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2020-08-23
Inter da pazzi, Conte ha le valigie in mano
Antonio Conte (Ansa)
Concediamoci un po' di filosofia spicciola: il calcio italiano è il trionfo della follia raziocinante. Punto d'incontro tra il Dionisiaco - il caos, i colpi di scena, l'imprevisto - e l'apollineo - la sfida in campo, la rappresentazione della partita con le sue regole e il suo spettacolo. Due allenatori che, bene o male, hanno portato a casa risultati, lasciano le panchine delle rispettive squadre. Maurizio Sarri e Antonio Conte. Sarri è approdato alla Juventus con la promessa di regalare a Torino vittorie e bel «giuoco», come si usava dire in casa Milan e oggi in casa Monza. Ha vinto lo scudetto, consuetudine noiosa per i bianconeri, ed è stato esonerato. Era nell'aria. Sarri con l'ambiente bianconero non ha mai legato, complice la diversità di vedute su come intendere la vita e le sue appendici estetiche. L'eliminazione in Champions League ha dato il colpo di grazia alle sue speranze. Antonio Conte è invece arrivato all'Inter accompagnato dal fardello di timori e aspettative che la sua fama di allenatore assolutista, esperto nel condizionamento mentale dei calciatori, portava in dote. Si è battuto come un leone per ottenere alcuni nomi in rosa per lui indispensabili come Romelu Lukaku e Nicolò Barella, manifestando già a inizio stagione perplessità per una campagna acquisti, a suo dire, non coerente con le ambizioni di un club deciso a tornare a sedersi nei salotti buoni d'Europa. Ha però ottenuto i migliori risultati di sempre per i nerazzurri dall'era post Mourinho. Un secondo posto in campionato a un punto dalla capolista, una finale di Europa League in cui la sconfitta patita 3-2 contro il Siviglia rappresenta soltanto il verdetto sfortunato di un confronto condizionato da episodi. Ma anche per lui, salvo colpi di scena, l'addio pare imminente.
Nel suo caso, la scelta sarebbe spontanea, una decisione da usare come leva per forzare la trattativa in corso da mesi: «Farò delle riflessioni a mente fredda ed è giusto che le faccia anche il presidente dopo che gli avrò comunicato quello che penso. Non faccio marcia indietro», afferma. Tradotto: Conte non è soddisfatto del rapporto con la società. Si dice che con il direttore sportivo Piero Ausilio i rapporti non siano idilliaci e che Beppe Marotta, ad interista, mantenga una linea di condotta dorotea, che non soddisfa un sergente come il tecnico salentino. Le richieste sembrano essere piuttosto esplicite: carta bianca per la prossima stagione sulla lista della spesa dei giocatori da comprare e sulla loro gestione. L'allenatore pretenderebbe un ruolo non distante da quello manageriale tipico della Premier League e intenderebbe calcare la mano con la famiglia Zhang - proprietaria della squadra - per diventare plenipotenziario nella guida tecnica della barca nerazzurra. Se una vittoria in Europa League gli avrebbe consentito di sedersi al tavolo della discussione con un coltello impugnato dalla parte del manico, è possibile che la sconfitta faccia rivolgere la lama direttamente verso il suo cuore. Massimiliano Allegri è già stato contattato a scopo cautelativo (dicono le voci, gli verrebbe offerto un contratto triennale). Gli Zhang non avrebbero però intenzione di esonerare Conte in modo unilaterale. Se le controparti decidessero di non continuare assieme, per lui sarebbe pronta una buonuscita e una rescissione consensuale dell'oneroso accordo (12 milioni di euro netti a stagione).
Di certo le voci che accostano il fuoriclasse Leo Messi alla maglia interista non facilitano la permanenza dell'allenatore sulla panchina milanese. Il tecnico leccese è un assolutista manicheo, quanto a scelte di uomini con cui comporre la sua rosa d'elezione. La presenza ingombrante di un catalizzatore come Messi - sulla falsariga di quel che rappresenta Cristiano Ronaldo per la Juventus - rischierebbe di far saltare i meccanismi operai che pretende da ogni uomo in campo. Conte Lo ha dimostrato ai tempi dei campionati europei - dove ha trasformato un'Italia dalla stoffa mediocre in seta purissima - e nelle precedenti esperienza alla guida di Juventus e Chelsea. Non che Conte mal digerisca i campioni. Purché siano funzionali ai suoi orizzonti progettuali e coerenti con una visione tattica delineata. Per intenderci: un attaccante come Lukaku, autore quest'anno di 34 gol come Ronaldo il Fenomeno nella sua prima stagione ai tempi dell'Inter di Massimo Moratti, è stato da lui imposto come condizione indispensabile. E forse Lukaku ha accettato di venire a Milano proprio perché suggestionato dalla possibilità di lavorare con un mentore che lo ha sempre cercato.
La diatriba alimenta un dibattito vecchio come il pallone. Quanto conta un allenatore per un club blasonato? Il compianto Franco Rossi, maestro di giornalismo, sosteneva che l'allenatore migliore fosse quello che si limita a fare pochi danni. Detta aristotelicamente: la squadra è sostanza, il tecnico è accidente. Ma con Antonio Conte, se si ragiona così, non si comincia nemmeno un discorso. E le sue parole dopo la sconfitta col Siviglia risuonano chiare: «Mi vogliono regalare Messi? Solo io so quanto ho dovuto faticare per farmi prendere Lukaku, fidatevi. A tutto c'è un limite e devo capire dove arriva il mio». Complemento a esternazioni precedenti, dopo il successo in casa dell'Atalanta: «Non è stato riconosciuto il mio lavoro e quello dei calciatori, abbiamo avuto scarsissima protezione da parte del club».
Il mister è anche vittima di una maxitruffa da oltre 30 milioni di euro
Non è un periodo fortunato per l'allenatore dell'Inter Antonio Conte. Dopo il secondo posto in campionato a un solo punto dalla Juventus e dopo la sconfitta in finale di Europa League contro il Siviglia, l'ex tecnico dei bianconeri e del Chelsea si ritrova da due mesi a cercare di recuperare 30 milioni di euro di un investimento andato (evidentemente) male, tra una presunta truffa dove compaiono anche alcuni documenti falsi di Hsbc, tra le più importanti banche di investimento nel mondo. Per di più Hsbc, estranea alla vicenda, non è un istituto di credito qualunque. È molto conosciuto nel mondo del calcio, anche perché dal 2008 al 2018 è stato advisor il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e in corsa per diventare amministratore della Lega nel 2018 ci fu anche Marzio Perrelli, ex Goldman Sachs nonché ex Ceo di Hsbc Italia e ora vicepresidente di Sky Sport. La storia arriva da Londra. A darne conto sono due sentenze della corte commerciale inglese. La prima è del 17 luglio, l'altra più recente di agosto, ovvero un'ingiunzione di pagamento a carico di Massimo Bochicchio, classe 1966, investitore italiano di stanza in Inghilterra, titolare di molteplici società di investimento. Bochicchio ha avuto un passato in Hsbc, tra il 2006 e il 2012, alla divisione Global Banking & Markets. Poi, a quanto si evince dal curriculum, si è messo in proprio. Il giudice inglese Dave Foxton nella sentenza del 17 luglio spiega nel dettaglio i fatti. In pratica gli otto ricorrenti alla corte commerciale di Londra - oltre a Conte ce ne sono altri sette tra cui la Superb Sport Limited - si sarebbero resi conto lo scorso anno di essere finiti in una truffa che Bochicchio avrebbe portato avanti tramite la sua società Kidman.
In base agli accordi, infatti, il manager italiano aveva promesso investimenti fruttuosi, ad alto rendimento. Dopo un tira e molla durato mesi, gli otto si aspettavano un pagamento di 33,1 milioni di euro entro il 30 giugno 2020. Non sono arrivati. Così nell'estate di quest'anno Conte e gli altri hanno provato almeno a riavere le somme investite negli anni passati. Ma Bochicchio non paga. Gli imputati decidono così di inviare una mail il 7 luglio ma scoprono persino che l'indirizzo è falso. Secondo il giudice le prove sono evidenti. In pratica Bochicchio li aveva convinti dell'investimento in Kidman perché collegata e garantita da Hsbc. Lo stesso istituto di credito ha spiegato a processo di non aver alcun ruolo in questa società né di avere alcun tipo di collegamento tramite le sue controllate. Sempre a processo lo stesso Bochicchio ha smentito il coinvolgimento di Hsbc. Ma è stato proprio Antonio Conte a portare al giudice un documento che sembrava arrivasse dalla banca d'investimento, pezzo di carta che poi si è rivelato falso. Proprio su questo si fonda la sentenza della corte commerciale inglese che ha verificato come il denaro che era stato affidato a Bochicchio era stato investito in altri modi e non come promesso.
Il manager avrebbe a questo punto dovuto - entro la fine di luglio - saldare il suo debito. Non lo ha fatto neanche questa volta. A questo punto è arrivata l'ingiunzione di pagamento. E Bochicchio si è visto congelare il patrimonio da 61,4 milioni di dollari, tra proprietà di lusso a Miami, in Italia e Londra. Tra queste c'è la lussuosa casa in Holland Park dove ha vissuto Conte ai tempi del Chelsea e dove è rimasto il fratello Gianluca che è stato consulente dello stesso Bochicchio in Tiber Capital. Sono stati bloccati anche i conti correnti in Regno Unito, in Credit Suisse e in Hsbc. Rischia il sequestro dei beni se non ottempera al decreto ingiuntivo. Tra questi devono essere versati 6,5 milioni di sterline a Palesa Sarl, una società in Lussemburgo e 30,6 milioni di euro proprio a Conte.
La truffa sarebbe stata portata avanti anche con prospetti falsi della stessa Kidman, con mirabolanti ipotesi di rendimento.
Non c'è solo Conte tra i truffati illustri. Anche la filantropa Leona Koenig, fondatrice dell'Imfoundation for children, sostiene di essere stata ingannata da Bochicchio. Gli aveva fatto credere che la società facesse parte di Hsbc. Ha bruciato 3,9 milioni di euro.
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Altro sfogo del tecnico dopo la sconfitta in finale col Siviglia: ringrazia i tifosi e parla già da ex. Massimiliano Allegri il preferito per la successione. La stagione è stata comunque da record, anche grazie agli uomini scelti da lui. Ma ci sono divergenze con i manager, pure su Lionel Messi.Il mister è anche vittima di una maxitruffa da oltre 30 milioni di euro. È stato raggirato, assieme ad altri Vip, da un promotore con falsi documenti di banca Hsbc. La corte di Londra gli ha dato ragione.Lo speciale comprende due articoli. Concediamoci un po' di filosofia spicciola: il calcio italiano è il trionfo della follia raziocinante. Punto d'incontro tra il Dionisiaco - il caos, i colpi di scena, l'imprevisto - e l'apollineo - la sfida in campo, la rappresentazione della partita con le sue regole e il suo spettacolo. Due allenatori che, bene o male, hanno portato a casa risultati, lasciano le panchine delle rispettive squadre. Maurizio Sarri e Antonio Conte. Sarri è approdato alla Juventus con la promessa di regalare a Torino vittorie e bel «giuoco», come si usava dire in casa Milan e oggi in casa Monza. Ha vinto lo scudetto, consuetudine noiosa per i bianconeri, ed è stato esonerato. Era nell'aria. Sarri con l'ambiente bianconero non ha mai legato, complice la diversità di vedute su come intendere la vita e le sue appendici estetiche. L'eliminazione in Champions League ha dato il colpo di grazia alle sue speranze. Antonio Conte è invece arrivato all'Inter accompagnato dal fardello di timori e aspettative che la sua fama di allenatore assolutista, esperto nel condizionamento mentale dei calciatori, portava in dote. Si è battuto come un leone per ottenere alcuni nomi in rosa per lui indispensabili come Romelu Lukaku e Nicolò Barella, manifestando già a inizio stagione perplessità per una campagna acquisti, a suo dire, non coerente con le ambizioni di un club deciso a tornare a sedersi nei salotti buoni d'Europa. Ha però ottenuto i migliori risultati di sempre per i nerazzurri dall'era post Mourinho. Un secondo posto in campionato a un punto dalla capolista, una finale di Europa League in cui la sconfitta patita 3-2 contro il Siviglia rappresenta soltanto il verdetto sfortunato di un confronto condizionato da episodi. Ma anche per lui, salvo colpi di scena, l'addio pare imminente. Nel suo caso, la scelta sarebbe spontanea, una decisione da usare come leva per forzare la trattativa in corso da mesi: «Farò delle riflessioni a mente fredda ed è giusto che le faccia anche il presidente dopo che gli avrò comunicato quello che penso. Non faccio marcia indietro», afferma. Tradotto: Conte non è soddisfatto del rapporto con la società. Si dice che con il direttore sportivo Piero Ausilio i rapporti non siano idilliaci e che Beppe Marotta, ad interista, mantenga una linea di condotta dorotea, che non soddisfa un sergente come il tecnico salentino. Le richieste sembrano essere piuttosto esplicite: carta bianca per la prossima stagione sulla lista della spesa dei giocatori da comprare e sulla loro gestione. L'allenatore pretenderebbe un ruolo non distante da quello manageriale tipico della Premier League e intenderebbe calcare la mano con la famiglia Zhang - proprietaria della squadra - per diventare plenipotenziario nella guida tecnica della barca nerazzurra. Se una vittoria in Europa League gli avrebbe consentito di sedersi al tavolo della discussione con un coltello impugnato dalla parte del manico, è possibile che la sconfitta faccia rivolgere la lama direttamente verso il suo cuore. Massimiliano Allegri è già stato contattato a scopo cautelativo (dicono le voci, gli verrebbe offerto un contratto triennale). Gli Zhang non avrebbero però intenzione di esonerare Conte in modo unilaterale. Se le controparti decidessero di non continuare assieme, per lui sarebbe pronta una buonuscita e una rescissione consensuale dell'oneroso accordo (12 milioni di euro netti a stagione). Di certo le voci che accostano il fuoriclasse Leo Messi alla maglia interista non facilitano la permanenza dell'allenatore sulla panchina milanese. Il tecnico leccese è un assolutista manicheo, quanto a scelte di uomini con cui comporre la sua rosa d'elezione. La presenza ingombrante di un catalizzatore come Messi - sulla falsariga di quel che rappresenta Cristiano Ronaldo per la Juventus - rischierebbe di far saltare i meccanismi operai che pretende da ogni uomo in campo. Conte Lo ha dimostrato ai tempi dei campionati europei - dove ha trasformato un'Italia dalla stoffa mediocre in seta purissima - e nelle precedenti esperienza alla guida di Juventus e Chelsea. Non che Conte mal digerisca i campioni. Purché siano funzionali ai suoi orizzonti progettuali e coerenti con una visione tattica delineata. Per intenderci: un attaccante come Lukaku, autore quest'anno di 34 gol come Ronaldo il Fenomeno nella sua prima stagione ai tempi dell'Inter di Massimo Moratti, è stato da lui imposto come condizione indispensabile. E forse Lukaku ha accettato di venire a Milano proprio perché suggestionato dalla possibilità di lavorare con un mentore che lo ha sempre cercato. La diatriba alimenta un dibattito vecchio come il pallone. Quanto conta un allenatore per un club blasonato? Il compianto Franco Rossi, maestro di giornalismo, sosteneva che l'allenatore migliore fosse quello che si limita a fare pochi danni. Detta aristotelicamente: la squadra è sostanza, il tecnico è accidente. Ma con Antonio Conte, se si ragiona così, non si comincia nemmeno un discorso. E le sue parole dopo la sconfitta col Siviglia risuonano chiare: «Mi vogliono regalare Messi? Solo io so quanto ho dovuto faticare per farmi prendere Lukaku, fidatevi. A tutto c'è un limite e devo capire dove arriva il mio». Complemento a esternazioni precedenti, dopo il successo in casa dell'Atalanta: «Non è stato riconosciuto il mio lavoro e quello dei calciatori, abbiamo avuto scarsissima protezione da parte del club».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/inter-da-pazzi-conte-ha-le-valigie-in-mano-2647061408.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-mister-e-anche-vittima-di-una-maxitruffa-da-oltre-30-milioni-di-euro" data-post-id="2647061408" data-published-at="1598128630" data-use-pagination="False"> Il mister è anche vittima di una maxitruffa da oltre 30 milioni di euro Non è un periodo fortunato per l'allenatore dell'Inter Antonio Conte. Dopo il secondo posto in campionato a un solo punto dalla Juventus e dopo la sconfitta in finale di Europa League contro il Siviglia, l'ex tecnico dei bianconeri e del Chelsea si ritrova da due mesi a cercare di recuperare 30 milioni di euro di un investimento andato (evidentemente) male, tra una presunta truffa dove compaiono anche alcuni documenti falsi di Hsbc, tra le più importanti banche di investimento nel mondo. Per di più Hsbc, estranea alla vicenda, non è un istituto di credito qualunque. È molto conosciuto nel mondo del calcio, anche perché dal 2008 al 2018 è stato advisor il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e in corsa per diventare amministratore della Lega nel 2018 ci fu anche Marzio Perrelli, ex Goldman Sachs nonché ex Ceo di Hsbc Italia e ora vicepresidente di Sky Sport. La storia arriva da Londra. A darne conto sono due sentenze della corte commerciale inglese. La prima è del 17 luglio, l'altra più recente di agosto, ovvero un'ingiunzione di pagamento a carico di Massimo Bochicchio, classe 1966, investitore italiano di stanza in Inghilterra, titolare di molteplici società di investimento. Bochicchio ha avuto un passato in Hsbc, tra il 2006 e il 2012, alla divisione Global Banking & Markets. Poi, a quanto si evince dal curriculum, si è messo in proprio. Il giudice inglese Dave Foxton nella sentenza del 17 luglio spiega nel dettaglio i fatti. In pratica gli otto ricorrenti alla corte commerciale di Londra - oltre a Conte ce ne sono altri sette tra cui la Superb Sport Limited - si sarebbero resi conto lo scorso anno di essere finiti in una truffa che Bochicchio avrebbe portato avanti tramite la sua società Kidman. In base agli accordi, infatti, il manager italiano aveva promesso investimenti fruttuosi, ad alto rendimento. Dopo un tira e molla durato mesi, gli otto si aspettavano un pagamento di 33,1 milioni di euro entro il 30 giugno 2020. Non sono arrivati. Così nell'estate di quest'anno Conte e gli altri hanno provato almeno a riavere le somme investite negli anni passati. Ma Bochicchio non paga. Gli imputati decidono così di inviare una mail il 7 luglio ma scoprono persino che l'indirizzo è falso. Secondo il giudice le prove sono evidenti. In pratica Bochicchio li aveva convinti dell'investimento in Kidman perché collegata e garantita da Hsbc. Lo stesso istituto di credito ha spiegato a processo di non aver alcun ruolo in questa società né di avere alcun tipo di collegamento tramite le sue controllate. Sempre a processo lo stesso Bochicchio ha smentito il coinvolgimento di Hsbc. Ma è stato proprio Antonio Conte a portare al giudice un documento che sembrava arrivasse dalla banca d'investimento, pezzo di carta che poi si è rivelato falso. Proprio su questo si fonda la sentenza della corte commerciale inglese che ha verificato come il denaro che era stato affidato a Bochicchio era stato investito in altri modi e non come promesso. Il manager avrebbe a questo punto dovuto - entro la fine di luglio - saldare il suo debito. Non lo ha fatto neanche questa volta. A questo punto è arrivata l'ingiunzione di pagamento. E Bochicchio si è visto congelare il patrimonio da 61,4 milioni di dollari, tra proprietà di lusso a Miami, in Italia e Londra. Tra queste c'è la lussuosa casa in Holland Park dove ha vissuto Conte ai tempi del Chelsea e dove è rimasto il fratello Gianluca che è stato consulente dello stesso Bochicchio in Tiber Capital. Sono stati bloccati anche i conti correnti in Regno Unito, in Credit Suisse e in Hsbc. Rischia il sequestro dei beni se non ottempera al decreto ingiuntivo. Tra questi devono essere versati 6,5 milioni di sterline a Palesa Sarl, una società in Lussemburgo e 30,6 milioni di euro proprio a Conte. La truffa sarebbe stata portata avanti anche con prospetti falsi della stessa Kidman, con mirabolanti ipotesi di rendimento. Non c'è solo Conte tra i truffati illustri. Anche la filantropa Leona Koenig, fondatrice dell'Imfoundation for children, sostiene di essere stata ingannata da Bochicchio. Gli aveva fatto credere che la società facesse parte di Hsbc. Ha bruciato 3,9 milioni di euro.
Ansa
La vittima, dopo una lite avvenuta circa mezz’ora prima, è stata colpita con coltelli o cocci di bottiglia almeno una trentina di volte. Lo si legge nel decreto di fermo emesso nei confronti di uno degli indagati, un giovane peruviano, dal pm Elio Ramondini che coordina le indagini sul delitto. Il decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura riguarda anche un secondo indagato, un ventunenne argentino, che al momento risulta irreperibile. Sono in corso le ricerche della polizia per rintracciarlo. Dalle prime informazioni la persona ricercata si troverebbe all’estero. Complessivamente gli indagati identificati sono 8, tutti residenti a Milano o in comuni limitrofi, mentre per le altre 9 persone gli investigatori sono al lavoro per ricostruire la loro identità. Oltre al fermo sono state effettuate anche 7 perquisizioni. Complessivamente gli indagati identificati sono 8, tutti residenti a Milano o in comuni limitrofi, mentre per le altre 9 persone gli investigatori sono al lavoro per ricostruire la loro identità. Oltre al fermo sono state effettuate anche 7 perquisizioni.
Tra gli indagati c’è anche un giovare trapper, che è stato riconosciuto da alcuni testimoni che si trovavano alla stazione Milano Certosa la sera dell’omicidio. Si tratta di Oma Jair Rey Cordova, 20 anni, popolare sui social come Reyomar su Tiktok e Yo-Rey su Instagram oppure come Reystreetbandana con oltre 10.000 follower. Il ragazzo, raccontano i video delle telecamere, è stato ripreso oltre che notato da persone che hanno assistito in parte all’aggressione.
Dopo un diverbio con la vittima, suo fratello e un amico avvenuto alle 21.50 nel sottopasso e fuori dalla stazione, i 17 complici, che si definivano appartenenti ai Latin King, nome che evoca le gang sudamericane che controllano interi pezzi delle periferie degradate delle metropoli americane, avrebbero messo in atto una «azione preordinata dell’intero gruppo», muovendosi «in modo unitario e compatto».
Secondo la ricostruzione della Procura, che come detto contesta la premeditazione, il gruppo degli aggressori, dopo aver rincorso la vittima, il fratello e un amico «urlando in lingua spagnola “fermatevi, figli di puttana, stronzi”», ha iniziato a lanciare «sassi, bottiglie e coltelli» facendo cadere a terra il ventiduenne, sul quale si sono accaniti «accoltellandolo circa una trentina di volte». Successivamente il giovane ucciso sarebbe stato trascinato e scaraventato «nell’intercapedine esistente tra la sponda dei binari ferroviari e la parete di cinta della stazione ferroviaria».
Lo scenario ricostruito dagli inquirenti si basa il larga misura sulla testimonianza del fratello della vittima il quale dal «suo nascondiglio, attratto dalle urla del fratello aggredito, vedeva a pochi metri di distanza che il gruppo aveva raggiunto» Gianluca «facendolo cadere in avanti e circondandolo, colpendolo con pietre, coltelli e cocci di bottiglie, e dopo che si era girato dalla posizione prona a quella supina, attingendolo ulteriormente con fendenti al tronco ed agli arti superiori e inferiori e, alla fine dell’aggressione, trascinandolo per alcuni metri per buttarlo all’interno di una stretta e profonda intercapedine».
Inquirenti e investigatori stanno cercando di far luce sui motivi che hanno scatenato la furia omicida. Il dato da cui partono è il fatto che durante il diverbio tra due gruppi, gli aggressori, come detto, si sarebbero accreditati come componenti dei Latin King. Sulla loro appartenenza alla pandillas sono in corso approfondimenti.
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Il punto è che da anni, sistematicamente, si cerca di mettere in croce quello che Pascal Bruckner ha definito «il colpevole quasi perfetto», ovvero l’uomo bianco. Apprendiamo dai giornali inglesi che la polizia dell’Hampshire e dell’Isola di Wight - cioè quella di cui fanno parte gli agenti che hanno fermando Nowak - ha costretto il personale a seguire corsi di formazione sulla cosiddetta «diversità». Il programma obbligatorio dedicato a «uguaglianza e inclusione» è costato complessivamente 861.737 sterline in tre anni. Vi hanno partecipato 6.250 membri del corpo di polizia dell’Hampshire, che sono stati allenati a a riconoscere il razzismo, a combattere i pregiudizi (compresi quelli «inconsci») e a riconoscere i «privilegi» in base alla nota «teoria critica della razza». Questo è esattamente il problema: le idee infettive sulla colpevolezza occidentale, sul «razzismo sistemico» e il «privilegio bianco» vengono alimentate da decenni e negli ultimi anni hanno raggiunto un livello micidiale di diffusione. All’inizio erano presenti soltanto nelle università, poi ne sono strisciate fuori e hanno invaso i media, l’industria dell’intrattenimento, i social network, le strutture pubbliche. E si potrebbe pensare che queste storture siano soltanto statunitensi e anglosassoni, ma non è esattamente così. È certamente vero che in Italia il fenomeno woke non ha attecchito come altrove. Ma comunque è arrivato e si è saldato con la già nota e antica pretesa di superiorità morale e antropologica della sinistra, oltre che all’atavica ossessione per il «fascismo eterno». In più, negli ambienti accademici e a livello mediatico, anche le temibili teorie critiche della razza si manifestano da un po’ e contagiano anche il discorso progressista dominante sui social network.
Un piccolo ma efficace esempio lo offre in questi giorni la prestigiosa Fondazione Feltrinelli, tempietto della cultura progressista, tramite la newsletter Pubblico, una rivista online che ospita interventi di intellettuali anche molto noti. L’ultimo numero è dedicato proprio al razzismo e l’editoriale sul tema è affidato a Djarah Kan, scrittrice italo-ghanese, nata in Italia e cresciuta a Castel Volturno (terra nota per le tensioni feroci anche a sfondo etnico). Ebbene, la tesi dell’autrice in questione è che «siamo ancora razzisti». Lo siamo noi italiani, e lo dimostra il fatto che a Taranto è stato ucciso da un gruppo di adolescenti italiani l’operaio agricolo straniero Bakary Sako. Chiaro: in questo caso non valgono le spiegazioni sociologiche sul disagio, l’adolescenza problematica e il malessere sociale. Qui è chiaramente razzismo, perché appunto gli aggressori sono bianchi. E va bene. Il problema vero sorge quando la Kan si mette a parlare di Salim El Koudry, lo stragista di Modena. «L’aggressore è italiano ma le sue origini contano - forse - più delle sue azioni scellerate», spiega la scrittrice. «L’idea che uno “straniero” commetta crimini esiste già a monte. Ha solo bisogno di scendere a valle, tra la rabbia della gente che vede nella presenza degli stranieri la principale minaccia alla sicurezza pubblica». La responsabilità dell’omicidio di Taranto di chi è? Forse di un gruppo di giovani criminali razzisti? No, di tutta la destra, di tutti gli italiani. Quell’atto omicida deriva «da anni di dichiarazioni pubbliche in cui si è parlato liberamente di bombardare i barconi, di affondarli con il loro carico umano ancora a bordo, di disfarsi di persone ridotte allo stato di “risorse”, di sostituzione etnica e invasioni. [...] Quelle parole, in qualche modo, hanno contribuito a creare un clima. E che quel clima ha lasciato tracce ben oltre i confini del dibattito politico». A parte che a definire gli immigrati risorse non è certo stata la destra, è curioso notare come la responsabilità di un omicidio venga attribuita al contesto soltanto se serve a dimostrare la crudeltà degli italiani bianchi. Sul caso di Modena, ovviamente, il contesto non si può richiamare. Il problema è uno e uno soltanto: la pelle bianca. «Il razzismo, a oggi, è uno dei più efficaci strumenti di controllo dell’opinione pubblica», dice Kan. «Chi lo interiorizza si sente sveglio, lucido, emancipato. Non percepisce di stare obbedendo a una narrazione costruita da altri. Percepisce di stare seguendo il proprio istinto, il proprio buon senso, la propria lettura onesta di una realtà scevra da buonismi e ipocrisie. La bianchezza è il contenitore dentro cui tutto questo prende forma: l’identità che giustifica la paura, che trasforma il pregiudizio in appartenenza, che fa sentire chi odia come se stesse difendendo qualcosa, lavora dentro le viscere di chi ha sempre considerato la propria bianchezza come un fatto dato, naturale, e non politico».
Ed eccoci finalmente al nodo centrale: la bianchezza. Causa di ogni male, ricettacolo di ogni orrore. Gli stranieri che commettono omicidi, stupri e reati non contano: anzi anche loro sono vittime in qualche modo del razzismo sistemico. Si comincia così, dalla critica della bianchezza. E si finisce a lasciare morire un ragazzo bianco che sputa sangue proprio perché, in quanto bianco, è da considerarsi esponente del male assoluto.
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Ingredienti – 450 gr di ciliegie denocciolate (considerate circa 6 etti), 110 grammi di farina 00, 75 gr di fecola di patate, 90 gr di burro fuso, 1 bacca di vaniglia, 1 arancia non trattata, 170 gr di zucchero semolato, 3 uova di generose dimensioni, mezza bustina di lievito per dolci, un cucchiaino di sale.
Procedimento – Per prima cosa lavate e poi dividete a metà le ciliegie una ad una privandole del nocciolo. Qui ci vuole un po’ di pazienza! Ora nella planetaria o se volete in una ciotola molto capiente sbattete a bianco le uova con lo zucchero di cui terrete da parte un paio di cucchiai. Setacciate le polveri (farina, fecola, lievito) e miscelatele. Quando le uova sono ben montate aggiungete le polveri, la bacca di vaniglia che avrete diviso per la lunghezza estraendone polpa e semi che sono quelli che danno l’aroma e vanno aggiunti all’impasto, e alla fine fate cadere sempre girando nell’impasto a filo il burro fuso. Ora in una tortiera a cerniera mettete sul fondo facendolo risalire sui bordi un disco di carta forno. Polverizzate di zucchero. Sistemate con la calotta rivolta verso il basso le ciliegie sul fondo della tortiera in modo da ricoprirlo come fosse un mosaico. Il resto delle ciliegie versatelo nell’impasto, amalgamate bene aggiungendo la buccia dell’arancia grattugiata. Ora fate cadere delicatamente l’impasto nella tortiera e passate in forno pre-riscaldato a circa 190 gradi per 40/45 minuti. Sfornate e rigirate la torna in modo che si vedano le ciliegie he avevamo messo sul fondo. Se volete il massimo della golosità servite la torta che farete intiepidire con una pallina di gelato alla vaniglia.
Come far divertire i bambini – Fate sistemare a loro le ciliegie sul fondo della tortiera, se sono grandicelli dite loro di aiutarvi a denocciolare i frutti.
Abbinamento – Per competenza geografica visto che la Puglia e l’Emilia-Romagna hanno ciliegie favolose abbiamo scelto il raro Moscato di Trani o l’Albana passita.
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