
Richiesta di cambiamento più che di giustizia. «Che la memoria di Giulia ci ispiri a lavorare insieme contro la violenza, che la sua morte sia la spinta per cambiare. Mi rivolgo agli uomini perché per primi dobbiamo essere agenti di cambiamento contro la violenza di genere. Parliamo agli altri maschi sfidando la cultura che tende a minimizzare la violenza da parte di uomini apparentemente normali». Un discorso intimo e politico quello di Gino Cecchettin per i funerali della figlia Giulia, la ventiduenne uccisa dal fidanzato Filippo Turetta, ritrovata morta dopo 7 giorni di ricerche. La cerimonia funebre è stata celebrata a Padova nella Basilica di Santa Giustina, scelta per la grande capienza e perché custodisce anche il corpo di Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, conosciuta come la prima donna laureata al mondo. C’erano parenti, amici e compagni di scuola, i fratelli di Giulia, Elena e Davide, per quelle che sono state considerate esequie quasi di Stato, con le corone funebri del presidente della Repubblica, del presidente del Consiglio dei ministri e dei presidenti di Camera e Senato.
Presenti in basilica, invece, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, e il sindaco di Padova Sergio Giordani.
Mentre si svolgeva il funerale, anche il presidente Sergio Mattarella durante una cerimonia al Quirinale ha ricordato Giulia: «Il valore e il rispetto della vita vanno riaffermati con determinazione in ogni ambito, circostanza e dimensione». Le parole di papà Gino straziato dal dolore e abbracciato ai due figli, con il fiocco rosso simbolo della lotta contro la violenza sulle donne, non hanno lasciato indifferenti le oltre 10.000 persone, dentro e fuori la basilica, che hanno voluto salutare per l’ultima volta Giulia, la cui gigantografia campeggiava all’ingresso della chiesa con la scritta «ti vogliamo bene». Ad abbracciare Cecchettin, anche Vincenzo Gualzetti, la cui figlia Chiara è stata uccisa a soli 15 anni nel giugno 2021 da un suo coetaneo.
Nella sua toccante omelia, il vescovo di Padova Claudio Cipolla ha dedicato un passaggio anche all’assassino di Giulia e ai suoi genitori: «Donaci, Signore, anche la pace del cuore, del mio cuore e del cuore di tutti i presenti, Chiediamo la pace del cuore anche per Filippo e la sua famiglia». Tornando al discorso di Cecchettin, molto commovente è stato il saluto definitivo per il quale ha scelto di leggere una poesia di Khalil Gibran: «Il vero amore non è né fisico né romantico. Il vero amore è l’accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà. Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno. La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia». Quindi Cecchettin ha chiuso il discorso con un messaggio di amore alla sua famiglia: «Cara Giulia, è giunto il momento di lasciarti andare. Salutaci la mamma. Ti penso abbracciata a lei e ho la speranza che, strette insieme, il vostro amore sia così forte da aiutare Elena, Davide e anche me non solo a sopravvivere a questa tempesta di dolore che ci ha travolto, ma anche ad imparare a danzare sotto la pioggia. Addio Giulia, amore mio». All’uscita della bara bianca ricoperta di rose candide la folla ha prima applaudito poi ha agitato le chiavi per fare «rumore» contro i femminicidi, gesto già visto ai cortei del 25 novembre, mentre risuonavano le note della canzone Fai rumore di Diodato e il cielo si riempiva di palloncini bianchi. Dal capoluogo euganeo il corteo funebre si è poi diretto a Saonara per un saluto più intimo prima della tumulazione di Giulia nella tomba a fianco alla mamma scomparsa lo scorso anno.






