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2022-01-29
«I medici sapevano di Astrazeneca ma non lo scrissero sulla cartella»
Ansa
Nella cartella clinica di Camilla Canepa non c’era traccia che si fosse vaccinata, eppure il personale sanitario dell’ospedale del Tigullio, polo di Lavagna, sapeva che la diciottenne morta di trombosi associata a piastrinopenia lo scorso 10 giugno aveva ricevuto una dose di Astrazeneca durante un open day.
Sulle reazioni avverse da vaccino anti Covid la giustizia procede lentissima, più lenta della farmacovigilanza che nel nostro Paese sta svolgendo una funzione pressoché inutile, nel monitorare i possibili danni di questi farmaci sperimentali. Dopo mesi, la Procura e i carabinieri del Nas hanno concluso le audizioni all’interno del nosocomio genovese e, da quanto trapela, tutte le persone sentite hanno riferito di essere state al corrente che la giovane si fosse vaccinata.
Un particolare di enorme importanza, perché significherebbe che dal primo arrivo al Pronto soccorso la povera Camilla poteva essere gestita diversamente: in quel periodo si continuava a parlare del rischio di trombosi cerebrali, associate a carenza di piastrine, in giovani donne con il vaccino anglosvedese in corpo. La studentessa di Sestri Levante aveva ricevuto la prima dose il 25 maggio, il 3 giugno era andata all’ospedale di Lavagna per una fortissima cefalea e fotosensibilità.
Secondo i suoi genitori, ai sanitari era stato detto che si era vaccinata con Astrazeneca e dalle indagini emerse che la giovane aveva mandato un messaggio in cui scriveva che la stavano trattenendo in ospedale «per il vaccino». Nella cartella clinica non figura, come è possibile? Camilla venne dimessa il giorno seguente, malgrado gli esami avessero evidenziato valori di piastrine bassi e decrescenti.
Eppure le linee guida dell’Aifa erano note, il 21 maggio 2021 l’agenzia regolatoria avvertiva: «Gli operatori sanitari devono verificare la presenza di segni di trombosi in qualsiasi persona affetta da trombocitopenia entro tre settimane dalla vaccinazione con Vaxzevria» e che «gli operatori sanitari devono continuare a consigliare alle persone di cercare cure mediche urgenti se hanno sintomi indicativi di trombosi o trombocitopenia».
La studentessa invece fu dimessa, senza una tac con liquido di contrasto come previsto nelle prime linee guida per diagnosticare la sindrome indotta da vaccino (Vitt). Quanto, il 5 giugno, ritornò al Pronto soccorso era già in condizioni disperate e l’intervento alla testa, eseguito al Policlinico San Martino di Genova dove venne trasferita, non riuscì a salvarle la vita. Camilla Canepa morì il 10 giugno. Secondo la relazione dei due periti della Procura, il medico legale Luca Tajana e l’ematologo Franco Piovella, il decesso avvenne per una trombosi cerebrale «ragionevolmente da riferirsi agli effetti avversi della vaccinazione anti Covid», ma la perizia si concludeva scagionando la struttura ospedaliera. «Anche se in astratto si poteva capire di essere in presenza di una Vitt, non ravvisiamo elementi penalmente rilevanti a carico dei sanitari».
Alla luce dei nuovi elementi emersi dalle audizioni, i pm Francesca Rombolà e Stefano Puppo assieme al procuratore Francesco Pinto hanno disposto un’integrazione di quella relazione, sulla quale devono lavorare i consulenti. Adesso è importante capire se Camilla potesse essere salvata, conoscendo la sua situazione a rischio dopo la vaccinazione con Astrazeneca.
Ma quante altre vite rischiano di essere compromesse, perché un medico sottovaluta o non segnala un evento avverso da siero anti Covid? Con la scusa che è «difficile» stabilire una relazione causale certa tra una reazione avversa e il farmaco, sintomi anche molto gravi post inoculazione che compromettono la salute di un cittadino finiscono ignorati e senza ristoro. Così come sta capitando a Irene Cervelli di Capannori, provincia di Lucca, anche lei vittima del vaccino anglosvedese nel giugno dello scorso. Una settimana dopo la prima dose di Astrazeneca la quarantaduenne, molto attiva nel campo del volontariato, fu colpita da un ictus e finì in coma.
A casa è tornata solo tre mesi fa, dopo un lungo percorso neuro riabilitativo, ma le sue condizioni rimangono critiche, per questo i familiari hanno deciso di rivolgersi alla magistratura. «L’ictus da trombosi verificatosi dopo la somministrazione del vaccino ha provocato nella signora danni neurologici consistenti, che a oggi non le permettono di essere autosufficiente», scrive l’avvocato Giovanni Mandoli nella querela contro ignoti per lesioni personali colpose, depositata presso la Procura di Lucca.
Già a giugno 2021 il legale, sottolineando che in quel momento la priorità della famiglia Cervelli era «assistere Irene in questa battaglia che quotidianamente sta combattendo», non aveva escluso che ci sarebbero stati risvolti sul piano giudiziario. Adesso la decisione è stata presa «al fine di far chiarezza circa eventuali responsabilità imputabili a qualcuno». Francesco Cervelli, raccontando che la sorella «era molto contenta di aver anticipato la vaccinazione in vista delle ferie», per questo aveva partecipato all’open day, «voleva andare in vacanza serena», su Luccaindiretta spiegò: «A livello legale non possiamo fare molto, Irene aveva firmato il consenso alla somministrazione di Astrazeneca, prendendosi ogni responsabilità sulle possibili conseguenze. Abbiamo però presentato un esposto ai carabinieri, per evitare che situazioni simili si possano ripetere in futuro». Quante storie rimangono invece senza soluzione, senza riconoscimento dei danni, per vittime del vaccino anti Covid e per i loro familiari?
Ma il comitato di sorveglianza dorme
L’ultimo rapporto di farmacovigilanza sui vaccini Covid-19 è stato pubblicato dall’Agenzia italiana del farmaco 4 mesi fa. I dati raccolti e analizzati riguardano le segnalazioni di sospetta reazione avversa registrate nella Rete nazionale di farmacovigilanza tra il 27 dicembre 2020 e il 26 settembre 2021 per i quattro vaccini in uso nella campagna vaccinale in corso. Da settembre ad oggi nessun dato. Eppure sospetti eventi avversi al vaccino anti Covid ci sono stati e le testimonianze sono drammatiche, come ricordato da un servizio andato in onda a Fuori dal coro la trasmissione di Rete 4 condotta dal direttore Mario Giordano. Due giovani donne, infatti, una vittima di una pericardite post prima dose, 8 mesi fa, e l’altra colpita da una paresi facciale dopo la seconda inoculazione, hanno raccontato non soltanto la loro reazione avversa, ma soprattutto la loro solitudine, la totale assenza e il completo abbandono di ogni istituzione, Aifa compresa. «Credo nella scienza e mi sono affidata alla scienza che però mi ha cambiata. Ora sono una malata trasparente, nessuno mi dà risposte e tanto meno cure». «Sono distrutta, sono sola con il mio problema», ha detto trattenendo le lacrime Michela, «sono un caso raro, un caso statistico, non più una persona, vengo considerata un numero e non vengo ascoltata». Un incomprensibile «fermo», quello del comitato di sorveglianza e la conferma è arrivata dallo stesso presidente Vittorio Demichele interpellato da Fuori dal coro: «Siamo stati creati ad hoc, credo ci sia stato un problema di competenze, ma da questa estate il comitato non è stato più convocato e l’attività si è fermata per cui non abbiamo dati aggiornati sugli effetti avversi dei vaccini». A chiederne conto però, per la prima volta, come spiegato dall’avvocato Vincenzo Sparti, alcuni giudici che «hanno messo in dubbio l’operato del ministero della Salute e vogliono vederci chiaro su questi eventi avversi». Infatti, precisa l’ex consigliere di Stato Giovanbattista Bufardeci, alcuni giudici del consiglio di Stato della sezione siciliana, hanno chiesto «le modalità di valutazione dei rischi e benefici della vaccinazione e le modalità di sorveglianza, sia passiva che attiva».
Una sorveglianza necessaria considerato che in 9 mesi di report, dicembre 2020-settembre 2021, erano pervenute al comitato di sorveglianza 101.110 segnalazioni su 84.010.605 dosi somministrate con un tasso di 120 ogni 100.000 dosi. L’85,4% delle segnalazioni sono riferite a eventi non gravi (dolore in sede di iniezione, febbre moderata, astenia/stanchezza, dolori muscolari), il 14,4% a eventi gravi, la cui definizione include anche la segnalazione di febbre elevata, (di cui il 53,6% con esito in risoluzione completa o miglioramento), e lo 0,2% non è definito. Per quanto riguarda gli eventi gravi, al momento della stesura del rapporto, il nesso di causalità secondo l’algoritmo dell’Oms è stato valutato nel 73% delle segnalazioni, e il 40,3% di quelle finora valutate è risultato correlabile alla vaccinazione. In relazione alle vaccinazioni con schedula mista, scrive l’Aifa, il tasso di segnalazione è di 40 segnalazioni ogni 100.000 dosi somministrate, la maggior parte non grave e con esito in risoluzione completa o miglioramento. L’andamento delle segnalazioni e i relativi tassi sono sostanzialmente stabili nel tempo, con una lieve flessione attesa nel periodo estivo. Oggi, dopo 5 mesi dall’ultima riunione e ormai a 126 milioni di dosi somministrate, mentre i giudici chiedono chiarezza e chi si è ammalato vuole essere curato, il comitato Aifa è «fermo».
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Un nuovo elemento si aggiunge alle indagini sulla morte di Camilla Canepa: i suoi dottori non menzionarono il fatto che fosse vaccinata, anche se erano già noti i legami tra siero e trombosi, nonché le terapie da seguire.L’organo dell’Aifa creato ad hoc per monitorare l’efficacia e gli effetti avversi dei preparati anti Covid non si riunisce dall’estate e non ha i numeri aggiornati.Lo speciale contiene due articoliNella cartella clinica di Camilla Canepa non c’era traccia che si fosse vaccinata, eppure il personale sanitario dell’ospedale del Tigullio, polo di Lavagna, sapeva che la diciottenne morta di trombosi associata a piastrinopenia lo scorso 10 giugno aveva ricevuto una dose di Astrazeneca durante un open day. Sulle reazioni avverse da vaccino anti Covid la giustizia procede lentissima, più lenta della farmacovigilanza che nel nostro Paese sta svolgendo una funzione pressoché inutile, nel monitorare i possibili danni di questi farmaci sperimentali. Dopo mesi, la Procura e i carabinieri del Nas hanno concluso le audizioni all’interno del nosocomio genovese e, da quanto trapela, tutte le persone sentite hanno riferito di essere state al corrente che la giovane si fosse vaccinata. Un particolare di enorme importanza, perché significherebbe che dal primo arrivo al Pronto soccorso la povera Camilla poteva essere gestita diversamente: in quel periodo si continuava a parlare del rischio di trombosi cerebrali, associate a carenza di piastrine, in giovani donne con il vaccino anglosvedese in corpo. La studentessa di Sestri Levante aveva ricevuto la prima dose il 25 maggio, il 3 giugno era andata all’ospedale di Lavagna per una fortissima cefalea e fotosensibilità. Secondo i suoi genitori, ai sanitari era stato detto che si era vaccinata con Astrazeneca e dalle indagini emerse che la giovane aveva mandato un messaggio in cui scriveva che la stavano trattenendo in ospedale «per il vaccino». Nella cartella clinica non figura, come è possibile? Camilla venne dimessa il giorno seguente, malgrado gli esami avessero evidenziato valori di piastrine bassi e decrescenti. Eppure le linee guida dell’Aifa erano note, il 21 maggio 2021 l’agenzia regolatoria avvertiva: «Gli operatori sanitari devono verificare la presenza di segni di trombosi in qualsiasi persona affetta da trombocitopenia entro tre settimane dalla vaccinazione con Vaxzevria» e che «gli operatori sanitari devono continuare a consigliare alle persone di cercare cure mediche urgenti se hanno sintomi indicativi di trombosi o trombocitopenia». La studentessa invece fu dimessa, senza una tac con liquido di contrasto come previsto nelle prime linee guida per diagnosticare la sindrome indotta da vaccino (Vitt). Quanto, il 5 giugno, ritornò al Pronto soccorso era già in condizioni disperate e l’intervento alla testa, eseguito al Policlinico San Martino di Genova dove venne trasferita, non riuscì a salvarle la vita. Camilla Canepa morì il 10 giugno. Secondo la relazione dei due periti della Procura, il medico legale Luca Tajana e l’ematologo Franco Piovella, il decesso avvenne per una trombosi cerebrale «ragionevolmente da riferirsi agli effetti avversi della vaccinazione anti Covid», ma la perizia si concludeva scagionando la struttura ospedaliera. «Anche se in astratto si poteva capire di essere in presenza di una Vitt, non ravvisiamo elementi penalmente rilevanti a carico dei sanitari». Alla luce dei nuovi elementi emersi dalle audizioni, i pm Francesca Rombolà e Stefano Puppo assieme al procuratore Francesco Pinto hanno disposto un’integrazione di quella relazione, sulla quale devono lavorare i consulenti. Adesso è importante capire se Camilla potesse essere salvata, conoscendo la sua situazione a rischio dopo la vaccinazione con Astrazeneca. Ma quante altre vite rischiano di essere compromesse, perché un medico sottovaluta o non segnala un evento avverso da siero anti Covid? Con la scusa che è «difficile» stabilire una relazione causale certa tra una reazione avversa e il farmaco, sintomi anche molto gravi post inoculazione che compromettono la salute di un cittadino finiscono ignorati e senza ristoro. Così come sta capitando a Irene Cervelli di Capannori, provincia di Lucca, anche lei vittima del vaccino anglosvedese nel giugno dello scorso. Una settimana dopo la prima dose di Astrazeneca la quarantaduenne, molto attiva nel campo del volontariato, fu colpita da un ictus e finì in coma. A casa è tornata solo tre mesi fa, dopo un lungo percorso neuro riabilitativo, ma le sue condizioni rimangono critiche, per questo i familiari hanno deciso di rivolgersi alla magistratura. «L’ictus da trombosi verificatosi dopo la somministrazione del vaccino ha provocato nella signora danni neurologici consistenti, che a oggi non le permettono di essere autosufficiente», scrive l’avvocato Giovanni Mandoli nella querela contro ignoti per lesioni personali colpose, depositata presso la Procura di Lucca. Già a giugno 2021 il legale, sottolineando che in quel momento la priorità della famiglia Cervelli era «assistere Irene in questa battaglia che quotidianamente sta combattendo», non aveva escluso che ci sarebbero stati risvolti sul piano giudiziario. Adesso la decisione è stata presa «al fine di far chiarezza circa eventuali responsabilità imputabili a qualcuno». Francesco Cervelli, raccontando che la sorella «era molto contenta di aver anticipato la vaccinazione in vista delle ferie», per questo aveva partecipato all’open day, «voleva andare in vacanza serena», su Luccaindiretta spiegò: «A livello legale non possiamo fare molto, Irene aveva firmato il consenso alla somministrazione di Astrazeneca, prendendosi ogni responsabilità sulle possibili conseguenze. Abbiamo però presentato un esposto ai carabinieri, per evitare che situazioni simili si possano ripetere in futuro». Quante storie rimangono invece senza soluzione, senza riconoscimento dei danni, per vittime del vaccino anti Covid e per i loro familiari?<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/i-medici-sapevano-di-astrazeneca-ma-non-lo-scrissero-sulla-cartella-2656503191.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ma-il-comitato-di-sorveglianza-dorme" data-post-id="2656503191" data-published-at="1643400515" data-use-pagination="False"> Ma il comitato di sorveglianza dorme L’ultimo rapporto di farmacovigilanza sui vaccini Covid-19 è stato pubblicato dall’Agenzia italiana del farmaco 4 mesi fa. I dati raccolti e analizzati riguardano le segnalazioni di sospetta reazione avversa registrate nella Rete nazionale di farmacovigilanza tra il 27 dicembre 2020 e il 26 settembre 2021 per i quattro vaccini in uso nella campagna vaccinale in corso. Da settembre ad oggi nessun dato. Eppure sospetti eventi avversi al vaccino anti Covid ci sono stati e le testimonianze sono drammatiche, come ricordato da un servizio andato in onda a Fuori dal coro la trasmissione di Rete 4 condotta dal direttore Mario Giordano. Due giovani donne, infatti, una vittima di una pericardite post prima dose, 8 mesi fa, e l’altra colpita da una paresi facciale dopo la seconda inoculazione, hanno raccontato non soltanto la loro reazione avversa, ma soprattutto la loro solitudine, la totale assenza e il completo abbandono di ogni istituzione, Aifa compresa. «Credo nella scienza e mi sono affidata alla scienza che però mi ha cambiata. Ora sono una malata trasparente, nessuno mi dà risposte e tanto meno cure». «Sono distrutta, sono sola con il mio problema», ha detto trattenendo le lacrime Michela, «sono un caso raro, un caso statistico, non più una persona, vengo considerata un numero e non vengo ascoltata». Un incomprensibile «fermo», quello del comitato di sorveglianza e la conferma è arrivata dallo stesso presidente Vittorio Demichele interpellato da Fuori dal coro: «Siamo stati creati ad hoc, credo ci sia stato un problema di competenze, ma da questa estate il comitato non è stato più convocato e l’attività si è fermata per cui non abbiamo dati aggiornati sugli effetti avversi dei vaccini». A chiederne conto però, per la prima volta, come spiegato dall’avvocato Vincenzo Sparti, alcuni giudici che «hanno messo in dubbio l’operato del ministero della Salute e vogliono vederci chiaro su questi eventi avversi». Infatti, precisa l’ex consigliere di Stato Giovanbattista Bufardeci, alcuni giudici del consiglio di Stato della sezione siciliana, hanno chiesto «le modalità di valutazione dei rischi e benefici della vaccinazione e le modalità di sorveglianza, sia passiva che attiva». Una sorveglianza necessaria considerato che in 9 mesi di report, dicembre 2020-settembre 2021, erano pervenute al comitato di sorveglianza 101.110 segnalazioni su 84.010.605 dosi somministrate con un tasso di 120 ogni 100.000 dosi. L’85,4% delle segnalazioni sono riferite a eventi non gravi (dolore in sede di iniezione, febbre moderata, astenia/stanchezza, dolori muscolari), il 14,4% a eventi gravi, la cui definizione include anche la segnalazione di febbre elevata, (di cui il 53,6% con esito in risoluzione completa o miglioramento), e lo 0,2% non è definito. Per quanto riguarda gli eventi gravi, al momento della stesura del rapporto, il nesso di causalità secondo l’algoritmo dell’Oms è stato valutato nel 73% delle segnalazioni, e il 40,3% di quelle finora valutate è risultato correlabile alla vaccinazione. In relazione alle vaccinazioni con schedula mista, scrive l’Aifa, il tasso di segnalazione è di 40 segnalazioni ogni 100.000 dosi somministrate, la maggior parte non grave e con esito in risoluzione completa o miglioramento. L’andamento delle segnalazioni e i relativi tassi sono sostanzialmente stabili nel tempo, con una lieve flessione attesa nel periodo estivo. Oggi, dopo 5 mesi dall’ultima riunione e ormai a 126 milioni di dosi somministrate, mentre i giudici chiedono chiarezza e chi si è ammalato vuole essere curato, il comitato Aifa è «fermo».
iStock
Tutto nasce dalla volontà, assolutamente legittima, del governo e della Lega calcio di mettere una pezza a una delle piaghe dilaganti del calcio italiano: «Il pezzotto». Migliaia di tifosi che anziché pagare un regolare abbonamento per guardasi comodamente seduti davanti a uno schermo il match della loro squadra del cuore, preferiscono collegarsi a qualche emittente pirata. Tant’è che la legge del 2023 prevede proprio che questi siti debbano essere oscurati entro 30 minuti dal momento in cui vengono colti in flagranza.
Il punto è chi debba farlo. E qui entrano in scena Cloudflare e l’authority che regola, vigila e sanziona su tutto quello succede nel settore delle telecomunicazioni.
L’Agcom ha chiesto al colosso della rete guidato dall’ad Matthew Prince di intervenire per stoppare i collegamenti alle piattaforme illegali. In buona sostanza deindicizzare i siti pirata. Non solo. Perché l’input è quello di fornire i dati relativi ai clienti che si adoperano per bypassare illegalmente gli abbonamenti.
Risposta. Non se ne parla nemmeno. E non da adesso. Il secco diniego è reiterato e non ha mai lasciato trasparire possibilità di ripensamenti.
Motivo? Innanzitutto c’è una questione di merito e di salvaguardia dell’integrità della rete. Censurare dei siti non è il mestiere di Cloudflare che se dovesse acconsentire alle richieste italiane si esporrebbe a potenziali richieste simili anche da parte di governi autoritari. Perderebbe quindi un’arma difensiva fondamentale per garantire la neutralità di Internet. La nostra credibilità - è il concetto espresso dall’amministratore delegato Matthew Prince - deriva proprio dal fatto di non essere influenzati dalle decisioni dei singoli esecutivi.
Poi c’è un problema tecnico non indifferente. L’operazione invocata dall’Agcom potrebbe bloccare centinaia di altre piattaforme assolutamente in regola. Il punto è che si agisce sugli indirizzi IP e non solo sui domini e quindi se dovessero essere oscurate anche le applicazioni digitali perfettamente in regola, la credibilità dell’intermediario ne uscirebbe demolita.
E infine il dilemma economico. Il giro d’affari di Cloudflare in Italia è di circa 7 milioni di euro, che equivale allo 0,5% del fatturato globale dell’azienda. Insomma, è il ragionamento dei vertici del gruppo, ci stanno chiedendo di rivoluzionare un sistema che funziona senza intoppi in tutto il mondo per un mercato marginale e rispetto al quale c’erano anche importanti piani di sviluppo?
Impossibile evitare lo scontro. Che è deflagrato con la multa da circa 14 milioni di euro che ha fatto andare su tutte le furie Prince, il manager del gruppo che ha prima denunciato una deriva da censura. Quindi ha promesso azioni clamorose. Che partono dalla rimozione dei servizi gratuiti alle città italiane e dei progetti di investimento sul nostro Paese e arrivano fino allo stop alle operazioni di cybersecurity legati alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Con tanto di coinvolgimento di Musk e Vance.
Insomma, la questione rischia di diventare di politica internazionale. Per Prince infatti sarebbe in gioco la libertà di parola e di espressione che sarebbe attaccata da «un gruppo di decisori politici europei fuori dal mondo e molto disturbati».
Stati Uniti contro Europa. Uno schema che è molto caro all’amministrazione Trump e in particolare al vicepresidente Vance. Diciamo pure che la situazione sta sfuggendo di mano e per evitare che deflagri sarebbero necessari interventi di mediazione a un livello elevato.
Ci sta provando il senatore della Lega Claudio Borghi che nelle ultime ore ha cercato di gettare acqua sul fuoco: «Ho letto il messaggio di Prince con grande preoccupazione. L’Agcom è un’autorità indipendente: la sanzione non è quindi una decisione del governo. È tuttavia possibile che il provvedimento derivi dall’applicazione della normativa antipirateria, pensata per contrastare i siti illegali che replicano piattaforme di pay-TV. È impossibile, per un governo o per il Parlamento, impartire indicazioni operative a un’autorità indipendente. Posso però assicurare che faremo tutto il possibile per verificare se vi siano stati fraintendimenti in merito al ruolo di Cloudflare...». Mentre le verifiche sono in corso però la polemica non si placa. E c’è la quasi certezza che quella descritta sia solo la prima puntata di una serie che nessun sito pirata riuscirà ad oscurare. Con Cloudfare che starebbe valutando diversi scenari di risposta alla multa.
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«I sette quadranti» (Sky)
Eppure, per le ragioni di cui sopra, per il traino che la coppia Chibnall-Christie saprebbe assicurare a qualsivoglia prodotto, non c'è nemmeno un'ombra di noia ad oscurarne l'arrivo. I sette quadranti, al debutto su Sky nella prima serata di giovedì 15 gennaio, è accompagnata dalla promessa di regalare a chiunque, amante del whodunit o meno, una parvenza di felicità. O, senza tanta enfasi e poesia, un po' di intrattenimento degno di questo nome.Lo show, creato ancora una volta da Chibnall e interpretato, tra gli altri, da Helena Bonham-Carter e Martin Freeman, rilegge la storia così come Agatha Christie l'ha scritta.
Torna indietro, dunque, all'Inghilterra ricca e sfarzosa del 1925, ad un'immensa villa di campagna, teatro di una vacanza d'élite. Erano partiti con il solo intento di proseguire la loro vita d'agi altrove, lontano dalla città, i ragazzi protagonisti della serie. Erano ricchi, di nobile lignaggio. Si conoscevano e giocavano. E di giochi avrebbero voluto parlare per l'intera durante del weekend fuoriporta, se solo la morte non avesse fatto irruzione nella villa. Uno dei giovani, preso in giro dal gruppo perché pigro la mattina, viene trovato morto nel suo letto, accanto a lui sette sveglie. I ragazzi inorridiscono. L'amico è morto, circondato dagli stessi orologi con i quali, una di quelle mattine, avrebbero voluto giocargli uno scherzo. Da piani, avrebbero dovuto essere otto. Invece, quella mattina sarebbero state sette.
Perché, per come, è tutto da vedersi.Sulla morte, per nulla accidentale, comincia ad indagare la giovane protagonista de I sette quadranti, versione tv: Lady Eileen Bundle Brent, giovane, brillante e curiosa, dotata di un istinto fuori dal comune. Tocca a lei rivelare che quel delitto non è colposo, ma premeditato, parte di un complotto ben più ampio. Il tutto, mentre segreti, false piste e intrighi politici emergono uno dopo l’altro.
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Maurizio Belpietro commenta la generosità e l’affetto dimostrato dagli italiani nei confronti del vicebrigadiere Emanuele Marroccella. La raccolta fondi della «Verità» ha già raccolto 238.000 euro in quattro giorni.