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2022-08-11
Malta ci ha rifilato il killer che violenta i cavalli
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Il richiedente asilo nigeriano che il 30 luglio scorso a Monteforte Irpino (Avellino) ha assassinato a martellate un commerciante cinese nel suo negozio e mandato all’ospedale in fin di vita un giardiniere bulgaro che stava facendo acquisti era stato rispedito in Italia da Malta per il perverso meccanismo della legislazione sul primo approdo. Robert Omo, infatti, era approdato in Italia, dove si era presentato come un rifugiato e aveva avanzato una richiesta di asilo. Poi aveva cercato fortuna a Malta. Lì, però, si è guadagnato le prime pagine dei quotidiani maltesi, accusato di un reato clamoroso. Il Times of Malta nel novembre 2020 ricostruì che il nigeriano era stato condannato per avere abusato sessualmente di una cavalla in una fattoria alla periferia di Gozo, una delle 21 isolette che costituiscono l’Arcipelago maltese. La corte lo giudicò colpevole dell’inquietante accusa, condannandolo a un anno di carcere e all’espulsione in Italia, Paese di primo approdo in cui aveva presentato la domanda d’asilo. Ma in Italia Omo non voleva starci. E ora il suo legale, l’avvocato Nicola D’Archi, spiega che «voleva tornare in Nigeria, tanto da aver presentato lui stesso domanda in Prefettura per essere rimpatriato». La burocrazia dell’era di Luciana Lamorgese al Viminale, però, accoglie in fretta ma, come dimostrano i drammatici dati sulle espulsioni, non rimpatria. E Omo si è ritrovato alla Caritas di Avellino per un posto letto (ma a volte, conferma chi lo conosceva, si fermava a dormire nel parcheggio del Carrefour di Torrette di Mercogliano, dove riusciva anche a raggranellare qualche euro chiedendo l’elemosina) e un piatto caldo, accolto da don Vitaliano Della Sala, il sacerdote no global attivissimo nel 2001 durante le proteste contro il G8 di Genova e che dal pulpito invita i fedeli non vaccinati a non partecipare alle funzioni religiose («Vaccinarsi significa preoccuparsi per sé ma soprattutto degli altri», ammoniva con l’abito talare durante la pandemia e anche sulla stampa). Pure al centro Caritas, però, il nigeriano si era rivelato incapace di controllarsi. E, anche se nella Diocesi avellinese nessuno vuole parlarne, si sa che proprio la notte precedente alla mattinata di barbara violenza il nigeriano era stato messo alla porta perché aveva colpito in pieno volto un operatore del dormitorio, colpevole di averlo invitato per l’ennesima volta a rispettare le regole. A chi dopo l’omicidio e il tentato omicidio è riuscito a bloccarlo (alcuni dipendenti di un officina a poca distanza dal negozio dell’imprenditore cinese corsi quando in strada hanno sentito urlare una donna e una bambina che il nigeriano stava rincorrendo), Omo ha confessato che aveva pure perso il lavoro e che per questo motivo era andato in escandescenza. Nonostante queste caratteristiche, però, quella di Monteforte Irpino è una storia che i giornali della vulgata hanno sperato rimanesse chiusa in un ghetto mediatico. Soprattutto perché non è in linea con lo storytelling del mito dell’accoglienza che piace a una certa sinistra italiana. Si è arrivati perfino a silenziare il funerale di Gao Yuan Cheng, detto Franco. Nonostante vivesse ormai da anni in contrada Alvanella, a due passi dalla città di Avellino, e fosse da tutti conosciuto per la cordialità con la quale accoglieva nel suo Beautiful city, uno store-ferramenta di prodotti by China, le autorità non hanno partecipato e la cerimonia si è svolta in forma privata. Davanti alla saracinesca dell’attività commerciale, però, in molti hanno lasciato dei fiori o una candela, a conferma che l’imprenditore era particolarmente apprezzato dai cittadini di Monteforte Irpino.
Tra le autorità, nessuno si è filato anche il bulgaro Krasimir Petrov Tsankov, che al San Giuseppe Moscati lotta tra la vita e la morte. Tsankov è stato sottoposto a una craniectomia decompressiva (probabilmente causata da una martellata) lo stesso giorno del ricovero. Le sue condizioni vengono monitorate quotidianamente ma, allo stato, restano critiche. Da Omo nel frattempo non è arrivato alcun chiarimento. Ha fatto scena muta davanti al giudice per le indagini preliminari che l’ha interrogato nel carcere di Bellizzi Irpino dopo l’omicidio. «Robert non ricorda l’accaduto, è completamente dissociato», ha spiegato il suo avvocato, annunciando la possibilità di chiedere al giudice di sottoporre l’indagato a una perizia psichiatrica. Le indagini dei carabinieri, anche grazie alle telecamere del circuito chiuso installate nel negozio, hanno permesso invece di ricostruire la dinamica: Omo, a pochi minuti dall’apertura del negozio, dopo aver afferrato dagli scaffali per l’esposizione due pesanti martelli, si è scagliato prima contro il giardiniere bulgaro, poi contro il titolare del negozio (le prime ricostruzioni, invece, riportavano l’inverso). E dopo averli lasciati a terra è uscito di corsa. Il resto della storia è stata ricostruita dagli investigatori con le testimonianze di chi è intervenuto per bloccarlo. Anche con gli inquirenti (l’indagine dei carabinieri è coordinata dalla Procura di Avellino) il nigeriano si è sbottonato poco. Ma con loro avrebbe sostenuto che da qualche tempo alternava stati depressivi a momenti di rabbia in seguito alla morte violenta della madre in Nigeria. Con qualsiasi movente, però, le sue azioni non sono giustificabili. E a rendere ancora più buia questa tragedia sono l’espulsione da Malta e il mancato rimpatrio.
Afghano molesta ragazzine: in galera solo una notte
Una sola notte in cella per A.N., un trentaquattrenne afghano che l’altro giorno, nel primo pomeriggio, avrebbe molestato due ragazzine di 15 anni al Curvone di piazzale Magellano, una spiaggia libera attrezzata e molto frequentata di Ostia. Dopo il fermo con l’accusa di violenza sessuale e l’udienza di convalida (durante la quale il provvedimento della Procura è stato confermato), l’afghano è stato lasciato a piede libero in attesa del processo. Nonostante la Procura abbia insistito per la misura cautelare più grave, portando in aula la ricostruzione dei fatti fornita nell’immediatezza dai carabinieri.
I militari, intervenuti poco prima in uno stabilimento di fianco al Pontile per una rissa tra bagnanti durante la quale un venticinquenne si è ritrovato un cacciavite conficcato nel petto, sono dovuti correre alla spiaggia libera del Curvone dopo una chiamata al numero unico per le emergenze. La segnalazione arrivata via radio era già chiara: due ragazzine vittime di molestie in spiaggia. L’afghano, stando a una prima ricostruzione fornita dai testimoni, avrebbe prima avvicinato in acqua e poi sulla battigia le due minorenni. Poi avrebbe cercato di palpeggiarle (ovviamente da nessuno dei movimenti di femministe si è levata alcuna protesta, visto che l’accusa è ricaduta su uno straniero). Ma in quel momento sull’arenile pubblico c’era una comitiva di stranieri nordeuropei. Le due adolescenti hanno chiesto aiuto e i bagnanti hanno subito avvertito i carabinieri che, al loro arrivo, hanno incrociato l’afghano mentre cercava di allontanarsi dalla spiaggia. I quotidiani locali romani riportano che i bagnanti «cercavano di raggiungerlo per linciarlo» e che i carabinieri «l’hanno sottratto alla folla inferocita». Il sospettato è stato portato dai militari del Nucleo radiomobile in caserma e lì sarebbe stato anche riconosciuto dalle vittime. È finito in carcere a Regina Coeli, dove, però, ha trascorso solo una notte. Dopo la convalida dell’arresto nel palazzo di giustizia di piazzale Clodio, il giudice, nonostante la Procura chiedesse di lasciarlo in carcere («è un uomo che non è in grado di trattenere i suoi impulsi», ha precisato il pm in udienza), ha disposto come unica misura cautelare il divieto di dimora a Roma e l’ha rimesso in libertà. L’afghano, rispondendo alle domande del giudice, ha dichiarato di essere incensurato, di avere un impiego regolare e di vivere a Roma in un appartamento che condivide con un amico.
«Ho solo sfiorato una delle ragazze mentre nuotavo», si è difeso in aula l’afghano. Una versione in contrasto con quella fornita dalle due minorenni, che davanti ai carabinieri hanno sostenuto di essere state molestate e palpeggiate, e con la testimonianza di una terza ragazza che confermerebbe il racconto delle due vittime. «Stava nuotando», ha spiegato il suo avvocato (che ha chiesto la scarcerazione o in alternativa l’obbligo di firma davanti all’autorità giudiziaria), aggiungendo che «è stato un gesto involontario» e che il suo cliente «non voleva comprimere la libertà sessuale delle ragazze». Inoltre ha affermato che l’indagato «non le conosceva e che non si era reso conto dell’età». A stabilire se questa tesi sarà sufficiente a garantire all’afghano un’assoluzione sarà il Tribunale. La prossima udienza davanti ai giudici del Tribunale di piazzale Clodio è fissata per il 20 settembre. Per ora l’indagato è tornato in libertà.
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Robert Omo ha ucciso un cinese e ferito gravemente un bulgaro. Ma siccome è arrivato col barcone nessuno ha pianto le vittime.Afghano molesta ragazzine: in galera solo una notte. L’uomo ha avvicinato e palpeggiato due quindicenni sulla spiaggia di Ostia. Dopo l’intervento dei carabinieri è tornato libero.Lo speciale comprende due articoli. Il richiedente asilo nigeriano che il 30 luglio scorso a Monteforte Irpino (Avellino) ha assassinato a martellate un commerciante cinese nel suo negozio e mandato all’ospedale in fin di vita un giardiniere bulgaro che stava facendo acquisti era stato rispedito in Italia da Malta per il perverso meccanismo della legislazione sul primo approdo. Robert Omo, infatti, era approdato in Italia, dove si era presentato come un rifugiato e aveva avanzato una richiesta di asilo. Poi aveva cercato fortuna a Malta. Lì, però, si è guadagnato le prime pagine dei quotidiani maltesi, accusato di un reato clamoroso. Il Times of Malta nel novembre 2020 ricostruì che il nigeriano era stato condannato per avere abusato sessualmente di una cavalla in una fattoria alla periferia di Gozo, una delle 21 isolette che costituiscono l’Arcipelago maltese. La corte lo giudicò colpevole dell’inquietante accusa, condannandolo a un anno di carcere e all’espulsione in Italia, Paese di primo approdo in cui aveva presentato la domanda d’asilo. Ma in Italia Omo non voleva starci. E ora il suo legale, l’avvocato Nicola D’Archi, spiega che «voleva tornare in Nigeria, tanto da aver presentato lui stesso domanda in Prefettura per essere rimpatriato». La burocrazia dell’era di Luciana Lamorgese al Viminale, però, accoglie in fretta ma, come dimostrano i drammatici dati sulle espulsioni, non rimpatria. E Omo si è ritrovato alla Caritas di Avellino per un posto letto (ma a volte, conferma chi lo conosceva, si fermava a dormire nel parcheggio del Carrefour di Torrette di Mercogliano, dove riusciva anche a raggranellare qualche euro chiedendo l’elemosina) e un piatto caldo, accolto da don Vitaliano Della Sala, il sacerdote no global attivissimo nel 2001 durante le proteste contro il G8 di Genova e che dal pulpito invita i fedeli non vaccinati a non partecipare alle funzioni religiose («Vaccinarsi significa preoccuparsi per sé ma soprattutto degli altri», ammoniva con l’abito talare durante la pandemia e anche sulla stampa). Pure al centro Caritas, però, il nigeriano si era rivelato incapace di controllarsi. E, anche se nella Diocesi avellinese nessuno vuole parlarne, si sa che proprio la notte precedente alla mattinata di barbara violenza il nigeriano era stato messo alla porta perché aveva colpito in pieno volto un operatore del dormitorio, colpevole di averlo invitato per l’ennesima volta a rispettare le regole. A chi dopo l’omicidio e il tentato omicidio è riuscito a bloccarlo (alcuni dipendenti di un officina a poca distanza dal negozio dell’imprenditore cinese corsi quando in strada hanno sentito urlare una donna e una bambina che il nigeriano stava rincorrendo), Omo ha confessato che aveva pure perso il lavoro e che per questo motivo era andato in escandescenza. Nonostante queste caratteristiche, però, quella di Monteforte Irpino è una storia che i giornali della vulgata hanno sperato rimanesse chiusa in un ghetto mediatico. Soprattutto perché non è in linea con lo storytelling del mito dell’accoglienza che piace a una certa sinistra italiana. Si è arrivati perfino a silenziare il funerale di Gao Yuan Cheng, detto Franco. Nonostante vivesse ormai da anni in contrada Alvanella, a due passi dalla città di Avellino, e fosse da tutti conosciuto per la cordialità con la quale accoglieva nel suo Beautiful city, uno store-ferramenta di prodotti by China, le autorità non hanno partecipato e la cerimonia si è svolta in forma privata. Davanti alla saracinesca dell’attività commerciale, però, in molti hanno lasciato dei fiori o una candela, a conferma che l’imprenditore era particolarmente apprezzato dai cittadini di Monteforte Irpino.Tra le autorità, nessuno si è filato anche il bulgaro Krasimir Petrov Tsankov, che al San Giuseppe Moscati lotta tra la vita e la morte. Tsankov è stato sottoposto a una craniectomia decompressiva (probabilmente causata da una martellata) lo stesso giorno del ricovero. Le sue condizioni vengono monitorate quotidianamente ma, allo stato, restano critiche. Da Omo nel frattempo non è arrivato alcun chiarimento. Ha fatto scena muta davanti al giudice per le indagini preliminari che l’ha interrogato nel carcere di Bellizzi Irpino dopo l’omicidio. «Robert non ricorda l’accaduto, è completamente dissociato», ha spiegato il suo avvocato, annunciando la possibilità di chiedere al giudice di sottoporre l’indagato a una perizia psichiatrica. Le indagini dei carabinieri, anche grazie alle telecamere del circuito chiuso installate nel negozio, hanno permesso invece di ricostruire la dinamica: Omo, a pochi minuti dall’apertura del negozio, dopo aver afferrato dagli scaffali per l’esposizione due pesanti martelli, si è scagliato prima contro il giardiniere bulgaro, poi contro il titolare del negozio (le prime ricostruzioni, invece, riportavano l’inverso). E dopo averli lasciati a terra è uscito di corsa. Il resto della storia è stata ricostruita dagli investigatori con le testimonianze di chi è intervenuto per bloccarlo. Anche con gli inquirenti (l’indagine dei carabinieri è coordinata dalla Procura di Avellino) il nigeriano si è sbottonato poco. Ma con loro avrebbe sostenuto che da qualche tempo alternava stati depressivi a momenti di rabbia in seguito alla morte violenta della madre in Nigeria. Con qualsiasi movente, però, le sue azioni non sono giustificabili. E a rendere ancora più buia questa tragedia sono l’espulsione da Malta e il mancato rimpatrio. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-killer-di-avellino-rimbalzato-da-malta-lo-cacciarono-perche-violentava-i-cavalli-2657843186.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="afghano-molesta-ragazzine-in-galera-solo-una-notte" data-post-id="2657843186" data-published-at="1660159348" data-use-pagination="False"> Afghano molesta ragazzine: in galera solo una notte Una sola notte in cella per A.N., un trentaquattrenne afghano che l’altro giorno, nel primo pomeriggio, avrebbe molestato due ragazzine di 15 anni al Curvone di piazzale Magellano, una spiaggia libera attrezzata e molto frequentata di Ostia. Dopo il fermo con l’accusa di violenza sessuale e l’udienza di convalida (durante la quale il provvedimento della Procura è stato confermato), l’afghano è stato lasciato a piede libero in attesa del processo. Nonostante la Procura abbia insistito per la misura cautelare più grave, portando in aula la ricostruzione dei fatti fornita nell’immediatezza dai carabinieri. I militari, intervenuti poco prima in uno stabilimento di fianco al Pontile per una rissa tra bagnanti durante la quale un venticinquenne si è ritrovato un cacciavite conficcato nel petto, sono dovuti correre alla spiaggia libera del Curvone dopo una chiamata al numero unico per le emergenze. La segnalazione arrivata via radio era già chiara: due ragazzine vittime di molestie in spiaggia. L’afghano, stando a una prima ricostruzione fornita dai testimoni, avrebbe prima avvicinato in acqua e poi sulla battigia le due minorenni. Poi avrebbe cercato di palpeggiarle (ovviamente da nessuno dei movimenti di femministe si è levata alcuna protesta, visto che l’accusa è ricaduta su uno straniero). Ma in quel momento sull’arenile pubblico c’era una comitiva di stranieri nordeuropei. Le due adolescenti hanno chiesto aiuto e i bagnanti hanno subito avvertito i carabinieri che, al loro arrivo, hanno incrociato l’afghano mentre cercava di allontanarsi dalla spiaggia. I quotidiani locali romani riportano che i bagnanti «cercavano di raggiungerlo per linciarlo» e che i carabinieri «l’hanno sottratto alla folla inferocita». Il sospettato è stato portato dai militari del Nucleo radiomobile in caserma e lì sarebbe stato anche riconosciuto dalle vittime. È finito in carcere a Regina Coeli, dove, però, ha trascorso solo una notte. Dopo la convalida dell’arresto nel palazzo di giustizia di piazzale Clodio, il giudice, nonostante la Procura chiedesse di lasciarlo in carcere («è un uomo che non è in grado di trattenere i suoi impulsi», ha precisato il pm in udienza), ha disposto come unica misura cautelare il divieto di dimora a Roma e l’ha rimesso in libertà. L’afghano, rispondendo alle domande del giudice, ha dichiarato di essere incensurato, di avere un impiego regolare e di vivere a Roma in un appartamento che condivide con un amico. «Ho solo sfiorato una delle ragazze mentre nuotavo», si è difeso in aula l’afghano. Una versione in contrasto con quella fornita dalle due minorenni, che davanti ai carabinieri hanno sostenuto di essere state molestate e palpeggiate, e con la testimonianza di una terza ragazza che confermerebbe il racconto delle due vittime. «Stava nuotando», ha spiegato il suo avvocato (che ha chiesto la scarcerazione o in alternativa l’obbligo di firma davanti all’autorità giudiziaria), aggiungendo che «è stato un gesto involontario» e che il suo cliente «non voleva comprimere la libertà sessuale delle ragazze». Inoltre ha affermato che l’indagato «non le conosceva e che non si era reso conto dell’età». A stabilire se questa tesi sarà sufficiente a garantire all’afghano un’assoluzione sarà il Tribunale. La prossima udienza davanti ai giudici del Tribunale di piazzale Clodio è fissata per il 20 settembre. Per ora l’indagato è tornato in libertà.
A finire sotto pressione sono stati i Gilt, i titoli di Stato britannici. «Sull’obbligazionario britannico avevamo visto segnali di stabilizzazione importanti, ma le tensioni internazionali hanno rimescolato le carte in modo brutale», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Quello che doveva essere l’anno del grande allentamento monetario si è trasformato in un nuovo stress test sui rendimenti, con i tassi di interesse che hanno subito un’impennata vertiginosa, facendo scendere i prezzi delle obbligazioni».
Gli Etf sui governativi inglesi hanno accusato cali fra il -3,7% e il -4,5%, con punte di 7% sulle scadenze più lunghe. Il rendimento del decennale è tornato oltre il 5,1%, ai massimi dalla crisi del 2008.
A pesare non è solo il petrolio, ma la politica. Il governo laburista di Keir Starmer, nato con la promessa di riportare serietà a Westminster, si trova indebolito dalle ricadute dello scandalo Epstein. «L’instabilità politica è tornata a essere un fattore di rischio primario», osserva Gaziano. «I mercati reagiscono con estrema sensibilità quando percepiscono un vuoto di potere. Lo scandalo Epstein non è solo una questione di cronaca, ma un colpo alla stabilità di un governo già sotto pressione per la gestione economica».
La Borsa di Londra ha mostrato maggiore tenuta. «In un mondo incerto, i giganti dell’energia e delle materie prime, che abbondano a Londra, hanno agito parzialmente da paracadute», osserva Gaziano. Ma la spaccatura interna si allarga: se il Ftse 100 regge grazie alle multinazionali, il Ftse 250, più esposto all’economia domestica, soffre molto di più.
Il nodo, però, è anche strutturale. «il Regno Unito sconta una rigidità strutturale che l’Europa continentale ha in parte superato», spiega Salvatore Gaziano, «Mentre Germania e Francia hanno imparato a diversificare le scorte e gestire meglio i picchi dei prezzi energetici, l’Uk è rimasto prigioniero di un modello di fissazione dei prezzi che scarica immediatamente ogni aumento sulle bollette delle famiglie. Se a questo aggiungiamo mutui che corrono verso il 5%, capiamo perché la fiducia dei consumatori britannici sia oggi ai minimi termini, molto più che in Italia o in Spagna».
Fra i titoli spicca Legal & General, con dividendi elevati e il ruolo di «cassaforte». In negativo, invece, 3i Group, crollata del -19% in una sola seduta dopo i segnali di rallentamento della catena Action. «Quando le aspettative di crescita vengono deluse anche di poco, i multipli del private equity vengono ricalcolati con una rapidità brutale», conclude Gaziano.
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Maurizio Landini (Ansa)
Firme che giustificano, neanche a dirlo, il commento entusiasta del ministro Paolo Zangrillo, che ha parlato di «obiettivo raggiunto», e che hanno spinto il premier, parco di parole negli ultimi tempi, a intervenire via social per rivendicare il successo. «Il governo», ha evidenziato Giorgia Meloni, «continua a lavorare sull’aumento dei salari. Oggi la firma del rinnovo della parte economica del contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione, per il triennio 2025-2027, che interessa oltre un milione di dipendenti. È il terzo rinnovo per il comparto Istruzione dall’inizio della legislatura: una cosa mai accaduta prima».
La Meloni ha ragione a rivendicare la firma anche perché si tratta di uno schiaffo alla gestione politica che Maurizio Landini ha impresso alla Cgil. Schiaffone ancora più sonoro, perché non arriva dall’esecutivo, cosa che di questi tempi non farebbe notizia, ma dalla stessa Cgil. Il segretario ha fatto del no a prescindere al rinnovo dei contratti della Pa una delle cifre distintiva del suo mandato. Istruzione, sanità, lavoratori dei ministeri o delle Regioni poco importa. Nell’ultima tornata c’è stata solo opposizione. Il leader che ormai partecipa come capopolo a tutte le battaglie politiche della sinistra (l’impiego di forze della Cgil sul No al referendum della giustizia è comparabile a quello del Pd) si è sempre opposto ai nuovi contratti, nonostante il governo avesse messo sul piatto circa 20 miliardi. Un cifra record, insufficiente per i desiderata di Landini. Motivo? Nel rinnovo precedente, 2022-2024, non veniva coperta l’inflazione monstre del periodo. Copertura impossibile, visto che parlavamo di un costo della vita schizzato del 17%. Insomma, aumenti del 7-8% non bastavano. E adesso? Cos’è cambiato? Perché la Cgil firma? La motivazione ufficiale è che in quest’ultima tranche, incrementi in busta paga da 135 euro per la parte economica 2025-27, l’inflazione verrebbe potenzialmente coperta, ma la realtà è tutt’altra. Entrando nel merito, va infatti ricordato che senza il contratto precedente, che è stato rinnovato senza l’avallo della Cgil, quest’ultimo rinnovo non ci sarebbe mai stato. E del resto Landini questa firma la subisce. Il segretario è costretto a fare buon viso a cattivo gioco rispetto ai mal di pancia di una categoria, quella della scuola (e non è la sola), che è stanca di seguire la linea politica del capo e capisce che continuando a dire sempre no gli iscritti fuggono.
C’è di più. Perché i rapporti tra Maurizio Landini e Gianna Fracassi, la segretaria generale della Flc (Federazione lavoratori della conoscenza), non sono idilliaci. La Fracassi era legata alla gestione precedente (con Susanna Camusso è diventata segretaria confederale con deleghe importantissime, comprese le politiche economiche) e si sussurra che ambisca a prendere il posto dell’ex Fiom, anche per depoliticizzare il sindacato.
Ma al di là della questione personale, la firma sul contratto della scuola squarcia il velo di ipocrisia che ormai da mesi nasconde le tensioni tra la gestione del segretario e una parte consistente del sindacato.
Perso il sostegno dei suoi, sembra che nelle scorse ore Landini abbia addirittura contattato un esponente molto importante del governo, particolarmente vicino a Palazzo Chigi, per chiedere margini su una riapertura del contratto in caso di inflazione galoppante causa guerra. Il senso del discorso sarebbe stato: «Alla fine noi firmiamo, ma se la situazione precipita qui si ricontratta tutto». Diplomatica, ma eloquente la risposta: guarda che quello che chiedi non si può fare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 2 aprile 2026. Il capogruppo di Fdi in Commissione Sport, Alessandro Amorese, commenta il flop dell'Italia e chiede più libertà per le tifoserie.
Tutti a guardare il prezzo del petrolio, ma a Wall Street si è svegliato un guru come Bill Ackman: è bastato un suo post su X, nel quale diceva che le azioni erano sottovalutate, per far partire gli acquisti sulle Borse lunedì. Un trend che continua a durare, fino alla prossima scusa per vendere.