Indagine sui soldi di Rocco Casalino

Le indagini del Nucleo di Polizia valutaria della Guardia di finanza sono concentrate sui conti dell'ex portavoce di Palazzo Chigi e attuale comunicatore del Movimento 5 stelle Rocco Casalino e del suo fidanzato cubano, cameriere, che all'epoca delle prime movimentazioni sospette era un aspirante trader, José Carlos Alvarez Aguila. A La Verità risulta che di recente gli investigatori del Valutario abbiano richiesto della documentazione all'istituto di credito. Le novità non si fermano qui. Ma tutto parte da una Sos, letteralmente Segnalazione di operazione sospetta, inviata dai risk manager della banca all'Uif, l'Unità di informazione finanziaria di Bankitalia, i cui contenuti sono stati svelati un anno fa in esclusiva dalla Verità, quando si scoprì che tempo prima Josè Aguila aveva cominciato a speculare sui più importanti siti di trading online, movimentando sul suo conto corrente qualcosa come 150.000 euro.

«È vittima del trading online», spiegò Casalino, aggiungendo che il compagno aveva ceduto alla ludopatia durante il lockdown, ritenendo di aver spiegato il passaggio di tutti quei soldi sulla carta prepagata di Aguila. Che, a sentire Casalino, era arrivato a bruciare 18.000 euro dei suoi risparmi. Un'operazione che aveva anche infranto il sogno che i due coltivavano: aprire un piccolo sushi bar a Roma. Alla Segnalazione di operazione sospetta dello scorso anno, però, se n'è aggiunta una successiva, del maggio scorso. La premessa è che Casalino è un Pep, ovvero una persona politicamente esposta. «In sede di adeguata verifica», si legge nella segnalazione, «ha dichiarato (Casalino, ndr) di essere soggetto apicale nella pubblica amministrazione», inoltre, annotano i segnalanti, «è un noto personaggio pubblico che ha ricoperto diversi incarichi, tra cui quello di portavoce e di capo ufficio stampo del presidente del Consiglio dei ministri (Giuseppe Conte, ndr)». La legge antiriciclaggio prevede che la condizione di Pep si estenda anche ai soggetti con i quali le persone politicamente esposte intrattengano notoriamente stretti legami o le persone fisiche che detengono solo formalmente il controllo di un'entità costituita, di fatto, nell'interesse di una persona politicamente esposta. E in questo caso Alvarez ci rientra in pieno. Perché in quel momento oltre a essere il fidanzato di Casalino è anche il socio.

Nella nuova segnalazione partita per un bonifico in uscita da 15.000 euro, infatti, viene ricordato che «da visura Cerved i soggetti citati risultano entrambi titolari effettivi della Riomaki Srls (la società che avrebbe dovuto tirare su il sushi bar, ndr), iscritta alla Camera di commercio dal 2019, inattiva (Casalino e il compagno hanno poi ritirato il capitale sociale depositato al momento della costituzione, ndr), con oggetto sociale la ristorazione con somministrazione».

I risk manager della banca hanno quindi esaminato di nuovo i movimenti sui conti dei due. E si è scoperto che «l'analisi della movimentazione del rapporto di conto corrente del signor Casalino evidenzia bonifici in avere per 158.000 euro, dei quali 83.797 come emolumenti disposti dal Mef/Presidenza del Consiglio e 68.380 dalla Mondadori libri Spa». Dovrebbe quindi trattarsi dell'acconto sul libro Il Portavoce, la cui uscita slittò a causa della crisi di governo per poi finire in libreria quando le quotazioni di Casalino, a quanto pare, non erano più le stesse. Le vendite, infatti, non hanno raggiunto le aspettative, nonostante la massiccia autopromozione in tv. Un'esposizione che non ha gradito perfino il segretario della Commissione di vigilanza Rai, Michele Anzaldi di Italia viva, quando dai dati Agcom è saltato fuori che Casalino, per presenze sui canali Rai era secondo solo a Mario Draghi.

Ma oltre al bonifico di Mondadori, i risk manager hanno segnalato pure «molti bonifici in dare». Ovvero in uscita dal conto di Casalino. Per l'esattezza 126, per complessivi 52.977 euro. Tutti di piccoli importi, «a cifra tonda», spiegano i segnalanti, «e con causali generiche o assenti, apparentemente non evocative della motivazione sottostante, a favore anche di persone fisiche presumibilmente rientranti nella sfera personale». Tra questi, è scritto nella segnalazione, 84, per 20.500 euro (operazioni segnalate a campione), sono finiti «sui rapporti intestati al signor Aguila».

E oltre a questi movimenti, i risk manager annotano, inoltre, che «da una più approfondita analisi si è ritenuto opportuno segnalare anche due bonifici di importo rilevante». Il primo è «in avere», quindi è finito sul conto preso in esame, per 349.973 euro, con causale «rimborso saldo attivo per estinzione» di un libretto. «E successivamente uno in dare», quindi in uscita dal conto, «di euro 300.000 con causale giroconto, entrambi disposti su altro intermediario (cioè di un altro istituto di credito, ndr) di cui si ignora l'origine e la finalità dei fondi». La movimentazione viene ritenuta «anomala» e «non coerente con lo status dei segnalati». Insomma, sarebbe «meritevole di attenzione», si legge nel documento, «in quanto potrebbe sottendere intenti dissimulatori, distrattivi e di dubbia legittimità». La motivazione? A muovere quei soldi è stato un «soggetto apicale nella pubblica amministrazione, noto personaggio pubblico, intestatario di rapporto di conto corrente con movimentazione apparentemente anomala per bonifici a favore di persone fisiche con causali generiche o assenti e girofondi sia in dare che in avere su altro intermediario di cui si ignorano origine e finalità dei flussi finanziari». E infine, i risk manager ricordano che il «nominativo» era già stato «oggetto di precedente segnalazione con altro soggetto, entrambi destinatari di provvedimento disposto dall'autorità giudiziaria».

Un anno fa il cubano liquidò la questione con un «da quando ho aperto il mio conto, sei anni fa, non ho mai avuto più di 30.000 euro. Abbiamo contato i movimenti e non superano, per tutto l'arco di tempo, i 90.000 euro». Dalla banca, all'epoca, già parlavano di movimenti per 150.000 euro. Tra i quali venivano ritenuti sospetti «scambi di bonifici tra rapporti collegati con causali generiche, unitamente a operazioni di trading probabilmente eseguite da soggetto terzo».

Oltre a un'indennità Naspi di disoccupazione, da «modesti bonifici senza causale provenienti dal compagno», infatti, sul suo conto all'epoca arrivarono «un bonifico proveniente da un conto tedesco della Plus500, società finanziaria israeliana che fornisce servizi di trading online» e partirono per la Fortissio.com, società greca specializzata in «trading protetto», anche più di 2.000 euro in un giorno. In un'intervista a La Repubblica Aguila affermò che aveva «investito inizialmente 2.000 euro», per accaparrarsi «i titoli di 5.000 barili a 19 dollari a barile». In sostanza avrebbe speso 2.000 euro per ottenere 95.000 dollari (81.000 euro) di quote di oro nero. Un affare che neanche Wanna Marchi avrebbe osato proporre.

Ma l'aver puntato il petrolio costrinse Casalino a intervenire per sgombrare il campo da ipotetici e potenziali conflitti d'interesse. E l'ex portavoce di Giuseppe spiegò che «Alvarez non aveva mai acquistato titoli italiani o collegati all'attività di governo». E che lui «non era al corrente di quanto stesse accadendo» né aveva «mai condiviso informazioni riservate». Già un anno fa, però, al cubano qualcuno aveva messo in testa che di questa faccenda si stesse occupando la magistratura. Con i cronisti della Verità si era lasciato scappare: «Adesso la Procura dovrà indagare, aspettiamo». Aggiungendo che a lui le cifre segnalate dalla banca non risultavano. E mentre cercava di raccapezzarsi nei conti, disse in modo fermo: «Io ai giornali non ci credo». Casalino e compagno devono essersi convinti davvero che quella segnalazione sarebbe stata cestinata, visto che i movimenti sospetti non si sono fermati e che ora viene sottolineata pure «l'assenza di adeguate giustificazioni e la reticenza dei soggetti a fornire informazioni». Alla Verità però il portavoce spiega così: «Ho venduto la mia prima casa di Milano, per comprare casa a Roma, e ho depositato i soldi ricavati da questa vendita sul mio conto corrente Unicredit. In un secondo momento - non essendo riuscito a trovare subito un immobile da acquistare a Roma - ho spostato i soldi (circa 300.000 euro) dal mio conto a un mio libretto di risparmio postale che risultava essere più conveniente. Infine, individuato l'immobile da acquistare, ho spostato nuovamente i soldi sul mio conto corrente UniCredit contestualmente alla richiesta di un mutuo proprio per l'acquisto della casa».

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