True
2022-12-09
Utilizza i termini «uomini» e «donne». Prof licenziata dopo le proteste Lgbt
Science Po Parigi sembra essere sempre più soggiogata dall’ideologia woke-Lgbt. La prestigiosa università francese ha recentemente espulso una professoressa che ha «osato» chiamare gli uomini, uomini e le donne, donne. La genesi della vicenda che ha coinvolto Valérie, un’insegnante di danza di sala, risale al rientro dalla pausa estiva ma la stampa transalpina ne ha dato notizia solo ora. Come ha spiegato l’insegnante al sito Boulevard Voltaire, alla ripresa dei corsi aveva notato che le categorie «uomo» e «donna» erano state sostituite da «leader» e «follower».
La cosa avrebbe potuto far sorridere, anche perché in Francia si fa di tutto per evitare di usare termini anglofoni ma, evidentemente, di fronte alle pretese Lgbt si possono fare delle eccezioni. E pazienza se, sostituendo i termini uomo e donna con «leader» e «follower», siano state sottolineate ancora di più i ruoli di maschi e femmine. Forse i guerrieri Lgbt non si sono resi conto di aver ottenuto un risultato agli antipodi del loro credo.
Noncurante della scelta lessicale fatta da Science Po, Valérie ha continuato a definire i suoi allievi ballerini come uomini o donne. Ma alcuni studenti hanno storto il naso e hanno denunciato «delle affermazioni sessiste, degradanti, discriminatorie, razziste» venute dalla professoressa di danza. Secondo una testimone anonima - citata dal quotidiano Le Parisien - «alcuni studenti hanno denunciato il sessismo di Valérie, la considerano old school. Si sono sentiti a disagio». Non è chiaro da cosa nasca questo disagio, se da una reale offesa oppure da una percezione estremamente personale della realtà. In ogni caso a Science Po non sono andati per il sottile e, dopo averla invitata a cambiare atteggiamento, hanno licenziato l’insegnante di danza.
Non è la prima volta che Science Po, nota per essere una delle fucine delle élite francesi, si genuflette alle ideologie woke, lgbt o alla Cancel culture. Negli ultimi anni la stampa transalpina ha dato notizia di varie sbandate ideologiche dell’istituto parigino o di alcuni suoi studenti.
Ad esempio, lo scorso luglio, il ricercatore Leonardo Orlando ha denunciato di essere stato «censurato da Science Po». Questo perché avrebbe dovuto animare, insieme alla giornalista del settimanale Le Point, Peggy Sastre, un corso dal titolo «Biologia, evoluzione e genere» legato alla teoria dell’evoluzione di Charles Darwin. Secondo il ricercatore, questa teoria «è diventata un tabù». Tra i due turni delle ultime presidenziali francesi - svoltesi la scorsa primavera - il Consiglio di Science Po Parigi aveva lanciato un appello per «far battere» Marine Le Pen alle elezioni, vinte poi da Emmanuel Macron. Nel giugno dello scorso anno, in un seminario coorganizzato da Science Po e dall’Università di Nanterre, una ricercatrice aveva affermato che «le abitudini alimentari sono modellate dalle norme delle classi medie superiori bianche». Inoltre aveva aggiunto che la «bianchezza alimentare» contribuirebbe a «rafforzare la bianchezza come idea razziale dominante». Sempre nel 2021, a febbraio, Le Figaro Étudiant forniva la prova del fatto che alcuni studenti di Science Po fossero incitati - con la promessa di voti più alti - a utilizzare la scrittura inclusiva in un esame. Nell’agosto del 2020, sugli account social di Science Po era stata pubblicata una lista, molto orientata, di libri dedicati a temi quali il «privilegio bianco». Un po’ più di un anno prima, nell’aprile del 2019, il collettivo studentesco Science Po en lutte (Science Po in lotta, ndr) aveva cercato di impedire al filosofo e scrittore Alain Finkielkraut di intervenire a un dibattito.
Ma nonostante tutti questi episodi di intolleranza verso tutto ciò che non piace alle minoranze woke e Lgbt, nell’immaginario collettivo di molte forze politiche europee di sinistra, Science Po Parigi rimane una sorta di Paradiso terrestre. La gauche italiana non fa eccezione. Tra l’altro alcuni esponenti della sinistra del Bel Paese hanno lavorato, o lavorano, per l’istituto parigino. Tra il 2015 e il 2021, l’ex premier e attuale segretario del Partito democratico Enrico Letta è stato decano della Scuola di Affari Internazionali (Psia) di Science Po Parigi. Dal 2017, anche l’ex deputata Pd Alessia Mosca lavora per la stessa università come professoressa aggiunta.
Ma i legami tra Science Po e l’Italia non si fermano qui. Lo scorso 23 novembre, l’ambasciata francese a Roma ha ospitato l’evento conclusivo della quinta edizione dei «Dialoghi italo-francesi per l’Europa», un iniziativa patrocinata anche dall’ambasciata italiana a Parigi. In un comunicato diffuso dalla nostra sede diplomatica in Francia si poteva leggere che «i Dialoghi sono un’iniziativa lanciata nel 2018 dalle Università Sciences Po di Parigi e Luiss Guido Carli di Roma, in collaborazione con The European House - Ambrosetti». Il titolo dell’iniziativa di novembre era: «Il Trattato del Quirinale e il suo impegno nei confronti delle giovani generazioni». In Italia, forse, non è ancora completamente chiaro se quel trattato sia utile o meno al nostro Paese. Invece, a giudicare dai toni del comunicato, pare che a Science Po abbiano le idee più chiare.
Anarchici dietro l’attentato a Schlein
Quello che gli inquirenti italiani avevano subito pensato, si è puntualmente verificato: gli anarchici greci hanno rivendicato l’attacco del 2 dicembre scorso contro due auto dell’ambasciata italiana ad Atene, quando ignoti hanno incendiato un’automobile del primo consigliere della rappresentanza diplomatica italiana, Susanna Schlein, mentre vicino a una seconda auto di proprietà della diplomatica era stata rinvenuta una bottiglia molotov con la miccia semi-consumata.
L’attacco è stato rivendicato da un gruppo che si è autodefinito «Carlo Giuliani revenge nuclei» che, in un testo pubblicato su un sito web e ripreso dal quotidiano greco Kathimerini, scrive: «Sostegno a un anarchico italiano in carcere in sciopero della fame da ottobre. Compagno, non importa quanto si sforzino di seppellirti, non ti dimenticheremo mai». Il gruppo anarchico greco, che prende il nome dall’attivista italiano morto durante gli scontri al G8 di Genova nel 2001, fa evidente riferimento alla vicenda di Alfredo Cospito, in carcere in regime di 41 bis e detenuto da oltre 10 anni nel carcere di Bancali a Sassari, che nel 2014 è stato condannato a 10 anni e 8 mesi per la gambizzazione avvenuta nel 2012 dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, che venne rivendicato dalla sigla Nucleo Olga Fai-Fri (Federazione anarchica informale-Fronte rivoluzionario internazionale). Cospito è considerato l’ideologo del Fai-Fri, di fatto una galassia di cellule anarchico-insurrezionaliste dai confini internazionali, al pari di Anna Beniamino, sua compagna di vita e di lotta, ed è anche accusato di aver piazzato due ordigni a basso potenziale nei pressi della Scuola allievi carabinieri di Fossano, in provincia di Cuneo, nella notte tra il 2 e il 3 giugno del 2006.
L’esplosione dei due ordigni, fortunatamente, non causò vittime. Per tornare alla vicenda di Susanna Schlein, sorella dell’esponente del Partito democratico Elly Schlein, durante l’udienza di lunedì scorso davanti la Corte d’Assise d’appello di Torino, dove erano presenti gli imputati Cospito e Beniamino, i loro sostenitori hanno gridato più volte una serie di slogan come «Fuori Alfredo dal 41 bis» oppure «Chi va col nucleare impari a zoppicare», un beffardo riferimento all’attentato compiuto da Cospito nei confronti di Roberto Adinolfi. Ma quello che non è sfuggito ai funzionari della Digos è stato quel «Susy Schlein impara a parcheggiare», uno slogan gridato più volte, scandendo bene le parole in modo da far arrivare in maniera chiara il messaggio che, a causa della confusione del momento, era sfuggito alla maggior parte dei presenti che avevano ascoltato Alfredo Cospito e Anna Beniamino che avevano reso spontanee dichiarazioni sul 41 bis, sull’ergastolo ostativo e sull’anarchia.
In merito ai possibili legami tra l’attacco alle auto della Schlein e la vicenda di Cospito, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva dichiarato: «Questo spetta agli inquirenti greci, sembrerebbe che ce ne sia qualche possibile ragione. Le modalità di tempo e di esecuzione lascerebbero presupporre sicuramente questo».
Come valutare quanto gridato dai sostenitori dei due terroristi anarchici? Certamente il legame tra i gruppi anarchici italiani e quelli greci c’è, i segnali erano chiari anche dopo le scritte sui muri dell’ambasciata italiana in Grecia contro la reclusione in regime 41 bis di Alfredo Cospito che adesso, per protesta, sta portando avanti lo sciopero della fame. Ora il timore è che nella galassia degli anarchici monti la voglia di azioni dimostrative anche nel nostro Paese.
Continua a leggereRiduci
A Science Po Parigi, una delle fucine delle élite francesi dove insegnava Enrico Letta, una docente di danza è stata cacciata perché contro le nuove categorie «leader» e «follower». In ateneo pure il darwinismo è tabù.L’auto bruciata a Susanna Schlein, sorella della candidata alla segreteria Pd, rivendicata dal gruppo greco intitolato a Carlo Giuliani. Legato a quello italiano di Alfredo Cospito.Lo speciale contiene due articoli.Science Po Parigi sembra essere sempre più soggiogata dall’ideologia woke-Lgbt. La prestigiosa università francese ha recentemente espulso una professoressa che ha «osato» chiamare gli uomini, uomini e le donne, donne. La genesi della vicenda che ha coinvolto Valérie, un’insegnante di danza di sala, risale al rientro dalla pausa estiva ma la stampa transalpina ne ha dato notizia solo ora. Come ha spiegato l’insegnante al sito Boulevard Voltaire, alla ripresa dei corsi aveva notato che le categorie «uomo» e «donna» erano state sostituite da «leader» e «follower».La cosa avrebbe potuto far sorridere, anche perché in Francia si fa di tutto per evitare di usare termini anglofoni ma, evidentemente, di fronte alle pretese Lgbt si possono fare delle eccezioni. E pazienza se, sostituendo i termini uomo e donna con «leader» e «follower», siano state sottolineate ancora di più i ruoli di maschi e femmine. Forse i guerrieri Lgbt non si sono resi conto di aver ottenuto un risultato agli antipodi del loro credo.Noncurante della scelta lessicale fatta da Science Po, Valérie ha continuato a definire i suoi allievi ballerini come uomini o donne. Ma alcuni studenti hanno storto il naso e hanno denunciato «delle affermazioni sessiste, degradanti, discriminatorie, razziste» venute dalla professoressa di danza. Secondo una testimone anonima - citata dal quotidiano Le Parisien - «alcuni studenti hanno denunciato il sessismo di Valérie, la considerano old school. Si sono sentiti a disagio». Non è chiaro da cosa nasca questo disagio, se da una reale offesa oppure da una percezione estremamente personale della realtà. In ogni caso a Science Po non sono andati per il sottile e, dopo averla invitata a cambiare atteggiamento, hanno licenziato l’insegnante di danza.Non è la prima volta che Science Po, nota per essere una delle fucine delle élite francesi, si genuflette alle ideologie woke, lgbt o alla Cancel culture. Negli ultimi anni la stampa transalpina ha dato notizia di varie sbandate ideologiche dell’istituto parigino o di alcuni suoi studenti.Ad esempio, lo scorso luglio, il ricercatore Leonardo Orlando ha denunciato di essere stato «censurato da Science Po». Questo perché avrebbe dovuto animare, insieme alla giornalista del settimanale Le Point, Peggy Sastre, un corso dal titolo «Biologia, evoluzione e genere» legato alla teoria dell’evoluzione di Charles Darwin. Secondo il ricercatore, questa teoria «è diventata un tabù». Tra i due turni delle ultime presidenziali francesi - svoltesi la scorsa primavera - il Consiglio di Science Po Parigi aveva lanciato un appello per «far battere» Marine Le Pen alle elezioni, vinte poi da Emmanuel Macron. Nel giugno dello scorso anno, in un seminario coorganizzato da Science Po e dall’Università di Nanterre, una ricercatrice aveva affermato che «le abitudini alimentari sono modellate dalle norme delle classi medie superiori bianche». Inoltre aveva aggiunto che la «bianchezza alimentare» contribuirebbe a «rafforzare la bianchezza come idea razziale dominante». Sempre nel 2021, a febbraio, Le Figaro Étudiant forniva la prova del fatto che alcuni studenti di Science Po fossero incitati - con la promessa di voti più alti - a utilizzare la scrittura inclusiva in un esame. Nell’agosto del 2020, sugli account social di Science Po era stata pubblicata una lista, molto orientata, di libri dedicati a temi quali il «privilegio bianco». Un po’ più di un anno prima, nell’aprile del 2019, il collettivo studentesco Science Po en lutte (Science Po in lotta, ndr) aveva cercato di impedire al filosofo e scrittore Alain Finkielkraut di intervenire a un dibattito.Ma nonostante tutti questi episodi di intolleranza verso tutto ciò che non piace alle minoranze woke e Lgbt, nell’immaginario collettivo di molte forze politiche europee di sinistra, Science Po Parigi rimane una sorta di Paradiso terrestre. La gauche italiana non fa eccezione. Tra l’altro alcuni esponenti della sinistra del Bel Paese hanno lavorato, o lavorano, per l’istituto parigino. Tra il 2015 e il 2021, l’ex premier e attuale segretario del Partito democratico Enrico Letta è stato decano della Scuola di Affari Internazionali (Psia) di Science Po Parigi. Dal 2017, anche l’ex deputata Pd Alessia Mosca lavora per la stessa università come professoressa aggiunta.Ma i legami tra Science Po e l’Italia non si fermano qui. Lo scorso 23 novembre, l’ambasciata francese a Roma ha ospitato l’evento conclusivo della quinta edizione dei «Dialoghi italo-francesi per l’Europa», un iniziativa patrocinata anche dall’ambasciata italiana a Parigi. In un comunicato diffuso dalla nostra sede diplomatica in Francia si poteva leggere che «i Dialoghi sono un’iniziativa lanciata nel 2018 dalle Università Sciences Po di Parigi e Luiss Guido Carli di Roma, in collaborazione con The European House - Ambrosetti». Il titolo dell’iniziativa di novembre era: «Il Trattato del Quirinale e il suo impegno nei confronti delle giovani generazioni». In Italia, forse, non è ancora completamente chiaro se quel trattato sia utile o meno al nostro Paese. Invece, a giudicare dai toni del comunicato, pare che a Science Po abbiano le idee più chiare.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/iprof-licenziata-proteste-lgbt-2658903899.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="anarchici-dietro-lattentato-a-schlein" data-post-id="2658903899" data-published-at="1670559861" data-use-pagination="False"> Anarchici dietro l’attentato a Schlein Quello che gli inquirenti italiani avevano subito pensato, si è puntualmente verificato: gli anarchici greci hanno rivendicato l’attacco del 2 dicembre scorso contro due auto dell’ambasciata italiana ad Atene, quando ignoti hanno incendiato un’automobile del primo consigliere della rappresentanza diplomatica italiana, Susanna Schlein, mentre vicino a una seconda auto di proprietà della diplomatica era stata rinvenuta una bottiglia molotov con la miccia semi-consumata. L’attacco è stato rivendicato da un gruppo che si è autodefinito «Carlo Giuliani revenge nuclei» che, in un testo pubblicato su un sito web e ripreso dal quotidiano greco Kathimerini, scrive: «Sostegno a un anarchico italiano in carcere in sciopero della fame da ottobre. Compagno, non importa quanto si sforzino di seppellirti, non ti dimenticheremo mai». Il gruppo anarchico greco, che prende il nome dall’attivista italiano morto durante gli scontri al G8 di Genova nel 2001, fa evidente riferimento alla vicenda di Alfredo Cospito, in carcere in regime di 41 bis e detenuto da oltre 10 anni nel carcere di Bancali a Sassari, che nel 2014 è stato condannato a 10 anni e 8 mesi per la gambizzazione avvenuta nel 2012 dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, che venne rivendicato dalla sigla Nucleo Olga Fai-Fri (Federazione anarchica informale-Fronte rivoluzionario internazionale). Cospito è considerato l’ideologo del Fai-Fri, di fatto una galassia di cellule anarchico-insurrezionaliste dai confini internazionali, al pari di Anna Beniamino, sua compagna di vita e di lotta, ed è anche accusato di aver piazzato due ordigni a basso potenziale nei pressi della Scuola allievi carabinieri di Fossano, in provincia di Cuneo, nella notte tra il 2 e il 3 giugno del 2006. L’esplosione dei due ordigni, fortunatamente, non causò vittime. Per tornare alla vicenda di Susanna Schlein, sorella dell’esponente del Partito democratico Elly Schlein, durante l’udienza di lunedì scorso davanti la Corte d’Assise d’appello di Torino, dove erano presenti gli imputati Cospito e Beniamino, i loro sostenitori hanno gridato più volte una serie di slogan come «Fuori Alfredo dal 41 bis» oppure «Chi va col nucleare impari a zoppicare», un beffardo riferimento all’attentato compiuto da Cospito nei confronti di Roberto Adinolfi. Ma quello che non è sfuggito ai funzionari della Digos è stato quel «Susy Schlein impara a parcheggiare», uno slogan gridato più volte, scandendo bene le parole in modo da far arrivare in maniera chiara il messaggio che, a causa della confusione del momento, era sfuggito alla maggior parte dei presenti che avevano ascoltato Alfredo Cospito e Anna Beniamino che avevano reso spontanee dichiarazioni sul 41 bis, sull’ergastolo ostativo e sull’anarchia. In merito ai possibili legami tra l’attacco alle auto della Schlein e la vicenda di Cospito, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva dichiarato: «Questo spetta agli inquirenti greci, sembrerebbe che ce ne sia qualche possibile ragione. Le modalità di tempo e di esecuzione lascerebbero presupporre sicuramente questo». Come valutare quanto gridato dai sostenitori dei due terroristi anarchici? Certamente il legame tra i gruppi anarchici italiani e quelli greci c’è, i segnali erano chiari anche dopo le scritte sui muri dell’ambasciata italiana in Grecia contro la reclusione in regime 41 bis di Alfredo Cospito che adesso, per protesta, sta portando avanti lo sciopero della fame. Ora il timore è che nella galassia degli anarchici monti la voglia di azioni dimostrative anche nel nostro Paese.
Leone XIV (Ansa)
Nel piazzale antistante il Duomo della città, è stato particolarmente caloroso il saluto del Papa ai fedeli. Parlando a braccio, Leone XIV ha invitato tutti a essere costruttori di pace e speranza: «Per come ci ha insegnato Sant’Agostino se vogliamo cambiare i tempi, se vogliamo che il mondo viva in pace dobbiamo cominciare con noi stessi». Il rimando è alla celebre massima agostiniana che di fronte ai «tempi cattivi», la reazione deve essere quella di cercare di vivere bene, perché «i tempi siamo noi; come siamo noi, così sono i tempi». La pace in questa prospettiva cessa di essere un pio richiamo o un auspicio geopolitico per diventare un invito alla vita buona per ciascuno: «Basta con parole di odio, basta con insulti, bullismo, basta con tutte quelle cose che fanno guerra fra le persone, fra le comunità, fra i Paesi. Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace».
Il Pontefice era giunto in elicottero alle ore 14.30 accolto dalle autorità civili e religiose, tra cui il vescovo di Pavia, monsignor Corrado Sanguineti e il sindaco Michele Lissia. Dopo una prima, toccante tappa al Centro nazionale di adroterapia oncologica, dove ha incontrato i piccoli pazienti definendo medici e infermieri come «angeli», papa Leone si è recato nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro che custodisce le spoglie di Sant’Agostino di Ippona, il santo di cui papa Prevost è figlio spirituale.
All’interno della basilica il Santo Padre ha presieduto la celebrazione della Parola, pronunciando un’omelia rivolta alla Chiesa pavese che, come tutte le chiese in Occidente, è chiamata ad evangelizzare in un’epoca di profonda secolarizzazione. Il Papa ha riconosciuto apertamente le fatiche della comunità, esortandola a non lasciarsi scoraggiare dal contesto attuale e dalle difficoltà nella trasmissione della fede. «C’è sempre più bisogno, oggi, di accompagnare le persone alla scoperta o alla riscoperta della fede», ha detto.
Tuttavia, il Papa ha avvertito che occorre centrarsi su ciò che è essenziale, evitando il «rischio di disperderci e affaticarci in cose secondarie, magari buone, ma che non vanno all’essenziale». Ma cos’è, dunque, questo «essenziale»? «L’essenziale è vivere con Cristo», stare uniti a Lui come «pietra viva» e fondamento. Per il Papa, annunciare il nucleo del Vangelo significa annunciare Gesù, colui che rivela non solo il mistero di Dio, ma il mistero stesso dell’essere umano.
Dopo aver lasciato la basilica ed essere passato dal Duomo per l’adorazione del Santissimo Sacramento e la venerazione di san Siro, il Papa ha raggiunto piazza Vittoria per incontrare le autorità civili e la cittadinanza. Qui Leone XIV, fra l’altro, ha reso omaggio alla tradizione accademica di Pavia, sottolineando che promuovere le scienze significa promuovere l’uomo. Ha rievocato ancora la figura di Sant’Agostino come esempio di quella «sana inquietudine» che anima chiunque sia assetato di verità, giustizia e bellezza. «La sua figura, mentre incarna il dialogo arduo e costante tra fede e ragione, testimonia la loro reciproca appartenenza. Non si può infatti credere senza pensare, né è possibile illuminare i quesiti più alti della ragione senza fede».
La fede non è un rifugio, una fuga, ma un motore di speranza contro il nichilismo: «Nella misura in cui crede, l’essere umano non si rassegna alla fine, a un frammento storico che termina con la morte: proprio la fede ci ricorda che non siamo sudditi di un fato anonimo, sostenendo invece la certezza che Dio è creatore e salvatore della vita». Un altro celebre motto agostiniano, credo ut intelligam e intelligo ut credam, «credo per comprendere, comprendo per credere», riassume bene il senso di queste parole. Leone XIV ha mostrato come questa prospettiva cambi radicalmente il modo di vivere la cittadinanza. La croce presente nello stemma cittadino è stata interpretata dal Papa non come un semplice fregio araldico, ma come una «sintesi culturale» che àncora la storia locale al valore universale dell’amore cristiano. La comunità di Comunione e liberazione di Pavia ha salutato la visita con «gratitudine. Il suo legame con Sant’Agostino ce lo fa sentire davvero vicino. Gli siamo grati anche per la stima con cui guarda alla vita dei movimenti».
Alle 18.45 il Papa è partito in elicottero verso Sant’Angelo Lodigiano, per recarsi nella parrocchia dei santi Antonio Abate e Francesca Cabrini in cui è venerato il cuore di Santa Francesca Cabrini (1850-1917), la suora che sulla spinta di papa Leone XIII fu missionaria negli Stati Uniti prendendosi cura in particolare degli italiani emigrati. Fu papa Pio XII, che la canonizzò e la proclamò «Celeste patrona di tutti gli emigranti», ed è così che ieri l’ha ricordata papa Prevost indicando come sia oggi attuale un «carisma missionario che si pone al servizio dei migranti», un carisma animato «dall’unico vero «motore» della vita di Santa Cabrini», l’amore di Cristo.
Continua a leggereRiduci
Keir Starmer (Ansa)
Ed è proprio sentendo sorgere dentro di noi la domanda sul perché, di fronte a fatti così meritevoli di ribellione, nessuno si stia ribellando, che è necessario chiederci se non esista in realtà un preciso meccanismo che tali ribellioni guidi, impedisca o autorizzi. I piani annunciati da Keir Starmer per vietare l’accesso ai social media ai minori, con obblighi di verifica dell’età e blocco delle Vpn, vanno sorprendentemente oltre le misure cinesi e russe in termini di controllo preventivo e centralizzato delle narrazioni digitali e stabiliscono un vero e proprio primato nell’accezione positiva di «censura» per una democrazia occidentale.
Queste misure, presentate come tutela dell’infanzia, riprendono e amplificano la revisione dell’Online safety act con enfasi sul contrasto alla «disinformazione» prefigurando non soltanto una chiara torsione autoritaria ma mostrando al mondo ciò che sarebbe potuto accadere ovunque con una vittoria di Kamala Harris. A portare al punto di collasso il rapporto tra potere e opinione pubblica britannica è stata l’evidenza con la quale il governo laburista ha inteso accelerare su queste misure proprio in occasione della pubblicazione del Rapporto ufficiale dal titolo «The rape gang inquiry report» nel quale si documentano decenni di sfruttamenti sessuali e orrende violenze sistematiche su minorenni britanniche perpetrate da reti organizzate e istituzionalmente coperte di immigrati pakistani.
Le stime indicano 250.000 vittime e le coperture e le connivenze emerse ricordano i meccanismi di protezione dall’alto della rete di Jeffrey Epstein. A fronte di uno scandalo che assume i contorni di un vero e proprio crollo di civiltà a sinistra si tace o addirittura si minimizza, i media censurano e la politica emana leggi per arrestare chi ne parla sui social.
A questo punto occorre riflettere non solo sui fatti in sé ma sui meccanismi che consentono al governo con il peggior gradimento della storia a rimanere al suo posto malgrado le numerose dimissioni di ministri e, soprattutto, sul perché non si verifichino moti di protesta generalizzati ed efficaci fatte salve le proteste di strada come a Southport o Belfast. Aveva ragione George Sorel, forse la «ribellione delle masse» non ha le caratteristiche del moto spontaneo ma del mito. In «Riflessioni sulla violenza» (1908), Sorel definisce il «mito» come un insieme di immagini capaci di evocare nelle masse l’istinto di lotta contro l’ordine esistente. Per Sorel il mito per eccellenza a disposizione del popolo è lo sciopero generale non in quanto evento spontaneo ma inteso come paziente costruzione che conferisce coesione e slancio eroico alle masse.
Senza un mito adeguato - e senza élite che lo diffondano - le masse restano passive anche di fronte a ingiustizie estreme, soprusi e provocazioni di ogni tipo. Pensiamo ai «Gilet gialli» in Francia, un movimento con un forte carattere spontaneo e popolare che nel periodo 2018-2020 ha rappresentato una delle più ampie mobilitazioni di massa degli ultimi decenni, con centinaia di migliaia di persone in piazza ogni settimana contro tasse e rincari e contro il sistema di potere di Emmanuel Macron. Un movimento molto ampio e diffuso ma privo di una struttura organizzativa stabile e, soprattutto, di un’élite che lo motivasse, lo incanalasse e lo autorizzasse in modo coerente e strutturato, tanto da non pervenire ad alcun risultato effettivo né tantomeno ad un ricambio di élite.
Al contrario, invece, possiamo pensare al crollo del regime di Bashar al-Assad in Siria, avvenuto in due settimane con l’accordo orchestrato delle élite internazionali e con il supporto interno di élite siriane in attesa di ricambio. In Siria il popolo non ha svolto alcun ruolo, ha semmai subito una guerra tuttora in corso ed al posto di Assad è stato insediato l’ex jihadista Al-Jolani, poi ricevuto con tutto gli onori in varie cancellerie occidentali. Appare dunque chiaro come la «protesta di piazza» altro non sia se non la fase teatrale della narrazione del ricambio delle élite; non espressione spontanea di una volontà popolare autonoma ma fase spettacolare attraverso la quale le élite in conflitto si forniscono una «giustificazione dal basso». Rimaniamo dunque attoniti di fronte alle assurde incongruenze, alle palesi e inaccettabili ingiustizie e ci convinciamo che la mancata ribellione delle masse sia dovuta a scarsa motivazione, a debolezza, a mancanza di «coscienza di classe» la quale soltanto, una volta creata, porterà all’inevitabile rivoluzione. Ma anche questa, e soprattutto questa, è una truffa: si tratta sempre e solo di alternanza ai vertici del sistema di potere.
Una volta tutto ciò viene chiamato «libertà, uguaglianza e fraternità», un’altra volta «dittatura del proletariato», ma sono sempre le poche persone che lottano per il potere apicale a motivare, autorizzare, costruire o bloccare i miti che danno alle masse l’impressione di essere protagoniste. Viviamo il momento storico nel quale tutto ciò appare con più chiarezza.
Continua a leggereRiduci
Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
L’ultima provocazione del leader di Futuro Nazionale, ieri ospite di Sky Tg24, è l’immigraticidio. «Se accettiamo il reato di femminicidio allora va introdotto l’immigraticidio. Voglio che chi usa violenza contro le donne marcisca dietro le sbarre, che si tenga conto delle circostanze aggravanti. Se noi accettiamo che un reato venga definito in base alla vittima, allora va introdotto l’immigraticidio. Un delitto non può essere più o meno grave in base al sesso o al colore della pelle. Siamo contrari alla creazione di nuovi reati come l’islamofobia o l’omofobia».
Sull’educazione affettivo-sessuale a scuola come prevenzione del femminicidio, Vannacci aveva sostenuto che «in Nord Europa dove l’educazione sessuale viene fatta da anni, gli omicidi di donne sono più numerosi che in Italia», e che invece va combattuto «crescendo uomini forti e non deboli. Per me la cultura patriarcale è l’uomo che si prende carico della famiglia, che la protegge, che protegge le donne in quanto esseri fisicamente più deboli rispetto all’uomo».
Poi c’è il tema degli omosessuali. Le posizioni del generale sugli omosessuali, espresse anche nel suo libro Il mondo al contrario e reiterate in dibattiti pubblici, ruotano attorno al concetto di «non normalità» statistica dell’omosessualità e alla difesa della famiglia tradizionale. Negli ultimi giorni Vannacci aveva criticato il suo ex partito, la Lega, accusandola di una «deriva» volta a legittimare le rivendicazioni della comunità Lgbtq+ e ribadendo che, secondo i suoi principi, la famiglia da promuovere è «solo quella naturale».
«Meglio anormale che generale, è questa la risposta che abbiamo dato a Vannacci quando dice che gli omosessuali non sono normali», replica Riccardo Magi di +Europa al pride di Roma. Sulla stessa linea il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, in testa al corteo del Roma pride dietro al grande striscione rosso della manifestazione che riporta lo slogan «La Repubblica è di chi la abita»: «Dobbiamo batterci per una pienezza di diritti per tutti, al di là dell’orientamento sessuale e di genere: è scritto nella nostra Costituzione e la nostra legislazione, a oggi, non la rispetta». Replicando alle frasi di Vannacci, il sindaco aggiunge: «Non rispondiamo neanche perché noi siamo per la Costituzione. Non ci stupisce che le forze fasciste e oscurantiste vogliano colpire i diritti di qualcuno, ma sappiamo bene che quando si conculcano i diritti di una minoranza, si colpiscono i diritti di tutti. Non arretriamo e ci battiamo con ancora maggiore convinzione».
Commentando poi i sondaggi dell’ultima settimana per il suo partito, Vannacci ha aggiunto: «Questo è il risultato di un piano che si sta realizzando. Il 5.9% nei sondaggi non lo festeggiamo, questo è solo l’inizio. Non credo ai sondaggi, i veri sondaggi li faccio per la strada, quando le persone mi chiedono di andare avanti. La feccia, i figli di nessuno, e la sporca dozzina sono tra di noi».
E sulle alleanze che facciamo? «Io non ho fatto istanza di alleanza. Chi ha cominciato a erigere muri sono stati proprio i partiti del centrodestra. Io non ho mai detto che avrei eretto muri, cosa che invece hanno fatto i vari Lupi, Romeo, Zaia, Centinaio, i vari Marina Berlusconi, che non so a che titolo parli perché non ha ruoli politici, i vari Occhiuto. Evidentemente o hanno paura o vogliono mettere le mani avanti. Sono loro», ha aggiunto, «che vogliono evitare o che vogliono assolutamente impedire un’eventuale intesa che comunque avverrebbe solo se questa alleanza di centrodestra convenisse di non oltrepassare quelle linee rosse che ho stabilito».
Continua a leggereRiduci