Puzzer: «Noi in ginocchio davanti agli agenti e certa politica tutela Askatasuna»

Anche in tribunale aveva sostenuto i cinque manifestanti, a processo per i fatti accaduti al varco 4 del porto di Trieste nell’ottobre del 2021 durante le vergognose operazioni di sgombero del piazzale. Stefano Puzzer, ex portuale, all’epoca leader delle proteste contro il green pass (benché vaccinato) tanto da essere licenziato e non ancora reintegrato, non ha mai smesso di combattere la sua civilissima battaglia in difesa dei diritti. Dopo la sentenza non appellabile del Tribunale di Trieste si dice «finalmente sereno».
Tutti gli imputati sono stati assolti dall’accusa di oltraggio e resistenza alle forze dell’ordine perché «il fatto non sussiste» (per due di loro), o perché «il fatto non costituisce reato» (per gli altri tre).
L’avvocato Pierumberto Starace dice alla Verità: «Quando conosceremo le motivazioni, rischia di essere una sentenza storica perché il giudice può avere ritenuto arbitraria l’azione delle forze dell’ordine».
La prima reazione di Puzzer è stato un post sui social: «La gente come noi non molla mai», dichiara con fierezza.
Lei era stato prosciolto, diversi imputati preferirono patteggiare, due vennero assolti nell’udienza preliminare. Per i cinque che decisero di affrontare il processo, finalmente una sentenza giusta.
«Assolti con formula piena, e voglio sottolineare che non erano cinque portuali ma cinque cittadini di Trieste che manifestavano pacificamente contro il green pass che impediva di lavorare. Hanno accettato di andare a giudizio, senza patteggiare pene, perché convinti di essere totalmente innocenti».
Nell’udienza dello scorso novembre lei era stato sentito per le vicende del 18 ottobre 2021.
«Ho testimoniato che nessuno degli imputati aveva aggredito la polizia, nemmeno l’aveva oltraggiata. E che nessuno si era permesso di opporre resistenza mentre venivano malmenati. Le forze dell’ordine cercarono in tutti i modi di provocarci, ma noi non abbiamo mai usato violenza. La causa contro queste persone oggi assolte era totalmente ingiusta. Ho chiesto al giudice perché io non fossi imputato, e gli altri sì. Forse mediaticamente sarebbe stato più imbarazzante? Non mi ha risposto».
Che cosa ha pensato guardando i manifestanti per Askatasuna a Torino, che armati di pietre, bottiglie, tombini, martelli aggredivano con estrema violenza i poliziotti?
«Noi a Trieste eravamo in strada per difendere il nostro diritto al lavoro e avevamo diritto di protestare. Di fronte alla polizia che ci caricava, seduti a terra o inginocchiati abbiamo guardato in alto, al Cielo, e abbiamo preso in mano il rosario. Mai avremmo risposto facendo del male, perché il male porta male».
Purtroppo c’è chi trova attenuanti anche per le brutali aggressioni cui abbiamo assistito. Altro che resistenza a pubblico ufficiale. E i tre incarcerati sono già fuori, uno solo agli arresti domiciliari.
«Qualche politico difende i manifestanti di Torino, per la nostra vicenda nessuna difesa si era levata. Anzi, siamo stati definiti terroristi proprio perché volevano montare il caso contro di noi. Dovevamo figurare come gli aggressori, invece questa sentenza lo dice chiaramente: non andavamo contro nessuno».
Adesso che cosa si aspetta?
«Sono doverose le scuse da parte delle forze dell’ordine e dei politici che allora ci tacciarono di terrorismo. Il sindaco di Trieste arrivò a dire che eravamo le nuove Brigate Rosse».
L’ex consigliere comunale Ugo Rossi, uno dei cinque assolti, in un post sui social ha scritto: «Il pm aveva chiesto sei mesi di carcere per il sottoscritto. In quel caso fu la polizia ad aggredire i manifestanti [...] Tutto per non aver abbassato la testa durante la dittatura sanitaria dal marzo 2020».
«Se ci sono dei diritti sacrosanti, sanciti dalla nostra Costituzione, vanno difesi fino in fondo. Nei confronti dei cittadini di Trieste le forze dell’ordine non hanno dato un buon esempio. Poliziotti in tenuta antisommossa usarono lacrimogeni e idranti contro manifestanti pacifici, inventandosi oltraggi, resistenze e addirittura aggressioni. Non hanno chiesto scusa, e almeno tre funzionari sono stati nel frattempo promossi».
Parliamo del suo reintegro. Lo scorso anno aveva vinto il ricorso in Cassazione: non poteva essere licenziato dall’Agenzia per il lavoro portuale di Trieste (Altp) per mancata esibizione della carta verde. È tornato al lavoro?
«Macché. Bisogna aspettare la ratifica da parte della Corte d’Appello di Venezia, che aveva ritenuto legittimo il mio licenziamento. Speravo che l’udienza fosse a gennaio di quest’anno invece è stata fissata per il prossimo 1 ottobre. La Corte è vincolata al pronunciamento della Cassazione, ma i tempi sono questi. Quando l’ho saputo, prima di Natale, credevo di non riuscire più a sollevarmi. Cinque gradi di giudizio per una causa di lavoro e nemmeno il giudice di ultima istanza ha rimesso a posto le cose in tempi rapidi».
Adesso che cosa fa?
«Mi hanno assunto come magazziniere in una farmacia di Trieste. Finalmente a casa, nella mia città. Ho girato ovunque per trovare lavoro. Mi sono improvvisato pescatore, ho fatto il guardiano di un campeggio, l’aiuto cuoco, l’addetto ai facchinaggi e molto altro. Nel frattempo, cinque anni di ricorsi, anche per daspo ingiusti e assurdi del tipo che volevo assaltare un ospedale. Tutti poi annullati dal Tar. Pazienza, cerco di restare sereno e dico grazie a mia moglie».






