True
2020-04-03
Il think tank di Soros e Rockfeller usa il Covid-19 per abolire la famiglia
George Soros (Ansa)
L'abbiamo scritto ripetutamente, nei giorni scorsi: in giro è pieno di (presunti) intellettuali pronti a dirci che la pandemia in corso è una meravigliosa occasione per comprendere il senso della vita. C'è chi la vede come una splendida opportunità per riscoprire vecchi film e rispolverare i classici della letteratura, chi ne fa notare le benefiche conseguenze sull'ambiente, chi sostiene che ci farà diventare «migliori» e più solidali. Ma c'è una signora che ha superato tutti a sinistra. Si chiama Sophie Lewis, ed è una femminista a 24 carati, autrice del saggio Full Surrogacy Now: Feminism Against Family e sostenitrice del «comunismo queer».
Questa bellicosa signora sostiene che la diffusione del coronavirus sia una meravigliosa occasione per abbattere una volta per tutte l'odiosa costruzione chiamata famiglia.
La Lewis scatena la sua intemerata a partire dall'invito, ormai diffuso anche nelle nazioni anglofone, a «stare a casa». A suo dire, il focolare domestico è tutt'altro che un luogo sicuro, anzi è pericolosissimo. Intanto perché è teatro di abusi costanti sulle donne e pure sui bambini. Inoltre, la famiglia - come già teorizzava Friedrich Engels - è una messa in scena su scala ridotta della lotta di classe: all'uomo padrone e sfruttatore sono sottoposti la moglie e i figli sfruttati. «La pandemia non deve farci dimenticare l'abolizione della famiglia», scrive la Lewis. La quale, per precisare meglio il suo pensiero, cita un'altra femminista di grido, Madeline Lane-McKinley: «Le famiglie sono le pentole a pressione del capitalismo. Questa crisi vedrà un'impennata delle faccende domestiche: pulizia, cucina, cura, ma anche abusi sui minori, molestie, stupri da parte dei partner, torture psicologiche e altro ancora». Non è tutto: la casa resterà uno spazio orrorifico anche in assenza di padri molestatori e mariti violenti. «Anche quando la famiglia nucleare non rappresenta una minaccia fisica o mentale diretta alla singola persona - nessun maltrattamento del coniuge, nessuno stupro infantile e nessuna strage - il modo di riproduzione sociale della famiglia privata fa ancora, francamente, schifo», sentenzia la Lewis. In conclusione, l'invito alla lotta: «Meritiamo di meglio della famiglia. E l'epoca del corona è un momento eccellente per esercitarsi nell'abolizione».
Si potrebbe liquidare tutto ciò come delirio di un'attivista invasata, ma in questa faccenda c'è un aspetto molto interessante, e meritevole di approfondimento. La Lewis si pone come un'avversaria feroce del capitalismo, sostiene che la famiglia aiuti il Sistema nella sua devastante opera di annientamento delle minoranze e dell'umanità più in generale. Eppure, guarda un po', l'approdo a cui giunge la nostra femminista è perfettamente funzionale proprio al sistema ultracapitalista che costei vorrebbe abbattere.
L'odierno capitalismo, infatti, vede la famiglia non come un alleato fondamentale nello sfruttamento delle classi sociali più deboli, ma come un pericoloso ostacolo alla creazione di esseri umani sradicati, alienati e disponibili. Laddove questo sistema mira alla commercializzazione di ogni aspetto dell'esistenza e del corpo, la famiglia - in quanto luogo dell'amore gratuito - diventa un impedimento. Bisogna fare di tutto, dunque, per sfaldarla, per disgregarla, per abolirla. E, a questo fine, gli attivisti queer, Lgbt, trans eccetera sono un provvidenziale strumento di lotta.
Volete la prova? Eccola. Sapete chi ha pubblicato l'articolo della Lewis? Sulle prime, verrebbe da pensare a qualche oscura rivista antagonista. E invece no: il pezzo è uscito su Open democracy, sito Web di «discussione politica», un think tank il cui scopo sarebbe quello di difendere i diritti umani a livello globale. Forse ne avete sentito parlare: Open democracy divenne celebre nel nostro Paese nel 2009, quando sferrò un potente attacco a Silvio Berlusconi, producendo pure una sua variazione sul tema delle «dieci domande» coniate da Repubblica. Più in generale, il sito viene citato dalla stampa italica quando pubblica allarmi sulla libertà di stampa, o appelli su questioni umanitarie.
Ed ecco la parte più gustosa. Tra i finanziatori e sostenitori di Open democracy troviamo Avaaz, la Ong sorosiana che si dà molto da fare contro le «fake news»; la Fondazione Rockefeller; la Fondazione Ford; numerose università e associazioni caritatevoli inglesi e poi, manco a dirlo, eccola lì: la Open society foundations di George Soros. Il gran visir dei globalisti, oltre che finanziatore, è anche uno dei più illustri collaboratori del sito Open democracy, a cui ha fornito preziosi editoriali a partire dalla metà degli anni Duemila.
Curioso, non trovate? le invettive «anticapitaliste» contro la famiglia vengono pubblicate dall'house organ di alcuni dei maggiori capitalisti del globo. Casualmente, la loro agenda coincide quasi del tutto con quella dell'attivista queer, se non altro per quel che riguarda l'abolizione della famiglia. Costi quel che costi, il luogo della gratuità - il focolare - va distrutto. E se le femministe o il virus possono dare una mano, tanto meglio.
Hacker e banche, allarme Copasir
«Il Copasir ha licenziato il parere, con correlatore il vicepresidente Adolfo Urso, sullo schema di regolamento che prevede un riordino del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, in particolare per il rafforzamento del settore della sicurezza cibernetica». Il presidente del Copasir, il leghista Raffaele Volpi, ieri ha reso noti i contenuti della riunione dell'organismo parlamentare di controllo sui servizi segreti. La nostra intelligence, lo ricordiamo, in questi giorni è molto attiva sul fronte del contrasto agli attacchi hacker, sia accertati (quelli che hanno colpito gli ospedali Spallanzani e San Camillo di Roma) che presunti (quelli denunciati dall'Inps in relazione al malfunzionamento del sito internet). «La riunione», ha aggiunto Volpi, «è proseguita con l'affidamento al senatore Paolo Arrigoni della relazione sul rapporto semestrale dell'attività dei servizi di Intelligence. Da una prima visione del rapporto il Comitato ha rafforzato la sua percezione di un urgente approfondimento degli aspetti di salvaguardia strategica degli assetti bancari e assicurativi. Il Copasir ha quindi deciso di riprendere immediatamente il ciclo di audizioni relativo al settore e dare comunicazione del calendario appena sarà perfezionato». In merito poi ai «denunciati attacchi informatici contro siti istituzionali», il Comitato, ha fatto sapere Volpi, «ha sensibilizzato il Dis che ha poi reso infatti puntuale nota informativa relativa alle evidenze in suo possesso e alla continua attività di vigilanza. La seduta è proseguita confermando l'utilità di perseguire gli approfondimenti affidati all'onorevole Borghi sulle eventuali distorsive campagne informative rivolte verso il paese. Le particolari circostanze in cui versa il paese vedono il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica quotidianamente attento a tutte le tematiche afferenti alle sue competenze anche attraverso un costante confronto formale ed informale fra i suoi componenti», ha concluso Volpi, «con la comune condivisa missione di contribuire alla sicurezza dell'interesse nazionale».
Il vicepresidente del Copasir, Adolfo Urso, di Fratelli d'Italia, si è invece scagliato contro l'Inps: «Se come sembra», ha attaccato Urso, «il blocco della piattaforma digitale dell'Inps non è dovuto ad un attacco hacker ma solo ad una macroscopica inefficienza, credo che qualcuno debba spiegare perché abbia diffuso in modo improprio un allarme hacker di così tale ampiezza, coinvolgendo il Copasir e quindi il Dis, su un aspetto così sensibile e importante. È irresponsabile averlo fatto tanto più che gran parte degli esperti aveva subito escluso questa possibilità. Sarebbe ancor più grave», ha aggiunto Urso, «che questa fake news fosse stata deliberatamente alimentata solo quale paravento di una palese inefficienza del sistema e di chi avrebbe dovuto programmare il servizio a cui l'Inps era stato in tempo delegato. Chiunque l'abbia fatto dovrà stavolta assumersi le proprie gravi responsabilità».
Intanto, ieri, i deputati di Fratelli d'Italia Galeazzo Bignami e Marco Osnato, componenti della Commissione Finanze della Camera dei Deputati, hanno chiesto al Copasir di compiere verifiche sulla notizia diffusa dall'agenzia Bloomberg, secondo la quale la Commerzbank, istituto di credito detenuto al 15% dallo Stato tedesco, sta invitando a disfarsi dei Btp italiani ritenendoli destinati a divenire «spazzatura». «Una indicazione», hanno affermato Bignami e Osnato, «che se confermata rischia di determinare un effetto valanga con esiti gravissimi per l'economia italiana».
Continua a leggereRiduci
Il sito «Open democracy», finanziato da alcuni dei più grandi magnati della Terra, pubblica un editoriale dell'ultrafemminista Sophie Lewis, che invita a sfruttare l'epidemia per distruggere il focolare domestico.Il presidente Raffaele Volpi fa sapere che l'intelligence lavorerà sugli attacchi ai siti istituzionali denunciati nei giorni scorsi. Faro puntato anche sul credito.Lo speciale contiene due articoli L'abbiamo scritto ripetutamente, nei giorni scorsi: in giro è pieno di (presunti) intellettuali pronti a dirci che la pandemia in corso è una meravigliosa occasione per comprendere il senso della vita. C'è chi la vede come una splendida opportunità per riscoprire vecchi film e rispolverare i classici della letteratura, chi ne fa notare le benefiche conseguenze sull'ambiente, chi sostiene che ci farà diventare «migliori» e più solidali. Ma c'è una signora che ha superato tutti a sinistra. Si chiama Sophie Lewis, ed è una femminista a 24 carati, autrice del saggio Full Surrogacy Now: Feminism Against Family e sostenitrice del «comunismo queer». Questa bellicosa signora sostiene che la diffusione del coronavirus sia una meravigliosa occasione per abbattere una volta per tutte l'odiosa costruzione chiamata famiglia. La Lewis scatena la sua intemerata a partire dall'invito, ormai diffuso anche nelle nazioni anglofone, a «stare a casa». A suo dire, il focolare domestico è tutt'altro che un luogo sicuro, anzi è pericolosissimo. Intanto perché è teatro di abusi costanti sulle donne e pure sui bambini. Inoltre, la famiglia - come già teorizzava Friedrich Engels - è una messa in scena su scala ridotta della lotta di classe: all'uomo padrone e sfruttatore sono sottoposti la moglie e i figli sfruttati. «La pandemia non deve farci dimenticare l'abolizione della famiglia», scrive la Lewis. La quale, per precisare meglio il suo pensiero, cita un'altra femminista di grido, Madeline Lane-McKinley: «Le famiglie sono le pentole a pressione del capitalismo. Questa crisi vedrà un'impennata delle faccende domestiche: pulizia, cucina, cura, ma anche abusi sui minori, molestie, stupri da parte dei partner, torture psicologiche e altro ancora». Non è tutto: la casa resterà uno spazio orrorifico anche in assenza di padri molestatori e mariti violenti. «Anche quando la famiglia nucleare non rappresenta una minaccia fisica o mentale diretta alla singola persona - nessun maltrattamento del coniuge, nessuno stupro infantile e nessuna strage - il modo di riproduzione sociale della famiglia privata fa ancora, francamente, schifo», sentenzia la Lewis. In conclusione, l'invito alla lotta: «Meritiamo di meglio della famiglia. E l'epoca del corona è un momento eccellente per esercitarsi nell'abolizione». Si potrebbe liquidare tutto ciò come delirio di un'attivista invasata, ma in questa faccenda c'è un aspetto molto interessante, e meritevole di approfondimento. La Lewis si pone come un'avversaria feroce del capitalismo, sostiene che la famiglia aiuti il Sistema nella sua devastante opera di annientamento delle minoranze e dell'umanità più in generale. Eppure, guarda un po', l'approdo a cui giunge la nostra femminista è perfettamente funzionale proprio al sistema ultracapitalista che costei vorrebbe abbattere. L'odierno capitalismo, infatti, vede la famiglia non come un alleato fondamentale nello sfruttamento delle classi sociali più deboli, ma come un pericoloso ostacolo alla creazione di esseri umani sradicati, alienati e disponibili. Laddove questo sistema mira alla commercializzazione di ogni aspetto dell'esistenza e del corpo, la famiglia - in quanto luogo dell'amore gratuito - diventa un impedimento. Bisogna fare di tutto, dunque, per sfaldarla, per disgregarla, per abolirla. E, a questo fine, gli attivisti queer, Lgbt, trans eccetera sono un provvidenziale strumento di lotta. Volete la prova? Eccola. Sapete chi ha pubblicato l'articolo della Lewis? Sulle prime, verrebbe da pensare a qualche oscura rivista antagonista. E invece no: il pezzo è uscito su Open democracy, sito Web di «discussione politica», un think tank il cui scopo sarebbe quello di difendere i diritti umani a livello globale. Forse ne avete sentito parlare: Open democracy divenne celebre nel nostro Paese nel 2009, quando sferrò un potente attacco a Silvio Berlusconi, producendo pure una sua variazione sul tema delle «dieci domande» coniate da Repubblica. Più in generale, il sito viene citato dalla stampa italica quando pubblica allarmi sulla libertà di stampa, o appelli su questioni umanitarie. Ed ecco la parte più gustosa. Tra i finanziatori e sostenitori di Open democracy troviamo Avaaz, la Ong sorosiana che si dà molto da fare contro le «fake news»; la Fondazione Rockefeller; la Fondazione Ford; numerose università e associazioni caritatevoli inglesi e poi, manco a dirlo, eccola lì: la Open society foundations di George Soros. Il gran visir dei globalisti, oltre che finanziatore, è anche uno dei più illustri collaboratori del sito Open democracy, a cui ha fornito preziosi editoriali a partire dalla metà degli anni Duemila. Curioso, non trovate? le invettive «anticapitaliste» contro la famiglia vengono pubblicate dall'house organ di alcuni dei maggiori capitalisti del globo. Casualmente, la loro agenda coincide quasi del tutto con quella dell'attivista queer, se non altro per quel che riguarda l'abolizione della famiglia. Costi quel che costi, il luogo della gratuità - il focolare - va distrutto. E se le femministe o il virus possono dare una mano, tanto meglio. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-think-tank-di-soros-e-rockfeller-usa-il-covid-19-per-abolire-la-famiglia-2645621937.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="hacker-e-banche-allarme-copasir" data-post-id="2645621937" data-published-at="1585859705" data-use-pagination="False"> Hacker e banche, allarme Copasir «Il Copasir ha licenziato il parere, con correlatore il vicepresidente Adolfo Urso, sullo schema di regolamento che prevede un riordino del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, in particolare per il rafforzamento del settore della sicurezza cibernetica». Il presidente del Copasir, il leghista Raffaele Volpi, ieri ha reso noti i contenuti della riunione dell'organismo parlamentare di controllo sui servizi segreti. La nostra intelligence, lo ricordiamo, in questi giorni è molto attiva sul fronte del contrasto agli attacchi hacker, sia accertati (quelli che hanno colpito gli ospedali Spallanzani e San Camillo di Roma) che presunti (quelli denunciati dall'Inps in relazione al malfunzionamento del sito internet). «La riunione», ha aggiunto Volpi, «è proseguita con l'affidamento al senatore Paolo Arrigoni della relazione sul rapporto semestrale dell'attività dei servizi di Intelligence. Da una prima visione del rapporto il Comitato ha rafforzato la sua percezione di un urgente approfondimento degli aspetti di salvaguardia strategica degli assetti bancari e assicurativi. Il Copasir ha quindi deciso di riprendere immediatamente il ciclo di audizioni relativo al settore e dare comunicazione del calendario appena sarà perfezionato». In merito poi ai «denunciati attacchi informatici contro siti istituzionali», il Comitato, ha fatto sapere Volpi, «ha sensibilizzato il Dis che ha poi reso infatti puntuale nota informativa relativa alle evidenze in suo possesso e alla continua attività di vigilanza. La seduta è proseguita confermando l'utilità di perseguire gli approfondimenti affidati all'onorevole Borghi sulle eventuali distorsive campagne informative rivolte verso il paese. Le particolari circostanze in cui versa il paese vedono il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica quotidianamente attento a tutte le tematiche afferenti alle sue competenze anche attraverso un costante confronto formale ed informale fra i suoi componenti», ha concluso Volpi, «con la comune condivisa missione di contribuire alla sicurezza dell'interesse nazionale». Il vicepresidente del Copasir, Adolfo Urso, di Fratelli d'Italia, si è invece scagliato contro l'Inps: «Se come sembra», ha attaccato Urso, «il blocco della piattaforma digitale dell'Inps non è dovuto ad un attacco hacker ma solo ad una macroscopica inefficienza, credo che qualcuno debba spiegare perché abbia diffuso in modo improprio un allarme hacker di così tale ampiezza, coinvolgendo il Copasir e quindi il Dis, su un aspetto così sensibile e importante. È irresponsabile averlo fatto tanto più che gran parte degli esperti aveva subito escluso questa possibilità. Sarebbe ancor più grave», ha aggiunto Urso, «che questa fake news fosse stata deliberatamente alimentata solo quale paravento di una palese inefficienza del sistema e di chi avrebbe dovuto programmare il servizio a cui l'Inps era stato in tempo delegato. Chiunque l'abbia fatto dovrà stavolta assumersi le proprie gravi responsabilità». Intanto, ieri, i deputati di Fratelli d'Italia Galeazzo Bignami e Marco Osnato, componenti della Commissione Finanze della Camera dei Deputati, hanno chiesto al Copasir di compiere verifiche sulla notizia diffusa dall'agenzia Bloomberg, secondo la quale la Commerzbank, istituto di credito detenuto al 15% dallo Stato tedesco, sta invitando a disfarsi dei Btp italiani ritenendoli destinati a divenire «spazzatura». «Una indicazione», hanno affermato Bignami e Osnato, «che se confermata rischia di determinare un effetto valanga con esiti gravissimi per l'economia italiana».
Il Cpr di Gjader (Albania), dal quale è stato riportato in Italia Fathallah Ouardi (Ansa)
«Mi chiedo dove siano le femministe». Il premier Giorgia Meloni, intervistata ieri mattina da Rtl 102.5, parte da qui per riportare l’attenzione sui meccanismi che impediscono le espulsioni. «Decisioni» che la premier ha definito «surreali». «Alcuni giudici», ha spiegato, «non hanno convalidato il trasferimento (in Albania, ndr) costringendoci» a riportare «alcuni immigrati illegali in Italia».
Meloni descrive in particolare «il curriculum di uno di questi migranti»: Fathallah Ouardi, 39 anni, marocchino, con «condanne per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso e violenza sessuale di gruppo». A carico dello straniero, infatti, risultano proprio i precedenti citati dalla premier: spaccio di sostanze stupefacenti tra il 2014 e il 2015, immigrazione clandestina nel 2015, ingresso e soggiorno illegale sul territorio nazionale nel 2016, furto nel 2017. Tra le condanne, invece, figurano resistenza a pubblico ufficiale e spaccio di sostanze stupefacenti nel 2014. Chiudono l’elenco dei precedenti penali una violenza sessuale in concorso e una violenza sessuale di gruppo nel 2018. Poi ancora spaccio di sostanze stupefacenti nel 2025. Uno dei procedimenti per traffico di stupefacenti, ribattezzato «Flash night» e partito da un’indagine dei carabinieri di Lainate, portò al suo arresto, insieme con altri nove marocchini e un italiano della provincia di Lecce, con un’accusa riqualificata dal giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Milano in «associazione finalizzata al traffico di stupefacenti».
Il 17 febbraio 2026 l’uomo viene trasferito dal centro di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, al Cpr di Gjader, in Albania. La permanenza dura pochi giorni. Il 25 febbraio arriva la decisione della Corte d’appello di Roma: non convalida del trattenimento. Il motivo lo svela il premier: «Ha fatto richiesta di protezione internazionale. Cioè uno che è entrato clandestinamente in Italia, si è messo a spacciare, ha violentato una donna in gruppo, noi non lo possiamo trattenere, non lo possiamo mandare in Albania, non lo possiamo rimpatriare e quasi quasi gli dobbiamo dare la protezione internazionale». Peraltro, con molta probabilità, Ouardi sarà a piede libero.
Ma c’è un’altra questione: in Albania ha giurisdizione anche la Commissione territoriale, quella che si occupa proprio di valutare le richieste di protezione internazionale. I giudici della Corte d’appello, però, avrebbero ritenuto di assorbire la questione. E non solo in questo caso specifico. La domanda che il presidente del Consiglio pone è diretta: «Che fiducia può avere nel sistema quella donna che ha subito una violenza sessuale di gruppo se il suo stupratore non può neanche essere espulso?». Ed ecco perché chiama in causa le femministe «di “Non una di meno”».
La Meloni, però, rivendica la linea del governo: «Io sono determinata a fare quello che i cittadini mi hanno chiesto di fare, cioè una politica rigida sul tema dell’immigrazione irregolare, anche con strumenti nuovi come i centri in Albania, nonostante vi siano alcuni che cercano di fare tutto quello che possono per impedirlo. Però su questo sono determinata e sono disposta a lavorare il triplo, il quadruplo, dieci volte tanto se necessario». Infine riparte da un punto preciso: la convinzione che l’ultimo tassello arrivato da Bruxelles possa rimettere in moto il meccanismo dei rimpatri: «Sui Cpr in Albania», ha spiegato il presidente del Consiglio, «le cose vanno avanti, l’Unione europea ci ha aiutato con la lista dei Paesi sicuri, che era la principale questione che veniva posta dai magistrati italiani per non far funzionare i centri». Nella stessa frase, però, compare anche il sospetto politico che accompagna da mesi lo scontro tra governo e parte della magistratura: «Qualcosa mi dice che gli stessi magistrati potrebbero ora inventare altre scuse perché, francamente, sto vedendo delle cose che non capisco».
L’associazione delle Giornaliste italiane si è schierata accanto al premier: «Le parole della Meloni», hanno commentato, «fotografano una realtà inaccettabile e a dir poco scandalosa». L’associazione ha anche condannato «senza se e senza ma abusi che ledono la dignità di tutte le donne». E ha concluso auspicando «di vedere in prima fila, insieme a noi in questa battaglia di civiltà e di difesa di diritti inviolabili, anche tante altre associazioni che si definiscono “femministe”, finora rimaste in assordante silenzio».
I dem ovviamente sono insorti. «Usare il dramma della violenza sulle donne come arma per costruire propaganda è vergognoso», si è lamentata la portavoce nazionale della Conferenza delle donne democratiche, Roberta Mori. Un concetto rilanciato dalla senatrice Valeria Valente: «Ho sperato che non fosse vero. Propaganda sulla pelle delle donne usata per alimentare consenso». Al coro si è aggiunta la senatrice pentastellata Alessandra Maiorino, definendo «orribili» le parole della Meloni. Il riferimento alle femministe, invece, per la Maiorino, è «specchio della pochezza del centrodestra italiano». Al di là della polemica, però, nel panorama femminista tutto tace.
Continua a leggereRiduci
(IStock)
Tutto qui? I più vicini al dossier non hanno dubbi, basta pazientare e tutto andrà al suo posto. Tant’è che quando il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha fatto sapere che il cdm si sarebbe tenuto martedì, anche i dubbi residui si sono dissipati. «Nel prossimo consiglio dei ministri, che dovrebbe essere martedì», ha sottolineato il vicepremier, «porterò un primo provvedimento che mette a disposizione delle Aziende Casa, delle Aler e delle Ater, circa 950 milioni di euro unicamente destinati alla manutenzione e al recupero del patrimonio pubblico di edilizia residenziale sociale attualmente non assegnato alle famiglie in graduatoria perché non a norma». Insomma, un primo consistente pacchetto di risorse che consentirà di rimettere a disposizione su tutto il territorio nazionale tra i 50.000 e i 60.000 appartamenti oggi non utilizzabili». Benissimo. Ma il resto? Questa è una parte del progetto pubblico. Manca il pezzo (sempre pubblico) delle nuove abitazioni. E mancano i privati.
Cassa Depositi e Prestiti, alcuni fondi sovrani (per ora l’unico nome ufficializzato è quello dell’emiratino Mubadala ma ce ne saranno altri), assicurazioni (potrebbero essere della partita Poste Vita, Generali Vita, Intesa Via e Unipol) oltre a casse previdenziali e fondi pensione. Si parte con un miliardo per arrivare a una potenza di fuoco di 20 miliardi e garantire 100.000 nuovi alloggi a prezzi inferiori a quelli di mercato nelle città a maggior appeal lavorativo. Obiettivo ambizioso per il quale si è spesa molto Confindustria, dal punto di vista operativo. A guidarlo Mario Abbadessa, uno dei manager che ha più esperienza nel settore.
Insomma è tutto pronto. Manca solo il via libera politico. Che sarebbe dovuto arrivare ieri, ma non ci sarà neanche martedì.
Continua a leggereRiduci
Aggressione su un autobus al Vomero: un 39enne ha ferito una donna di 32 anni, avvocato. Dopo circa 15 minuti di tensione è stato arrestato dai carabinieri. La vittima è ricoverata ma non è in pericolo di vita.
Momenti di terrore nella tarda serata di ieri a Napoli, nel quartiere Vomero, dove una donna di 32 anni è stata accoltellata all’interno di un autobus di linea dell’Anm. L’aggressione è avvenuta su un mezzo della linea C32 in via Simone Martini.
Secondo quanto ricostruito, l’aggressore – un uomo di 39 anni che non conosceva la vittima – l’ha colpita con un coltello e l’ha poi trattenuta sotto minaccia per diversi minuti. La donna, un avvocato, ha riportato ferite al volto e al braccio ed è stata trasportata all’ospedale Cardarelli, dove resta ricoverata ma non sarebbe in pericolo di vita. La scena è stata ripresa da diversi presenti con i telefoni cellulari e i video stanno circolando sui social. Nelle immagini si vedono i momenti successivi all’aggressione, con l’uomo ancora sul bus con il coltello in mano mentre all’esterno si raduna una folla inferocita che tenta di aggredirlo.
I carabinieri intervenuti sul posto sono riusciti a bloccarlo e a portarlo via tra insulti e spintoni. Il 39enne è stato arrestato con le accuse di lesioni personali gravi e sequestro di persona. Secondo i primi accertamenti, l’uomo – già in cura per problemi psichiatrici – avrebbe spiegato di aver compiuto il gesto per attirare l’attenzione del procuratore Nicola Gratteri. I rilievi dei militari sul bus sono andati avanti fino a tarda notte.
Continua a leggereRiduci