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2018-05-21
La «beauty valley» mondiale è in Lombardia ma le donne italiane guardano alla Corea
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Con 11 miliardi di dollari di giro d'affari nel 2017, l'Italia si conferma il decimo mercato a livello mondiale nel campo della cosmesi. Non poco se si considera che a livello mondiale il business della bellezza vale 455 miliardi, 89 di questi generati soltanto negli Stati Uniti, di gran lunga il primo Paese al mondo per fatturato nel settore. I dati arrivano da una ricerca di Euromonitor international, secondo cui il mondo del beauty è destinato a crescere nel 2018 a 467 miliardi di dollari, nel 2019 a 480, nel 2020 a 493 e nel 2021 a superare la soglia dei 500 miliardi con 507 miliardi di giro d'affari.
A farla da padrone sono i prodotti per la pelle, che valgono il 26,8% (134 miliardi) del fatturato mondiale, seguiti dai prodotti per capelli (77,5 miliardi), dal mondo del trucco (14,2% per un valore di 71 miliardi), dai profumi (10,6%, 53 miliardi) e dai prodotti per bagno e doccia (8,4%, 42 miliardi). Il resto, il 24,5% (124 miliardi), è rappresentato dai prodotti per i bambini, deodoranti, strumenti per la depilazione, per farsi la barba e per proteggersi dal sole.
Se dunque gli Stati Uniti sono di gran lunga la prima nazione al mondo per giro d'affari, al secondo posto troviamo la Cina, con 56 miliardi di fatturato. La medaglia di bronzo va al Giappone con 38 miliardi di dollari di ricavi. Seguono il Brasile (31 miliardi), la Germania e il Regno Unito (entrambe 18 miliardi), la Francia con 15 miliardi, l'India e la Corea del Sud con 13 e l'Italia con 11.
E in Italia? Secondo i dati diffusi da Cosmetica Italia, l'associazione nazionale del settore legata a Confindustria, nel 2017 il giro d'affari italiano è salito del 4,3% rispetto al 2016. L'export rimane la componente chiave per la crescita dei valori di produzione, segnando un incremento di 8 punti percentuali e arrivando a toccare i 4,7 miliardi di euro. Anche la bilancia commerciale registra un nuovo record, raggiungendo i 2,5 miliardi di euro. Significativo il quadro dell'intera filiera cosmetica che, analizzando tutti gli anelli della catena (ingredienti, macchinari, imballaggio, prodotto finito), vanta un fatturato complessivo superiore ai 15,7 miliardi di euro (+4,8% sul 2016).
La salute del settore si rispecchia anche nell'andamento dei singoli canali, che continuano a registrare trend positivi. I dati preconsuntivi relativi al secondo semestre del 2017, infatti, registrano una lenta, ma costante espansione per i canali dell'erboristeria (+0,9% rispetto all'anno scorso) e della farmacia (+2%). In aumento di 1,5 punti percentuali anche la grande distribuzione, con un valore delle vendite che supera i 4 miliardi di euro: oltre il 40% della distribuzione di cosmetici a livello nazionale. Sui numeri del canale incidono in maniera significativa i fenomeni della distribuzione monomarca e dei punti vendita casa-toilette. Il comparto della produzione cosmetica conto terzi vanta un fatturato di oltre 1 miliardo di euro, con un incremento pari a +8,5%. L'unica eccezione alla crescita generale è la profumeria tradizionale, in lieve calo dello 0,5%. Crescono significativamente anche le vendite dirette (+8,7%), spinte dal mondo digitale: l'e-commerce segna un incremento a doppia cifra (+23%). Certo, si tratta di numeri ancora marginali: 820 milioni di euro per le vendite dirette, di cui circa 300 milioni sono da attribuire all'e-commerce. L'analisi dei trend di consumo dei singoli prodotti evidenzia la crescita significativa di contorno occhi e zone specifiche (+7,2%), seguiti da rossetti, lucidalabbra e prodotti legati alla protezione dal sole (+6,9%).
A livello di famiglie di prodotto sono infatti i cosmetici per la cura del viso la principale famiglia di consumo nelle abitudini degli italiani che, grazie al trend positivo del 2,7% rispetto al 2016, coprono il 16,9% del totale vendite per un valore pari a 1,4 miliardi di euro.
Il merito di questi numeri sono tutti della cosiddetta «beauty valley», la valle della bellezza, l'area che si estende tra le province di Milano, Bergamo, Crema e la Brianza dove ci sono più di 500 aziende con oltre 3.000 dipendenti (di cui 300 assunti nell'ultimo anno) che producono il 60% di ombretti, mascara, ciprie e rossetti utilizzati dalle donne (e dagli uomini) del pianeta. Si tratta di aziende perlopiù sconosciute che producono trucchi per Dior, Chanel, Estée Lauder, Lancôme, Elizabeth Arden, Shiseido, Helena Rubinstein e molti altri. Queste aziende destinano il 6-7% del fatturato alla ricerca e allo sviluppo, ben più del settore manifatturiero che in media non arriva al 3%, spiegano dati diffusi dal Polo tecnologico della cosmesi.
Sono in pochi, dunque a saperlo, ma l'Italia sembra destinata ad essere nei prossimi anni uno degli attori più importanti del settore della cosmesi all'interno dello scacchiere mondiale. Tra le poche nicchie italiane in piena crescita e alla costante ricerca di nuovi professionisti.
Gianluca Baldini
Il lusso è un rossetto che diventa un gioiello da indossare

Chiara Scelsi stende sul viso Millenialskin, il nuovo fondotinta di Dolce&Gabbana
Dolce&Gabbana
In media si stima che, per un trucco completo per una serata particolare, una donna impieghi circa 40 minuti davanti allo specchio. Truccarsi, dopotutto, non è un procedimento per nulla semplice. Bisogna calcolare perfettamente il colore più adatto alla propria pelle in quel momento, scegliere la consistenza giusta di ombretti e polveri, selezionare il prodotto perfetto per idratare e al contempo esaltare le labbra e, soprattutto, bisogna prestare massima attenzione al mascara che si passerà sulle ciglia. Un incurvante scelto al momento sbagliato potrebbe infatti compromettere completamente tutto il lavoro precedentemente effettuato e costringere a ripartire da zero.
Ovviamente, quello appena descritto, non è un procedimento attuabile tutti i giorni per andare al lavoro ma è una routine ben nota a chi è abituata a cene e party esclusivi che, oltre ad abiti e accessori di lusso, richiedono anche l'utilizzo di un make up che spesso può arrivare a costare anche cifre a tre zeri.
Ma quali sono i brand «irraggiungibili» per i comuni mortali? Chantecaille è un marchio newyorkese noto per produrre vere e proprie opere d'arte. Le sue palette si ispirano alla natura e sono il risultato di una combinazione di ricerca e tecnologia che ha portato alla creazione di prodotti unici nel loro genere in grado di resistere tutta la giornata senza stressarla e, anzi, nutrirla. La palette di ombretti creata per il ventesimo anniversario dell'azienda è in vendita oggi su Net-a-Porter, noto portale di lusso, a «soli» 84 euro.
Christian Louboutin ha portato il lusso delle sue scarpe con le suole rosse nel mondo del beauty creando una linea di make up dal packaging estroso, unico nel suo genere. Se gli smalti ricordano dei pennelli in un calamaio extra lusso, i rossetti (in vendita a 90 euro l'uno) sono dei piccoli gioielli nella loro confezione dorata che ricorda una fialetta che può essere tranquillamente trasformata in un ciondolo esclusivo. Tom Ford è senza dubbio uno dei re del make up di lusso. Le sue palette per lo strobing e il contouring sono un must have per le amanti di prodotti beauty di lusso. Perfette per una combinazione di pelle di luna con sfumature ambrate, il prezzo di vendita è di circa 80 euro. Una spesa importante, certo, ma di cui - assicurano le make up artist - non vi pentirete. Charlotte Tilbury è una tra le più note make up artist inglesi e ha creato una linea ambitissima soprattutto dalle più giovani abitate a vedere i suoi prodotti utilizzati nella realizzazione di make up per le star di tutto il mondo. Tra i suoi prodotti più noti c'è il magic foundation, un fondotinta di un'unica colorazione che promette di adattarsi perfettamente a 15 incarnati diversi in vendita alla modica cifra di 40 euro.
Dolce & Gabbana hanno fatto del make up un inno all'italianità. Rossetti al profumo di violetta, eyeliner color della pece perfetti per chi vuole sottolineare il proprio sguardo e una vasta selezione di ombretti e mascara hanno fatto della linea beauty del marchio un vero e proprio feticcio per le donne di tutto il mondo. Imperdibile l'ultimo prodotto della linea viso, millenialskin, un fondotinta leggerissimo illuminante e idratante con protezione solare 30 in vendita a circa 40 euro e che dona al viso un finish fresco e naturale per un incarnato luminoso e dal colorito uniforme.
Marianna Baroli
Guida low-cost al trucco da star

Le tendenze beauty 2018 puntano a evidenziare i tratti caratteristici del volto, catturare la luce e avere una pelle luminosa, il nude look è l'ultimo trend sotto la lente di tutte le appassionate di beauty che guardano con attenzione a Instagram e agli account di modelle attrici per scoprirne i segreti di bellezza. Per imitare i loro look, risparmiando, entra in gioco il beauty low cost. Un mondo snobbato da molti che pensano che il basso presso sia sinonimo di bassa qualità. L'errore, in questo caso è grossolano. Esistono infatti brand, da Essence a Catrice fino a Primark che offrono prodotti decisamente competitivi con i più noti - e costosi brand - a prezzi piccolissimi.
Un esempio. Il mascara volume stylist 18h lash extension di Essence è uno di quei prodotti che vi stupiranno. Il nero è intenso, l'effetto incurvante e allungante è immediato. Con due passate vi sembrerà di indossare ciglia finte senza il peso di colle e fibre che potrebbero staccarsi da un momento all'alto se non ben applicate. Il suo prezzo, soli 3,79 euro, fa di questo mascara uno dei prodotti migliori presenti a oggi sul mercato del beauty per gli occhi. Per un effetto davvero unico, investite altri 3,79 euro e acquistate il «fratello» di questo mascara, il volume stylist 18h: l'effetto drammatico è assicurato.
Per chi ama l'effetto nude sulle labbra, il Ps... ultimate lip collection set di Primark (in vedita a 8 euro) vi aiuterà a ottenere una bocca dalle tonalità nude, delicata ma sensuale per look perfetto dal giorno alla notte. Il fondotinta liquido di Catrice garantisce una media coprenza, una lunghissima durata con effetto opaco, e non risulta troppo pesante sulla pelle. È disponibile in quattro colorazioni ed è in vendita a circa 6 euro negli store autorizzati. Ottimi e in vendita a un prezzo piccolissimo sono anche i prodotti brandizzati Sephora. Imperdibili i kit labbra composti da scrub al miele in comodi astucci simili a quelli di un burrocacao da tenere sempre in borsetta e i mini eyeliner il cui pennello si infila letteralmente sul proprio indice diventando un'estensione della nostra mano, per un effetto delicato e senza sbavature.
Per chi vuole osare e imitare le eroine di manga e anime, il trend k-pop non ha risparmiato nemmeno il mondo dei beauty. Proprio Primark ha creato Ps... Kpop, una linea beauty d'spirazione coreana che offre una gamma completa di prodotti per un viso fresco e un look raggiante a cui si aggiungono divertenti accessori che donano un tocco d'ironia alla beauty routine. Anche in questo caso i prezzi sono piccolissimi e vanno dai 6 euro dell'illuminante viso ai 3 del rossetto matte icco di vitamina e che promette labbra da baciare dal mattino alla sera.
Marianna Baroli
Le donne musulmane spendono in cosmesi più di quelle occidentali

Quando una donna non può mostrare il corpo e i capelli, il viso diventa il suo unico elemento distintivo ed ecco che i cosmetici assumono un ruolo predominante. È in base a questa regola che le donne mediorientali si stanno sempre più interessando al make up, nel tentativo di trovare un equilibrio tra gli abiti che sono costrette a indossare e uno stile di vita emule dei loro idoli occidentali. Come assomigliare a Rihanna o a Kim Kardashian quando si indossa un hijab o un burqa? Attraverso il trucco.
Basta guardare i numeri della spesa delle donne musulmane per i cosmetici. Una donna in Iran spende 140 dollari all'anno per i trucchi, mentre la media europea è di 99. Il mercato della bellezza è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, arrivando a quasi 5 miliardi di dollari in Arabia Saudita, 3.5 miliardi in Iran e 1.4 miliardi negli Emirati Arabi Uniti. Sephora Ae (Emirati Arabi, ndr) ha stilato una lista dei prodotti più venduti durante lo scorso anno. Nella lista - tutta extralusso - si trova la nuova linea beauty della cantante Rihanna - Fenty Beauty - con il suo illuminante dorato e il fondotinta adatto a ogni incarnato. Seguono l'eyeliner di una make up artist Kat von D e le ciglia finte per garantire uno sguardo ammaliante. In classifica anche il famoso mascara Too Faced che per i Paesi arabi cambia il suo nome da «Better than Sex» a «Better than love».
Ma sono ombretti e rossetti a sorprendere maggiormente per le loro tonalità sgargianti. Dal rosso al rosa shocking passando per il blu e il verde, sembra che nessuna tinta sia troppo per le donne del Medioriente. I colori sono la loro «arma» contro il nero degli abiti che devono indossare. «Una donna araba non esce mai senza trucco e non ha certo bisogno di un'occasione speciale per osare», racconta Najla Sultan Bin Awwad, che da qualche anno - grazie al permesso del marito e alla decisione dell'allora re saudita Abdullah - lavora da Sephora.
«Era difficile trovare il trucco giusto quando i commessi erano uomini e non potevamo neanche mostrargli il nostro viso», racconta. Ma queste donne che spendono così tanto in trucchi, possono mai mostrarsi? «Sì, ma solo durante le feste o i matrimoni. E quando siamo solo tra donne».
Mariella Baroli
Ossessione orientale: a Milano apre Miin, il primo negozio di cosmetica coreana

Il segreto di bellezza delle donne coreane è semplicissimo e si chiama «glass skin» ovvero «pelle di vetro». Il trucco, c'è ma non si vede. L'idratazione e la pulizia del viso, l'effetto «bagnato» come appena uscite da un tuffo in piscina, sono questi i principali consigli di bellezza che provengono dall'Oriente, da sempre leader indiscusso nel mondo del beauty.
Abbiamo parlato con Olga Kim, regional manager di Miin, il primo negozio in Italia interamente dedicato alla korean cosmetics che ha aperto nei giorni scorsi a Milano, in via San Nicolao 2, a pochi passi dal Castello Sforzesco.
Olga, in cosa si differenzia la cosmetica coreana da quella occidentale?
«La donna coreana si concentra sulla bellezza della sua pelle prima di dedicarsi al make up. Se la pelle è luminosa, significa che è pulita e sana, e questo è sinonimo di bellezza. In Italia e un po' in tutto l'Occidente è invece uso comune pensare che la pelle più è opaca più è bella. Ma vi siete accorti di quanto l'opacità sottolinei la presenza di imperfezioni e rughe?».
E quindi ecco la routine in 10 passi, un vero e proprio rituale di bellezza che qui non è ancora così noto. Può raccontarcelo meglio?
«È una routine semplice, che richiede tempo è vero, ma che se effettuata correttamente tutti i giorni e due volte al giorno porta a risultati miracolosi. Si inizia con la pulizia del viso con un olio».
Perché l'olio e non una semplice acqua micellare?
«La differenza è sostanziale: l'olio scioglie ogni residuo di make up, non richiede lo sfregamento della pelle con tamponcini e al contempo deterge nel profondo. L'acqua micellare si ferma invece allo strato superiore della pelle e non porta gli stessi risultati».
Continuiamo con la routine.
«Il secondo step è quello della detersione con un gel schiumoso che ha il compito di rimuovere le impurità a base di acqua, come per esempio il sudore. Terzo passo, l'esfoliazione. Per le donne occidentali è qualcosa da fare una volta ogni tanto, per le coreane invece è uno dei passi fondamentali della routine di bellezza soprattutto nella zona T (fronte-naso-mento) perché previene la comparsa di imperfezioni come brufoletti e punti neri».
Siamo arrivati al quarto passo.
«L'utilizzo di un tonico. Questo è il vero crocevia della k-beauty. La donna coreana non rinuncia mai a un buon tonico, senza alcol, perché sa che è di fondamentale importanza. Il tonico rimuove infatti qualsiasi residuo dei prodotti precedenti e ripristina l'equilibrio della pelle preparandola ad assorbire il prossimo prodotto, ovvero l'essenza».
L'essenza?
«In Italia non è ancora molto conosciuta, in Oriente è un vero e proprio must. E' fondamentalmente un prodotto idratante intensivo, ma delicato. In grado di dare un «boost» di benessere alla pelle. Un po' come quando ci si bagna il viso con un getto d'acqua fresca: l'idea dell'essenza è quella di idratare e lasciare la pelle lucida e luminosa».
Ma la pelle lucida non è sinonimo di pelle grassa?
«In Occidente sì. Nelle regole beauty coreane una pelle lucida è luminosa, è una «glass skin» ed è sinonimo di estrema bellezza. Per raggiungere questo risultato bisogna compiere i dieci passi della routine alla perfezione concludendo l'idratazione con un tonico, un contorno occhi, una crema idratante e, infine, uno strato di trucco».
Fondotinta?
«Le donne coreane prediligono la bb cream con una protezione solare elevata, di solito 30 o 50».
Cosa ha portato Miin Cosmetics in Italia?
«Prodotti diversi che pur essendo già molto conosciuti a livello mondiale in Italia sono ancora poco noti. Tra questi brand per esempio c'è Klairs che rispetta la regola di escludere dai suoi prodotti gli ingredienti non necessari come coloranti, alcol, parabeni o fragranze artificiali, E Nature Cosmetics, un marchio che produce prodotti delicati con ingredienti naturali, vegano anche nel packaging o Blithe, rivoluzionario perché semplifica i 10 passi della routine unendo vari prodotti in uno solo».
Marianna Baroli
Basta un clic e gli specialisti del trucco ti raggiungono sul posto di lavoro

Fare shopping online è senza dubbio divertente. Secondo il centro studi Human Highway, tra le categorie più gettonate nel settore beauty, in prima posizione ci sono i profumi con un valore di 32 milioni di euro, seguiti dai prodotti per la cura del corpo (22 milioni) e del viso (18 milioni). In quarta posizione gli articoli per i capelli (17 milioni) e in quinta il make-up (16 milioni). Abbiamo selezionato per voi alcuni brand e servizi unici nel loro genere, da provare almeno una volta nella vita. Tutti disponibili online.
Neve Cosmetics. Nasce nel 2009 in provincia di Torino e in pochi anni Neve Cosmetics diventa uno dei marchi più amati dalle appassionate di makeup. Merito della gamma di colori, che va dalle tinte più delicate a quelle più sgargianti come il giallo, l'azzurro e il verde brillante. Ma Neve Cosmetics non è solo questo. Tutti i prodotti sono completamente naturali, niente siliconi, parabeni e petrolatum, e in più sono anche cruelty-free per una scelta consapevole.
Hekate. Il loro laboratorio ha sede in provincia di Verona, più precisamente a Bardolino (Verona) dove ogni giorno vengono create creme su misura. Basta infatti recarsi sul loro sito www.hekatecosmetics.com e rispondere a una serie di domande per creare un prodotto adatto alle vostre esigenze. Una volta evidenziate le vostre necessità e il vostro tipo di pelle potrete scegliere quattro principi attivi,tre estratti e una fragranza. Et voilà, la crema è pronta.
L'Estetista Cinica. Zero fronzoli, zero bugie. Solo l'essenziale. Questo il mantra di Cristina Fogazzi, meglio conosciuta come l'estetista cinica. Imperdibili i suoi kit - così comodi da stare in un borsa - chiamati Rughe Botox Box, Smog Botox Box e Stress Botox Box. Per scegliere quale fa il caso tuo c'è un comodo test sul sito www.bellavera.it oppure basta farle una visita nel suo centro estetico nel cuore di Milano.
Madame Miranda. Parte da Milano, il primo servizio beauty on demand. Basta andare sul sito internet www.madamemiranda.com e scegliere quello di cui si ha bisogno. Da un massaggio rilassante a una manicure flash, una delle estetiste del gruppo arriverà ovunque voi siate, a casa, in ufficio, in palestra, in hotel, tutti i giorni, dalle 7 alle 22, con tutto il necessario. Madame Miranda lascia la scelta di ogni dettaglio alla cliente: data, ora, luogo e beauty specialist. E proprio per questo motivo ha studiato un protocollo per ogni beauty session- dalle tradizionali alle più speciali - per offrire un trattamento di qualità, veloce e sicuro in qualunque location.
Mariella Baroli
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Il giro d'affari ammonta a 11 miliardi di dollari e l'Italia è al decimo posto. Nell'area Milano-Como-Bergamo-Crema si realizza il 60% dei cosmetici del pianeta. Oltre 500 aziende che producono per i grandi marchi e investono in ricerca e sviluppo fino al 7% del fatturato (la media nel manifatturiero non supera il 3%).Il mercato del beauty di lusso, amato dalle donne arabe, propone ombretti e mascara che costano oltre 100 euro. Intanto online arriva la possibilità di avere il proprio specialista in casa, in ufficio o in hotel.Apre a Milano il primo negozio ispirato alla tradizione coreana. Miin cosmetics promette di rivoluzionare il modo di vivere la bellezza delle ragazze occidentali: «Il trucco per essere belle? Avere la pelle lucida e idratata, come appena uscite dall'acqua».Lo speciale contiene sei articoli. Con 11 miliardi di dollari di giro d'affari nel 2017, l'Italia si conferma il decimo mercato a livello mondiale nel campo della cosmesi. Non poco se si considera che a livello mondiale il business della bellezza vale 455 miliardi, 89 di questi generati soltanto negli Stati Uniti, di gran lunga il primo Paese al mondo per fatturato nel settore. I dati arrivano da una ricerca di Euromonitor international, secondo cui il mondo del beauty è destinato a crescere nel 2018 a 467 miliardi di dollari, nel 2019 a 480, nel 2020 a 493 e nel 2021 a superare la soglia dei 500 miliardi con 507 miliardi di giro d'affari. A farla da padrone sono i prodotti per la pelle, che valgono il 26,8% (134 miliardi) del fatturato mondiale, seguiti dai prodotti per capelli (77,5 miliardi), dal mondo del trucco (14,2% per un valore di 71 miliardi), dai profumi (10,6%, 53 miliardi) e dai prodotti per bagno e doccia (8,4%, 42 miliardi). Il resto, il 24,5% (124 miliardi), è rappresentato dai prodotti per i bambini, deodoranti, strumenti per la depilazione, per farsi la barba e per proteggersi dal sole. Se dunque gli Stati Uniti sono di gran lunga la prima nazione al mondo per giro d'affari, al secondo posto troviamo la Cina, con 56 miliardi di fatturato. La medaglia di bronzo va al Giappone con 38 miliardi di dollari di ricavi. Seguono il Brasile (31 miliardi), la Germania e il Regno Unito (entrambe 18 miliardi), la Francia con 15 miliardi, l'India e la Corea del Sud con 13 e l'Italia con 11. E in Italia? Secondo i dati diffusi da Cosmetica Italia, l'associazione nazionale del settore legata a Confindustria, nel 2017 il giro d'affari italiano è salito del 4,3% rispetto al 2016. L'export rimane la componente chiave per la crescita dei valori di produzione, segnando un incremento di 8 punti percentuali e arrivando a toccare i 4,7 miliardi di euro. Anche la bilancia commerciale registra un nuovo record, raggiungendo i 2,5 miliardi di euro. Significativo il quadro dell'intera filiera cosmetica che, analizzando tutti gli anelli della catena (ingredienti, macchinari, imballaggio, prodotto finito), vanta un fatturato complessivo superiore ai 15,7 miliardi di euro (+4,8% sul 2016). La salute del settore si rispecchia anche nell'andamento dei singoli canali, che continuano a registrare trend positivi. I dati preconsuntivi relativi al secondo semestre del 2017, infatti, registrano una lenta, ma costante espansione per i canali dell'erboristeria (+0,9% rispetto all'anno scorso) e della farmacia (+2%). In aumento di 1,5 punti percentuali anche la grande distribuzione, con un valore delle vendite che supera i 4 miliardi di euro: oltre il 40% della distribuzione di cosmetici a livello nazionale. Sui numeri del canale incidono in maniera significativa i fenomeni della distribuzione monomarca e dei punti vendita casa-toilette. Il comparto della produzione cosmetica conto terzi vanta un fatturato di oltre 1 miliardo di euro, con un incremento pari a +8,5%. L'unica eccezione alla crescita generale è la profumeria tradizionale, in lieve calo dello 0,5%. Crescono significativamente anche le vendite dirette (+8,7%), spinte dal mondo digitale: l'e-commerce segna un incremento a doppia cifra (+23%). Certo, si tratta di numeri ancora marginali: 820 milioni di euro per le vendite dirette, di cui circa 300 milioni sono da attribuire all'e-commerce. L'analisi dei trend di consumo dei singoli prodotti evidenzia la crescita significativa di contorno occhi e zone specifiche (+7,2%), seguiti da rossetti, lucidalabbra e prodotti legati alla protezione dal sole (+6,9%). A livello di famiglie di prodotto sono infatti i cosmetici per la cura del viso la principale famiglia di consumo nelle abitudini degli italiani che, grazie al trend positivo del 2,7% rispetto al 2016, coprono il 16,9% del totale vendite per un valore pari a 1,4 miliardi di euro. Il merito di questi numeri sono tutti della cosiddetta «beauty valley», la valle della bellezza, l'area che si estende tra le province di Milano, Bergamo, Crema e la Brianza dove ci sono più di 500 aziende con oltre 3.000 dipendenti (di cui 300 assunti nell'ultimo anno) che producono il 60% di ombretti, mascara, ciprie e rossetti utilizzati dalle donne (e dagli uomini) del pianeta. Si tratta di aziende perlopiù sconosciute che producono trucchi per Dior, Chanel, Estée Lauder, Lancôme, Elizabeth Arden, Shiseido, Helena Rubinstein e molti altri. Queste aziende destinano il 6-7% del fatturato alla ricerca e allo sviluppo, ben più del settore manifatturiero che in media non arriva al 3%, spiegano dati diffusi dal Polo tecnologico della cosmesi. Sono in pochi, dunque a saperlo, ma l'Italia sembra destinata ad essere nei prossimi anni uno degli attori più importanti del settore della cosmesi all'interno dello scacchiere mondiale. Tra le poche nicchie italiane in piena crescita e alla costante ricerca di nuovi professionisti. 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Truccarsi, dopotutto, non è un procedimento per nulla semplice. Bisogna calcolare perfettamente il colore più adatto alla propria pelle in quel momento, scegliere la consistenza giusta di ombretti e polveri, selezionare il prodotto perfetto per idratare e al contempo esaltare le labbra e, soprattutto, bisogna prestare massima attenzione al mascara che si passerà sulle ciglia. Un incurvante scelto al momento sbagliato potrebbe infatti compromettere completamente tutto il lavoro precedentemente effettuato e costringere a ripartire da zero. Ovviamente, quello appena descritto, non è un procedimento attuabile tutti i giorni per andare al lavoro ma è una routine ben nota a chi è abituata a cene e party esclusivi che, oltre ad abiti e accessori di lusso, richiedono anche l'utilizzo di un make up che spesso può arrivare a costare anche cifre a tre zeri. Ma quali sono i brand «irraggiungibili» per i comuni mortali? Chantecaille è un marchio newyorkese noto per produrre vere e proprie opere d'arte. Le sue palette si ispirano alla natura e sono il risultato di una combinazione di ricerca e tecnologia che ha portato alla creazione di prodotti unici nel loro genere in grado di resistere tutta la giornata senza stressarla e, anzi, nutrirla. La palette di ombretti creata per il ventesimo anniversario dell'azienda è in vendita oggi su Net-a-Porter, noto portale di lusso, a «soli» 84 euro.Christian Louboutin ha portato il lusso delle sue scarpe con le suole rosse nel mondo del beauty creando una linea di make up dal packaging estroso, unico nel suo genere. Se gli smalti ricordano dei pennelli in un calamaio extra lusso, i rossetti (in vendita a 90 euro l'uno) sono dei piccoli gioielli nella loro confezione dorata che ricorda una fialetta che può essere tranquillamente trasformata in un ciondolo esclusivo. Tom Ford è senza dubbio uno dei re del make up di lusso. Le sue palette per lo strobing e il contouring sono un must have per le amanti di prodotti beauty di lusso. Perfette per una combinazione di pelle di luna con sfumature ambrate, il prezzo di vendita è di circa 80 euro. Una spesa importante, certo, ma di cui - assicurano le make up artist - non vi pentirete. Charlotte Tilbury è una tra le più note make up artist inglesi e ha creato una linea ambitissima soprattutto dalle più giovani abitate a vedere i suoi prodotti utilizzati nella realizzazione di make up per le star di tutto il mondo. Tra i suoi prodotti più noti c'è il magic foundation, un fondotinta di un'unica colorazione che promette di adattarsi perfettamente a 15 incarnati diversi in vendita alla modica cifra di 40 euro.Dolce & Gabbana hanno fatto del make up un inno all'italianità. Rossetti al profumo di violetta, eyeliner color della pece perfetti per chi vuole sottolineare il proprio sguardo e una vasta selezione di ombretti e mascara hanno fatto della linea beauty del marchio un vero e proprio feticcio per le donne di tutto il mondo. Imperdibile l'ultimo prodotto della linea viso, millenialskin, un fondotinta leggerissimo illuminante e idratante con protezione solare 30 in vendita a circa 40 euro e che dona al viso un finish fresco e naturale per un incarnato luminoso e dal colorito uniforme.Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="guida-low-cost-al-trucco-da-star" data-post-id="2569676529" data-published-at="1777111611" data-use-pagination="False"> Guida low-cost al trucco da star Le tendenze beauty 2018 puntano a evidenziare i tratti caratteristici del volto, catturare la luce e avere una pelle luminosa, il nude look è l'ultimo trend sotto la lente di tutte le appassionate di beauty che guardano con attenzione a Instagram e agli account di modelle attrici per scoprirne i segreti di bellezza. Per imitare i loro look, risparmiando, entra in gioco il beauty low cost. Un mondo snobbato da molti che pensano che il basso presso sia sinonimo di bassa qualità. L'errore, in questo caso è grossolano. Esistono infatti brand, da Essence a Catrice fino a Primark che offrono prodotti decisamente competitivi con i più noti - e costosi brand - a prezzi piccolissimi. Un esempio. Il mascara volume stylist 18h lash extension di Essence è uno di quei prodotti che vi stupiranno. Il nero è intenso, l'effetto incurvante e allungante è immediato. Con due passate vi sembrerà di indossare ciglia finte senza il peso di colle e fibre che potrebbero staccarsi da un momento all'alto se non ben applicate. Il suo prezzo, soli 3,79 euro, fa di questo mascara uno dei prodotti migliori presenti a oggi sul mercato del beauty per gli occhi. Per un effetto davvero unico, investite altri 3,79 euro e acquistate il «fratello» di questo mascara, il volume stylist 18h: l'effetto drammatico è assicurato. Per chi ama l'effetto nude sulle labbra, il Ps... ultimate lip collection set di Primark (in vedita a 8 euro) vi aiuterà a ottenere una bocca dalle tonalità nude, delicata ma sensuale per look perfetto dal giorno alla notte. Il fondotinta liquido di Catrice garantisce una media coprenza, una lunghissima durata con effetto opaco, e non risulta troppo pesante sulla pelle. È disponibile in quattro colorazioni ed è in vendita a circa 6 euro negli store autorizzati. Ottimi e in vendita a un prezzo piccolissimo sono anche i prodotti brandizzati Sephora. Imperdibili i kit labbra composti da scrub al miele in comodi astucci simili a quelli di un burrocacao da tenere sempre in borsetta e i mini eyeliner il cui pennello si infila letteralmente sul proprio indice diventando un'estensione della nostra mano, per un effetto delicato e senza sbavature.Per chi vuole osare e imitare le eroine di manga e anime, il trend k-pop non ha risparmiato nemmeno il mondo dei beauty. Proprio Primark ha creato Ps... Kpop, una linea beauty d'spirazione coreana che offre una gamma completa di prodotti per un viso fresco e un look raggiante a cui si aggiungono divertenti accessori che donano un tocco d'ironia alla beauty routine. Anche in questo caso i prezzi sono piccolissimi e vanno dai 6 euro dell'illuminante viso ai 3 del rossetto matte icco di vitamina e che promette labbra da baciare dal mattino alla sera.Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="le-donne-musulmane-spendono-in-cosmesi-piu-di-quelle-occidentali" data-post-id="2569676529" data-published-at="1777111611" data-use-pagination="False"> Le donne musulmane spendono in cosmesi più di quelle occidentali Quando una donna non può mostrare il corpo e i capelli, il viso diventa il suo unico elemento distintivo ed ecco che i cosmetici assumono un ruolo predominante. È in base a questa regola che le donne mediorientali si stanno sempre più interessando al make up, nel tentativo di trovare un equilibrio tra gli abiti che sono costrette a indossare e uno stile di vita emule dei loro idoli occidentali. Come assomigliare a Rihanna o a Kim Kardashian quando si indossa un hijab o un burqa? Attraverso il trucco. Basta guardare i numeri della spesa delle donne musulmane per i cosmetici. Una donna in Iran spende 140 dollari all'anno per i trucchi, mentre la media europea è di 99. Il mercato della bellezza è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, arrivando a quasi 5 miliardi di dollari in Arabia Saudita, 3.5 miliardi in Iran e 1.4 miliardi negli Emirati Arabi Uniti. Sephora Ae (Emirati Arabi, ndr) ha stilato una lista dei prodotti più venduti durante lo scorso anno. Nella lista - tutta extralusso - si trova la nuova linea beauty della cantante Rihanna - Fenty Beauty - con il suo illuminante dorato e il fondotinta adatto a ogni incarnato. Seguono l'eyeliner di una make up artist Kat von D e le ciglia finte per garantire uno sguardo ammaliante. In classifica anche il famoso mascara Too Faced che per i Paesi arabi cambia il suo nome da «Better than Sex» a «Better than love». Ma sono ombretti e rossetti a sorprendere maggiormente per le loro tonalità sgargianti. Dal rosso al rosa shocking passando per il blu e il verde, sembra che nessuna tinta sia troppo per le donne del Medioriente. I colori sono la loro «arma» contro il nero degli abiti che devono indossare. «Una donna araba non esce mai senza trucco e non ha certo bisogno di un'occasione speciale per osare», racconta Najla Sultan Bin Awwad, che da qualche anno - grazie al permesso del marito e alla decisione dell'allora re saudita Abdullah - lavora da Sephora. «Era difficile trovare il trucco giusto quando i commessi erano uomini e non potevamo neanche mostrargli il nostro viso», racconta. Ma queste donne che spendono così tanto in trucchi, possono mai mostrarsi? «Sì, ma solo durante le feste o i matrimoni. E quando siamo solo tra donne».Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="ossessione-orientale-a-milano-apre-miin-il-primo-negozio-di-cosmetica-coreana" data-post-id="2569676529" data-published-at="1777111611" data-use-pagination="False"> Ossessione orientale: a Milano apre Miin, il primo negozio di cosmetica coreana Il segreto di bellezza delle donne coreane è semplicissimo e si chiama «glass skin» ovvero «pelle di vetro». Il trucco, c'è ma non si vede. L'idratazione e la pulizia del viso, l'effetto «bagnato» come appena uscite da un tuffo in piscina, sono questi i principali consigli di bellezza che provengono dall'Oriente, da sempre leader indiscusso nel mondo del beauty. Abbiamo parlato con Olga Kim, regional manager di Miin, il primo negozio in Italia interamente dedicato alla korean cosmetics che ha aperto nei giorni scorsi a Milano, in via San Nicolao 2, a pochi passi dal Castello Sforzesco. Olga, in cosa si differenzia la cosmetica coreana da quella occidentale?«La donna coreana si concentra sulla bellezza della sua pelle prima di dedicarsi al make up. Se la pelle è luminosa, significa che è pulita e sana, e questo è sinonimo di bellezza. In Italia e un po' in tutto l'Occidente è invece uso comune pensare che la pelle più è opaca più è bella. Ma vi siete accorti di quanto l'opacità sottolinei la presenza di imperfezioni e rughe?».E quindi ecco la routine in 10 passi, un vero e proprio rituale di bellezza che qui non è ancora così noto. Può raccontarcelo meglio?«È una routine semplice, che richiede tempo è vero, ma che se effettuata correttamente tutti i giorni e due volte al giorno porta a risultati miracolosi. Si inizia con la pulizia del viso con un olio». Perché l'olio e non una semplice acqua micellare?«La differenza è sostanziale: l'olio scioglie ogni residuo di make up, non richiede lo sfregamento della pelle con tamponcini e al contempo deterge nel profondo. L'acqua micellare si ferma invece allo strato superiore della pelle e non porta gli stessi risultati». Continuiamo con la routine.«Il secondo step è quello della detersione con un gel schiumoso che ha il compito di rimuovere le impurità a base di acqua, come per esempio il sudore. Terzo passo, l'esfoliazione. Per le donne occidentali è qualcosa da fare una volta ogni tanto, per le coreane invece è uno dei passi fondamentali della routine di bellezza soprattutto nella zona T (fronte-naso-mento) perché previene la comparsa di imperfezioni come brufoletti e punti neri». Siamo arrivati al quarto passo.«L'utilizzo di un tonico. Questo è il vero crocevia della k-beauty. La donna coreana non rinuncia mai a un buon tonico, senza alcol, perché sa che è di fondamentale importanza. Il tonico rimuove infatti qualsiasi residuo dei prodotti precedenti e ripristina l'equilibrio della pelle preparandola ad assorbire il prossimo prodotto, ovvero l'essenza».L'essenza?«In Italia non è ancora molto conosciuta, in Oriente è un vero e proprio must. E' fondamentalmente un prodotto idratante intensivo, ma delicato. In grado di dare un «boost» di benessere alla pelle. Un po' come quando ci si bagna il viso con un getto d'acqua fresca: l'idea dell'essenza è quella di idratare e lasciare la pelle lucida e luminosa». Ma la pelle lucida non è sinonimo di pelle grassa?«In Occidente sì. Nelle regole beauty coreane una pelle lucida è luminosa, è una «glass skin» ed è sinonimo di estrema bellezza. Per raggiungere questo risultato bisogna compiere i dieci passi della routine alla perfezione concludendo l'idratazione con un tonico, un contorno occhi, una crema idratante e, infine, uno strato di trucco». Fondotinta?«Le donne coreane prediligono la bb cream con una protezione solare elevata, di solito 30 o 50». Cosa ha portato Miin Cosmetics in Italia?«Prodotti diversi che pur essendo già molto conosciuti a livello mondiale in Italia sono ancora poco noti. Tra questi brand per esempio c'è Klairs che rispetta la regola di escludere dai suoi prodotti gli ingredienti non necessari come coloranti, alcol, parabeni o fragranze artificiali, E Nature Cosmetics, un marchio che produce prodotti delicati con ingredienti naturali, vegano anche nel packaging o Blithe, rivoluzionario perché semplifica i 10 passi della routine unendo vari prodotti in uno solo».Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="basta-un-clic-e-gli-specialisti-del-trucco-ti-raggiungono-sul-posto-di-lavoro" data-post-id="2569676529" data-published-at="1777111611" data-use-pagination="False"> Basta un clic e gli specialisti del trucco ti raggiungono sul posto di lavoro Fare shopping online è senza dubbio divertente. Secondo il centro studi Human Highway, tra le categorie più gettonate nel settore beauty, in prima posizione ci sono i profumi con un valore di 32 milioni di euro, seguiti dai prodotti per la cura del corpo (22 milioni) e del viso (18 milioni). In quarta posizione gli articoli per i capelli (17 milioni) e in quinta il make-up (16 milioni). Abbiamo selezionato per voi alcuni brand e servizi unici nel loro genere, da provare almeno una volta nella vita. Tutti disponibili online.Neve Cosmetics. Nasce nel 2009 in provincia di Torino e in pochi anni Neve Cosmetics diventa uno dei marchi più amati dalle appassionate di makeup. Merito della gamma di colori, che va dalle tinte più delicate a quelle più sgargianti come il giallo, l'azzurro e il verde brillante. Ma Neve Cosmetics non è solo questo. Tutti i prodotti sono completamente naturali, niente siliconi, parabeni e petrolatum, e in più sono anche cruelty-free per una scelta consapevole.Hekate. Il loro laboratorio ha sede in provincia di Verona, più precisamente a Bardolino (Verona) dove ogni giorno vengono create creme su misura. Basta infatti recarsi sul loro sito www.hekatecosmetics.com e rispondere a una serie di domande per creare un prodotto adatto alle vostre esigenze. Una volta evidenziate le vostre necessità e il vostro tipo di pelle potrete scegliere quattro principi attivi,tre estratti e una fragranza. Et voilà, la crema è pronta.L'Estetista Cinica. Zero fronzoli, zero bugie. Solo l'essenziale. Questo il mantra di Cristina Fogazzi, meglio conosciuta come l'estetista cinica. Imperdibili i suoi kit - così comodi da stare in un borsa - chiamati Rughe Botox Box, Smog Botox Box e Stress Botox Box. Per scegliere quale fa il caso tuo c'è un comodo test sul sito www.bellavera.it oppure basta farle una visita nel suo centro estetico nel cuore di Milano.Madame Miranda. Parte da Milano, il primo servizio beauty on demand. Basta andare sul sito internet www.madamemiranda.com e scegliere quello di cui si ha bisogno. Da un massaggio rilassante a una manicure flash, una delle estetiste del gruppo arriverà ovunque voi siate, a casa, in ufficio, in palestra, in hotel, tutti i giorni, dalle 7 alle 22, con tutto il necessario. Madame Miranda lascia la scelta di ogni dettaglio alla cliente: data, ora, luogo e beauty specialist. E proprio per questo motivo ha studiato un protocollo per ogni beauty session- dalle tradizionali alle più speciali - per offrire un trattamento di qualità, veloce e sicuro in qualunque location.Mariella Baroli
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti (Ansa)
Dai dati pubblicati dal ministero dell’Economia emerge che nel 2024, secondo le dichiarazioni presentate nel 2025, l’economia ha continuato a crescere. Questo si esprime con l’aumento del reddito complessivo dichiarato che ha sfiorato i 1.100 miliardi di euro, attestandosi a 1.076,3 miliardi, (+4,7% sul 2023) e con l’aumento del reddito medio, che viaggia intorno a 25.820 euro (+4%). Ma se da una parte il Paese, pur con le note difficoltà, continua a espandersi, sul fronte fiscale manifesta uno squilibrio macroscopico. Gli italiani sono 59 milioni (compresi anche bambini e neonati), i contribuenti che presentano la dichiarazione sono 42,8 milioni ma di questi 11,3 milioni non pagano le tasse (a vario titolo): ecco dunque che ogni contribuente ha sostanzialmente sulle spalle un altro cittadino.
Considerando che sono oltre 8,7 milioni coloro con un’imposta netta pari a 0, poiché hanno redditi bassi o per effetto delle detrazioni, e quanti abbattono il dovuto grazie a bonus e trattamenti integrativi e come tali sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione, c’è un’ampia fetta di italiani che vive di fatto senza un rapporto con il fisco. Certo il dato non è nuovo ma stupisce che rimane una fascia importante, nonostante il miglioramento dell’economia. Una crescita che trova la sua conferma nell’aumento del 3,9% dell’Irpef netta dichiarata, pari a 197,4 miliardi di euro, con un valore medio pro capite di 5.790 euro.
Esaminando la provenienza del gettito fiscale emerge che la fascia tra 35.000 e 70.000 euro, ovvero il ceto medio, da sola versa il 32,1% dell’Irpef complessiva. I contribuenti con redditi fino a 35.000 euro rappresentano oltre tre quarti della platea (76,6%), ma contribuiscono a poco più di un terzo dell’imposta totale (34,9%). Invece il 23,4% dei contribuenti, ovvero quelli sopra i 35.000 euro, sostiene il 65,1% del gettito. I redditi superiori a 300.000 euro (lo 0,2% della platea) contribuiscono per il 6,6% del totale in lieve diminuzione rispetto al 2023 quando rappresentavano il 7,1%.
Un’altra costante nelle rilevazioni è che la gran parte del totale dichiarato (l’84,6%) proviene dal lavoro dipendente che da solo rappresenta oltre la metà (54,4%) e dalle pensioni (30,2%). Ovvero da quella fascia di contribuenti che sono soggetti a un prelievo alla fonte e che non hanno alcuna possibilità di evadere. Sono loro le colonne portanti della finanza pubblica che garantiscono il funzionamento dei vari servizi a cominciare dalla sanità. Interessante anche il capitolo delle deduzioni -che riducono il reddito imponibile, cioè la base su cui si calcolano le imposte - e delle detrazioni, che riducono direttamente le imposte da pagare. Nel 2024 le deduzioni hanno raggiunto 40,6 miliardi (+4,2% rispetto al 2023). Si dividono tra la deduzione per l’abitazione principale, che vale 9,7 miliardi, e gli oneri deducibili che in larga parte riguardano i contributi previdenziali e assistenziali di imprenditori individuali e lavoratori autonomi.
Ancora più importante è l’ammontare delle detrazioni e dei cosiddetti oneri detraibili, che raggiungono 79,7 miliardi (anche qui con una crescita dello 0,5% sull’anno precedente). Entrando nel dettaglio, c’è una flessione sia della detrazione per carichi di famiglia sia delle detrazioni per reddito da lavoro dipendente, pensione e redditi assimilati. Aumentano invece le detrazioni relative a spese per il recupero edilizio, per il risparmio energetico e i cosiddetti oneri detraibili al 19% che vanno dalle spese per l’istruzione universitaria, le spese sanitarie e per gli interessi sui mutui per l’acquisto della prima casa. Queste voci, da sole, valgono oltre 44 miliardi.
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Luciano Linzi racconta la storia della Casa del Jazz di Roma, sorta in una villa confiscata alla Banda della Magliana. Con la fine degli scavi e delle indagini si chiude l’ultimo capitolo del Romanzo criminale. E ora può tornare la musica.
Ursula von der Leyen (Ansa)
La Commissione Ue aveva proposto cinque nuove settori di «risorse proprie» che dovrebbero affiancare quelle già esistenti, come i dazi doganali e una quota di Iva. Tradotto: potenziali nuovi balzelli dagli Stati membri.
A livello di commissioni è stato votato un aumento di 200 miliardi, e l’aula confermerà la posizione la prossima settimana. La presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, ammette: «Ciò di cui abbiamo bisogno ora è un bilancio adeguato allo scopo. Chiederemo ai capi di Stato e di governo di esaminare con occhio critico le risorse proprie. L’attuale bilancio, se ci ha insegnato qualcosa, è che non possiamo risolvere tutte le crisi e le difficoltà che stiamo affrontando. Abbiamo bisogno di nuove risorse per onorare tutto il debito». Il che vuol dire più soldi, da ricercare anche in nuove risorse proprie, alternative ai contributi nazionali. In altri termini Bruxelles ammette che pur non sapendo risolvere nemmeno mezza crisi, vuole però gestire 200 miliardi di euro in più. «Se vogliamo garantire le risorse necessarie per ripagare il debito del Recovery e finanziare le nuove priorità dell’Ue e quelle storiche esiste una sola soluzione: nuove risorse proprie, che sono indispensabili», rincara la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.
I fondi per il prossimo ciclo finanziario 2028-2034 saranno pari a circa 1.800 miliardi di euro destinati a finanziare i capitoli della politica economica comune. Rispetto al periodo precedente, in cui lo stanziamento si era attestato sui 1.200 miliardi, si registra un incremento netto di 367,2 miliardi (esclusi rimborsi) che andranno a favore dei capitoli competitività, prosperità e sicurezza.
Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, aggiunge: «Sarà fondamentale allineare le nostre ambizioni con le riforme necessarie. Le nuove risorse proprie dovranno svolgere un ruolo cruciale».
I Paesi cosiddetti «frugali», quelli che vorrebbero un bilancio con meno risorse, non cambiano idea. Tra questi l’Olanda che punta i piedi. «Ci sono molti Paesi che, come noi, chiedono un bilancio più snello», scandisce a margine dei lavori il premier dei Paesi Bassi, Rob Jetten, per poi avvertire: «Stiamo creando un ampio fronte». Questo gruppo comprende Paesi Bassi, Paesi scandinavi (Danimarca, Svezia e Finlandia) e Irlanda. Ma ci sono anche Austria e Germania a ritenere che i quasi 2.000 miliardi di euro per il bilancio 2028-2034 siano troppi.
Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, fissa «le linee rosse» del governo italiano. «Una di queste riguarda i fondi della coesione e della politica agricola comune», considerate come insufficienti e anche mal distribuite. Altra priorità italiana riguarda il fondo per la competitività il suo utilizzo. «Noi dobbiamo accompagnare la trasformazione dell’industria tradizionale, delle nostre filiere storiche, senza dimenticare le piccole e medie imprese». Infine, «penso che un segnale vada dato sulle spese amministrative: non si può proporre la ristrutturazione del palazzo della sede del Consiglio europeo a 800 milioni di euro, è una cosa che l’Italia non è in grado di sostenere».
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Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Ansa)
A margine della riunione, il presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Christodoulides, in veste di presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea, la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, hanno apposto le loro firme sulla tabella di marcia «Un’Europa, un mercato». Oltre 40 punti d’azione, scadenze, impegni istituzionali che riprendono iter già avviati e obiettivi già annunciati. Niente di nuovo, la solita liturgia europea per mostrare qualche passo di lato.
Al netto delle cerimonie, il contenuto politico del vertice si concentra in tre linee di frattura piuttosto nette.
La prima riguarda il Patto di stabilità e l’emergenza energetica. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha scaricato sull’economia europea un costo che Von der Leyen stessa ha quantificato in 22 miliardi di euro in 44 giorni. Su questo, l’Italia si è presentata a Cipro con le idee chiare. Appena atterrata sull’isola, Giorgia Meloni ha dichiarato che «l’Europa deve essere molto più coraggiosa» sul fronte energetico, che il piano della Commissione «è un passo in avanti ma non sufficiente» e che questo ragionamento «riguarda anche il tema del Patto di stabilità». Per il premier gli aiuti per l’energia non devono essere conteggiati ai fini del rispetto del Patto, sul modello delle spese militari con lo strumento Safe. «Lo spazio fiscale non è lo stesso per tutti i Paesi», ha ribadito. Una posizione che tiene conto del fatto che l’Italia resta inchiodata nella procedura per disavanzo eccessivo, con il deficit al 3,1% del Pil. Da Roma, il vicepremier Matteo Salvini ha aggiunto che «se l’Europa ci consentisse oggi di fare uno scostamento per le spese militari, vorrei che ci consentisse uno scostamento pari per spese economiche e sociali».
A margine dei lavori Meloni ha avuto un bilaterale con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Nel punto stampa conclusivo, il presidente del Consiglio ha riferito che i tedeschi «si rendono conto di quanto sia difficile la situazione», che «c’è la volontà di venirsi incontro» e che «si parte da posizioni leggermente distanti, ma si sta cercando di avvicinarsi».
Dalla Commissione, però, la risposta è quella di sempre. Von der Leyen ha ribadito che la clausola di salvaguardia «può essere attivata solo in caso di grave recessione economica» e che «fortunatamente questa non è la situazione attuale», pur aggiungendo che «l’Ecofin discuterà la questione nel dettaglio». Il commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha confermato la linea dal Delphi economic forum in Grecia, precisando che «siamo in uno scenario di rallentamento economico» e che «riteniamo siano necessarie misure fiscali temporanee e mirate». Il premier belga, Bart De Wever, si è affiancato a Meloni sulle critiche alla proposta della Commissione, spingendo per «revisioni più radicali del Sistema di scambio di quote di emissioni» e giudicando «un peccato» l’assenza di una tassa europea sugli extraprofitti delle major energetiche.
La seconda frattura emersa dalla due giorni mediterranea riguarda il bilancio pluriennale. Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha definito il tema «urgente» annunciando che vi tornerà «regolarmente» nel 2026. Von der Leyen ha spinto per un bilancio più corposo, sostenendo che senza nuove risorse proprie «la scelta è netta: o si aumentano i contributi nazionali, oppure si riduce la capacità di spesa». L’Olanda ha risposto che invece le dimensioni del bilancio «devono ridursi sostanzialmente», mentre Merz ha chiuso la porta al debito comune e a qualsiasi prelievo fiscale europeo sulle imprese, avvertendo che «avremo bisogno di tagli orizzontali su tutte le voci della proposta» e che «si tratterà di negoziati difficili». Si attende dunque un lungo negoziato sul bilancio, tra chi vorrebbe una espansione, che significa maggiore ingerenza della sovrastruttura di Bruxelles, e chi invece difende le scelte nazionali. Vale la pena sottolineare che un bilancio Ue più sostanzioso significa che i Paesi contributori netti dovranno versare ancora di più e che ci dovranno essere nuove tasse europee.
La terza linea di divisione che emerge dagli incontri contrappone chi governa con mandato democratico a chi applica regole da Bruxelles, senza rispondere a nessun elettore. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, aveva già reso l’idea prima del vertice, paragonando i titolari dei conti pubblici nazionali a «medici nell’ospedale da campo che vedono arrivare feriti da tutte le parti», mentre i vertici europei «hanno problemi diversi». Von der Leyen ha continuato a illustrare il catalogo degli strumenti disponibili come risposta sufficiente, citando «circa 300 miliardi di euro per investimenti nel settore energia, di cui 95 miliardi non ancora usati». Costa ha concluso che «per l’Europa esiste un’unica strada strategica, quella di accelerare la diffusione di fonti energetiche nazionali, pulite e a prezzi accessibili». Torna ancora il mito dell’unica strada percorribile dall’Europa, senza alternative, uno dei topos preferiti dalla narrativa europea.
Il prossimo appuntamento utile sarà l’Ecofin del 5 maggio, dove la discussione sul Patto riprenderà, verosimilmente con le stesse posizioni di partenza.
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