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2020-04-03
Il think tank di Soros e Rockfeller usa il Covid-19 per abolire la famiglia
George Soros (Ansa)
L'abbiamo scritto ripetutamente, nei giorni scorsi: in giro è pieno di (presunti) intellettuali pronti a dirci che la pandemia in corso è una meravigliosa occasione per comprendere il senso della vita. C'è chi la vede come una splendida opportunità per riscoprire vecchi film e rispolverare i classici della letteratura, chi ne fa notare le benefiche conseguenze sull'ambiente, chi sostiene che ci farà diventare «migliori» e più solidali. Ma c'è una signora che ha superato tutti a sinistra. Si chiama Sophie Lewis, ed è una femminista a 24 carati, autrice del saggio Full Surrogacy Now: Feminism Against Family e sostenitrice del «comunismo queer».
Questa bellicosa signora sostiene che la diffusione del coronavirus sia una meravigliosa occasione per abbattere una volta per tutte l'odiosa costruzione chiamata famiglia.
La Lewis scatena la sua intemerata a partire dall'invito, ormai diffuso anche nelle nazioni anglofone, a «stare a casa». A suo dire, il focolare domestico è tutt'altro che un luogo sicuro, anzi è pericolosissimo. Intanto perché è teatro di abusi costanti sulle donne e pure sui bambini. Inoltre, la famiglia - come già teorizzava Friedrich Engels - è una messa in scena su scala ridotta della lotta di classe: all'uomo padrone e sfruttatore sono sottoposti la moglie e i figli sfruttati. «La pandemia non deve farci dimenticare l'abolizione della famiglia», scrive la Lewis. La quale, per precisare meglio il suo pensiero, cita un'altra femminista di grido, Madeline Lane-McKinley: «Le famiglie sono le pentole a pressione del capitalismo. Questa crisi vedrà un'impennata delle faccende domestiche: pulizia, cucina, cura, ma anche abusi sui minori, molestie, stupri da parte dei partner, torture psicologiche e altro ancora». Non è tutto: la casa resterà uno spazio orrorifico anche in assenza di padri molestatori e mariti violenti. «Anche quando la famiglia nucleare non rappresenta una minaccia fisica o mentale diretta alla singola persona - nessun maltrattamento del coniuge, nessuno stupro infantile e nessuna strage - il modo di riproduzione sociale della famiglia privata fa ancora, francamente, schifo», sentenzia la Lewis. In conclusione, l'invito alla lotta: «Meritiamo di meglio della famiglia. E l'epoca del corona è un momento eccellente per esercitarsi nell'abolizione».
Si potrebbe liquidare tutto ciò come delirio di un'attivista invasata, ma in questa faccenda c'è un aspetto molto interessante, e meritevole di approfondimento. La Lewis si pone come un'avversaria feroce del capitalismo, sostiene che la famiglia aiuti il Sistema nella sua devastante opera di annientamento delle minoranze e dell'umanità più in generale. Eppure, guarda un po', l'approdo a cui giunge la nostra femminista è perfettamente funzionale proprio al sistema ultracapitalista che costei vorrebbe abbattere.
L'odierno capitalismo, infatti, vede la famiglia non come un alleato fondamentale nello sfruttamento delle classi sociali più deboli, ma come un pericoloso ostacolo alla creazione di esseri umani sradicati, alienati e disponibili. Laddove questo sistema mira alla commercializzazione di ogni aspetto dell'esistenza e del corpo, la famiglia - in quanto luogo dell'amore gratuito - diventa un impedimento. Bisogna fare di tutto, dunque, per sfaldarla, per disgregarla, per abolirla. E, a questo fine, gli attivisti queer, Lgbt, trans eccetera sono un provvidenziale strumento di lotta.
Volete la prova? Eccola. Sapete chi ha pubblicato l'articolo della Lewis? Sulle prime, verrebbe da pensare a qualche oscura rivista antagonista. E invece no: il pezzo è uscito su Open democracy, sito Web di «discussione politica», un think tank il cui scopo sarebbe quello di difendere i diritti umani a livello globale. Forse ne avete sentito parlare: Open democracy divenne celebre nel nostro Paese nel 2009, quando sferrò un potente attacco a Silvio Berlusconi, producendo pure una sua variazione sul tema delle «dieci domande» coniate da Repubblica. Più in generale, il sito viene citato dalla stampa italica quando pubblica allarmi sulla libertà di stampa, o appelli su questioni umanitarie.
Ed ecco la parte più gustosa. Tra i finanziatori e sostenitori di Open democracy troviamo Avaaz, la Ong sorosiana che si dà molto da fare contro le «fake news»; la Fondazione Rockefeller; la Fondazione Ford; numerose università e associazioni caritatevoli inglesi e poi, manco a dirlo, eccola lì: la Open society foundations di George Soros. Il gran visir dei globalisti, oltre che finanziatore, è anche uno dei più illustri collaboratori del sito Open democracy, a cui ha fornito preziosi editoriali a partire dalla metà degli anni Duemila.
Curioso, non trovate? le invettive «anticapitaliste» contro la famiglia vengono pubblicate dall'house organ di alcuni dei maggiori capitalisti del globo. Casualmente, la loro agenda coincide quasi del tutto con quella dell'attivista queer, se non altro per quel che riguarda l'abolizione della famiglia. Costi quel che costi, il luogo della gratuità - il focolare - va distrutto. E se le femministe o il virus possono dare una mano, tanto meglio.
Hacker e banche, allarme Copasir
«Il Copasir ha licenziato il parere, con correlatore il vicepresidente Adolfo Urso, sullo schema di regolamento che prevede un riordino del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, in particolare per il rafforzamento del settore della sicurezza cibernetica». Il presidente del Copasir, il leghista Raffaele Volpi, ieri ha reso noti i contenuti della riunione dell'organismo parlamentare di controllo sui servizi segreti. La nostra intelligence, lo ricordiamo, in questi giorni è molto attiva sul fronte del contrasto agli attacchi hacker, sia accertati (quelli che hanno colpito gli ospedali Spallanzani e San Camillo di Roma) che presunti (quelli denunciati dall'Inps in relazione al malfunzionamento del sito internet). «La riunione», ha aggiunto Volpi, «è proseguita con l'affidamento al senatore Paolo Arrigoni della relazione sul rapporto semestrale dell'attività dei servizi di Intelligence. Da una prima visione del rapporto il Comitato ha rafforzato la sua percezione di un urgente approfondimento degli aspetti di salvaguardia strategica degli assetti bancari e assicurativi. Il Copasir ha quindi deciso di riprendere immediatamente il ciclo di audizioni relativo al settore e dare comunicazione del calendario appena sarà perfezionato». In merito poi ai «denunciati attacchi informatici contro siti istituzionali», il Comitato, ha fatto sapere Volpi, «ha sensibilizzato il Dis che ha poi reso infatti puntuale nota informativa relativa alle evidenze in suo possesso e alla continua attività di vigilanza. La seduta è proseguita confermando l'utilità di perseguire gli approfondimenti affidati all'onorevole Borghi sulle eventuali distorsive campagne informative rivolte verso il paese. Le particolari circostanze in cui versa il paese vedono il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica quotidianamente attento a tutte le tematiche afferenti alle sue competenze anche attraverso un costante confronto formale ed informale fra i suoi componenti», ha concluso Volpi, «con la comune condivisa missione di contribuire alla sicurezza dell'interesse nazionale».
Il vicepresidente del Copasir, Adolfo Urso, di Fratelli d'Italia, si è invece scagliato contro l'Inps: «Se come sembra», ha attaccato Urso, «il blocco della piattaforma digitale dell'Inps non è dovuto ad un attacco hacker ma solo ad una macroscopica inefficienza, credo che qualcuno debba spiegare perché abbia diffuso in modo improprio un allarme hacker di così tale ampiezza, coinvolgendo il Copasir e quindi il Dis, su un aspetto così sensibile e importante. È irresponsabile averlo fatto tanto più che gran parte degli esperti aveva subito escluso questa possibilità. Sarebbe ancor più grave», ha aggiunto Urso, «che questa fake news fosse stata deliberatamente alimentata solo quale paravento di una palese inefficienza del sistema e di chi avrebbe dovuto programmare il servizio a cui l'Inps era stato in tempo delegato. Chiunque l'abbia fatto dovrà stavolta assumersi le proprie gravi responsabilità».
Intanto, ieri, i deputati di Fratelli d'Italia Galeazzo Bignami e Marco Osnato, componenti della Commissione Finanze della Camera dei Deputati, hanno chiesto al Copasir di compiere verifiche sulla notizia diffusa dall'agenzia Bloomberg, secondo la quale la Commerzbank, istituto di credito detenuto al 15% dallo Stato tedesco, sta invitando a disfarsi dei Btp italiani ritenendoli destinati a divenire «spazzatura». «Una indicazione», hanno affermato Bignami e Osnato, «che se confermata rischia di determinare un effetto valanga con esiti gravissimi per l'economia italiana».
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Il sito «Open democracy», finanziato da alcuni dei più grandi magnati della Terra, pubblica un editoriale dell'ultrafemminista Sophie Lewis, che invita a sfruttare l'epidemia per distruggere il focolare domestico.Il presidente Raffaele Volpi fa sapere che l'intelligence lavorerà sugli attacchi ai siti istituzionali denunciati nei giorni scorsi. Faro puntato anche sul credito.Lo speciale contiene due articoli L'abbiamo scritto ripetutamente, nei giorni scorsi: in giro è pieno di (presunti) intellettuali pronti a dirci che la pandemia in corso è una meravigliosa occasione per comprendere il senso della vita. C'è chi la vede come una splendida opportunità per riscoprire vecchi film e rispolverare i classici della letteratura, chi ne fa notare le benefiche conseguenze sull'ambiente, chi sostiene che ci farà diventare «migliori» e più solidali. Ma c'è una signora che ha superato tutti a sinistra. Si chiama Sophie Lewis, ed è una femminista a 24 carati, autrice del saggio Full Surrogacy Now: Feminism Against Family e sostenitrice del «comunismo queer». Questa bellicosa signora sostiene che la diffusione del coronavirus sia una meravigliosa occasione per abbattere una volta per tutte l'odiosa costruzione chiamata famiglia. La Lewis scatena la sua intemerata a partire dall'invito, ormai diffuso anche nelle nazioni anglofone, a «stare a casa». A suo dire, il focolare domestico è tutt'altro che un luogo sicuro, anzi è pericolosissimo. Intanto perché è teatro di abusi costanti sulle donne e pure sui bambini. Inoltre, la famiglia - come già teorizzava Friedrich Engels - è una messa in scena su scala ridotta della lotta di classe: all'uomo padrone e sfruttatore sono sottoposti la moglie e i figli sfruttati. «La pandemia non deve farci dimenticare l'abolizione della famiglia», scrive la Lewis. La quale, per precisare meglio il suo pensiero, cita un'altra femminista di grido, Madeline Lane-McKinley: «Le famiglie sono le pentole a pressione del capitalismo. Questa crisi vedrà un'impennata delle faccende domestiche: pulizia, cucina, cura, ma anche abusi sui minori, molestie, stupri da parte dei partner, torture psicologiche e altro ancora». Non è tutto: la casa resterà uno spazio orrorifico anche in assenza di padri molestatori e mariti violenti. «Anche quando la famiglia nucleare non rappresenta una minaccia fisica o mentale diretta alla singola persona - nessun maltrattamento del coniuge, nessuno stupro infantile e nessuna strage - il modo di riproduzione sociale della famiglia privata fa ancora, francamente, schifo», sentenzia la Lewis. In conclusione, l'invito alla lotta: «Meritiamo di meglio della famiglia. E l'epoca del corona è un momento eccellente per esercitarsi nell'abolizione». Si potrebbe liquidare tutto ciò come delirio di un'attivista invasata, ma in questa faccenda c'è un aspetto molto interessante, e meritevole di approfondimento. La Lewis si pone come un'avversaria feroce del capitalismo, sostiene che la famiglia aiuti il Sistema nella sua devastante opera di annientamento delle minoranze e dell'umanità più in generale. Eppure, guarda un po', l'approdo a cui giunge la nostra femminista è perfettamente funzionale proprio al sistema ultracapitalista che costei vorrebbe abbattere. L'odierno capitalismo, infatti, vede la famiglia non come un alleato fondamentale nello sfruttamento delle classi sociali più deboli, ma come un pericoloso ostacolo alla creazione di esseri umani sradicati, alienati e disponibili. Laddove questo sistema mira alla commercializzazione di ogni aspetto dell'esistenza e del corpo, la famiglia - in quanto luogo dell'amore gratuito - diventa un impedimento. Bisogna fare di tutto, dunque, per sfaldarla, per disgregarla, per abolirla. E, a questo fine, gli attivisti queer, Lgbt, trans eccetera sono un provvidenziale strumento di lotta. Volete la prova? Eccola. Sapete chi ha pubblicato l'articolo della Lewis? Sulle prime, verrebbe da pensare a qualche oscura rivista antagonista. E invece no: il pezzo è uscito su Open democracy, sito Web di «discussione politica», un think tank il cui scopo sarebbe quello di difendere i diritti umani a livello globale. Forse ne avete sentito parlare: Open democracy divenne celebre nel nostro Paese nel 2009, quando sferrò un potente attacco a Silvio Berlusconi, producendo pure una sua variazione sul tema delle «dieci domande» coniate da Repubblica. Più in generale, il sito viene citato dalla stampa italica quando pubblica allarmi sulla libertà di stampa, o appelli su questioni umanitarie. Ed ecco la parte più gustosa. Tra i finanziatori e sostenitori di Open democracy troviamo Avaaz, la Ong sorosiana che si dà molto da fare contro le «fake news»; la Fondazione Rockefeller; la Fondazione Ford; numerose università e associazioni caritatevoli inglesi e poi, manco a dirlo, eccola lì: la Open society foundations di George Soros. Il gran visir dei globalisti, oltre che finanziatore, è anche uno dei più illustri collaboratori del sito Open democracy, a cui ha fornito preziosi editoriali a partire dalla metà degli anni Duemila. Curioso, non trovate? le invettive «anticapitaliste» contro la famiglia vengono pubblicate dall'house organ di alcuni dei maggiori capitalisti del globo. Casualmente, la loro agenda coincide quasi del tutto con quella dell'attivista queer, se non altro per quel che riguarda l'abolizione della famiglia. Costi quel che costi, il luogo della gratuità - il focolare - va distrutto. 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La nostra intelligence, lo ricordiamo, in questi giorni è molto attiva sul fronte del contrasto agli attacchi hacker, sia accertati (quelli che hanno colpito gli ospedali Spallanzani e San Camillo di Roma) che presunti (quelli denunciati dall'Inps in relazione al malfunzionamento del sito internet). «La riunione», ha aggiunto Volpi, «è proseguita con l'affidamento al senatore Paolo Arrigoni della relazione sul rapporto semestrale dell'attività dei servizi di Intelligence. Da una prima visione del rapporto il Comitato ha rafforzato la sua percezione di un urgente approfondimento degli aspetti di salvaguardia strategica degli assetti bancari e assicurativi. Il Copasir ha quindi deciso di riprendere immediatamente il ciclo di audizioni relativo al settore e dare comunicazione del calendario appena sarà perfezionato». In merito poi ai «denunciati attacchi informatici contro siti istituzionali», il Comitato, ha fatto sapere Volpi, «ha sensibilizzato il Dis che ha poi reso infatti puntuale nota informativa relativa alle evidenze in suo possesso e alla continua attività di vigilanza. La seduta è proseguita confermando l'utilità di perseguire gli approfondimenti affidati all'onorevole Borghi sulle eventuali distorsive campagne informative rivolte verso il paese. Le particolari circostanze in cui versa il paese vedono il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica quotidianamente attento a tutte le tematiche afferenti alle sue competenze anche attraverso un costante confronto formale ed informale fra i suoi componenti», ha concluso Volpi, «con la comune condivisa missione di contribuire alla sicurezza dell'interesse nazionale». Il vicepresidente del Copasir, Adolfo Urso, di Fratelli d'Italia, si è invece scagliato contro l'Inps: «Se come sembra», ha attaccato Urso, «il blocco della piattaforma digitale dell'Inps non è dovuto ad un attacco hacker ma solo ad una macroscopica inefficienza, credo che qualcuno debba spiegare perché abbia diffuso in modo improprio un allarme hacker di così tale ampiezza, coinvolgendo il Copasir e quindi il Dis, su un aspetto così sensibile e importante. È irresponsabile averlo fatto tanto più che gran parte degli esperti aveva subito escluso questa possibilità. Sarebbe ancor più grave», ha aggiunto Urso, «che questa fake news fosse stata deliberatamente alimentata solo quale paravento di una palese inefficienza del sistema e di chi avrebbe dovuto programmare il servizio a cui l'Inps era stato in tempo delegato. Chiunque l'abbia fatto dovrà stavolta assumersi le proprie gravi responsabilità». Intanto, ieri, i deputati di Fratelli d'Italia Galeazzo Bignami e Marco Osnato, componenti della Commissione Finanze della Camera dei Deputati, hanno chiesto al Copasir di compiere verifiche sulla notizia diffusa dall'agenzia Bloomberg, secondo la quale la Commerzbank, istituto di credito detenuto al 15% dallo Stato tedesco, sta invitando a disfarsi dei Btp italiani ritenendoli destinati a divenire «spazzatura». «Una indicazione», hanno affermato Bignami e Osnato, «che se confermata rischia di determinare un effetto valanga con esiti gravissimi per l'economia italiana».
Ford Puma Gen-E
Il modello è equipaggiato con una serie avanzata di Adas (Advanced driver assistance systems) abbastanza affidabile: pre-collision assist per intervenire in situazioni critiche; lane keeping system per mantenere la traiettoria; cruise control adattivo con riconoscimento dei segnali stradali; camera a 360°. Il motore promette, secondo la Casa, 523 km di autonomia nel ciclo urbano e 376 km in quello combinato. Dalle prove fatte, se nel ciclo urbano più o meno ci siamo, per quello misto il valore è leggermente inferiore al dichiarato. Onesta la velocità di ricarica: il produttore dichiara dal 10 all’80% in soli 23 minuti, a patto che si utilizzi una stazione di ricarica da 100 kW.
I PRO
Innanzitutto, la linea: la Puma è un’auto che piace agli italiani: lo scorso anno ha venduto, in tutte le sue motorizzazioni, oltre 25.000 esemplari. Non ci sono parti in plastica non verniciata all’esterno e questo, se da un lato rende più filante la linea, dall’altro espone le zone più critiche, come passaruota e fascioni anteriori e posteriori, a rischio di grattata. L’abitacolo è fatto bene: comodi ed esteticamente belli i sedili, gradevole il rivestimento in finta pelle di parte del cruscotto. Molto luminose le luci a led per illuminare l’abitacolo. Sorprende la capacità di carico: tra bagagliaio, profondissimo box immediatamente sotto (basta alzare il pianale per accedervi) e box ricavato nella parte anteriore, si raggiungono oltre 550 litri di spazio. Abbattendo i sedili posteriori (nella configurazione 60-40) si possono superare i 1.300 litri. Comodo e completo il grande quadro strumenti digitale da 12,8 pollici dietro al volante: tutte le informazioni sono al posto giusto e facilmente adocchiabili. Buona l’abitabilità: gli ingegneri Ford hanno saputo realizzare un piccolo capolavoro sfruttando ogni centimetro di spazio per rendere gradevole il soggiorno a bordo. Fanno egregiamente il loro lavoro i fari a led. Comodo il tunnel centrale a due piani, con tanti spazi dove riporre oggetti pure voluminosi e l’ormai immancabile piastra per la ricarica wireless dello smartphone.
I CONTRO
I tasti fisici sono ridotti al lumicino: ce ne sono soltanto quattro, il più utilizzabile è quello delle frecce d’emergenza. Per il resto, ci si deve affidare al grande display touch da 12 pollici centrale che non è immediatamente intuitivo: per trovare i vari comandi, ci si deve distrarre un po’ troppo dalla guida. Scomoda anche la manopola per la gestione delle luci: troppo nascosta dietro al volante e alla leva dei tergicristalli. Se si è un po’ alti, vedere che comando è impostato è un’impresa. Croccanti, come dicono gli esperti di auto, alcune plastiche all’interno. Divertente, ma forse troppo a rischio «deposito di polvere» la grande soundbar integrata sopra il cruscotto del sistema audio firmato da Bang & Olufsen da 575 watt. Altra pecca, l’utilizzo del nero lucido sul tunnel centrale: troppo a rischio graffio.
CONCLUSIONI
Le conclusioni si traggono sempre guardando il prezzo. La Puma Gen-E parte, con il modello base, da 27.250 euro (prezzo in promozione, il listino schizza a 33.250 euro) con già una buona dotazione di serie (fari proiettori e luci diurne a led, cerchi in lega da 17 pollici, gigabox posteriore, climatizzatore automatico). Per il modello definito «Premium» si spendono 2.000 euro in più. Grazie al cumulo tra incentivo statale (fino a 11.000 euro con rottamazione e Isee basso) e lo sconto Ford, il prezzo d’attacco può scendere sotto i 18.000 euro. Una quota che rende l’acquisto molto, molto interessante.
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Cassa Depositi e Prestiti archivia il 2025 con risultati senza precedenti, consolidando il suo ruolo di pilastro strategico per l’economia italiana. Nel primo anno del Piano Strategico 2025-2027, la Cassa ha raggiunto l’utile netto più alto della sua storia, toccando quota 3,4 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente.
Un dato che non è solo un record finanziario, ma il motore di una potenza di fuoco che ha permesso di impegnare risorse per circa 29,5 miliardi di euro, attivando investimenti complessivi per oltre 73 miliardi grazie a un effetto leva di 2,5 volte.
«Il primo anno del nuovo Piano si chiude con un risultato storico che conferma l’efficacia della nostra strategia», ha sottolineato l’amministratore delegato Dario Scannapieco, in conferenza stampa durante la presentazione dei dati 2025 a Roma.
«Euphoria» (Sky)
Dopo quattro anni torna Euphoria con otto nuovi episodi su Sky. La terza stagione segue Rue cinque anni dopo, tra dipendenze e tentativi di rinascita, mentre i personaggi affrontano il passaggio all’età adulta e la possibilità di un futuro diverso.
Dopo quattro anni di silenzio, il gran ritorno. Euphoria, venticinque nomination agli Emmy e nove vittorie, è pronta a debuttare su Sky, con otto episodi inediti. La terza stagione dello show, incensato unanimemente per la capacità di esporre la realtà dei giovani, quella scomoda e poco patinata, sarà disponibile a partire dalla prima serata di lunedì 13 aprile. Giorno storico che, per chi abbia seguito lo show fin dal principio, legandosi a personaggi che poco hanno di iperbolico o cinematografico.
Rue Bennett, personaggio che ha eletto Zendaya icona globale, è un'adolescente tossica. Sulla carta, dovrebbe rappresentare un'eccezione, diversa dalla miriade di adolescenti che cerca di imbroccare la strada giusta per il mondo dei grandi. Eppure, nelle sue fragilità, opportunamente romanzate per tener viva la narrazione televisiva, riesce a ricalcare le difficoltà dei ragazzi di oggi: la fatica nel costruire un'identità propria, estranea alle pressioni della società e al bisogno quasi epidermico di sentirsi parte di un tutto, le insicurezze, la scarsa fiducia nel domani. Rue Bennett è una tossicodipendente dei sobborghi californiani, figlia di una madre che non ha granché da offrirle. Ed è, però, quel che tanti, tantissimi adolescenti sono.
Euphoria l'ha trovata così, la sua forza: ricalcando con mano pesante la vita vera, le difficoltà comuni a tanti, quelle che, spesso, vengono derubricate a facezie. Ha individuato i problemi dei giovani e, su questi, ha costruito un impianto narrativo che potesse farli sentire visti, ascoltati, capiti. Dunque, mai soli. Anche in età semi-adulta.La terza stagione dello show, difatti, prosegue oltre l'adolescenza, e Rue la trova in Messico, cinque anni più tardi rispetto ai fatti narrati nelle prime stagioni. Cresciuta, ma non cambiata, ha ancora problemi di droga e dipendenza. Ha debiti e una vita segnata dall'improvvisazione, quella che di romantico ha poco. I suoi amici sono cresciuti. Qualcuno sembra avercela fatta, qualcun altro no. Uno è a un passo dalle nozze, un altro iscritto ad una scuola d'arte. Sono distanti, ma chiamati, tutti, a confrontarsi con la fede: non quella religiosa, ma quella che porta a credere che un domani migliore sia cosa possibile e che le risorse per attuarlo siano intrinseche all'essere umano. Anche a Rue, chiamata a scegliere fra paura e coraggio.
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