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2020-04-01
Nel 2020 gli immobili residenziali perderanno 20 miliardi di valore
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Tutti i settori produttivi stanno risentendo pesantemente della diffusione della pandemia di coronavirus, e l'immobiliare non fa eccezione: secondo l'ultimo report di Nomisma, presentato via streaming proprio a causa dell'emergenza, quella del mercato immobiliare italiano è una situazione «inedita e potenzialmente drammatica». Solo per il 2020 è prevista una perdita tra i 9,2 e i 22,1 miliardi di euro di fatturato nel settore residenziale e tra i 2,6 e i 5,8 miliardi di euro per quanto riguarda i capitali investiti nel segmento corporate. E gli strascichi si faranno sentire anche il prossimo anno: come conseguenza dell'impatto del coronavirus Nomisma stima flessioni medie comprese tra il -1,3% ed il -4% nel biennio 2020-2021. «Il nemico più pericoloso per l'economia è quello che ancora non si è manifestato: l'impoverimento che scaturirà come effetto indotto dall'inazione coatta». In questo, secondo Nomisma, un ruolo decisivo è quello della finanza, che dovrà necessariamente esercitare «un sistematico sostegno di una domanda di credito inevitabilmente più fragile».
E se i contraccolpi saranno significativi per il segmento residenziale, ancora più critica, secondo Nomisma, è la situazione per gli immobili di impresa: in questo caso «il riflesso recessivo è diretto e quasi istantaneo, anche alla luce della minore disponibilità degli istituti di credito a fare concessioni in tale ambito». Più controversa appare la situazione degli investimenti immobiliari corporate (complessi cielo-terra di valore superiore a 5 milioni die uro), che avevano presentato un andamento eccezionalmente dinamico fino a poche settimane prima dello scoppio dell'epidemia di Covid-19. Nel corso del 2019 gli investimenti corporate nel comparto avevano raggiunto l'ammontare record di 12,3 miliardi di euro. Per il futuro di questo segmento è fondamentale il ruolo di Milano, che catalizza il 40% degli impieghi: e nei confronti della città locomotiva d'Italia Nomisma vede «un fattore aggiuntivo di preoccupazione in chiave prospettica». Per il report «il brusco rallentamento economico della locomotiva avrà effetti più marcati sull'immobiliare corporate del nostro Paese, rispetto a quanto sarebbe scaturito da una debolezza di entità analoga ma maggiormente diffusa».
Allargando su scala globale lo sguardo sul settore non residenziale, la crisi provocata dalla pandemia di coronavirus provocherà un forte rallentamento specialmente per quanto riguarda il comparto alberghiero, i centri commerciali e i servizi di coworking. Lo sostiene un recente studio di Nuveen Real Estate, secondo cui anche le locazioni degli uffici subiranno una contrazione, per poi invertire la tendenza nella seconda parte dell'anno. Nell'immediato i titolari delle aziende saranno meno disposti a prendere in affitto nuovi spazi o ad ampliare gli esistenti, mentre in futuro le stesse aziende potrebbero realizzare di aver bisogno di spazi più piccoli. Questo perché la forza lavoro, come sperimentato durante la pandemia, potrebbe in tutto o in parte utilizzare lo smartworking, almeno a rotazione; mentre chi affitta spazi per il coworking dovrà fornire postazioni più distanziate, a causa delle nuove norme e del mutamento dell'approccio nei confronti dell'igiene e della salute.
Molto negative, secondo Nuveen, le prospettive per gli spazi dedicati alle vendite al dettaglio e per quelli destinati alla ristorazione, molti dei quali, specialmente in Europa, andranno incontro al fallimento nelle prossime settimane. Nel breve termine i proprietari potrebbero mostrarsi disponibili a rinegoziare i canoni di locazione, mentre nel lungo periodo è probabile che prosegua la tendenza a prediligere gli acquisti online, penalizzando ulteriormente il settore degli spazi commerciale. Secondo il report, anche gli investimenti in questo segmento conosceranno un declino significativo, con gli investitori opportunisti che punteranno principalmente sugli asset immobiliari legati alla vendita di beni alimentari. Il settore degli immobili retail subirà pesanti conseguenze anche in Paesi come Germania, Spagna e Italia, dove finora aveva retto, mentre sono migliori le prospettive per la logistica.
Il settore degli affitti brevi è completamente paralizzato
Nell'ambito dell'immobiliare un segmento in particolare rischia di pagare un prezzo elevatissimo per la crisi innescata dalla pandemia di coronavirus: è quello degli affitti brevi, completamente fermo a causa delle misure di contenimento e alle restrizioni applicate a viaggi e movimento delle persone. La situazione è difficile a tutte le latitudini, tanto che Airbnb ha annunciato lo stanziamento di 250 milioni di dollari per supportare gli affittuari che hanno subito cancellazioni a causa della pandemia. La nuova policy, ha spiegato la società, si applicherà per tutte le prenotazioni effettuate prima del 14 marzo, cioè la data in cui l'Oms ha dichiarato la pandemia, con i check in previsti tra il 14 marzo e il 31 maggio: gli ospiti potranno cancellare e chiedere il rimborso totale, con Airbnb che pagherà agli affittuari il 25% di quanto avrebbero dovuto realizzare con la prenotazione.
In Italia, Paese a forte vocazione turistica, l'impatto dell'epidemia sugli affitti brevi rischia di essere devastante. La serrata imposta dal governo con il decreto dell'11 marzo scorso ha bloccato completamente un settore già travolto dalle disdette. Secondo le stime di Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, nel nostro Paese lo scorso anno sono state offerte in locazione breve circa 900.000 case, alcune per poche settimane altre per più tempo: un mercato coperto per poco più della metà da Airbnb. Il settore genera ricavi lordi pari a circa 11 miliardi di euro (tra proprietari e reti di collocamento), di cui oltre la metà vengono realizzati nel periodo estivo. Al momento, stima Breglia, «abbiamo preventivato un fermo per quasi due miliardi nella stagione primaverile, ma a rischio ci sono i circa 5 miliardi dell'estate».
Le case destinate agli affitti brevi sono ora completamente inutilizzate e tra i locatori qualcuno sta cercando di riconvertirsi alle locazioni lunghe, mentre altri aspettano, continuando a sostenere i costi fissi, come spese condominiali e imposte, senza ricavi. E alcuni hanno deciso di dare il proprio contributo per l'emergenza, mettendo gli appartamenti sfitti a disposizione dei medici e degli infermieri impegnati in prima linea nella lotta al coronavirus. L'iniziativa porta la firma di sei società che gestiscono appartamenti per locazione a breve termine - Altido, CleanBnB, Halldis, Italianway, Sweetguest e Wonderful Italy - che hanno deciso di offrire agli operatori sanitari gli appartamenti di cui dispongono nelle principali città italiane. L'iniziativa #stateacasanostra sarà valida fino al 10 aprile, e il costo della locazione sarà totalmente a carico delle società promotrice: gli ospiti dovranno solo pagare il contributo per la pulizia e la sanificazione finale degli appartamenti.
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Secondo l'ultimo report di Nomisma, quella del mercato immobiliare italiano è una situazione «inedita e potenzialmente drammatica». Come conseguenza dell'impatto del coronavirus si stimano flessioni medie comprese tra il -1,3% ed il -4% nel biennio 2020-2021.Un segmento in particolare rischia di pagare un prezzo elevatissimo per la crisi innescata dalla pandemia: è quello degli affitti brevi. Per la sola stagione primaverile sono previste perdite per 2 miliardi, per quella estiva si arriva a 5 miliardi.Lo speciale contiene due articoli.Tutti i settori produttivi stanno risentendo pesantemente della diffusione della pandemia di coronavirus, e l'immobiliare non fa eccezione: secondo l'ultimo report di Nomisma, presentato via streaming proprio a causa dell'emergenza, quella del mercato immobiliare italiano è una situazione «inedita e potenzialmente drammatica». Solo per il 2020 è prevista una perdita tra i 9,2 e i 22,1 miliardi di euro di fatturato nel settore residenziale e tra i 2,6 e i 5,8 miliardi di euro per quanto riguarda i capitali investiti nel segmento corporate. E gli strascichi si faranno sentire anche il prossimo anno: come conseguenza dell'impatto del coronavirus Nomisma stima flessioni medie comprese tra il -1,3% ed il -4% nel biennio 2020-2021. «Il nemico più pericoloso per l'economia è quello che ancora non si è manifestato: l'impoverimento che scaturirà come effetto indotto dall'inazione coatta». In questo, secondo Nomisma, un ruolo decisivo è quello della finanza, che dovrà necessariamente esercitare «un sistematico sostegno di una domanda di credito inevitabilmente più fragile».E se i contraccolpi saranno significativi per il segmento residenziale, ancora più critica, secondo Nomisma, è la situazione per gli immobili di impresa: in questo caso «il riflesso recessivo è diretto e quasi istantaneo, anche alla luce della minore disponibilità degli istituti di credito a fare concessioni in tale ambito». Più controversa appare la situazione degli investimenti immobiliari corporate (complessi cielo-terra di valore superiore a 5 milioni die uro), che avevano presentato un andamento eccezionalmente dinamico fino a poche settimane prima dello scoppio dell'epidemia di Covid-19. Nel corso del 2019 gli investimenti corporate nel comparto avevano raggiunto l'ammontare record di 12,3 miliardi di euro. Per il futuro di questo segmento è fondamentale il ruolo di Milano, che catalizza il 40% degli impieghi: e nei confronti della città locomotiva d'Italia Nomisma vede «un fattore aggiuntivo di preoccupazione in chiave prospettica». Per il report «il brusco rallentamento economico della locomotiva avrà effetti più marcati sull'immobiliare corporate del nostro Paese, rispetto a quanto sarebbe scaturito da una debolezza di entità analoga ma maggiormente diffusa».Allargando su scala globale lo sguardo sul settore non residenziale, la crisi provocata dalla pandemia di coronavirus provocherà un forte rallentamento specialmente per quanto riguarda il comparto alberghiero, i centri commerciali e i servizi di coworking. Lo sostiene un recente studio di Nuveen Real Estate, secondo cui anche le locazioni degli uffici subiranno una contrazione, per poi invertire la tendenza nella seconda parte dell'anno. Nell'immediato i titolari delle aziende saranno meno disposti a prendere in affitto nuovi spazi o ad ampliare gli esistenti, mentre in futuro le stesse aziende potrebbero realizzare di aver bisogno di spazi più piccoli. Questo perché la forza lavoro, come sperimentato durante la pandemia, potrebbe in tutto o in parte utilizzare lo smartworking, almeno a rotazione; mentre chi affitta spazi per il coworking dovrà fornire postazioni più distanziate, a causa delle nuove norme e del mutamento dell'approccio nei confronti dell'igiene e della salute.Molto negative, secondo Nuveen, le prospettive per gli spazi dedicati alle vendite al dettaglio e per quelli destinati alla ristorazione, molti dei quali, specialmente in Europa, andranno incontro al fallimento nelle prossime settimane. Nel breve termine i proprietari potrebbero mostrarsi disponibili a rinegoziare i canoni di locazione, mentre nel lungo periodo è probabile che prosegua la tendenza a prediligere gli acquisti online, penalizzando ulteriormente il settore degli spazi commerciale. Secondo il report, anche gli investimenti in questo segmento conosceranno un declino significativo, con gli investitori opportunisti che punteranno principalmente sugli asset immobiliari legati alla vendita di beni alimentari. Il settore degli immobili retail subirà pesanti conseguenze anche in Paesi come Germania, Spagna e Italia, dove finora aveva retto, mentre sono migliori le prospettive per la logistica.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/immobiliare-2645606852.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-settore-degli-affitti-brevi-e-completamente-paralizzato" data-post-id="2645606852" data-published-at="1767905443" data-use-pagination="False"> Il settore degli affitti brevi è completamente paralizzato Nell'ambito dell'immobiliare un segmento in particolare rischia di pagare un prezzo elevatissimo per la crisi innescata dalla pandemia di coronavirus: è quello degli affitti brevi, completamente fermo a causa delle misure di contenimento e alle restrizioni applicate a viaggi e movimento delle persone. La situazione è difficile a tutte le latitudini, tanto che Airbnb ha annunciato lo stanziamento di 250 milioni di dollari per supportare gli affittuari che hanno subito cancellazioni a causa della pandemia. La nuova policy, ha spiegato la società, si applicherà per tutte le prenotazioni effettuate prima del 14 marzo, cioè la data in cui l'Oms ha dichiarato la pandemia, con i check in previsti tra il 14 marzo e il 31 maggio: gli ospiti potranno cancellare e chiedere il rimborso totale, con Airbnb che pagherà agli affittuari il 25% di quanto avrebbero dovuto realizzare con la prenotazione.In Italia, Paese a forte vocazione turistica, l'impatto dell'epidemia sugli affitti brevi rischia di essere devastante. La serrata imposta dal governo con il decreto dell'11 marzo scorso ha bloccato completamente un settore già travolto dalle disdette. Secondo le stime di Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, nel nostro Paese lo scorso anno sono state offerte in locazione breve circa 900.000 case, alcune per poche settimane altre per più tempo: un mercato coperto per poco più della metà da Airbnb. Il settore genera ricavi lordi pari a circa 11 miliardi di euro (tra proprietari e reti di collocamento), di cui oltre la metà vengono realizzati nel periodo estivo. Al momento, stima Breglia, «abbiamo preventivato un fermo per quasi due miliardi nella stagione primaverile, ma a rischio ci sono i circa 5 miliardi dell'estate».Le case destinate agli affitti brevi sono ora completamente inutilizzate e tra i locatori qualcuno sta cercando di riconvertirsi alle locazioni lunghe, mentre altri aspettano, continuando a sostenere i costi fissi, come spese condominiali e imposte, senza ricavi. E alcuni hanno deciso di dare il proprio contributo per l'emergenza, mettendo gli appartamenti sfitti a disposizione dei medici e degli infermieri impegnati in prima linea nella lotta al coronavirus. L'iniziativa porta la firma di sei società che gestiscono appartamenti per locazione a breve termine - Altido, CleanBnB, Halldis, Italianway, Sweetguest e Wonderful Italy - che hanno deciso di offrire agli operatori sanitari gli appartamenti di cui dispongono nelle principali città italiane. L'iniziativa #stateacasanostra sarà valida fino al 10 aprile, e il costo della locazione sarà totalmente a carico delle società promotrice: gli ospiti dovranno solo pagare il contributo per la pulizia e la sanificazione finale degli appartamenti.
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In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
Getty images
Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
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Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».