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2018-05-21
La «beauty valley» mondiale è in Lombardia ma le donne italiane guardano alla Corea
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Con 11 miliardi di dollari di giro d'affari nel 2017, l'Italia si conferma il decimo mercato a livello mondiale nel campo della cosmesi. Non poco se si considera che a livello mondiale il business della bellezza vale 455 miliardi, 89 di questi generati soltanto negli Stati Uniti, di gran lunga il primo Paese al mondo per fatturato nel settore. I dati arrivano da una ricerca di Euromonitor international, secondo cui il mondo del beauty è destinato a crescere nel 2018 a 467 miliardi di dollari, nel 2019 a 480, nel 2020 a 493 e nel 2021 a superare la soglia dei 500 miliardi con 507 miliardi di giro d'affari.
A farla da padrone sono i prodotti per la pelle, che valgono il 26,8% (134 miliardi) del fatturato mondiale, seguiti dai prodotti per capelli (77,5 miliardi), dal mondo del trucco (14,2% per un valore di 71 miliardi), dai profumi (10,6%, 53 miliardi) e dai prodotti per bagno e doccia (8,4%, 42 miliardi). Il resto, il 24,5% (124 miliardi), è rappresentato dai prodotti per i bambini, deodoranti, strumenti per la depilazione, per farsi la barba e per proteggersi dal sole.
Se dunque gli Stati Uniti sono di gran lunga la prima nazione al mondo per giro d'affari, al secondo posto troviamo la Cina, con 56 miliardi di fatturato. La medaglia di bronzo va al Giappone con 38 miliardi di dollari di ricavi. Seguono il Brasile (31 miliardi), la Germania e il Regno Unito (entrambe 18 miliardi), la Francia con 15 miliardi, l'India e la Corea del Sud con 13 e l'Italia con 11.
E in Italia? Secondo i dati diffusi da Cosmetica Italia, l'associazione nazionale del settore legata a Confindustria, nel 2017 il giro d'affari italiano è salito del 4,3% rispetto al 2016. L'export rimane la componente chiave per la crescita dei valori di produzione, segnando un incremento di 8 punti percentuali e arrivando a toccare i 4,7 miliardi di euro. Anche la bilancia commerciale registra un nuovo record, raggiungendo i 2,5 miliardi di euro. Significativo il quadro dell'intera filiera cosmetica che, analizzando tutti gli anelli della catena (ingredienti, macchinari, imballaggio, prodotto finito), vanta un fatturato complessivo superiore ai 15,7 miliardi di euro (+4,8% sul 2016).
La salute del settore si rispecchia anche nell'andamento dei singoli canali, che continuano a registrare trend positivi. I dati preconsuntivi relativi al secondo semestre del 2017, infatti, registrano una lenta, ma costante espansione per i canali dell'erboristeria (+0,9% rispetto all'anno scorso) e della farmacia (+2%). In aumento di 1,5 punti percentuali anche la grande distribuzione, con un valore delle vendite che supera i 4 miliardi di euro: oltre il 40% della distribuzione di cosmetici a livello nazionale. Sui numeri del canale incidono in maniera significativa i fenomeni della distribuzione monomarca e dei punti vendita casa-toilette. Il comparto della produzione cosmetica conto terzi vanta un fatturato di oltre 1 miliardo di euro, con un incremento pari a +8,5%. L'unica eccezione alla crescita generale è la profumeria tradizionale, in lieve calo dello 0,5%. Crescono significativamente anche le vendite dirette (+8,7%), spinte dal mondo digitale: l'e-commerce segna un incremento a doppia cifra (+23%). Certo, si tratta di numeri ancora marginali: 820 milioni di euro per le vendite dirette, di cui circa 300 milioni sono da attribuire all'e-commerce. L'analisi dei trend di consumo dei singoli prodotti evidenzia la crescita significativa di contorno occhi e zone specifiche (+7,2%), seguiti da rossetti, lucidalabbra e prodotti legati alla protezione dal sole (+6,9%).
A livello di famiglie di prodotto sono infatti i cosmetici per la cura del viso la principale famiglia di consumo nelle abitudini degli italiani che, grazie al trend positivo del 2,7% rispetto al 2016, coprono il 16,9% del totale vendite per un valore pari a 1,4 miliardi di euro.
Il merito di questi numeri sono tutti della cosiddetta «beauty valley», la valle della bellezza, l'area che si estende tra le province di Milano, Bergamo, Crema e la Brianza dove ci sono più di 500 aziende con oltre 3.000 dipendenti (di cui 300 assunti nell'ultimo anno) che producono il 60% di ombretti, mascara, ciprie e rossetti utilizzati dalle donne (e dagli uomini) del pianeta. Si tratta di aziende perlopiù sconosciute che producono trucchi per Dior, Chanel, Estée Lauder, Lancôme, Elizabeth Arden, Shiseido, Helena Rubinstein e molti altri. Queste aziende destinano il 6-7% del fatturato alla ricerca e allo sviluppo, ben più del settore manifatturiero che in media non arriva al 3%, spiegano dati diffusi dal Polo tecnologico della cosmesi.
Sono in pochi, dunque a saperlo, ma l'Italia sembra destinata ad essere nei prossimi anni uno degli attori più importanti del settore della cosmesi all'interno dello scacchiere mondiale. Tra le poche nicchie italiane in piena crescita e alla costante ricerca di nuovi professionisti.
Gianluca Baldini
Il lusso è un rossetto che diventa un gioiello da indossare

Chiara Scelsi stende sul viso Millenialskin, il nuovo fondotinta di Dolce&Gabbana
Dolce&Gabbana
In media si stima che, per un trucco completo per una serata particolare, una donna impieghi circa 40 minuti davanti allo specchio. Truccarsi, dopotutto, non è un procedimento per nulla semplice. Bisogna calcolare perfettamente il colore più adatto alla propria pelle in quel momento, scegliere la consistenza giusta di ombretti e polveri, selezionare il prodotto perfetto per idratare e al contempo esaltare le labbra e, soprattutto, bisogna prestare massima attenzione al mascara che si passerà sulle ciglia. Un incurvante scelto al momento sbagliato potrebbe infatti compromettere completamente tutto il lavoro precedentemente effettuato e costringere a ripartire da zero.
Ovviamente, quello appena descritto, non è un procedimento attuabile tutti i giorni per andare al lavoro ma è una routine ben nota a chi è abituata a cene e party esclusivi che, oltre ad abiti e accessori di lusso, richiedono anche l'utilizzo di un make up che spesso può arrivare a costare anche cifre a tre zeri.
Ma quali sono i brand «irraggiungibili» per i comuni mortali? Chantecaille è un marchio newyorkese noto per produrre vere e proprie opere d'arte. Le sue palette si ispirano alla natura e sono il risultato di una combinazione di ricerca e tecnologia che ha portato alla creazione di prodotti unici nel loro genere in grado di resistere tutta la giornata senza stressarla e, anzi, nutrirla. La palette di ombretti creata per il ventesimo anniversario dell'azienda è in vendita oggi su Net-a-Porter, noto portale di lusso, a «soli» 84 euro.
Christian Louboutin ha portato il lusso delle sue scarpe con le suole rosse nel mondo del beauty creando una linea di make up dal packaging estroso, unico nel suo genere. Se gli smalti ricordano dei pennelli in un calamaio extra lusso, i rossetti (in vendita a 90 euro l'uno) sono dei piccoli gioielli nella loro confezione dorata che ricorda una fialetta che può essere tranquillamente trasformata in un ciondolo esclusivo. Tom Ford è senza dubbio uno dei re del make up di lusso. Le sue palette per lo strobing e il contouring sono un must have per le amanti di prodotti beauty di lusso. Perfette per una combinazione di pelle di luna con sfumature ambrate, il prezzo di vendita è di circa 80 euro. Una spesa importante, certo, ma di cui - assicurano le make up artist - non vi pentirete. Charlotte Tilbury è una tra le più note make up artist inglesi e ha creato una linea ambitissima soprattutto dalle più giovani abitate a vedere i suoi prodotti utilizzati nella realizzazione di make up per le star di tutto il mondo. Tra i suoi prodotti più noti c'è il magic foundation, un fondotinta di un'unica colorazione che promette di adattarsi perfettamente a 15 incarnati diversi in vendita alla modica cifra di 40 euro.
Dolce & Gabbana hanno fatto del make up un inno all'italianità. Rossetti al profumo di violetta, eyeliner color della pece perfetti per chi vuole sottolineare il proprio sguardo e una vasta selezione di ombretti e mascara hanno fatto della linea beauty del marchio un vero e proprio feticcio per le donne di tutto il mondo. Imperdibile l'ultimo prodotto della linea viso, millenialskin, un fondotinta leggerissimo illuminante e idratante con protezione solare 30 in vendita a circa 40 euro e che dona al viso un finish fresco e naturale per un incarnato luminoso e dal colorito uniforme.
Marianna Baroli
Guida low-cost al trucco da star

Le tendenze beauty 2018 puntano a evidenziare i tratti caratteristici del volto, catturare la luce e avere una pelle luminosa, il nude look è l'ultimo trend sotto la lente di tutte le appassionate di beauty che guardano con attenzione a Instagram e agli account di modelle attrici per scoprirne i segreti di bellezza. Per imitare i loro look, risparmiando, entra in gioco il beauty low cost. Un mondo snobbato da molti che pensano che il basso presso sia sinonimo di bassa qualità. L'errore, in questo caso è grossolano. Esistono infatti brand, da Essence a Catrice fino a Primark che offrono prodotti decisamente competitivi con i più noti - e costosi brand - a prezzi piccolissimi.
Un esempio. Il mascara volume stylist 18h lash extension di Essence è uno di quei prodotti che vi stupiranno. Il nero è intenso, l'effetto incurvante e allungante è immediato. Con due passate vi sembrerà di indossare ciglia finte senza il peso di colle e fibre che potrebbero staccarsi da un momento all'alto se non ben applicate. Il suo prezzo, soli 3,79 euro, fa di questo mascara uno dei prodotti migliori presenti a oggi sul mercato del beauty per gli occhi. Per un effetto davvero unico, investite altri 3,79 euro e acquistate il «fratello» di questo mascara, il volume stylist 18h: l'effetto drammatico è assicurato.
Per chi ama l'effetto nude sulle labbra, il Ps... ultimate lip collection set di Primark (in vedita a 8 euro) vi aiuterà a ottenere una bocca dalle tonalità nude, delicata ma sensuale per look perfetto dal giorno alla notte. Il fondotinta liquido di Catrice garantisce una media coprenza, una lunghissima durata con effetto opaco, e non risulta troppo pesante sulla pelle. È disponibile in quattro colorazioni ed è in vendita a circa 6 euro negli store autorizzati. Ottimi e in vendita a un prezzo piccolissimo sono anche i prodotti brandizzati Sephora. Imperdibili i kit labbra composti da scrub al miele in comodi astucci simili a quelli di un burrocacao da tenere sempre in borsetta e i mini eyeliner il cui pennello si infila letteralmente sul proprio indice diventando un'estensione della nostra mano, per un effetto delicato e senza sbavature.
Per chi vuole osare e imitare le eroine di manga e anime, il trend k-pop non ha risparmiato nemmeno il mondo dei beauty. Proprio Primark ha creato Ps... Kpop, una linea beauty d'spirazione coreana che offre una gamma completa di prodotti per un viso fresco e un look raggiante a cui si aggiungono divertenti accessori che donano un tocco d'ironia alla beauty routine. Anche in questo caso i prezzi sono piccolissimi e vanno dai 6 euro dell'illuminante viso ai 3 del rossetto matte icco di vitamina e che promette labbra da baciare dal mattino alla sera.
Marianna Baroli
Le donne musulmane spendono in cosmesi più di quelle occidentali

Quando una donna non può mostrare il corpo e i capelli, il viso diventa il suo unico elemento distintivo ed ecco che i cosmetici assumono un ruolo predominante. È in base a questa regola che le donne mediorientali si stanno sempre più interessando al make up, nel tentativo di trovare un equilibrio tra gli abiti che sono costrette a indossare e uno stile di vita emule dei loro idoli occidentali. Come assomigliare a Rihanna o a Kim Kardashian quando si indossa un hijab o un burqa? Attraverso il trucco.
Basta guardare i numeri della spesa delle donne musulmane per i cosmetici. Una donna in Iran spende 140 dollari all'anno per i trucchi, mentre la media europea è di 99. Il mercato della bellezza è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, arrivando a quasi 5 miliardi di dollari in Arabia Saudita, 3.5 miliardi in Iran e 1.4 miliardi negli Emirati Arabi Uniti. Sephora Ae (Emirati Arabi, ndr) ha stilato una lista dei prodotti più venduti durante lo scorso anno. Nella lista - tutta extralusso - si trova la nuova linea beauty della cantante Rihanna - Fenty Beauty - con il suo illuminante dorato e il fondotinta adatto a ogni incarnato. Seguono l'eyeliner di una make up artist Kat von D e le ciglia finte per garantire uno sguardo ammaliante. In classifica anche il famoso mascara Too Faced che per i Paesi arabi cambia il suo nome da «Better than Sex» a «Better than love».
Ma sono ombretti e rossetti a sorprendere maggiormente per le loro tonalità sgargianti. Dal rosso al rosa shocking passando per il blu e il verde, sembra che nessuna tinta sia troppo per le donne del Medioriente. I colori sono la loro «arma» contro il nero degli abiti che devono indossare. «Una donna araba non esce mai senza trucco e non ha certo bisogno di un'occasione speciale per osare», racconta Najla Sultan Bin Awwad, che da qualche anno - grazie al permesso del marito e alla decisione dell'allora re saudita Abdullah - lavora da Sephora.
«Era difficile trovare il trucco giusto quando i commessi erano uomini e non potevamo neanche mostrargli il nostro viso», racconta. Ma queste donne che spendono così tanto in trucchi, possono mai mostrarsi? «Sì, ma solo durante le feste o i matrimoni. E quando siamo solo tra donne».
Mariella Baroli
Ossessione orientale: a Milano apre Miin, il primo negozio di cosmetica coreana

Il segreto di bellezza delle donne coreane è semplicissimo e si chiama «glass skin» ovvero «pelle di vetro». Il trucco, c'è ma non si vede. L'idratazione e la pulizia del viso, l'effetto «bagnato» come appena uscite da un tuffo in piscina, sono questi i principali consigli di bellezza che provengono dall'Oriente, da sempre leader indiscusso nel mondo del beauty.
Abbiamo parlato con Olga Kim, regional manager di Miin, il primo negozio in Italia interamente dedicato alla korean cosmetics che ha aperto nei giorni scorsi a Milano, in via San Nicolao 2, a pochi passi dal Castello Sforzesco.
Olga, in cosa si differenzia la cosmetica coreana da quella occidentale?
«La donna coreana si concentra sulla bellezza della sua pelle prima di dedicarsi al make up. Se la pelle è luminosa, significa che è pulita e sana, e questo è sinonimo di bellezza. In Italia e un po' in tutto l'Occidente è invece uso comune pensare che la pelle più è opaca più è bella. Ma vi siete accorti di quanto l'opacità sottolinei la presenza di imperfezioni e rughe?».
E quindi ecco la routine in 10 passi, un vero e proprio rituale di bellezza che qui non è ancora così noto. Può raccontarcelo meglio?
«È una routine semplice, che richiede tempo è vero, ma che se effettuata correttamente tutti i giorni e due volte al giorno porta a risultati miracolosi. Si inizia con la pulizia del viso con un olio».
Perché l'olio e non una semplice acqua micellare?
«La differenza è sostanziale: l'olio scioglie ogni residuo di make up, non richiede lo sfregamento della pelle con tamponcini e al contempo deterge nel profondo. L'acqua micellare si ferma invece allo strato superiore della pelle e non porta gli stessi risultati».
Continuiamo con la routine.
«Il secondo step è quello della detersione con un gel schiumoso che ha il compito di rimuovere le impurità a base di acqua, come per esempio il sudore. Terzo passo, l'esfoliazione. Per le donne occidentali è qualcosa da fare una volta ogni tanto, per le coreane invece è uno dei passi fondamentali della routine di bellezza soprattutto nella zona T (fronte-naso-mento) perché previene la comparsa di imperfezioni come brufoletti e punti neri».
Siamo arrivati al quarto passo.
«L'utilizzo di un tonico. Questo è il vero crocevia della k-beauty. La donna coreana non rinuncia mai a un buon tonico, senza alcol, perché sa che è di fondamentale importanza. Il tonico rimuove infatti qualsiasi residuo dei prodotti precedenti e ripristina l'equilibrio della pelle preparandola ad assorbire il prossimo prodotto, ovvero l'essenza».
L'essenza?
«In Italia non è ancora molto conosciuta, in Oriente è un vero e proprio must. E' fondamentalmente un prodotto idratante intensivo, ma delicato. In grado di dare un «boost» di benessere alla pelle. Un po' come quando ci si bagna il viso con un getto d'acqua fresca: l'idea dell'essenza è quella di idratare e lasciare la pelle lucida e luminosa».
Ma la pelle lucida non è sinonimo di pelle grassa?
«In Occidente sì. Nelle regole beauty coreane una pelle lucida è luminosa, è una «glass skin» ed è sinonimo di estrema bellezza. Per raggiungere questo risultato bisogna compiere i dieci passi della routine alla perfezione concludendo l'idratazione con un tonico, un contorno occhi, una crema idratante e, infine, uno strato di trucco».
Fondotinta?
«Le donne coreane prediligono la bb cream con una protezione solare elevata, di solito 30 o 50».
Cosa ha portato Miin Cosmetics in Italia?
«Prodotti diversi che pur essendo già molto conosciuti a livello mondiale in Italia sono ancora poco noti. Tra questi brand per esempio c'è Klairs che rispetta la regola di escludere dai suoi prodotti gli ingredienti non necessari come coloranti, alcol, parabeni o fragranze artificiali, E Nature Cosmetics, un marchio che produce prodotti delicati con ingredienti naturali, vegano anche nel packaging o Blithe, rivoluzionario perché semplifica i 10 passi della routine unendo vari prodotti in uno solo».
Marianna Baroli
Basta un clic e gli specialisti del trucco ti raggiungono sul posto di lavoro

Fare shopping online è senza dubbio divertente. Secondo il centro studi Human Highway, tra le categorie più gettonate nel settore beauty, in prima posizione ci sono i profumi con un valore di 32 milioni di euro, seguiti dai prodotti per la cura del corpo (22 milioni) e del viso (18 milioni). In quarta posizione gli articoli per i capelli (17 milioni) e in quinta il make-up (16 milioni). Abbiamo selezionato per voi alcuni brand e servizi unici nel loro genere, da provare almeno una volta nella vita. Tutti disponibili online.
Neve Cosmetics. Nasce nel 2009 in provincia di Torino e in pochi anni Neve Cosmetics diventa uno dei marchi più amati dalle appassionate di makeup. Merito della gamma di colori, che va dalle tinte più delicate a quelle più sgargianti come il giallo, l'azzurro e il verde brillante. Ma Neve Cosmetics non è solo questo. Tutti i prodotti sono completamente naturali, niente siliconi, parabeni e petrolatum, e in più sono anche cruelty-free per una scelta consapevole.
Hekate. Il loro laboratorio ha sede in provincia di Verona, più precisamente a Bardolino (Verona) dove ogni giorno vengono create creme su misura. Basta infatti recarsi sul loro sito www.hekatecosmetics.com e rispondere a una serie di domande per creare un prodotto adatto alle vostre esigenze. Una volta evidenziate le vostre necessità e il vostro tipo di pelle potrete scegliere quattro principi attivi,tre estratti e una fragranza. Et voilà, la crema è pronta.
L'Estetista Cinica. Zero fronzoli, zero bugie. Solo l'essenziale. Questo il mantra di Cristina Fogazzi, meglio conosciuta come l'estetista cinica. Imperdibili i suoi kit - così comodi da stare in un borsa - chiamati Rughe Botox Box, Smog Botox Box e Stress Botox Box. Per scegliere quale fa il caso tuo c'è un comodo test sul sito www.bellavera.it oppure basta farle una visita nel suo centro estetico nel cuore di Milano.
Madame Miranda. Parte da Milano, il primo servizio beauty on demand. Basta andare sul sito internet www.madamemiranda.com e scegliere quello di cui si ha bisogno. Da un massaggio rilassante a una manicure flash, una delle estetiste del gruppo arriverà ovunque voi siate, a casa, in ufficio, in palestra, in hotel, tutti i giorni, dalle 7 alle 22, con tutto il necessario. Madame Miranda lascia la scelta di ogni dettaglio alla cliente: data, ora, luogo e beauty specialist. E proprio per questo motivo ha studiato un protocollo per ogni beauty session- dalle tradizionali alle più speciali - per offrire un trattamento di qualità, veloce e sicuro in qualunque location.
Mariella Baroli
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Il giro d'affari ammonta a 11 miliardi di dollari e l'Italia è al decimo posto. Nell'area Milano-Como-Bergamo-Crema si realizza il 60% dei cosmetici del pianeta. Oltre 500 aziende che producono per i grandi marchi e investono in ricerca e sviluppo fino al 7% del fatturato (la media nel manifatturiero non supera il 3%).Il mercato del beauty di lusso, amato dalle donne arabe, propone ombretti e mascara che costano oltre 100 euro. Intanto online arriva la possibilità di avere il proprio specialista in casa, in ufficio o in hotel.Apre a Milano il primo negozio ispirato alla tradizione coreana. Miin cosmetics promette di rivoluzionare il modo di vivere la bellezza delle ragazze occidentali: «Il trucco per essere belle? Avere la pelle lucida e idratata, come appena uscite dall'acqua».Lo speciale contiene sei articoli. Con 11 miliardi di dollari di giro d'affari nel 2017, l'Italia si conferma il decimo mercato a livello mondiale nel campo della cosmesi. Non poco se si considera che a livello mondiale il business della bellezza vale 455 miliardi, 89 di questi generati soltanto negli Stati Uniti, di gran lunga il primo Paese al mondo per fatturato nel settore. I dati arrivano da una ricerca di Euromonitor international, secondo cui il mondo del beauty è destinato a crescere nel 2018 a 467 miliardi di dollari, nel 2019 a 480, nel 2020 a 493 e nel 2021 a superare la soglia dei 500 miliardi con 507 miliardi di giro d'affari. A farla da padrone sono i prodotti per la pelle, che valgono il 26,8% (134 miliardi) del fatturato mondiale, seguiti dai prodotti per capelli (77,5 miliardi), dal mondo del trucco (14,2% per un valore di 71 miliardi), dai profumi (10,6%, 53 miliardi) e dai prodotti per bagno e doccia (8,4%, 42 miliardi). Il resto, il 24,5% (124 miliardi), è rappresentato dai prodotti per i bambini, deodoranti, strumenti per la depilazione, per farsi la barba e per proteggersi dal sole. Se dunque gli Stati Uniti sono di gran lunga la prima nazione al mondo per giro d'affari, al secondo posto troviamo la Cina, con 56 miliardi di fatturato. La medaglia di bronzo va al Giappone con 38 miliardi di dollari di ricavi. Seguono il Brasile (31 miliardi), la Germania e il Regno Unito (entrambe 18 miliardi), la Francia con 15 miliardi, l'India e la Corea del Sud con 13 e l'Italia con 11. E in Italia? Secondo i dati diffusi da Cosmetica Italia, l'associazione nazionale del settore legata a Confindustria, nel 2017 il giro d'affari italiano è salito del 4,3% rispetto al 2016. L'export rimane la componente chiave per la crescita dei valori di produzione, segnando un incremento di 8 punti percentuali e arrivando a toccare i 4,7 miliardi di euro. Anche la bilancia commerciale registra un nuovo record, raggiungendo i 2,5 miliardi di euro. Significativo il quadro dell'intera filiera cosmetica che, analizzando tutti gli anelli della catena (ingredienti, macchinari, imballaggio, prodotto finito), vanta un fatturato complessivo superiore ai 15,7 miliardi di euro (+4,8% sul 2016). La salute del settore si rispecchia anche nell'andamento dei singoli canali, che continuano a registrare trend positivi. I dati preconsuntivi relativi al secondo semestre del 2017, infatti, registrano una lenta, ma costante espansione per i canali dell'erboristeria (+0,9% rispetto all'anno scorso) e della farmacia (+2%). In aumento di 1,5 punti percentuali anche la grande distribuzione, con un valore delle vendite che supera i 4 miliardi di euro: oltre il 40% della distribuzione di cosmetici a livello nazionale. Sui numeri del canale incidono in maniera significativa i fenomeni della distribuzione monomarca e dei punti vendita casa-toilette. Il comparto della produzione cosmetica conto terzi vanta un fatturato di oltre 1 miliardo di euro, con un incremento pari a +8,5%. L'unica eccezione alla crescita generale è la profumeria tradizionale, in lieve calo dello 0,5%. Crescono significativamente anche le vendite dirette (+8,7%), spinte dal mondo digitale: l'e-commerce segna un incremento a doppia cifra (+23%). Certo, si tratta di numeri ancora marginali: 820 milioni di euro per le vendite dirette, di cui circa 300 milioni sono da attribuire all'e-commerce. L'analisi dei trend di consumo dei singoli prodotti evidenzia la crescita significativa di contorno occhi e zone specifiche (+7,2%), seguiti da rossetti, lucidalabbra e prodotti legati alla protezione dal sole (+6,9%). A livello di famiglie di prodotto sono infatti i cosmetici per la cura del viso la principale famiglia di consumo nelle abitudini degli italiani che, grazie al trend positivo del 2,7% rispetto al 2016, coprono il 16,9% del totale vendite per un valore pari a 1,4 miliardi di euro. Il merito di questi numeri sono tutti della cosiddetta «beauty valley», la valle della bellezza, l'area che si estende tra le province di Milano, Bergamo, Crema e la Brianza dove ci sono più di 500 aziende con oltre 3.000 dipendenti (di cui 300 assunti nell'ultimo anno) che producono il 60% di ombretti, mascara, ciprie e rossetti utilizzati dalle donne (e dagli uomini) del pianeta. Si tratta di aziende perlopiù sconosciute che producono trucchi per Dior, Chanel, Estée Lauder, Lancôme, Elizabeth Arden, Shiseido, Helena Rubinstein e molti altri. Queste aziende destinano il 6-7% del fatturato alla ricerca e allo sviluppo, ben più del settore manifatturiero che in media non arriva al 3%, spiegano dati diffusi dal Polo tecnologico della cosmesi. Sono in pochi, dunque a saperlo, ma l'Italia sembra destinata ad essere nei prossimi anni uno degli attori più importanti del settore della cosmesi all'interno dello scacchiere mondiale. Tra le poche nicchie italiane in piena crescita e alla costante ricerca di nuovi professionisti. 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Truccarsi, dopotutto, non è un procedimento per nulla semplice. Bisogna calcolare perfettamente il colore più adatto alla propria pelle in quel momento, scegliere la consistenza giusta di ombretti e polveri, selezionare il prodotto perfetto per idratare e al contempo esaltare le labbra e, soprattutto, bisogna prestare massima attenzione al mascara che si passerà sulle ciglia. Un incurvante scelto al momento sbagliato potrebbe infatti compromettere completamente tutto il lavoro precedentemente effettuato e costringere a ripartire da zero. Ovviamente, quello appena descritto, non è un procedimento attuabile tutti i giorni per andare al lavoro ma è una routine ben nota a chi è abituata a cene e party esclusivi che, oltre ad abiti e accessori di lusso, richiedono anche l'utilizzo di un make up che spesso può arrivare a costare anche cifre a tre zeri. Ma quali sono i brand «irraggiungibili» per i comuni mortali? Chantecaille è un marchio newyorkese noto per produrre vere e proprie opere d'arte. Le sue palette si ispirano alla natura e sono il risultato di una combinazione di ricerca e tecnologia che ha portato alla creazione di prodotti unici nel loro genere in grado di resistere tutta la giornata senza stressarla e, anzi, nutrirla. La palette di ombretti creata per il ventesimo anniversario dell'azienda è in vendita oggi su Net-a-Porter, noto portale di lusso, a «soli» 84 euro.Christian Louboutin ha portato il lusso delle sue scarpe con le suole rosse nel mondo del beauty creando una linea di make up dal packaging estroso, unico nel suo genere. Se gli smalti ricordano dei pennelli in un calamaio extra lusso, i rossetti (in vendita a 90 euro l'uno) sono dei piccoli gioielli nella loro confezione dorata che ricorda una fialetta che può essere tranquillamente trasformata in un ciondolo esclusivo. Tom Ford è senza dubbio uno dei re del make up di lusso. Le sue palette per lo strobing e il contouring sono un must have per le amanti di prodotti beauty di lusso. Perfette per una combinazione di pelle di luna con sfumature ambrate, il prezzo di vendita è di circa 80 euro. Una spesa importante, certo, ma di cui - assicurano le make up artist - non vi pentirete. Charlotte Tilbury è una tra le più note make up artist inglesi e ha creato una linea ambitissima soprattutto dalle più giovani abitate a vedere i suoi prodotti utilizzati nella realizzazione di make up per le star di tutto il mondo. Tra i suoi prodotti più noti c'è il magic foundation, un fondotinta di un'unica colorazione che promette di adattarsi perfettamente a 15 incarnati diversi in vendita alla modica cifra di 40 euro.Dolce & Gabbana hanno fatto del make up un inno all'italianità. Rossetti al profumo di violetta, eyeliner color della pece perfetti per chi vuole sottolineare il proprio sguardo e una vasta selezione di ombretti e mascara hanno fatto della linea beauty del marchio un vero e proprio feticcio per le donne di tutto il mondo. Imperdibile l'ultimo prodotto della linea viso, millenialskin, un fondotinta leggerissimo illuminante e idratante con protezione solare 30 in vendita a circa 40 euro e che dona al viso un finish fresco e naturale per un incarnato luminoso e dal colorito uniforme.Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="guida-low-cost-al-trucco-da-star" data-post-id="2569676529" data-published-at="1781588572" data-use-pagination="False"> Guida low-cost al trucco da star Le tendenze beauty 2018 puntano a evidenziare i tratti caratteristici del volto, catturare la luce e avere una pelle luminosa, il nude look è l'ultimo trend sotto la lente di tutte le appassionate di beauty che guardano con attenzione a Instagram e agli account di modelle attrici per scoprirne i segreti di bellezza. Per imitare i loro look, risparmiando, entra in gioco il beauty low cost. Un mondo snobbato da molti che pensano che il basso presso sia sinonimo di bassa qualità. L'errore, in questo caso è grossolano. Esistono infatti brand, da Essence a Catrice fino a Primark che offrono prodotti decisamente competitivi con i più noti - e costosi brand - a prezzi piccolissimi. Un esempio. Il mascara volume stylist 18h lash extension di Essence è uno di quei prodotti che vi stupiranno. Il nero è intenso, l'effetto incurvante e allungante è immediato. Con due passate vi sembrerà di indossare ciglia finte senza il peso di colle e fibre che potrebbero staccarsi da un momento all'alto se non ben applicate. Il suo prezzo, soli 3,79 euro, fa di questo mascara uno dei prodotti migliori presenti a oggi sul mercato del beauty per gli occhi. Per un effetto davvero unico, investite altri 3,79 euro e acquistate il «fratello» di questo mascara, il volume stylist 18h: l'effetto drammatico è assicurato. Per chi ama l'effetto nude sulle labbra, il Ps... ultimate lip collection set di Primark (in vedita a 8 euro) vi aiuterà a ottenere una bocca dalle tonalità nude, delicata ma sensuale per look perfetto dal giorno alla notte. Il fondotinta liquido di Catrice garantisce una media coprenza, una lunghissima durata con effetto opaco, e non risulta troppo pesante sulla pelle. È disponibile in quattro colorazioni ed è in vendita a circa 6 euro negli store autorizzati. Ottimi e in vendita a un prezzo piccolissimo sono anche i prodotti brandizzati Sephora. Imperdibili i kit labbra composti da scrub al miele in comodi astucci simili a quelli di un burrocacao da tenere sempre in borsetta e i mini eyeliner il cui pennello si infila letteralmente sul proprio indice diventando un'estensione della nostra mano, per un effetto delicato e senza sbavature.Per chi vuole osare e imitare le eroine di manga e anime, il trend k-pop non ha risparmiato nemmeno il mondo dei beauty. Proprio Primark ha creato Ps... Kpop, una linea beauty d'spirazione coreana che offre una gamma completa di prodotti per un viso fresco e un look raggiante a cui si aggiungono divertenti accessori che donano un tocco d'ironia alla beauty routine. Anche in questo caso i prezzi sono piccolissimi e vanno dai 6 euro dell'illuminante viso ai 3 del rossetto matte icco di vitamina e che promette labbra da baciare dal mattino alla sera.Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="le-donne-musulmane-spendono-in-cosmesi-piu-di-quelle-occidentali" data-post-id="2569676529" data-published-at="1781588572" data-use-pagination="False"> Le donne musulmane spendono in cosmesi più di quelle occidentali Quando una donna non può mostrare il corpo e i capelli, il viso diventa il suo unico elemento distintivo ed ecco che i cosmetici assumono un ruolo predominante. È in base a questa regola che le donne mediorientali si stanno sempre più interessando al make up, nel tentativo di trovare un equilibrio tra gli abiti che sono costrette a indossare e uno stile di vita emule dei loro idoli occidentali. Come assomigliare a Rihanna o a Kim Kardashian quando si indossa un hijab o un burqa? Attraverso il trucco. Basta guardare i numeri della spesa delle donne musulmane per i cosmetici. Una donna in Iran spende 140 dollari all'anno per i trucchi, mentre la media europea è di 99. Il mercato della bellezza è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, arrivando a quasi 5 miliardi di dollari in Arabia Saudita, 3.5 miliardi in Iran e 1.4 miliardi negli Emirati Arabi Uniti. Sephora Ae (Emirati Arabi, ndr) ha stilato una lista dei prodotti più venduti durante lo scorso anno. Nella lista - tutta extralusso - si trova la nuova linea beauty della cantante Rihanna - Fenty Beauty - con il suo illuminante dorato e il fondotinta adatto a ogni incarnato. Seguono l'eyeliner di una make up artist Kat von D e le ciglia finte per garantire uno sguardo ammaliante. In classifica anche il famoso mascara Too Faced che per i Paesi arabi cambia il suo nome da «Better than Sex» a «Better than love». Ma sono ombretti e rossetti a sorprendere maggiormente per le loro tonalità sgargianti. Dal rosso al rosa shocking passando per il blu e il verde, sembra che nessuna tinta sia troppo per le donne del Medioriente. I colori sono la loro «arma» contro il nero degli abiti che devono indossare. «Una donna araba non esce mai senza trucco e non ha certo bisogno di un'occasione speciale per osare», racconta Najla Sultan Bin Awwad, che da qualche anno - grazie al permesso del marito e alla decisione dell'allora re saudita Abdullah - lavora da Sephora. «Era difficile trovare il trucco giusto quando i commessi erano uomini e non potevamo neanche mostrargli il nostro viso», racconta. Ma queste donne che spendono così tanto in trucchi, possono mai mostrarsi? «Sì, ma solo durante le feste o i matrimoni. E quando siamo solo tra donne».Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="ossessione-orientale-a-milano-apre-miin-il-primo-negozio-di-cosmetica-coreana" data-post-id="2569676529" data-published-at="1781588572" data-use-pagination="False"> Ossessione orientale: a Milano apre Miin, il primo negozio di cosmetica coreana Il segreto di bellezza delle donne coreane è semplicissimo e si chiama «glass skin» ovvero «pelle di vetro». Il trucco, c'è ma non si vede. L'idratazione e la pulizia del viso, l'effetto «bagnato» come appena uscite da un tuffo in piscina, sono questi i principali consigli di bellezza che provengono dall'Oriente, da sempre leader indiscusso nel mondo del beauty. Abbiamo parlato con Olga Kim, regional manager di Miin, il primo negozio in Italia interamente dedicato alla korean cosmetics che ha aperto nei giorni scorsi a Milano, in via San Nicolao 2, a pochi passi dal Castello Sforzesco. Olga, in cosa si differenzia la cosmetica coreana da quella occidentale?«La donna coreana si concentra sulla bellezza della sua pelle prima di dedicarsi al make up. Se la pelle è luminosa, significa che è pulita e sana, e questo è sinonimo di bellezza. In Italia e un po' in tutto l'Occidente è invece uso comune pensare che la pelle più è opaca più è bella. Ma vi siete accorti di quanto l'opacità sottolinei la presenza di imperfezioni e rughe?».E quindi ecco la routine in 10 passi, un vero e proprio rituale di bellezza che qui non è ancora così noto. Può raccontarcelo meglio?«È una routine semplice, che richiede tempo è vero, ma che se effettuata correttamente tutti i giorni e due volte al giorno porta a risultati miracolosi. Si inizia con la pulizia del viso con un olio». Perché l'olio e non una semplice acqua micellare?«La differenza è sostanziale: l'olio scioglie ogni residuo di make up, non richiede lo sfregamento della pelle con tamponcini e al contempo deterge nel profondo. L'acqua micellare si ferma invece allo strato superiore della pelle e non porta gli stessi risultati». Continuiamo con la routine.«Il secondo step è quello della detersione con un gel schiumoso che ha il compito di rimuovere le impurità a base di acqua, come per esempio il sudore. Terzo passo, l'esfoliazione. Per le donne occidentali è qualcosa da fare una volta ogni tanto, per le coreane invece è uno dei passi fondamentali della routine di bellezza soprattutto nella zona T (fronte-naso-mento) perché previene la comparsa di imperfezioni come brufoletti e punti neri». Siamo arrivati al quarto passo.«L'utilizzo di un tonico. Questo è il vero crocevia della k-beauty. La donna coreana non rinuncia mai a un buon tonico, senza alcol, perché sa che è di fondamentale importanza. Il tonico rimuove infatti qualsiasi residuo dei prodotti precedenti e ripristina l'equilibrio della pelle preparandola ad assorbire il prossimo prodotto, ovvero l'essenza».L'essenza?«In Italia non è ancora molto conosciuta, in Oriente è un vero e proprio must. E' fondamentalmente un prodotto idratante intensivo, ma delicato. In grado di dare un «boost» di benessere alla pelle. Un po' come quando ci si bagna il viso con un getto d'acqua fresca: l'idea dell'essenza è quella di idratare e lasciare la pelle lucida e luminosa». Ma la pelle lucida non è sinonimo di pelle grassa?«In Occidente sì. Nelle regole beauty coreane una pelle lucida è luminosa, è una «glass skin» ed è sinonimo di estrema bellezza. Per raggiungere questo risultato bisogna compiere i dieci passi della routine alla perfezione concludendo l'idratazione con un tonico, un contorno occhi, una crema idratante e, infine, uno strato di trucco». Fondotinta?«Le donne coreane prediligono la bb cream con una protezione solare elevata, di solito 30 o 50». Cosa ha portato Miin Cosmetics in Italia?«Prodotti diversi che pur essendo già molto conosciuti a livello mondiale in Italia sono ancora poco noti. Tra questi brand per esempio c'è Klairs che rispetta la regola di escludere dai suoi prodotti gli ingredienti non necessari come coloranti, alcol, parabeni o fragranze artificiali, E Nature Cosmetics, un marchio che produce prodotti delicati con ingredienti naturali, vegano anche nel packaging o Blithe, rivoluzionario perché semplifica i 10 passi della routine unendo vari prodotti in uno solo».Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-mondo-del-beauty-2569676529.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="basta-un-clic-e-gli-specialisti-del-trucco-ti-raggiungono-sul-posto-di-lavoro" data-post-id="2569676529" data-published-at="1781588572" data-use-pagination="False"> Basta un clic e gli specialisti del trucco ti raggiungono sul posto di lavoro Fare shopping online è senza dubbio divertente. Secondo il centro studi Human Highway, tra le categorie più gettonate nel settore beauty, in prima posizione ci sono i profumi con un valore di 32 milioni di euro, seguiti dai prodotti per la cura del corpo (22 milioni) e del viso (18 milioni). In quarta posizione gli articoli per i capelli (17 milioni) e in quinta il make-up (16 milioni). Abbiamo selezionato per voi alcuni brand e servizi unici nel loro genere, da provare almeno una volta nella vita. Tutti disponibili online.Neve Cosmetics. Nasce nel 2009 in provincia di Torino e in pochi anni Neve Cosmetics diventa uno dei marchi più amati dalle appassionate di makeup. Merito della gamma di colori, che va dalle tinte più delicate a quelle più sgargianti come il giallo, l'azzurro e il verde brillante. Ma Neve Cosmetics non è solo questo. Tutti i prodotti sono completamente naturali, niente siliconi, parabeni e petrolatum, e in più sono anche cruelty-free per una scelta consapevole.Hekate. Il loro laboratorio ha sede in provincia di Verona, più precisamente a Bardolino (Verona) dove ogni giorno vengono create creme su misura. Basta infatti recarsi sul loro sito www.hekatecosmetics.com e rispondere a una serie di domande per creare un prodotto adatto alle vostre esigenze. Una volta evidenziate le vostre necessità e il vostro tipo di pelle potrete scegliere quattro principi attivi,tre estratti e una fragranza. Et voilà, la crema è pronta.L'Estetista Cinica. Zero fronzoli, zero bugie. Solo l'essenziale. Questo il mantra di Cristina Fogazzi, meglio conosciuta come l'estetista cinica. Imperdibili i suoi kit - così comodi da stare in un borsa - chiamati Rughe Botox Box, Smog Botox Box e Stress Botox Box. Per scegliere quale fa il caso tuo c'è un comodo test sul sito www.bellavera.it oppure basta farle una visita nel suo centro estetico nel cuore di Milano.Madame Miranda. Parte da Milano, il primo servizio beauty on demand. Basta andare sul sito internet www.madamemiranda.com e scegliere quello di cui si ha bisogno. Da un massaggio rilassante a una manicure flash, una delle estetiste del gruppo arriverà ovunque voi siate, a casa, in ufficio, in palestra, in hotel, tutti i giorni, dalle 7 alle 22, con tutto il necessario. Madame Miranda lascia la scelta di ogni dettaglio alla cliente: data, ora, luogo e beauty specialist. E proprio per questo motivo ha studiato un protocollo per ogni beauty session- dalle tradizionali alle più speciali - per offrire un trattamento di qualità, veloce e sicuro in qualunque location.Mariella Baroli
Il portiere di Capo Verde, Vozinha, sventola la bandiera nazionale dopo lo 0-0 contro la Spagna (Ansa)
D’accordo, non sarà il Mondiale più bello di sempre e nemmeno quello più semplice da raccontare. Le polemiche sul format allargato, le partite sbilanciate sulla carta e un’organizzazione che continua a far discutere fanno da cornice a una competizione che molti osservano con diffidenza. Eppure, quando il pallone inizia a rotolare, il torneo trova sempre il modo di produrre storie che sfuggono a qualsiasi schema.
Ieri, in una giornata in cui ogni pronostico è saltato e nazionali più quotate han dovuto fare i conti con l'organizzazione e la vivacità di vere e proprie cenerentole, è successo ancora. La Spagna campione d’Europa si è fermata sullo 0-0 contro Capo Verde, alla prima partita della sua storia ai Mondiali. E a prendersi la scena è stato Vozinha. Il portiere della nazionale capoverdiana ha chiuso la serata più importante della sua carriera con sette parate, il premio di migliore in campo e le lacrime agli occhi. Josimar José Évora Dias, questo il suo nome completo, è diventato il simbolo dell'impresa di Capo Verde contro la Spagna. Anche il suo nome racchiude un piccolo pezzo di storia del calcio: il padre avrebbe voluto chiamarlo Valdano, in omaggio all'argentino Jorge Valdano, ma le autorità di Capo Verde non approvarono la scelta. Alla fine divenne Josimar, come il difensore brasiliano che si mise in luce ai Mondiali del 1986, l'anno della sua nascita.
A quarant'anni, al debutto assoluto del suo Paese in un Mondiale, è riuscito a mantenere la porta inviolata contro i campioni d'Europa in carica, diventando il portiere più anziano di sempre a riuscirci all'esordio nella competizione. Al fischio finale, mentre sventolava la bandiera di Capo Verde, il quarantenne non è riuscito a trattenere la commozione. «Ho pianto perché pensavo ai miei nonni: mi hanno cresciuto ma sono mancati qualche anno fa», ha spiegato. Nemmeno sua madre era sugli spalti di Atlanta: problemi legati al visto le hanno impedito di raggiungere gli Stati Uniti. «Nemmeno da bambino ho mai sognato un momento del genere. Ora posso dire che ne è valsa la pena», ha aggiunto l'eroe degli Squali Blu. Se il campo lo ha consacrato a sorpresa tra i protagonisti del torneo, i social hanno fatto il resto. Prima del fischio d'inizio Vozinha aveva circa 50.000 follower su Instagram; poche ore dopo il pareggio contro la Spagna aveva già superato quota 2,5 milioni. Una crescita vertiginosa che racconta meglio di tante parole l'impatto avuto dalla sua prestazione.
Ma quella di Capo Verde è una storia collettiva. In difesa, ad esempio, si è distinto Roberto Pico Lopes, autore di un salvataggio decisivo nel finale su Oyarzabal. Nato a Dublino da madre irlandese e padre capoverdiano, il centrale dello Shamrock Rovers deve la propria avventura internazionale a LinkedIn. Nel 2019 ricevette un messaggio in portoghese dall'allora commissario tecnico Rui Águas. Lo ignorò per mesi, convinto che si trattasse di spam. Solo dopo un secondo tentativo decise di tradurlo con Google Translate, scoprendo che Capo Verde stava cercando giocatori con origini nel Paese. Accettò senza esitazione. Sei anni dopo si è ritrovato a fermare l'attacco della Spagna in una partita destinata a entrare nella storia del calcio capoverdiano.
Perché se il risultato più clamoroso della giornata è arrivato da Atlanta, le sorprese non sono finite lì. A Seattle, il Belgio ha evitato la sconfitta soltanto grazie all'ingresso di Romelu Lukaku. I Diavoli Rossi allenati da Rudi Garcia erano andati sotto nel primo tempo per effetto della rete di Ashour, servito dall'intramontabile Mohamed Salah nel giorno del suo trentaquattresimo compleanno. Poi il palo colpito da De Bruyne su punizione e, al 66', la svolta: Lukaku entra in campo e dieci secondi dopo propizia l'autogol di Hany che vale l'1-1 finale. Ha dovuto rincorrere anche l'Uruguay di Marcelo Bielsa, fermato sull'1-1 dall'Arabia Saudita a Miami. Dopo il vantaggio saudita firmato da Al Amri, la Celeste ha sbattuto a più riprese contro Mohammed Al Owais, già protagonista nella storica vittoria contro l'Argentina ai Mondiali del Qatar. Il portiere saudita ha tenuto in piedi i suoi con una serie di interventi decisivi, arrendendosi soltanto nel finale alla rete del pareggio di Araujo. La nazionale sudamericana, dopo anni in cui si è goduta centravanti come Diego Forlan, Luis Suarez ed Edinson Cavani, paga come non mai l'assenza di un vero bomber. Darwin Nunez, dopo quella stagione brillante al Benfica e il passaggio milionario al Liverpool si è letteralmente perso e il passaggio nel campionato saudita non lo ha di certo aiutato.
Tra la serata e la notte italiana toccherà esordire ad alcune delle favorite per il titolo. Alle 21 sarà il momento della Francia di Kylian Mbappé contro il Senegal. A mezzanotte debutterà la Norvegia di Erling Haaland contro l'Iraq. Infine, alle 3 del mattino, entreranno in scena i campioni del mondo in carica dell'Argentina, guidati ancora una volta da Lionel Messi, attesi dalla sfida contro l'Algeria. Dopo quanto visto nelle ultime ventiquattr'ore, però, una certezza sembra essere venuta meno: ai Mondiali, almeno per una sera, nessuno è davvero imbattibile.
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Il sindaco di Genova Silvia Salis (Getty Images)
Sta diventando la Mara Maionchi della Lanterna. Più che una sindaca, una grande organizzatrice di eventi. Stiamo parlando della prima cittadina di Genova, Silvia Salis, maritata con Fausto Brizzi, noto regista cinematografico. L’ultima kermesse battezzata dall’ex campionessa di lancio del martello è stata la tappa del Summer festival di Radio dimensione suono, con cantanti del calibro di Annalisa, Sayf, Irama, Dito nella piaga e i Pinguini tattici nucleari. L’ennesima grande festa offerta ai genovesi da quando c’è lei, la sindaca che piace alla gente che piace. Con posti garantiti sotto il palco per tutta la maggioranza. Amici e parenti compresi.
Ieri nella chat dell’opposizione comunale ha iniziato a girare questo messaggio, verosimilmente inviato dai piani alti di Palazzo Tursi: «Abbiamo riservato tre ingressi per ogni consigliere di maggioranza, permettono di stare in una zona riservata davanti al palco (ingresso Pit). La sindaca farà un saluto sul palco alle 21. I biglietti arriveranno in Comune venerdì mattina e vanno tassativamente ritirati durante la giornata al sesto piano di Tursi (a qualsiasi ora)». L’ex assessore alla Sicurezza della giunta di centrodestra Sergio Gambino ha pubblicato lo screenshot su Facebook e ha commentato: «Se fai parte della maggioranza Salis hai posti riservati. Concerto Rds a Genova ieri sera “accessibile a tutte e tutti” ha detto la Sindaca Salis. Però i posti riservati sotto il palco sono per i consiglieri di maggioranza e loro amici. A Genova l’inclusione vale per tutti o solo per gli amici della maggioranza».
La Salis da tempo usa la musica come strumento per raggiungere i giovani e mostrarsi fresca e al passo con i tempi. E quando sul palco salgono gli artisti, lei è sempre al loro fianco, pronta a prendersi l’applauso. Sotto la sua amministrazione l’Arena del mare ha ospitato due dei protagonisti di Sanremo 2025, Lucio Corsi e Brunori Sas. A Capodanno ha regalato alla città il concerto gratuito dei Pinguini tattici nucleari, che ha riempito Piazza della Vittoria. Quindi, l’11 aprile, c’è stato l’exploit della dj Charlotte De Witte, che ha fatto ballare più di 10.000 persone davanti a Palazzo Ducale. Il 18 e il 20 giugno, con il patrocinio del Comune, che ha concesso lo stadio Luigi Ferraris, il capoluogo ligure ospiterà il doppio concerto di Olly, genovese e sampdoriano come la prima cittadina (titolo dell’evento «Tutti a casa»).
Ma nonostante il successo di tali eventi, non sono mancate le beghe mediatiche e, anche, giudiziarie. Infatti la gara indetta per l’organizzazione del concerto di Capodanno e per altri eventi da realizzare nel successivo triennio è finita sub iudice dopo il ricorso della Duemila grandi eventi, esclusa a discapito della Rst events. La prima è stata tagliata fuori «in esito alla verifica di congruità dell’offerta» e a determinare la decisione è stata «in particolare la mancanza di documenti probanti […] relativamente ai costi degli artisti che costituiscono l’elemento principale della prestazione».
La Commissione, dopo avere eliminato la Duemila grandi eventi, «ha disposto la proposta di aggiudicazione a favore» della Rst. L’azienda bocciata ha fatto ricorso e, allora, la Commissione «ha ammesso la presentazione in “tempi adeguati” di eventuali contratti di ingaggio con gli artisti “al fine di valutare in autotutela la riammissione alla gara”». La ricorrente «non ha esibito tali contratti affermando che, in seguito all’esclusione dalla selezione, nessun artista ha più ritenuto di sottoscrivere impegni definitivi per un evento di incerta organizzazione», mentre la Rst, «dopo la citata proposta di aggiudicazione del 30 ottobre 2025, ha sottoscritto i contratti con gli artisti», i Pinguini tattici nucleari. A questo punto la Duemila grandi eventi si è rivolta al Tribunale amministrativo regionale che ha ritenuto «fondate le censure» della ricorrente. Infatti, per i magistrati, il «presupposto dell’esclusione della “mancanza di documenti probanti […] relativamente ai costi degli artisti, che costituiscono l’elemento principale della prestazione” contrasta con l’articolo 9 del Disciplinare secondo cui l’esistenza dei contratti di ingaggio/opzione degli artisti deve sussistere solo al momento dell’aggiudicazione e non in fasi anteriori di gara». In più «l’esclusione è stata disposta senza la previa attivazione del contraddittorio procedimentale».
Nella loro sentenza i giudici scrivono anche: «L’esistenza di tali contratti costituisce pertanto un requisito di esecuzione (e non di partecipazione) la cui esistenza non può essere pretesa né in sede di presentazione delle offerte, né in una fase anteriore all’aggiudicazione». Le toghe, nella decisione, fanno notare anche che la Rst, come era normale, «ha stipulato il contratto di ingaggio degli artisti il 31 ottobre 2025, ossia solo dopo la proposta di aggiudicazione» e non prima, come si pretendeva dalla Duemila grandi eventi. Per questo il Tar, il 10 aprile, ha ordinato il «rinnovo delle operazioni di gara […] con conclusione delle operazioni entro trenta giorni». Ovviamente la nuova valutazione di congruità non riguarderà la proposta per il Capodanno 2025, ormai andato in cavalleria, ma l’eventuale «subentro nel contratto per la parte di residua efficacia dello stesso ove consente all’aggiudicatario di ottenere nuovi affidamenti diretti nel triennio». Che, invece, come vedremo, stanno andando ancora alla Rst o, meglio alla sua società gemella, la Ops.
Intanto il Comune ha fatto ricorso e, la settimana scorsa, ha ottenuto una sospensiva della nuova valutazione di congruità. I giudici, però, decideranno nel merito solo a ottobre. Le opposizioni, in Comune, hanno immediatamente protestato, soprattutto dopo avere scoperto che il concerto di Capodanno è costato più di 1 milione di euro, tutto compreso, cifra che il centrodestra aveva impegnato per organizzare tre diverse serate durante le festività natalizie del 2024, con tanto di diretta Mediaset. I giornali locali hanno riportato quanto detto in aula dal vicesindaco dem Alessandro Terrile, di professione avvocato: «Siamo convinti del corretto operato dell’amministrazione e degli uffici» ha chiarito, come già aveva ribadito la sindaca Salis. Il braccio destro della ex campionessa ha aggiunto che per quanto riguarda gli altri eventi, «a oggi non sono previsti né sono stati affidati, dopo il Capodanno, ulteriori eventi alla Rst events», specificando che la Rst events non avrebbe gestito né il dj set di Charlotte de Witte in piazza Matteotti, né il doppio concerto di Olly allo stadio Ferraris in programma a giugno, quest’ultimo oltretutto evento non organizzato dal Comune. In realtà nella locandina di Olly, sono presenti i nomi della Rst e della Ops eventi.
Mentre nel manifestino della De Witte solo quello della Ops. Che pare ottenere affidamenti con la nota tecnica del frazionamento per mantenere il singolo incarico sotto soglia. Ma è utile sapere chi ci sia dietro la Ops. L’amministratore e socio di maggioranza, con il 34%, è Nicolò Sasso. Le altre quote della società appartengono ad Alessandro Orlando e a Luca Pietronave (33% a testa). Orlando e Sasso sono anche, rispettivamente con il 49,5 e il 45% delle quote, i soci di maggioranza della Rst che, in teoria, secondo il vicesindaco non sarebbe più stata coinvolta negli eventi sopra citati. Dunque Sasso e Orlando, quando non prendono gli appalti con la Rst, li ottengono con la Ops, nata a gennaio del 2025. Sasso, tra l’altro, sino al gennaio del 2025 era dipendente della Duemila grandi eventi. «Abbiamo scoperto da una sua intervista che si trova in Rete che Sasso era da ottobre 2024, che organizzava cose al di fuori della Duemila grandi eventi, quando era ancora nostro dipendente e avrebbe dovuto operare sotto le nostre direttive» commenta, con un po’ di amarezza, Paola Donati, socia della Duemila grandi eventi, azienda fondata dall’ex presidente di Assomusica Vincenzo Spera. Noi siamo andati a bussare alla sede ufficiale della Ops, in corso Martinetti, nel quartiere operaio di Sampierdarena. La via in cui si trova non fa venire in mente Broadway e le attività della zona non hanno nulla a che vedere con la musica. All’indirizzo indicato sul sito della società abbiamo trovato un palazzone della prima metà del Novecento un po’ fatiscente. Siamo saliti al secondo piano e ci siamo trovati di fronte uno studio legale. Abbiamo chiesto della Ops e una segretaria ci ha guardato un po’ stupita: «Qui c’è solo la sede legale». E dove è quella operativa? La ragazza, perplessa, ha iniziato a cercare informazioni prima sul computer e poi sul cellulare. Ma mentre armeggiava un collega è venuto in suo soccorso: «Via Giovanni Tommaso Invrea 9/13, lo stesso indirizzo della Rst. Questa è la sede legale, quella è la sede operativa, la stessa della Rst».
Dunque il Comune non darà più appalti alla Rst, ma li dà alla società gemella: stessi soci, stessa sede operativa. Ma anche a Genova the show must go on.
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Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica)
E a svantaggio del ceto medio, perché - come è noto - i grandi capitali non stanno certo ad aspettare che qualcuno li tartassi. Da quando a sinistra ne hanno iniziato a parlare, gli studi legali specializzati in legislazione fiscale sono già al lavoro per trovare le scappatoie che evitino ai propri clienti di vedersi svuotare il portafogli. Così come è successo in Francia, quando i socialisti inventarono una patrimoniale, e così come è accaduto in altri Paesi europei, chi ha i soldi non li tiene sotto il materasso in attesa che arrivino Prodi, Schlein, Conte e compagni. La fuga dei capitali o anche solo il trasferimento all’estero della residenza fiscale di ricconi e holding è nei fatti. Dal Lussemburgo all’Olanda, dall’Irlanda al Delaware, il mondo è pieno di posti pronti a stendere tappeti rossi a milionari e miliardari.
Dunque, nella rete dell’Agenzia delle entrate rischiano di finire solo i pesci piccoli, ovvero quelli che non hanno schiere di consulenti in grado di inventarsi trust e scatole cinesi per sfuggire agli agenti del Fisco. E attenzione, siccome ormai anche a sinistra hanno capito che a parlare di tasse si rischia solo di perdere voti, il passaparola che da qualche giorno va di moda nel Campo largo impone di tenere la bocca chiusa sulla patrimoniale, anche perché per essere efficace un’imposta sulla proprietà deve necessariamente raschiare il fondo del barile, ovvero colpire dai 500.000 euro in su. Al che nel mirino finirebbero moltissimi contribuenti i quali, pur non essendo ricchi nel vero senso della parola, magari a prezzo di svariati sacrifici sono riusciti a comprarsi una casa, oppure l’hanno ricevuta in eredità dai genitori. E adesso la coppia Bonelli e Fratoianni batte cassa, con i rischi recessivi che nel passato, quando Mario Monti introdusse l’Imu, ben conosciamo.
Il silenzio auto imposto tuttavia, vale solo sulla casa, che è il grande amore degli italiani. Perché se si gratta un po’ si capisce che a mettere tutti i compagni d’accordo è la tassazione delle rendite. Invece di colpire il mattone si colpiscono gli investimenti. Del resto, nel passato la sinistra ha spesso colpito i risparmi. È a tutti noto quello che accadde nel 1992, quando nella notte fra il 9 e il 10 luglio il governo di Giuliano Amato fece un prelievo forzoso sui risparmi degli italiani. Un sei per mille sottratto a tutti, ricchi e poveri, industriali e pensionati. Da lì in poi è stato un crescendo. Con Prodi è arrivata l’Eurotassa, imposta di scopo per avere la moneta unica, che colpì i redditi ma anche il Tfr. Quindi ci sono state l’imposta di bollo di Mario Monti (insieme con l’Imu) e la razionalizzazione del prelievo sul capital gain, con l’istituzione di un’aliquota fissa al 20% (al posto di quella precedente al 12,5%). Infine, ecco Matteo Renzi, che adesso accusa Giorgia Meloni di essere Lady tax pensando che gli italiani si siano dimenticati delle sue acrobazie fiscali. Con lui al governo il prelievo sul capital gain fu portato al 26%, ma senza consentire di dedurre le perdite. Adesso Stefano Patuanelli, luogotenente di Giuseppe Conte, dice che si deve spostare il carico di tasse dal lavoro alle rendite. Dunque, col Campo largo al governo è immaginabile che si arrivi al 30% o forse anche più. Siccome in altri Paesi, come ad esempio il Regno Unito, si paga tra il 10 e il 20, e in generale la media europea colloca il capital gain al 19, è facile immaginare, che se vincesse la sinistra, la prima cosa che faranno i ricconi sarà traslocare all’estero e spostare anche le proprie attività finanziare.
A pagare dunque saranno i soliti noti. Ovvero, come è già accaduto ai tempi di Monti, a essere colpiti saranno soprattutto i piccoli patrimoni, con un effetto regressivo. Quando l’ex rettore della Bocconi introdusse l’imposta di bollo ci fu chi parlò di mostro fiscale che agiva come un Robin Hood alla rovescia. Nel prossimo futuro, se vincessero Schlein e Conte come li definiranno? I Bonnie & Clyde dei risparmi, che prendono al ceto medio e lasciano ai ricchi?
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Pina Picierno all'evento di lancio del movimento Europeisti.eu a Milano (Ansa)
Proprio qui, nel 2013, Mario Monti provò a convertire in un’offerta politica i giorni accumulati a Palazzo Chigi grazie all’intervento del presidente Giorgio Napolitano dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi. Il marchio era quello di Scelta Civica, il programma era (a loro dire) «serissimo» e il risultato, per usare un eufemismo, non fu proprio una marcia trionfale. Tredici anni dopo, nello stesso teatro milanese, ci riprova. Nuovo nome, Europeisti.eu, sala piena (con più o meno le stesse facce di 13 anni fa), stesso interrogativo: il centro è una forza politica o una condizione dello spirito? Monti ha premesso di non avere «nulla da insegnare a nessuno». Poi ha snocciolato il suo curriculum europeo, lungo quasi sessant’anni. E ha anche ricordato di essere stato, insieme a Elsa Fornero, bersaglio del primo hate speech in Italia.
Alla fine, come spesso accade, tutti parlano di Roberto Vannacci. Del resto, più che di Altiero Spinelli l’introduzione è stata dedicata a Star Wars e alla principessa Leila e ai piani per distruggere la Morte Nera. Non è ancora chiaro se la Morte Nera sia il bipolarismo, il sovranismo, il campo largo, lo stesso Vannacci, Vladimir Putin o proprio l’ennesimo esperimento centrista italiano.
Ilaria Borletti Buitoni, già deputata montiana, se la prende con Lilli Gruber: «È grazie a lei se il generale prenderà migliaia di voti». Pina Picierno sostiene che la destra italiana abbia preferito Vannacci ad Adam Smith perdendo la sua identità liberale e scegliendo invece il populismo. Monti, invece, usa il generale per attaccare Giorgia Meloni. Per il senatore a vita, il premier ha trasformato l’«interesse nazionale» in una categoria elastica: se Vannacci mette in difficoltà la destra e regala qualcosa alla sinistra, allora non è più un problema della maggioranza, ma una ferita alla patria.
In platea ci sono Sergio Scalpelli e Piercamillo Falasca, c’è un pezzo di mondo radicale e socialista, ma soprattutto ci sono Carlo Calenda, Pina Picierno, Daniele Nahum, Carlo Cottarelli, Giuseppe De Mita, Sofia Ventura, Giuseppe Benedetto e persino la destra europeista di Filippo Rossi. C’è anche Luigi Marattin che prende subito le distanze da chi pensa che «Israele non ha il diritto di esistere» o da chi non vuole che i palestinesi sino finalmente liberi «da quei tagliagole da Hamas». Qualcuno se la prende con chi nel Pd vorrebbe proporre una patrimoniale.
Falasca invece alza il tiro contro il sistema italiano: «Dobbiamo hackerare il bipolarismo, sabotarlo. Il bipolarismo italiano è un bluff, è una truffa».
Nahum ha scelto invece l’attacco frontale («Picierno sarebbe stata un ottimo segretario dei dem» dice). Mentre sul Campo largo di Schlein, Conte e Fratoianni ha evocato Neville Chamberlain a Monaco 1938, accusandolo di pacifismo balordo sull’Ucraina, spesa facile e nessuna idea di crescita. Al centrodestra ha invece associato la leghista Silvia Sardone, la «re-immigrazione» e la politica identitaria.
Calenda ha chiuso con un tono allarmistico. Il leader di Azione sostiene che l’Europa rischia di cadere perché «l’età degli imperi è tornata» e noi, più che impero, rischiamo di diventare «colonie». Ha poi ridimensionato Meloni, Vannacci e il Campo largo a episodi della cronaca politica, sostenendo che questa generazione sarà giudicata non su quei nomi, ma sulla capacità di costruire gli Stati Uniti d’Europa. Ma il primo test per gli europeisti, più modestamente, sarà quello di aver una percentuale accettabile a livello nazionale.
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