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2022-01-24
In Italia abbiamo più di 34.000 grotte
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Peccato per i claustrofobici: il viaggio che stiamo per fare ha a che fare con antri bui e profondi, entro i quali la storia si fa sentire strato dopo strato, stalattite su stalagmite.
L’Italia, oltre a essere Paese di grandi bellezze naturalistiche sulla terraferma, lo è infatti anche nelle sue viscere. Pochi sanno che da noi si contano circa 34.000 grotte carsiche, ma il numero è destinato a salire se si sommano quelle non censite a quelle non ancora scoperte.
La maggior parte di quelle visitabili si sviluppa lungo Alpi e Appennini, ma anche in Sardegna. Si tratta di opere d’arte che la natura ci ha consegnato dopo milioni di anni di lavorio continuo sotto terra: sale e gallerie somigliano a quelle dei sontuosi palazzi usciti dalla fantasia degli scrittori. Stalattiti e stalagmiti, invece, richiamano le guglie di chiese e cattedrali gotiche.
Sarà per questo – nonché per il buio, il silenzio e la presenza di forme di vita misteriose – che le grotte sono spesso state devolute a riti sacri e profani. Antri dove avventurarsi scortati da un guida, perché entrare in solitaria in queste caverne dove la vita scorre tranquilla, ma sottilmente pericolosa, è come fare un viaggio nell’inconscio, oscuro alla maggior parte degli esseri umani.
Tra le grotte più belle e famose del mondo, si segnalano l’Antelope Canyon (Arizona), il Sacro Cenote dello Yucatan e le Batu Caves, in Malesia, queste ultime rese speciali dalla presenza di templi induisti raggiungibili dopo 272 scalini. Impossibile non citare anche la Grotta Benagil, in Algarve, la cui forma deve la sua bellezza all’erosione provocata negli anni dall’oceano.
Grotte di ghiaccio, di cristallo o di calcare, grotte marine, sacre o profane: tutte hanno in comune la natura da libro Fantasy. Come questo genere letterario insegna, infatti, nulla è come sembra, soprattutto qua dentro, dove una formazione calcarea sembra un mostro, un antro una bocca spalancata e una parete una massa di capelli femminili.
Ma quali sono le grotte più famose e belle d’Italia? E soprattutto, quali sono quelle visitabili? Il nostro giro parte dal Nord.
Piemonte: grotta di Bossea - Frabosa Soprana (CN)

iStock
Se si vogliono assaporare atmosfere da fiaba, si può partire da questo borgo del Cuneese. Qui si trova una delle grotte più belle d’Italia, il cui interno è simile a un canyon, grazie al lavoro di un fiume sotterraneo.
La visita è piuttosto semplice: si tratta infatti di 3 km tra andata e ritorno, durante i quali ammirare stalattiti e stalagmiti dalle forme più strane. Ma la Grotta di Bossea val bene una visita anche per il contesto in cui è inserita, la Val Corsaglia, dove fare escursioni a piedi o in mountain bike.
Visitabili solo su prenotazione, chiamando i numeri:
Dormire a Frabosa Soprana e dintorni
- Stalle Lunghe Deluxe Apartments, Prato Nevoso, Via Corona Boreale, a circa 4 km da Frabosa Soprana;
- Rododendro, Piazza Dodero 15, Prato Nevoso. Appartamento con vista sulla pista da sci.
Mangiare a Frabosa Soprana e dintorni
- La Piazzetta, Via Vittorio Emanuele III, 1. Ottime sia la pizza che la birra;
- Baita delle Stelle, Via Monte Moro, 1. Vale la pena anche solo per la vista;
- RioDue PratoNevoso, Via Sirio, 13. Da provare: la polenta.
Liguria: grotte di Toirano (SV)

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Estremamente suggestive per la presenza di 150 caverne, di cui solo alcune sono visitabili. Al loro interno sono state rinvenute antiche orme umane e animali. In particolare, gli speleologi hanno trovato, nella grotta della Bàsura, le ossa dell’orso delle caverne, un mammifero ormai estinto che trascorreva qui il periodo del suo letargo.
Le Grotte di Toirano riaprono il 9 febbraio.
Dormire a Toirano e dintorni
- Residence Villa Chiara, Lungomare Nazario Sauro 15, Loano (a circa 5 km da Toirano). Splendida villa e ben posizionata;
- Residence Sabrina, Via Orti Del Largo 135, Ceriale (SV): struttura fronte mare.
Mangiare a Toirano
- Il Portico, Piazza Libertà, 10: ottime la pizza e la pasta fresca;
- La Ferla, Via Provinciale, 53: bella la location in cui si trova questo agriturismo;
- Rosa dei Venti, Via Giuseppe Polla, 42: da provare i piatti di pesce.
Marche: grotte di Frasassi - Genga (AN)

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Una delle grotte più grandi e famose non d’Italia, ma del mondo: le Grotte di Frasassi sono il più grande complesso ipogeo d’Europa. Qui il bianco delle formazioni calcaree si alterna al verde smeraldo del torrente Sentino.
Scoperte nel 1971, sono lunghe circa 30 km e alte 240 metri e non possono non colpire per la loro “stazza”. Non per niente, al loro interno è possibile ammirare I Giganti, un gruppo di stalagmiti alte 20 metri!
Per prenotare, basta andare sul sito Ticket One.
Dormire a Genga e dintorni
- Hotel Le Grotte, Loc. Pontebovesecco, Genga. Apprezzatissimo anche per la sua spa;
- Casa Gola della Rossa, Località Baronci Frazione San Donnino: una casa immersa nella natura.
Mangiare a Genga
- Ristorante Francesco, Via S. Vittore, 2/a, Genga. Famoso per la carne e il tartufo;
- Ristorante Bar Da Maria, Frazione Pierosara, 67. Da provare i ravioli al tartufo e la ricotta tartufo e zafferano;
- La Taverna di Frasassi, Frazione S. Vittore, 1. Specialità: il gelato al Pecorino.
Puglia: grotte di Castellana (BA)

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Colonne, cristalli, stalattiti e stalagmiti si dipanano lungo i 3 km di queste celeberrime grotte pugliesi, che richiedono un paio d’ore per essere visitate.
La loro bellezza, che le situa nella top 10 delle grotte più visitate, è esaltata dalla posizione, proprio alle porte della Valle d’Itria. È da visitare anche l’annesso Museo Speleologico.
Per informazioni, chiamare il numero verde 800.213.976.
Dormire a Castellana e dintorni
- Hotel La Vetta Europa, Via Vito Matarrese, 33, Castellana Grotte: a soli 200 metri dalle grotte;
- Il Trullo di Nonna Enza, Contrada Termiteto 5, Castellana Grotte: dormire in un trullo è una delle esperienze da fare nella vita, prima o poi.
Mangiare a Castellana
- Non Solo Carni – Braceria Macelleria, Via Conversano, 110: per piatti di carne di ottima qualità;
- Trattoria ARCO Persio, Via Arco Persio, 13. Da provare: orecchiette salsiccia e funghi;
- Ristorante Al Pozzo, Via Polignano, 82/c. Cucina tradizionale a base di ingredienti freschi.
Sardegna: grotta di Nettuno - Alghero (SS)

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Queste splendide grotte sono raggiungibili sia via terra che via mare (quest’ultima è l’opzione più comoda, visto che l’altra prevede 654 gradini per raggiungerle).
Tra le diverse attrazioni, spicca sicuramente il lago sotterraneo di acqua salata La Marmora.
Per informazioni, chiamare i numeri 3683536824 e 3317229999 o scrivere a info@grottedinettuno.it.
Dormire ad Alghero
- Las Palmas, Regione Scala Mala 18. Una bellissima struttura nelle campagne di Alghero;
- B&B Alguer, Vua Cavour, 100. Nel cuore di Alghero, offre la possibilità di fare colazione in terrazza.
Mangiare ad Alghero
- Trattoria Lo Romanì, Via Principe Umberto, 29. Da provare l’antipasto misto di mare;
- Ristorante Osteria Mandras Lentas, Via Gioberti, 34. Cucina della tradizione rivisitata;
- Boqueria, Via Cagliari, 13. Ottimi i crudi e i fritti.
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Oltre a essere ricco di grandi bellezze naturalistiche sulla terraferma, il nostro Paese lo è anche nelle sue viscere. Pochi sanno che da noi si contano moltissime grotte carsiche e che il numero è destinato a salire se si sommano quelle non censite a quelle non ancora scoperte. Ecco un viaggio da Nord a Sud alla scoperta delle più caratteristiche: dalla grotta di Bossea in Piemonte fino a quelle di Frasassi nelle Marche. Peccato per i claustrofobici: il viaggio che stiamo per fare ha a che fare con antri bui e profondi, entro i quali la storia si fa sentire strato dopo strato, stalattite su stalagmite. L’Italia, oltre a essere Paese di grandi bellezze naturalistiche sulla terraferma, lo è infatti anche nelle sue viscere. Pochi sanno che da noi si contano circa 34.000 grotte carsiche, ma il numero è destinato a salire se si sommano quelle non censite a quelle non ancora scoperte. La maggior parte di quelle visitabili si sviluppa lungo Alpi e Appennini, ma anche in Sardegna. Si tratta di opere d’arte che la natura ci ha consegnato dopo milioni di anni di lavorio continuo sotto terra: sale e gallerie somigliano a quelle dei sontuosi palazzi usciti dalla fantasia degli scrittori. Stalattiti e stalagmiti, invece, richiamano le guglie di chiese e cattedrali gotiche. Sarà per questo – nonché per il buio, il silenzio e la presenza di forme di vita misteriose – che le grotte sono spesso state devolute a riti sacri e profani. Antri dove avventurarsi scortati da un guida, perché entrare in solitaria in queste caverne dove la vita scorre tranquilla, ma sottilmente pericolosa, è come fare un viaggio nell’inconscio, oscuro alla maggior parte degli esseri umani. Tra le grotte più belle e famose del mondo, si segnalano l’Antelope Canyon (Arizona), il Sacro Cenote dello Yucatan e le Batu Caves, in Malesia, queste ultime rese speciali dalla presenza di templi induisti raggiungibili dopo 272 scalini. Impossibile non citare anche la Grotta Benagil, in Algarve, la cui forma deve la sua bellezza all’erosione provocata negli anni dall’oceano. Grotte di ghiaccio, di cristallo o di calcare, grotte marine, sacre o profane: tutte hanno in comune la natura da libro Fantasy. Come questo genere letterario insegna, infatti, nulla è come sembra, soprattutto qua dentro, dove una formazione calcarea sembra un mostro, un antro una bocca spalancata e una parete una massa di capelli femminili. Ma quali sono le grotte più famose e belle d’Italia? E soprattutto, quali sono quelle visitabili? Il nostro giro parte dal Nord. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/in-italia-abbiamo-piu-di-34-000-grotte-2656469246.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="piemonte-grotta-di-bossea-frabosa-soprana-cn" data-post-id="2656469246" data-published-at="1643045623" data-use-pagination="False"> Piemonte: grotta di Bossea - Frabosa Soprana (CN) iStock Se si vogliono assaporare atmosfere da fiaba, si può partire da questo borgo del Cuneese. Qui si trova una delle grotte più belle d’Italia, il cui interno è simile a un canyon, grazie al lavoro di un fiume sotterraneo.La visita è piuttosto semplice: si tratta infatti di 3 km tra andata e ritorno, durante i quali ammirare stalattiti e stalagmiti dalle forme più strane. Ma la Grotta di Bossea val bene una visita anche per il contesto in cui è inserita, la Val Corsaglia, dove fare escursioni a piedi o in mountain bike.Visitabili solo su prenotazione, chiamando i numeri:348735625034844011623332728944Dormire a Frabosa Soprana e dintorniStalle Lunghe Deluxe Apartments, Prato Nevoso, Via Corona Boreale, a circa 4 km da Frabosa Soprana;Rododendro, Piazza Dodero 15, Prato Nevoso. Appartamento con vista sulla pista da sci.Mangiare a Frabosa Soprana e dintorniLa Piazzetta, Via Vittorio Emanuele III, 1. Ottime sia la pizza che la birra;Baita delle Stelle, Via Monte Moro, 1. Vale la pena anche solo per la vista;RioDue PratoNevoso, Via Sirio, 13. Da provare: la polenta. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/in-italia-abbiamo-piu-di-34-000-grotte-2656469246.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="liguria-grotte-di-toirano-sv" data-post-id="2656469246" data-published-at="1643045623" data-use-pagination="False"> Liguria: grotte di Toirano (SV) iStock Estremamente suggestive per la presenza di 150 caverne, di cui solo alcune sono visitabili. Al loro interno sono state rinvenute antiche orme umane e animali. In particolare, gli speleologi hanno trovato, nella grotta della Bàsura, le ossa dell’orso delle caverne, un mammifero ormai estinto che trascorreva qui il periodo del suo letargo.Le Grotte di Toirano riaprono il 9 febbraio.Dormire a Toirano e dintorniResidence Villa Chiara, Lungomare Nazario Sauro 15, Loano (a circa 5 km da Toirano). Splendida villa e ben posizionata;Residence Sabrina, Via Orti Del Largo 135, Ceriale (SV): struttura fronte mare.Mangiare a ToiranoIl Portico, Piazza Libertà, 10: ottime la pizza e la pasta fresca;La Ferla, Via Provinciale, 53: bella la location in cui si trova questo agriturismo;Rosa dei Venti, Via Giuseppe Polla, 42: da provare i piatti di pesce. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/in-italia-abbiamo-piu-di-34-000-grotte-2656469246.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="marche-grotte-di-frasassi-genga-an" data-post-id="2656469246" data-published-at="1643045623" data-use-pagination="False"> Marche: grotte di Frasassi - Genga (AN) iStock Una delle grotte più grandi e famose non d’Italia, ma del mondo: le Grotte di Frasassi sono il più grande complesso ipogeo d’Europa. Qui il bianco delle formazioni calcaree si alterna al verde smeraldo del torrente Sentino.Scoperte nel 1971, sono lunghe circa 30 km e alte 240 metri e non possono non colpire per la loro “stazza”. Non per niente, al loro interno è possibile ammirare I Giganti, un gruppo di stalagmiti alte 20 metri!Per prenotare, basta andare sul sito Ticket One.Dormire a Genga e dintorniHotel Le Grotte, Loc. Pontebovesecco, Genga. Apprezzatissimo anche per la sua spa;Casa Gola della Rossa, Località Baronci Frazione San Donnino: una casa immersa nella natura.Mangiare a GengaRistorante Francesco, Via S. Vittore, 2/a, Genga. Famoso per la carne e il tartufo;Ristorante Bar Da Maria, Frazione Pierosara, 67. Da provare i ravioli al tartufo e la ricotta tartufo e zafferano;La Taverna di Frasassi, Frazione S. Vittore, 1. Specialità: il gelato al Pecorino. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/in-italia-abbiamo-piu-di-34-000-grotte-2656469246.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="puglia-grotte-di-castellana-ba" data-post-id="2656469246" data-published-at="1643045623" data-use-pagination="False"> Puglia: grotte di Castellana (BA) iStock Colonne, cristalli, stalattiti e stalagmiti si dipanano lungo i 3 km di queste celeberrime grotte pugliesi, che richiedono un paio d’ore per essere visitate.La loro bellezza, che le situa nella top 10 delle grotte più visitate, è esaltata dalla posizione, proprio alle porte della Valle d’Itria. È da visitare anche l’annesso Museo Speleologico.Per informazioni, chiamare il numero verde 800.213.976.Dormire a Castellana e dintorniHotel La Vetta Europa, Via Vito Matarrese, 33, Castellana Grotte: a soli 200 metri dalle grotte;Il Trullo di Nonna Enza, Contrada Termiteto 5, Castellana Grotte: dormire in un trullo è una delle esperienze da fare nella vita, prima o poi.Mangiare a CastellanaNon Solo Carni – Braceria Macelleria, Via Conversano, 110: per piatti di carne di ottima qualità;Trattoria ARCO Persio, Via Arco Persio, 13. Da provare: orecchiette salsiccia e funghi;Ristorante Al Pozzo, Via Polignano, 82/c. Cucina tradizionale a base di ingredienti freschi. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/in-italia-abbiamo-piu-di-34-000-grotte-2656469246.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="sardegna-grotta-di-nettuno-alghero-ss" data-post-id="2656469246" data-published-at="1643045623" data-use-pagination="False"> Sardegna: grotta di Nettuno - Alghero (SS) iStock Queste splendide grotte sono raggiungibili sia via terra che via mare (quest’ultima è l’opzione più comoda, visto che l’altra prevede 654 gradini per raggiungerle).Tra le diverse attrazioni, spicca sicuramente il lago sotterraneo di acqua salata La Marmora.Per informazioni, chiamare i numeri 3683536824 e 3317229999 o scrivere a info@grottedinettuno.it.Dormire ad AlgheroLas Palmas, Regione Scala Mala 18. Una bellissima struttura nelle campagne di Alghero;B&B Alguer, Vua Cavour, 100. Nel cuore di Alghero, offre la possibilità di fare colazione in terrazza.Mangiare ad AlgheroTrattoria Lo Romanì, Via Principe Umberto, 29. Da provare l’antipasto misto di mare;Ristorante Osteria Mandras Lentas, Via Gioberti, 34. Cucina della tradizione rivisitata;Boqueria, Via Cagliari, 13. Ottimi i crudi e i fritti.
Antonio Decaro (Imagoeconomica)
La richiesta si basa, in gran parte, su una sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna, a cui la Regione fortino del Pd - che con Michele De Pascale punta ad ergersi capofila nazionale delle politiche sanitarie autonome regionali - si è appellata per evitare di erogare, retroattivamente, gli stessi emolumenti, mai corrisposti, ai propri camici bianchi. La pretesa restituzione dei compensi, che per ogni singolo medico ammonterebbe a circa 70.000 euro, è arrivata la sera di Capodanno, lanciata via Pec alle 20.48 da qualche dirigente bontempone, ma ora rischia di trasformarsi in una valanga. I medici di base, infatti, non hanno preso bene l’idea di dover restituire decine di migliaia di euro a testa all’ente che per anni li ha erogati senza battere ciglio e, oltre ad aver dato mandato ai legali di resistere in giudizio a quello che definiscono «un vero furto», minacciano di fare «non uno, ma quattro passi indietro» nei confronti degli impegni assunti con Regione in relazione alle Case di Comunità, finanziate con 350 milioni di euro di fondi Pnrr, tra i fiori all’occhiello della campagna elettorale di Decaro. «Stiamo reagendo dal punto di vista legale sia a livello regionale che di singole Asl e abbiamo già dato mandato ai legali per impugnare la circolare e ottenerne la sospensiva immediata della direttiva regionale», spiega Antonio De Maria, segretario regionale del sindacato dei medici Fimmg. «La situazione del sistema sanitario della Puglia è già al collasso e in questo momento ci vuole coesione e grande collaborazione tra le parti. Innescare adesso un meccanismo del genere è pericolosissimo e ci auguriamo che questa richiesta, arrivata con modalità offensive dal dipartimento regionale della Sanità, non abbia l’avvallo politico. Avvisiamo già che non ci fermeremo e che a fronte di questo atto siamo pronti a rimettere completamente in discussione la nostra presenza e collaborazione al progetto delle Case di Comunità dell’intero territorio regionale». I sindacati dei medici sono uniti in questa battaglia: «Quanto avvenuto è sconcertante e si tratta di un attacco inopportuno e, a nostro parere, totalmente illegittimo. Appariamo come professionisti che hanno percepito dei soldi che non gli spettavano: è assolutamente falso. Quest’azione rappresenta l’espressione della situazione caotica che ormai da un anno viviamo nell’organizzazione della medicina territoriale a livello pugliese. Se qualcuno pensa di risanare in questo modo le finanze regionali, tagli dove si spreca», ha aggiunto Luigi Nigri, segretario regionale Puglia e vicepresidente nazionale Finp. Eppure, nonostante la posta in gioco, non sarà semplice per Decaro fare un passo indietro sulla questione. Rinunciare al prelievo dalle tasche dei dottori significherebbe, infatti, sconfessare la linea dell’Emilia-Romagna, che quegli stessi assegni, negli ultimi dieci anni, ai suoi medici non li ha mai versati e che ora rischia - a causa di un’azione legale partita da Rimini - di dover sborsare oltre 100 milioni di euro in un colpo solo. La Regione rossa, infatti, è in attesa del pronunciamento della Cassazione e, negli ambienti, si racconta che qualche settimana fa, presso la sede romana della Sisac - Struttura interregionale sanitari convenzionati, ossia il luogo in cui si costruiscono gli Accordi nazionali collettivi che stabiliscono gli emolumenti per i sanitari - si è tenuta una plenaria durante la quale, sul tema dei compensi ai medici, è stata dettata e condivisa una linea comune. Il mandato più o meno esplicito sarebbe stato quello di «evitare di pagare per non far finire nei guai chi non ha nulla in cassa». In sostanza, marciare uniti a scapito dei camici bianchi. E a quanto pare, la Puglia ha preso l’indicazione come un ordine. «Mi pare sia evidente che la sinistra in Italia abbia perso qualsiasi titolo per parlare di sanità: chiedono di aumentare le risorse che hanno tagliato durante i loro governi e stanno dimostrando di non saper neppure gestire quelle che hanno nelle Regioni che governano. La situazione che si è venuta a creare in Puglia credo sia abbastanza emblematica; tra l’altro la Puglia ha erogato questi integrativi, così Decaro si è fatto bello per le elezioni regionali ed oggi, dopo la vittoria, gli chiede indietro ai medici di base a cui magari pochi mesi fa chiedeva il voto», commenta il senatore Fdi Marco Lisei. «Un comportamento immorale, che però non lascia immune da critiche neppure la Regione Emilia-Romagna, che quegli integrativi avrebbe dovuto coprirli. Ora serve chiarezza, ma soprattutto servono tutele per i professionisti sanitari. Per questo come governo abbiamo destinato risorse dedicate per aumentare gli stipendi e tutelare chi nel corso degli anni ha tenuto in piedi il sistema sanitario mentre la sinistra lo sfasciava». Il prossimo 12 gennaio, per Decaro, sarà una data importante: il report sulla realizzazione delle Case di Comunità verrà trasmesso all’Autorità di missione Pnrr, presso il ministero della Salute, per una valutazione sullo stato di avanzamento del progetto. La promessa - nonché condizione necessaria per il raggiungimento del target e dunque per l’ottenimento dei fondi Pnrr - è che al 30 giugno 2026 la Puglia avrà 123 Case di comunità, ma la Corte dei Conti, che ha già un fascicolo aperto sui ritardi nella realizzazione delle opere, ha ricordato esplicitamente che per essere soddisfatto pienamente il target di giugno «non implica solo la realizzazione, ma la completa messa a disposizione delle strutture dotate di tutte le attrezzature necessarie al funzionamento». Medici compresi.
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La riaffermazione di tale principio si accompagna, tuttavia, nella stessa sentenza n. 204/2025, alla declaratoria di illegittimità costituzionale dell’articolo 7 della legge regionale oggetto di ricorso, che, apparentemente in linea con il suddetto principio, impegnava le aziende sanitarie locali a fornire all’aspirante suicida «il supporto tecnico e farmacologico nonché l’assistenza sanitaria per la preparazione all’autosomministrazione del farmaco autorizzato».
L’incostituzionalità di tale disposizione - afferma la Corte - è dovuta al fatto che essa «invade la riserva allo Stato della fissazione dei principi fondamentali in materia di tutela della salute», dal momento che non si limita a semplici «norme di dettaglio» attuative dei suddetti principi, ma avrebbe dato luogo a «una illegittima determinazione degli stessi da parte della legislazione regionale». Giova, in proposito, ricordare che la tutela della salute è, appunto, una delle materie in cui, ai sensi dell’articolo 117, comma III, della Costituzione, la potestà legislativa spetta alle Regioni, «salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservati alla legislazione dello Stato».
Il ragionamento della Corte non farebbe una grinza se non fosse per il fatto che, nella sentenza n. 204/2025, la stessa Corte ha cura di precisare che la ritenuta incostituzionalità dell’articolo 7 della legge regionale toscana «lascia intatto il diritto», riconosciuto all’aspirante suicida dalla sentenza n. 132/ 2025, «di ottenere dalle aziende del Servizio sanitario regionale il farmaco, i dispositivi eventualmente occorrenti all’autosomministrazione, nonché l’assistenza sanitaria anche durante l’esecuzione di questa procedura». Ciò in forza della «portata autoapplicativa» da riconoscersi - afferma sempre la Corte - alla suddetta sentenza. Ma una sentenza della Corte Costituzionale che abbia «portata autoapplicativa» e nella quale vengano - come nel caso di specie - dettati principi del tutto analoghi a quelli che potrebbero essere stabiliti con legge dello Stato, dovrebbe, con ogni evidenza, essere considerata idonea ad assolvere alla stessa funzione che l’articolo 117, comma III, della Costituzione assegna alla legge statale per la determinazione dei principi fondamentali ai quali dovrebbe poi attenersi la legislazione regionale. L’articolo 7 della legge regionale toscana, quindi, siccome del tutto aderente a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza in questione, non sarebbe stato da dichiarare incostituzionale.
La declaratoria di incostituzionalità si rivela, però, paradossalmente, corretta proprio considerando che, in realtà, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte, al principio affermato nella sentenza n. 132/2025 e confermato in quella n. 204/2025 non sembra affatto che possa attribuirsi carattere vincolante e meno che mai, quindi, «portata autoapplicativa». Si tratta, infatti, di un principio che non è in alcun modo conseguenziale alla già ricordata sentenza della stessa Corte n. 242/2019, essendosi questa limitata a rendere non punibile, a determinate condizioni, mediante declaratoria di parziale incostituzionalità dell’articolo 580 del codice penale, la condotta di chi presti aiuto al suicidio, senza con ciò attribuire all’aspirante suicida alcun diritto a ottenere quell’aiuto da parte di chicchessia, ivi compreso il Servizio sanitario nazionale. A quest’ultimo, infatti, la Corte affida il solo compito di accertare che le suddette condizioni siano effettivamente sussistenti e che le modalità stabilite dall’interessato e dal medico di sua fiducia per l’esecuzione del suicidio non siano tali da offendere la dignità della persona e cagionarle sofferenze.
Lo stesso principio, inoltre, non può neppure dirsi funzionale alla decisione a suo tempo assunta con la sentenza n. 132/2025, in cui esso è enunciato, dal momento che tale sentenza, a sostegno della ritenuta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’articolo 579 del codice penale, che punisce l’omicidio del consenziente, fece essenzialmente leva sul fatto che, contrariamente a quanto affermato dai ricorrenti, non poteva dirsi accertata, in linea di fatto, l’assoluta irreperibilità, sul mercato, di strumenti che consentissero all’aspirante suicida, nonostante la sua condizione di paraplegico, l’autonoma assunzione del farmaco mortale. L’affermazione che del reperimento di quegli strumenti dovesse farsi carico, se necessario, il Servizio sanitario nazionale, rispondendo ciò a un diritto dell’interessato, aveva carattere meramente incidentale (c.d. «obiter dictum»); il che, secondo quanto pacificamente ritenuto dalla dottrina giuridica, esclude in radice che ad essa possa attribuirsi carattere vincolante tanto nei confronti del Servizio sanitario nazionale quanto in quelli del legislatore ordinario.
Non può in alcun modo condividersi, quindi, l’opinione di chi - come il senatore del Pd Alfredo Bazoli, secondo quanto riferito sulla Verità del 31 dicembre scorso nell’articolo a firma di Carlo Tarallo - sostiene che il legislatore ordinario, nel dettare la disciplina generale in materia di fine vita, non potrebbe «in alcun modo derogare» al principio in questione giacché quello in esso affermato sarebbe «un diritto pienamente riconosciuto e dunque pienamente eseguibile». Deve invece ritenersi, al contrario, che il legislatore ordinario sia perfettamente libero di seguire o non seguire l’indicazione della Corte Costituzionale circa il ruolo da attribuirsi al Servizio sanitario nazionale, senza che, nella seconda di tali ipotesi, la sua scelta possa cadere, alla prima occasione, sotto la mannaia della stessa Corte; ciò sempre che, naturalmente, quest’ultima resista alla ricorrente tentazione di esorbitare dai limiti delle proprie funzioni; sul che, ovviamente, dati i numerosi precedenti, nessuno può azzardarsi a mettere la mano sul fuoco.
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«Io sono notizia» (Netflix)
Non una biografia, ma un modo, più accattivante del solo accademico, di ripercorrere la storia dell'Italia: gli anni Novanta e il momento, senza data precisa, in cui il confine tra vita privata e pubblica apparenza, tra famiglia e spettacolo, si è fatto labile.
Fabrizio Corona - Io sono notizia, docuserie in cinque episodi disponibile su Netflix a partire da venerdì 9 gennaio, promette di sfruttare la parabola di un singolo individuo (opportunamente discusso e divisivo) per trovare, poi, gli stilemi di un racconto universale. Non è Corona, dunque, re dei paparazzi, ma il sistema moderno, declinato nel nostro Paese sul berlusconismo, sulla faziosità, vera o presunta, dei media, sul modo in cui il giornalismo si è progressivamente piegato al gossip e alla ricerca della notorietà, dimenticando ogni deontologia professionale.
Io sono notizia, il cui avvento Fabrizio Corona ha annunciato sui propri social network in pompa magna, con l'orgoglio di chi non ha paura di veder riproposta la propria crescita umana, prende il via da lontano. Fabrizio è giovane, figlio di un padre - Vittorio Corona - tanto visionario e talentuoso quanto ingombrante. Corona, padre, avrebbe cambiato il volto dell'editoria, salvo poi essere fatto fuori da quella stessa gente che diceva apprezzarlo. Fabrizio, ragazzo, è cresciuto così, con il complesso, forse inconscio, di dover tenere il passo del genitore, esserne all'altezza. L'ambiente del padre, dunque, è stato l'obiettivo del figlio. Che, diversamente, però, ha deciso di sfruttarlo in altro modo. Fabrizio Corona avrebbe messo in ginocchio i salotti bene, e il gossip sarebbe stato merce di scambio. Lo strappo, che la docuserie ricostruisce, sarebbe arrivato con Vallettopoli e le accuse di estorsione.
Allora, il re dei paparazzi avrebbe perso parte del proprio appeal, trasformandosi nel bersaglio di una giustizia che, per alcuni, ne avrebbe fatto un capro espiatorio. Quel che segue sono processi, dibattiti, prime pagine e opinioni, è lo scontro fra chi considera Corona un demone e chi, invece, lo vorrebbe assolto.
Quel che segue è la rapida ascesa dei social network, di cui il re Mida del gossip ha saputo intuire il potenziale e le criticità, sfruttandoli, come nessun altro, per tessere la propria tela. Ed è qui, tra le pieghe di questa metamorfosi, da ragazzo d'oro a figura confusa, che Netflix racconta essere nato il Fabrizio di oggi, l'essere capace di fare della propria vita un'opera, d'arte o meno sia dibattuto in altra sede.
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