Per ora il più fuori è Conte
  • I magistrati firmano un documento in cui si accusano i Dpcm del governo di «distorcere i rapporti fra le istituzioni e i cittadini. Il fine non giustifica i mezzi. Illegittimo vietare attività non rischiose, come passeggiare da soli o andare nelle seconde case».
  • Prima hanno demonizzato gli anziani. Adesso arriva il turno dei bambini. La scuola a metà servirebbe a impedire che i piccoli diventino untori. Peccato che molti studi smentiscano questa teoria. Mentre sono certi gli svantaggi: disuguaglianze, problemi psicologici e di apprendimento.

Lo speciale comprende due articoli.

I quirinalisti, intenti a scrivere della «Costituzione rispettata», dopo le bordate dei più accreditati giuristi una volta tanto concordi nel criticare le misure del governo, sono rimasti spiazzati dalle parole del capo dello Stato nel messaggio per il 1° maggio. Sergio Mattarella ha mandato un garbato segnale alle «istituzioni di governo» richiamandole a una regola essenziale, che evidentemente ritiene sia stata messa in discussione: che le indicazioni per contrastare l’epidemia siano «ragionevoli e chiare».

Quelle prese finora sarebbero invece disposizioni non ragionevoli e non chiare, ma soprattutto recanti «oggettive gravi lesioni di diritti costituzionali» secondo il documento redatto da un gruppo di magistrati che, partito da Roma – primi firmatari Anna Maria Gregori, giudice del Tribunale di Roma, Massimiliano Siddi, sostituto procuratore presso il Tribunale di Viterbo, Felice Lima, sostituto procuratore generale presso la Corte di appello di Messina – ha raccolto firme in giro per l’Italia. Non è intenzione degli autori «intervenire nell’agone politico» né «minare la credibilità di alcuna delle pubbliche autorità impegnate nei loro compiti né sottovalutare l’oggettiva difficoltà di esercitare questi ultimi in maniera adeguata». Ma ritengono doveroso, da giuristi, «mettere in evidenza le oggettive gravi lesioni di diritti costituzionali che sono state e vengono ancora praticate (a prescindere dalle ottime intenzioni che le hanno ispirate) e la non meno rilevante gravissima distorsione dei rapporti fra istituzioni e cittadini». Questi, scrivono i magistrati, vengono indicati come «indisciplinati – ridotti nella narrazione a sudditi minus habentes– sicché l’autorità avrebbe il diritto di imporre loro qualsivoglia obbligo».

E se nei primi giorni «l’improvviso e imprevisto (foss’anche colpevolmente) arrivo della pandemia ha reso comprensibile il ricorso a misure anche non legittime e non adeguate», è inaccettabile «che ciò continui ad avvenire e addirittura divenga regola, e regola che si pretende financo virtuosa dopo diversi mesi che hanno dato tutto il tempo di comprendere e distinguere i rimedi possibili e funzionali da quelli inutili e/o inaccettabili».

Il documento denuncia i danni causati direttamente dalla pandemia e «altri – di non minore rilievo – connessi alla gestione dell’emergenza», e contestano come «assolutamente mistificatoria la campagna di stampa che ha diffuso e continua ad alimentare la convinzione che causa dei contagi siano le condotte di innocenti cittadini che portano a passeggio il cane o arrostiscono peperoni sul terrazzo di casa». Campagna d’informazione alimentata dalla diffusione «di scene volutamente cariche di valenza simbolica nelle quali elicotteri delle forze dell’ordine e uomini armati in tenute aggressive braccano cittadini intenti a fare cose in tutta evidenza prive di qualsivoglia idoneità a concorrere all’aumento dei contagi, come prendere il sole in spiaggia». Il testo esprime altresì la preoccupazione che si affermi la tesi secondo la quale «chi propone osservazioni critiche avverso questo o quel provvedimento intenda difendere proprie velleità capricciose. È vero che molti patiscono soltanto la rinuncia a una passeggiata o a un gioco, ma milioni di altri stanno patendo il fallimento delle proprie attività economiche, la perdita del loro lavoro, la gravissima compromissione di parti fondamentali della loro esistenza e addirittura della loro stessa identità».

Di fronte a questa situazione il documento ricorda che i provvedimenti dell’autorità, «possono essere ritenuti giusti (nel senso di conformi al diritto) solo se: 1. sono formalmente legittimi e 2. sono materialmente necessari al fine di contrastare la pandemia». La conclusione è che «la quasi totalità dei provvedimenti adottati per impedire determinate condotte ai cittadini è costituzionalmente illegittima sotto il profilo formale, per violazione della riserva di legge prescritta dalla Costituzione repubblicana». Non si tratta di un mero formalismo, perché «la forma è sostanza». E la democrazia è «un metodo di esercizio del potere sia formalmente che sostanzialmente soggetto alla legge. Ed è molto pericoloso sottovalutare la gravità delle violazioni della Costituzione e delle leggi invocando le buone intenzioni di chi le commette. Sia perché la storia insegna come le più deplorevoli dittature abbiano ottenuto consenso sulla base della prospettazione di ottime intenzioni, sia perché in uno Stato moderno il fine non giustifica mai i mezzi ed è l’oggettività delle cose che conta e non il giudizio morale sui governanti». Il documento contesta il fatto che i decreti legge adottati dal governo non si sarebbero dovuti limitare, «come è stato fatto, a una inammissibilmente generica delega di poteri». Esercitata, come sappiamo con i Dpcm.

Insomma, la pubblica autorità «può legittimamente vietare qualsiasi condotta che direttamente arrechi danno o anche solo metta in pericolo la salute pubblica», «non può, invece, in nessun caso impedire l’esercizio di diritti che solo a certe condizioni e indirettamente possano arrecare pericoli alla salute». Per cui, è «palesemente illegittimo vietare l’esercizio di diritti che non abbiano alcuna attitudine diretta a diffondere il virus». E si chiedono come possa alimentare il contagio «chi cammini per strada da solo o con familiari con cui stabilmente convive? Vada a visitare, da solo o con familiari con cui stabilmente convive, una seconda casa? Eserciti mestieri o professioni in modo da mantenere la distanza e usare la mascherina? incontri chicchessia […] rispettando la distanza e usando la mascherina?». Sono gli esempi ai quali deve aver pensato Mattarella nel richiamare il governo alla necessità che le disposizioni da adottare siano «ragionevoli» e, naturalmente, chiare, anche per evitare interpretazioni fantasiose come quelle che hanno riguardato la parola «congiunti» o la vicenda delle seconde case, temi sui quali si sono esposti, rispettivamente, il viceministro della salute Pierpaolo Sileri e il ministro delle infrastrutture Paola De Micheli.

Quanto, infine, al requisito della «necessità» del divieto in funzione della difesa della salute, si osserva che se quelli in atto fossero ritenuti adeguati alla situazione della Lombardia, «come potrebbero non essere ritenuti esagerati rispetto alla situazione della Calabria»? «Tanto più in un regime di tendenziale divieto di attraversamento dei confini di regione». Il rispetto della «Costituzione e delle leggi è un dovere dell’autorità» conclude il documento, «E, come quasi sempre accade, il bene coincide anche con l’utile. Perché difficilmente le istituzioni otterranno ancora a lungo dai cittadini il rispetto di norme illegittime e disfunzionali».


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