Il patto M5s-Pd in Umbria è fragile. Le coop fanno un pensiero sulla Lega
La candidatura di Vincenzo Bianconi non convince gli storici collettori di voti, che esprimono pubblicamente dubbi e ammettono d’aver dialogato Donatella Tesei. In caso di flop alle urne, ci saranno ripercussioni pure a Roma.

Comunque vada sarà un decesso, ovviamente in senso figurato. Di chi? Ma del Pd, e l’abbraccio mortale col Movimento 5 stelle potrebbe non limitarsi a soffocare il partito solo in Umbria. Sono in molti in queste ore a pensare che candidare Vincenzo Bianconi, già capo degli albergatori e albergatore egli medesimo a Norcia – dove lui e famiglia sono conosciuti per essere di centrodestra – a presidente della Regione, a capo dell’accrocchio Pd-M5s, in opposizione a Donatela Tesei, presidente della commissione Difesa del Senato e candidata unitaria del centrodestra, non sia stata una buona idea. L’onda d’urto umbra potrebbe arrivare a scuotere anche il governo centrale, se Bianconi fosse pesantemente sconfitto. Nei giorni scorsi è scoppiato il caso dei fondi del terremoto concessi ai Bianconi e sul candidato giallorosso pende la possibilità di un’incompatibilità. Ma le acque nell’ex partitone ora le stanno agitando i padri nobili, che si sono fatti apparentemente da parte ma che contano ancora moltissimo. Se non altro perché hanno i voti in mano. Il bersaglio è Walter Verini, commissario del partito dopo che il segretario regionale Gianpiero Bocci è finito agli arresti domiciliari (confermati dalla Cassazione, che pochi giorni fa ha dato ragione al Riesame) nell’inchiesta sulla sanità innescata proprio dall’azione politica del M5s ora alleato – per convenienza – col Pd. Verini è di stretta osservanza zingarettiana. A rimproverargli d’aver dissolto il partito – oltre alla candidatura di uno che col Pd non c’entra nulla – sono stati ieri due signori delle tessere: l’ex capo della Coop Centro Italia Giorgio Raggi (un gigante dei supermercati) e il suo omologo di Terni, Sandro Corsi, che dopo 40 anni ininterrotti di militanza (Pci, Pds, Pd) ha lasciato il partito e tutti gli incarichi.

Avere contro le cooperative, in Umbria, vuol dire non avere quasi più base elettorale. Giorgio Raggi – che fu sindaco di Foligno e grande ispiratore del decennio splendente della sinistra al governo dell’Umbria, con governatrice Maria Rita Lorenzetti – c’è andato giù durissimo ponendo a Walter Verini la più scomoda delle domande: «Perché i nostri dovrebbero votare Bianconi?». Raggi, in una lunghissima lettera pubblicata dal Corriere dell’Umbria, sostanzialmente rimprovera al partito di aver scelto un candidato che non ha i valori comuni del Pd. E scrive a Verini: «È difficile convincere i compagni a votare un candidato tifoso della destra fino a ieri, ma la difficoltà aumenta se le posizioni rimangono quelle espresse finora. Ad esempio: “Non sono né di destra né di sinistra”. Che vuol dire? Se è così», chiosa tra il velenoso e l’amareggiato, «cade la motivazione dell’appello al voto contro Salvini e la destra al governo in Umbria».

Fuor di metafora Raggi pone questa alternativa: tra votare una fotocopia della destra (Bianconi) e l’originale, tanto vale che si voti la Tesei. Certo, nessuno può dire che l’ex capo supremo delle cooperative (hanno inguaiato nell’inchiesta sanitopoli Catiuscia Marini, indotta da Nicola Zingaretti a dimissioni in forza delle quali il 27 ottobre gli umbri torneranno al voto) ha fatto un endorsement a vantaggio della senatrice in quota Lega, ma sicuramente il suo non è un appello alla mobilitazione dei compagni.

Più sfumata ma egualmente pesante la posizione di Sandro Corsi, che da Terni manda a dire che «L’accordo Pd-M5s è stata la ciliegina sulla torta. Credo che questo accordo abbia travalicato la sensibilità dei cittadini dell’Umbria. Di certo dopo concorsopoli si poteva anche perdere, ma era meglio perdere da soli». E a una domanda specifica del Messaggero dell’Umbria, Corsi risponde: «Non so proprio per chi votare». Come dire: Vincenzo Bianconi non è il mio, non è il nostro candidato. Per poi rivelare che lui stesso si è incontrato con Donatella Tesei. E lo rivendica. «Io sono il rappresentante della seconda impresa privata di Terni dopo le Acciaierie. Ho il dovere di parlare con tutti e di stringere la mano a tutti». Diplomazia di rito a parte, significa che Donatella Tesei negli incontri con gli operatori economici appare più convincente e il suo programma più solido.

Lo si è costatato anche da un incontro di due sere fa con gli artigiani della Cna, quando Vincenzo Bianconi s’è lasciato sfuggire che la sua famiglia è in attesa di chiedere altri 15 milioni di euro di contributi per la ricostruzione di loro alberghi danneggiati dal sisma a Norcia. Tanto è bastato per alimentare nuove polemiche sui fondi del terremoto. Il Pd umbro ha provato a disconoscere la lista civica di Norcia che con la sua interpellanza ha creato il caso dei contributi della ricostruzione (6 milioni, l’80% di quelli destinati alle strutture ricettive a Norcia, più 2,4 milioni di appalti di mense e 200.000 euro per i trasporti) finiti alla famiglia Bianconi, però da Norcia hanno risposto al Pd che è stata proprio la segreteria del partito a chiedere di mettere nel mirino i Bianconi per il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno eletto con il sostegno forte di Vincenzo Bianconi. Così nel Pd volano gli stracci mentre l’ala dura del partito si è ricordata che c’è una legge – la 154 del 1981 – che rende ineleggibili a consigliere regionale tutti coloro i quali ricevono contributi dalla Regione medesima. E stanno sbandierando la legge, per spiegare che il Pd si sta sacrificando per un candidato che – forse – neppure può essere eletto. È il sintomo di un disagio profondissimo che parte da Perugia e arriva a Roma, perché sono ormai tutti convinti che quando i grossi calibri del partito scrivono «Verini», in realtà intendono Nicola Zingaretti.

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