In lockdown droni contro i runner. Ora è vietato inseguire i delinquenti

La circolare del ministero dell’Interno del 28 marzo (firmata dal compartimento della polizia stradale della Lombardia) che di fatto vieta alle volanti gli inseguimenti, ha creato non pochi malumori al Viminale. Tanto che ieri ci sarebbero stare discussioni molto accese al ministero di Luciana Lamorgese su come sono state riportate le nuove direttive: non a caso non sono arrivate smentite dal ministro bensì solo dalla polizia stradale.
Del resto, come La Verità ha scritto, le indicazioni nel testo sono chiare. Viene ordinato agli agenti («la pattuglia dovrà» si legge) di non inseguire il fuggitivo di turno. Così «in caso di fuga dell’automobilista» continua la circolare «bisognerà annotare il numero di targa, il tipo, il modello, la direzione di marcia del veicolo e contattare immediatamente la Sala operativa che diramerà i dati a tutte le altre forze di polizia presenti sul territorio per il rintraccio dei fuggitivi». Le preoccupazioni del Sap (Sindacato autonomo di polizia) appaiono più che giustificate. Anche perché la circolare appare quasi svilire l’operato degli agenti. E soprattutto apre alla possibilità di zone grige, dove non è chiaro sino a dove possano spingersi gli agenti e fino a dove invece possano approfittarsene i delinquenti. Per di più appare totalmente contraddittoria la circolare del Viminale per un altro motivo. Durante questi anni di pandemia è stato chiesto alle forze dell’ordine di intervenire in qualsiasi momento, una vera e propria caccia all’uomo, persino con inseguimenti ai limiti del ridicolo sulla spiaggia durante il lockdown. Sono stati persino utilizzati droni o elicotteri per scovare chi contravveniva alle indicazioni di quarantena, anche facendo una semplice corsa. Eppure ieri la polizia stradale, in un comunicato, ha tenuto a specificare che con le direttive impartite «non si è mai voluto venir meno al compito di inseguire gli automobilisti inottemperanti all’obbligo di arrestarsi all’alt», ma c’è «l’esigenza di garantire la maggiore tutela possibile all’incolumità degli utenti stradali e degli stessi operatori di Polizia». Quindi, stando alla nota diramata in risposta al nostro articolo e alle critiche del Sap, «agli operatori», prosegue la Stradale, «si raccomanda di adottare in tali occasioni tutte le opportune cautele senza, ovviamente, venir meno ai propri compiti istituzionali. Le disposizioni - precisa il Dipartimento - impongono l’acquisizione di tutti gli elementi descrittivi ed identificativi dell’automobile in fuga da condividere tempestivamente con la centrale operativa della polizia stradale che, mediante un’attività di coordinamento, coinvolgerà anche altri equipaggi in supporto a quello inseguitore». Per il Sap, al contrario, la circolare ha tutto un altro significato ed effetto sul lavoro.
«Ci chiediamo a che livello scenderà l’effetto deterrente del personale in divisa appena i malfattori capiranno che non verranno più inseguiti» spiega il Sap. «Le forze dell’ordine prive di autorevolezza e di serenità operativa non possono assolvere il loro compito istituzionale». La circolare comunque è arrivata fino in parlamento. Alberto Balboni, di Fratelli d’Italia, ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno. Si legge nel testo «La decisione rischia di avere conseguenze potenzialmente dirompenti sulla tenuta della funzione di presidio della sicurezza del territori nonché in termini di tenuta del principio di legalità, creando delle inaccettabili zone grigie che possono dar spazio al proliferare di comportamenti e fattispecie delittuose nella consapevolezza della capacità di intervento limitata da parte delle forze dell’ordine; si chiede di sapere: se quanto è narrato in premessa corrisponde al vero e se, in caso affermativo, non ritenga di adottare adeguati provvedimenti per rivalutare tale inopportuna circolare». Per Balboni: «È sconcertante che gli agenti debbano preoccuparsi sempre più delle conseguenze legate connesse all’adempimento del loro dovere anziché di assicurare i delinquenti alla giustizia».






