questione ricadrà sempre su Img che non pagherà i diritti alla Lega. Il rischio è che anche in questo caso le società di serie A possano rivalersi, questa volta, contro il management della Lega.
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La serie A chiede 1,5 miliardi di euro per le gare dei diritti televisivi falsate tra il 2008 e il 2014, come confermato l'anno scorso dall'Antitrust. Fiorentina, Chievo e Torino vogliono 500 milioni.Nei prossimi giorni si attende una nuova sentenza del consiglio di Stato. A pesare però potrebbe essere l'archiviazione dell'inchiesta della procura di Milano.La società qatarina Bein Sports lamenta l'assenza della nostra Serie A nel contrasto alla pirateria, in particolare contro i sauditi di BeoutQ che trasmettono illegalmente le partite delle nostre squadre di calcio.Lo speciale contiene due articoliUna richiesta di 2 miliardi di euro di danni alla Img, una delle società che gestirono dal 2008 al 2014 i diritti del calcio di serie A. E' questa l'ultima mossa della Lega Calcio come di Torino, Fiorentina e Chievo, che hanno deciso di rivalersi contro quel cartello di società, tra cui la Mp Silva di Riccardo Silva e la Domino holding di Marco Bogarelli, che furono messe sotto inchiesta dalla procura di Milano nel 2014 quando l'advisor era Infront. Poi nel 2018 i procuratori Paolo Filippini e Giovanni Polizzi decisero di archiviare il caso, dopo che il gip aveva spiegato che si trattava di una questione tra privati. Le accuse erano di associazione a delinquere, truffa, turbativa d'asta, riciclaggio e autoriciclaggio. Sotto indagine erano finiti anche l'ex amministratore delegato del Milan Adriano Galliani e il presidente del Genova Enrico Preziosi. La Lega calcio ha quantificato il danno in 1,5 miliardi di euro, mentre Torino, Fiorentina e Chievo chiedono 500 milioni di euro. Per inciso la situazione dei viola è la più particolare, perché la causa è stata promossa da Diego Della Valle che ha posto questa condizione prima della vendita a Rocco Commisso. Del resto i danni ai club sono stati consistenti come è stato evidenziato nei bilanci. E il fatto che quelle gare per i diritti televisivi erano falsate è stato confermato da una sentenza dell'Antitrust dell'aprile dello scorso anno. Nelle prossime settimane è attesa la sentenza del consiglio di Stato. Sulla causa civile potrebbe pesare comunque l'archiviazione del procedimento penale. Ma l'anno scorso l'autorità garante della concorrenza e del mercato stabilì sanzioni per un totale di 67 milioni di euro nella requisitoria firmata dal presidente Gabriella Muscolo. Dal 2008, si legge nella sentenza, «la partecipazione alle gare è stata oggetto di un'intesa restrittiva della concorrenza posta in essere da alcuni operatori riconducibili a Mp Silva, Img, e B4 Capital/Be4 Sarl/B4 Italia». In quegli anni fu favorito un gruppo di aziende che non solo ha tolto risorse alle squadre, ma ha anche danneggiato le entrate del fisco italiano.L'Authority aveva confermato l'impianto che i consulenti della procura di Milano, cioè Ignazio Arcuri e Stefano Martinazzo (ora anche consulenti della procura di Civitavecchia nell'inchiesta su Alitalia), avevano spiegato in una relazione tecnica. Le società che partecipavano alle aste avevano siglato un patto di segretezza per falsare le gare dei diritti audiotelevisivi. Ne erano stati stipulati diversi. Tra cui quello del 14 novembre 2011 tra Img e Mp & Silva Ltd che prevedeva che sarebbe entrato in vigore tra le parti a condizione che IMG (o sue controllate, collegate, affiliate o controllanti) acquisissero i diritti di trasmissione e di distribuzione del Campionato di Serie A - esercitabili in tutto il mondo fuorché l'Italia, San Marino e Città del Vaticano - per le stagioni sportive 2012/2013, 2013/2014 e 2014/2015. Oppure nel dicembre del 2011, appena la Lega calcio avrebbe assegnato a MP & Silva i diritti audiovisivi di Serie A. In quella relazione, si spiegava come fosse «del tutto evidente che fra Mp Silva Ltd, Be4 Sarl e, a seconda dei casi, con il top management di Infront Italy e Domino Holding Ltd, si sia instaurata una sorta di società di fatto, dal momento che l'accordo esistente nella distribuzione all'estero dei diritti audiovisivi relativi ai campionati di calcio italiani, prevedeva la condivisione dei costi di acquisizione, dei conseguenti margini e delle eventuali perdite»«Infatti, per ogni procedura di gara, le evidenze indicano che le parti non hanno formulato in autonomia le proprie offerte» si legge nella sentenza del Tar «ma hanno invece realizzato condotte tese ad influenzare reciprocamente le modalità di partecipazione alle gare al fine di contenere l'ammontare dell'offerta economica da presentare alla Lega, limitando la reciproca competizione sul prezzo di acquisto dei diritti internazionali. In particolare, attraverso la stipulazione di contratti antecedenti alle singole gare e contatti intercorrenti fra i loro rappresentanti, Mp Silva, Img, B4 Capital/ Be4 Sarl/B4 Italia hanno coordinato il proprio comportamento e, a seguito dell'assegnazione, hanno ripartito i ricavi derivanti dalla successiva rivendita all'estero dei Diritti Tv per le competizioni organizzate dalla Lega».Proprio nella relazione di Arcuri e Martinazzo si spiegava come ci fossero stati accordi che avrebbero danneggiato il sistema del calcio in Italia. «Appare evidente» si legge, «che l'invio della bozza del verbale da parte di Antonio d'Addio ( probabilmente presente il 2 novembre 2009 alle operazioni di apertura delle buste in qualità di legale dell'advisor della Lega calcio, Infront Italy) a Riccardo Silva, in via anticipata rispetto alle valutazioni e all'assegnazione dei diritti audiovisivi esteri da parte della Lega calcio, contenente dati relativi alle offerte economiche e alle valutazioni sugli eventuali elementi di difformità emersi, sia da considerarsi irregolare e in conflitto con i doveri di confidenzialità ai quali il legale di Infront Italy era tenuto».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-lega-calcio-chiede-2-miliardi-di-euro-di-danni-per-lo-scandalo-infront-2646223472.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-malessere-del-qatar-per-gli-accordi-della-lega-calcio-con-l-arabia-saudita" data-post-id="2646223472" data-published-at="1592840333" data-use-pagination="False"> Il malessere del Qatar per gli accordi della Lega Calcio con l'Arabia Saudita C'è anche un grana Qatar che pesa sui diritti televisivi internazionali di Serie A. E' quella che coinvolge la stessa Img come soprattutto Bein Sports, l'azienda qatarina che contribuisce a circa più di un terzo del totale del valore dei diritti esteri, cioè 130 milioni all'anno su 350. Riguarda la trasmissione del nostro calcio in medioriente, nord africa e Francia. II problema del malessere di Bein Sport è noto da almeno 2 anni, e, a quanto pare, la Lega avrebbe fatto poco per venire incontro alla società di Doha. Bein Sports infatti lamenta l'assenza della nostra Serie A nel contrasto alla pirateria, in particolare contro i sauditi di BeoutQ che trasmettono illegalmente le partite delle nostre squadre di calcio. Non solo. Il fatto che la finale di Supercoppa italiana continui a svolgersi a Riad non aiuta. Perché sembra quasi che ci sia un accordo con i sauditi per non danneggiare proprio BeoutQ. In ballo, poi, ci sono ancora i danni subiti dalla sospensione del campionato in questi mesi di emergenza sanitaria. Il problema è che al momento non ci sono alternative a Bein e nel caso in cui gli accordi dovessero saltare ci sarebbe una perdita economica di 100 milioni di euro. L'accordo con Beni Sport è mediato poi sempre da Img, i titolare dei diritti internazionali per il ciclo attuale. Ma se il Qatar non dovesse pagare la questione ricadrà sempre su Img che non pagherà i diritti alla Lega. Il rischio è che anche in questo caso le società di serie A possano rivalersi, questa volta, contro il management della Lega.
Una jeep israeliana transita davanti al valico di Erez, che collega Israele a Gaza, in uno scatto dello scorso ottobre (Getty Images)
Oudeh avrebbe avuto un ruolo centrale nell’apparato di sicurezza di Hamas durante gli attacchi del 7 ottobre, ricoprendo l’incarico di responsabile dell’intelligence militare e collaborando strettamente con al Haddad nella ricostruzione della struttura operativa del gruppo dopo la morte di Mohammed Deif e Mohammed Sinwar. Le stesse fonti sostengono che l’incarico gli fosse già stato proposto in passato dopo l’eliminazione di Sinwar, ma che in quel momento avesse deciso di non assumere la guida dell’organizzazione armata. Nell’immagine diffusa insieme alle informazioni, Oudeh compare accanto a Raafa Salameh, Abu Obeida e Mohammed Deif. Tutti gli altri dirigenti presenti nella foto sarebbero stati eliminati nel corso delle operazioni israeliane.
Intanto Israele si sta preparando per impedire che possa verificarsi un nuovo 7 ottobre. A quasi tre anni dall’attacco di Hamas contro le comunità israeliane al confine con Gaza, lo Stato ebraico sta costruendo una nuova rete di difesa territoriale basata su civili addestrati, squadre di intervento rapido e protocolli operativi studiati direttamente sulle lezioni del massacro del 2023. Secondo quanto riportato dal FDD Long War Journal, all’inizio di maggio nella comunità di Nir Oz, una delle località simbolo dell’assalto di Hamas, i membri di una nuova squadra volontaria di sicurezza civile hanno completato la seconda delle otto sessioni previste da un innovativo programma di addestramento chiamato «Magen 48». L’iniziativa è gestita dall’organizzazione israeliana Magen Yehuda e nasce con l’obiettivo dichiarato di fornire ai cosiddetti «difensori civili» competenze operative e strumenti professionali per affrontare eventuali nuovi attacchi terroristici. Il progetto viene realizzato in collaborazione diretta con le Forze di difesa israeliane (Idf), che stanno contribuendo all’addestramento delle squadre locali di volontari incaricate di intervenire immediatamente in caso di incursioni armate.
Il trauma del 7 ottobre continua infatti a influenzare profondamente la strategia di sicurezza israeliana. Quel giorno migliaia di terroristi di Hamas, supportati da altri gruppi armati e da saccheggiatori civili, sfondarono le difese israeliane penetrando nelle comunità vicino alla Striscia di Gaza. L’attacco provocò massacri, sequestri e devastazioni senza precedenti. Molti dei villaggi colpiti sono ancora oggi impegnati nella ricostruzione, mentre migliaia di residenti stanno lentamente tornando nelle proprie abitazioni dopo lunghi mesi di evacuazione. In questo contesto Israele punta ora a creare comunità capaci di difendersi autonomamente nei primi minuti di un’aggressione, evitando di dipendere esclusivamente dall’arrivo delle forze armate regolari.
Le unità addestrate dal programma vengono chiamate «Kitat Konenut», cioè squadre di intervento rapido. Si tratta di gruppi composti principalmente da ex soldati residenti nelle comunità di confine vicino a Gaza, al Libano e alla Cisgiordania. Queste squadre rappresentano la prima linea di difesa locale e hanno il compito di reagire immediatamente a infiltrazioni terroristiche mentre la comunità attende l’arrivo di rinforzi militari e di polizia.
Il nome «Magen 48» è stato scelto in memoria dei 48 membri delle forze di sicurezza israeliane uccisi il 7 ottobre. L’organizzazione lavora a stretto contatto con il Comando del Fronte Interno delle IDF, con la Divisione Gaza dell’esercito israeliano e con i consigli locali delle comunità di frontiera. Il modello di addestramento è stato sviluppato studiando le esperienze delle località che riuscirono a resistere meglio durante l’attacco di Hamas, in particolare il Kibbutz Erez, considerato uno dei casi più efficaci di difesa locale durante l’assalto. Secondo quanto dichiarato sul sito ufficiale di Magen 48, il programma mira a garantire che ogni comunità attorno alla Striscia di Gaza sia «addestrata, equipaggiata e operativamente pronta» per affrontare future minacce. La preparazione delle comunità viene considerata una priorità strategica non soltanto per rafforzare la sicurezza dei residenti, ma anche per favorire il ritorno della popolazione evacuata dopo gli attacchi di Hamas.
L’iniziativa arriva in una fase estremamente delicata per Israele. Mentre il governo israeliano continua a chiedere il disarmo di Hamas e a mantenere alta la pressione militare sulla Striscia di Gaza, la sicurezza delle aree di confine rimane una delle principali preoccupazioni strategiche del Paese. Il 13 maggio il primo ministro Benjamin Netanyahu ha incontrato Nickolay Mladenov, direttore del Gaza Board of Peace, discutendo della situazione del cessate il fuoco e delle prospettive di smantellamento delle capacità militari di Hamas. Nello stesso giorno le IDF hanno annunciato l’eliminazione di un membro delle forze Nukhba di Hamas a Gaza.
Ari Briggs, cofondatore di Magen 48, ha spiegato al Long War Journal della FDD che il nuovo protocollo di addestramento israeliano è già stato adottato in 67 comunità vicino al confine con Gaza e che il piano prevede di estendere il modello fino a circa 600 comunità nei prossimi anni. Briggs ha sottolineato che sono già state svolte oltre 550 sessioni di addestramento e che più di 1.500 persone hanno completato i corsi, numeri che equivalgono alla formazione di diversi battaglioni di fanteria. Secondo Briggs, il progetto rappresenta soltanto una prima fase di un piano molto più ampio. Il dirigente di Magen 48 ha spiegato che circa 900.000 israeliani vivono in aree considerate vulnerabili lungo diversi confini del Paese. Dopo il 7 ottobre oltre 74.000 persone furono evacuate dalle comunità vicine a Gaza per più di un anno, mentre evacuazioni simili si verificarono anche nel nord di Israele. Sebbene molti residenti siano tornati, la guerra ancora in corso continua ad alimentare un forte senso di insicurezza tra la popolazione.
Uno degli elementi più innovativi del programma riguarda il cambiamento della dottrina operativa. Briggs ha spiegato che il nuovo approccio prevede di affrontare i terroristi prima che riescano a raggiungere il centro delle comunità. L’obiettivo è quindi portare il combattimento direttamente contro gli assalitori invece di attendere passivamente dietro i cancelli dei kibbutz o dei villaggi. Per ogni comunità vengono elaborati specifici piani difensivi, con analisi dettagliate delle aree vulnerabili, delle posizioni delle telecamere di sorveglianza, delle recinzioni e delle postazioni fortificate da costruire. Briggs ha sottolineato che la principale lezione del 7 ottobre non riguarda semplicemente l’uso delle armi, ma soprattutto l’organizzazione delle squadre, il coordinamento operativo e la rapidità di risposta. Durante le esercitazioni osservate dal Long War Journal a Nir Oz, i volontari hanno simulato la bonifica di aree della comunità da terroristi armati, lavorando in coppie e coordinandosi con altri gruppi di difesa locale. Il programma comprende inoltre formazione medica, gestione delle emergenze e utilizzo avanzato delle armi. Prima del 7 ottobre ogni volontario riceveva soltanto circa 70 proiettili all’anno per l’addestramento al poligono. Oggi l’accesso alle munizioni è stato notevolmente ampliato e ai partecipanti viene richiesto di saper colpire bersagli fino a 150 metri di distanza. Anche le dimensioni delle squadre sono aumentate: dalle circa 12 persone previste in passato si è passati fino a un massimo di 28 volontari per comunità. Le unità sono inoltre miste e comprendono anche donne, come dimostrato durante le esercitazioni svolte a Nir Oz.
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