Per un cavillo Berlusconi
 rompe i ponti con Salvini
Ansa

Il paradosso inspiegabile di Forza Italia. Per non essere di sinistra vota come il Partito Democratico.

Forza Italia ha bocciato la nomina di Marcello Foa al vertice della Rai per una questione di metodo. Non ci hanno consultato, ha spiegato Antonio Tajani, che del presidente affossato è stato a lungo collega quando entrambi lavoravano per Il Giornale di Indro Montanelli. Dunque, per non essere stato consultato, il partito del Cavaliere se l’è presa a tal punto da mandare a monte l’elezione di un uomo che, pur non essendo considerato vicino ad Arcore, non può neppure essere ritenuto troppo distante, visto che è stato alle dipendenze del gruppo per circa un ventennio. «Non lo abbiamo fatto a cuor leggero» si è giustificato non senza imbarazzo il presidente del Parlamento europeo, rivelando subito dopo l’inquietudine che lo ha angustiato nelle ore della grave decisione: «Questo governo è troppo di sinistra». E proprio per tenere fede alle preoccupazioni, i colleghi di Tajani nella commissione di Vigilanza della Rai hanno votato come gli onorevoli del Pd e di Liberi e uguali. Insomma, per una questione di metodo e non di sostanza, Forza Italia ha preferito fare comunella con gli esponenti di quella sinistra che dice di temere, schierandosi dalla parte opposta degli alleati, ossia Lega e Fratelli d’Italia.

Sarà, ma a noi persone semplici, che non inseguiamo i bizantinismi parlamentari, tutto ciò appare un cortocircuito politico di difficile comprensione. E non facile da capire crediamo che lo sia anche per buona parte degli elettori di centrodestra. Perché se Foa è un moderato, e certo non c’è motivo di dubitare che lo sia, Forza Italia avrebbe dovuto esultare davanti al suo nome, anche se a farlo era stato Matteo Salvini e non Silvio Berlusconi. E invece no, nel partito azzurro ci sono rimasti molto male, prendendo l’indicazione dell’ex dipendente del Giornale come uno sgarbo da lavare con un voto contrario. «Sarebbe stato normale che i nostri alleati avessero concordato con noi una scelta, visto che il canone Rai lo pagano tutti», ha chiosato ancora Tajani. Il quale evidentemente, forse senza rendersene conto, ha certificato la frattura proprio con quegli stessi partiti di cui dice di essere alleato. È normale che tra fratelli ci si parli e si concordi, ma se non è successo significa che qualche cosa di anormale è avvenuto prima. E questo sta nel fatto che gli uni sono al governo e gli altri all’opposizione. Tradotto: l’intesa nel centrodestra, se non è andata a gambe all’aria, rischia di farlo quanto prima.

Che fra Lega e Forza Italia ci fossero visioni differenti ovviamente non lo scopriamo oggi. Sono mesi che i due partiti vanno per la loro strada. E come i lettori sanno lo abbiamo segnalato in tempi non sospetti, cioè prima ancora della campagna elettorale del 4 marzo, quando fra il partito del Cavaliere e quello di Matteo Renzi ci era parso che vi fosse una corrispondenza di amorosi interessi intorno al sistema elettorale. Noi, come altri, parlammo di una riedizione del patto del Nazareno, ovvero di una versione riveduta e aggiornata di quell’intesa raggiunta nel 2014 fra il Cavaliere e il segretario del Pd. La prima edizione aveva al centro un accordo per le riforme, con annessa l’elezione concordata del capo dello Stato. E proprio su quest’ultima, dopo circa un anno, il matrimonio saltò. Per parecchi mesi Berlusconi e Renzi non si parlarono ma poi, passata la sconfitta referendaria e con l’approssimarsi del voto, i due ritornarono a intendersi, cercando di confezionare una legge elettorale su misura. Non è un mistero che il sistema scelto servisse soprattutto a tener lontano dalla stanza dei bottoni i 5 stelle, ritenuti gli avversari più pericolosi. Così come non è un gran segreto che sotto sotto il Cavaliere e l’ex presidente del Consiglio pensassero che alla fine sarebbe toccato a loro prendere in mano le redini del nuovo governo, con la Lega in posizione subalterna. Né l’una né l’altra cosa invece si sono realizzate, perché i grillini si sono avvicinati a Palazzo Chigi più di quanto fosse legittimo pensare, diventando il primo partito del Paese, e i leghisti hanno scavalcato Forza Italia. Il sogno di un nuovo patto del Nazareno per governare dunque è tramontato. E adesso si tratta di capire se sul viale del tramonto ci sia anche l’intesa di centrodestra.

Ieri sera, dopo una giornata di silenzio, rispondendo a un appello di Salvini, Berlusconi si è fatto vivo con un comunicato, giustificando con problemi giuridici il no a Foa. In realtà, più che giuridici i problemi ci sembrano politici. Dopo la sconfitta del 4 marzo, Forza Italia deve decidere che cos’è e soprattutto dove vuole andare. Se stare con gli alleati o andare all’opposizione, anche a costo di fare il gioco del Pd. Ecco, il tema è tutto qui. E forse sarebbe ora di parlarne apertamente, senza nascondersi dietro alle parole. Senza tirare in ballo il codice civile e senza usare il paravento del metodo. È una spiegazione dovuta agli elettori.

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