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2022-10-13
La Corte dei conti Ue boccia Bruxelles: bilancio in pericolo, basta miliardi a Kiev
Paolo Gentiloni (Ansa)
Ieri a Bruxelles è stata presentata la relazione annuale sull’esecuzione del bilancio dell’Unione europea per l’esercizio finanziario 2021. La notizia principale è che, nonostante imponga controlli strettissimi sui bilanci dei suoi Paesi membri, l’Unione europea non è altrettanto solerte per quanto riguarda la sua gestione. Secondo la Corte dei conti europea, infatti, ci sono ancora troppi errori nei pagamenti. Si è rilevato che il livello cumulativo degli errori nelle spese finanziate dal bilancio dell’Ue è aumentato nel 2021, raggiungendo il 3,0 % (nel 2020 era del 2,7 %). Ma cosa vuol dire errore? Si intende una somma di denaro che non avrebbe dovuto essere posta a carico del bilancio dell’Ue. Questi errori quindi avvengono quando i fondi non sono impiegati in conformità alla normativa Ue applicabile e, quindi, non sono spesi come previsto dal Parlamento europeo e dal Consiglio all’atto dell’approvazione; oppure, quando i fondi non sono impiegati in conformità a specifiche norme nazionali. Nella relazione si evidenzia come i tassi di errore riflettono il livello di rischio: per le spese ad alto rischio, il livello di errore stimato era del 4,7 %, mentre le spese a basso rischio non sono inficiate da errori rilevanti. Circa due terzi (63,2%) delle spese sottoposte ad audit sono state ritenute ad alto rischio, anche in questo caso un aumento rispetto al 2020 (59 %) e agli esercizi precedenti.
L’elemento più preoccupante, però, è che la Corte vede ampi rischi per i fondi comunitari messi a disposizione per la crisi derivante della pandemia e per la guerra tra Russia e Ucraina. Con la grande differenza che il momento buio della pandemia è stato superato, ma per quanto riguarda la crisi ucraina le cose difficilmente andranno meglio nel breve termine.
Per il 2021 la Corte ha stabilito di esprimere due giudizi distinti sulla legittimità e regolarità delle spese: uno sul bilancio tradizionale dell’Ue e l’altro sull’Rrf (Recovery and resilience facility). Il giudizio su quest’ultimo è la prima volta che viene emesso e riguarda il pacchetto da 800 miliardi NextGeneration Eu, varato per rispondere alla crisi prodotta dalle restrizioni volute per contenere il coronavirus.
Il giudizio complessivamente è positivo in questo caso anche se la Corte ha valutato come deboli le valutazioni dei traguardi effettuate dalla Commissione. La richiesta è che queste valutazioni vengano migliorate. Come dicevamo però l’elemento più interessante riguarda il giudizio sulla legittimità e regolarità delle spese a titolo del bilancio dell’Ue, valutato dalla Corte come negativo. Nel bilancio gli impegni non ancora liquidati hanno raggiunto il livello record di 341,6 miliardi di euro. L’esposizione totale dell’Ue alle passività potenziali è aumentata di 146 miliardi di euro (111 %) nel 2021, da 131,9 miliardi di euro si è passati a 277,9 miliardi di euro. Questo è dovuto alle crisi piovute a pioggia sul sistema. Nello specifico sono state emesse obbligazioni per 91 miliardi per il finanziamento del pacchetto Next Generation Eu e un aumento di 50,2 miliardi di euro per l’assistenza finanziaria che serviva a proteggere l’occupazione e i lavoratori colpiti dalla crisi economica dovuta alla pandemia. Superata la crisi pandemica e le sue restrizioni, la Corte ha spostato la sua preoccupazione soprattutto sull’esposizione dovuta alla guerra in Ucraina perché le passività potenziali non potranno che crescere.
Alla fine del 2021 l’Ucraina ha ottenuto prestiti per un valore nominale di 4,7 miliardi di euro dall’Unione europea. Solo la Banca europea per gli investimenti gli ha concesso prestiti per un valore di 2,1 miliardi di euro, garantiti dall’Unione. La Corte raccomanda alla Commissione di «informare l’autorità di bilancio sui fattori che contribuiscono all’andamento degli impegni non ancora liquidati e adottare adeguati provvedimenti per pervenire ad una graduale riduzione di tali impegni nel lungo periodo». Tradotto si chiede di smettere di promettere soldi se poi non ci possiamo permettere di darli. Inoltre chiede di: «monitorare da vicino il crescente rischio che le passività potenziali del bilancio dell’Ue si concretizzino per effetto della guerra di aggressione condotta dalla Russia contro l’Ucraina e intraprendere le necessarie misure per garantire che gli strumenti di mitigazione del rischio mantengano una sufficiente capacità». Anche qui in parole povere vuol dire: occhio che la guerra potrebbe diventare per l’Europa un pozzo senza fondo. Un’ultima valutazione, in questo caso però non si tratta di una novità, riguarda i fondi strutturali e d’investimento europei (fondi Sie). Nel 2021 i pagamenti totali cumulati per i programmi operativi finanziati dai fondi 2014-2020 sono ammontati a 331,1 miliardi di euro, su un totale di 492 miliardi di euro (67 %). La Corte evidenzia che persistono le significative differenze tra Stati membri nel tasso di assorbimento di questi fondi. Mentre Irlanda, Finlandia e Cipro, ad esempio, hanno richiesto oltre tre quarti dei fondi loro assegnati, i tre paesi Ue con i tassi di assorbimento più bassi (Croazia, Slovacchia e Malta) hanno utilizzato solo poco più della metà dei fondi loro destinati. L’Italia ne ha chiesti finora il 62%.
Con Nord Stream ko, Berlino «scopre» la solidarietà
«Everything but the girl» (Tutto tranne la ragazza): così negli anni ‘80 in Inghilterra un grande negozio di arredamenti prometteva ai clienti di fornire loro tutto per la camera da letto, tranne, naturalmente, la ragazza. Everything but the cap (tutto tranne il tetto) può essere invece la sintesi della giornata di ieri a Praga, dove si sono riuniti i 27 ministri dell’energia dell’Unione europea per trovare soluzioni alla crisi energetica in atto da un anno e mezzo. Dei contenuti del non-paper firmato da Germania e Olanda, circolato alla vigilia, è stato accolto praticamente tutto, mentre per il tetto al prezzo del gas tanto caro a Roberto Cingolani, ancora una volta, non c’è consenso e occorrono ulteriori discussioni.
Il Commissario europeo all’energia Kadri Simson in conferenza stampa ha elencato i punti su cui i rappresentanti degli Stati membri hanno trovato un accordo. Il primo punto è il mercato Ttf, «non più rappresentativo della realtà del mercato energetico dell’Ue, gonfia artificialmente i prezzi» (sic). La prossima settimana la Commissione presenterà un nuovo riferimento (benchmark) che terrà in considerazione altri prezzi di mercato, oltre al Ttf, e che dovrebbe limitare la volatilità dei prezzi. Il secondo punto su cui c’è consenso riguarda le ulteriori riduzioni della domanda di gas, necessarie nel momento in cui si decide di intervenire per calmierare i prezzi. Potrebbe quindi essere attivata l’emergenza gas a livello europeo, che imporrebbe risparmi obbligatori pari al 15% rispetto al riferimento. Terzo punto: solidarietà. Poiché gli Stati non hanno stipulato accordi di mutua solidarietà, tranne pochi casi, la Commissione proporrà un accordo di solidarietà standard applicabile da subito, in base al quale i Paesi più colpiti da carenza di gas riceverebbero aiuto. Infine, la Commissione proporrà di avviare gli acquisti congiunti di gas: «Ciò consentirà all’Ue di utilizzare il nostro potere d’acquisto collettivo per limitare i prezzi ed evitare che gli Stati membri si sorpassino a vicenda sul mercato, aumentando così i prezzi. Il nostro focus sarà il coordinamento e l’aggregazione del riempimento degli stoccaggi di gas per il prossimo inverno», ha concluso Simson.
Rispondendo alle domande, il Commissario ha chiarito che meglio del price cap sarebbe, prima, rinegoziare direttamente con i fornitori «ma se, ciò non fosse possibile, la Commissione valuterà un meccanismo per limitarli».
Questo è l’unico accenno al price cap, molto indiretto, peraltro. L’altro tema caldo della riunione era la separazione dei meccanismi di formazione del prezzo dell’energia elettrica a seconda della fonte utilizzata, il cosiddetto disaccoppiamento. Il non-paper tedesco, cui l’Olanda si è accodata per non dare l’idea che la Germania sia il dominus della situazione (senza riuscirvi granché), metteva in guardia dall’adottare tale separazione, senza prima fornire una approfondita valutazione di impatto. Infatti durante la riunione si è frenato anche molto sull’ipotesi di adottare un tetto al prezzo del gas sul modello spagnolo, cioè limitato al gas utilizzato per la generazione elettrica: «Vedremo nel fine settimana come procedere con il tetto del gas per la produzione di energia elettrica e se a questo punto la proposta gode di un’ampia maggioranza a favore di questa misura».
Simson ha poi detto che entro la fine dell’anno la Commissione presenterà una proposta di riforma del mercato elettrico europeo, ma oggi dicembre appare lontanissimo.
Ancora una volta, la Germania esce vincente da un round di negoziazioni, bloccando derive indesiderate (tetti ai prezzi, disaccoppiamento) e portando a casa ciò che le interessa, ovvero la solidarietà e gli acquisti congiunti di gas. Ora che non c’è più il cordone ombelicale rappresentato dai due gasdotti Nord Stream, la messa in comune della enorme posizione di acquisto europea può aiutare la Germania ad abbassare i prezzi all’ingrosso e dunque a preservarne la competitività. Per l’Italia, magro raccolto: il benchmark non è un tetto e i razionamenti si faranno più vincolanti. Il 20 ottobre seguirà nuovo episodio della serie.
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L’analisi della gestione finanziaria: l’Europa spende troppo e male. Il Covid e la guerra potrebbero mandarla in default.L’Italia non riesce a spuntarla nel summit dei 27: niente price cap e razionamenti più vincolanti. Ma ok agli acquisti comuni di gas.Lo speciale contiene due articoliIeri a Bruxelles è stata presentata la relazione annuale sull’esecuzione del bilancio dell’Unione europea per l’esercizio finanziario 2021. La notizia principale è che, nonostante imponga controlli strettissimi sui bilanci dei suoi Paesi membri, l’Unione europea non è altrettanto solerte per quanto riguarda la sua gestione. Secondo la Corte dei conti europea, infatti, ci sono ancora troppi errori nei pagamenti. Si è rilevato che il livello cumulativo degli errori nelle spese finanziate dal bilancio dell’Ue è aumentato nel 2021, raggiungendo il 3,0 % (nel 2020 era del 2,7 %). Ma cosa vuol dire errore? Si intende una somma di denaro che non avrebbe dovuto essere posta a carico del bilancio dell’Ue. Questi errori quindi avvengono quando i fondi non sono impiegati in conformità alla normativa Ue applicabile e, quindi, non sono spesi come previsto dal Parlamento europeo e dal Consiglio all’atto dell’approvazione; oppure, quando i fondi non sono impiegati in conformità a specifiche norme nazionali. Nella relazione si evidenzia come i tassi di errore riflettono il livello di rischio: per le spese ad alto rischio, il livello di errore stimato era del 4,7 %, mentre le spese a basso rischio non sono inficiate da errori rilevanti. Circa due terzi (63,2%) delle spese sottoposte ad audit sono state ritenute ad alto rischio, anche in questo caso un aumento rispetto al 2020 (59 %) e agli esercizi precedenti.L’elemento più preoccupante, però, è che la Corte vede ampi rischi per i fondi comunitari messi a disposizione per la crisi derivante della pandemia e per la guerra tra Russia e Ucraina. Con la grande differenza che il momento buio della pandemia è stato superato, ma per quanto riguarda la crisi ucraina le cose difficilmente andranno meglio nel breve termine.Per il 2021 la Corte ha stabilito di esprimere due giudizi distinti sulla legittimità e regolarità delle spese: uno sul bilancio tradizionale dell’Ue e l’altro sull’Rrf (Recovery and resilience facility). Il giudizio su quest’ultimo è la prima volta che viene emesso e riguarda il pacchetto da 800 miliardi NextGeneration Eu, varato per rispondere alla crisi prodotta dalle restrizioni volute per contenere il coronavirus. Il giudizio complessivamente è positivo in questo caso anche se la Corte ha valutato come deboli le valutazioni dei traguardi effettuate dalla Commissione. La richiesta è che queste valutazioni vengano migliorate. Come dicevamo però l’elemento più interessante riguarda il giudizio sulla legittimità e regolarità delle spese a titolo del bilancio dell’Ue, valutato dalla Corte come negativo. Nel bilancio gli impegni non ancora liquidati hanno raggiunto il livello record di 341,6 miliardi di euro. L’esposizione totale dell’Ue alle passività potenziali è aumentata di 146 miliardi di euro (111 %) nel 2021, da 131,9 miliardi di euro si è passati a 277,9 miliardi di euro. Questo è dovuto alle crisi piovute a pioggia sul sistema. Nello specifico sono state emesse obbligazioni per 91 miliardi per il finanziamento del pacchetto Next Generation Eu e un aumento di 50,2 miliardi di euro per l’assistenza finanziaria che serviva a proteggere l’occupazione e i lavoratori colpiti dalla crisi economica dovuta alla pandemia. Superata la crisi pandemica e le sue restrizioni, la Corte ha spostato la sua preoccupazione soprattutto sull’esposizione dovuta alla guerra in Ucraina perché le passività potenziali non potranno che crescere. Alla fine del 2021 l’Ucraina ha ottenuto prestiti per un valore nominale di 4,7 miliardi di euro dall’Unione europea. Solo la Banca europea per gli investimenti gli ha concesso prestiti per un valore di 2,1 miliardi di euro, garantiti dall’Unione. La Corte raccomanda alla Commissione di «informare l’autorità di bilancio sui fattori che contribuiscono all’andamento degli impegni non ancora liquidati e adottare adeguati provvedimenti per pervenire ad una graduale riduzione di tali impegni nel lungo periodo». Tradotto si chiede di smettere di promettere soldi se poi non ci possiamo permettere di darli. Inoltre chiede di: «monitorare da vicino il crescente rischio che le passività potenziali del bilancio dell’Ue si concretizzino per effetto della guerra di aggressione condotta dalla Russia contro l’Ucraina e intraprendere le necessarie misure per garantire che gli strumenti di mitigazione del rischio mantengano una sufficiente capacità». Anche qui in parole povere vuol dire: occhio che la guerra potrebbe diventare per l’Europa un pozzo senza fondo. Un’ultima valutazione, in questo caso però non si tratta di una novità, riguarda i fondi strutturali e d’investimento europei (fondi Sie). Nel 2021 i pagamenti totali cumulati per i programmi operativi finanziati dai fondi 2014-2020 sono ammontati a 331,1 miliardi di euro, su un totale di 492 miliardi di euro (67 %). La Corte evidenzia che persistono le significative differenze tra Stati membri nel tasso di assorbimento di questi fondi. Mentre Irlanda, Finlandia e Cipro, ad esempio, hanno richiesto oltre tre quarti dei fondi loro assegnati, i tre paesi Ue con i tassi di assorbimento più bassi (Croazia, Slovacchia e Malta) hanno utilizzato solo poco più della metà dei fondi loro destinati. L’Italia ne ha chiesti finora il 62%.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-corte-dei-conti-ue-boccia-bruxelles-bilancio-in-pericolo-basta-miliardi-a-kiev-2658442813.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="con-nord-stream-ko-berlino-scopre-la-solidarieta" data-post-id="2658442813" data-published-at="1665612825" data-use-pagination="False"> Con Nord Stream ko, Berlino «scopre» la solidarietà «Everything but the girl» (Tutto tranne la ragazza): così negli anni ‘80 in Inghilterra un grande negozio di arredamenti prometteva ai clienti di fornire loro tutto per la camera da letto, tranne, naturalmente, la ragazza. Everything but the cap (tutto tranne il tetto) può essere invece la sintesi della giornata di ieri a Praga, dove si sono riuniti i 27 ministri dell’energia dell’Unione europea per trovare soluzioni alla crisi energetica in atto da un anno e mezzo. Dei contenuti del non-paper firmato da Germania e Olanda, circolato alla vigilia, è stato accolto praticamente tutto, mentre per il tetto al prezzo del gas tanto caro a Roberto Cingolani, ancora una volta, non c’è consenso e occorrono ulteriori discussioni. Il Commissario europeo all’energia Kadri Simson in conferenza stampa ha elencato i punti su cui i rappresentanti degli Stati membri hanno trovato un accordo. Il primo punto è il mercato Ttf, «non più rappresentativo della realtà del mercato energetico dell’Ue, gonfia artificialmente i prezzi» (sic). La prossima settimana la Commissione presenterà un nuovo riferimento (benchmark) che terrà in considerazione altri prezzi di mercato, oltre al Ttf, e che dovrebbe limitare la volatilità dei prezzi. Il secondo punto su cui c’è consenso riguarda le ulteriori riduzioni della domanda di gas, necessarie nel momento in cui si decide di intervenire per calmierare i prezzi. Potrebbe quindi essere attivata l’emergenza gas a livello europeo, che imporrebbe risparmi obbligatori pari al 15% rispetto al riferimento. Terzo punto: solidarietà. Poiché gli Stati non hanno stipulato accordi di mutua solidarietà, tranne pochi casi, la Commissione proporrà un accordo di solidarietà standard applicabile da subito, in base al quale i Paesi più colpiti da carenza di gas riceverebbero aiuto. Infine, la Commissione proporrà di avviare gli acquisti congiunti di gas: «Ciò consentirà all’Ue di utilizzare il nostro potere d’acquisto collettivo per limitare i prezzi ed evitare che gli Stati membri si sorpassino a vicenda sul mercato, aumentando così i prezzi. Il nostro focus sarà il coordinamento e l’aggregazione del riempimento degli stoccaggi di gas per il prossimo inverno», ha concluso Simson. Rispondendo alle domande, il Commissario ha chiarito che meglio del price cap sarebbe, prima, rinegoziare direttamente con i fornitori «ma se, ciò non fosse possibile, la Commissione valuterà un meccanismo per limitarli». Questo è l’unico accenno al price cap, molto indiretto, peraltro. L’altro tema caldo della riunione era la separazione dei meccanismi di formazione del prezzo dell’energia elettrica a seconda della fonte utilizzata, il cosiddetto disaccoppiamento. Il non-paper tedesco, cui l’Olanda si è accodata per non dare l’idea che la Germania sia il dominus della situazione (senza riuscirvi granché), metteva in guardia dall’adottare tale separazione, senza prima fornire una approfondita valutazione di impatto. Infatti durante la riunione si è frenato anche molto sull’ipotesi di adottare un tetto al prezzo del gas sul modello spagnolo, cioè limitato al gas utilizzato per la generazione elettrica: «Vedremo nel fine settimana come procedere con il tetto del gas per la produzione di energia elettrica e se a questo punto la proposta gode di un’ampia maggioranza a favore di questa misura». Simson ha poi detto che entro la fine dell’anno la Commissione presenterà una proposta di riforma del mercato elettrico europeo, ma oggi dicembre appare lontanissimo. Ancora una volta, la Germania esce vincente da un round di negoziazioni, bloccando derive indesiderate (tetti ai prezzi, disaccoppiamento) e portando a casa ciò che le interessa, ovvero la solidarietà e gli acquisti congiunti di gas. Ora che non c’è più il cordone ombelicale rappresentato dai due gasdotti Nord Stream, la messa in comune della enorme posizione di acquisto europea può aiutare la Germania ad abbassare i prezzi all’ingrosso e dunque a preservarne la competitività. Per l’Italia, magro raccolto: il benchmark non è un tetto e i razionamenti si faranno più vincolanti. Il 20 ottobre seguirà nuovo episodio della serie.
Sal Da Vinci (Ansa)
Al 76º Festival di Sanremo la vittoria di Sal Da Vinci assume il valore di una svolta simbolica: il pubblico premia un racconto tradizionale di amore e famiglia, dove fedeltà e melodico battono fluidità e mainstream, smentendo critica e pronostici.
Delitto perfetto nazionalpopolare. A sorpresa, il successo di Sal Da Vinci al 76º Festival di Sanremo è una piccola grande rivoluzione copernicana. Il trionfo della famiglia tradizionale. La consacrazione dell’amore e della fedeltà coniugale. Nel posto che di solito celebra la fluidità, le famiglie arcobaleno, i nuovi diritti. Un verdetto inatteso, ma non per tutti. In un’intervista di oltre un mese fa, Antonio Ricci aveva detto che qualcuno gli aveva parlato di lui come vincitore «forse per bruciarlo». Sulla Verità, non più tardi di sabato, si era ipotizzato: «Pensa che cosa succede se, per caso, vince Sal Da Vinci». Uno smacco per la critica. Una smentita clamorosa, come quelle di certi sondaggi politici sulle elezioni che poi danno risultati inattesi. Anche stavolta il popolo smentisce le élite e i suoi analisti blasonati che, fin dal primo giorno, hanno contestato lo spartito di Carlo Conti, colpevole di aver chiamato Laura Pausini che non canta Bella ciao, e di aver invitato Andrea Pucci, comico di destra. Figurarsi: un conduttore che definisce il suo «un Festival cristiano e democratico»; un direttore artistico che ha accolto solo dieci donne tra i trenta cantanti in gara. Soprattutto, colpevole di rivolgersi agli italiani, alle famiglie più che ai single, senza ambizioni intellettuali e bandiere mainstream.
I pasdaran della Sala stampa cercavano polemiche a tutti i costi. Tipo l’invito alla supermodella russa Irina Shayk, citata nei file di Epstein, per mandare un messaggio conciliante a Putin. Secondo gli editorialisti dei giornaloni invece era un Festival mediocre, senza guizzi, uno show della medietà. Il tutto trovava conferma nel calo degli ascolti. Che, in realtà, è da ridimensionare considerando la concorrenza delle partite di Champions League e la controprogrammazione di Mediaset e La7. E, tutt’altro che irrilevante, la messa in onda rispetto al 2025 due settimane più tardi, quando la platea è ridotta di circa due milioni. E la finale ha pur sempre totalizzato il 68,6% di share e 10,7 milioni di telespettatori.
Quanto alle canzoni anche quelle erano brutte, i cantanti sconosciuti, i fenomeni latitavano. Stavolta, chissà perché, nessuno chiedeva innovazione. E pazienza per la varietà dei generi, dal country al jazz al melodico, sottolineata dal direttore artistico. La critica si baloccava tra Ditonellapiaga, Serena Brancale ed Ermal Meta. Masini e Fedez no, perché il primo è ritenuto di destra e il secondo antipatico, tanto più che in L’acqua è più profonda di come sembra da sopra (Mondadori) ha saldato un po’ di conti con l’ambiente. Così le firme musicali gliel’hanno fatta pagare. Per il resto, smacco anche nella serata delle cover, quando, con Ditonellapiaga, Tony Pitony, nemico pubblico numero uno, metteva in scena un piccolo gioiello swing, tra Broadway e il Quartetto Cetra.
Intanto, Sal Da Vinci era sempre lì. A ogni esibizione l’Ariston s’infiammava. Lui cantava d’impeto, una pioggia di sentimenti tradizionali. Il giorno del matrimonio, il giuramento di fedeltà… E il pubblico in piedi, donne soprattutto, a tributargli lunghi applausi. Saranno napoletani, si pensava. Per sempre sì restava ai primi posti delle classifiche, ma nessuno ci credeva. Invece. «È la vittoria di un popolo e la vittoria di tutti quelli che hanno perseverato nel seguire un sogno», ha raccontato Sal Da Vinci dopo aver realizzato che è tutto vero. «Faccio questo mestiere da quando avevo sette anni e l’ho continuato con perseveranza tra cadute e salite ripide. Non è stato facile, ma è una vittoria di tutti quelli che vengono dal basso come me». Battuto di poco al Televoto da Sayf, il vincitore ha fatto il pieno nelle giurie di stampa, radio, tv e Web, dov’è folta la rappresentanza napoletana. E dove, come detto, non si è voluto premiare Male necessario di Fedez e Masini. Da Vinci andrà anche all’Eurovision, ha confermato agli scettici che sui social già contestano che ci si presenti con «questa roba qui»: «Portare la musica italiana fuori dal nostro Paese è un grande motivo di orgoglio», sottolinea indomito. In tanti masticano amaro.
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La morte di un bambino innocente di due anni è il segno inequivocabile che nel mondo c’è il male, il mistero del male: mysterium iniquitatis. Ma come da sempre insegna la tradizione cattolica, ci sono due tipi di male: il male fisico, che non dipende dall’uomo (come nel caso di un tumore inguaribile o nel caso di un terremoto che distrugge case e fa morire le persone) e il male morale, cioè quello che, diversamente dal primo, dipende dall’azione dell’uomo e si chiama appunto morale perché dietro a quel male c’è una colpa. Questo è il caso della morte del piccolo Domenico.
Domenico era un angelo venuto dal cielo che a due anni, sulla terra, ha incontrato quelli che la teologia chiama gli angeli decaduti: dei diavoli, delle persone che compiono il male e che hanno colpa di quel male e lo compiono perché non fanno il loro dovere. Ora quell’angelo in cielo prega per la mamma, per il papà e per i due fratelli che soffrono le pene dell’inferno per il male compiuto dagli uomini che dovevano salvare la vita di Domenico.
Ha detto bene la mamma: «Ho affidato la vita di mio figlio ai medici, e loro mi hanno tradito». È vero. Perché oltre a tradire la deontologia professionale hanno tradito la fiducia di una mamma che affidava loro il frutto del suo amore. Una mamma che durante tutte le fasi che hanno portato alla morte di Domenico aveva avuto l’intuizione, che solo una mamma può avere, che il suo angelo, in quei momenti, era nelle mani di coloro che non stavano facendo quello che avrebbero dovuto fare e che si rifiutavano anche di parlare, perché non sapevano cosa dire se non delle menzogne. In quei giorni terribili che hanno preceduto la morte del bambino, mamma Patrizia mi ha fatto venire in mente la Madonna ai piedi della Croce: una donna straziata dal dolore che vede la morte del Figlio che non ha compiuto alcun male, ma che è frutto del male compiuto dagli uomini.
C’è una frase molto celebre di Sant’Agostino che dice così: «La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per le cose così come sono, il coraggio per cambiarle». Mamma Patrizia ha ampiamente dimostrato di avere tutte e due queste caratteristiche: lo sdegno che, però, dimostra con dignità - al contrario dei responsabili della morte di suo figlio, che non hanno neanche sentito il bisogno di scrivere una lettera alla famiglia o di incontrarla anche semplicemente per un gesto di umanità; e il coraggio di voler cambiare le cose, tanto da voler dar vita a una fondazione intitolata a Domenico e che si occupi di tutto ciò che non ha funzionato in questa vicenda: delle malefatte, dell’incompetenza inaccettabile, della disumanità dei comportamenti di fronte dei genitori distrutti.
Questo giornale, nel suo piccolo, vuole collaborare perché si è fatta giustizia e, almeno, come ha detto il figlio di Patrizia, il fratellino di Domenico, «gli sia fatta pagare» a chi ha sbagliato. Occorre che giustizia sia fatta in fretta perché si deve evitare che coloro che hanno fatto il male provino a nascondere ciò che deve essere conosciuto, provino a occultare quello che va visto, provino a concordare tra di loro una versione falsa e menzognera di quello che è successo.
Dopo la morte di Domenico sono accaduti fatti gravi: sta scoppiando una guerra, e di questi fatti ne accadranno di nuovi e di grande rilievo. Questo è un motivo in più per non attenuare l’attenzione, non spegnere i fari su questa vicenda favorendo, così, coloro che vorrebbero oscurarli perché ne va della loro vita e della loro professione: un processo giusto dovrà far luce sulle loro colpe.
La morte colpevole di un bimbo innocente non ha valenza inferiore a nessun altro fatto che possa accadere nel mondo. Non ha dignità minore tale da distogliere la tensione e concentrarla solo su altro. Questa mamma e questa famiglia debbono continuare a essere seguite, a essere aiutate, a essere incoraggiate perché la vicenda, le indagini e il processo non rappresentino un ulteriore via Crucis. Noi della Verità chiediamo giustizia per il piccolo Domenico. E non smetteremo di farlo. Per quanto mi riguarda non smetterò di farlo all’interno delle mie trasmissioni perché l’ho promesso alla mamma e gliel’ho promesso semplicemente perché lo ritengo un dovere.
Mi permetto di scrivere ancora una cosa, perché mamma Patrizia è una donna di fede. Il piccolo Domenico è dall’eternità che è scritto nel Libro della vita: la sua giornata è stata breve, troppo breve, inspiegabilmente breve, ma ora in quel Libro della vita vivrà eternamente, custodito dal Dio della vita che ascolterà le preghiere per il suo babbo, per la sua mamma, per i suoi fratellini. Questo non toglie nulla alla sofferenza e alla tragedia di questa famiglia, ma ci fa pensare al piccolo Domenico circondato da angeli buoni in una dimensione di eterna beatitudine. Lo pensiamo che gioca con gli altri bambini morti immaturamente e anche loro presenti nel Grande Libro della memoria di Dio.
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