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2018-05-21
La «beauty valley» mondiale è in Lombardia ma le donne italiane guardano alla Corea
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Con 11 miliardi di dollari di giro d'affari nel 2017, l'Italia si conferma il decimo mercato a livello mondiale nel campo della cosmesi. Non poco se si considera che a livello mondiale il business della bellezza vale 455 miliardi, 89 di questi generati soltanto negli Stati Uniti, di gran lunga il primo Paese al mondo per fatturato nel settore. I dati arrivano da una ricerca di Euromonitor international, secondo cui il mondo del beauty è destinato a crescere nel 2018 a 467 miliardi di dollari, nel 2019 a 480, nel 2020 a 493 e nel 2021 a superare la soglia dei 500 miliardi con 507 miliardi di giro d'affari.
A farla da padrone sono i prodotti per la pelle, che valgono il 26,8% (134 miliardi) del fatturato mondiale, seguiti dai prodotti per capelli (77,5 miliardi), dal mondo del trucco (14,2% per un valore di 71 miliardi), dai profumi (10,6%, 53 miliardi) e dai prodotti per bagno e doccia (8,4%, 42 miliardi). Il resto, il 24,5% (124 miliardi), è rappresentato dai prodotti per i bambini, deodoranti, strumenti per la depilazione, per farsi la barba e per proteggersi dal sole.
Se dunque gli Stati Uniti sono di gran lunga la prima nazione al mondo per giro d'affari, al secondo posto troviamo la Cina, con 56 miliardi di fatturato. La medaglia di bronzo va al Giappone con 38 miliardi di dollari di ricavi. Seguono il Brasile (31 miliardi), la Germania e il Regno Unito (entrambe 18 miliardi), la Francia con 15 miliardi, l'India e la Corea del Sud con 13 e l'Italia con 11.
E in Italia? Secondo i dati diffusi da Cosmetica Italia, l'associazione nazionale del settore legata a Confindustria, nel 2017 il giro d'affari italiano è salito del 4,3% rispetto al 2016. L'export rimane la componente chiave per la crescita dei valori di produzione, segnando un incremento di 8 punti percentuali e arrivando a toccare i 4,7 miliardi di euro. Anche la bilancia commerciale registra un nuovo record, raggiungendo i 2,5 miliardi di euro. Significativo il quadro dell'intera filiera cosmetica che, analizzando tutti gli anelli della catena (ingredienti, macchinari, imballaggio, prodotto finito), vanta un fatturato complessivo superiore ai 15,7 miliardi di euro (+4,8% sul 2016).
La salute del settore si rispecchia anche nell'andamento dei singoli canali, che continuano a registrare trend positivi. I dati preconsuntivi relativi al secondo semestre del 2017, infatti, registrano una lenta, ma costante espansione per i canali dell'erboristeria (+0,9% rispetto all'anno scorso) e della farmacia (+2%). In aumento di 1,5 punti percentuali anche la grande distribuzione, con un valore delle vendite che supera i 4 miliardi di euro: oltre il 40% della distribuzione di cosmetici a livello nazionale. Sui numeri del canale incidono in maniera significativa i fenomeni della distribuzione monomarca e dei punti vendita casa-toilette. Il comparto della produzione cosmetica conto terzi vanta un fatturato di oltre 1 miliardo di euro, con un incremento pari a +8,5%. L'unica eccezione alla crescita generale è la profumeria tradizionale, in lieve calo dello 0,5%. Crescono significativamente anche le vendite dirette (+8,7%), spinte dal mondo digitale: l'e-commerce segna un incremento a doppia cifra (+23%). Certo, si tratta di numeri ancora marginali: 820 milioni di euro per le vendite dirette, di cui circa 300 milioni sono da attribuire all'e-commerce. L'analisi dei trend di consumo dei singoli prodotti evidenzia la crescita significativa di contorno occhi e zone specifiche (+7,2%), seguiti da rossetti, lucidalabbra e prodotti legati alla protezione dal sole (+6,9%).
A livello di famiglie di prodotto sono infatti i cosmetici per la cura del viso la principale famiglia di consumo nelle abitudini degli italiani che, grazie al trend positivo del 2,7% rispetto al 2016, coprono il 16,9% del totale vendite per un valore pari a 1,4 miliardi di euro.
Il merito di questi numeri sono tutti della cosiddetta «beauty valley», la valle della bellezza, l'area che si estende tra le province di Milano, Bergamo, Crema e la Brianza dove ci sono più di 500 aziende con oltre 3.000 dipendenti (di cui 300 assunti nell'ultimo anno) che producono il 60% di ombretti, mascara, ciprie e rossetti utilizzati dalle donne (e dagli uomini) del pianeta. Si tratta di aziende perlopiù sconosciute che producono trucchi per Dior, Chanel, Estée Lauder, Lancôme, Elizabeth Arden, Shiseido, Helena Rubinstein e molti altri. Queste aziende destinano il 6-7% del fatturato alla ricerca e allo sviluppo, ben più del settore manifatturiero che in media non arriva al 3%, spiegano dati diffusi dal Polo tecnologico della cosmesi.
Sono in pochi, dunque a saperlo, ma l'Italia sembra destinata ad essere nei prossimi anni uno degli attori più importanti del settore della cosmesi all'interno dello scacchiere mondiale. Tra le poche nicchie italiane in piena crescita e alla costante ricerca di nuovi professionisti.
Gianluca Baldini
Il lusso è un rossetto che diventa un gioiello da indossare

Chiara Scelsi stende sul viso Millenialskin, il nuovo fondotinta di Dolce&Gabbana
Dolce&Gabbana
In media si stima che, per un trucco completo per una serata particolare, una donna impieghi circa 40 minuti davanti allo specchio. Truccarsi, dopotutto, non è un procedimento per nulla semplice. Bisogna calcolare perfettamente il colore più adatto alla propria pelle in quel momento, scegliere la consistenza giusta di ombretti e polveri, selezionare il prodotto perfetto per idratare e al contempo esaltare le labbra e, soprattutto, bisogna prestare massima attenzione al mascara che si passerà sulle ciglia. Un incurvante scelto al momento sbagliato potrebbe infatti compromettere completamente tutto il lavoro precedentemente effettuato e costringere a ripartire da zero.
Ovviamente, quello appena descritto, non è un procedimento attuabile tutti i giorni per andare al lavoro ma è una routine ben nota a chi è abituata a cene e party esclusivi che, oltre ad abiti e accessori di lusso, richiedono anche l'utilizzo di un make up che spesso può arrivare a costare anche cifre a tre zeri.
Ma quali sono i brand «irraggiungibili» per i comuni mortali? Chantecaille è un marchio newyorkese noto per produrre vere e proprie opere d'arte. Le sue palette si ispirano alla natura e sono il risultato di una combinazione di ricerca e tecnologia che ha portato alla creazione di prodotti unici nel loro genere in grado di resistere tutta la giornata senza stressarla e, anzi, nutrirla. La palette di ombretti creata per il ventesimo anniversario dell'azienda è in vendita oggi su Net-a-Porter, noto portale di lusso, a «soli» 84 euro.
Christian Louboutin ha portato il lusso delle sue scarpe con le suole rosse nel mondo del beauty creando una linea di make up dal packaging estroso, unico nel suo genere. Se gli smalti ricordano dei pennelli in un calamaio extra lusso, i rossetti (in vendita a 90 euro l'uno) sono dei piccoli gioielli nella loro confezione dorata che ricorda una fialetta che può essere tranquillamente trasformata in un ciondolo esclusivo. Tom Ford è senza dubbio uno dei re del make up di lusso. Le sue palette per lo strobing e il contouring sono un must have per le amanti di prodotti beauty di lusso. Perfette per una combinazione di pelle di luna con sfumature ambrate, il prezzo di vendita è di circa 80 euro. Una spesa importante, certo, ma di cui - assicurano le make up artist - non vi pentirete. Charlotte Tilbury è una tra le più note make up artist inglesi e ha creato una linea ambitissima soprattutto dalle più giovani abitate a vedere i suoi prodotti utilizzati nella realizzazione di make up per le star di tutto il mondo. Tra i suoi prodotti più noti c'è il magic foundation, un fondotinta di un'unica colorazione che promette di adattarsi perfettamente a 15 incarnati diversi in vendita alla modica cifra di 40 euro.
Dolce & Gabbana hanno fatto del make up un inno all'italianità. Rossetti al profumo di violetta, eyeliner color della pece perfetti per chi vuole sottolineare il proprio sguardo e una vasta selezione di ombretti e mascara hanno fatto della linea beauty del marchio un vero e proprio feticcio per le donne di tutto il mondo. Imperdibile l'ultimo prodotto della linea viso, millenialskin, un fondotinta leggerissimo illuminante e idratante con protezione solare 30 in vendita a circa 40 euro e che dona al viso un finish fresco e naturale per un incarnato luminoso e dal colorito uniforme.
Marianna Baroli
Guida low-cost al trucco da star

Le tendenze beauty 2018 puntano a evidenziare i tratti caratteristici del volto, catturare la luce e avere una pelle luminosa, il nude look è l'ultimo trend sotto la lente di tutte le appassionate di beauty che guardano con attenzione a Instagram e agli account di modelle attrici per scoprirne i segreti di bellezza. Per imitare i loro look, risparmiando, entra in gioco il beauty low cost. Un mondo snobbato da molti che pensano che il basso presso sia sinonimo di bassa qualità. L'errore, in questo caso è grossolano. Esistono infatti brand, da Essence a Catrice fino a Primark che offrono prodotti decisamente competitivi con i più noti - e costosi brand - a prezzi piccolissimi.
Un esempio. Il mascara volume stylist 18h lash extension di Essence è uno di quei prodotti che vi stupiranno. Il nero è intenso, l'effetto incurvante e allungante è immediato. Con due passate vi sembrerà di indossare ciglia finte senza il peso di colle e fibre che potrebbero staccarsi da un momento all'alto se non ben applicate. Il suo prezzo, soli 3,79 euro, fa di questo mascara uno dei prodotti migliori presenti a oggi sul mercato del beauty per gli occhi. Per un effetto davvero unico, investite altri 3,79 euro e acquistate il «fratello» di questo mascara, il volume stylist 18h: l'effetto drammatico è assicurato.
Per chi ama l'effetto nude sulle labbra, il Ps... ultimate lip collection set di Primark (in vedita a 8 euro) vi aiuterà a ottenere una bocca dalle tonalità nude, delicata ma sensuale per look perfetto dal giorno alla notte. Il fondotinta liquido di Catrice garantisce una media coprenza, una lunghissima durata con effetto opaco, e non risulta troppo pesante sulla pelle. È disponibile in quattro colorazioni ed è in vendita a circa 6 euro negli store autorizzati. Ottimi e in vendita a un prezzo piccolissimo sono anche i prodotti brandizzati Sephora. Imperdibili i kit labbra composti da scrub al miele in comodi astucci simili a quelli di un burrocacao da tenere sempre in borsetta e i mini eyeliner il cui pennello si infila letteralmente sul proprio indice diventando un'estensione della nostra mano, per un effetto delicato e senza sbavature.
Per chi vuole osare e imitare le eroine di manga e anime, il trend k-pop non ha risparmiato nemmeno il mondo dei beauty. Proprio Primark ha creato Ps... Kpop, una linea beauty d'spirazione coreana che offre una gamma completa di prodotti per un viso fresco e un look raggiante a cui si aggiungono divertenti accessori che donano un tocco d'ironia alla beauty routine. Anche in questo caso i prezzi sono piccolissimi e vanno dai 6 euro dell'illuminante viso ai 3 del rossetto matte icco di vitamina e che promette labbra da baciare dal mattino alla sera.
Marianna Baroli
Le donne musulmane spendono in cosmesi più di quelle occidentali

Quando una donna non può mostrare il corpo e i capelli, il viso diventa il suo unico elemento distintivo ed ecco che i cosmetici assumono un ruolo predominante. È in base a questa regola che le donne mediorientali si stanno sempre più interessando al make up, nel tentativo di trovare un equilibrio tra gli abiti che sono costrette a indossare e uno stile di vita emule dei loro idoli occidentali. Come assomigliare a Rihanna o a Kim Kardashian quando si indossa un hijab o un burqa? Attraverso il trucco.
Basta guardare i numeri della spesa delle donne musulmane per i cosmetici. Una donna in Iran spende 140 dollari all'anno per i trucchi, mentre la media europea è di 99. Il mercato della bellezza è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, arrivando a quasi 5 miliardi di dollari in Arabia Saudita, 3.5 miliardi in Iran e 1.4 miliardi negli Emirati Arabi Uniti. Sephora Ae (Emirati Arabi, ndr) ha stilato una lista dei prodotti più venduti durante lo scorso anno. Nella lista - tutta extralusso - si trova la nuova linea beauty della cantante Rihanna - Fenty Beauty - con il suo illuminante dorato e il fondotinta adatto a ogni incarnato. Seguono l'eyeliner di una make up artist Kat von D e le ciglia finte per garantire uno sguardo ammaliante. In classifica anche il famoso mascara Too Faced che per i Paesi arabi cambia il suo nome da «Better than Sex» a «Better than love».
Ma sono ombretti e rossetti a sorprendere maggiormente per le loro tonalità sgargianti. Dal rosso al rosa shocking passando per il blu e il verde, sembra che nessuna tinta sia troppo per le donne del Medioriente. I colori sono la loro «arma» contro il nero degli abiti che devono indossare. «Una donna araba non esce mai senza trucco e non ha certo bisogno di un'occasione speciale per osare», racconta Najla Sultan Bin Awwad, che da qualche anno - grazie al permesso del marito e alla decisione dell'allora re saudita Abdullah - lavora da Sephora.
«Era difficile trovare il trucco giusto quando i commessi erano uomini e non potevamo neanche mostrargli il nostro viso», racconta. Ma queste donne che spendono così tanto in trucchi, possono mai mostrarsi? «Sì, ma solo durante le feste o i matrimoni. E quando siamo solo tra donne».
Mariella Baroli
Ossessione orientale: a Milano apre Miin, il primo negozio di cosmetica coreana

Il segreto di bellezza delle donne coreane è semplicissimo e si chiama «glass skin» ovvero «pelle di vetro». Il trucco, c'è ma non si vede. L'idratazione e la pulizia del viso, l'effetto «bagnato» come appena uscite da un tuffo in piscina, sono questi i principali consigli di bellezza che provengono dall'Oriente, da sempre leader indiscusso nel mondo del beauty.
Abbiamo parlato con Olga Kim, regional manager di Miin, il primo negozio in Italia interamente dedicato alla korean cosmetics che ha aperto nei giorni scorsi a Milano, in via San Nicolao 2, a pochi passi dal Castello Sforzesco.
Olga, in cosa si differenzia la cosmetica coreana da quella occidentale?
«La donna coreana si concentra sulla bellezza della sua pelle prima di dedicarsi al make up. Se la pelle è luminosa, significa che è pulita e sana, e questo è sinonimo di bellezza. In Italia e un po' in tutto l'Occidente è invece uso comune pensare che la pelle più è opaca più è bella. Ma vi siete accorti di quanto l'opacità sottolinei la presenza di imperfezioni e rughe?».
E quindi ecco la routine in 10 passi, un vero e proprio rituale di bellezza che qui non è ancora così noto. Può raccontarcelo meglio?
«È una routine semplice, che richiede tempo è vero, ma che se effettuata correttamente tutti i giorni e due volte al giorno porta a risultati miracolosi. Si inizia con la pulizia del viso con un olio».
Perché l'olio e non una semplice acqua micellare?
«La differenza è sostanziale: l'olio scioglie ogni residuo di make up, non richiede lo sfregamento della pelle con tamponcini e al contempo deterge nel profondo. L'acqua micellare si ferma invece allo strato superiore della pelle e non porta gli stessi risultati».
Continuiamo con la routine.
«Il secondo step è quello della detersione con un gel schiumoso che ha il compito di rimuovere le impurità a base di acqua, come per esempio il sudore. Terzo passo, l'esfoliazione. Per le donne occidentali è qualcosa da fare una volta ogni tanto, per le coreane invece è uno dei passi fondamentali della routine di bellezza soprattutto nella zona T (fronte-naso-mento) perché previene la comparsa di imperfezioni come brufoletti e punti neri».
Siamo arrivati al quarto passo.
«L'utilizzo di un tonico. Questo è il vero crocevia della k-beauty. La donna coreana non rinuncia mai a un buon tonico, senza alcol, perché sa che è di fondamentale importanza. Il tonico rimuove infatti qualsiasi residuo dei prodotti precedenti e ripristina l'equilibrio della pelle preparandola ad assorbire il prossimo prodotto, ovvero l'essenza».
L'essenza?
«In Italia non è ancora molto conosciuta, in Oriente è un vero e proprio must. E' fondamentalmente un prodotto idratante intensivo, ma delicato. In grado di dare un «boost» di benessere alla pelle. Un po' come quando ci si bagna il viso con un getto d'acqua fresca: l'idea dell'essenza è quella di idratare e lasciare la pelle lucida e luminosa».
Ma la pelle lucida non è sinonimo di pelle grassa?
«In Occidente sì. Nelle regole beauty coreane una pelle lucida è luminosa, è una «glass skin» ed è sinonimo di estrema bellezza. Per raggiungere questo risultato bisogna compiere i dieci passi della routine alla perfezione concludendo l'idratazione con un tonico, un contorno occhi, una crema idratante e, infine, uno strato di trucco».
Fondotinta?
«Le donne coreane prediligono la bb cream con una protezione solare elevata, di solito 30 o 50».
Cosa ha portato Miin Cosmetics in Italia?
«Prodotti diversi che pur essendo già molto conosciuti a livello mondiale in Italia sono ancora poco noti. Tra questi brand per esempio c'è Klairs che rispetta la regola di escludere dai suoi prodotti gli ingredienti non necessari come coloranti, alcol, parabeni o fragranze artificiali, E Nature Cosmetics, un marchio che produce prodotti delicati con ingredienti naturali, vegano anche nel packaging o Blithe, rivoluzionario perché semplifica i 10 passi della routine unendo vari prodotti in uno solo».
Marianna Baroli
Basta un clic e gli specialisti del trucco ti raggiungono sul posto di lavoro

Fare shopping online è senza dubbio divertente. Secondo il centro studi Human Highway, tra le categorie più gettonate nel settore beauty, in prima posizione ci sono i profumi con un valore di 32 milioni di euro, seguiti dai prodotti per la cura del corpo (22 milioni) e del viso (18 milioni). In quarta posizione gli articoli per i capelli (17 milioni) e in quinta il make-up (16 milioni). Abbiamo selezionato per voi alcuni brand e servizi unici nel loro genere, da provare almeno una volta nella vita. Tutti disponibili online.
Neve Cosmetics. Nasce nel 2009 in provincia di Torino e in pochi anni Neve Cosmetics diventa uno dei marchi più amati dalle appassionate di makeup. Merito della gamma di colori, che va dalle tinte più delicate a quelle più sgargianti come il giallo, l'azzurro e il verde brillante. Ma Neve Cosmetics non è solo questo. Tutti i prodotti sono completamente naturali, niente siliconi, parabeni e petrolatum, e in più sono anche cruelty-free per una scelta consapevole.
Hekate. Il loro laboratorio ha sede in provincia di Verona, più precisamente a Bardolino (Verona) dove ogni giorno vengono create creme su misura. Basta infatti recarsi sul loro sito www.hekatecosmetics.com e rispondere a una serie di domande per creare un prodotto adatto alle vostre esigenze. Una volta evidenziate le vostre necessità e il vostro tipo di pelle potrete scegliere quattro principi attivi,tre estratti e una fragranza. Et voilà, la crema è pronta.
L'Estetista Cinica. Zero fronzoli, zero bugie. Solo l'essenziale. Questo il mantra di Cristina Fogazzi, meglio conosciuta come l'estetista cinica. Imperdibili i suoi kit - così comodi da stare in un borsa - chiamati Rughe Botox Box, Smog Botox Box e Stress Botox Box. Per scegliere quale fa il caso tuo c'è un comodo test sul sito www.bellavera.it oppure basta farle una visita nel suo centro estetico nel cuore di Milano.
Madame Miranda. Parte da Milano, il primo servizio beauty on demand. Basta andare sul sito internet www.madamemiranda.com e scegliere quello di cui si ha bisogno. Da un massaggio rilassante a una manicure flash, una delle estetiste del gruppo arriverà ovunque voi siate, a casa, in ufficio, in palestra, in hotel, tutti i giorni, dalle 7 alle 22, con tutto il necessario. Madame Miranda lascia la scelta di ogni dettaglio alla cliente: data, ora, luogo e beauty specialist. E proprio per questo motivo ha studiato un protocollo per ogni beauty session- dalle tradizionali alle più speciali - per offrire un trattamento di qualità, veloce e sicuro in qualunque location.
Mariella Baroli
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Il giro d'affari ammonta a 11 miliardi di dollari e l'Italia è al decimo posto. Nell'area Milano-Como-Bergamo-Crema si realizza il 60% dei cosmetici del pianeta. Oltre 500 aziende che producono per i grandi marchi e investono in ricerca e sviluppo fino al 7% del fatturato (la media nel manifatturiero non supera il 3%).Il mercato del beauty di lusso, amato dalle donne arabe, propone ombretti e mascara che costano oltre 100 euro. Intanto online arriva la possibilità di avere il proprio specialista in casa, in ufficio o in hotel.Apre a Milano il primo negozio ispirato alla tradizione coreana. Miin cosmetics promette di rivoluzionare il modo di vivere la bellezza delle ragazze occidentali: «Il trucco per essere belle? Avere la pelle lucida e idratata, come appena uscite dall'acqua».Lo speciale contiene sei articoli. Con 11 miliardi di dollari di giro d'affari nel 2017, l'Italia si conferma il decimo mercato a livello mondiale nel campo della cosmesi. Non poco se si considera che a livello mondiale il business della bellezza vale 455 miliardi, 89 di questi generati soltanto negli Stati Uniti, di gran lunga il primo Paese al mondo per fatturato nel settore. I dati arrivano da una ricerca di Euromonitor international, secondo cui il mondo del beauty è destinato a crescere nel 2018 a 467 miliardi di dollari, nel 2019 a 480, nel 2020 a 493 e nel 2021 a superare la soglia dei 500 miliardi con 507 miliardi di giro d'affari. A farla da padrone sono i prodotti per la pelle, che valgono il 26,8% (134 miliardi) del fatturato mondiale, seguiti dai prodotti per capelli (77,5 miliardi), dal mondo del trucco (14,2% per un valore di 71 miliardi), dai profumi (10,6%, 53 miliardi) e dai prodotti per bagno e doccia (8,4%, 42 miliardi). Il resto, il 24,5% (124 miliardi), è rappresentato dai prodotti per i bambini, deodoranti, strumenti per la depilazione, per farsi la barba e per proteggersi dal sole. Se dunque gli Stati Uniti sono di gran lunga la prima nazione al mondo per giro d'affari, al secondo posto troviamo la Cina, con 56 miliardi di fatturato. La medaglia di bronzo va al Giappone con 38 miliardi di dollari di ricavi. Seguono il Brasile (31 miliardi), la Germania e il Regno Unito (entrambe 18 miliardi), la Francia con 15 miliardi, l'India e la Corea del Sud con 13 e l'Italia con 11. E in Italia? Secondo i dati diffusi da Cosmetica Italia, l'associazione nazionale del settore legata a Confindustria, nel 2017 il giro d'affari italiano è salito del 4,3% rispetto al 2016. L'export rimane la componente chiave per la crescita dei valori di produzione, segnando un incremento di 8 punti percentuali e arrivando a toccare i 4,7 miliardi di euro. Anche la bilancia commerciale registra un nuovo record, raggiungendo i 2,5 miliardi di euro. Significativo il quadro dell'intera filiera cosmetica che, analizzando tutti gli anelli della catena (ingredienti, macchinari, imballaggio, prodotto finito), vanta un fatturato complessivo superiore ai 15,7 miliardi di euro (+4,8% sul 2016). La salute del settore si rispecchia anche nell'andamento dei singoli canali, che continuano a registrare trend positivi. I dati preconsuntivi relativi al secondo semestre del 2017, infatti, registrano una lenta, ma costante espansione per i canali dell'erboristeria (+0,9% rispetto all'anno scorso) e della farmacia (+2%). In aumento di 1,5 punti percentuali anche la grande distribuzione, con un valore delle vendite che supera i 4 miliardi di euro: oltre il 40% della distribuzione di cosmetici a livello nazionale. Sui numeri del canale incidono in maniera significativa i fenomeni della distribuzione monomarca e dei punti vendita casa-toilette. Il comparto della produzione cosmetica conto terzi vanta un fatturato di oltre 1 miliardo di euro, con un incremento pari a +8,5%. L'unica eccezione alla crescita generale è la profumeria tradizionale, in lieve calo dello 0,5%. Crescono significativamente anche le vendite dirette (+8,7%), spinte dal mondo digitale: l'e-commerce segna un incremento a doppia cifra (+23%). Certo, si tratta di numeri ancora marginali: 820 milioni di euro per le vendite dirette, di cui circa 300 milioni sono da attribuire all'e-commerce. L'analisi dei trend di consumo dei singoli prodotti evidenzia la crescita significativa di contorno occhi e zone specifiche (+7,2%), seguiti da rossetti, lucidalabbra e prodotti legati alla protezione dal sole (+6,9%). A livello di famiglie di prodotto sono infatti i cosmetici per la cura del viso la principale famiglia di consumo nelle abitudini degli italiani che, grazie al trend positivo del 2,7% rispetto al 2016, coprono il 16,9% del totale vendite per un valore pari a 1,4 miliardi di euro. Il merito di questi numeri sono tutti della cosiddetta «beauty valley», la valle della bellezza, l'area che si estende tra le province di Milano, Bergamo, Crema e la Brianza dove ci sono più di 500 aziende con oltre 3.000 dipendenti (di cui 300 assunti nell'ultimo anno) che producono il 60% di ombretti, mascara, ciprie e rossetti utilizzati dalle donne (e dagli uomini) del pianeta. Si tratta di aziende perlopiù sconosciute che producono trucchi per Dior, Chanel, Estée Lauder, Lancôme, Elizabeth Arden, Shiseido, Helena Rubinstein e molti altri. Queste aziende destinano il 6-7% del fatturato alla ricerca e allo sviluppo, ben più del settore manifatturiero che in media non arriva al 3%, spiegano dati diffusi dal Polo tecnologico della cosmesi. Sono in pochi, dunque a saperlo, ma l'Italia sembra destinata ad essere nei prossimi anni uno degli attori più importanti del settore della cosmesi all'interno dello scacchiere mondiale. Tra le poche nicchie italiane in piena crescita e alla costante ricerca di nuovi professionisti. 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Truccarsi, dopotutto, non è un procedimento per nulla semplice. Bisogna calcolare perfettamente il colore più adatto alla propria pelle in quel momento, scegliere la consistenza giusta di ombretti e polveri, selezionare il prodotto perfetto per idratare e al contempo esaltare le labbra e, soprattutto, bisogna prestare massima attenzione al mascara che si passerà sulle ciglia. Un incurvante scelto al momento sbagliato potrebbe infatti compromettere completamente tutto il lavoro precedentemente effettuato e costringere a ripartire da zero. Ovviamente, quello appena descritto, non è un procedimento attuabile tutti i giorni per andare al lavoro ma è una routine ben nota a chi è abituata a cene e party esclusivi che, oltre ad abiti e accessori di lusso, richiedono anche l'utilizzo di un make up che spesso può arrivare a costare anche cifre a tre zeri. Ma quali sono i brand «irraggiungibili» per i comuni mortali? Chantecaille è un marchio newyorkese noto per produrre vere e proprie opere d'arte. Le sue palette si ispirano alla natura e sono il risultato di una combinazione di ricerca e tecnologia che ha portato alla creazione di prodotti unici nel loro genere in grado di resistere tutta la giornata senza stressarla e, anzi, nutrirla. La palette di ombretti creata per il ventesimo anniversario dell'azienda è in vendita oggi su Net-a-Porter, noto portale di lusso, a «soli» 84 euro.Christian Louboutin ha portato il lusso delle sue scarpe con le suole rosse nel mondo del beauty creando una linea di make up dal packaging estroso, unico nel suo genere. Se gli smalti ricordano dei pennelli in un calamaio extra lusso, i rossetti (in vendita a 90 euro l'uno) sono dei piccoli gioielli nella loro confezione dorata che ricorda una fialetta che può essere tranquillamente trasformata in un ciondolo esclusivo. Tom Ford è senza dubbio uno dei re del make up di lusso. Le sue palette per lo strobing e il contouring sono un must have per le amanti di prodotti beauty di lusso. Perfette per una combinazione di pelle di luna con sfumature ambrate, il prezzo di vendita è di circa 80 euro. Una spesa importante, certo, ma di cui - assicurano le make up artist - non vi pentirete. Charlotte Tilbury è una tra le più note make up artist inglesi e ha creato una linea ambitissima soprattutto dalle più giovani abitate a vedere i suoi prodotti utilizzati nella realizzazione di make up per le star di tutto il mondo. Tra i suoi prodotti più noti c'è il magic foundation, un fondotinta di un'unica colorazione che promette di adattarsi perfettamente a 15 incarnati diversi in vendita alla modica cifra di 40 euro.Dolce & Gabbana hanno fatto del make up un inno all'italianità. Rossetti al profumo di violetta, eyeliner color della pece perfetti per chi vuole sottolineare il proprio sguardo e una vasta selezione di ombretti e mascara hanno fatto della linea beauty del marchio un vero e proprio feticcio per le donne di tutto il mondo. Imperdibile l'ultimo prodotto della linea viso, millenialskin, un fondotinta leggerissimo illuminante e idratante con protezione solare 30 in vendita a circa 40 euro e che dona al viso un finish fresco e naturale per un incarnato luminoso e dal colorito uniforme.Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="guida-low-cost-al-trucco-da-star" data-post-id="2569676529" data-published-at="1782709680" data-use-pagination="False"> Guida low-cost al trucco da star Le tendenze beauty 2018 puntano a evidenziare i tratti caratteristici del volto, catturare la luce e avere una pelle luminosa, il nude look è l'ultimo trend sotto la lente di tutte le appassionate di beauty che guardano con attenzione a Instagram e agli account di modelle attrici per scoprirne i segreti di bellezza. Per imitare i loro look, risparmiando, entra in gioco il beauty low cost. Un mondo snobbato da molti che pensano che il basso presso sia sinonimo di bassa qualità. L'errore, in questo caso è grossolano. Esistono infatti brand, da Essence a Catrice fino a Primark che offrono prodotti decisamente competitivi con i più noti - e costosi brand - a prezzi piccolissimi. Un esempio. Il mascara volume stylist 18h lash extension di Essence è uno di quei prodotti che vi stupiranno. Il nero è intenso, l'effetto incurvante e allungante è immediato. Con due passate vi sembrerà di indossare ciglia finte senza il peso di colle e fibre che potrebbero staccarsi da un momento all'alto se non ben applicate. Il suo prezzo, soli 3,79 euro, fa di questo mascara uno dei prodotti migliori presenti a oggi sul mercato del beauty per gli occhi. Per un effetto davvero unico, investite altri 3,79 euro e acquistate il «fratello» di questo mascara, il volume stylist 18h: l'effetto drammatico è assicurato. Per chi ama l'effetto nude sulle labbra, il Ps... ultimate lip collection set di Primark (in vedita a 8 euro) vi aiuterà a ottenere una bocca dalle tonalità nude, delicata ma sensuale per look perfetto dal giorno alla notte. Il fondotinta liquido di Catrice garantisce una media coprenza, una lunghissima durata con effetto opaco, e non risulta troppo pesante sulla pelle. È disponibile in quattro colorazioni ed è in vendita a circa 6 euro negli store autorizzati. Ottimi e in vendita a un prezzo piccolissimo sono anche i prodotti brandizzati Sephora. Imperdibili i kit labbra composti da scrub al miele in comodi astucci simili a quelli di un burrocacao da tenere sempre in borsetta e i mini eyeliner il cui pennello si infila letteralmente sul proprio indice diventando un'estensione della nostra mano, per un effetto delicato e senza sbavature.Per chi vuole osare e imitare le eroine di manga e anime, il trend k-pop non ha risparmiato nemmeno il mondo dei beauty. Proprio Primark ha creato Ps... Kpop, una linea beauty d'spirazione coreana che offre una gamma completa di prodotti per un viso fresco e un look raggiante a cui si aggiungono divertenti accessori che donano un tocco d'ironia alla beauty routine. Anche in questo caso i prezzi sono piccolissimi e vanno dai 6 euro dell'illuminante viso ai 3 del rossetto matte icco di vitamina e che promette labbra da baciare dal mattino alla sera.Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="le-donne-musulmane-spendono-in-cosmesi-piu-di-quelle-occidentali" data-post-id="2569676529" data-published-at="1782709680" data-use-pagination="False"> Le donne musulmane spendono in cosmesi più di quelle occidentali Quando una donna non può mostrare il corpo e i capelli, il viso diventa il suo unico elemento distintivo ed ecco che i cosmetici assumono un ruolo predominante. È in base a questa regola che le donne mediorientali si stanno sempre più interessando al make up, nel tentativo di trovare un equilibrio tra gli abiti che sono costrette a indossare e uno stile di vita emule dei loro idoli occidentali. Come assomigliare a Rihanna o a Kim Kardashian quando si indossa un hijab o un burqa? Attraverso il trucco. Basta guardare i numeri della spesa delle donne musulmane per i cosmetici. Una donna in Iran spende 140 dollari all'anno per i trucchi, mentre la media europea è di 99. Il mercato della bellezza è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, arrivando a quasi 5 miliardi di dollari in Arabia Saudita, 3.5 miliardi in Iran e 1.4 miliardi negli Emirati Arabi Uniti. Sephora Ae (Emirati Arabi, ndr) ha stilato una lista dei prodotti più venduti durante lo scorso anno. Nella lista - tutta extralusso - si trova la nuova linea beauty della cantante Rihanna - Fenty Beauty - con il suo illuminante dorato e il fondotinta adatto a ogni incarnato. Seguono l'eyeliner di una make up artist Kat von D e le ciglia finte per garantire uno sguardo ammaliante. In classifica anche il famoso mascara Too Faced che per i Paesi arabi cambia il suo nome da «Better than Sex» a «Better than love». Ma sono ombretti e rossetti a sorprendere maggiormente per le loro tonalità sgargianti. Dal rosso al rosa shocking passando per il blu e il verde, sembra che nessuna tinta sia troppo per le donne del Medioriente. I colori sono la loro «arma» contro il nero degli abiti che devono indossare. «Una donna araba non esce mai senza trucco e non ha certo bisogno di un'occasione speciale per osare», racconta Najla Sultan Bin Awwad, che da qualche anno - grazie al permesso del marito e alla decisione dell'allora re saudita Abdullah - lavora da Sephora. «Era difficile trovare il trucco giusto quando i commessi erano uomini e non potevamo neanche mostrargli il nostro viso», racconta. Ma queste donne che spendono così tanto in trucchi, possono mai mostrarsi? «Sì, ma solo durante le feste o i matrimoni. E quando siamo solo tra donne».Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="ossessione-orientale-a-milano-apre-miin-il-primo-negozio-di-cosmetica-coreana" data-post-id="2569676529" data-published-at="1782709680" data-use-pagination="False"> Ossessione orientale: a Milano apre Miin, il primo negozio di cosmetica coreana Il segreto di bellezza delle donne coreane è semplicissimo e si chiama «glass skin» ovvero «pelle di vetro». Il trucco, c'è ma non si vede. L'idratazione e la pulizia del viso, l'effetto «bagnato» come appena uscite da un tuffo in piscina, sono questi i principali consigli di bellezza che provengono dall'Oriente, da sempre leader indiscusso nel mondo del beauty. Abbiamo parlato con Olga Kim, regional manager di Miin, il primo negozio in Italia interamente dedicato alla korean cosmetics che ha aperto nei giorni scorsi a Milano, in via San Nicolao 2, a pochi passi dal Castello Sforzesco. Olga, in cosa si differenzia la cosmetica coreana da quella occidentale?«La donna coreana si concentra sulla bellezza della sua pelle prima di dedicarsi al make up. Se la pelle è luminosa, significa che è pulita e sana, e questo è sinonimo di bellezza. In Italia e un po' in tutto l'Occidente è invece uso comune pensare che la pelle più è opaca più è bella. Ma vi siete accorti di quanto l'opacità sottolinei la presenza di imperfezioni e rughe?».E quindi ecco la routine in 10 passi, un vero e proprio rituale di bellezza che qui non è ancora così noto. Può raccontarcelo meglio?«È una routine semplice, che richiede tempo è vero, ma che se effettuata correttamente tutti i giorni e due volte al giorno porta a risultati miracolosi. Si inizia con la pulizia del viso con un olio». Perché l'olio e non una semplice acqua micellare?«La differenza è sostanziale: l'olio scioglie ogni residuo di make up, non richiede lo sfregamento della pelle con tamponcini e al contempo deterge nel profondo. L'acqua micellare si ferma invece allo strato superiore della pelle e non porta gli stessi risultati». Continuiamo con la routine.«Il secondo step è quello della detersione con un gel schiumoso che ha il compito di rimuovere le impurità a base di acqua, come per esempio il sudore. Terzo passo, l'esfoliazione. Per le donne occidentali è qualcosa da fare una volta ogni tanto, per le coreane invece è uno dei passi fondamentali della routine di bellezza soprattutto nella zona T (fronte-naso-mento) perché previene la comparsa di imperfezioni come brufoletti e punti neri». Siamo arrivati al quarto passo.«L'utilizzo di un tonico. Questo è il vero crocevia della k-beauty. La donna coreana non rinuncia mai a un buon tonico, senza alcol, perché sa che è di fondamentale importanza. Il tonico rimuove infatti qualsiasi residuo dei prodotti precedenti e ripristina l'equilibrio della pelle preparandola ad assorbire il prossimo prodotto, ovvero l'essenza».L'essenza?«In Italia non è ancora molto conosciuta, in Oriente è un vero e proprio must. E' fondamentalmente un prodotto idratante intensivo, ma delicato. In grado di dare un «boost» di benessere alla pelle. Un po' come quando ci si bagna il viso con un getto d'acqua fresca: l'idea dell'essenza è quella di idratare e lasciare la pelle lucida e luminosa». Ma la pelle lucida non è sinonimo di pelle grassa?«In Occidente sì. Nelle regole beauty coreane una pelle lucida è luminosa, è una «glass skin» ed è sinonimo di estrema bellezza. Per raggiungere questo risultato bisogna compiere i dieci passi della routine alla perfezione concludendo l'idratazione con un tonico, un contorno occhi, una crema idratante e, infine, uno strato di trucco». Fondotinta?«Le donne coreane prediligono la bb cream con una protezione solare elevata, di solito 30 o 50». Cosa ha portato Miin Cosmetics in Italia?«Prodotti diversi che pur essendo già molto conosciuti a livello mondiale in Italia sono ancora poco noti. Tra questi brand per esempio c'è Klairs che rispetta la regola di escludere dai suoi prodotti gli ingredienti non necessari come coloranti, alcol, parabeni o fragranze artificiali, E Nature Cosmetics, un marchio che produce prodotti delicati con ingredienti naturali, vegano anche nel packaging o Blithe, rivoluzionario perché semplifica i 10 passi della routine unendo vari prodotti in uno solo».Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="basta-un-clic-e-gli-specialisti-del-trucco-ti-raggiungono-sul-posto-di-lavoro" data-post-id="2569676529" data-published-at="1782709680" data-use-pagination="False"> Basta un clic e gli specialisti del trucco ti raggiungono sul posto di lavoro Fare shopping online è senza dubbio divertente. Secondo il centro studi Human Highway, tra le categorie più gettonate nel settore beauty, in prima posizione ci sono i profumi con un valore di 32 milioni di euro, seguiti dai prodotti per la cura del corpo (22 milioni) e del viso (18 milioni). In quarta posizione gli articoli per i capelli (17 milioni) e in quinta il make-up (16 milioni). Abbiamo selezionato per voi alcuni brand e servizi unici nel loro genere, da provare almeno una volta nella vita. Tutti disponibili online.Neve Cosmetics. Nasce nel 2009 in provincia di Torino e in pochi anni Neve Cosmetics diventa uno dei marchi più amati dalle appassionate di makeup. Merito della gamma di colori, che va dalle tinte più delicate a quelle più sgargianti come il giallo, l'azzurro e il verde brillante. Ma Neve Cosmetics non è solo questo. Tutti i prodotti sono completamente naturali, niente siliconi, parabeni e petrolatum, e in più sono anche cruelty-free per una scelta consapevole.Hekate. Il loro laboratorio ha sede in provincia di Verona, più precisamente a Bardolino (Verona) dove ogni giorno vengono create creme su misura. Basta infatti recarsi sul loro sito www.hekatecosmetics.com e rispondere a una serie di domande per creare un prodotto adatto alle vostre esigenze. Una volta evidenziate le vostre necessità e il vostro tipo di pelle potrete scegliere quattro principi attivi,tre estratti e una fragranza. Et voilà, la crema è pronta.L'Estetista Cinica. Zero fronzoli, zero bugie. Solo l'essenziale. Questo il mantra di Cristina Fogazzi, meglio conosciuta come l'estetista cinica. Imperdibili i suoi kit - così comodi da stare in un borsa - chiamati Rughe Botox Box, Smog Botox Box e Stress Botox Box. Per scegliere quale fa il caso tuo c'è un comodo test sul sito www.bellavera.it oppure basta farle una visita nel suo centro estetico nel cuore di Milano.Madame Miranda. Parte da Milano, il primo servizio beauty on demand. Basta andare sul sito internet www.madamemiranda.com e scegliere quello di cui si ha bisogno. Da un massaggio rilassante a una manicure flash, una delle estetiste del gruppo arriverà ovunque voi siate, a casa, in ufficio, in palestra, in hotel, tutti i giorni, dalle 7 alle 22, con tutto il necessario. Madame Miranda lascia la scelta di ogni dettaglio alla cliente: data, ora, luogo e beauty specialist. E proprio per questo motivo ha studiato un protocollo per ogni beauty session- dalle tradizionali alle più speciali - per offrire un trattamento di qualità, veloce e sicuro in qualunque location.Mariella Baroli
Giuseppe Conte (Imagoeconomica)
Certo, forse sarebbe meglio che un componente della commissione d’inchiesta deputata a indagare su alcuni fatti, e inevitabilmente a porre domande ai protagonisti di una stagione, evitasse di incontrare un testimone che potrebbe essere chiamato a chiarire proprio quei fatti. Uno degli argomenti del recente referendum sulla giustizia riguardava l’impossibilità di garantire l’imparzialità di chi giudica se frequenta chi indaga. Ma nel caso della commissione Covid siamo un po’ oltre, perché il commissario che deve porre quesiti e in seguito anche tirare le conclusioni su quegli stessi quesiti, non sta sullo stesso piano ma addirittura nello stesso salotto di chi è chiamato, con la sua testimonianza, a fornire spiegazioni. È un po’ come se il pm del caso Garlasco andasse a casa di una persona informata dei fatti e lo facesse in compagnia del giudice che un domani dovrà valutare la testimonianza. Succedesse qualche cosa del genere probabilmente grideremmo allo scandalo e immagino che se ci fossero imputati o anche solo parti lese, ci sarebbe chi chiederebbe la ricusazione delle toghe coinvolte.
Ecco, nel caso della commissione Covid, siamo di fronte a questo enigma: dell’organismo fa parte Conte, il quale, oltre a essere stato presidente del Consiglio nel 2020-2021, quando furono prese misure d’emergenza per sconfiggere la pandemia, è anche amico amico del commissario da lui nominato per combattere il virus. Che in quella stagione non tutto sia andato per il verso giusto e che siano stati spesi un mucchio di soldi, anzi di miliardi, è ormai certo. Dunque, la commissione dovrebbe andare fino in fondo, sentendo i protagonisti e chiedendo loro chi decise che cosa e perché alcuni fornitori, che poi si rivelarono inadatti, furono preferiti rispetto ad altri. Qualche domanda andrebbe posta a chi aveva la possibilità di prendere le decisioni, in questo caso Conte. Ma l’ex premier oggi siede in commissione Covid, cioè indossa la toga del pm e del giudice, e i pm e i giudici non possono essere chiamati a rispondere, perché dovrebbero svestirsi del proprio ruolo per poi indossare quelli del testimone. Già questa è un’anomalia a cui forse bisognerebbe porre rimedio, ma l’unico che lo può fare è lo stesso Conte.
Poi però c’è il secondo aspetto sorprendente e cioè che, come rivelato dal nostro Giacomo Amadori, l’ex presidente del Consiglio e attuale commissario è amico amico di Arcuri, ovvero di uno che la sa lunga sulla gestione della pandemia, persona che la commissione vuole audire. E così eccoci arrivati al nodo della faccenda: di cosa parlano i due amici quando si incontrano, come ad esempio la scorsa settimana? «Di tutto e di niente», ha detto rispondendo al nostro vicedirettore lo stesso Arcuri. Tutto può voler dire anche dei lavori della commissione, ma magari anche no. Di certo, gli incontri fra un testimone e un commissario all’insaputa degli altri alimentano dubbi. E infatti ieri gli esponenti di Fratelli d’Italia, tra i più assidui nell’accendere un faro su quel che accadde cinque anni fa, si sono scatenati, chiedendo come sia possibile che l’ex commissario parli con l’attuale componente di un istituto preposto a indagare senza riferire nelle sedi istituzionali.
Difficile dar loro torto, anche perché in un’inchiesta della magistratura è spuntato un altro commissario, sempre dei 5 stelle, ma questa volta al lavoro nella commissione Antimafia, che parlava all’insaputa dei colleghi con un testimone, anticipando le domande e suggerendo le risposte. È così che si fanno le indagini? E il mito dello streaming, bandiera dei 5 stelle per garantire con la diretta video la massima trasparenza dentro i palazzi del potere, che fine ha fatto? Domande legittime, che aspettano risposte più che legittime, ovvero necessarie. Perché altrimenti ci sarà sempre chi alimenterà dubbi su una gestione dell’emergenza, che oltre a diversi errori è costata anche molta sofferenza. Arcuri ha detto al nostro Amadori che è pronto a parlare. Noi siamo pronti ad ascoltare e soprattutto a fare domande, riferendo le risposte, con lo stesso scrupolo con cui da anni ci interroghiamo sugli effetti dell’emergenza Covid.
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Petroliere in navigazione nello Stretto di Hormuz (Getty Images)
Dopo l’attacco, sabato, di un drone iraniano alla petroliera Kiku, battente bandiera panamense, è partita la rappresaglia americana con raid aerei su basi militari iraniane nel porto di Sirik e nell’isola di Qeshm, sul lato iraniano dello Stretto di Hormuz. L’Iran ha reagito con missili e droni verso le basi statunitensi in Kuwait e Bahrein. A seguito degli incidenti, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ieri in visita in Iraq, ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz resterà sotto controllo iraniano per 30 giorni: «Lo Stretto di Hormuz rimane sotto la completa supervisione e gestione dell’Iran per i prossimi 30 giorni e, una volta rimossi tutti gli ostacoli, la piena capacità di navigazione del canale sarà ripristinata».
Da giorni Teheran rivendica che il transito dallo Stretto debba avvenire «in modo coordinato con la Guardia rivoluzionaria», ovvero i pasdaran, e lungo «corridoi concordati con l’Iran». Ciò nella prospettiva, in cui gli iraniani sperano ancora, che nei negoziati con gli Usa previsti fino a metà agosto, possano cavarne un pedaggio. Sono tali rivendicazioni all’origine dell’incidente della nave Kiku e di un precedente analogo, giovedì scorso. La reazione del comando americano Centcom, su ordine del presidente Donald Trump, è partita la notte fra sabato e domenica. Stando al Centcom, aerei statunitensi «hanno colpito 10 obiettivi in Iran fra cui infrastrutture di sorveglianza militari, sistemi di comunicazione, siti di difesa aerea, impianti di stoccaggio di droni e mezzi per la posa di mine». Trump ha postato sul social Truth l’ennesimo monito: «Potrebbe arrivare un momento in cui non saremo più in grado di essere ragionevoli e saremo costretti a portare a termine militarmente il lavoro che abbiamo iniziato. Se ciò accadesse, la Repubblica islamica dell’Iran cesserebbe di esistere».
Chiaramente gli Usa non potrebbero «far cessare di esistere l’Iran», se non con armi atomiche, fuori discussione. La reazione dei pasdaran ha preso corpo con missili e droni su avamposti statunitensi. Secondo la Guardia rivoluzionaria «sono state distrutte otto infrastrutture delle forze Usa nella base aerea Ali Al Salem, in Kuwait, e nella base della Quinta Flotta dell’US Navy a Port Salman, in Bahrein». Le truppe kuwaitiane, equipaggiate coi missili antiaerei Patriot forniti dagli Usa, hanno affermato di aver «intercettato e neutralizzato due missili balistici iraniani» e che l’incursione «non ha causato danni, né vittime». Dal ministero degli Esteri di Kuwait City è poi stata diramata «una condanna delle aggressioni dell’Iran in violazione della nostra sovranità». Stessi toni dal Bahrein, il cui comando militare ha denunciato «attacchi con missili balistici e droni intercettati e distrutto dalle nostre difese». Inoltre, il ministero degli Esteri del Bahrein, indicando «l’Iran responsabile di ogni escalation», ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di riunirsi «in sessione urgente».
La pretesa iraniana di dominare lo Stretto di Hormuz e la prontezza di Trump a reagire a ogni sgarro con attacchi aerei, paiono indicare che entrambe parti facciano a gara nel presentarsi come «vincitore» della guerra, per quanto nel caso iraniano la pretesa sia assai meno lontana dalla verità. L’ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite, Mike Waltz, ha promesso che «gli Stati Uniti continueranno, militarmente se necessario, a smantellare le infrastrutture che Teheran cerca di usare per controllare illegalmente una via navigabile internazionale». Ieri il gruppo armatoriale Cma-Cgm ha comunicato che una sua nave cargo battente bandiera francese «è riuscita a uscire dallo Stretto di Hormuz», ma che «10 navi del gruppo sono ancora bloccate». Inoltre, il Financial Times ha pubblicato i commenti di Takaya Soga, amministratore delegato della società di navigazione giapponese Nyk Line, secondo cui la presenza delle almeno 80 mine iraniane posate nei mesi scorsi ostacolerà il traffico navale attraverso Hormuz per mesi. Ha spiegato: «Le rotte disponibili sono limitate, una presso l’isola di Larak, vicino alla costa iraniana, e un’altra vicino all’Oman, a Sud».
Il processo negoziale dipenderà anche dall’evoluzione della situazione in Libano, dove ancora ieri sono proseguiti scontri fra truppe di Israele e miliziani Hezbollah, con l’uccisione di un soldato ebraico e di un miliziano sciita. Il ministro iraniano Araghchi chiede che «gli Stati Uniti costringano l’entità sionista (Israele, ndr) a cessare i raid». Secondo Axios, gli Usa avrebbero, per ora, «chiesto a Israele due modifiche sul testo dell’accordo con il Libano, una che impegna le truppe ebraiche a ritirarsi da un villaggio del Libano meridionale, l’altra che impegna a un più ampio ritiro dal Paese».
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Eugenia Roccella (Ansa)
Cavallari e la moglie si trovavano a bordo di una piccola imbarcazione in località Fiorò, nel Comune di Ronciglione. Stando a una prima ricostruzione effettuata dai carabinieri, l’uomo sarebbe riemerso per qualche istante dopo il tuffo, il tempo di dire alla moglie di non sentirsi bene. Ma la barca, che non era ancorata, nel frattempo si era allontanata, rendendo impossibile un intervento immediato.
È stata proprio la Roccella a dare l’allarme, facendo scattare la macchina dei soccorsi. L’incidente è avvenuto a poche decine di metri dalla riva, in una zona molto frequentata: nelle vicinanze c’erano numerosi bagnanti e i clienti di un ristorante affacciato sul lago. Dopo essere stata portata a riva, Roccella è stata accompagnata nella casa sua e del marito in provincia di Viterbo, in località Rio Vicano, dove attende notizie in uno stato di comprensibile disperazione.
Le operazioni si sono articolate su più fronti: ricerche visive da parte dei sommozzatori, impiego di Rov, ovvero sonde filoguidate dotate di telecamere, ecoscandagli e termocamere. La sfida più grande che le squadre di soccorso si trovano ad affrontare è la scarsissima visibilità sott’acqua. Lo ha spiegato chiaramente il vicario del prefetto di Viterbo, Andrea Nino Caputo, presente sul posto a coordinare le operazioni: «Stanno procedendo ininterrottamente le ricerche nel lago di Vico per individuare il coniuge del ministro Eugenia Roccella. Si sta procedendo con verifiche da parte dei sommozzatori ma anche con strumenti che aiutano l’operazione mirata nel lago. Si tratta di una ricerca particolarmente complessa per lo scenario: la visibilità è molto bassa già a pelo dell’acqua, quindi più si scende più si riduce ed è prossima allo zero».
Non appena la notizia della scomparsa di Cavallari si è diffusa in rete, su piattaforme come X, Facebook e Instagram si sono moltiplicati commenti di una ferocia inaudita. Chi si definisce «antifascista», chi si dichiara pro Palestina, chi semplicemente nutre un odio viscerale per il governo Meloni ha trasformato la tragedia di una famiglia in un’occasione di sfogo e di esultanza. C’è chi ha scritto «dovrebbero andare tutti lì», riferendosi agli altri ministri del governo e al lago teatro della tragedia. C’è chi ha tirato in ballo Gaza con una logica distorta: «Ora la Roccella proverà quello che provano le mogli e le madri di Gaza». C’è chi ha insinuato che il ministro avrebbe «consentito» a un uomo anziano di tuffarsi, attribuendole una responsabilità morale nell’accaduto. Qualcuno, con cinismo da brividi, ha commentato «se ne sarà scappato da lei». «Ora avrà meno tempo per provare ad abrogare le unioni civili», un altro vergognoso commento.
L’ondata di odio ha suscitato la feroce reazione del premier Giorgia Meloni: «C’è un limite che non dovrebbe mai essere superato, ed è quello del rispetto dovuto alla sofferenza umana. Quando si arriva a colpire una persona in un momento così, non si è più nel campo dello scontro politico, ma in quello della miseria morale. È anche il frutto di un clima avvelenato che alcuni hanno alimentato, legittimando odio, disumanizzazione e disprezzo. Questo schifo dovrebbe indignare tutti».
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Walter Pfeiffer. Untitled, 1975 © Walter Pfeiffer. Courtesy the artist and Galerie Gregor Staiger, Zurich / Milan
Inaugurata nel 2002 per custodire le opere della collezione privata di Gianni e Marella Agnelli, la Pinacoteca che li ricorda nel nome e ne celebra la grande passione per l’arte non è mai stata un museo nel senso «più classico» del termine, ma una sorta di laboratorio culturale, multidisciplinare e dinamico, dove l’arte contemporanea è in costante dialogo con le opere della sua collezione storica, prezioso «scrigno» di capolavori assoluti di artisti come Matisse, Picasso, Renoir, Modigliani e Canaletto: uno «Scrigno» in acciaio e vetro, che l’archistar Renzo Piano ha voluto letteralmente sospeso a 34 metri d'altezza, sul tetto della storica fabbrica del Lingotto. Uno spazio espositivo unico, che prosegue con il più grande giardino pensile d’Europa, ricco di oltre 40.000 piante e ricavato dalla leggendaria pista di collaudo automobilistico (La Pista 500) posta sul tetto dell’ex fabbrica FIAT: è qui, in questo museo a cielo aperto, che periodicamente si ospitano installazioni site-specific e sculture di artisti internazionali, che regalano ai visitatori spettacolari passeggiate panoramiche nell’arte.
La Pinacoteca Agnelli non è un luogo fine a sé stesso, ma uno spazio aperto e «in movimento» che unisce collezione, architettura e ricerca e che, come recita il titolo de progetto che la anima dal 2022 (Beyond the Collection), vuole andare «Oltre la collezione»…E la programmazione espositiva per la primavera/estate di quest’anno non tradisce certo le aspettative, presentando al pubblico (da aprile a settembre) tre progettualità inedite: un'ampia monografica dedicata all'artista svizzero Walter Pfeiffer; una nuova edizione del ciclo Beyond the Collection, che vede protagonista Amedeo Modigliani e due nuove installazioni site-specific sulla Pista 500, una dell’artista francese Nathalie Du Pasquier e l’altra del notissimo Peter Fischli , presente - insieme all’amico e collega David Weiss – nei musei di arte contemporanea di tutto il mondo. Percorsi espositivi diversi, ma che usano l’architettura come parte integrante del discorso critico e che ora conosciamo un po’ più da vicino. A partire dal fotografo svizzero Walter Pfeiffer.
Walter Pfeiffer. In Good Company
Pop prima del pop, queer prima che fosse categoria, Walter Pfeiffer - svizzero di Beggingen, classe 1946 – è capace di muoversi con disinvoltura fra diversi soggetti e generi, rappresentando con ironia e grande senso dell’umorismo top model e gente comune, erotismo gay e scene di vita quotidiana. Presente al Lingotto con oltre cento scatti , dagli anni Settanta ad oggi, la sua è una fotografia «spiazzante», per soggetti e uso del colore, una fotografia fatta di forti contrasti cromatici, che rifiuta le gerarchie, non cerca lo scandalo, ma che osserva (e immortala) con sguardo particolarmente incisivo i ruoli di genere e la cultura del consumo. In un susseguirsi di scatti iconici e immagini inedite, la mostra torinese ci restituisce «l’autoritratto» di un artista capace di spaziare con maestria dalla moda alla fotografia indipendente, capace di reinventarsi costantemente insieme ai suoi soggetti. Fra i suoi scatti più originali, sicuramente Untitled, 2015 , dove dita affusolate di donna stringono il ritratto di una nobildonna settecentesca da cui spuntano due paia di lunghe gambe femminili…
Modigliani sottopelle. Quattro capolavori
Accostare Pfeiffer e Modigliani è un azzardo, ma anche una mossa azzeccata,. Siamo davanti a due modi opposti di trattare il corpo: uno, Pfeiffer, lo veste di luce, l’altro, Modì, lo scava fino all’osso, in una mostra che già a partire dal titolo - Modigliani sottopelle. Quattro capolavori - invita il pubblico ad andare oltre la superficie visibile delle opere, interrogando ogni dettaglio e portando alla luce tracce nascoste, grazie al lavoro di storici dell’arte, restauratori e scienziati.
Fulcro dell’esposizione il famoso Nu couché (straordinaria tela dell’artista livornese acquistata da Giovanni e Marella Agnelli nel 1960), che in mostra dialoga con altri tre grandi capolavori di Modigliani: Female Nude Reclining on a White Pillow, in prestito dalla Staatsgalerie di Stoccarda, il ritratto di Gaston Modot e Maternité, entrambi provenienti dal Centre Pompidou di Parigi. Un percorso espositivo breve ma interessante, che accanto alle quattro opere pittoriche presenta una raccolta di documenti d’archivio e interessanti risultati di indagini scientifiche, che grazie allo studio della tecnica e dei materiali utilizzati dall’artista ( in particolar modo tre rotoli di tela utilizzati da Modigliani tra il 1917 e il 1919) rivelano i segreti nascosti sotto la superficie pittorica, arrivando a stabilire nuove datazioni e addirittura quali tele provengano dallo stesso rotolo. Una mostra che va oltre «i colli lunghi e gli occhi senza pupille», superando l’immagine stereotipata del Modigliani bohémien per regalarci quella di un’artista che supera l’anedotto per rientrare nella storia...
La Pista 500: Nathalie Du Pasquier e Peter Fischli
Dallo Scrigno alla Pista 500 il passo è breve e qui, sul tetto del Lingotto, in questo enorme spazio espositivo a cielo aperto, regna l’arte contemporanea. Sculture e installazioni che si susseguono, corrono dove un tempo correvano le automobili FIAT e che quest’anno si arricchiscono di nuove opere, create per l'occasione da Nathalie Du Pasquier e Peter Fischli, artisti contemporanei di spessore internazionale.
In perfetta armonia con l’architettura industriale dello spazio che li ospita, i quindici gonfaloni colorati pensati da Nathalie Du Pasquier svettano sulla facciata est del Lingotto, Bandiere per Zefiro (questo il titolo dell’installazione) mosse dal vento in modo dinamico e giocoso, fondendo forma, colore e paesaggio.
Ad attraversare verticalmente lo spazio della rampa ellittica dell’ex fabbrica FIAT è invece Addition, Subtraction, Multtipication, l’opera di Peter Fischli che si ispira ai trenini turistici su ruote per unire, metaforicamente, la base «operaia e commerciale» dell’edificio al suo vertice culturale, rappresentato dal museo sulla pista automobilistica. Un’installazione di grande impatto visivo, che richiama vagamente i canoni del Futurismo ( Velocità astratta di Giacomo Balla della Collezione Permanente in primis…) e un’idea di modernità e progresso di cui il Lingotto è simbolo.
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