Su oltre 4 milioni di autonomi tenuti ai movimenti digitali, il 40% non ha fatto alcun pagamento da gennaio (o ha lavorato in nero). Le Entrate: «Bloccati 3,2 miliardi fittizi». Ma il nuovo sistema non c’entra nulla…

Mancano quasi due milioni di partite Iva all’appello della fattura elettronica. Gli ultimi dati pubblicati dall’Agenzia delle entrate mostrano infatti come al 18 marzo ci siano 2,7 milioni di partite Iva che fatturano elettronicamente. A pieno regime però le partite Iva che emettono efatture dovrebbero essere più di quattro milioni.

Ci sono dunque quasi due milioni di soggetti, dopo tre mesi dall’avvio, che non hanno ancora emesso una fattura digitale. Questo significa che o stanno operando in nero o hanno seri problemi ad usare la efattura. Il dato risulta però essere significativo perché la fatturazione elettronica è stata introdotta, nel sistema produttivo italiano, con l’obiettivo preciso di sconfiggere l’evasione Iva. Se dunque il trend dei quasi due milioni si dovesse confermare anche a fine anno, la missione della fattura elettronica si potrebbe dire fallita. Inoltre, la possibilità che l’introduzione della efattura, nel sistema produttivo italiano non ancora pronto ad accoglierla, avrebbe potuto peggiore l’evasione Iva, era già stata sottolineata nel 2018 da diversi professionisti, che avevano infatti chiesto il rinvio dell’entrata in vigore della fatturazione digitale. Appello mai ascoltato dal governo.

Partendo da questa evidenza risultano essere ancora più strani i dati pubblicati dall’Agenzia delle entrate sulla efattura, nei primi tre mesi. L’amministrazione fiscale sostiene infatti che al 18 marzo siano stati intercettati 3,2 miliardi di acquisti fittizi e bloccati 688 milioni di falsi crediti Iva. Ci sono però delle incongruenze tra quanto dichiarato dall’Agenzia delle entrate e quanto messo nero su bianco dal governo.

Per i prossimi tre anni (2019-2021) sono infatti stati messi a bilancio quattro miliardi di euro, per quanto riguarda l’extra gettito derivanti dalla fattura elettronica. Per il solo 2019 sono stati invece previsti incassi per 1,97 miliardi di euro. Somma che, stando alle prime cifre pubblicate dall’Agenzia delle entrate, sono già state superate nel caso del 2019, ed entro fine anno, mantenendo lo stesso trend, dovrebbero superare anche le previsioni per il 2021. Risultato impressionate tenendo conto che mancano quasi due milioni di partite Iva all’appello.

Ci sono poi i 688 milioni di falsi crediti Iva bloccati. In questo caso i dati annunciati dall’Agenzia delle entrate non sono da imputare alla e-fattura bensì ad un’altra norma. La possibilità di bloccare i crediti Iva in F 24 si riferisce infatti alla legge di bilancio 2018, e al successivo provvedimento dell’Agenzia delle entrate pubblicato verso fine agosto 2018. Con questo l’Agenzia dell’entrate ha la possibilità di bloccare tutti i crediti Iva in F24 che presentano profili di rischio. Il dato è dunque da attribuire alla norma del 2018 che nulla ha a che vedere con la fatturazione elettronica. Inoltre, i 688 milioni di euro non sono ancora un dato definitivo dato che se il credito dovesse risultare essere stato usato correttamente o sono passati 30 giorni dalla presentazione del modello stesso, il pagamento è automaticamente eseguito e le relative compensazioni sono considerate effettuate. E dunque dovranno essere sottratte dalla somma dei 688 milioni di euro.

C’è inoltre un altro dettaglio che rende ancora più strani i dati pubblicati dall’Agenzia delle entrate il 18 marzo. Questo data era infatti l’ultima possibile per emettere le fatture del mese di febbraio. Risulta dunque un po’ difficile pensare che l’Agenzia delle entrate abbia potuto avere i dati di tutto febbraio ed aver analizzati per il 18 marzo. Questo fa sì che i risultati resi pubblici dall’Amministrazione fiscale si riferiscono con certezza a tutto gennaio e ai primi giorni di febbraio, rendendo ancora più assurdi le evidenze pubblicate. A sottolineare queste incongruenze è stato anche Marco Cuchel, presidente dell’Associazione nazionale dei commercialisti, dichiarando come l’Agenzia ha «dato un’informazione non trasparente», avendo attribuito alla fatturazione elettronica (entrata in vigore il primo gennaio 2019) risultati appartenenti ad altre norme (blocco crediti Iva 2018).

Inoltre, l’Associazione nazionale dei commercialisti ha sottolineato anche come la efattura «nulla può far emergere rispetto a quanto non emergesse già con il precedente sistema cartaceo e con l’analisi dello spesometro evoluto». I risultati presentati dall’Agenzia delle entrate non possono dunque essere letti in modo così positivo, soprattutto visto che quasi due milioni di partite Iva, a tre mesi dall’entrata in vigore della fatturazione elettronica, non stanno emettendo elettronicamente, nulla.

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