La filosofa femminista che sbriciola le manipolazioni della teoria gender
Ansa
Luce Irigaray con un saggio e un’intervista ribalta tutte le bufale e i luoghi comuni sulla fluidità di genere. «Esistono soltanto i maschi e le femmine. Ed eliminare le differenze tra i sessi ci trasforma in automi».

Negli ultimi mesi abbiamo più volte sentito ripetere la parola «medievale», utilizzata a sproposito per insultare i difensori della famiglia naturale e, più in generale, gli attivisti e pensatori pro vita. La parola «medievale» viene utilizzata come sinonimo (più feroce) di anacronistico. Va di moda sostenere che le idee sulla differenza dei sessi siano ormai superate: viviamo nel tempo dell’ibrido e del trans, della mescolanza e del superamento delle barriere, anche biologiche. Il «medievale», invece, non si rassegna e continua a pensare che maschi e femmine siano diversi, e che tale diversità costituisca un valore.

Di solito, questo «medievale» è un cattolico o un conservatore, almeno questo riporta la vulgata progressista. Ecco perché la sinistra infierisce: lo fa per colpire il nemico ideologico, presentandolo come un bacchettone ostile al miglioramento dell’umanità. Ma che cosa accade quando a parlare di differenze fra i sessi e altri temi di questo tipo non è un pensatore di destra? Il quesito è interessante e non è affatto retorico. È gustoso notare lo spaesamento che producono, fra gli intellettuali di sinistra, le posizioni di una delle maggiori e più celebri filosofe europee viventi, ovvero la francese Luce Irigaray. In Italia è appena uscito il suo nuovo libro intitolato Nascere. Genesi di un nuovo essere umano. Lo pubblica Bollati Boringhieri, editore non certo noto per le simpatie integraliste o destrorse. Si tratta di un saggio non molto voluminoso, ma parecchio denso, dedicato al tema forse più rilevante della contemporaneità: la nascita, appunto.

Eppure, Luce Irigaray non ha nulla a che fare con i movimenti pro vita. Anzi, è una istituzione del femminismo, di cui ha attraverso tutte le recenti fasi storiche (è nata nel 1930) e di cui è un pilastro a livello internazionale. Insomma: non possiamo dire che sia «di destra», populista, sovranista eccetera…

Nonostante ciò, dicevamo, parla di nascite e di vita. Ma, soprattutto, esprime una posizione che oggi risulta dirompente. Da anni il suo lavoro è incentrato sulla differenza sessuale, che per la filosofa è il motore vero di tutta l’esistenza. In un’intervista uscita nei giorni scorsi su Sette del Corriere della Sera, la Irigaray rilascia dichiarazioni potentissime.

La sua proposta è quella di «ricostruire il mondo a partire dalla relazione di desiderio e amore tra uomo e donna». In tempi di Me too e di guerra permanente tra i sessi non è piccola cosa assaporare tanta saggezza.

Il bello, tuttavia, deve ancora arrivare. Sentite che cosa dice la Irigaray parlando della nascita: «Siamo stati concepiti dall’unione di due esseri differenti, un uomo e una donna, e siamo soltanto un uomo o una donna». Altro che due madri, due padri, uteri in affitto e donatori fantasma. La vita scaturisce dall’unione fra due «altri», un maschio e una femmina. Punto.

E non è ancora finita. L’intervistatrice di Sette, forse sorpresa dalla decisione della filosofa, insisteva: «Le tante identità che la contemporaneità ci sta mostrando – transizioni da un sesso all’altro, i corpi “hackerati” dall’interno, quella che il filosofo Paul Preciado chiama la “disidentificazione del genere” – dove ci portano?».

Ecco la risposta dalla Irigaray: «La sessuazione è un carattere irriducibile del nostro essere vivente». Un macigno, in pratica. Come a dire: parlate pure di fluidità, transessualismo e disintegrazione dell’identità di genere, parlatene finché volete. Le cose stanno in modo diverso: siamo uomini o donne, questa differenza è alla base della nostra stessa esistenza.

La differenza, prosegue la filosofa, «è all’origine della nostra vita, è ciò che ci consente di incarnare in un modo proprio un’esistenza che è stata concepita da due esseri differenti, ed è pure ciò che ci permette di sviluppare questa esistenza in quanto umana, in particolare tramite il desiderio».

Secondo Luce Irigaray, «la “disidentificazione del genere” ci porta a uno sradicamento dalla nostra identità naturale, ci rende dipendenti da un’energia estranea a noi, trasformandoci in automi. La nostra libertà non può emanciparsi totalmente dalla nostra natura, a meno di annullarsi». Parola di una storica militante femminista.

Ora, secondo voi, daranno della «medievale» anche a questa istituzione della filosofia?

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