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Ci voleva l’assalto pro Pal alla «Stampa» per arrestare la furia di Askatasuna

Ci voleva l’assalto pro Pal alla «Stampa» per arrestare la furia di Askatasuna
Gli scontri tra gli attivisti in corteo del centro sociale Askatasuna, sgomberato stamani, e la polizia, Torino 18 dicembre 2025 ANSA/Alessandro Di Marco
A Torino la violenza rossa era tollerata. Lo sgombero è arrivato perché gli antagonisti hanno toccato il «giornale sbagliato».

Per sgomberarli ci è voluto l’assalto alla redazione della Stampa. Perché, triste ma vero, è probabile che, senza l’aggressione al quotidiano diventato da qualche anno un tempietto cartaceo della sinistra italiana, i compagni di Askatasuna sarebbero ancora sereni nel loro stabile occupato a Torino. Invece hanno assaltato il giornale sbagliato, come ebbe a dire Annalisa Cuzzocrea: «Andrea Malaguti e io abbiamo fatto una prima pagina con scritto genocidio», spiegò la nota firma. «Non ci siamo preoccupati di come avrebbe reagito una parte dell’opinione pubblica. Tutto questo quei ragazzini che hanno imbrattato le sale riunioni non lo sanno… Questa è la cosa che mi ferisce di più, perché non sanno cosa hanno aggredito». Ci sono volute le parole allucinanti di Francesca Albanese che definì quell’assalto «un monito» per i giornalisti di tutta la nazione, ci è voluto il dibattito fiammeggiante sull’imam Shahin. Insomma, pare che stavolta i cari antagonisti l’abbiano fatta almeno un po’ fuori dal vaso, inimicandosi pure parte di coloro che fino all’altro giorno li difendevano.

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Edicola Verità | la rassegna stampa del 4 febbraio

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 4 febbraio con Carlo Cambi

Vannacci esce dalla Lega: «La mia strada è un’altra» Salvini: «L’onore dov’è?»
Roberto Vannacci e Matteo Salvini (Ansa)
  • L’ex militare se ne va: «Basta moderatismi». I Patrioti: «È fuori». Il segretario: «Escludo alleanze future». Con lui Lubamba e Borghezio, ma non Casapound.
  • I dirigenti: «Si dimetta da europarlamentare». Per «Youtrend» Fn può superare il 3%.

Lo speciale contiene due articolo

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Volano i Vannacci, gode il Colle
Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
Finisce tra gli insulti l’avventura dell’ex incursore nel Carroccio. Il segretario lo accusa di slealtà, lui rinfaccia eccessi di prudenza. Legittimo, ma così rischia di far perdere il centrodestra. E aprire le porte a un altro di quei governi tecnici che giustamente detesta.

Caro generale Vannacci, che lei sia un uomo audace si sa. Per lei parla il suo curriculum. Dopo aver frequentato l’accademia militare di Modena e aver superato la selezione per accedere al corpo degli incursori dell’esercito italiano, il famoso 9° Col Moschin, ha praticamente partecipato a tutte le missioni estere più rischiose delle nostre forze armate: Somalia, Ruanda, Yemen, Afghanistan, Iraq. Già che c’era ha pure prestato servizio in Libia, durante le cosiddette Primavere arabe. Insomma, in 30 anni di carriera in divisa non si è fatto mancare niente. Se proprio devo trovare un appunto in un cursus honorum come il suo, diciamo che lei difetta un po’ nella diplomazia. Infatti, quando ha dovuto svolgere il ruolo di addetto militare presso l’ambasciata italiana a Mosca è durato poco. Del resto, che lei sia un tipo abituato a parlar chiaro e non a infiocchettare i discorsi per renderli più gradevoli lo ha dimostrato in diverse occasioni.

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Meloni: «Lo Stato è sotto attacco. Non possiamo arretrare»
Giorgia Meloni (Ansa)
Il premier: «Gente organizzata in modo criminale ha colpito due pilastri della democrazia: forze dell’ordine e giornalisti. Servono norme più efficaci, che stiamo preparando. Ma serve anche unità tra le forze politiche». Invece l’opposizione si sfila e attacca: «Sono solo strumentalizzazioni per adottare misure repressive».
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