
Ricapitoliamo per i non addetti alle cronache rosa. Dua Lipa è una cantante pop britannico-albanese, nata a Londra da genitori kosovari. È una delle artiste più famose al mondo, conta circa 87 milioni di follower su Instagram ma soprattutto avrebbe un patrimonio tra i 100 e i 130 milioni di dollari, incassati tra streaming, tour e testimonial di brand come Versace, Prada e Puma.
Anche Callum Turner è inglese e fa l’attore: di lui si sa soprattutto che è uno di quelli in predicato di fare James Bond. A meno che non lo blocchi l’accusa di… concorso esterno in associazione mafiosa, che la stampa inglese ha appiccicato addosso a lui e alla cantante, novella neomelodica.
Ai due consigliamo di non sottovalutare questi articoli: in Italia sappiamo bene dove portino certe campagne stampa... Battute a parte, dopo il matrimonio in forma privata celebrato a Londra, i due si stanno dando alla pazza gioia in Sicilia: giorni interi di feste, gite, piatti tipici; con ospiti di prim’ordine come Elton John (nei panni del testimone di nozze e performer di un mini show al pianoforte), Donatella Versace, le colleghe di lei, Olivia Dean e Charli XCX, e il produttore Mark Ronson. Per un costo totale che si aggira attorno a 1,7 milioni di dollari, e un giro d’affari per l’isola calcolato - indotto compreso - in addirittura 268 milioni di euro per il marchio della Trinacria. Ed è qui che gli inglesi non ci hanno visto più: ma come, qui stiamo nella crisi economica più nera, e voi andate a spendere i vostri soldi in Italia, in Sicilia? E così, accecati da un livore olimpico ineguagliabile, hanno commesso il più stupido dei falli di reazione: accusare la coppia di aver portato i soldi nella terra dei mafiosi. Una specie di concorso esterno, appunto.
Gli indizi, per i tabloid inglesi, sarebbero puntuali e precisi: un obbligo di tenere la bocca cucita e gli occhi chiusi, tipico delle famigghie «Non vedo, non sento, non parlo. Nulla saccio»; e poi la location principale - Villa Valguarnera - individuata a Bagheria. Cascano pure male perché la principessa proprietaria del palazzo, Vittoria Alliata, è stata protagonista di una coraggiosa denuncia proprio contro gli uomini di Cosa nostra. Il Telegraph aveva addirittura definito Bagheria «covo della mafia siciliana», salvo poi aggiungerci un «ex» nel tentativo di metterci una pezza, ma aggiungendo un riferimento al «triangolo della morte», una fabbrica di chiodi abbandonata dove, secondo il giornale, le vittime della criminalità organizzata venivano eliminate e disciolte nell’acido. E qui, a corredo dell’articolo, una bella foto di Bernardo Provenzano.
Per non farsi mancare nulla l’altro giornale popolare, The Sun ha titolato «Sole, mare e sopranos, il brutale passato dell’isola amata dalle star». E il Daily Mail ha paragonato queste nozze siciliane al matrimonio tra Michael Corleone e Apollonia Vitelli nel Padrino di Coppola: il più importante celebrato sull’isola da allora, a loro giudizio.
Insomma, agli amici inglesi è scivolato il piede sulla frizione e hanno dimenticato alcune cosette che ci permettiamo di ricordare loro. La prima: la mafia esiste a Palermo, esiste in Sicilia ma opera ormai con modalità che nella City londinese e nei paradisi fiscali britannici conoscono ancora meglio; pertanto c’è più capitale mafioso (di una mafia globale) nelle operazioni finanziarie che nelle mura di Villa Valguarnera o nelle strade di Palermo. Quella Palermo scelta dalle star perché è una città viva e la Sicilia sarà pure «buttanissima», per dirla col nostro amico Pietrangelo Buttafuoco, ma è una delle terre più belle al mondo. Già a luglio dello scorso anni Dua Lipa e Callum Turner erano stati paparazzati a Palermo, senza scorta o altro, pienamente immersi in quell’anima che evidentemente Londra non ha o non è capace di trasmettere.
I tabloid inglesi avrebbero potuto raccontare questo cambiamento, o cercare di strappare foto e video esclusivi della festa, o farsi coinvolgere. Invece no: hanno dovuto pescare nel peggior pregiudizio, dal sapore stantio. E dire che ai giornalisti inglesi certe notizie non mancano: in questi giorni per esempio avrebbero potuto seguire le polemiche sull’omicidio di Henry Nowak, ammanettato e ucciso dalla polizia che - secondo le indicazioni - ha preferito credere alle ricostruzioni false di un giovane sikh che, ubriaco e armato, aveva sferrato alcune coltellate al ragazzo bianco, salvo poi accusarlo di razzismo. E così, il ragazzo bianco è morto mentre continuava a dire che l’avevano ferito e che non riusciva a respirare: un George Floyd al contrario? Boh, meglio non montare polemiche per non favorire la destra e Nigel Farage che già vola nei sondaggi.
Per lo stesso motivo, in Gran Bretagna la sinistra ha nascosto e silenziato le violenze e i soprusi compiuti da alcuni uomini delle comunità pakistane nei confronti di donne e ragazze inglesi: i sindaci dei diversi Comuni coinvolti diedero ordine alla polizia locale di tenere coperte queste situazioni per non favorire il razzismo. Poi il bubbone è scoppiato e né il Partito laburista né il premier Starmer hanno potuto tenere la sordina attiva. E questi sono alcuni esempi di un fallimento sostanziale chiamato Londonistan. Poi certo, la stampa britannica può andare alla caccia dei mafiosi siciliani invece di quelli che nella City ripuliscono il malaffare. Se non bastassero certi articoli, potranno sperare nel nuovo 007 (che a questo punto non sarà Callum: troppo amico di don Vito Corleone...).





