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2018-05-21
La «beauty valley» mondiale è in Lombardia ma le donne italiane guardano alla Corea
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Con 11 miliardi di dollari di giro d'affari nel 2017, l'Italia si conferma il decimo mercato a livello mondiale nel campo della cosmesi. Non poco se si considera che a livello mondiale il business della bellezza vale 455 miliardi, 89 di questi generati soltanto negli Stati Uniti, di gran lunga il primo Paese al mondo per fatturato nel settore. I dati arrivano da una ricerca di Euromonitor international, secondo cui il mondo del beauty è destinato a crescere nel 2018 a 467 miliardi di dollari, nel 2019 a 480, nel 2020 a 493 e nel 2021 a superare la soglia dei 500 miliardi con 507 miliardi di giro d'affari.
A farla da padrone sono i prodotti per la pelle, che valgono il 26,8% (134 miliardi) del fatturato mondiale, seguiti dai prodotti per capelli (77,5 miliardi), dal mondo del trucco (14,2% per un valore di 71 miliardi), dai profumi (10,6%, 53 miliardi) e dai prodotti per bagno e doccia (8,4%, 42 miliardi). Il resto, il 24,5% (124 miliardi), è rappresentato dai prodotti per i bambini, deodoranti, strumenti per la depilazione, per farsi la barba e per proteggersi dal sole.
Se dunque gli Stati Uniti sono di gran lunga la prima nazione al mondo per giro d'affari, al secondo posto troviamo la Cina, con 56 miliardi di fatturato. La medaglia di bronzo va al Giappone con 38 miliardi di dollari di ricavi. Seguono il Brasile (31 miliardi), la Germania e il Regno Unito (entrambe 18 miliardi), la Francia con 15 miliardi, l'India e la Corea del Sud con 13 e l'Italia con 11.
E in Italia? Secondo i dati diffusi da Cosmetica Italia, l'associazione nazionale del settore legata a Confindustria, nel 2017 il giro d'affari italiano è salito del 4,3% rispetto al 2016. L'export rimane la componente chiave per la crescita dei valori di produzione, segnando un incremento di 8 punti percentuali e arrivando a toccare i 4,7 miliardi di euro. Anche la bilancia commerciale registra un nuovo record, raggiungendo i 2,5 miliardi di euro. Significativo il quadro dell'intera filiera cosmetica che, analizzando tutti gli anelli della catena (ingredienti, macchinari, imballaggio, prodotto finito), vanta un fatturato complessivo superiore ai 15,7 miliardi di euro (+4,8% sul 2016).
La salute del settore si rispecchia anche nell'andamento dei singoli canali, che continuano a registrare trend positivi. I dati preconsuntivi relativi al secondo semestre del 2017, infatti, registrano una lenta, ma costante espansione per i canali dell'erboristeria (+0,9% rispetto all'anno scorso) e della farmacia (+2%). In aumento di 1,5 punti percentuali anche la grande distribuzione, con un valore delle vendite che supera i 4 miliardi di euro: oltre il 40% della distribuzione di cosmetici a livello nazionale. Sui numeri del canale incidono in maniera significativa i fenomeni della distribuzione monomarca e dei punti vendita casa-toilette. Il comparto della produzione cosmetica conto terzi vanta un fatturato di oltre 1 miliardo di euro, con un incremento pari a +8,5%. L'unica eccezione alla crescita generale è la profumeria tradizionale, in lieve calo dello 0,5%. Crescono significativamente anche le vendite dirette (+8,7%), spinte dal mondo digitale: l'e-commerce segna un incremento a doppia cifra (+23%). Certo, si tratta di numeri ancora marginali: 820 milioni di euro per le vendite dirette, di cui circa 300 milioni sono da attribuire all'e-commerce. L'analisi dei trend di consumo dei singoli prodotti evidenzia la crescita significativa di contorno occhi e zone specifiche (+7,2%), seguiti da rossetti, lucidalabbra e prodotti legati alla protezione dal sole (+6,9%).
A livello di famiglie di prodotto sono infatti i cosmetici per la cura del viso la principale famiglia di consumo nelle abitudini degli italiani che, grazie al trend positivo del 2,7% rispetto al 2016, coprono il 16,9% del totale vendite per un valore pari a 1,4 miliardi di euro.
Il merito di questi numeri sono tutti della cosiddetta «beauty valley», la valle della bellezza, l'area che si estende tra le province di Milano, Bergamo, Crema e la Brianza dove ci sono più di 500 aziende con oltre 3.000 dipendenti (di cui 300 assunti nell'ultimo anno) che producono il 60% di ombretti, mascara, ciprie e rossetti utilizzati dalle donne (e dagli uomini) del pianeta. Si tratta di aziende perlopiù sconosciute che producono trucchi per Dior, Chanel, Estée Lauder, Lancôme, Elizabeth Arden, Shiseido, Helena Rubinstein e molti altri. Queste aziende destinano il 6-7% del fatturato alla ricerca e allo sviluppo, ben più del settore manifatturiero che in media non arriva al 3%, spiegano dati diffusi dal Polo tecnologico della cosmesi.
Sono in pochi, dunque a saperlo, ma l'Italia sembra destinata ad essere nei prossimi anni uno degli attori più importanti del settore della cosmesi all'interno dello scacchiere mondiale. Tra le poche nicchie italiane in piena crescita e alla costante ricerca di nuovi professionisti.
Gianluca Baldini
Il lusso è un rossetto che diventa un gioiello da indossare

Chiara Scelsi stende sul viso Millenialskin, il nuovo fondotinta di Dolce&Gabbana
Dolce&Gabbana
In media si stima che, per un trucco completo per una serata particolare, una donna impieghi circa 40 minuti davanti allo specchio. Truccarsi, dopotutto, non è un procedimento per nulla semplice. Bisogna calcolare perfettamente il colore più adatto alla propria pelle in quel momento, scegliere la consistenza giusta di ombretti e polveri, selezionare il prodotto perfetto per idratare e al contempo esaltare le labbra e, soprattutto, bisogna prestare massima attenzione al mascara che si passerà sulle ciglia. Un incurvante scelto al momento sbagliato potrebbe infatti compromettere completamente tutto il lavoro precedentemente effettuato e costringere a ripartire da zero.
Ovviamente, quello appena descritto, non è un procedimento attuabile tutti i giorni per andare al lavoro ma è una routine ben nota a chi è abituata a cene e party esclusivi che, oltre ad abiti e accessori di lusso, richiedono anche l'utilizzo di un make up che spesso può arrivare a costare anche cifre a tre zeri.
Ma quali sono i brand «irraggiungibili» per i comuni mortali? Chantecaille è un marchio newyorkese noto per produrre vere e proprie opere d'arte. Le sue palette si ispirano alla natura e sono il risultato di una combinazione di ricerca e tecnologia che ha portato alla creazione di prodotti unici nel loro genere in grado di resistere tutta la giornata senza stressarla e, anzi, nutrirla. La palette di ombretti creata per il ventesimo anniversario dell'azienda è in vendita oggi su Net-a-Porter, noto portale di lusso, a «soli» 84 euro.
Christian Louboutin ha portato il lusso delle sue scarpe con le suole rosse nel mondo del beauty creando una linea di make up dal packaging estroso, unico nel suo genere. Se gli smalti ricordano dei pennelli in un calamaio extra lusso, i rossetti (in vendita a 90 euro l'uno) sono dei piccoli gioielli nella loro confezione dorata che ricorda una fialetta che può essere tranquillamente trasformata in un ciondolo esclusivo. Tom Ford è senza dubbio uno dei re del make up di lusso. Le sue palette per lo strobing e il contouring sono un must have per le amanti di prodotti beauty di lusso. Perfette per una combinazione di pelle di luna con sfumature ambrate, il prezzo di vendita è di circa 80 euro. Una spesa importante, certo, ma di cui - assicurano le make up artist - non vi pentirete. Charlotte Tilbury è una tra le più note make up artist inglesi e ha creato una linea ambitissima soprattutto dalle più giovani abitate a vedere i suoi prodotti utilizzati nella realizzazione di make up per le star di tutto il mondo. Tra i suoi prodotti più noti c'è il magic foundation, un fondotinta di un'unica colorazione che promette di adattarsi perfettamente a 15 incarnati diversi in vendita alla modica cifra di 40 euro.
Dolce & Gabbana hanno fatto del make up un inno all'italianità. Rossetti al profumo di violetta, eyeliner color della pece perfetti per chi vuole sottolineare il proprio sguardo e una vasta selezione di ombretti e mascara hanno fatto della linea beauty del marchio un vero e proprio feticcio per le donne di tutto il mondo. Imperdibile l'ultimo prodotto della linea viso, millenialskin, un fondotinta leggerissimo illuminante e idratante con protezione solare 30 in vendita a circa 40 euro e che dona al viso un finish fresco e naturale per un incarnato luminoso e dal colorito uniforme.
Marianna Baroli
Guida low-cost al trucco da star

Le tendenze beauty 2018 puntano a evidenziare i tratti caratteristici del volto, catturare la luce e avere una pelle luminosa, il nude look è l'ultimo trend sotto la lente di tutte le appassionate di beauty che guardano con attenzione a Instagram e agli account di modelle attrici per scoprirne i segreti di bellezza. Per imitare i loro look, risparmiando, entra in gioco il beauty low cost. Un mondo snobbato da molti che pensano che il basso presso sia sinonimo di bassa qualità. L'errore, in questo caso è grossolano. Esistono infatti brand, da Essence a Catrice fino a Primark che offrono prodotti decisamente competitivi con i più noti - e costosi brand - a prezzi piccolissimi.
Un esempio. Il mascara volume stylist 18h lash extension di Essence è uno di quei prodotti che vi stupiranno. Il nero è intenso, l'effetto incurvante e allungante è immediato. Con due passate vi sembrerà di indossare ciglia finte senza il peso di colle e fibre che potrebbero staccarsi da un momento all'alto se non ben applicate. Il suo prezzo, soli 3,79 euro, fa di questo mascara uno dei prodotti migliori presenti a oggi sul mercato del beauty per gli occhi. Per un effetto davvero unico, investite altri 3,79 euro e acquistate il «fratello» di questo mascara, il volume stylist 18h: l'effetto drammatico è assicurato.
Per chi ama l'effetto nude sulle labbra, il Ps... ultimate lip collection set di Primark (in vedita a 8 euro) vi aiuterà a ottenere una bocca dalle tonalità nude, delicata ma sensuale per look perfetto dal giorno alla notte. Il fondotinta liquido di Catrice garantisce una media coprenza, una lunghissima durata con effetto opaco, e non risulta troppo pesante sulla pelle. È disponibile in quattro colorazioni ed è in vendita a circa 6 euro negli store autorizzati. Ottimi e in vendita a un prezzo piccolissimo sono anche i prodotti brandizzati Sephora. Imperdibili i kit labbra composti da scrub al miele in comodi astucci simili a quelli di un burrocacao da tenere sempre in borsetta e i mini eyeliner il cui pennello si infila letteralmente sul proprio indice diventando un'estensione della nostra mano, per un effetto delicato e senza sbavature.
Per chi vuole osare e imitare le eroine di manga e anime, il trend k-pop non ha risparmiato nemmeno il mondo dei beauty. Proprio Primark ha creato Ps... Kpop, una linea beauty d'spirazione coreana che offre una gamma completa di prodotti per un viso fresco e un look raggiante a cui si aggiungono divertenti accessori che donano un tocco d'ironia alla beauty routine. Anche in questo caso i prezzi sono piccolissimi e vanno dai 6 euro dell'illuminante viso ai 3 del rossetto matte icco di vitamina e che promette labbra da baciare dal mattino alla sera.
Marianna Baroli
Le donne musulmane spendono in cosmesi più di quelle occidentali

Quando una donna non può mostrare il corpo e i capelli, il viso diventa il suo unico elemento distintivo ed ecco che i cosmetici assumono un ruolo predominante. È in base a questa regola che le donne mediorientali si stanno sempre più interessando al make up, nel tentativo di trovare un equilibrio tra gli abiti che sono costrette a indossare e uno stile di vita emule dei loro idoli occidentali. Come assomigliare a Rihanna o a Kim Kardashian quando si indossa un hijab o un burqa? Attraverso il trucco.
Basta guardare i numeri della spesa delle donne musulmane per i cosmetici. Una donna in Iran spende 140 dollari all'anno per i trucchi, mentre la media europea è di 99. Il mercato della bellezza è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, arrivando a quasi 5 miliardi di dollari in Arabia Saudita, 3.5 miliardi in Iran e 1.4 miliardi negli Emirati Arabi Uniti. Sephora Ae (Emirati Arabi, ndr) ha stilato una lista dei prodotti più venduti durante lo scorso anno. Nella lista - tutta extralusso - si trova la nuova linea beauty della cantante Rihanna - Fenty Beauty - con il suo illuminante dorato e il fondotinta adatto a ogni incarnato. Seguono l'eyeliner di una make up artist Kat von D e le ciglia finte per garantire uno sguardo ammaliante. In classifica anche il famoso mascara Too Faced che per i Paesi arabi cambia il suo nome da «Better than Sex» a «Better than love».
Ma sono ombretti e rossetti a sorprendere maggiormente per le loro tonalità sgargianti. Dal rosso al rosa shocking passando per il blu e il verde, sembra che nessuna tinta sia troppo per le donne del Medioriente. I colori sono la loro «arma» contro il nero degli abiti che devono indossare. «Una donna araba non esce mai senza trucco e non ha certo bisogno di un'occasione speciale per osare», racconta Najla Sultan Bin Awwad, che da qualche anno - grazie al permesso del marito e alla decisione dell'allora re saudita Abdullah - lavora da Sephora.
«Era difficile trovare il trucco giusto quando i commessi erano uomini e non potevamo neanche mostrargli il nostro viso», racconta. Ma queste donne che spendono così tanto in trucchi, possono mai mostrarsi? «Sì, ma solo durante le feste o i matrimoni. E quando siamo solo tra donne».
Mariella Baroli
Ossessione orientale: a Milano apre Miin, il primo negozio di cosmetica coreana

Il segreto di bellezza delle donne coreane è semplicissimo e si chiama «glass skin» ovvero «pelle di vetro». Il trucco, c'è ma non si vede. L'idratazione e la pulizia del viso, l'effetto «bagnato» come appena uscite da un tuffo in piscina, sono questi i principali consigli di bellezza che provengono dall'Oriente, da sempre leader indiscusso nel mondo del beauty.
Abbiamo parlato con Olga Kim, regional manager di Miin, il primo negozio in Italia interamente dedicato alla korean cosmetics che ha aperto nei giorni scorsi a Milano, in via San Nicolao 2, a pochi passi dal Castello Sforzesco.
Olga, in cosa si differenzia la cosmetica coreana da quella occidentale?
«La donna coreana si concentra sulla bellezza della sua pelle prima di dedicarsi al make up. Se la pelle è luminosa, significa che è pulita e sana, e questo è sinonimo di bellezza. In Italia e un po' in tutto l'Occidente è invece uso comune pensare che la pelle più è opaca più è bella. Ma vi siete accorti di quanto l'opacità sottolinei la presenza di imperfezioni e rughe?».
E quindi ecco la routine in 10 passi, un vero e proprio rituale di bellezza che qui non è ancora così noto. Può raccontarcelo meglio?
«È una routine semplice, che richiede tempo è vero, ma che se effettuata correttamente tutti i giorni e due volte al giorno porta a risultati miracolosi. Si inizia con la pulizia del viso con un olio».
Perché l'olio e non una semplice acqua micellare?
«La differenza è sostanziale: l'olio scioglie ogni residuo di make up, non richiede lo sfregamento della pelle con tamponcini e al contempo deterge nel profondo. L'acqua micellare si ferma invece allo strato superiore della pelle e non porta gli stessi risultati».
Continuiamo con la routine.
«Il secondo step è quello della detersione con un gel schiumoso che ha il compito di rimuovere le impurità a base di acqua, come per esempio il sudore. Terzo passo, l'esfoliazione. Per le donne occidentali è qualcosa da fare una volta ogni tanto, per le coreane invece è uno dei passi fondamentali della routine di bellezza soprattutto nella zona T (fronte-naso-mento) perché previene la comparsa di imperfezioni come brufoletti e punti neri».
Siamo arrivati al quarto passo.
«L'utilizzo di un tonico. Questo è il vero crocevia della k-beauty. La donna coreana non rinuncia mai a un buon tonico, senza alcol, perché sa che è di fondamentale importanza. Il tonico rimuove infatti qualsiasi residuo dei prodotti precedenti e ripristina l'equilibrio della pelle preparandola ad assorbire il prossimo prodotto, ovvero l'essenza».
L'essenza?
«In Italia non è ancora molto conosciuta, in Oriente è un vero e proprio must. E' fondamentalmente un prodotto idratante intensivo, ma delicato. In grado di dare un «boost» di benessere alla pelle. Un po' come quando ci si bagna il viso con un getto d'acqua fresca: l'idea dell'essenza è quella di idratare e lasciare la pelle lucida e luminosa».
Ma la pelle lucida non è sinonimo di pelle grassa?
«In Occidente sì. Nelle regole beauty coreane una pelle lucida è luminosa, è una «glass skin» ed è sinonimo di estrema bellezza. Per raggiungere questo risultato bisogna compiere i dieci passi della routine alla perfezione concludendo l'idratazione con un tonico, un contorno occhi, una crema idratante e, infine, uno strato di trucco».
Fondotinta?
«Le donne coreane prediligono la bb cream con una protezione solare elevata, di solito 30 o 50».
Cosa ha portato Miin Cosmetics in Italia?
«Prodotti diversi che pur essendo già molto conosciuti a livello mondiale in Italia sono ancora poco noti. Tra questi brand per esempio c'è Klairs che rispetta la regola di escludere dai suoi prodotti gli ingredienti non necessari come coloranti, alcol, parabeni o fragranze artificiali, E Nature Cosmetics, un marchio che produce prodotti delicati con ingredienti naturali, vegano anche nel packaging o Blithe, rivoluzionario perché semplifica i 10 passi della routine unendo vari prodotti in uno solo».
Marianna Baroli
Basta un clic e gli specialisti del trucco ti raggiungono sul posto di lavoro

Fare shopping online è senza dubbio divertente. Secondo il centro studi Human Highway, tra le categorie più gettonate nel settore beauty, in prima posizione ci sono i profumi con un valore di 32 milioni di euro, seguiti dai prodotti per la cura del corpo (22 milioni) e del viso (18 milioni). In quarta posizione gli articoli per i capelli (17 milioni) e in quinta il make-up (16 milioni). Abbiamo selezionato per voi alcuni brand e servizi unici nel loro genere, da provare almeno una volta nella vita. Tutti disponibili online.
Neve Cosmetics. Nasce nel 2009 in provincia di Torino e in pochi anni Neve Cosmetics diventa uno dei marchi più amati dalle appassionate di makeup. Merito della gamma di colori, che va dalle tinte più delicate a quelle più sgargianti come il giallo, l'azzurro e il verde brillante. Ma Neve Cosmetics non è solo questo. Tutti i prodotti sono completamente naturali, niente siliconi, parabeni e petrolatum, e in più sono anche cruelty-free per una scelta consapevole.
Hekate. Il loro laboratorio ha sede in provincia di Verona, più precisamente a Bardolino (Verona) dove ogni giorno vengono create creme su misura. Basta infatti recarsi sul loro sito www.hekatecosmetics.com e rispondere a una serie di domande per creare un prodotto adatto alle vostre esigenze. Una volta evidenziate le vostre necessità e il vostro tipo di pelle potrete scegliere quattro principi attivi,tre estratti e una fragranza. Et voilà, la crema è pronta.
L'Estetista Cinica. Zero fronzoli, zero bugie. Solo l'essenziale. Questo il mantra di Cristina Fogazzi, meglio conosciuta come l'estetista cinica. Imperdibili i suoi kit - così comodi da stare in un borsa - chiamati Rughe Botox Box, Smog Botox Box e Stress Botox Box. Per scegliere quale fa il caso tuo c'è un comodo test sul sito www.bellavera.it oppure basta farle una visita nel suo centro estetico nel cuore di Milano.
Madame Miranda. Parte da Milano, il primo servizio beauty on demand. Basta andare sul sito internet www.madamemiranda.com e scegliere quello di cui si ha bisogno. Da un massaggio rilassante a una manicure flash, una delle estetiste del gruppo arriverà ovunque voi siate, a casa, in ufficio, in palestra, in hotel, tutti i giorni, dalle 7 alle 22, con tutto il necessario. Madame Miranda lascia la scelta di ogni dettaglio alla cliente: data, ora, luogo e beauty specialist. E proprio per questo motivo ha studiato un protocollo per ogni beauty session- dalle tradizionali alle più speciali - per offrire un trattamento di qualità, veloce e sicuro in qualunque location.
Mariella Baroli
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Il giro d'affari ammonta a 11 miliardi di dollari e l'Italia è al decimo posto. Nell'area Milano-Como-Bergamo-Crema si realizza il 60% dei cosmetici del pianeta. Oltre 500 aziende che producono per i grandi marchi e investono in ricerca e sviluppo fino al 7% del fatturato (la media nel manifatturiero non supera il 3%).Il mercato del beauty di lusso, amato dalle donne arabe, propone ombretti e mascara che costano oltre 100 euro. Intanto online arriva la possibilità di avere il proprio specialista in casa, in ufficio o in hotel.Apre a Milano il primo negozio ispirato alla tradizione coreana. Miin cosmetics promette di rivoluzionare il modo di vivere la bellezza delle ragazze occidentali: «Il trucco per essere belle? Avere la pelle lucida e idratata, come appena uscite dall'acqua».Lo speciale contiene sei articoli. Con 11 miliardi di dollari di giro d'affari nel 2017, l'Italia si conferma il decimo mercato a livello mondiale nel campo della cosmesi. Non poco se si considera che a livello mondiale il business della bellezza vale 455 miliardi, 89 di questi generati soltanto negli Stati Uniti, di gran lunga il primo Paese al mondo per fatturato nel settore. I dati arrivano da una ricerca di Euromonitor international, secondo cui il mondo del beauty è destinato a crescere nel 2018 a 467 miliardi di dollari, nel 2019 a 480, nel 2020 a 493 e nel 2021 a superare la soglia dei 500 miliardi con 507 miliardi di giro d'affari. A farla da padrone sono i prodotti per la pelle, che valgono il 26,8% (134 miliardi) del fatturato mondiale, seguiti dai prodotti per capelli (77,5 miliardi), dal mondo del trucco (14,2% per un valore di 71 miliardi), dai profumi (10,6%, 53 miliardi) e dai prodotti per bagno e doccia (8,4%, 42 miliardi). Il resto, il 24,5% (124 miliardi), è rappresentato dai prodotti per i bambini, deodoranti, strumenti per la depilazione, per farsi la barba e per proteggersi dal sole. Se dunque gli Stati Uniti sono di gran lunga la prima nazione al mondo per giro d'affari, al secondo posto troviamo la Cina, con 56 miliardi di fatturato. La medaglia di bronzo va al Giappone con 38 miliardi di dollari di ricavi. Seguono il Brasile (31 miliardi), la Germania e il Regno Unito (entrambe 18 miliardi), la Francia con 15 miliardi, l'India e la Corea del Sud con 13 e l'Italia con 11. E in Italia? Secondo i dati diffusi da Cosmetica Italia, l'associazione nazionale del settore legata a Confindustria, nel 2017 il giro d'affari italiano è salito del 4,3% rispetto al 2016. L'export rimane la componente chiave per la crescita dei valori di produzione, segnando un incremento di 8 punti percentuali e arrivando a toccare i 4,7 miliardi di euro. Anche la bilancia commerciale registra un nuovo record, raggiungendo i 2,5 miliardi di euro. Significativo il quadro dell'intera filiera cosmetica che, analizzando tutti gli anelli della catena (ingredienti, macchinari, imballaggio, prodotto finito), vanta un fatturato complessivo superiore ai 15,7 miliardi di euro (+4,8% sul 2016). La salute del settore si rispecchia anche nell'andamento dei singoli canali, che continuano a registrare trend positivi. I dati preconsuntivi relativi al secondo semestre del 2017, infatti, registrano una lenta, ma costante espansione per i canali dell'erboristeria (+0,9% rispetto all'anno scorso) e della farmacia (+2%). In aumento di 1,5 punti percentuali anche la grande distribuzione, con un valore delle vendite che supera i 4 miliardi di euro: oltre il 40% della distribuzione di cosmetici a livello nazionale. Sui numeri del canale incidono in maniera significativa i fenomeni della distribuzione monomarca e dei punti vendita casa-toilette. Il comparto della produzione cosmetica conto terzi vanta un fatturato di oltre 1 miliardo di euro, con un incremento pari a +8,5%. L'unica eccezione alla crescita generale è la profumeria tradizionale, in lieve calo dello 0,5%. Crescono significativamente anche le vendite dirette (+8,7%), spinte dal mondo digitale: l'e-commerce segna un incremento a doppia cifra (+23%). Certo, si tratta di numeri ancora marginali: 820 milioni di euro per le vendite dirette, di cui circa 300 milioni sono da attribuire all'e-commerce. L'analisi dei trend di consumo dei singoli prodotti evidenzia la crescita significativa di contorno occhi e zone specifiche (+7,2%), seguiti da rossetti, lucidalabbra e prodotti legati alla protezione dal sole (+6,9%). A livello di famiglie di prodotto sono infatti i cosmetici per la cura del viso la principale famiglia di consumo nelle abitudini degli italiani che, grazie al trend positivo del 2,7% rispetto al 2016, coprono il 16,9% del totale vendite per un valore pari a 1,4 miliardi di euro. Il merito di questi numeri sono tutti della cosiddetta «beauty valley», la valle della bellezza, l'area che si estende tra le province di Milano, Bergamo, Crema e la Brianza dove ci sono più di 500 aziende con oltre 3.000 dipendenti (di cui 300 assunti nell'ultimo anno) che producono il 60% di ombretti, mascara, ciprie e rossetti utilizzati dalle donne (e dagli uomini) del pianeta. Si tratta di aziende perlopiù sconosciute che producono trucchi per Dior, Chanel, Estée Lauder, Lancôme, Elizabeth Arden, Shiseido, Helena Rubinstein e molti altri. Queste aziende destinano il 6-7% del fatturato alla ricerca e allo sviluppo, ben più del settore manifatturiero che in media non arriva al 3%, spiegano dati diffusi dal Polo tecnologico della cosmesi. Sono in pochi, dunque a saperlo, ma l'Italia sembra destinata ad essere nei prossimi anni uno degli attori più importanti del settore della cosmesi all'interno dello scacchiere mondiale. Tra le poche nicchie italiane in piena crescita e alla costante ricerca di nuovi professionisti. 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Truccarsi, dopotutto, non è un procedimento per nulla semplice. Bisogna calcolare perfettamente il colore più adatto alla propria pelle in quel momento, scegliere la consistenza giusta di ombretti e polveri, selezionare il prodotto perfetto per idratare e al contempo esaltare le labbra e, soprattutto, bisogna prestare massima attenzione al mascara che si passerà sulle ciglia. Un incurvante scelto al momento sbagliato potrebbe infatti compromettere completamente tutto il lavoro precedentemente effettuato e costringere a ripartire da zero. Ovviamente, quello appena descritto, non è un procedimento attuabile tutti i giorni per andare al lavoro ma è una routine ben nota a chi è abituata a cene e party esclusivi che, oltre ad abiti e accessori di lusso, richiedono anche l'utilizzo di un make up che spesso può arrivare a costare anche cifre a tre zeri. Ma quali sono i brand «irraggiungibili» per i comuni mortali? Chantecaille è un marchio newyorkese noto per produrre vere e proprie opere d'arte. Le sue palette si ispirano alla natura e sono il risultato di una combinazione di ricerca e tecnologia che ha portato alla creazione di prodotti unici nel loro genere in grado di resistere tutta la giornata senza stressarla e, anzi, nutrirla. La palette di ombretti creata per il ventesimo anniversario dell'azienda è in vendita oggi su Net-a-Porter, noto portale di lusso, a «soli» 84 euro.Christian Louboutin ha portato il lusso delle sue scarpe con le suole rosse nel mondo del beauty creando una linea di make up dal packaging estroso, unico nel suo genere. Se gli smalti ricordano dei pennelli in un calamaio extra lusso, i rossetti (in vendita a 90 euro l'uno) sono dei piccoli gioielli nella loro confezione dorata che ricorda una fialetta che può essere tranquillamente trasformata in un ciondolo esclusivo. Tom Ford è senza dubbio uno dei re del make up di lusso. Le sue palette per lo strobing e il contouring sono un must have per le amanti di prodotti beauty di lusso. Perfette per una combinazione di pelle di luna con sfumature ambrate, il prezzo di vendita è di circa 80 euro. Una spesa importante, certo, ma di cui - assicurano le make up artist - non vi pentirete. Charlotte Tilbury è una tra le più note make up artist inglesi e ha creato una linea ambitissima soprattutto dalle più giovani abitate a vedere i suoi prodotti utilizzati nella realizzazione di make up per le star di tutto il mondo. Tra i suoi prodotti più noti c'è il magic foundation, un fondotinta di un'unica colorazione che promette di adattarsi perfettamente a 15 incarnati diversi in vendita alla modica cifra di 40 euro.Dolce & Gabbana hanno fatto del make up un inno all'italianità. Rossetti al profumo di violetta, eyeliner color della pece perfetti per chi vuole sottolineare il proprio sguardo e una vasta selezione di ombretti e mascara hanno fatto della linea beauty del marchio un vero e proprio feticcio per le donne di tutto il mondo. Imperdibile l'ultimo prodotto della linea viso, millenialskin, un fondotinta leggerissimo illuminante e idratante con protezione solare 30 in vendita a circa 40 euro e che dona al viso un finish fresco e naturale per un incarnato luminoso e dal colorito uniforme.Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="guida-low-cost-al-trucco-da-star" data-post-id="2569676529" data-published-at="1778689233" data-use-pagination="False"> Guida low-cost al trucco da star Le tendenze beauty 2018 puntano a evidenziare i tratti caratteristici del volto, catturare la luce e avere una pelle luminosa, il nude look è l'ultimo trend sotto la lente di tutte le appassionate di beauty che guardano con attenzione a Instagram e agli account di modelle attrici per scoprirne i segreti di bellezza. Per imitare i loro look, risparmiando, entra in gioco il beauty low cost. Un mondo snobbato da molti che pensano che il basso presso sia sinonimo di bassa qualità. L'errore, in questo caso è grossolano. Esistono infatti brand, da Essence a Catrice fino a Primark che offrono prodotti decisamente competitivi con i più noti - e costosi brand - a prezzi piccolissimi. Un esempio. Il mascara volume stylist 18h lash extension di Essence è uno di quei prodotti che vi stupiranno. Il nero è intenso, l'effetto incurvante e allungante è immediato. Con due passate vi sembrerà di indossare ciglia finte senza il peso di colle e fibre che potrebbero staccarsi da un momento all'alto se non ben applicate. Il suo prezzo, soli 3,79 euro, fa di questo mascara uno dei prodotti migliori presenti a oggi sul mercato del beauty per gli occhi. Per un effetto davvero unico, investite altri 3,79 euro e acquistate il «fratello» di questo mascara, il volume stylist 18h: l'effetto drammatico è assicurato. Per chi ama l'effetto nude sulle labbra, il Ps... ultimate lip collection set di Primark (in vedita a 8 euro) vi aiuterà a ottenere una bocca dalle tonalità nude, delicata ma sensuale per look perfetto dal giorno alla notte. Il fondotinta liquido di Catrice garantisce una media coprenza, una lunghissima durata con effetto opaco, e non risulta troppo pesante sulla pelle. È disponibile in quattro colorazioni ed è in vendita a circa 6 euro negli store autorizzati. Ottimi e in vendita a un prezzo piccolissimo sono anche i prodotti brandizzati Sephora. Imperdibili i kit labbra composti da scrub al miele in comodi astucci simili a quelli di un burrocacao da tenere sempre in borsetta e i mini eyeliner il cui pennello si infila letteralmente sul proprio indice diventando un'estensione della nostra mano, per un effetto delicato e senza sbavature.Per chi vuole osare e imitare le eroine di manga e anime, il trend k-pop non ha risparmiato nemmeno il mondo dei beauty. Proprio Primark ha creato Ps... Kpop, una linea beauty d'spirazione coreana che offre una gamma completa di prodotti per un viso fresco e un look raggiante a cui si aggiungono divertenti accessori che donano un tocco d'ironia alla beauty routine. Anche in questo caso i prezzi sono piccolissimi e vanno dai 6 euro dell'illuminante viso ai 3 del rossetto matte icco di vitamina e che promette labbra da baciare dal mattino alla sera.Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="le-donne-musulmane-spendono-in-cosmesi-piu-di-quelle-occidentali" data-post-id="2569676529" data-published-at="1778689233" data-use-pagination="False"> Le donne musulmane spendono in cosmesi più di quelle occidentali Quando una donna non può mostrare il corpo e i capelli, il viso diventa il suo unico elemento distintivo ed ecco che i cosmetici assumono un ruolo predominante. È in base a questa regola che le donne mediorientali si stanno sempre più interessando al make up, nel tentativo di trovare un equilibrio tra gli abiti che sono costrette a indossare e uno stile di vita emule dei loro idoli occidentali. Come assomigliare a Rihanna o a Kim Kardashian quando si indossa un hijab o un burqa? Attraverso il trucco. Basta guardare i numeri della spesa delle donne musulmane per i cosmetici. Una donna in Iran spende 140 dollari all'anno per i trucchi, mentre la media europea è di 99. Il mercato della bellezza è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, arrivando a quasi 5 miliardi di dollari in Arabia Saudita, 3.5 miliardi in Iran e 1.4 miliardi negli Emirati Arabi Uniti. Sephora Ae (Emirati Arabi, ndr) ha stilato una lista dei prodotti più venduti durante lo scorso anno. Nella lista - tutta extralusso - si trova la nuova linea beauty della cantante Rihanna - Fenty Beauty - con il suo illuminante dorato e il fondotinta adatto a ogni incarnato. Seguono l'eyeliner di una make up artist Kat von D e le ciglia finte per garantire uno sguardo ammaliante. In classifica anche il famoso mascara Too Faced che per i Paesi arabi cambia il suo nome da «Better than Sex» a «Better than love». Ma sono ombretti e rossetti a sorprendere maggiormente per le loro tonalità sgargianti. Dal rosso al rosa shocking passando per il blu e il verde, sembra che nessuna tinta sia troppo per le donne del Medioriente. I colori sono la loro «arma» contro il nero degli abiti che devono indossare. «Una donna araba non esce mai senza trucco e non ha certo bisogno di un'occasione speciale per osare», racconta Najla Sultan Bin Awwad, che da qualche anno - grazie al permesso del marito e alla decisione dell'allora re saudita Abdullah - lavora da Sephora. «Era difficile trovare il trucco giusto quando i commessi erano uomini e non potevamo neanche mostrargli il nostro viso», racconta. Ma queste donne che spendono così tanto in trucchi, possono mai mostrarsi? «Sì, ma solo durante le feste o i matrimoni. E quando siamo solo tra donne».Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="ossessione-orientale-a-milano-apre-miin-il-primo-negozio-di-cosmetica-coreana" data-post-id="2569676529" data-published-at="1778689233" data-use-pagination="False"> Ossessione orientale: a Milano apre Miin, il primo negozio di cosmetica coreana Il segreto di bellezza delle donne coreane è semplicissimo e si chiama «glass skin» ovvero «pelle di vetro». Il trucco, c'è ma non si vede. L'idratazione e la pulizia del viso, l'effetto «bagnato» come appena uscite da un tuffo in piscina, sono questi i principali consigli di bellezza che provengono dall'Oriente, da sempre leader indiscusso nel mondo del beauty. Abbiamo parlato con Olga Kim, regional manager di Miin, il primo negozio in Italia interamente dedicato alla korean cosmetics che ha aperto nei giorni scorsi a Milano, in via San Nicolao 2, a pochi passi dal Castello Sforzesco. Olga, in cosa si differenzia la cosmetica coreana da quella occidentale?«La donna coreana si concentra sulla bellezza della sua pelle prima di dedicarsi al make up. Se la pelle è luminosa, significa che è pulita e sana, e questo è sinonimo di bellezza. In Italia e un po' in tutto l'Occidente è invece uso comune pensare che la pelle più è opaca più è bella. Ma vi siete accorti di quanto l'opacità sottolinei la presenza di imperfezioni e rughe?».E quindi ecco la routine in 10 passi, un vero e proprio rituale di bellezza che qui non è ancora così noto. Può raccontarcelo meglio?«È una routine semplice, che richiede tempo è vero, ma che se effettuata correttamente tutti i giorni e due volte al giorno porta a risultati miracolosi. Si inizia con la pulizia del viso con un olio». Perché l'olio e non una semplice acqua micellare?«La differenza è sostanziale: l'olio scioglie ogni residuo di make up, non richiede lo sfregamento della pelle con tamponcini e al contempo deterge nel profondo. L'acqua micellare si ferma invece allo strato superiore della pelle e non porta gli stessi risultati». Continuiamo con la routine.«Il secondo step è quello della detersione con un gel schiumoso che ha il compito di rimuovere le impurità a base di acqua, come per esempio il sudore. Terzo passo, l'esfoliazione. Per le donne occidentali è qualcosa da fare una volta ogni tanto, per le coreane invece è uno dei passi fondamentali della routine di bellezza soprattutto nella zona T (fronte-naso-mento) perché previene la comparsa di imperfezioni come brufoletti e punti neri». Siamo arrivati al quarto passo.«L'utilizzo di un tonico. Questo è il vero crocevia della k-beauty. La donna coreana non rinuncia mai a un buon tonico, senza alcol, perché sa che è di fondamentale importanza. Il tonico rimuove infatti qualsiasi residuo dei prodotti precedenti e ripristina l'equilibrio della pelle preparandola ad assorbire il prossimo prodotto, ovvero l'essenza».L'essenza?«In Italia non è ancora molto conosciuta, in Oriente è un vero e proprio must. E' fondamentalmente un prodotto idratante intensivo, ma delicato. In grado di dare un «boost» di benessere alla pelle. Un po' come quando ci si bagna il viso con un getto d'acqua fresca: l'idea dell'essenza è quella di idratare e lasciare la pelle lucida e luminosa». Ma la pelle lucida non è sinonimo di pelle grassa?«In Occidente sì. Nelle regole beauty coreane una pelle lucida è luminosa, è una «glass skin» ed è sinonimo di estrema bellezza. Per raggiungere questo risultato bisogna compiere i dieci passi della routine alla perfezione concludendo l'idratazione con un tonico, un contorno occhi, una crema idratante e, infine, uno strato di trucco». Fondotinta?«Le donne coreane prediligono la bb cream con una protezione solare elevata, di solito 30 o 50». Cosa ha portato Miin Cosmetics in Italia?«Prodotti diversi che pur essendo già molto conosciuti a livello mondiale in Italia sono ancora poco noti. Tra questi brand per esempio c'è Klairs che rispetta la regola di escludere dai suoi prodotti gli ingredienti non necessari come coloranti, alcol, parabeni o fragranze artificiali, E Nature Cosmetics, un marchio che produce prodotti delicati con ingredienti naturali, vegano anche nel packaging o Blithe, rivoluzionario perché semplifica i 10 passi della routine unendo vari prodotti in uno solo».Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="basta-un-clic-e-gli-specialisti-del-trucco-ti-raggiungono-sul-posto-di-lavoro" data-post-id="2569676529" data-published-at="1778689233" data-use-pagination="False"> Basta un clic e gli specialisti del trucco ti raggiungono sul posto di lavoro Fare shopping online è senza dubbio divertente. Secondo il centro studi Human Highway, tra le categorie più gettonate nel settore beauty, in prima posizione ci sono i profumi con un valore di 32 milioni di euro, seguiti dai prodotti per la cura del corpo (22 milioni) e del viso (18 milioni). In quarta posizione gli articoli per i capelli (17 milioni) e in quinta il make-up (16 milioni). Abbiamo selezionato per voi alcuni brand e servizi unici nel loro genere, da provare almeno una volta nella vita. Tutti disponibili online.Neve Cosmetics. Nasce nel 2009 in provincia di Torino e in pochi anni Neve Cosmetics diventa uno dei marchi più amati dalle appassionate di makeup. Merito della gamma di colori, che va dalle tinte più delicate a quelle più sgargianti come il giallo, l'azzurro e il verde brillante. Ma Neve Cosmetics non è solo questo. Tutti i prodotti sono completamente naturali, niente siliconi, parabeni e petrolatum, e in più sono anche cruelty-free per una scelta consapevole.Hekate. Il loro laboratorio ha sede in provincia di Verona, più precisamente a Bardolino (Verona) dove ogni giorno vengono create creme su misura. Basta infatti recarsi sul loro sito www.hekatecosmetics.com e rispondere a una serie di domande per creare un prodotto adatto alle vostre esigenze. Una volta evidenziate le vostre necessità e il vostro tipo di pelle potrete scegliere quattro principi attivi,tre estratti e una fragranza. Et voilà, la crema è pronta.L'Estetista Cinica. Zero fronzoli, zero bugie. Solo l'essenziale. Questo il mantra di Cristina Fogazzi, meglio conosciuta come l'estetista cinica. Imperdibili i suoi kit - così comodi da stare in un borsa - chiamati Rughe Botox Box, Smog Botox Box e Stress Botox Box. Per scegliere quale fa il caso tuo c'è un comodo test sul sito www.bellavera.it oppure basta farle una visita nel suo centro estetico nel cuore di Milano.Madame Miranda. Parte da Milano, il primo servizio beauty on demand. Basta andare sul sito internet www.madamemiranda.com e scegliere quello di cui si ha bisogno. Da un massaggio rilassante a una manicure flash, una delle estetiste del gruppo arriverà ovunque voi siate, a casa, in ufficio, in palestra, in hotel, tutti i giorni, dalle 7 alle 22, con tutto il necessario. Madame Miranda lascia la scelta di ogni dettaglio alla cliente: data, ora, luogo e beauty specialist. E proprio per questo motivo ha studiato un protocollo per ogni beauty session- dalle tradizionali alle più speciali - per offrire un trattamento di qualità, veloce e sicuro in qualunque location.Mariella Baroli
Il presidente Usa Donald Trump è atterrato a Pechino per un vertice con Xi Jinping. Si tratta della prima visita di un presidente americano in Cina da quasi un decennio, in un incontro volto a ridurre le tensioni tra le due superpotenze.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è arrivato a Pechino, dove è atteso per un vertice di alto profilo con il leader cinese Xi Jinping. L’incontro si inserisce in un contesto di forti tensioni tra Washington e Pechino e punta ad avviare un confronto diretto tra le due principali potenze globali.
Si tratta della prima visita di un presidente americano in Cina dopo quasi dieci anni, un passaggio considerato significativo sul piano diplomatico. Trump è atterrato all’aeroporto internazionale della capitale cinese a bordo dell’Air Force One, dando così avvio a una missione osservata con grande attenzione dalla comunità internazionale. All’arrivo a Pechino, Trump è stato accolto dal vice presidente cinese Han Zheng in una cerimonia sulla pista dell’aeroporto, tra tappeto rosso, saluti ufficiali e la presenza di una delegazione di bambini. Subito dopo lo sbarco dall’Air Force One, il tycoon ha stretto la mano al suo omologo cinese e ha ricevuto un omaggio floreale prima di salire sulla limousine presidenziale.
Sul piano geopolitico, da Pechino è arrivato un messaggio di apertura alla collaborazione: il ministero degli Esteri ha parlato di una volontà di «gestire le divergenze e ampliare la cooperazione» con Washington. Un clima che si inserisce in un contesto internazionale teso, segnato anche dalle dichiarazioni provenienti dall’Iran, dove un portavoce militare ha ipotizzato un possibile aumento dell’arricchimento dell’uranio fino al 90% in caso di nuova escalation. Secondo alcune indiscrezioni rilanciate dai media statunitensi, inoltre, l’amministrazione americana starebbe valutando nuove opzioni operative in caso di fallimento delle attuali trattative, con l’ipotesi di una ridefinizione delle operazioni militari legate allo scenario iraniano. Sullo sfondo, l’agenda della visita di Trump a Pechino include anche colloqui sul Medio Oriente e sulla questione di Taiwan, dossier centrali nei rapporti tra le due superpotenze.
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Friedrich Merz (Ansa)
Davanti a lui, a Berlino, i 400 delegati sindacali fremono, contestano e rimandano al mittente la ricetta; nessuna voglia di lacrime e sangue dopo 30 anni di benessere diffuso. La scena mai vista prima nella storia è il fulcro dello speech del cancelliere al congresso della Federazione dei Sindacati (Dgb) e segna due punti critici: il no alle riforme e il crollo della popolarità dopo solo un anno di governo.
«Aumentare la produttività, diminuire l’assenteismo, riformare la Sanità pubblica, tagliare le pensioni». Lo scenario molto italiano (do you remember la stagione Mario Monti?) fa sanguinare le orecchie di chi ascolta. Ma la verità di Merz non può aspettare oltre. «Abbiamo fallito nel modernizzare il nostro Paese, adesso ne paghiamo le conseguenze. La sfida più difficile sarà la riforma del sistema pensionistico obbligatorio. La commissione di esperti incaricata presenterà le sue proposte fra qualche settimana, le decisioni arriveranno in estate. Un lavoratore non può sostenere il costo di due pensionati. Nulla di tutto ciò è dovuto a cattiveria da parte mia o del governo federale, si tratta semplicemente di demografia e matematica. I problemi strutturali rimandati per anni si sono aggravati».
In una tumultuosa mattina di maggio la Germania scende definitivamente dal piedistallo. E scopre che le otto ore giornaliere di lavoro sono poche (la proposta è di arrivare a 12 con compensazioni settimanali), che la leggendaria produttività è crollata a livelli mediterranei. E che, come sottolinea un Merz sempre più in imbarazzo, «gli alti costi e la burocrazia stanno danneggiando le imprese mettendo a rischio i posti di lavoro e la prosperità delle generazioni future». Per i rappresentanti dei lavoratori è uno shock senza precedenti. Da sempre favorevoli alle riforme nei convegni, nei Paesi ad alto tasso di sviluppo i sindacati di ogni latitudine sono i garanti dell’immobilismo, del corporativismo, del privilegio. Così, dopo avere dormito sugli allori, fischiano, urlano e andranno in piazza.
Dopo due anni di recessione, gli indicatori hanno fatto segnare una crescita troppo flebile per essere rassicurante. E la prima conseguenza del giro di vite annunciato a Berlino è il crollo dei consensi. L’ultimo sondaggio Forsa, pubblicato dalla Bild, è una sentenza: dopo soli 12 mesi di governo la coalizione annaspa, con i conservatori di Cdu-Csu al 22% e i socialisti di Spd (responsabili del ballo sul Titanic) al 12%. Tutto ciò mentre Alternative für Deutschland vola al 27%. A livello personale Merz è al 13%. Commento dei sondaggisti: «Ci sono stati picchi negativi anche per i cancellieri precedenti, ma che qualcuno scendesse sotto il 15% non si era mai visto. I partiti di governo hanno perso un terzo della loro già risicata sostanza, un altro dato mai visto».
Sembra uno scherzo della nemesi. Qualche giorno fa il cancelliere, che a differenza di molti suoi colleghi ha il pregio di dire ciò che pensa (più o meno come Giancarlo Giorgetti), ha dichiarato con aria depressa: «Mi capita di svegliarmi la mattina e chiedermi se questo non sia solo un brutto sogno». La locomotiva si è fermata su un binario morto per quattro motivi sotto gli occhi di tutti, che riguardano anche la geopolitica internazionale.
Ecco i pilastri della prosperità che oggi vacillano. 1) La sovranità energetica è un ricordo, il gas russo a basso costo non c’è più e l’attentato angloamericano al Nordstream 2 (con manovalanza ucraina) ha dato il colpo di grazia; 2) l’ombrello militare americano sta sparendo per via del disimpegno di Donald Trump e gli investimenti sono concentrati sulla difesa (1.000 miliardi); 3) la potenza esclusivamente economica mostra la corda per il crollo delle esportazioni e dell’automotive; 4) la supremazia politica nei confronti dell’Unione europea con diktat di indirizzo (regole draconiane per gli altri, solo sviluppo per Berlino) è diventata un boomerang. A tal punto che il Bundestag ha dovuto sconfessare l’amato Patto di stabilità e iniziare la stagione del debito, sconfessando le strategie di Angela Merkel e del falco Wolfgang Schauble.
Gli errori a ripetizione sul Green deal alla base del suicidio energetico (rinnovabili) e di quello industriale (auto elettriche) hanno fatto il resto. Con l’ottusa complicità di Ursula von del Leyen, peraltro teleguidata da Berlino mentre si gettava dal balcone. Come va ripetendo da anni Alberto Bagnai, «i tedeschi non tornano indietro solo per non ammettere di avere sbagliato, esattamente come 85 anni fa». Questa volta hanno tagliato il ramo sul quale erano seduti. E le bordate di fischi dei sindacati a Merz hanno il rumore di un tonfo.
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Keir Starmer (Ansa)
Lui, per ora, resiste, attaccandosi a un cavillo: per farlo fuori da segretario serve che il 20% dei deputati lo sfiduci e candidino un altro leader. Come numeri ci siamo, ma formalmente non sarebbe stata ancora avviata la procedura formale prevista dallo statuto. E il soldato Keir, finché non lo mandano a casa dalla guida del partito, non esce neppure dal bunker del governo.
Starmer ha riunito il suo governo alle 10 del mattino e raccontano che sia stata una riunione tesa, con alcuni ministri che manco guardavano negli occhi il premier, arrabbiato perché anche i suoi alleati più fedeli da due giorni gli stavano consigliando di annunciare la data delle dimissioni, se non altro per placare le acque. Ma questa soluzione a Starmer non piace perché teme che gli sia concesso solo il tempo necessario a uno dei suoi possibili rivali di partito, il popolarissimo sindaco di Manchester Andy Burnham, per ottenere un seggio alle suppletive (basterebbe far dimettere un fedelissimo), tornare deputato (come da regolamento) e poi soffiargli la segreteria.
Mentre faceva tutti questi calcoli, il premier veniva mollato da quattro membri del governo: tre donne e un figlio di immigrati. Se ne sono andate Alex Davies-Jones, ministro per le Vittime e la violenza contro donne e ragazze, Jess Phillips, ministro per la Tutela dei minori, e Miatta Fahnbulleh, ministro per le Comunità. E a fine pomeriggio molla anche un pezzo da novanta come il vice della Salute, Zubir Ahmed, chirurgo, cinque figli, scozzese di nascita e figlio di un tassista pakistano. Ahmed era il simbolo del tentativo di rimettere in piedi la sanità pubblica, ma ieri se n’è andato scrivendo a Starmer: «È chiaro ormai da un po’ di giorni che la gente ha irrimediabilmente perso fiducia in te come primo ministero». Meno duro, ma comunque micidiale, l’addio per lettera di una fedelissima come Jess Phillips: «Sei una brava persona, ma ho toccato con mano che questo non basta». E poi gli spiega chiaramente che il suo tempo è finito quando aggiunge: «Non vedo quel cambiamento che volevo e quindi non posso continuare a fare il ministro sotto l’attuale leadership». Mentre l’ex collega Miatta Fahnbulleh, economista e liberiana di nascita, invitava il premier a «organizzare una transizione ordinata». Transizione che al momento il premier non ha nessuna intenzione di assecondare. Anche se l’Economist, per dire, ieri pomeriggio lo dava già per perso («Sir Starmer is on the way out») e il Guardian si divertiva a dedicare il suo approfondimento del giorno al seguente tema: «Perché tutti odiano Keir Starmer?».
Con i sondaggi che danno sempre il partito di Nigel Farage dieci punti sopra il Labour, si può provare a spiegare questa crisi, con il partito spaccato in due. Il motivo più immediato è la sconfitta elettorale rimediata la scorsa settimana, con i laburisti che hanno perso 1.500 consiglieri nelle elezioni locali in Inghilterra e che hanno ceduto il Galles, oltre ad aver registrato il peggior risultato di sempre al Parlamento scozzese. E poi c’è lo scandalo per la disgraziata nomina ad ambasciatore Usa di un vecchio arnese come Peter Mandelson, travolto dallo scandalo Epstein. Molti deputati laburisti, quando hanno scoperto i legami dell’ex ministro con il finanziere pedofilo, si sono rivoltati con Starmer. E forse non è un caso che tre ministri dimessi su quattro siano donne, più restie a perdonare certi comportamenti. La Phillips, ministro per la Tutela dei minori, non ci è passata sopra: «La saga di Mandelson quando è venuta a galla ha spinto il premier ad agire per renderci più credibili (su quei temi, ndr). Io non perderò mai l’occasione di una crisi per portare a casa progressi in favore delle donne e delle ragazze e quindi sono state fatte richieste e alcune sono state soddisfatte».
Se la giornata campale di Starmer e del suo governo non ha toccato più di tanto sterlina e Borsa, che hanno chiuso sostanzialmente invariate, i titoli pubblici a 10 anni sono saliti al 5,1% di rendimento, ovvero sui massimi dal luglio 2008, mentre i rendimenti delle obbligazioni trentennali sono schizzati al 5,8%, record dal lontano 1998. I mercati temono che un nuovo leader laburista non sappia fare a meno, per vincere, di promettere un aumento della spesa pubblica. Oppure che metta nuove tasse. Chi possa prendere il posto di Starmer, ammesso che non sia necessario mandargli il notaio del partito per schiodarlo dall’ufficio, non è ancora chiaro. Il rivale che teme di più è il sindaco di Manchester, Burnham (56 anni) , ma il premier si guarda le spalle anche dal rampante ministro della Salute Wes Streeting (43 anni), ala destra del partito e con un solo handicap: è anche lui vicino a Mandelson. Oggi Starmer e Streeting si incontreranno, dopo che ieri non si sono quasi rivolti la parola.
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(IStock)
Come quella di Marco Cavaleri, direttore del dipartimento rischi per la salute pubblica e della task force emergenze dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), pubblicata ieri su Repubblica. «I vaccini a mRna messi a punto contro il Covid stimolano meglio il sistema immunitario», ha sostenuto il già responsabile dell’area vaccini e prevenzione delle malattie infettive dell’agenzia europea.
Un’affermazione in netto contrasto con la ricerca di coorte pubblicata su The Lancet nel febbraio 2022 e basata sui registri dell’intera popolazione svedese, che dimostrò come l’efficacia pratica dei vaccini Covid contro l’infezione sintomatica fosse svanita nel tempo, passando dal 92% nei giorni da 15 a 30 dopo la 2° dose fino alla perdita di efficacia significativa a partire dai 7 mesi.
In Italia, una pubblicazione dell’Istituto superiore di sanità (Iss) sul British Medical Journal (BMJ) nel febbraio 2022, mostrava come nell’arco di 8-9 mesi anche nella media della popolazione italiana di età 40-59 anni la protezione dei vaccinati con 2 dosi scendeva appena sopra al livello dei non vaccinati, e dai 60 anni in poi addirittura sotto a quel livello. Un declino anche maggiore si è avuto nella popolazione ad alto rischio, con una discesa di un significativo -44% sotto al livello dei non vaccinati, a 8-9 mesi dalla 2° dose.
Nel Regno Unito, prendendo in esame le settimane dalla 36° del 2021 alla 13° 2022, la crescita di infezioni tra i vaccinati è stata impressionante, fino al +275% degli ultimi sette giorni resi disponibili. Poi, la Uk Health Security Agency comunicò di non pubblicare più questa tabella; però intanto, per chi voleva capire, era evidente che la protezione non solo calava ma diventava negativa.
La Commissione medico-scientifica indipendente (Cmsi) ha cercato di comprendere il perché di questa inversione, non certo addebitabile a un allentamento delle precauzioni individuali, e l’ipotesi ritenuta più plausibile è che sia dovuta a un deterioramento del sistema immunitario. Un deterioramento che «andrebbe incluso tra gli effetti avversi molto gravi di queste vaccinazioni ripetute», fa notare da anni la Cmsi.
Pure in Italia, secondo i dati dell’Iss, ad esempio con 3 dosi i vaccinati tra 40 e 59 anni si infettarono rapidamente di più, fino a superare le infezioni dei non vaccinati entro aprile 2022, e arrivare alla prima settimana del 2023 a +70% di casi positivi rispetto ai non vaccinati. Quindi, già a gennaio-marzo 2022 era chiaro che i vaccini non riducevano affatto la trasmissione, anzi. Dopo poche settimane dall’ultima dose trasmettevano l’infezione più dei non vaccinati. Altro che vaccinazione che riduce un po’ la trasmissione del virus, come ha dichiarato in audizione l’ex dg dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Nicola Magrini.
Quindi, come si fa a proporre oggi ancora la narrazione che «i vaccini a mRna messi a punto contro il Covid stimolano meglio il sistema immunitario»? Non solo. Nell’audizione in commissione parlamentare d’inchiesta di Eugenio Serravalle, presidente dell’Associazione di studi e informazioni sulla salute, il medico ha evidenziato i danni provocati alla popolazione in età pediatrica con la vaccinazione Covid.
Eppure, i segnali non mancavano. Nell’analisi retrospettiva nazionale su dati individuali di tutti i bambini italiani (3,6 milioni) pubblicata su The Lancet e relativa all’efficacia del vaccino BNT162b2 contro l’infezione da Sars-CoV-2 e il Covid-19 grave, con il monitoraggio dal 17 gennaio al 13 aprile 2022 si ammetteva che in fascia 5-11 anni i vaccini hanno efficacia pratica (Ve) inferiore rispetto ad altre età, e che la protezione dall’infezione scende al 38,7% tra 0 e 14 giorni dal completamento del ciclo primario, per calare al 21,2% «tra 43 e 84 giorni».
Serviva almeno a proteggere dal Covid grave? Niente affatto, si fermava al 41,1%. Invece, nel report esteso dell’Iss del 6 aprile 2022, i bambini tra 5-11 anni si infettavano il 21,6 % in più rispetto ai non vaccinati, non 21,2% in meno come si è fatto credere su Lancet. Se la vaccinazione Covid per i giovanissimi era inutile, mai abbastanza si parla degli eventi avversi che ha prodotto. Il dottor Serravalle ha citato diversi studi, ma soprattutto ha insistito sulla non attendibilità della farmacovigilanza passiva dell’Aifa che riporta una frequenza di segnalazioni più di 1.000 volte inferiore al sistema di monitoraggio v-safe gestito dai Cdc statunitensi.
«Serravalle ha spiegato che nelle persone in età pediatrica il rischio legato alla contrazione del virus era molto basso, ma nonostante ciò furono oggetto, dai 12 anni in su, della campagna vaccinale di massa impostata dall’allora governo», ha dichiarato Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid, ricordando che «attraverso il super green pass fu impedito a ragazzi molto giovani, “colpevoli” di non essere vaccinati, di poter svolgere attività sportive […] questa politica sproporzionata rispetto al beneficio atteso fu estremamente grave».
Intanto, il gup di Roma ha dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per l’ex numero due dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ed ex direttore generale del ministero della Salute Ranieri Guerra, per l’allora direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute Giuseppe Ruocco e per la dirigente del ministero della Salute Maria Grazia Pompa. La decisione riguarda lo stralcio delle indagini, trasmesse dai pm di Bergamo e Brescia per competenza territoriale nella capitale, relative al piano pandemico e alla gestione dell’emergenza Covid.
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