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2022-10-13
La Corte dei conti Ue boccia Bruxelles: bilancio in pericolo, basta miliardi a Kiev
Paolo Gentiloni (Ansa)
Ieri a Bruxelles è stata presentata la relazione annuale sull’esecuzione del bilancio dell’Unione europea per l’esercizio finanziario 2021. La notizia principale è che, nonostante imponga controlli strettissimi sui bilanci dei suoi Paesi membri, l’Unione europea non è altrettanto solerte per quanto riguarda la sua gestione. Secondo la Corte dei conti europea, infatti, ci sono ancora troppi errori nei pagamenti. Si è rilevato che il livello cumulativo degli errori nelle spese finanziate dal bilancio dell’Ue è aumentato nel 2021, raggiungendo il 3,0 % (nel 2020 era del 2,7 %). Ma cosa vuol dire errore? Si intende una somma di denaro che non avrebbe dovuto essere posta a carico del bilancio dell’Ue. Questi errori quindi avvengono quando i fondi non sono impiegati in conformità alla normativa Ue applicabile e, quindi, non sono spesi come previsto dal Parlamento europeo e dal Consiglio all’atto dell’approvazione; oppure, quando i fondi non sono impiegati in conformità a specifiche norme nazionali. Nella relazione si evidenzia come i tassi di errore riflettono il livello di rischio: per le spese ad alto rischio, il livello di errore stimato era del 4,7 %, mentre le spese a basso rischio non sono inficiate da errori rilevanti. Circa due terzi (63,2%) delle spese sottoposte ad audit sono state ritenute ad alto rischio, anche in questo caso un aumento rispetto al 2020 (59 %) e agli esercizi precedenti.
L’elemento più preoccupante, però, è che la Corte vede ampi rischi per i fondi comunitari messi a disposizione per la crisi derivante della pandemia e per la guerra tra Russia e Ucraina. Con la grande differenza che il momento buio della pandemia è stato superato, ma per quanto riguarda la crisi ucraina le cose difficilmente andranno meglio nel breve termine.
Per il 2021 la Corte ha stabilito di esprimere due giudizi distinti sulla legittimità e regolarità delle spese: uno sul bilancio tradizionale dell’Ue e l’altro sull’Rrf (Recovery and resilience facility). Il giudizio su quest’ultimo è la prima volta che viene emesso e riguarda il pacchetto da 800 miliardi NextGeneration Eu, varato per rispondere alla crisi prodotta dalle restrizioni volute per contenere il coronavirus.
Il giudizio complessivamente è positivo in questo caso anche se la Corte ha valutato come deboli le valutazioni dei traguardi effettuate dalla Commissione. La richiesta è che queste valutazioni vengano migliorate. Come dicevamo però l’elemento più interessante riguarda il giudizio sulla legittimità e regolarità delle spese a titolo del bilancio dell’Ue, valutato dalla Corte come negativo. Nel bilancio gli impegni non ancora liquidati hanno raggiunto il livello record di 341,6 miliardi di euro. L’esposizione totale dell’Ue alle passività potenziali è aumentata di 146 miliardi di euro (111 %) nel 2021, da 131,9 miliardi di euro si è passati a 277,9 miliardi di euro. Questo è dovuto alle crisi piovute a pioggia sul sistema. Nello specifico sono state emesse obbligazioni per 91 miliardi per il finanziamento del pacchetto Next Generation Eu e un aumento di 50,2 miliardi di euro per l’assistenza finanziaria che serviva a proteggere l’occupazione e i lavoratori colpiti dalla crisi economica dovuta alla pandemia. Superata la crisi pandemica e le sue restrizioni, la Corte ha spostato la sua preoccupazione soprattutto sull’esposizione dovuta alla guerra in Ucraina perché le passività potenziali non potranno che crescere.
Alla fine del 2021 l’Ucraina ha ottenuto prestiti per un valore nominale di 4,7 miliardi di euro dall’Unione europea. Solo la Banca europea per gli investimenti gli ha concesso prestiti per un valore di 2,1 miliardi di euro, garantiti dall’Unione. La Corte raccomanda alla Commissione di «informare l’autorità di bilancio sui fattori che contribuiscono all’andamento degli impegni non ancora liquidati e adottare adeguati provvedimenti per pervenire ad una graduale riduzione di tali impegni nel lungo periodo». Tradotto si chiede di smettere di promettere soldi se poi non ci possiamo permettere di darli. Inoltre chiede di: «monitorare da vicino il crescente rischio che le passività potenziali del bilancio dell’Ue si concretizzino per effetto della guerra di aggressione condotta dalla Russia contro l’Ucraina e intraprendere le necessarie misure per garantire che gli strumenti di mitigazione del rischio mantengano una sufficiente capacità». Anche qui in parole povere vuol dire: occhio che la guerra potrebbe diventare per l’Europa un pozzo senza fondo. Un’ultima valutazione, in questo caso però non si tratta di una novità, riguarda i fondi strutturali e d’investimento europei (fondi Sie). Nel 2021 i pagamenti totali cumulati per i programmi operativi finanziati dai fondi 2014-2020 sono ammontati a 331,1 miliardi di euro, su un totale di 492 miliardi di euro (67 %). La Corte evidenzia che persistono le significative differenze tra Stati membri nel tasso di assorbimento di questi fondi. Mentre Irlanda, Finlandia e Cipro, ad esempio, hanno richiesto oltre tre quarti dei fondi loro assegnati, i tre paesi Ue con i tassi di assorbimento più bassi (Croazia, Slovacchia e Malta) hanno utilizzato solo poco più della metà dei fondi loro destinati. L’Italia ne ha chiesti finora il 62%.
Con Nord Stream ko, Berlino «scopre» la solidarietà
«Everything but the girl» (Tutto tranne la ragazza): così negli anni ‘80 in Inghilterra un grande negozio di arredamenti prometteva ai clienti di fornire loro tutto per la camera da letto, tranne, naturalmente, la ragazza. Everything but the cap (tutto tranne il tetto) può essere invece la sintesi della giornata di ieri a Praga, dove si sono riuniti i 27 ministri dell’energia dell’Unione europea per trovare soluzioni alla crisi energetica in atto da un anno e mezzo. Dei contenuti del non-paper firmato da Germania e Olanda, circolato alla vigilia, è stato accolto praticamente tutto, mentre per il tetto al prezzo del gas tanto caro a Roberto Cingolani, ancora una volta, non c’è consenso e occorrono ulteriori discussioni.
Il Commissario europeo all’energia Kadri Simson in conferenza stampa ha elencato i punti su cui i rappresentanti degli Stati membri hanno trovato un accordo. Il primo punto è il mercato Ttf, «non più rappresentativo della realtà del mercato energetico dell’Ue, gonfia artificialmente i prezzi» (sic). La prossima settimana la Commissione presenterà un nuovo riferimento (benchmark) che terrà in considerazione altri prezzi di mercato, oltre al Ttf, e che dovrebbe limitare la volatilità dei prezzi. Il secondo punto su cui c’è consenso riguarda le ulteriori riduzioni della domanda di gas, necessarie nel momento in cui si decide di intervenire per calmierare i prezzi. Potrebbe quindi essere attivata l’emergenza gas a livello europeo, che imporrebbe risparmi obbligatori pari al 15% rispetto al riferimento. Terzo punto: solidarietà. Poiché gli Stati non hanno stipulato accordi di mutua solidarietà, tranne pochi casi, la Commissione proporrà un accordo di solidarietà standard applicabile da subito, in base al quale i Paesi più colpiti da carenza di gas riceverebbero aiuto. Infine, la Commissione proporrà di avviare gli acquisti congiunti di gas: «Ciò consentirà all’Ue di utilizzare il nostro potere d’acquisto collettivo per limitare i prezzi ed evitare che gli Stati membri si sorpassino a vicenda sul mercato, aumentando così i prezzi. Il nostro focus sarà il coordinamento e l’aggregazione del riempimento degli stoccaggi di gas per il prossimo inverno», ha concluso Simson.
Rispondendo alle domande, il Commissario ha chiarito che meglio del price cap sarebbe, prima, rinegoziare direttamente con i fornitori «ma se, ciò non fosse possibile, la Commissione valuterà un meccanismo per limitarli».
Questo è l’unico accenno al price cap, molto indiretto, peraltro. L’altro tema caldo della riunione era la separazione dei meccanismi di formazione del prezzo dell’energia elettrica a seconda della fonte utilizzata, il cosiddetto disaccoppiamento. Il non-paper tedesco, cui l’Olanda si è accodata per non dare l’idea che la Germania sia il dominus della situazione (senza riuscirvi granché), metteva in guardia dall’adottare tale separazione, senza prima fornire una approfondita valutazione di impatto. Infatti durante la riunione si è frenato anche molto sull’ipotesi di adottare un tetto al prezzo del gas sul modello spagnolo, cioè limitato al gas utilizzato per la generazione elettrica: «Vedremo nel fine settimana come procedere con il tetto del gas per la produzione di energia elettrica e se a questo punto la proposta gode di un’ampia maggioranza a favore di questa misura».
Simson ha poi detto che entro la fine dell’anno la Commissione presenterà una proposta di riforma del mercato elettrico europeo, ma oggi dicembre appare lontanissimo.
Ancora una volta, la Germania esce vincente da un round di negoziazioni, bloccando derive indesiderate (tetti ai prezzi, disaccoppiamento) e portando a casa ciò che le interessa, ovvero la solidarietà e gli acquisti congiunti di gas. Ora che non c’è più il cordone ombelicale rappresentato dai due gasdotti Nord Stream, la messa in comune della enorme posizione di acquisto europea può aiutare la Germania ad abbassare i prezzi all’ingrosso e dunque a preservarne la competitività. Per l’Italia, magro raccolto: il benchmark non è un tetto e i razionamenti si faranno più vincolanti. Il 20 ottobre seguirà nuovo episodio della serie.
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L’analisi della gestione finanziaria: l’Europa spende troppo e male. Il Covid e la guerra potrebbero mandarla in default.L’Italia non riesce a spuntarla nel summit dei 27: niente price cap e razionamenti più vincolanti. Ma ok agli acquisti comuni di gas.Lo speciale contiene due articoliIeri a Bruxelles è stata presentata la relazione annuale sull’esecuzione del bilancio dell’Unione europea per l’esercizio finanziario 2021. La notizia principale è che, nonostante imponga controlli strettissimi sui bilanci dei suoi Paesi membri, l’Unione europea non è altrettanto solerte per quanto riguarda la sua gestione. Secondo la Corte dei conti europea, infatti, ci sono ancora troppi errori nei pagamenti. Si è rilevato che il livello cumulativo degli errori nelle spese finanziate dal bilancio dell’Ue è aumentato nel 2021, raggiungendo il 3,0 % (nel 2020 era del 2,7 %). Ma cosa vuol dire errore? Si intende una somma di denaro che non avrebbe dovuto essere posta a carico del bilancio dell’Ue. Questi errori quindi avvengono quando i fondi non sono impiegati in conformità alla normativa Ue applicabile e, quindi, non sono spesi come previsto dal Parlamento europeo e dal Consiglio all’atto dell’approvazione; oppure, quando i fondi non sono impiegati in conformità a specifiche norme nazionali. Nella relazione si evidenzia come i tassi di errore riflettono il livello di rischio: per le spese ad alto rischio, il livello di errore stimato era del 4,7 %, mentre le spese a basso rischio non sono inficiate da errori rilevanti. Circa due terzi (63,2%) delle spese sottoposte ad audit sono state ritenute ad alto rischio, anche in questo caso un aumento rispetto al 2020 (59 %) e agli esercizi precedenti.L’elemento più preoccupante, però, è che la Corte vede ampi rischi per i fondi comunitari messi a disposizione per la crisi derivante della pandemia e per la guerra tra Russia e Ucraina. Con la grande differenza che il momento buio della pandemia è stato superato, ma per quanto riguarda la crisi ucraina le cose difficilmente andranno meglio nel breve termine.Per il 2021 la Corte ha stabilito di esprimere due giudizi distinti sulla legittimità e regolarità delle spese: uno sul bilancio tradizionale dell’Ue e l’altro sull’Rrf (Recovery and resilience facility). Il giudizio su quest’ultimo è la prima volta che viene emesso e riguarda il pacchetto da 800 miliardi NextGeneration Eu, varato per rispondere alla crisi prodotta dalle restrizioni volute per contenere il coronavirus. Il giudizio complessivamente è positivo in questo caso anche se la Corte ha valutato come deboli le valutazioni dei traguardi effettuate dalla Commissione. La richiesta è che queste valutazioni vengano migliorate. Come dicevamo però l’elemento più interessante riguarda il giudizio sulla legittimità e regolarità delle spese a titolo del bilancio dell’Ue, valutato dalla Corte come negativo. Nel bilancio gli impegni non ancora liquidati hanno raggiunto il livello record di 341,6 miliardi di euro. L’esposizione totale dell’Ue alle passività potenziali è aumentata di 146 miliardi di euro (111 %) nel 2021, da 131,9 miliardi di euro si è passati a 277,9 miliardi di euro. Questo è dovuto alle crisi piovute a pioggia sul sistema. Nello specifico sono state emesse obbligazioni per 91 miliardi per il finanziamento del pacchetto Next Generation Eu e un aumento di 50,2 miliardi di euro per l’assistenza finanziaria che serviva a proteggere l’occupazione e i lavoratori colpiti dalla crisi economica dovuta alla pandemia. Superata la crisi pandemica e le sue restrizioni, la Corte ha spostato la sua preoccupazione soprattutto sull’esposizione dovuta alla guerra in Ucraina perché le passività potenziali non potranno che crescere. Alla fine del 2021 l’Ucraina ha ottenuto prestiti per un valore nominale di 4,7 miliardi di euro dall’Unione europea. Solo la Banca europea per gli investimenti gli ha concesso prestiti per un valore di 2,1 miliardi di euro, garantiti dall’Unione. La Corte raccomanda alla Commissione di «informare l’autorità di bilancio sui fattori che contribuiscono all’andamento degli impegni non ancora liquidati e adottare adeguati provvedimenti per pervenire ad una graduale riduzione di tali impegni nel lungo periodo». Tradotto si chiede di smettere di promettere soldi se poi non ci possiamo permettere di darli. Inoltre chiede di: «monitorare da vicino il crescente rischio che le passività potenziali del bilancio dell’Ue si concretizzino per effetto della guerra di aggressione condotta dalla Russia contro l’Ucraina e intraprendere le necessarie misure per garantire che gli strumenti di mitigazione del rischio mantengano una sufficiente capacità». Anche qui in parole povere vuol dire: occhio che la guerra potrebbe diventare per l’Europa un pozzo senza fondo. Un’ultima valutazione, in questo caso però non si tratta di una novità, riguarda i fondi strutturali e d’investimento europei (fondi Sie). Nel 2021 i pagamenti totali cumulati per i programmi operativi finanziati dai fondi 2014-2020 sono ammontati a 331,1 miliardi di euro, su un totale di 492 miliardi di euro (67 %). La Corte evidenzia che persistono le significative differenze tra Stati membri nel tasso di assorbimento di questi fondi. Mentre Irlanda, Finlandia e Cipro, ad esempio, hanno richiesto oltre tre quarti dei fondi loro assegnati, i tre paesi Ue con i tassi di assorbimento più bassi (Croazia, Slovacchia e Malta) hanno utilizzato solo poco più della metà dei fondi loro destinati. L’Italia ne ha chiesti finora il 62%.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-corte-dei-conti-ue-boccia-bruxelles-bilancio-in-pericolo-basta-miliardi-a-kiev-2658442813.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="con-nord-stream-ko-berlino-scopre-la-solidarieta" data-post-id="2658442813" data-published-at="1665612825" data-use-pagination="False"> Con Nord Stream ko, Berlino «scopre» la solidarietà «Everything but the girl» (Tutto tranne la ragazza): così negli anni ‘80 in Inghilterra un grande negozio di arredamenti prometteva ai clienti di fornire loro tutto per la camera da letto, tranne, naturalmente, la ragazza. Everything but the cap (tutto tranne il tetto) può essere invece la sintesi della giornata di ieri a Praga, dove si sono riuniti i 27 ministri dell’energia dell’Unione europea per trovare soluzioni alla crisi energetica in atto da un anno e mezzo. Dei contenuti del non-paper firmato da Germania e Olanda, circolato alla vigilia, è stato accolto praticamente tutto, mentre per il tetto al prezzo del gas tanto caro a Roberto Cingolani, ancora una volta, non c’è consenso e occorrono ulteriori discussioni. Il Commissario europeo all’energia Kadri Simson in conferenza stampa ha elencato i punti su cui i rappresentanti degli Stati membri hanno trovato un accordo. Il primo punto è il mercato Ttf, «non più rappresentativo della realtà del mercato energetico dell’Ue, gonfia artificialmente i prezzi» (sic). La prossima settimana la Commissione presenterà un nuovo riferimento (benchmark) che terrà in considerazione altri prezzi di mercato, oltre al Ttf, e che dovrebbe limitare la volatilità dei prezzi. Il secondo punto su cui c’è consenso riguarda le ulteriori riduzioni della domanda di gas, necessarie nel momento in cui si decide di intervenire per calmierare i prezzi. Potrebbe quindi essere attivata l’emergenza gas a livello europeo, che imporrebbe risparmi obbligatori pari al 15% rispetto al riferimento. Terzo punto: solidarietà. Poiché gli Stati non hanno stipulato accordi di mutua solidarietà, tranne pochi casi, la Commissione proporrà un accordo di solidarietà standard applicabile da subito, in base al quale i Paesi più colpiti da carenza di gas riceverebbero aiuto. Infine, la Commissione proporrà di avviare gli acquisti congiunti di gas: «Ciò consentirà all’Ue di utilizzare il nostro potere d’acquisto collettivo per limitare i prezzi ed evitare che gli Stati membri si sorpassino a vicenda sul mercato, aumentando così i prezzi. Il nostro focus sarà il coordinamento e l’aggregazione del riempimento degli stoccaggi di gas per il prossimo inverno», ha concluso Simson. Rispondendo alle domande, il Commissario ha chiarito che meglio del price cap sarebbe, prima, rinegoziare direttamente con i fornitori «ma se, ciò non fosse possibile, la Commissione valuterà un meccanismo per limitarli». Questo è l’unico accenno al price cap, molto indiretto, peraltro. L’altro tema caldo della riunione era la separazione dei meccanismi di formazione del prezzo dell’energia elettrica a seconda della fonte utilizzata, il cosiddetto disaccoppiamento. Il non-paper tedesco, cui l’Olanda si è accodata per non dare l’idea che la Germania sia il dominus della situazione (senza riuscirvi granché), metteva in guardia dall’adottare tale separazione, senza prima fornire una approfondita valutazione di impatto. Infatti durante la riunione si è frenato anche molto sull’ipotesi di adottare un tetto al prezzo del gas sul modello spagnolo, cioè limitato al gas utilizzato per la generazione elettrica: «Vedremo nel fine settimana come procedere con il tetto del gas per la produzione di energia elettrica e se a questo punto la proposta gode di un’ampia maggioranza a favore di questa misura». Simson ha poi detto che entro la fine dell’anno la Commissione presenterà una proposta di riforma del mercato elettrico europeo, ma oggi dicembre appare lontanissimo. Ancora una volta, la Germania esce vincente da un round di negoziazioni, bloccando derive indesiderate (tetti ai prezzi, disaccoppiamento) e portando a casa ciò che le interessa, ovvero la solidarietà e gli acquisti congiunti di gas. Ora che non c’è più il cordone ombelicale rappresentato dai due gasdotti Nord Stream, la messa in comune della enorme posizione di acquisto europea può aiutare la Germania ad abbassare i prezzi all’ingrosso e dunque a preservarne la competitività. Per l’Italia, magro raccolto: il benchmark non è un tetto e i razionamenti si faranno più vincolanti. Il 20 ottobre seguirà nuovo episodio della serie.
Enrica Bonaccorti (Ansa)
Il grande pubblico la conosce per i suoi trascorsi di conduttrice e opinionista tv, ruoli ricoperti a partire dai primi anni Ottanta e proseguiti in modo pressoché continuativo fino a pochi anni or sono, ma la Bonaccorti, nei suoi 75 anni di vita (era nata a Savona il 18 novembre 1949), ha fatto tantissimo altro. Innanzitutto l’attrice, muovendo i primi passi in ambito teatrale tra il finire degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, in quella Capitale dove si era da poco trasferita con la famiglia. Il suo debutto avviene presso il Teatro alla Ringhiera di Trastevere, uno dei tanti luoghi di sperimentazione e avanguardia della Roma di quel tempo (curiosità: lo spazio era situato in Via dei Riari e i Riario erano una nobile famiglia di origini savonesi, come Enrica), quindi giunge la partecipazione, nel 1970, allo spettacolo Mi è cascata una ragazza nel piatto (dalla pièce dell’inglese Terence Frisby), al fianco di Domenico Modugno e Paola Quattrini. Nello stesso periodo, in virtù della frequentazione di Modugno, si cimenta nella stesura di liriche, co-firmando i testi di due capisaldi del repertorio dell’artista pugliese: Amara terra mia (1971) e l’ancor più celebre La lontananza, uscita l’anno precedente. Al 1973 risale un evento fondamentale nell’esistenza della Bonaccorti: la nascita dell’amata (e unica) figlia Verdiana, frutto della relazione con l’allora marito Daniele Pettinari, regista e sceneggiatore. Nel 1969, intanto, Enrica aveva debuttato al cinema, entrando nel cast del film Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi. Seguirà la partecipazione a numerose pellicole, buona parte delle quali riconducibili ai generi (talvolta fusi tra loro) della commedia e dell’erotismo, quest’ultimo frequentato dalla Bonaccorti in ragione di un fisico procace e statuario, esibito in film come Il maschio ruspante di Antonio Racioppi (1973) e Rag. Arturo De Fanti, bancario precario di Luciano Salce (1980) e in seguito, nel 1982, in un servizio fotografico per la rivista Playboy.
La carriera televisiva, che le darà la piena celebrità, ha inizio come già detto nei primi anni Ottanta, dapprima con le trasmissioni Rai Italia sera (1983-1986) e Pronto, chi gioca? (1985-1987, continuazione del Pronto, Raffaella? condotto dalla Carrà), poi con vari programmi per la Fininvest come La giostra (1987-1988), Cari genitori (1988) e l’indimenticata prima edizione di Non è la Rai (1991-1992). La Bonaccorti è stata anche scrittrice: nel suo ultimo libro, Nove novelle senza lieto fine, pubblicato pochi mesi fa, vi è un componimento in cui, confermando la sua abilità nell’uso delle parole, affronta con ironia ammirevole quella morte che sapeva vicina a causa del carcinoma al pancreas da cui era affetta: «Ho spesso pensato / alla morte / ma non ci ho mai veramente creduto / Soprattutto alla mia / Ora fra anagrafe e acciacchi / qualche dubbio mi assale / E se anch’io fossi mortale? / Ma non voglio sapere / né approfondire / l’idea di morire / mi uccide».
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Non solo talento e allenamento: l’era dei dati entra nelle competizioni e vale miliardi. Dopo l’esperienza di Milano-Cortina 2026, l’intelligenza artificiale spinge performance, strategie e coinvolgimento dei tifosi, con un mercato globale previsto in crescita del 310% entro il 2034.
Alle Olimpiadi Invernali di Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 non si è visto solo talento, fatica e spettacolo. Accanto agli atleti, spesso lontano dalle telecamere, ha lavorato anche un altro protagonista: l’algoritmo. Silenzioso, invisibile, ma sempre più decisivo. È il segno di una trasformazione che non riguarda solo una singola edizione dei Giochi, ma l’intero sistema sportivo.
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. Secondo Fortune Business Insights, il mercato globale dell’intelligenza artificiale applicata allo sport valeva 1,22 miliardi di dollari nel 2025, salirà a 1,43 miliardi nel 2026 e toccherà i 5,01 miliardi entro il 2034. Una crescita del +310% in meno di dieci anni, con un tasso medio annuo del 16,9%. A trainare questa espansione sono soprattutto le decisioni basate sui dati per migliorare le prestazioni e i risultati competitivi, insieme alle soluzioni di coinvolgimento personalizzato dei tifosi. Sempre più diffusa è anche l’analisi predittiva, utilizzata per prevenire infortuni, gestire i carichi di allenamento e programmare lo sviluppo degli atleti, mentre le piattaforme cloud rendono questi strumenti accessibili a squadre e campionati di ogni dimensione.
A Milano-Cortina l’intelligenza artificiale si è vista in modo concreto. Il Comitato Olimpico Internazionale ha presentato Olympic Gpt, un assistente digitale capace di rispondere in tempo reale alle domande degli spettatori su regolamenti, risultati e curiosità. Una sorta di guida virtuale per orientarsi tra gare e classifiche. Dietro le quinte, Olympic Broadcasting Services ha sperimentato strumenti di Ia per catalogare enormi flussi video, creare highlight automatici e arricchire le immagini con dati e analisi in tempo reale. Il salto di uno sciatore «fermato» a mezz’aria, con grafica su velocità e angolo d’atterraggio, non è solo un effetto scenico: è un nuovo modo di raccontare lo sport.
L’intelligenza artificiale però non si limita a descrivere le imprese, contribuisce a costruirle. La snowboarder americana Maddie Mastro ha corretto un errore tecnico grazie alla ricostruzione tridimensionale del suo movimento attraverso modelli basati su IA. La nazionale statunitense di bob e skeleton ha trasformato micro-variazioni e dati in un vantaggio competitivo. Nel pattinaggio di velocità sono stati creati gemelli digitali degli atleti per simulare la resistenza dell’aria, replicando virtualmente ciò che un tempo si faceva in galleria del vento. Secondo Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, fondatori della community Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice e organizzatori della Ai Week, l’Ai non sostituisce il talento ma lo amplifica, permettendo di vedere dettagli invisibili e di prendere decisioni migliori in meno tempo. In discipline dove le medaglie si decidono per centesimi, anche una micro-correzione può fare la differenza. Anche l’Italia ha investito in monitoraggi e protocolli scientifici. Le due medaglie d’oro nello sci di Federica Brignone, tornata in gara dopo un grave infortunio, raccontano anche di analisi continue e della collaborazione tra la Federazione Italiana Sport Invernali e partner privati per prevenire ricadute e ottimizzare il rientro. E perfino il curling, diventato popolare grazie ai successi di Stefania Constantini e Amos Mosaner, ha visto l’impiego di sistemi capaci di tracciare traiettorie reali e previsionali in tempo reale, offrendo un supporto tattico che fino a ieri era affidato soprattutto all’intuito.
La trasformazione in atto si muove lungo cinque direttrici principali: l’ottimizzazione delle performance in tempo reale attraverso sensori e dispositivi indossabili; la previsione preventiva degli infortuni grazie all’analisi di dati biometrici e carichi di lavoro; il coinvolgimento personalizzato dei tifosi con contenuti e offerte su misura; lo storytelling automatizzato con riassunti generati in tempo reale; e un modello decisionale sempre più fondato su analisi oggettive di video e dati statistici. La passione resta umana, ma l’infrastruttura che la sostiene è sempre più intelligente. E quanto visto a Milano-Cortina potrebbe essere solo l’inizio.
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Sul fronte macro, il conflitto che coinvolge Usa, Israele e Iran ha riacceso petrolio e gas, riportando al centro il rischio inflazione e la possibilità che la discesa dei tassi diventi più lenta e accidentata. «La situazione geopolitica fragile e il balzo energetico rischiano di mettere in difficoltà molte aziende, con possibili effetti a catena sul fronte dei prestiti e un aumento delle sofferenze», commenta Gaziano, «rendendo il percorso di riduzione dei tassi da parte delle banche centrali molto più accidentato del previsto. Uno scenario che lo stesso Donald Trump non può permettersi a lungo, visto il calo di gradimento tra i suoi sostenitori iniziali dovuto all’incertezza economica». Negli Usa la volatilità sostiene ancora trading e advisory; in Europa, invece, la maggiore dipendenza energetica rende il settore più esposto a uno choc prolungato.
«L’esposizione diretta delle banche europee al conflitto in Medio Oriente è molto limitata e si concentra essenzialmente negli Emirati Arabi Uniti, riguardando due istituti, Standard Chartered e Hsbc», aggiunge Jerome Legras, head of research Axiom Alternative Investments. «Dato ciò», continua, «il meccanismo di trasmissione del rischio dominante per gli istituti di credito del Vecchio continente è quello macroeconomico: uno choc dei prezzi del petrolio che si ripercuote sull’inflazione, sulle aspettative dei tassi di interesse e sulle condizioni di finanziamento in generale, piuttosto che tradursi in perdite dirette di bilancio. Sebbene i fattori geopolitici siano molto diversi, questo scenario macroeconomico non è dissimile da quello osservato durante le prime settimane della guerra in Ucraina. In quell’occasione, l’impatto sui tassi ha pesato di più rispetto a quello sulla qualità degli attivi, grazie alle ingenti riserve detenute dalle banche e ai loro criteri conservativi nella concessione dei prestiti. Resta da vedere se lo stesso vale per una guerra che probabilmente sarà molto più breve».
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