2021-05-31
I drogati del Covid. Le nuove dipendenze provocate dalla pandemia
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- Anche i sani sono rimasti contagiati dalle conseguenze psicologiche del lockdown: paura di frequentare persone e uscire di casa, più stress, meno esercizio fisico. E disturbi del comportamento che mettono in allarme.
- Lo psichiatra Paolo Crepet: «La didattica a distanza è uno strumento di tortura, in Europa hanno trovato altre soluzioni, noi abbiamo costretto i ragazzi a rinchiudersi. Lo smart working? È pure peggio. E il modo in cui abbiamo trattato gli anziani è un insulto alla civiltà»
Lo speciale contiene sette articoli.
Finita la pandemia torneremo meglio di prima, o mai come prima? Il Covid ha lasciato una traccia profonda in tutti gli italiani, anche in quelli che non sono rimasti contagiati. Prima il lockdown «duro», poi le lente e graduali riaperture che ci hanno traghettati verso un'estate nella quale abbiamo cercato (invano) di lasciarci alle spalle il dramma vissuto in primavera. Giusto il tempo di riaprire le scuole, ed ecco che il Covid ci ha nuovamente aggrediti alle spalle. Il coprifuoco e il sistema a colori hanno completato l'opera, facendoci ripiombare in un periodo di insicurezza e precarietà. «L'impatto dell'epidemia sulla società italiana è stato molto ampio, principalmente sul piano sanitario, e poi sul piano economico, su quello sociale e, non ultimo, su quello psicologico», recita il rapporto Gli italiani e il Covid pubblicato dalla Fondazione Italia in salute. La parola d'ordine è una sola: paura. Di uscire di casa, di frequentare amici e parenti, perfino di avventurarsi a fare una passeggiata in solitaria. Sette italiani su dieci (71%), rivela il Rapporto, hanno ridotto spontaneamente qualsiasi uscita con altre persone, e quasi la stessa percentuale (69,4%) ha rinunciato a invitare persone a casa propria. Il 63,3% degli intervistati evita di prendere i mezzi pubblici, mentre il 59,3% ha ridotto spontaneamente qualsiasi tipo di viaggio e di spostamento. È in controluce ai cambiamenti nei comportamenti che si leggono i contorni di un malessere generale: aumento del nervosismo e dello stress (49,1%), diminuzione o stop dell'attività fisica (43,9%), disturbi del sonno (28,8%), malesseri psicologici e insofferenza alle restrizioni (27,1%), alimentazione sregolata (25,7%), sintomi di depressione (16,5%). Effetti che colpiscono in maniera maggiore i giovani, le donne, e le persone con un livello di istruzione più elevato. Sono queste categorie ad aver sofferto di più di quello che potremmo definire il «mal di Covid».
Più tempo passato in cucina meno per sentirsi in colpa
Palestre chiuse, fornelli accesi. La serrata provocata dalla pandemia da coronavirus ha inevitabilmente cambiato, in peggio, le abitudini alimentari degli italiani. Secondo un'analisi della Coldiretti realizzata in occasione del World obesity day qualche settimana fa, il lockdown prolungato ha fatto ingrassare più di quattro italiani su dieci (44%). Più tempo dedicato alla cucina, meno alla forma fisica, naturalmente anche per colpa delle restrizioni alle libertà personali. Non va dimenticato, infatti, che durante il lockdown della primavera 2020 era vietato anche fare jogging e attività fisica all'aria aperta. «Computer, divano e tavola hanno, infatti, tenuto lontano dal moto e dallo sport», osserva Coldiretti, «addirittura oltre la metà (53%) degli italiani. Con un corrispondente tripudio del cosiddetto «comfort food», cioè cibo ricco di calorie che se da un lato aiuta a tirare su il morale, dall'altro rappresenta una «ordalia di zuccheri, grassi e carboidrati». Le vendite di pane, cracker, grissini, pasta, impasti base e pizze, dolci, olio per frittura e piatti pronti hanno fatto registrare crescite spesso a doppia cifra. Una situazione che ha colpito in maggior misura le persone già obese e collocate in smart working o in cassa integrazione, quindi costrette a restare a lungo a casa. Secondo una ricerca della Fondazione Adi dell'Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica, questi soggetti hanno subito un aumento medio pari a ben 4 chilogrammi, con inevitabili e gravi ricadute sulla propria salute.
Sempre connessi, più insoddisfatti, cyberbullismo boom
Ubriachi di internet. Privati della scuola e delle occasioni di incontro con i propri coetanei, i ragazzi non hanno avuto alternative e si sono attaccati alla Rete. L'indagine «L'adolescenza ai tempi della pandemia», condotta da Skuola.net e università di Firenze nell'aprile 2020, ha chiarito i termini di questa sbornia digitale. Un ragazzo su quattro sempre connesso durante il lockdown, era appena il 7% prima della quarantena. Ma è aumentato in generale il numero di ore trascorso di fronte allo schermo: più di uno su due (54%) rimane incollato al monitor dalle 5 alle 10 ore (contro il 23% pre-pandemia). Complessivamente, il 79% ha trascorso in clausura più di 5 ore al giorno, contro il 30% di gennaio 2020. Troppe, non tanto per gli occhi quanto per la mente e la socialità. Raddoppiata, secondo lo studio pubblicato ai primi di maggio dalla Fondazione Foresta onlus di Padova, la percentuale di giovani che si affidano a siti di incontri (10% nel 2020-21 contro il 5% dei due anni prima), delle ragazze che si collegano abitualmente a siti pornografici (30% contro il 15% del biennio precedente), ma anche dei ragazzi che dichiarano insoddisfatti della propria vita (19% contro 10%). Allarmante, infine, l'esplosione del cyberbullismo, che ormai interessa il 40% delle ragazze e il 25% dei ragazzi.
Numero verde intasato da giocatori in crisi d'astinenza
Le stime ufficiali dicono che durante la pandemia la pratica del gioco d'azzardo è diminuita. Sulla tendenza generale ha influito, ovviamente, la chiusura dei punti fisici come casinò e sale da gioco. Ma il numero non deve trarre in inganno, perché l'andamento in realtà è stato variabile in funzione del periodo preso in considerazione. Uno studio condotto dall'Istituto superiore di sanità in collaborazione con l'Istituto Mario Negri, l'Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (Ispro), l'università di Pavia e l'università Vita salute San Raffaele di Milano, i cui risultati sono stati resi noti a febbraio, ha preso in esame l'abitudine al gioco degli italiani. È emerso che durante il lockdown «duro» (aprile-maggio 2020) il gioco d'azzardo nelle sale è diminuito, mentre durante le restrizioni parziali (novembre-dicembre) è aumentato. Secondo le stime di Assoutenti, il Web fa segnare una crescita delle giocate: il 33,8% degli intervistati ha aumentato le occasioni di gioco nel 2020, e l'11,3% ha iniziato questa modalità durante l'isolamento. Come inquietante rovescio della medaglia, informa l'Iss, sono aumentate le chiamate al numero verde dedicato (800-558822) da parte di ludopatici in crisi di astinenza.
Con i bar chiusi è scoppiata la moda degli aperitivi digitali
Costretti in casa dal lockdown, gli italiani hanno alzato il gomito. L'allarme è stato lanciato dall'Istituto superiore di sanità lo scorso 14 aprile in occasione dell'Alcohol prevention day. Nonostante i dati completi sui consumi dell'anno scorso non siano ancora disponibili, la tendenza è chiara: nel 2020 l'home delivery ha fatto registrare un incremento compreso tra il 181% e il 250%. Merito dei «nuovi canali alternativi» di vendita, come quelli online e di e-commerce, purtroppo «meno controllati rispetto al divieto di vendita ai minori». Ma il trend ha riguardato anche i negozi fisici. Secondo i dati Iri, nel 2020 nella grande distribuzione sono cresciute le vendite di vino (+5,6%), spumanti (+6,7%), aperitivi (+23,8%) e birra (+10,7%). L'abitudine apparentemente innocua dei brindisi virtuali si è rivelata deleteria. «L'isolamento ha favorito un incremento di consumo incontrollato anche favorito da aperitivi digitali sulle chat e sui social network», scrive l'Iss, «spesso in compensazione della tensione conseguente all'isolamento, alle problematiche economiche, lavorative, relazionali e dei timori diffusi nella popolazione resa sicuramente più fragile dalla pandemia». Un primo dato parziale rivela l'incremento del 23,6% del consumo a rischio tra i maschi e del 9,7% tra le femmine, con il preoccupante sorpasso delle 14-17enni rispetto ai loro coetanei maschi. Risultato? I centri di alcologia e i dipartimenti per le dipendenze e la salute mentale hanno fatto registrare una «crescita di difficile gestione prima, durante e dopo i lockdown».
La tensione cancellata dai famaci, mentre lo spaccio si sposta online
Stressati dalle preoccupazioni quotidiane legate alla pandemia, gli italiani si sono aggrappati ai farmaci. Stando ai dati diffusi dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), nel 2020 il consumo di ansiolitici è aumentato del 12%. L'incremento ha riguardato soprattutto le regioni del Centro, con picchi nelle Marche (+ 68%) e in Umbria (+ 73%). Paradossalmente, fa notare l'Aifa, «la cosiddetta fase 2 dell'epidemia ha visto aumentare l'acquisto di ansiolitici in misura maggiore rispetto all'incremento già osservato durante la prima fase». Come se, dopo essere rimasti due mesi e mezzo chiusi in casa, a preoccupare gli italiani sia stato proprio il ritorno alla normalità. Diminuisce, almeno sulla carta, il consumo di droghe, specie quelle pesanti. A influenzare il calo dello spaccio ci hanno pensato le restrizioni alla mobilità, mentre la chiusura dei locali ha comprensibilmente avuto un impatto positivo sulle sostanze consumate nei locali, la cui quantità è drasticamente diminuita. Non c'è molto da esultare, comunque. Questo scenario, spiega l'Istituto superiore di sanità, «apre all'ipotesi che i consumatori di sostanze d'abuso si stiano rivolgendo al mercato illecito presente nel "dark Web" (ovvero la Rete sommersa raggiungibile solo con specifici software, ndr), per procurarsi droghe classiche come la cocaina, l'hashish o l'eroina».Quanto al fumo, l'Istituto superiore di sanità ha rilevato che, durante l'isolamento, erano diminuiti i fumatori di sigarette ma chi non ha smesso ha fumato di più, soprattutto donne. In crescita anche il fumo di sigarette elettroniche.
«Quanta crudeltà con gli studenti a casa»
Dalla pandemia gli italiani usciranno profondamente cambiati: Paolo Crepet racconta questa trasformazione. Lo psichiatra e sociologo ha dedicato al tema il libro Oltre la tempesta, edito appena pochi giorni fa da Mondadori.
Come usciamo da questa pandemia?
«Qualcuno con le ossa rotte. Penso ai giovani, che sento tutti i giorni, e sono testimone di quanta crudeltà è stata usata nei loro confronti».
C'entra anche la didattica a distanza?
«C'entra solo la Dad, vero strumento di tortura».
C'erano alternative?
«Certo, e in tutta Europa le hanno trovate. Noi, invece, abbiamo costretto i ragazzi a stare chiusi in casa, a mangiare, annoiarsi e accumulare buchi formativi. Se qualcuno provasse a dire che si va avanti con la Dad, mi aspetterei una rivolta dell'opinione pubblica».
Non ci scommetterei…
«La Dad l'avrà pur voluta qualcuno. Non ho visto insegnanti davanti ai cancelli per riaprire le scuole. È comoda la Dad: risparmi benzina, non bestemmi per il parcheggio, puoi anche fare il sugo a casa...».
Un'immagine dei ragazzi che l'ha particolarmente colpita in questo periodo.
«Ho visto con i miei occhi giovani chiusi in soffitta. Ha presente dove mettiamo l'aceto balsamico? Le persone non funzionano come dicono i virologi, personaggi che hanno sempre tenuto banco. Magari capiranno pure di linfociti T, certo non di persone».
In tv non si sono visti molti psichiatri e psicologi.
«Zero. Ma guardi, nemmeno un prete, che sicuramente di persone ne capisce più di un qualsiasi virologo».
Cosa dice ai ragazzi oggi che le restrizioni si allentano?
«Che devono soffrire, tenere duro per un'altra settimana. Finito questo bombardamento di verifiche e scrutini, che vadano a fare il bagno al mare e falò sulla spiaggia».
Finalmente, forse, troveranno sollievo.
«Ho trovato cinicamente e diabolicamente offensivo credere di risolvere questa situazione distribuendo psicologi dalle Alpi a Lampedusa. C'è da vergognarsi. È la dottrina Macron: prima fai il danno e poi regali dieci sedute da uno psicologo. Che facciamo, dopo averli danneggiati li prendiamo anche per il culo? Per poi magari farli seguire da una neolaureata. Se i miei 40 anni di esperienza non sono sufficienti, figuriamoci il neolaureato».
Nel suo libro parla di cicatrice: quella dei giovani guarirà mai?
«No, ai ragazzi la cicatrice non andrà via. Ma al ministero sanno che fino a poco tempo fa i reparti di neuropsichiatria infantile erano pieni? Vorrà pur dire qualcosa, o no? L'intelligenza non sta nel guardare quel che accade, ma nel prevedere ciò che accadrà. Il problema non è l'amministrazione del qui e ora, ma il futuro».
E invece abbiamo passato il tempo a gestire l'urgenza.
«Non avevamo nessuna urgenza perché la scuola era chiusa. La gatta frettolosa fa nascere i gattini ciechi. Abbiamo sprecato un anno stupendo per rimettere a posto le cose che non vanno nel nostro Paese. Ha per caso visto una riforma della scuola?».
Che conseguenze ci saranno per i più piccoli?
«Bisognerà vedere cosa diamo loro. La decadenza della pedagogia italiana non è frutto della pandemia, ma dal calo del quoziente intellettivo delle risorse coinvolte. Non dimentichiamo che un ministro voleva obbligare gli studenti a usare il tablet. “Online brain": tutto ciò che viene prodotto, o meglio non prodotto, da un cervello che rimane tutto il giorno attaccato a uno schermo. Ovvero una sindrome molto simile alla demenza. Questo fenomeno non nuovo, negli ultimi tempi è peggiorato: incapacità a concentrarsi, perdita della memoria a breve termine, depressione, ira… Tutte manifestazioni che le famiglie conoscono benissimo. I risultati sono catastrofici, ma chi comanda sembra non vederlo».
Perché?
«Perché dietro ci sono interessi che riguardano giganteschi gruppi editoriali, e la Silicon Valley che fa lavoro di lobbying, interessata che tutti possiedano un dispositivo elettronico».
Nessuno si è opposto nemmeno a un'altra trasformazione epocale, lo smart working.
«Che è peggio della Dad. Li ha sentiti i virologi parlare di queste cose? Loro contano le cellule e i morti, questo è il loro lavoro».
A proposito di morti: in Italia ne abbiamo avuti tanti.
«Guardi come abbiamo trattato i vecchi, che insulto alla civiltà! Qualcuno mi dica perché sono morti questi anziani. C'è un'inchiesta per accertare le responsabilità? Si potevano evitare? Certo! E invece vedrà che finita la pandemia ci saranno pure le celebrazioni. Non si può scaricare la colpa di tutto questo sulle Regioni!».
E invece per un anno si è andati avanti così.
«Se il ministro Roberto Speranza si fosse dimesso avrebbe compiuto un bel gesto. E invece tutti a difenderlo, perché è una gamba del tavolino, se la togli cade il governo. Sa che cosa succederà adesso?».
Cosa?
«Aumenteranno i morti per tumore. Anche questo era prevedibile, visto che si è bloccato lo screening. E chi paga per questi altri morti? Se non hai ambulatori sul territorio e una medicina sganciata dagli ospedali succede questo. Un conto è che questo discorso arrivi da chi ha in mano gli ospedali privati, ma il governo deve fare gli interessi degli italiani».
C'è qualcosa «oltre la tempesta»?
«Tante possibilità. Persone che si adattano e ricominceranno come prima, ma anche persone coraggiose che vorranno battersi per cambiare le cose.
Anche i sani sono rimasti contagiati dalle conseguenze psicologiche del lockdown: paura di frequentare persone e uscire di casa, più stress, meno esercizio fisico. E disturbi del comportamento che mettono in allarme.Lo psichiatra Paolo Crepet: «La didattica a distanza è uno strumento di tortura, in Europa hanno trovato altre soluzioni, noi abbiamo costretto i ragazzi a rinchiudersi. Lo smart working? È pure peggio. E il modo in cui abbiamo trattato gli anziani è un insulto alla civiltà»Lo speciale contiene sette articoli.Finita la pandemia torneremo meglio di prima, o mai come prima? Il Covid ha lasciato una traccia profonda in tutti gli italiani, anche in quelli che non sono rimasti contagiati. Prima il lockdown «duro», poi le lente e graduali riaperture che ci hanno traghettati verso un'estate nella quale abbiamo cercato (invano) di lasciarci alle spalle il dramma vissuto in primavera. Giusto il tempo di riaprire le scuole, ed ecco che il Covid ci ha nuovamente aggrediti alle spalle. Il coprifuoco e il sistema a colori hanno completato l'opera, facendoci ripiombare in un periodo di insicurezza e precarietà. «L'impatto dell'epidemia sulla società italiana è stato molto ampio, principalmente sul piano sanitario, e poi sul piano economico, su quello sociale e, non ultimo, su quello psicologico», recita il rapporto Gli italiani e il Covid pubblicato dalla Fondazione Italia in salute. La parola d'ordine è una sola: paura. Di uscire di casa, di frequentare amici e parenti, perfino di avventurarsi a fare una passeggiata in solitaria. Sette italiani su dieci (71%), rivela il Rapporto, hanno ridotto spontaneamente qualsiasi uscita con altre persone, e quasi la stessa percentuale (69,4%) ha rinunciato a invitare persone a casa propria. Il 63,3% degli intervistati evita di prendere i mezzi pubblici, mentre il 59,3% ha ridotto spontaneamente qualsiasi tipo di viaggio e di spostamento. È in controluce ai cambiamenti nei comportamenti che si leggono i contorni di un malessere generale: aumento del nervosismo e dello stress (49,1%), diminuzione o stop dell'attività fisica (43,9%), disturbi del sonno (28,8%), malesseri psicologici e insofferenza alle restrizioni (27,1%), alimentazione sregolata (25,7%), sintomi di depressione (16,5%). Effetti che colpiscono in maniera maggiore i giovani, le donne, e le persone con un livello di istruzione più elevato. Sono queste categorie ad aver sofferto di più di quello che potremmo definire il «mal di Covid».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/i-drogati-del-covid-le-nuove-dipendenze-provocate-dalla-pandemia-2653156812.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="piu-tempo-passato-in-cucina-meno-per-sentirsi-in-colpa" data-post-id="2653156812" data-published-at="1622402796" data-use-pagination="False"> Più tempo passato in cucina meno per sentirsi in colpa Palestre chiuse, fornelli accesi. La serrata provocata dalla pandemia da coronavirus ha inevitabilmente cambiato, in peggio, le abitudini alimentari degli italiani. Secondo un'analisi della Coldiretti realizzata in occasione del World obesity day qualche settimana fa, il lockdown prolungato ha fatto ingrassare più di quattro italiani su dieci (44%). Più tempo dedicato alla cucina, meno alla forma fisica, naturalmente anche per colpa delle restrizioni alle libertà personali. Non va dimenticato, infatti, che durante il lockdown della primavera 2020 era vietato anche fare jogging e attività fisica all'aria aperta. «Computer, divano e tavola hanno, infatti, tenuto lontano dal moto e dallo sport», osserva Coldiretti, «addirittura oltre la metà (53%) degli italiani. Con un corrispondente tripudio del cosiddetto «comfort food», cioè cibo ricco di calorie che se da un lato aiuta a tirare su il morale, dall'altro rappresenta una «ordalia di zuccheri, grassi e carboidrati». Le vendite di pane, cracker, grissini, pasta, impasti base e pizze, dolci, olio per frittura e piatti pronti hanno fatto registrare crescite spesso a doppia cifra. Una situazione che ha colpito in maggior misura le persone già obese e collocate in smart working o in cassa integrazione, quindi costrette a restare a lungo a casa. Secondo una ricerca della Fondazione Adi dell'Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica, questi soggetti hanno subito un aumento medio pari a ben 4 chilogrammi, con inevitabili e gravi ricadute sulla propria salute. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/i-drogati-del-covid-le-nuove-dipendenze-provocate-dalla-pandemia-2653156812.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="sempre-connessi-piu-insoddisfatti-cyberbullismo-boom" data-post-id="2653156812" data-published-at="1622402796" data-use-pagination="False"> Sempre connessi, più insoddisfatti, cyberbullismo boom Ubriachi di internet. Privati della scuola e delle occasioni di incontro con i propri coetanei, i ragazzi non hanno avuto alternative e si sono attaccati alla Rete. L'indagine «L'adolescenza ai tempi della pandemia», condotta da Skuola.net e università di Firenze nell'aprile 2020, ha chiarito i termini di questa sbornia digitale. Un ragazzo su quattro sempre connesso durante il lockdown, era appena il 7% prima della quarantena. Ma è aumentato in generale il numero di ore trascorso di fronte allo schermo: più di uno su due (54%) rimane incollato al monitor dalle 5 alle 10 ore (contro il 23% pre-pandemia). Complessivamente, il 79% ha trascorso in clausura più di 5 ore al giorno, contro il 30% di gennaio 2020. Troppe, non tanto per gli occhi quanto per la mente e la socialità. Raddoppiata, secondo lo studio pubblicato ai primi di maggio dalla Fondazione Foresta onlus di Padova, la percentuale di giovani che si affidano a siti di incontri (10% nel 2020-21 contro il 5% dei due anni prima), delle ragazze che si collegano abitualmente a siti pornografici (30% contro il 15% del biennio precedente), ma anche dei ragazzi che dichiarano insoddisfatti della propria vita (19% contro 10%). Allarmante, infine, l'esplosione del cyberbullismo, che ormai interessa il 40% delle ragazze e il 25% dei ragazzi. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/i-drogati-del-covid-le-nuove-dipendenze-provocate-dalla-pandemia-2653156812.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="numero-verde-intasato-da-giocatori-in-crisi-d-astinenza" data-post-id="2653156812" data-published-at="1622402796" data-use-pagination="False"> Numero verde intasato da giocatori in crisi d'astinenza Le stime ufficiali dicono che durante la pandemia la pratica del gioco d'azzardo è diminuita. Sulla tendenza generale ha influito, ovviamente, la chiusura dei punti fisici come casinò e sale da gioco. Ma il numero non deve trarre in inganno, perché l'andamento in realtà è stato variabile in funzione del periodo preso in considerazione. Uno studio condotto dall'Istituto superiore di sanità in collaborazione con l'Istituto Mario Negri, l'Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (Ispro), l'università di Pavia e l'università Vita salute San Raffaele di Milano, i cui risultati sono stati resi noti a febbraio, ha preso in esame l'abitudine al gioco degli italiani. È emerso che durante il lockdown «duro» (aprile-maggio 2020) il gioco d'azzardo nelle sale è diminuito, mentre durante le restrizioni parziali (novembre-dicembre) è aumentato. Secondo le stime di Assoutenti, il Web fa segnare una crescita delle giocate: il 33,8% degli intervistati ha aumentato le occasioni di gioco nel 2020, e l'11,3% ha iniziato questa modalità durante l'isolamento. Come inquietante rovescio della medaglia, informa l'Iss, sono aumentate le chiamate al numero verde dedicato (800-558822) da parte di ludopatici in crisi di astinenza. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/i-drogati-del-covid-le-nuove-dipendenze-provocate-dalla-pandemia-2653156812.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="con-i-bar-chiusi-e-scoppiata-la-moda-degli-aperitivi-digitali" data-post-id="2653156812" data-published-at="1622402796" data-use-pagination="False"> Con i bar chiusi è scoppiata la moda degli aperitivi digitali Costretti in casa dal lockdown, gli italiani hanno alzato il gomito. L'allarme è stato lanciato dall'Istituto superiore di sanità lo scorso 14 aprile in occasione dell'Alcohol prevention day. Nonostante i dati completi sui consumi dell'anno scorso non siano ancora disponibili, la tendenza è chiara: nel 2020 l'home delivery ha fatto registrare un incremento compreso tra il 181% e il 250%. Merito dei «nuovi canali alternativi» di vendita, come quelli online e di e-commerce, purtroppo «meno controllati rispetto al divieto di vendita ai minori». Ma il trend ha riguardato anche i negozi fisici. Secondo i dati Iri, nel 2020 nella grande distribuzione sono cresciute le vendite di vino (+5,6%), spumanti (+6,7%), aperitivi (+23,8%) e birra (+10,7%). L'abitudine apparentemente innocua dei brindisi virtuali si è rivelata deleteria. «L'isolamento ha favorito un incremento di consumo incontrollato anche favorito da aperitivi digitali sulle chat e sui social network», scrive l'Iss, «spesso in compensazione della tensione conseguente all'isolamento, alle problematiche economiche, lavorative, relazionali e dei timori diffusi nella popolazione resa sicuramente più fragile dalla pandemia». Un primo dato parziale rivela l'incremento del 23,6% del consumo a rischio tra i maschi e del 9,7% tra le femmine, con il preoccupante sorpasso delle 14-17enni rispetto ai loro coetanei maschi. Risultato? I centri di alcologia e i dipartimenti per le dipendenze e la salute mentale hanno fatto registrare una «crescita di difficile gestione prima, durante e dopo i lockdown». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/i-drogati-del-covid-le-nuove-dipendenze-provocate-dalla-pandemia-2653156812.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="la-tensione-cancellata-dai-famaci-mentre-lo-spaccio-si-sposta-online" data-post-id="2653156812" data-published-at="1622402796" data-use-pagination="False"> La tensione cancellata dai famaci, mentre lo spaccio si sposta online Stressati dalle preoccupazioni quotidiane legate alla pandemia, gli italiani si sono aggrappati ai farmaci. Stando ai dati diffusi dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), nel 2020 il consumo di ansiolitici è aumentato del 12%. L'incremento ha riguardato soprattutto le regioni del Centro, con picchi nelle Marche (+ 68%) e in Umbria (+ 73%). Paradossalmente, fa notare l'Aifa, «la cosiddetta fase 2 dell'epidemia ha visto aumentare l'acquisto di ansiolitici in misura maggiore rispetto all'incremento già osservato durante la prima fase». Come se, dopo essere rimasti due mesi e mezzo chiusi in casa, a preoccupare gli italiani sia stato proprio il ritorno alla normalità. Diminuisce, almeno sulla carta, il consumo di droghe, specie quelle pesanti. A influenzare il calo dello spaccio ci hanno pensato le restrizioni alla mobilità, mentre la chiusura dei locali ha comprensibilmente avuto un impatto positivo sulle sostanze consumate nei locali, la cui quantità è drasticamente diminuita. Non c'è molto da esultare, comunque. Questo scenario, spiega l'Istituto superiore di sanità, «apre all'ipotesi che i consumatori di sostanze d'abuso si stiano rivolgendo al mercato illecito presente nel "dark Web" (ovvero la Rete sommersa raggiungibile solo con specifici software, ndr), per procurarsi droghe classiche come la cocaina, l'hashish o l'eroina».Quanto al fumo, l'Istituto superiore di sanità ha rilevato che, durante l'isolamento, erano diminuiti i fumatori di sigarette ma chi non ha smesso ha fumato di più, soprattutto donne. In crescita anche il fumo di sigarette elettroniche. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/i-drogati-del-covid-le-nuove-dipendenze-provocate-dalla-pandemia-2653156812.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="quanta-crudelta-con-gli-studenti-a-casa" data-post-id="2653156812" data-published-at="1622402796" data-use-pagination="False"> «Quanta crudeltà con gli studenti a casa» Dalla pandemia gli italiani usciranno profondamente cambiati: Paolo Crepet racconta questa trasformazione. Lo psichiatra e sociologo ha dedicato al tema il libro Oltre la tempesta, edito appena pochi giorni fa da Mondadori. Come usciamo da questa pandemia? «Qualcuno con le ossa rotte. Penso ai giovani, che sento tutti i giorni, e sono testimone di quanta crudeltà è stata usata nei loro confronti». C'entra anche la didattica a distanza? «C'entra solo la Dad, vero strumento di tortura». C'erano alternative? «Certo, e in tutta Europa le hanno trovate. Noi, invece, abbiamo costretto i ragazzi a stare chiusi in casa, a mangiare, annoiarsi e accumulare buchi formativi. Se qualcuno provasse a dire che si va avanti con la Dad, mi aspetterei una rivolta dell'opinione pubblica». Non ci scommetterei… «La Dad l'avrà pur voluta qualcuno. Non ho visto insegnanti davanti ai cancelli per riaprire le scuole. È comoda la Dad: risparmi benzina, non bestemmi per il parcheggio, puoi anche fare il sugo a casa...». Un'immagine dei ragazzi che l'ha particolarmente colpita in questo periodo. «Ho visto con i miei occhi giovani chiusi in soffitta. Ha presente dove mettiamo l'aceto balsamico? Le persone non funzionano come dicono i virologi, personaggi che hanno sempre tenuto banco. Magari capiranno pure di linfociti T, certo non di persone». In tv non si sono visti molti psichiatri e psicologi. «Zero. Ma guardi, nemmeno un prete, che sicuramente di persone ne capisce più di un qualsiasi virologo». Cosa dice ai ragazzi oggi che le restrizioni si allentano? «Che devono soffrire, tenere duro per un'altra settimana. Finito questo bombardamento di verifiche e scrutini, che vadano a fare il bagno al mare e falò sulla spiaggia». Finalmente, forse, troveranno sollievo. «Ho trovato cinicamente e diabolicamente offensivo credere di risolvere questa situazione distribuendo psicologi dalle Alpi a Lampedusa. C'è da vergognarsi. È la dottrina Macron: prima fai il danno e poi regali dieci sedute da uno psicologo. Che facciamo, dopo averli danneggiati li prendiamo anche per il culo? Per poi magari farli seguire da una neolaureata. Se i miei 40 anni di esperienza non sono sufficienti, figuriamoci il neolaureato». Nel suo libro parla di cicatrice: quella dei giovani guarirà mai? «No, ai ragazzi la cicatrice non andrà via. Ma al ministero sanno che fino a poco tempo fa i reparti di neuropsichiatria infantile erano pieni? Vorrà pur dire qualcosa, o no? L'intelligenza non sta nel guardare quel che accade, ma nel prevedere ciò che accadrà. Il problema non è l'amministrazione del qui e ora, ma il futuro». E invece abbiamo passato il tempo a gestire l'urgenza. «Non avevamo nessuna urgenza perché la scuola era chiusa. La gatta frettolosa fa nascere i gattini ciechi. Abbiamo sprecato un anno stupendo per rimettere a posto le cose che non vanno nel nostro Paese. Ha per caso visto una riforma della scuola?». Che conseguenze ci saranno per i più piccoli? «Bisognerà vedere cosa diamo loro. La decadenza della pedagogia italiana non è frutto della pandemia, ma dal calo del quoziente intellettivo delle risorse coinvolte. Non dimentichiamo che un ministro voleva obbligare gli studenti a usare il tablet. “Online brain": tutto ciò che viene prodotto, o meglio non prodotto, da un cervello che rimane tutto il giorno attaccato a uno schermo. Ovvero una sindrome molto simile alla demenza. Questo fenomeno non nuovo, negli ultimi tempi è peggiorato: incapacità a concentrarsi, perdita della memoria a breve termine, depressione, ira… Tutte manifestazioni che le famiglie conoscono benissimo. I risultati sono catastrofici, ma chi comanda sembra non vederlo». Perché? «Perché dietro ci sono interessi che riguardano giganteschi gruppi editoriali, e la Silicon Valley che fa lavoro di lobbying, interessata che tutti possiedano un dispositivo elettronico». Nessuno si è opposto nemmeno a un'altra trasformazione epocale, lo smart working. «Che è peggio della Dad. Li ha sentiti i virologi parlare di queste cose? Loro contano le cellule e i morti, questo è il loro lavoro». A proposito di morti: in Italia ne abbiamo avuti tanti. «Guardi come abbiamo trattato i vecchi, che insulto alla civiltà! Qualcuno mi dica perché sono morti questi anziani. C'è un'inchiesta per accertare le responsabilità? Si potevano evitare? Certo! E invece vedrà che finita la pandemia ci saranno pure le celebrazioni. Non si può scaricare la colpa di tutto questo sulle Regioni!». E invece per un anno si è andati avanti così. «Se il ministro Roberto Speranza si fosse dimesso avrebbe compiuto un bel gesto. E invece tutti a difenderlo, perché è una gamba del tavolino, se la togli cade il governo. Sa che cosa succederà adesso?». Cosa? «Aumenteranno i morti per tumore. Anche questo era prevedibile, visto che si è bloccato lo screening. E chi paga per questi altri morti? Se non hai ambulatori sul territorio e una medicina sganciata dagli ospedali succede questo. Un conto è che questo discorso arrivi da chi ha in mano gli ospedali privati, ma il governo deve fare gli interessi degli italiani». C'è qualcosa «oltre la tempesta»? «Tante possibilità. Persone che si adattano e ricominceranno come prima, ma anche persone coraggiose che vorranno battersi per cambiare le cose.
Matteo Salvini (Ansa)
Per due giorni, a giugno, la Lega proverà a fare quello che le squadre di calcio in crisi fanno quando la classifica comincia a far paura: chiudersi in ritiro. Matteo Salvini ha convocato per il 19 e 20 giugno il consiglio federale, i ministri, i governatori, i capigruppo, gli amministratori e i segretari regionali. Una «due giorni di incontri, proposte e programmi». La sede non è stata decisa (Luca Zaia ha già annunciato che non ci sarà), ma dovrebbe essere in Veneto, a pochi giorni di distanza dall’assemblea costituente di Futuro nazionale di Roberto Vannacci (che poi proseguirà con i congressi regionali). Magari a Verona, dove il 25 maggio il generale inaugurerà una nuova sede del suo partito. Il messaggio politico è chiaro: il Carroccio deve serrare le fila prima che la stagione entri nella fase più delicata. Il 2027 si preannuncia denso di appuntamenti elettorali decisivi per il futuro di via Bellerio.
Salvini è milanista e conosce bene la grammatica dei ritiri. Con Massimiliano Allegri, al Milan, si può giocare male ma restare in partita è imperativo. Il punto è che il Carroccio continua a osservare la crescita, sulla destra, di un avversario che conosce bene lo spogliatoio leghista. Il nome è quello di Vannacci. L’ex generale è diventato un problema elettorale. Swg per il tg di La7 colloca la Lega al 6% e Futuro nazionale al 4,1%. Ipsos/Pagnoncelli, sul Corriere, è ancora più severo: Lega al 5,8%, Vannacci al 4,1%. Meno di due punti di distanza.
Dopo le chiusure a possibili alleanze da parte di Massimiliano Romeo, Roberto Occhiuto e Letizia Moratti, Vannacci ha risposto sui social con una frase che suona come un avvertimento: «Poi non si venga a dare la colpa» a me «se questo centrodestra sbiadito, timido, tentennante e moderato finirà per perdere consensi ed elezioni». È una minaccia preventiva: se il centrodestra perde, la colpa non sarà di chi rompe, ma di chi non ha avuto il coraggio di inseguirlo.
Il caso di Laura Ravetto ha reso il problema visibile. La deputata ha lasciato la Lega per aderire a Futuro nazionale. Per un partito abituato a perdere amministratori verso Fdi, vedere una parlamentare passare direttamente al nuovo concorrente di destra è un segnale diverso. Non c’è più solo Meloni a drenare consensi.
La linea ufficiale resta la compattezza. Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, respinge l’idea di nuovi «campi larghi» a destra costruiti inseguendo i sondaggi. «Il centrodestra è rodato da anni», dice. «Non si fanno campi larghi soltanto perché può essere indicato favorevole o no in un determinato momento dai vari sondaggi». In fin dei conti la Lega si ritrova con tre grossi problemi da risolvere. Il primo è nazionale: dimostrare di essere ancora indispensabile nel centrodestra. L’altro identitario: impedire che l’elettore più arrabbiato trovi in Vannacci un’offerta più chiara. L’ultimo territoriale: difendere il Nord dall’avanzata di Fdi.
Le elezioni comunali di Milano sono il primo banco di prova. Il centrodestra non ha ancora un candidato per il dopo Beppe Sala. Il nome di Maurizio Lupi circola, ma non decolla. Salvini preferisce un profilo civico. Samuele Piscina, segretario milanese del Carroccio, è stato più esplicito: Lupi «non ha il consenso di tutti».
Il secondo fronte è la Regione Lombardia. Da mesi nel centrodestra si ragiona sull’ipotesi di legare politiche, comunali milanesi e regionali lombarde in un election day nel 2027. L’operazione concentrerebbe la mobilitazione nel territorio più forte della coalizione. Ma aprirebbe subito la guerra per il dopo Attilio Fontana. Fratelli d’Italia considera la Lombardia un obiettivo naturale.
Roberto Calderoli prova a raffreddare il dossier. La legislatura, ricordava ieri, scade naturalmente il 13 ottobre 2027. Di voto anticipato, dice, non se ne parla (lo stesso Salvini aveva rettificato la battuta sulla crisi economica che era stata male interpretata). Il messaggio vale per Palazzo Chigi, ma anche per via Bellerio: la Lega non vuole arrivare logorata alla partita finale.
Il ritiro di giugno serve a questo. Allegri direbbe che conta il risultato. Ma qui il punto non è vincere di corto muso. È evitare che la Lega perda, insieme, pezzi a destra e peso al Nord.
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Il segretario di Stato americano Marco Rubio (Ansa)
«La diplomazia rimane la nostra preferenza nei confronti di Cuba. A essere sincero, la probabilità che ciò accada, considerando con chi abbiamo a che fare in questo momento, non è elevata», ha anche detto. Parole, quelle di Rubio, che hanno innescato la reazione piccata del ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, il quale ha tacciato gli Stati Uniti di «istigare un’aggressione militare».
Del resto, che le fibrillazioni tra Washington e L’Avana stessero aumentando, non è una novità. Negli scorsi giorni, il Pentagono ha schierato la portaerei Nimitz nei Caraibi, mentre il Dipartimento di Giustizia americano ha formalmente incriminato l’ex presidente cubano, Raúl Castro, con l’accusa di aver ordinato l’abbattimento di due aerei civili nel 1996. L’intelligence statunitense ritiene inoltre che dal 2023 il regime castrista abbia acquistato 300 droni da Russia e Iran: materiale bellico che, secondo Washington, Cuba starebbe valutando di usare per colpire obiettivi statunitensi. Sempre negli scorsi giorni, i servizi segreti americani avrebbero anche studiato le possibili reazioni dell’Avana a un eventuale attacco militare da parte di Washington. Tutto questo, senza trascurare che giovedì l’Ice ha arrestato a Miami Adys Lastres Morera. Si tratta della sorella di Ania Guillermina Lastres Morera, che, in qualità di presidente esecutivo, è a capo di Gaesa: conglomerato di imprese in mano ai militari cubani, che è sotto sanzioni statunitensi.
La tensione è significativamente aumentata dopo che i negoziati tra Usa e Cuba sono finiti in stallo. Washington ha offerto aiuti umanitari e sostegno infrastrutturale a patto che il regime castrista allenti la repressione, liberi i prigionieri politici ed entri de facto nell’orbita geopolitica statunitense. Per convincere L’Avana ad accettare, la scorsa settimana si era recato sull’isola anche il direttore della Cia, John Ratcliffe, incontrando vari alti funzionari cubani. Ciononostante il processo diplomatico non si è realmente sbloccato: un fattore che ha irritato notevolmente la Casa Bianca. Mosca e Pechino, dal canto loro, hanno espresso solidarietà nei confronti del regime castrista. Tuttavia, al di là delle dichiarazioni, non sembra che stiano offrendo chissà quale sostegno concreto all’Avana contro Washington, replicando un po’ un copione già visto ai tempi della cattura di Nicolás Maduro lo scorso gennaio.
Del resto, la strategia cubana di Trump si inserisce nella sua riedizione della Dottrina Monroe, volta a estromettere il più possibile Cina, Russia e Iran dall’Emisfero occidentale. Il presidente americano è, in un certo senso, invogliato ad agire proprio in considerazione del mancato sostegno concreto arrivato al regime di Maduro da Mosca e Pechino l’anno scorso. Ma attenzione: non c’è solo il tema geopolitico. La pressione su Cuba è finalizzata anche a mantenere il sostegno dell’elettorato anticastrista, di cui è ricco uno Stato cruciale come la Florida. Quella Florida di cui Rubio è stato senatore dal 2011 al 2025. Del resto, la questione non riguarda solo le Midterm di novembre. Non è infatti un mistero che Rubio sia considerato, insieme a JD Vance, uno dei possibili candidati alla nomination presidenziale repubblicana del 2028.
D’altronde, se il vicepresidente americano sta cercando di rafforzarsi nella gestione del processo diplomatico iraniano, il segretario di Stato si mantiene proattivo su due fronti: la promozione della Dottrina Monroe e la cura del dossier europeo. «Le opinioni del presidente, la delusione nei confronti di alcuni dei nostri alleati della Nato e della loro reazione alle nostre operazioni in Medio Oriente sono ben documentate», ha detto ieri, durante il vertice dei ministri degli Esteri della Nato a Helsingborg. Ha poi specificato che tali questioni dovranno essere «affrontate» nel corso del summit dell’Alleanza atlantica che si terrà a luglio ad Ankara. «È ovvio che gli Stati Uniti continuano ad avere impegni globali che devono onorare in termini di dispiegamento delle forze armate. E questo ci impone costantemente di riesaminare dove schieriamo le truppe», ha anche detto. Non dimentichiamo che, dopo aver annunciato il ritiro di 5.000 soldati dalla Germania, Trump ha comunicato l’invio di altrettanti militari in Polonia, legando esplicitamente la decisione al suo stretto rapporto con il presidente polacco, Karol Nawrocki. Questo testimonia la relazione articolata che vige tra il presidente americano e gli alleati della Nato. In tal senso, Trump si appoggia a Rubio perché si tratta della figura più focalizzata, all’interno della sua amministrazione, a mantenere in piedi le relazioni transatlantiche.
Insomma, il segretario di Stato (che in quanto consigliere per la sicurezza nazionale ad interim della Casa Bianca lavora a stretto contatto col presidente) sta gestendo due dossier - quello caraibico e quello europeo - di primo piano, tenendosi invece meno esposto rispetto alla spinosa questione iraniana, su cui lavora maggiormente Vance. È quindi chiaro come le principali partite geopolitiche che Washington si sta trovando ad affrontare vadano a intersecarsi con la campagna elettorale (ancora embrionale) del 2028.
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La casa circondariale di Perugia (Ministero Giustizia)
Cannevale, mercoledì, in un’intervista a questo giornale, aveva raccontato una storia incredibile: nel carcere di Perugia, le quattro salette colloqui sono state sottoposte a intercettazioni indiscriminate e sono stati ascoltati non solo un avvocato indagato e il suo cliente (entrambi sono sotto inchiesta per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti), ma anche molti altri legali che con quella vicenda non hanno nulla a che vedere. E, fatto ancora più incredibile, quelle intercettazioni non solo non sono state interrotte o distrutte, ma sono state ascoltate e, benché ritenute irrilevanti, sono state inserite nel materiale investigativo e poste a disposizione delle parti processuali. «Con ciò moltiplicando e aggravando la violazione già consumata», evidenziano i penalisti.
Cannevale ci dà un aggiornamento della situazione, per come sta emergendo da un’attenta analisi degli atti processuali: «La collega Silvia Lorusso sta proseguendo l’ascolto delle registrazioni, nei limiti delle esigenze di difesa, ed è arrivata a individuare almeno 40 colloqui intercettati senza autorizzazione. Alla collega sembra di aver riconosciuto le voci di 12 o 13 avvocati illegittimamente intercettati. Una cosa curiosa, diciamo così, è che almeno una di queste registrazioni non autorizzate, nella quale si vede e si sente un avvocato a noi sconosciuto parlare con il suo cliente, ci è stata data in copia dalla Procura: l’hanno messa nello stesso file di un colloquio che ritenevano rilevante per le indagini».
In una di queste conversazioni è stata anticipata all’accusa anche la strategia processuale messa a punto da un avvocato in un procedimento diverso da quello per cui sono state attivate le captazioni: infatti il procuratore facente funzioni Gennario Iannarone è titolare pure di quel secondo fascicolo, oltre che di quello da cui è partito tutto.
La giunta dell’Unione delle Cameri penali italiane ha diramato ieri una delibera durissima su questa «sistematica e indiscriminata captazione dei colloqui tra detenuti e i propri difensori».
Nel documento i penalisti hanno riportato punto per punto quanto denunciato da Cannevale nell’intervista e le violazioni al diritto alla difesa da lui elencate.
Per gli avvocati «i fatti emersi a Perugia non possono essere confinati nella dimensione di una patologia locale o di un mero errore procedurale» e, per questo, «l’Unione delle Camere penali, portatrice dei valori del giusto processo e dei diritti della difesa» fa sapere di non poter «rimanere in silenzio dinanzi a violazioni di tale gravità».
I penalisti richiamano «con forza l’attenzione dell’opinione pubblica, delle istituzioni parlamentari e giudiziarie sul tema dell’effettività del segreto dei colloqui difensivi nei luoghi di detenzione» e chiedono che «le autorità competenti, ivi incluso il Consiglio superiore della magistratura, verifichino i fatti accaduti e ne traggano le conseguenze disciplinari e ordinamentali del caso».
Isabella Bertolini, consigliere laico in quota Fdi di Palazzo Bachelet, ha preso in carico la pratica: «Quanto emerso a Perugia rappresenta, qualora fosse appurato, un fatto gravissimo che colpisce l’inviolabile diritto alla difesa per qualsiasi persona sottoposta ad indagine penale, garantito dalla Costituzione. Mi attiverò al Consiglio superiore della magistratura per contribuire a fare chiarezza su quanto realmente accaduto».
La giunta dell’Unione Camere penali, di fronte a questo quadro preoccupante, ha deliberato «l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale» per cinque giorni, dall’8 al 12 giugno e ha indetto «una manifestazione nazionale che si terrà l’11 giugno 2026 a Perugia».
La delibera, firmata dal segretario Rinaldo Romanelli e dal presidente Francesco Petrelli, è stata inviata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ai presidenti delle Camere, al premier Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il tutto per evitare che «episodi di questo genere», in mancanza di «risposta istituzionale e di adeguata denuncia pubblica» diventino «prassi consolidata».
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