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2018-05-21
La «beauty valley» mondiale è in Lombardia ma le donne italiane guardano alla Corea
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Con 11 miliardi di dollari di giro d'affari nel 2017, l'Italia si conferma il decimo mercato a livello mondiale nel campo della cosmesi. Non poco se si considera che a livello mondiale il business della bellezza vale 455 miliardi, 89 di questi generati soltanto negli Stati Uniti, di gran lunga il primo Paese al mondo per fatturato nel settore. I dati arrivano da una ricerca di Euromonitor international, secondo cui il mondo del beauty è destinato a crescere nel 2018 a 467 miliardi di dollari, nel 2019 a 480, nel 2020 a 493 e nel 2021 a superare la soglia dei 500 miliardi con 507 miliardi di giro d'affari.
A farla da padrone sono i prodotti per la pelle, che valgono il 26,8% (134 miliardi) del fatturato mondiale, seguiti dai prodotti per capelli (77,5 miliardi), dal mondo del trucco (14,2% per un valore di 71 miliardi), dai profumi (10,6%, 53 miliardi) e dai prodotti per bagno e doccia (8,4%, 42 miliardi). Il resto, il 24,5% (124 miliardi), è rappresentato dai prodotti per i bambini, deodoranti, strumenti per la depilazione, per farsi la barba e per proteggersi dal sole.
Se dunque gli Stati Uniti sono di gran lunga la prima nazione al mondo per giro d'affari, al secondo posto troviamo la Cina, con 56 miliardi di fatturato. La medaglia di bronzo va al Giappone con 38 miliardi di dollari di ricavi. Seguono il Brasile (31 miliardi), la Germania e il Regno Unito (entrambe 18 miliardi), la Francia con 15 miliardi, l'India e la Corea del Sud con 13 e l'Italia con 11.
E in Italia? Secondo i dati diffusi da Cosmetica Italia, l'associazione nazionale del settore legata a Confindustria, nel 2017 il giro d'affari italiano è salito del 4,3% rispetto al 2016. L'export rimane la componente chiave per la crescita dei valori di produzione, segnando un incremento di 8 punti percentuali e arrivando a toccare i 4,7 miliardi di euro. Anche la bilancia commerciale registra un nuovo record, raggiungendo i 2,5 miliardi di euro. Significativo il quadro dell'intera filiera cosmetica che, analizzando tutti gli anelli della catena (ingredienti, macchinari, imballaggio, prodotto finito), vanta un fatturato complessivo superiore ai 15,7 miliardi di euro (+4,8% sul 2016).
La salute del settore si rispecchia anche nell'andamento dei singoli canali, che continuano a registrare trend positivi. I dati preconsuntivi relativi al secondo semestre del 2017, infatti, registrano una lenta, ma costante espansione per i canali dell'erboristeria (+0,9% rispetto all'anno scorso) e della farmacia (+2%). In aumento di 1,5 punti percentuali anche la grande distribuzione, con un valore delle vendite che supera i 4 miliardi di euro: oltre il 40% della distribuzione di cosmetici a livello nazionale. Sui numeri del canale incidono in maniera significativa i fenomeni della distribuzione monomarca e dei punti vendita casa-toilette. Il comparto della produzione cosmetica conto terzi vanta un fatturato di oltre 1 miliardo di euro, con un incremento pari a +8,5%. L'unica eccezione alla crescita generale è la profumeria tradizionale, in lieve calo dello 0,5%. Crescono significativamente anche le vendite dirette (+8,7%), spinte dal mondo digitale: l'e-commerce segna un incremento a doppia cifra (+23%). Certo, si tratta di numeri ancora marginali: 820 milioni di euro per le vendite dirette, di cui circa 300 milioni sono da attribuire all'e-commerce. L'analisi dei trend di consumo dei singoli prodotti evidenzia la crescita significativa di contorno occhi e zone specifiche (+7,2%), seguiti da rossetti, lucidalabbra e prodotti legati alla protezione dal sole (+6,9%).
A livello di famiglie di prodotto sono infatti i cosmetici per la cura del viso la principale famiglia di consumo nelle abitudini degli italiani che, grazie al trend positivo del 2,7% rispetto al 2016, coprono il 16,9% del totale vendite per un valore pari a 1,4 miliardi di euro.
Il merito di questi numeri sono tutti della cosiddetta «beauty valley», la valle della bellezza, l'area che si estende tra le province di Milano, Bergamo, Crema e la Brianza dove ci sono più di 500 aziende con oltre 3.000 dipendenti (di cui 300 assunti nell'ultimo anno) che producono il 60% di ombretti, mascara, ciprie e rossetti utilizzati dalle donne (e dagli uomini) del pianeta. Si tratta di aziende perlopiù sconosciute che producono trucchi per Dior, Chanel, Estée Lauder, Lancôme, Elizabeth Arden, Shiseido, Helena Rubinstein e molti altri. Queste aziende destinano il 6-7% del fatturato alla ricerca e allo sviluppo, ben più del settore manifatturiero che in media non arriva al 3%, spiegano dati diffusi dal Polo tecnologico della cosmesi.
Sono in pochi, dunque a saperlo, ma l'Italia sembra destinata ad essere nei prossimi anni uno degli attori più importanti del settore della cosmesi all'interno dello scacchiere mondiale. Tra le poche nicchie italiane in piena crescita e alla costante ricerca di nuovi professionisti.
Gianluca Baldini
Il lusso è un rossetto che diventa un gioiello da indossare

Chiara Scelsi stende sul viso Millenialskin, il nuovo fondotinta di Dolce&Gabbana
Dolce&Gabbana
In media si stima che, per un trucco completo per una serata particolare, una donna impieghi circa 40 minuti davanti allo specchio. Truccarsi, dopotutto, non è un procedimento per nulla semplice. Bisogna calcolare perfettamente il colore più adatto alla propria pelle in quel momento, scegliere la consistenza giusta di ombretti e polveri, selezionare il prodotto perfetto per idratare e al contempo esaltare le labbra e, soprattutto, bisogna prestare massima attenzione al mascara che si passerà sulle ciglia. Un incurvante scelto al momento sbagliato potrebbe infatti compromettere completamente tutto il lavoro precedentemente effettuato e costringere a ripartire da zero.
Ovviamente, quello appena descritto, non è un procedimento attuabile tutti i giorni per andare al lavoro ma è una routine ben nota a chi è abituata a cene e party esclusivi che, oltre ad abiti e accessori di lusso, richiedono anche l'utilizzo di un make up che spesso può arrivare a costare anche cifre a tre zeri.
Ma quali sono i brand «irraggiungibili» per i comuni mortali? Chantecaille è un marchio newyorkese noto per produrre vere e proprie opere d'arte. Le sue palette si ispirano alla natura e sono il risultato di una combinazione di ricerca e tecnologia che ha portato alla creazione di prodotti unici nel loro genere in grado di resistere tutta la giornata senza stressarla e, anzi, nutrirla. La palette di ombretti creata per il ventesimo anniversario dell'azienda è in vendita oggi su Net-a-Porter, noto portale di lusso, a «soli» 84 euro.
Christian Louboutin ha portato il lusso delle sue scarpe con le suole rosse nel mondo del beauty creando una linea di make up dal packaging estroso, unico nel suo genere. Se gli smalti ricordano dei pennelli in un calamaio extra lusso, i rossetti (in vendita a 90 euro l'uno) sono dei piccoli gioielli nella loro confezione dorata che ricorda una fialetta che può essere tranquillamente trasformata in un ciondolo esclusivo. Tom Ford è senza dubbio uno dei re del make up di lusso. Le sue palette per lo strobing e il contouring sono un must have per le amanti di prodotti beauty di lusso. Perfette per una combinazione di pelle di luna con sfumature ambrate, il prezzo di vendita è di circa 80 euro. Una spesa importante, certo, ma di cui - assicurano le make up artist - non vi pentirete. Charlotte Tilbury è una tra le più note make up artist inglesi e ha creato una linea ambitissima soprattutto dalle più giovani abitate a vedere i suoi prodotti utilizzati nella realizzazione di make up per le star di tutto il mondo. Tra i suoi prodotti più noti c'è il magic foundation, un fondotinta di un'unica colorazione che promette di adattarsi perfettamente a 15 incarnati diversi in vendita alla modica cifra di 40 euro.
Dolce & Gabbana hanno fatto del make up un inno all'italianità. Rossetti al profumo di violetta, eyeliner color della pece perfetti per chi vuole sottolineare il proprio sguardo e una vasta selezione di ombretti e mascara hanno fatto della linea beauty del marchio un vero e proprio feticcio per le donne di tutto il mondo. Imperdibile l'ultimo prodotto della linea viso, millenialskin, un fondotinta leggerissimo illuminante e idratante con protezione solare 30 in vendita a circa 40 euro e che dona al viso un finish fresco e naturale per un incarnato luminoso e dal colorito uniforme.
Marianna Baroli
Guida low-cost al trucco da star

Le tendenze beauty 2018 puntano a evidenziare i tratti caratteristici del volto, catturare la luce e avere una pelle luminosa, il nude look è l'ultimo trend sotto la lente di tutte le appassionate di beauty che guardano con attenzione a Instagram e agli account di modelle attrici per scoprirne i segreti di bellezza. Per imitare i loro look, risparmiando, entra in gioco il beauty low cost. Un mondo snobbato da molti che pensano che il basso presso sia sinonimo di bassa qualità. L'errore, in questo caso è grossolano. Esistono infatti brand, da Essence a Catrice fino a Primark che offrono prodotti decisamente competitivi con i più noti - e costosi brand - a prezzi piccolissimi.
Un esempio. Il mascara volume stylist 18h lash extension di Essence è uno di quei prodotti che vi stupiranno. Il nero è intenso, l'effetto incurvante e allungante è immediato. Con due passate vi sembrerà di indossare ciglia finte senza il peso di colle e fibre che potrebbero staccarsi da un momento all'alto se non ben applicate. Il suo prezzo, soli 3,79 euro, fa di questo mascara uno dei prodotti migliori presenti a oggi sul mercato del beauty per gli occhi. Per un effetto davvero unico, investite altri 3,79 euro e acquistate il «fratello» di questo mascara, il volume stylist 18h: l'effetto drammatico è assicurato.
Per chi ama l'effetto nude sulle labbra, il Ps... ultimate lip collection set di Primark (in vedita a 8 euro) vi aiuterà a ottenere una bocca dalle tonalità nude, delicata ma sensuale per look perfetto dal giorno alla notte. Il fondotinta liquido di Catrice garantisce una media coprenza, una lunghissima durata con effetto opaco, e non risulta troppo pesante sulla pelle. È disponibile in quattro colorazioni ed è in vendita a circa 6 euro negli store autorizzati. Ottimi e in vendita a un prezzo piccolissimo sono anche i prodotti brandizzati Sephora. Imperdibili i kit labbra composti da scrub al miele in comodi astucci simili a quelli di un burrocacao da tenere sempre in borsetta e i mini eyeliner il cui pennello si infila letteralmente sul proprio indice diventando un'estensione della nostra mano, per un effetto delicato e senza sbavature.
Per chi vuole osare e imitare le eroine di manga e anime, il trend k-pop non ha risparmiato nemmeno il mondo dei beauty. Proprio Primark ha creato Ps... Kpop, una linea beauty d'spirazione coreana che offre una gamma completa di prodotti per un viso fresco e un look raggiante a cui si aggiungono divertenti accessori che donano un tocco d'ironia alla beauty routine. Anche in questo caso i prezzi sono piccolissimi e vanno dai 6 euro dell'illuminante viso ai 3 del rossetto matte icco di vitamina e che promette labbra da baciare dal mattino alla sera.
Marianna Baroli
Le donne musulmane spendono in cosmesi più di quelle occidentali

Quando una donna non può mostrare il corpo e i capelli, il viso diventa il suo unico elemento distintivo ed ecco che i cosmetici assumono un ruolo predominante. È in base a questa regola che le donne mediorientali si stanno sempre più interessando al make up, nel tentativo di trovare un equilibrio tra gli abiti che sono costrette a indossare e uno stile di vita emule dei loro idoli occidentali. Come assomigliare a Rihanna o a Kim Kardashian quando si indossa un hijab o un burqa? Attraverso il trucco.
Basta guardare i numeri della spesa delle donne musulmane per i cosmetici. Una donna in Iran spende 140 dollari all'anno per i trucchi, mentre la media europea è di 99. Il mercato della bellezza è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, arrivando a quasi 5 miliardi di dollari in Arabia Saudita, 3.5 miliardi in Iran e 1.4 miliardi negli Emirati Arabi Uniti. Sephora Ae (Emirati Arabi, ndr) ha stilato una lista dei prodotti più venduti durante lo scorso anno. Nella lista - tutta extralusso - si trova la nuova linea beauty della cantante Rihanna - Fenty Beauty - con il suo illuminante dorato e il fondotinta adatto a ogni incarnato. Seguono l'eyeliner di una make up artist Kat von D e le ciglia finte per garantire uno sguardo ammaliante. In classifica anche il famoso mascara Too Faced che per i Paesi arabi cambia il suo nome da «Better than Sex» a «Better than love».
Ma sono ombretti e rossetti a sorprendere maggiormente per le loro tonalità sgargianti. Dal rosso al rosa shocking passando per il blu e il verde, sembra che nessuna tinta sia troppo per le donne del Medioriente. I colori sono la loro «arma» contro il nero degli abiti che devono indossare. «Una donna araba non esce mai senza trucco e non ha certo bisogno di un'occasione speciale per osare», racconta Najla Sultan Bin Awwad, che da qualche anno - grazie al permesso del marito e alla decisione dell'allora re saudita Abdullah - lavora da Sephora.
«Era difficile trovare il trucco giusto quando i commessi erano uomini e non potevamo neanche mostrargli il nostro viso», racconta. Ma queste donne che spendono così tanto in trucchi, possono mai mostrarsi? «Sì, ma solo durante le feste o i matrimoni. E quando siamo solo tra donne».
Mariella Baroli
Ossessione orientale: a Milano apre Miin, il primo negozio di cosmetica coreana

Il segreto di bellezza delle donne coreane è semplicissimo e si chiama «glass skin» ovvero «pelle di vetro». Il trucco, c'è ma non si vede. L'idratazione e la pulizia del viso, l'effetto «bagnato» come appena uscite da un tuffo in piscina, sono questi i principali consigli di bellezza che provengono dall'Oriente, da sempre leader indiscusso nel mondo del beauty.
Abbiamo parlato con Olga Kim, regional manager di Miin, il primo negozio in Italia interamente dedicato alla korean cosmetics che ha aperto nei giorni scorsi a Milano, in via San Nicolao 2, a pochi passi dal Castello Sforzesco.
Olga, in cosa si differenzia la cosmetica coreana da quella occidentale?
«La donna coreana si concentra sulla bellezza della sua pelle prima di dedicarsi al make up. Se la pelle è luminosa, significa che è pulita e sana, e questo è sinonimo di bellezza. In Italia e un po' in tutto l'Occidente è invece uso comune pensare che la pelle più è opaca più è bella. Ma vi siete accorti di quanto l'opacità sottolinei la presenza di imperfezioni e rughe?».
E quindi ecco la routine in 10 passi, un vero e proprio rituale di bellezza che qui non è ancora così noto. Può raccontarcelo meglio?
«È una routine semplice, che richiede tempo è vero, ma che se effettuata correttamente tutti i giorni e due volte al giorno porta a risultati miracolosi. Si inizia con la pulizia del viso con un olio».
Perché l'olio e non una semplice acqua micellare?
«La differenza è sostanziale: l'olio scioglie ogni residuo di make up, non richiede lo sfregamento della pelle con tamponcini e al contempo deterge nel profondo. L'acqua micellare si ferma invece allo strato superiore della pelle e non porta gli stessi risultati».
Continuiamo con la routine.
«Il secondo step è quello della detersione con un gel schiumoso che ha il compito di rimuovere le impurità a base di acqua, come per esempio il sudore. Terzo passo, l'esfoliazione. Per le donne occidentali è qualcosa da fare una volta ogni tanto, per le coreane invece è uno dei passi fondamentali della routine di bellezza soprattutto nella zona T (fronte-naso-mento) perché previene la comparsa di imperfezioni come brufoletti e punti neri».
Siamo arrivati al quarto passo.
«L'utilizzo di un tonico. Questo è il vero crocevia della k-beauty. La donna coreana non rinuncia mai a un buon tonico, senza alcol, perché sa che è di fondamentale importanza. Il tonico rimuove infatti qualsiasi residuo dei prodotti precedenti e ripristina l'equilibrio della pelle preparandola ad assorbire il prossimo prodotto, ovvero l'essenza».
L'essenza?
«In Italia non è ancora molto conosciuta, in Oriente è un vero e proprio must. E' fondamentalmente un prodotto idratante intensivo, ma delicato. In grado di dare un «boost» di benessere alla pelle. Un po' come quando ci si bagna il viso con un getto d'acqua fresca: l'idea dell'essenza è quella di idratare e lasciare la pelle lucida e luminosa».
Ma la pelle lucida non è sinonimo di pelle grassa?
«In Occidente sì. Nelle regole beauty coreane una pelle lucida è luminosa, è una «glass skin» ed è sinonimo di estrema bellezza. Per raggiungere questo risultato bisogna compiere i dieci passi della routine alla perfezione concludendo l'idratazione con un tonico, un contorno occhi, una crema idratante e, infine, uno strato di trucco».
Fondotinta?
«Le donne coreane prediligono la bb cream con una protezione solare elevata, di solito 30 o 50».
Cosa ha portato Miin Cosmetics in Italia?
«Prodotti diversi che pur essendo già molto conosciuti a livello mondiale in Italia sono ancora poco noti. Tra questi brand per esempio c'è Klairs che rispetta la regola di escludere dai suoi prodotti gli ingredienti non necessari come coloranti, alcol, parabeni o fragranze artificiali, E Nature Cosmetics, un marchio che produce prodotti delicati con ingredienti naturali, vegano anche nel packaging o Blithe, rivoluzionario perché semplifica i 10 passi della routine unendo vari prodotti in uno solo».
Marianna Baroli
Basta un clic e gli specialisti del trucco ti raggiungono sul posto di lavoro

Fare shopping online è senza dubbio divertente. Secondo il centro studi Human Highway, tra le categorie più gettonate nel settore beauty, in prima posizione ci sono i profumi con un valore di 32 milioni di euro, seguiti dai prodotti per la cura del corpo (22 milioni) e del viso (18 milioni). In quarta posizione gli articoli per i capelli (17 milioni) e in quinta il make-up (16 milioni). Abbiamo selezionato per voi alcuni brand e servizi unici nel loro genere, da provare almeno una volta nella vita. Tutti disponibili online.
Neve Cosmetics. Nasce nel 2009 in provincia di Torino e in pochi anni Neve Cosmetics diventa uno dei marchi più amati dalle appassionate di makeup. Merito della gamma di colori, che va dalle tinte più delicate a quelle più sgargianti come il giallo, l'azzurro e il verde brillante. Ma Neve Cosmetics non è solo questo. Tutti i prodotti sono completamente naturali, niente siliconi, parabeni e petrolatum, e in più sono anche cruelty-free per una scelta consapevole.
Hekate. Il loro laboratorio ha sede in provincia di Verona, più precisamente a Bardolino (Verona) dove ogni giorno vengono create creme su misura. Basta infatti recarsi sul loro sito www.hekatecosmetics.com e rispondere a una serie di domande per creare un prodotto adatto alle vostre esigenze. Una volta evidenziate le vostre necessità e il vostro tipo di pelle potrete scegliere quattro principi attivi,tre estratti e una fragranza. Et voilà, la crema è pronta.
L'Estetista Cinica. Zero fronzoli, zero bugie. Solo l'essenziale. Questo il mantra di Cristina Fogazzi, meglio conosciuta come l'estetista cinica. Imperdibili i suoi kit - così comodi da stare in un borsa - chiamati Rughe Botox Box, Smog Botox Box e Stress Botox Box. Per scegliere quale fa il caso tuo c'è un comodo test sul sito www.bellavera.it oppure basta farle una visita nel suo centro estetico nel cuore di Milano.
Madame Miranda. Parte da Milano, il primo servizio beauty on demand. Basta andare sul sito internet www.madamemiranda.com e scegliere quello di cui si ha bisogno. Da un massaggio rilassante a una manicure flash, una delle estetiste del gruppo arriverà ovunque voi siate, a casa, in ufficio, in palestra, in hotel, tutti i giorni, dalle 7 alle 22, con tutto il necessario. Madame Miranda lascia la scelta di ogni dettaglio alla cliente: data, ora, luogo e beauty specialist. E proprio per questo motivo ha studiato un protocollo per ogni beauty session- dalle tradizionali alle più speciali - per offrire un trattamento di qualità, veloce e sicuro in qualunque location.
Mariella Baroli
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Il giro d'affari ammonta a 11 miliardi di dollari e l'Italia è al decimo posto. Nell'area Milano-Como-Bergamo-Crema si realizza il 60% dei cosmetici del pianeta. Oltre 500 aziende che producono per i grandi marchi e investono in ricerca e sviluppo fino al 7% del fatturato (la media nel manifatturiero non supera il 3%).Il mercato del beauty di lusso, amato dalle donne arabe, propone ombretti e mascara che costano oltre 100 euro. Intanto online arriva la possibilità di avere il proprio specialista in casa, in ufficio o in hotel.Apre a Milano il primo negozio ispirato alla tradizione coreana. Miin cosmetics promette di rivoluzionare il modo di vivere la bellezza delle ragazze occidentali: «Il trucco per essere belle? Avere la pelle lucida e idratata, come appena uscite dall'acqua».Lo speciale contiene sei articoli. Con 11 miliardi di dollari di giro d'affari nel 2017, l'Italia si conferma il decimo mercato a livello mondiale nel campo della cosmesi. Non poco se si considera che a livello mondiale il business della bellezza vale 455 miliardi, 89 di questi generati soltanto negli Stati Uniti, di gran lunga il primo Paese al mondo per fatturato nel settore. I dati arrivano da una ricerca di Euromonitor international, secondo cui il mondo del beauty è destinato a crescere nel 2018 a 467 miliardi di dollari, nel 2019 a 480, nel 2020 a 493 e nel 2021 a superare la soglia dei 500 miliardi con 507 miliardi di giro d'affari. A farla da padrone sono i prodotti per la pelle, che valgono il 26,8% (134 miliardi) del fatturato mondiale, seguiti dai prodotti per capelli (77,5 miliardi), dal mondo del trucco (14,2% per un valore di 71 miliardi), dai profumi (10,6%, 53 miliardi) e dai prodotti per bagno e doccia (8,4%, 42 miliardi). Il resto, il 24,5% (124 miliardi), è rappresentato dai prodotti per i bambini, deodoranti, strumenti per la depilazione, per farsi la barba e per proteggersi dal sole. Se dunque gli Stati Uniti sono di gran lunga la prima nazione al mondo per giro d'affari, al secondo posto troviamo la Cina, con 56 miliardi di fatturato. La medaglia di bronzo va al Giappone con 38 miliardi di dollari di ricavi. Seguono il Brasile (31 miliardi), la Germania e il Regno Unito (entrambe 18 miliardi), la Francia con 15 miliardi, l'India e la Corea del Sud con 13 e l'Italia con 11. E in Italia? Secondo i dati diffusi da Cosmetica Italia, l'associazione nazionale del settore legata a Confindustria, nel 2017 il giro d'affari italiano è salito del 4,3% rispetto al 2016. L'export rimane la componente chiave per la crescita dei valori di produzione, segnando un incremento di 8 punti percentuali e arrivando a toccare i 4,7 miliardi di euro. Anche la bilancia commerciale registra un nuovo record, raggiungendo i 2,5 miliardi di euro. Significativo il quadro dell'intera filiera cosmetica che, analizzando tutti gli anelli della catena (ingredienti, macchinari, imballaggio, prodotto finito), vanta un fatturato complessivo superiore ai 15,7 miliardi di euro (+4,8% sul 2016). La salute del settore si rispecchia anche nell'andamento dei singoli canali, che continuano a registrare trend positivi. I dati preconsuntivi relativi al secondo semestre del 2017, infatti, registrano una lenta, ma costante espansione per i canali dell'erboristeria (+0,9% rispetto all'anno scorso) e della farmacia (+2%). In aumento di 1,5 punti percentuali anche la grande distribuzione, con un valore delle vendite che supera i 4 miliardi di euro: oltre il 40% della distribuzione di cosmetici a livello nazionale. Sui numeri del canale incidono in maniera significativa i fenomeni della distribuzione monomarca e dei punti vendita casa-toilette. Il comparto della produzione cosmetica conto terzi vanta un fatturato di oltre 1 miliardo di euro, con un incremento pari a +8,5%. L'unica eccezione alla crescita generale è la profumeria tradizionale, in lieve calo dello 0,5%. Crescono significativamente anche le vendite dirette (+8,7%), spinte dal mondo digitale: l'e-commerce segna un incremento a doppia cifra (+23%). Certo, si tratta di numeri ancora marginali: 820 milioni di euro per le vendite dirette, di cui circa 300 milioni sono da attribuire all'e-commerce. L'analisi dei trend di consumo dei singoli prodotti evidenzia la crescita significativa di contorno occhi e zone specifiche (+7,2%), seguiti da rossetti, lucidalabbra e prodotti legati alla protezione dal sole (+6,9%). A livello di famiglie di prodotto sono infatti i cosmetici per la cura del viso la principale famiglia di consumo nelle abitudini degli italiani che, grazie al trend positivo del 2,7% rispetto al 2016, coprono il 16,9% del totale vendite per un valore pari a 1,4 miliardi di euro. Il merito di questi numeri sono tutti della cosiddetta «beauty valley», la valle della bellezza, l'area che si estende tra le province di Milano, Bergamo, Crema e la Brianza dove ci sono più di 500 aziende con oltre 3.000 dipendenti (di cui 300 assunti nell'ultimo anno) che producono il 60% di ombretti, mascara, ciprie e rossetti utilizzati dalle donne (e dagli uomini) del pianeta. Si tratta di aziende perlopiù sconosciute che producono trucchi per Dior, Chanel, Estée Lauder, Lancôme, Elizabeth Arden, Shiseido, Helena Rubinstein e molti altri. Queste aziende destinano il 6-7% del fatturato alla ricerca e allo sviluppo, ben più del settore manifatturiero che in media non arriva al 3%, spiegano dati diffusi dal Polo tecnologico della cosmesi. Sono in pochi, dunque a saperlo, ma l'Italia sembra destinata ad essere nei prossimi anni uno degli attori più importanti del settore della cosmesi all'interno dello scacchiere mondiale. Tra le poche nicchie italiane in piena crescita e alla costante ricerca di nuovi professionisti. 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Truccarsi, dopotutto, non è un procedimento per nulla semplice. Bisogna calcolare perfettamente il colore più adatto alla propria pelle in quel momento, scegliere la consistenza giusta di ombretti e polveri, selezionare il prodotto perfetto per idratare e al contempo esaltare le labbra e, soprattutto, bisogna prestare massima attenzione al mascara che si passerà sulle ciglia. Un incurvante scelto al momento sbagliato potrebbe infatti compromettere completamente tutto il lavoro precedentemente effettuato e costringere a ripartire da zero. Ovviamente, quello appena descritto, non è un procedimento attuabile tutti i giorni per andare al lavoro ma è una routine ben nota a chi è abituata a cene e party esclusivi che, oltre ad abiti e accessori di lusso, richiedono anche l'utilizzo di un make up che spesso può arrivare a costare anche cifre a tre zeri. Ma quali sono i brand «irraggiungibili» per i comuni mortali? Chantecaille è un marchio newyorkese noto per produrre vere e proprie opere d'arte. Le sue palette si ispirano alla natura e sono il risultato di una combinazione di ricerca e tecnologia che ha portato alla creazione di prodotti unici nel loro genere in grado di resistere tutta la giornata senza stressarla e, anzi, nutrirla. La palette di ombretti creata per il ventesimo anniversario dell'azienda è in vendita oggi su Net-a-Porter, noto portale di lusso, a «soli» 84 euro.Christian Louboutin ha portato il lusso delle sue scarpe con le suole rosse nel mondo del beauty creando una linea di make up dal packaging estroso, unico nel suo genere. Se gli smalti ricordano dei pennelli in un calamaio extra lusso, i rossetti (in vendita a 90 euro l'uno) sono dei piccoli gioielli nella loro confezione dorata che ricorda una fialetta che può essere tranquillamente trasformata in un ciondolo esclusivo. Tom Ford è senza dubbio uno dei re del make up di lusso. Le sue palette per lo strobing e il contouring sono un must have per le amanti di prodotti beauty di lusso. Perfette per una combinazione di pelle di luna con sfumature ambrate, il prezzo di vendita è di circa 80 euro. Una spesa importante, certo, ma di cui - assicurano le make up artist - non vi pentirete. Charlotte Tilbury è una tra le più note make up artist inglesi e ha creato una linea ambitissima soprattutto dalle più giovani abitate a vedere i suoi prodotti utilizzati nella realizzazione di make up per le star di tutto il mondo. Tra i suoi prodotti più noti c'è il magic foundation, un fondotinta di un'unica colorazione che promette di adattarsi perfettamente a 15 incarnati diversi in vendita alla modica cifra di 40 euro.Dolce & Gabbana hanno fatto del make up un inno all'italianità. Rossetti al profumo di violetta, eyeliner color della pece perfetti per chi vuole sottolineare il proprio sguardo e una vasta selezione di ombretti e mascara hanno fatto della linea beauty del marchio un vero e proprio feticcio per le donne di tutto il mondo. Imperdibile l'ultimo prodotto della linea viso, millenialskin, un fondotinta leggerissimo illuminante e idratante con protezione solare 30 in vendita a circa 40 euro e che dona al viso un finish fresco e naturale per un incarnato luminoso e dal colorito uniforme.Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="guida-low-cost-al-trucco-da-star" data-post-id="2569676529" data-published-at="1774135080" data-use-pagination="False"> Guida low-cost al trucco da star Le tendenze beauty 2018 puntano a evidenziare i tratti caratteristici del volto, catturare la luce e avere una pelle luminosa, il nude look è l'ultimo trend sotto la lente di tutte le appassionate di beauty che guardano con attenzione a Instagram e agli account di modelle attrici per scoprirne i segreti di bellezza. Per imitare i loro look, risparmiando, entra in gioco il beauty low cost. Un mondo snobbato da molti che pensano che il basso presso sia sinonimo di bassa qualità. L'errore, in questo caso è grossolano. Esistono infatti brand, da Essence a Catrice fino a Primark che offrono prodotti decisamente competitivi con i più noti - e costosi brand - a prezzi piccolissimi. Un esempio. Il mascara volume stylist 18h lash extension di Essence è uno di quei prodotti che vi stupiranno. Il nero è intenso, l'effetto incurvante e allungante è immediato. Con due passate vi sembrerà di indossare ciglia finte senza il peso di colle e fibre che potrebbero staccarsi da un momento all'alto se non ben applicate. Il suo prezzo, soli 3,79 euro, fa di questo mascara uno dei prodotti migliori presenti a oggi sul mercato del beauty per gli occhi. Per un effetto davvero unico, investite altri 3,79 euro e acquistate il «fratello» di questo mascara, il volume stylist 18h: l'effetto drammatico è assicurato. Per chi ama l'effetto nude sulle labbra, il Ps... ultimate lip collection set di Primark (in vedita a 8 euro) vi aiuterà a ottenere una bocca dalle tonalità nude, delicata ma sensuale per look perfetto dal giorno alla notte. Il fondotinta liquido di Catrice garantisce una media coprenza, una lunghissima durata con effetto opaco, e non risulta troppo pesante sulla pelle. È disponibile in quattro colorazioni ed è in vendita a circa 6 euro negli store autorizzati. Ottimi e in vendita a un prezzo piccolissimo sono anche i prodotti brandizzati Sephora. Imperdibili i kit labbra composti da scrub al miele in comodi astucci simili a quelli di un burrocacao da tenere sempre in borsetta e i mini eyeliner il cui pennello si infila letteralmente sul proprio indice diventando un'estensione della nostra mano, per un effetto delicato e senza sbavature.Per chi vuole osare e imitare le eroine di manga e anime, il trend k-pop non ha risparmiato nemmeno il mondo dei beauty. Proprio Primark ha creato Ps... Kpop, una linea beauty d'spirazione coreana che offre una gamma completa di prodotti per un viso fresco e un look raggiante a cui si aggiungono divertenti accessori che donano un tocco d'ironia alla beauty routine. Anche in questo caso i prezzi sono piccolissimi e vanno dai 6 euro dell'illuminante viso ai 3 del rossetto matte icco di vitamina e che promette labbra da baciare dal mattino alla sera.Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="le-donne-musulmane-spendono-in-cosmesi-piu-di-quelle-occidentali" data-post-id="2569676529" data-published-at="1774135080" data-use-pagination="False"> Le donne musulmane spendono in cosmesi più di quelle occidentali Quando una donna non può mostrare il corpo e i capelli, il viso diventa il suo unico elemento distintivo ed ecco che i cosmetici assumono un ruolo predominante. È in base a questa regola che le donne mediorientali si stanno sempre più interessando al make up, nel tentativo di trovare un equilibrio tra gli abiti che sono costrette a indossare e uno stile di vita emule dei loro idoli occidentali. Come assomigliare a Rihanna o a Kim Kardashian quando si indossa un hijab o un burqa? Attraverso il trucco. Basta guardare i numeri della spesa delle donne musulmane per i cosmetici. Una donna in Iran spende 140 dollari all'anno per i trucchi, mentre la media europea è di 99. Il mercato della bellezza è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, arrivando a quasi 5 miliardi di dollari in Arabia Saudita, 3.5 miliardi in Iran e 1.4 miliardi negli Emirati Arabi Uniti. Sephora Ae (Emirati Arabi, ndr) ha stilato una lista dei prodotti più venduti durante lo scorso anno. Nella lista - tutta extralusso - si trova la nuova linea beauty della cantante Rihanna - Fenty Beauty - con il suo illuminante dorato e il fondotinta adatto a ogni incarnato. Seguono l'eyeliner di una make up artist Kat von D e le ciglia finte per garantire uno sguardo ammaliante. In classifica anche il famoso mascara Too Faced che per i Paesi arabi cambia il suo nome da «Better than Sex» a «Better than love». Ma sono ombretti e rossetti a sorprendere maggiormente per le loro tonalità sgargianti. Dal rosso al rosa shocking passando per il blu e il verde, sembra che nessuna tinta sia troppo per le donne del Medioriente. I colori sono la loro «arma» contro il nero degli abiti che devono indossare. «Una donna araba non esce mai senza trucco e non ha certo bisogno di un'occasione speciale per osare», racconta Najla Sultan Bin Awwad, che da qualche anno - grazie al permesso del marito e alla decisione dell'allora re saudita Abdullah - lavora da Sephora. «Era difficile trovare il trucco giusto quando i commessi erano uomini e non potevamo neanche mostrargli il nostro viso», racconta. Ma queste donne che spendono così tanto in trucchi, possono mai mostrarsi? «Sì, ma solo durante le feste o i matrimoni. E quando siamo solo tra donne».Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="ossessione-orientale-a-milano-apre-miin-il-primo-negozio-di-cosmetica-coreana" data-post-id="2569676529" data-published-at="1774135080" data-use-pagination="False"> Ossessione orientale: a Milano apre Miin, il primo negozio di cosmetica coreana Il segreto di bellezza delle donne coreane è semplicissimo e si chiama «glass skin» ovvero «pelle di vetro». Il trucco, c'è ma non si vede. L'idratazione e la pulizia del viso, l'effetto «bagnato» come appena uscite da un tuffo in piscina, sono questi i principali consigli di bellezza che provengono dall'Oriente, da sempre leader indiscusso nel mondo del beauty. Abbiamo parlato con Olga Kim, regional manager di Miin, il primo negozio in Italia interamente dedicato alla korean cosmetics che ha aperto nei giorni scorsi a Milano, in via San Nicolao 2, a pochi passi dal Castello Sforzesco. Olga, in cosa si differenzia la cosmetica coreana da quella occidentale?«La donna coreana si concentra sulla bellezza della sua pelle prima di dedicarsi al make up. Se la pelle è luminosa, significa che è pulita e sana, e questo è sinonimo di bellezza. In Italia e un po' in tutto l'Occidente è invece uso comune pensare che la pelle più è opaca più è bella. Ma vi siete accorti di quanto l'opacità sottolinei la presenza di imperfezioni e rughe?».E quindi ecco la routine in 10 passi, un vero e proprio rituale di bellezza che qui non è ancora così noto. Può raccontarcelo meglio?«È una routine semplice, che richiede tempo è vero, ma che se effettuata correttamente tutti i giorni e due volte al giorno porta a risultati miracolosi. Si inizia con la pulizia del viso con un olio». Perché l'olio e non una semplice acqua micellare?«La differenza è sostanziale: l'olio scioglie ogni residuo di make up, non richiede lo sfregamento della pelle con tamponcini e al contempo deterge nel profondo. L'acqua micellare si ferma invece allo strato superiore della pelle e non porta gli stessi risultati». Continuiamo con la routine.«Il secondo step è quello della detersione con un gel schiumoso che ha il compito di rimuovere le impurità a base di acqua, come per esempio il sudore. Terzo passo, l'esfoliazione. Per le donne occidentali è qualcosa da fare una volta ogni tanto, per le coreane invece è uno dei passi fondamentali della routine di bellezza soprattutto nella zona T (fronte-naso-mento) perché previene la comparsa di imperfezioni come brufoletti e punti neri». Siamo arrivati al quarto passo.«L'utilizzo di un tonico. Questo è il vero crocevia della k-beauty. La donna coreana non rinuncia mai a un buon tonico, senza alcol, perché sa che è di fondamentale importanza. Il tonico rimuove infatti qualsiasi residuo dei prodotti precedenti e ripristina l'equilibrio della pelle preparandola ad assorbire il prossimo prodotto, ovvero l'essenza».L'essenza?«In Italia non è ancora molto conosciuta, in Oriente è un vero e proprio must. E' fondamentalmente un prodotto idratante intensivo, ma delicato. In grado di dare un «boost» di benessere alla pelle. Un po' come quando ci si bagna il viso con un getto d'acqua fresca: l'idea dell'essenza è quella di idratare e lasciare la pelle lucida e luminosa». Ma la pelle lucida non è sinonimo di pelle grassa?«In Occidente sì. Nelle regole beauty coreane una pelle lucida è luminosa, è una «glass skin» ed è sinonimo di estrema bellezza. Per raggiungere questo risultato bisogna compiere i dieci passi della routine alla perfezione concludendo l'idratazione con un tonico, un contorno occhi, una crema idratante e, infine, uno strato di trucco». Fondotinta?«Le donne coreane prediligono la bb cream con una protezione solare elevata, di solito 30 o 50». Cosa ha portato Miin Cosmetics in Italia?«Prodotti diversi che pur essendo già molto conosciuti a livello mondiale in Italia sono ancora poco noti. Tra questi brand per esempio c'è Klairs che rispetta la regola di escludere dai suoi prodotti gli ingredienti non necessari come coloranti, alcol, parabeni o fragranze artificiali, E Nature Cosmetics, un marchio che produce prodotti delicati con ingredienti naturali, vegano anche nel packaging o Blithe, rivoluzionario perché semplifica i 10 passi della routine unendo vari prodotti in uno solo».Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="basta-un-clic-e-gli-specialisti-del-trucco-ti-raggiungono-sul-posto-di-lavoro" data-post-id="2569676529" data-published-at="1774135080" data-use-pagination="False"> Basta un clic e gli specialisti del trucco ti raggiungono sul posto di lavoro Fare shopping online è senza dubbio divertente. Secondo il centro studi Human Highway, tra le categorie più gettonate nel settore beauty, in prima posizione ci sono i profumi con un valore di 32 milioni di euro, seguiti dai prodotti per la cura del corpo (22 milioni) e del viso (18 milioni). In quarta posizione gli articoli per i capelli (17 milioni) e in quinta il make-up (16 milioni). Abbiamo selezionato per voi alcuni brand e servizi unici nel loro genere, da provare almeno una volta nella vita. Tutti disponibili online.Neve Cosmetics. Nasce nel 2009 in provincia di Torino e in pochi anni Neve Cosmetics diventa uno dei marchi più amati dalle appassionate di makeup. Merito della gamma di colori, che va dalle tinte più delicate a quelle più sgargianti come il giallo, l'azzurro e il verde brillante. Ma Neve Cosmetics non è solo questo. Tutti i prodotti sono completamente naturali, niente siliconi, parabeni e petrolatum, e in più sono anche cruelty-free per una scelta consapevole.Hekate. Il loro laboratorio ha sede in provincia di Verona, più precisamente a Bardolino (Verona) dove ogni giorno vengono create creme su misura. Basta infatti recarsi sul loro sito www.hekatecosmetics.com e rispondere a una serie di domande per creare un prodotto adatto alle vostre esigenze. Una volta evidenziate le vostre necessità e il vostro tipo di pelle potrete scegliere quattro principi attivi,tre estratti e una fragranza. Et voilà, la crema è pronta.L'Estetista Cinica. Zero fronzoli, zero bugie. Solo l'essenziale. Questo il mantra di Cristina Fogazzi, meglio conosciuta come l'estetista cinica. Imperdibili i suoi kit - così comodi da stare in un borsa - chiamati Rughe Botox Box, Smog Botox Box e Stress Botox Box. Per scegliere quale fa il caso tuo c'è un comodo test sul sito www.bellavera.it oppure basta farle una visita nel suo centro estetico nel cuore di Milano.Madame Miranda. Parte da Milano, il primo servizio beauty on demand. Basta andare sul sito internet www.madamemiranda.com e scegliere quello di cui si ha bisogno. Da un massaggio rilassante a una manicure flash, una delle estetiste del gruppo arriverà ovunque voi siate, a casa, in ufficio, in palestra, in hotel, tutti i giorni, dalle 7 alle 22, con tutto il necessario. Madame Miranda lascia la scelta di ogni dettaglio alla cliente: data, ora, luogo e beauty specialist. E proprio per questo motivo ha studiato un protocollo per ogni beauty session- dalle tradizionali alle più speciali - per offrire un trattamento di qualità, veloce e sicuro in qualunque location.Mariella Baroli
Cirino Pomicino (Ansa)
‘O ministro, 86 anni, era ricoverato nella clinica Quisisana di Roma, afflitto dai postumi degli acciacchi dovuti alla cardiopatia cronica, con infarti ripetuti e due trapianti che gli hanno fatto dire: «Gli altri cambiano la macchina, io cambio gli organi».
Pilastro della Democrazia Cristiana, intelligente e scafato, cresciuto alla scuola di Giulio Andreotti che negli anni 70 cercava in Campania qualcuno da contrapporre ai ras del Sud Antonio Gava e Ciriaco De Mita, Cirino Pomicino ha attraversato la repubblica delle sciabole da protagonista: deputato per sette legislature, due volte ministro (Bilancio e Funzione pubblica), fu vicerè borbonico della corrente del luciferino Giulio. Qualcuno se lo ricorda raffigurato mentre balla da scatenato nel film che ricostruisce (con spreco di luoghi comuni) gli ultimi fuochi del pentapartito e delle convergenze parallele: «Il Divo» di Paolo Sorrentino.
Caustico e diplomatico, faceva risalire alla famiglia la capacità di trovare uno spazio di confronto con tutti. «Ero il quinto di sette figli, con sei maschi che tifavano per sei squadre diverse (lui era milanista - Ndr) e si identificavano in sei partiti diversi. Ci siamo formati alla scuola della tolleranza senza che mai le differenze intaccassero il profondo rapporto fraterno». Chi lo accusava di sprecare i soldi pubblici per accontentare le clientele si sentiva ripetere: «Sono ricco di famiglia, per capirlo guardate i tombini di Napoli». Portavano il nome della fonderia del nonno. Re delle commissioni Bilancio, nei mitici anni 80 inventò l’emendamento vol-au-vent, che le correnti dei partiti riempivano di finanziamenti. Era lo Sportello Pomicino, lui accontentava tutti e si giustificava: «Se lo sportello funziona è perché qualcuno bussa».
Nato a Napoli il 3 settembre 1939, teneva molto all’orario. «Erano le 7 di mattina, alle 11 l’Inghilterra dichiarò guerra alla Germania di Hitler e alle 17 la Francia fece altrettanto. Il mio arrivo consentì a papà di non essere chiamato al fronte, in quanto padre di 5 figli». Laureato in medicina e attivista democristiano, prima della chiamata andreottiana ha lavorato come neurochirurgo all’ospedale Cardarelli. Avvezzo alle comodità, aveva affittato sull’Appia Antica una villa con 20 stanze, costo 5 milioni di vecchie lire all’anno. I suoi eccessi facevano dire a Francesco Cossiga, che non gli era amico: «Siamo un Paese solido che può sopportare come ministro un analfabeta come lui».
Sposato due volte (la seconda con Lucia Marotta di 27 anni più giovane), il suo destino è stato indissolubilmente legato a Tangentopoli. Le inchieste, i canini affilati delle procure. Indagato 42 volte ma condannato solo due per finanziamento illecito della Dc, Cirino Pomicino uscì clamorosamente di scena la sera in cui, entrato in un ristorante di Napoli con la famiglia, fu costretto ad andarsene dal resto della clientela, che al suo apparire aveva cominciato a far tintinnare i bicchieri con le posate per sloggiarlo. Un affronto volgare e immeritato. Lui si difendeva così: «Nella chiesa è nato il proverbio “senza soldi non si cantano messe”. La politica non mi ha arricchito, non possiedo una casa e non la possiede neppure mia figlia Ilaria».
Testimone di un’epoca dominata anche dal tintinnio delle manette (fu condannato a un anno e mezzo di carcere, fece 17 giorni), qualche anno fa ha rivelato un retroscena inquietante di quella stagione: «Nel 1991 Carlo De Benedetti venne da me e mi chiese: Vuole essere il mio ministro? Lui e l’avvocato Gianni Agnelli avevano deciso un colpo di Stato, spazzare via la Dc per via giudiziaria e consegnare il potere ai comunisti che, orfani di Mosca, sarebbero stati lacchè ai loro ordini. Io dissi no». Arrivò Mani Pulite. Ma a rompere lo schema si materializzò Silvio Berlusconi.
Cirino Pomicino è morto un giorno prima del referendum, lui che della casta dei magistrati non aveva alcuna stima. E ai quali - quando cominciò a scrivere editoriali con lo pseudonimo di Geronimo (chiamato a L’Indipendente e poi al Giornale da Vittorio Feltri) - non risparmiò critiche feroci. «Geronimo era il grande capo Apache che non si arrese alle truppe nordiste e io non mi sono mai arreso ai pm e alle loro truppe mediatiche. Sotto le macerie lasciate dalle inchieste finì tutta la Prima repubblica tranne il Pci che, grazie ai ragazzi della via Pal della procura di Milano, fu solo costretto a cambiare nome». Eppure oggi si sarebbe opposto alla riforma Nordio perché la considerava troppo morbida. «Con lo sdoppiamento del Csm si verrebbe a creare una nicchia dove i pm se la cantano e se la suonano senza controllo, con la possibilità di intimidire non solo la politica ma anche i giudici». Un giorno del 1997, uscito dal sonno indotto dall’anestesia per uno degli infarti, si trovò al capezzale Antonio Di Pietro. «Mi avevano dato tre ore di vita e lui venne a trovarmi. Mi disse che aveva sempre votato Dc. Era convinto che sarei morto e non avrei mai potuto raccontarlo». Invece ha avuto in dono altri 29 anni durante i quali qualcuno gli dava dell’immortale. Lui sorrideva facendo le corna: «Della morte mi spaventa la bara, il corpo chiuso che si decompone. Mi farò cremare». Ora ‘O ministro cammina nell’eternità.
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Lancia «Gamma» berlina del 1976 (Stellantis/Centro Storico Fiat)
Per sei anni la Lancia, regina delle ammiraglie di lusso italiane, era rimasta senza un vero modello di punta. L’ultima delle berline di classe superiore era stata la «Flaminia», prodotta dal 1959 al 1970, mentre l’ultimo modello a tre volumi (ma meno lussuosa) era stata la 2.000, una semplice rivisitazione dell’altrettanto obsoleta Flavia. La casa di Chivasso, assorbita da Fiat dal 1969, decise di non rimpiazzarla temporaneamente. Poi venne la crisi petrolifera mondiale, ed ogni progetto di vetture di alta cilindrata assetate di benzina fu sospeso.
Lancia si riaffacciò al segmento solo dopo alcuni anni, quando la concorrenza di ammiraglie estere come Mercedes e Bmw aveva occupato una buona fetta del mercato europeo. Ci riprovò dopo la metà degli anni Settanta, con la nuova «Gamma», presentata a Ginevra nel marzo del 1976. La crisi del 1973 aveva lasciato il segno, e l’efficienza dei motori in termini di consumi era diventata una priorità. Il mercato italiano era poi condizionato dalla pesante tassazione dei propulsori di cilindrata superiore ai 2 litri, che spesso erano adottati dalle case estere in configurazione 6 cilindri. La Lancia progettò sulla base di queste esigenze un motore tutto nuovo, completamente diverso da quelli dei modelli precedenti. La «Gamma» sarà infatti spinta da un 4 cilindri boxer in alluminio, prodotto nelle due cilindrate di 1,9 e 2,5 litri da 116 e 140 Cv rispettivamente. Quello che colpì maggiormente il pubblico e gli affezionati del marchio fu certamente la linea, che segnava una rottura con la lunga tradizione delle tre volumi. Affidata al blasonato nome di Pininfarina, la nuova ammiraglia lancia era di fatto una 2 volumi e mezzo con coda spiovente e tronca e la trazione era anteriore.
Contemporaneamente alla berlina fu presentata la coupé, una due porte più aggressiva e sportiveggiante, che conservava tuttavia gli ampi spazi interni della 4 porte. I motori garantivano ottime prestazioni, comprese tra i 185 e i 195 km/h nel confort degli interni lussuosamente rifiniti nello stile caratteristico della casa di Chivasso. La «Gamma» fu ben accolta da pubblico e stampa nonostante la evidente rottura con la tradizione delle berline a tre volumi. La sua storia però, passata dal restyling del 1980 che regalò ai motori l’iniezione elettronica, non fu felice. La causa del mancato successo di una vettura coraggiosa e all’avanguardia per lo stile fu la scarsa affidabilità del motore e degli organi ad esso collegati. Per alcune ingenuità di progettazione di un boxer del tutto nuovo, la Gamma soffrì costantemente di problemi (anche gravi) alla distribuzione per la fragilità del sistema, ed al servosterzo che era direttamente collegato alla distribuzione e poteva, se messo sotto sforzo dalla massa non indifferente della vettura, creare gravi danni agli organi meccanici.
La bella ma sfortunata ammiraglia di Chivasso uscì di scena appena 8 anni dopo il suo lancio, nel 1984. Sarà sostituita da una berlina che, per il successo ottenuto nel decennio successivo, proietterà un cono d’ombra sull’immagine dell’antesignana «Gamma», la Lancia «Thema».
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