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2019-02-10
Il padrino di Macron minaccia Roma: «È necessario un cambio governo»
Ansa
Non garrisce più al vento il tricolore sbagliato sul balcone del Comune di Cuneo. Norme alla mano (esiste infatti una precisa regolamentazione dei limitati casi in cui è possibile esporre bandiere estere), è toccato al prefetto, su indicazione del governo, richiamare il sindaco, Federico Borgna (centrosinistra), che il giorno prima, forse confondendo il municipio con il terrazzo di casa propria, aveva deciso di issare la bandiera transalpina.
E fa impressione la naturalezza con cui, parlando alle edizioni piemontesi di Repubblica, il sindaco abbia confuso opinioni politiche di parte con doveri istituzionali e di rappresentanza: «Quando ho letto che la Francia aveva richiamato l'ambasciatore, sono stato colto dallo sconforto. La ricerca di consenso in vista delle elezioni europee non può mettere in discussione i rapporti tra i nostri Paesi. Così ho deciso di aggiungere al municipio la bandiera francese».
Non si hanno per ora novità - incredibilmente - sull'analoga iniziativa del rettore dell'università di Torino, Gianmaria Ajani. L'accademico ha consegnato al quotidiano La Stampa il testo del suo comizietto: «Se dovessi fare un appello, potrei dire che mi piacerebbe vedere Torino con 1.000 bandiere francesi appese alle finestre».
Dal bandierone alla bandierina: quella piccola, che diversi utenti Twitter mettono accanto al loro profilo per «presentarsi». Già ieri La Verità ha sottolineato la scelta del Pd di mettere anche il tricolore transalpino nel proprio account ufficiale. Ma sempre sui social, furoreggia (nel senso che scatena il furore degli utenti che continuano a commentare inferociti) la lettera che Andrea Marcucci, capogruppo dei senatori dem, ha inviato a nome di tutti i suoi colleghi all'ambasciatore francese «per rappresentare la nostra vicinanza e il nostro disappunto per i continui attacchi pretestuosi perpetrati da ministri del governo italiano a danno del suo Paese». A parte la parola «perpetrati» (più adatta a un crimine che a un attacco politico), la reazione degli utenti è eloquente. Citiamo alcuni fra i commenti meno scurrili: «Siete dei poveri servi, miserabili ectoplasmi», «Traditori», «Bravi, continuate a scodinzolare», «Gli porti anche le pantofole», «Fracchia e Fantozzi avevano più dignità di voi», «Dichiaratevi prigionieri politici e chiedete asilo alla Francia», «Servilismo imbarazzante», «Proni e sbavanti». Insomma, un successone per il Pd...
Infine, il vero fatto della giornata di ieri: la discesa in campo di Jacques Attali, economista, eminenza grigia sin dai tempi della presidenza Mitterrand, nonché presidente della commissione su economia e crescita (istituita a suo tempo da Nicolas Sarkozy) nella quale coinvolse decine di personalità, tra cui gli italiani Mario Monti e Franco Bassanini.
Da anni, un'ampia letteratura accompagna Attali come mentore (dicono gli estimatori) o «puparo» (dicono i detrattori) di Emmanuel Macron, che fu «scoperto» proprio nell'ambito di quella commissione. Oggi l'inquilino dell'Eliseo ricambia la cortesia ascoltando i consigli dell'economista settantacinquenne.
Intanto è significativo il luogo scelto da Attali per manifestarsi: un'intervista alla Stampa di Torino, il giornale dove ormai collabora da mesi - con fiammeggianti attacchi all'Italia - il cotonatissimo filosofo Bernard Henri Levy. «Gli insulti che questi signori lanciano contro la Francia sono eccellenti notizie pedagogiche», esordisce Attali. «Mostrano a chi non l'avesse ancora capito la natura di questi movimenti che ci riportano agli anni più neri dell'Italia e della Francia». Segue l'evocazione dell'Italia tra gli anni Venti e il 1945, tanto per lasciare a verbale l'accusa di fascismo. Ma è significativo che Attali, in un Paese - la Francia - dove la conversazione pubblica è tutta un «signor presidente, signor ministro», si riferisca a membri del governo italiano chiamandoli «questi signori». La Stampa non ha nulla da obiettare e lascia spazio al gran manovratore transalpino. Il quale prima si cautela con un po' di salamelecchi («sono molto rispettoso della democrazia e in particolare di quella italiana», «non voglio immischiarmi nelle vostre scelte politiche»), ma poi lancia messaggi affilati. «Un cambiamento di governo in Italia sarebbe la soluzione definitiva. Oppure quello attuale deve diventare responsabile». Senza neanche bisogno di parlare in codice, un chiaro avvertimento: o cambiano comportamento, o è meglio che saltino.
Il giornalista non fa né una piega né un plissé, e Attali ribadisce il concetto: «Da un punto di vista francese, europeo e anche di tanti miei amici italiani, visto che il vostro governo dopo mesi e mesi non cambia atteggiamento, dovrebbe cambiare. Risolverebbe tutti i problemi». Spiace dover ricordare ad Attali (La Stampa non l'ha fatto) che i cambi di governo in Italia non li decidono Attali e i suoi «amici», ma le maggioranze parlamentari e gli elettori. Come ha spiegato Matteo Salvini: «Se Macron è stato eletto promettendo tanto e poi ha combinato poco questo non lo decidono gli italiani ma i francesi
Inutile girarci intorno».
D'altra parte è noto che a Parigi tanti auspicavano un esito elettorale diverso prima del 4 marzo, centrato sul ruolo guida del Pd. Poi, prima della formazione del governo gialloblù, gli stessi ambienti auspicavano - come male minore - un'intesa Pd-M5s, per addomesticare i grillini. Infine, hanno lavorato sulle faglie tra il Mef e gli azionisti di maggioranza dell'esecutivo, tra i ministri tecnici e gli altri, tra il Quirinale e i partiti di maggioranza. Il «partito francese» è all'opera.
Daniele Capezzone
Parigi cede e accoglie sette migranti
Per ora è una resa. La Francia cerca di allentare la tensione e accontenta il governo italiano sui migranti della Sea Watch 3: «Ne prenderemo sette», ha annunciato il ministro dell'Interno, Christophe Castaner, ieri mattina.
Dopo le tensioni dei giorni scorsi, Parigi aveva minacciato di non accogliere più nessuno. E questa sembrava una sentenza non impugnabile. Castaner, però, ha fatto retromarcia: «La Francia manterrà i suoi impegni». Matteo Salvini ha subito rilanciato la notizia sui social: «Ottimo. Con il dialogo si risolvono tutti i problemi. Parlerò con il mio collega ministro francese, spero di vederlo in settimana».
Già in mattinata gli animi si erano stemperati. E infatti il vicepremier, precisando di restare fermo sulla sua posizione, aveva detto di non cercare lo scontro: «Non siamo noi i litigiosi, sai cosa me ne frega a me di litigare con Macron?». Parole pronunciate pubblicamente, all'assemblea dei risparmiatori della Popolare di Vicenza. «Abbiamo il dossier sui terroristi italiani che soggiornano in Francia, il confine con Ventimiglia, abbiamo parecchi problemi da risolvere».
Per Salvini il cambio di rotta francese potrebbe derivare dal fatto «che quando l'Italia prende un impegno lo mantiene ed evidentemente, lo fanno anche i francesi. Se la Francia ne prenderà sette, sette volte grazie». E ancora: «Se per risolvere il problema dell'immigrazione avessi dovuto attendere Bruxelles avremmo aspettato sei anni e sarebbero arrivati altri 200.000 di immigrati. Invece siamo andati da soli. Mi è costata qualche inchiesta, però noi facciamo da soli». E, addirittura, secondo quanto riferito da fonti del Viminale, Parigi avrebbe anche appoggiato l'Italia per chiedere rimpatri più efficaci in alcuni Paesi africani, a partire dal Senegal. In Italia, infatti, ci sono decine di senegalesi irregolari pronti per l'espulsione.
Le Ong, intanto, non si arrendono. E da Roma lanciano un appello ai sindaci italiani ed europei per creare una «rete per la difesa dei valori fondanti della Costituzione europea». I tassisti del mare, con in prima fila Sea Watch, Proactiva Open Arms e Mediterranea, hanno riunito i primi cittadini di Barcellona, Madrid, Zaragoza, Valencia, Napoli, Palermo, Milano, Latina, Bologna, sperando di far leva sul governo far riaprire i porti.
Lunedì e martedì, però, tecnici del ministero delle Infrastrutture e della gestione delle acque marine dell'Olanda svolgeranno un'ispezione tecnica sulla nave Sea Watch 3, ancora ormeggiata nel porto di Catania. Le autorità italiane sono state informate dell'ispezione tecnica da parte dello Stato di bandiera della barca da diporto spacciata per imbarcazione da soccorso. Il taxi per migranti è ancorato per questione amministrative: la Guardia costiera ha riscontrato una serie di anomalie. La Procura di Catania, poi, ha accertato che la motonave presenta tutte le caratteristiche dello yatch, «con tutto ciò che ne consegue in termini di inidoneità a ospitare un numero di passeggeri ben più elevato di quello per cui è stata concepita». Ora spetterà agli olandesi correre ai ripari.
Fabio Amendolara
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L'economista Jacques Attali evoca il pericolo fascismo in Italia. Poi lancia un avvertimento: «O i gialloblù si calmano o scatta la soluzione definitiva». Intanto i prefetti rimuovono i tricolori transalpini issati dal Pd.Il ministro dell'Interno, Christophe Castaner, fa retromarcia sulla Sea Watch 3: «Onoreremo gli impegni». Salvini esulta: «Con il dialogo i problemi si risolvono».Lo speciale contiene due articoliNon garrisce più al vento il tricolore sbagliato sul balcone del Comune di Cuneo. Norme alla mano (esiste infatti una precisa regolamentazione dei limitati casi in cui è possibile esporre bandiere estere), è toccato al prefetto, su indicazione del governo, richiamare il sindaco, Federico Borgna (centrosinistra), che il giorno prima, forse confondendo il municipio con il terrazzo di casa propria, aveva deciso di issare la bandiera transalpina. E fa impressione la naturalezza con cui, parlando alle edizioni piemontesi di Repubblica, il sindaco abbia confuso opinioni politiche di parte con doveri istituzionali e di rappresentanza: «Quando ho letto che la Francia aveva richiamato l'ambasciatore, sono stato colto dallo sconforto. La ricerca di consenso in vista delle elezioni europee non può mettere in discussione i rapporti tra i nostri Paesi. Così ho deciso di aggiungere al municipio la bandiera francese».Non si hanno per ora novità - incredibilmente - sull'analoga iniziativa del rettore dell'università di Torino, Gianmaria Ajani. L'accademico ha consegnato al quotidiano La Stampa il testo del suo comizietto: «Se dovessi fare un appello, potrei dire che mi piacerebbe vedere Torino con 1.000 bandiere francesi appese alle finestre». Dal bandierone alla bandierina: quella piccola, che diversi utenti Twitter mettono accanto al loro profilo per «presentarsi». Già ieri La Verità ha sottolineato la scelta del Pd di mettere anche il tricolore transalpino nel proprio account ufficiale. Ma sempre sui social, furoreggia (nel senso che scatena il furore degli utenti che continuano a commentare inferociti) la lettera che Andrea Marcucci, capogruppo dei senatori dem, ha inviato a nome di tutti i suoi colleghi all'ambasciatore francese «per rappresentare la nostra vicinanza e il nostro disappunto per i continui attacchi pretestuosi perpetrati da ministri del governo italiano a danno del suo Paese». A parte la parola «perpetrati» (più adatta a un crimine che a un attacco politico), la reazione degli utenti è eloquente. Citiamo alcuni fra i commenti meno scurrili: «Siete dei poveri servi, miserabili ectoplasmi», «Traditori», «Bravi, continuate a scodinzolare», «Gli porti anche le pantofole», «Fracchia e Fantozzi avevano più dignità di voi», «Dichiaratevi prigionieri politici e chiedete asilo alla Francia», «Servilismo imbarazzante», «Proni e sbavanti». Insomma, un successone per il Pd... Infine, il vero fatto della giornata di ieri: la discesa in campo di Jacques Attali, economista, eminenza grigia sin dai tempi della presidenza Mitterrand, nonché presidente della commissione su economia e crescita (istituita a suo tempo da Nicolas Sarkozy) nella quale coinvolse decine di personalità, tra cui gli italiani Mario Monti e Franco Bassanini.Da anni, un'ampia letteratura accompagna Attali come mentore (dicono gli estimatori) o «puparo» (dicono i detrattori) di Emmanuel Macron, che fu «scoperto» proprio nell'ambito di quella commissione. Oggi l'inquilino dell'Eliseo ricambia la cortesia ascoltando i consigli dell'economista settantacinquenne. Intanto è significativo il luogo scelto da Attali per manifestarsi: un'intervista alla Stampa di Torino, il giornale dove ormai collabora da mesi - con fiammeggianti attacchi all'Italia - il cotonatissimo filosofo Bernard Henri Levy. «Gli insulti che questi signori lanciano contro la Francia sono eccellenti notizie pedagogiche», esordisce Attali. «Mostrano a chi non l'avesse ancora capito la natura di questi movimenti che ci riportano agli anni più neri dell'Italia e della Francia». Segue l'evocazione dell'Italia tra gli anni Venti e il 1945, tanto per lasciare a verbale l'accusa di fascismo. Ma è significativo che Attali, in un Paese - la Francia - dove la conversazione pubblica è tutta un «signor presidente, signor ministro», si riferisca a membri del governo italiano chiamandoli «questi signori». La Stampa non ha nulla da obiettare e lascia spazio al gran manovratore transalpino. Il quale prima si cautela con un po' di salamelecchi («sono molto rispettoso della democrazia e in particolare di quella italiana», «non voglio immischiarmi nelle vostre scelte politiche»), ma poi lancia messaggi affilati. «Un cambiamento di governo in Italia sarebbe la soluzione definitiva. Oppure quello attuale deve diventare responsabile». Senza neanche bisogno di parlare in codice, un chiaro avvertimento: o cambiano comportamento, o è meglio che saltino. Il giornalista non fa né una piega né un plissé, e Attali ribadisce il concetto: «Da un punto di vista francese, europeo e anche di tanti miei amici italiani, visto che il vostro governo dopo mesi e mesi non cambia atteggiamento, dovrebbe cambiare. Risolverebbe tutti i problemi». Spiace dover ricordare ad Attali (La Stampa non l'ha fatto) che i cambi di governo in Italia non li decidono Attali e i suoi «amici», ma le maggioranze parlamentari e gli elettori. Come ha spiegato Matteo Salvini: «Se Macron è stato eletto promettendo tanto e poi ha combinato poco questo non lo decidono gli italiani ma i francesi Inutile girarci intorno». D'altra parte è noto che a Parigi tanti auspicavano un esito elettorale diverso prima del 4 marzo, centrato sul ruolo guida del Pd. Poi, prima della formazione del governo gialloblù, gli stessi ambienti auspicavano - come male minore - un'intesa Pd-M5s, per addomesticare i grillini. Infine, hanno lavorato sulle faglie tra il Mef e gli azionisti di maggioranza dell'esecutivo, tra i ministri tecnici e gli altri, tra il Quirinale e i partiti di maggioranza. Il «partito francese» è all'opera. Daniele Capezzone<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-padrino-di-macron-minaccia-roma-e-necessario-un-cambio-governo-2628488784.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="parigi-cede-e-accoglie-sette-migranti" data-post-id="2628488784" data-published-at="1779368018" data-use-pagination="False"> Parigi cede e accoglie sette migranti Per ora è una resa. La Francia cerca di allentare la tensione e accontenta il governo italiano sui migranti della Sea Watch 3: «Ne prenderemo sette», ha annunciato il ministro dell'Interno, Christophe Castaner, ieri mattina. Dopo le tensioni dei giorni scorsi, Parigi aveva minacciato di non accogliere più nessuno. E questa sembrava una sentenza non impugnabile. Castaner, però, ha fatto retromarcia: «La Francia manterrà i suoi impegni». Matteo Salvini ha subito rilanciato la notizia sui social: «Ottimo. Con il dialogo si risolvono tutti i problemi. Parlerò con il mio collega ministro francese, spero di vederlo in settimana». Già in mattinata gli animi si erano stemperati. E infatti il vicepremier, precisando di restare fermo sulla sua posizione, aveva detto di non cercare lo scontro: «Non siamo noi i litigiosi, sai cosa me ne frega a me di litigare con Macron?». Parole pronunciate pubblicamente, all'assemblea dei risparmiatori della Popolare di Vicenza. «Abbiamo il dossier sui terroristi italiani che soggiornano in Francia, il confine con Ventimiglia, abbiamo parecchi problemi da risolvere». Per Salvini il cambio di rotta francese potrebbe derivare dal fatto «che quando l'Italia prende un impegno lo mantiene ed evidentemente, lo fanno anche i francesi. Se la Francia ne prenderà sette, sette volte grazie». E ancora: «Se per risolvere il problema dell'immigrazione avessi dovuto attendere Bruxelles avremmo aspettato sei anni e sarebbero arrivati altri 200.000 di immigrati. Invece siamo andati da soli. Mi è costata qualche inchiesta, però noi facciamo da soli». E, addirittura, secondo quanto riferito da fonti del Viminale, Parigi avrebbe anche appoggiato l'Italia per chiedere rimpatri più efficaci in alcuni Paesi africani, a partire dal Senegal. In Italia, infatti, ci sono decine di senegalesi irregolari pronti per l'espulsione. Le Ong, intanto, non si arrendono. E da Roma lanciano un appello ai sindaci italiani ed europei per creare una «rete per la difesa dei valori fondanti della Costituzione europea». I tassisti del mare, con in prima fila Sea Watch, Proactiva Open Arms e Mediterranea, hanno riunito i primi cittadini di Barcellona, Madrid, Zaragoza, Valencia, Napoli, Palermo, Milano, Latina, Bologna, sperando di far leva sul governo far riaprire i porti. Lunedì e martedì, però, tecnici del ministero delle Infrastrutture e della gestione delle acque marine dell'Olanda svolgeranno un'ispezione tecnica sulla nave Sea Watch 3, ancora ormeggiata nel porto di Catania. Le autorità italiane sono state informate dell'ispezione tecnica da parte dello Stato di bandiera della barca da diporto spacciata per imbarcazione da soccorso. Il taxi per migranti è ancorato per questione amministrative: la Guardia costiera ha riscontrato una serie di anomalie. La Procura di Catania, poi, ha accertato che la motonave presenta tutte le caratteristiche dello yatch, «con tutto ciò che ne consegue in termini di inidoneità a ospitare un numero di passeggeri ben più elevato di quello per cui è stata concepita». Ora spetterà agli olandesi correre ai ripari. Fabio Amendolara
L'Aston Villa festeggia l'Europa League dopo aver vinto la finale contro il Friburgo (Ansa)
Quando in panchina siede (per modo di dire, visto che si è fatto tutta la partita in piedi) un allenatore che ha un rapporto privilegiato con una competizione come l’Europa League e un curriculum di altissimo livello, il risultato non può che essere uno solo: riportare l’Aston Villa sul tetto d’Europa dopo 44 anni. Allora, era il 1992, un altro calcio, un altro mondo, un altro tutto e la squadra di Birmingham sollevava al cielo di Rotterdam la Coppa dei Campioni battendo in finale il Bayern Monaco. Oggi, il trofeo non è la coppa dalle grandi orecchie, ma la pur sempre prestigiosa Uefa Europa League. Un titolo a cui Unai Emery è particolarmente affezionato e che nella sua personalissima bacheca ci è finito cinque volte. Dopo la tripletta consecutiva alla guida del Siviglia (2014, 2015, 2016) e il successo con il Villarreal nel 2021, l’allenatore spagnolo è riuscito a fare cinquina con l’Aston Villa. Parliamo di un tecnico che ha preso l’Aston Villa nell’ottobre del 2022 nei bassifondi della Premier League e l’ha portato a fine stagione alla qualificazione in Conference League, per poi centrare in quella successiva lo storico ritorno, dopo 41 anni, dei Villans in Champions.
La finale di Istanbul ha chiaramente espresso sul campo una differenza netta non solo tra le due squadre, ma anche tra il sempre più ricco e competitivo campionato inglese e quello tedesco, che eccezion fatta per lo strapotere del Bayern Monaco e qualche exploit di Borussia Dortmund, Eintracht Francoforte e Leverkusen, non è ancora all’altezza della situazione. È vero, probabilmente il Friburgo ha pagato a caro prezzo la poca, se non nulla, esperienza a questi livelli; mentre la squadra di Birmingham è già da qualche stagione che bazzica i palcoscenici più importanti d’Europa e ha tra le fila giocatori con un certo pedigree internazionale, a cominciare dal portiere Emiliano Martinez, campione del mondo con l’Argentina. Per non parlare poi della profondità di rosa, visto che Emery può permettersi il lusso di lasciare in panchina giocatori che sono transitati dalla Serie A o cercati dai nostri club, come l’ex juventino Douglas Luiz, l’ex Roma e Milan Tammy Abraham, Leon Bailey, che dopo una prima parte di stagione anonima in giallorosso ha deciso di tornare a Birmingham, o quel Jadon Sancho più volte cercato da Juventus e Roma e stasera campione d’Europa guardando l’intero match dalla panchina.
Il 3-0 racconta dunque un divario troppo netto tra la quarta in classifica della Premier e la settima della Bundesliga. L’approccio della squadra tedesca, almeno nei primi minuti, non era stato neppure timido. Il Friburgo aveva provato a partire con coraggio, cercando subito Matanovic e tentando di tenere il baricentro abbastanza alto. Ma è bastato poco per capire che il piano partita dell’Aston Villa fosse di tutt'altro tenore. Ogni recupero palla degli inglesi dava la sensazione di poter trasformarsi in una potenziale occasione da gol, soprattutto grazie alla qualità di Tielemans e alla capacità di Rogers di muoversi tra le linee. Proprio Rogers è stato uno dei grandi protagonisti della serata di Istanbul. Già nei primi minuti aveva impegnato Atubolu con un destro ben calibrato e per tutto il primo tempo è stato il giocatore che più ha creato problemi alla difesa tedesca. Il Friburgo, invece, ha vissuto soprattutto di iniziative isolate e dei tentativi di Vincenzo Grifo, italiano e capitano della squadra tedesca, di accendersi tra le linee. Spesso costretto ad abbassarsi per ricevere palloni giocabili, ha provato a dare ordine e fantasia a una squadra che però faticava tremendamente ad arrivare nell’ultimo terzo di campo con lucidità. La partita si è definitivamente indirizzata poco prima dell’intervallo. A rompere l’equilibrio è stato Tielemans, probabilmente il migliore in campo insieme a Rogers e Buendia. Il belga ha trovato il vantaggio con una conclusione al volo di grande qualità sugli sviluppi di un corner, premiando il momento migliore dei Villans. Da lì in avanti il Friburgo si è completamente disunito, accusando il colpo anche dal punto di vista mentale. Il 2-0 arrivato nei minuti di recupero del primo tempo, con il sinistro a giro di Buendia sotto l’incrocio, ha di fatto tolto ogni margine di rimonta alla squadra di Schuster. Nel secondo tempo l’Aston Villa ha fatto esattamente quello che serviva fare in una finale: controllo dei ritmi, gestione del possesso e ripartenze continue negli spazi lasciati dal Friburgo. Emery dalla panchina ha continuato a guidare ogni movimento dei suoi, chiedendo attenzione anche sul doppio vantaggio. Il terzo gol, firmato da Rogers dopo una bellissima azione sviluppata sulla destra, è stato la fotografia della differenza tecnica e atletica vista in campo per tutta la serata.
Da quel momento in poi, il Besiktas Park si è trasformato in una festa inglese. I tifosi del Villa hanno accompagnato gli ultimi minuti tra cori e bandiere, mentre il Friburgo ha lentamente accettato un risultato che non è mai sembrato realmente in discussione dopo l’intervallo. In tribuna, ad assistere al trionfo dei Villans, c’era anche il principe William, tifoso dichiarato dell’Aston Villa. Emery ha così potuto gestire le energie nel finale, inserendo giocatori di qualità ed esperienza come Douglas Luiz e Tyrone Mings a partita ormai chiusa. Per l’Aston Villa questo successo rappresenta molto più di una semplice vittoria europea. È la conferma definitiva del salto di dimensione compiuto dal club negli ultimi anni sotto la guida di Emery. Una squadra che fino a poco tempo fa lottava nelle zone basse della Premier oggi torna a vincere in Europa e lo fa mostrando solidità, qualità e una mentalità ormai da grande squadra. Per il Friburgo resta invece una finale storica raggiunta con merito, ma anche la sensazione di aver incontrato un avversario semplicemente superiore sotto ogni aspetto.
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Un'articolata e complessa indagine ha permesso di assicurare alla giustizia i presunti responsabili della violenta rapina in abitazione consumata la notte tra l'11 e il 12 marzo 2025 ai danni di due coniugi a Malo (VI). Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Vicenza, Matteo Mantovani, su richiesta del Sostituto Procuratore. Hans Roderich Blattner che ha coordinato le indagini, ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro individui. Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di concorso in rapina pluriaggravata e furto. L'operazione è scattata alle prime ore di oggi tra Torrebelvicino (VI), Pontedera (PI) e Pisa. Ha visto l'impiego di oltre 100 Carabinieri dei Comandi Provinciali di Vicenza e Pisa, supportati da due squadre delle Aliquote di Primo Intervento (Api), dalle Squadre Operative di Supporto (Sos) e da unità cinofile.
L'incubo per la coppia di coniugi ha avuto inizio intorno alle 23:40, quando un commando composto da quattro uomini, vestiti di nero e con il volto coperto da passamontagna ha fatto irruzione nella villa, cogliendo di sorpresa il proprietario mentre faceva uscire il cane in giardino. Le vittime sono state brutalmente immobilizzate e legate ai polsi e alle caviglie con fili del telefono e lacci di scarpe. Il marito è stato inoltre torturato con getti d’acqua gelata. Sotto la costante minaccia di un bisturi puntato al volto della donna, i rapinatori hanno costretto i coniugi a consegnare le chiavi delle casseforti, razziando un bottino stimato in non meno di 50.000 euro. Tra i beni sottratti figurano orologi di lusso ( Piaget, Baume & Mercier e Longines), gioielli e pietre preziose risalenti agli anni '60. Le indagini, condotte in perfetta sinergia dal Nucleo Investigativo di Vicenza e dalla Compagnia di Schio, hanno svelato un piano criminale meticolosamente architettato. Il commando, partito dalla provincia di Pisa, si è mosso a bordo di un'autovettura DR5 noleggiata in aeroporto. Per il noleggio sono state utilizzate patenti e documenti serbi contraffatti, intestati all'identità fittizia di un inesistente Elia Simic, sui quali era stata applicata la foto di un soggetto all'epoca latitante. Per eludere i controlli, il gruppo ha comunicato esclusivamente tramite schede telefoniche "dedicate", intestate a prestanome stranieri. Una volta giunti nel Vicentino, i criminali hanno asportato le targhe da un'auto in sosta a Schio per applicarle tramite fascette da elettricista al veicolo a noleggio, muovendosi così verso l'obiettivo. L'incrocio tra i dati dei sistemi di videosorveglianza stradale, i tracciati Gps satellitari della vettura e l'analisi tempestiva delle celle telefoniche ha permesso agli inquirenti di ricostruire l'esatto percorso dei malviventi. La svolta scientifica è arrivata grazie al Ris (Reparto Investigazioni Scientifiche) di Parma, che attraverso complessi riscontri tecnici è riuscito a esaltare e identificare le impronte digitali lasciate da due dei trasfertisti toscani sulla scena del crimine. L’attività investigativa ha così svelato anche il ruolo chiave di un quarto complice, un uomo residente a Torrebelvicino (VI).
L'indagato ha funto da basista sul territorio, fornendo supporto logistico e un rifugio sicuro alla banda prima e dopo il colpo, mettendosi anche alla guida dell'auto nell'area scledense. Considerata la scaltrezza, la gravità dei fatti, l'uso di armi e il concreto e attualissimo pericolo di reiterazione dei reati – essendo tutti gli indagati gravati da plurimi precedenti e privi di stabile attività lavorativa – il Gip ha ritenuto inidonea qualsiasi misura alternativa, ordinando la custodia in carcere. Nel corso delle indagini sulla rapina di Malo, i Carabinieri hanno scoperto un inquietante retroscena. Due degli indagati, insieme ad altri due complici toscani, la sera del 18 marzo 2025 si erano introdotti in una villa a Verona, violando i sigilli giudiziari. Si tratta dell'abitazione in cui, appena tre giorni prima, erano stati rinvenuti i cadaveri mummificati di due coniugi, motivo per cui l’intera proprietà era sotto sequestro. Quella sera, l'allarme lanciato da alcuni cittadini aveva provocato il pronto intervento delle Forze dell'Ordine, costringendo i malfattori a fuggire a piedi e ad abbandonare sul posto sia gli attrezzi da scasso sia l'auto (di proprietà del padre di uno degli indagati, che per precostituirsi un alibi ne aveva denunciato il furto al 112 quella sera stessa). Anche in quell'occasione, dopo essersi nascosti in zona, i fuggitivi avevano contattato il basista di Torrebelvicino. Quest'ultimo era partito nella notte alla volta di Verona per recuperarli e ospitarli a casa sua, in attesa che un'auto «di staffetta» arrivasse dalla Toscana per riportarli a Pisa.
Sebbene nella villa di Verona siano stati trovati chiari segni di rovistamento rispetto al sopralluogo giudiziario di pochi giorni prima, ad oggi non è stato possibile stabilire se siano stati effettivamente rubati dei preziosi: i due coniugi deceduti vivevano infatti in estremo isolamento sociale e non avevano parenti prossimi in grado di fornire un inventario dei beni. «Si rappresenta che la misura è stata adottata di iniziativa da parte del Comando procedente e che per il principio della presunzione di innocenza, la colpevolezza delle persone sottoposte ad indagine in relazione alla vicenda sarà definitivamente accertata solo ove intervenga sentenza irrevocabile di condanna o forme analoghe»
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