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2020-08-13
I banchi a ottobre: Azzolina e Arcuri ne prendono anche da ditte straniere
Lucia Azzolina (Ansa)
Sono undici i contratti di affidamento ad aziende e raggruppamenti di imprese per la fornitura dei banchi monoposto dopo il bando di gara indetto dal Commissario per l'emergenza, Domenico Arcuri. Aziende «per la maggior parte italiane», si legge una nota diffusa ieri in serata da Invitalia. Non si sa ancora quanti ne verranno prodotti all'estero. Il comunicato non entra infatti nel dettaglio, né fornisce i nomi delle imprese, ma assicura che la fornitura «è in grado di superare complessivamente l'intero fabbisogno richiesto dai dirigenti scolastici italiani, che era di 2.013.656 banchi tradizionali e di 435.118 sedute innovative». I banchi, viene aggiunto, «saranno consegnati a partire dai primi giorni di settembre e fino al mese di ottobre». Quindi il numero complessivo richiesto arriverà ad anno scolastico già iniziato, quando Arcuri aveva inizialmente promesso la consegna tra l'8 e il 12 settembre. La distribuzione «avverrà secondo una programmazione nazionale e una tempistica che terrà conto delle effettive priorità scolastiche e sanitarie dei vari territori», prosegue il comunicato. Sottolineando che «il risultato raggiunto in un tempo così ristretto è stato possibile, tra l'altro, grazie alla collaborazione delle aziende italiane ed internazionali che consentiranno di dotare le scuole in pochi mesi di una quantità di banchi di oltre dieci volte superiore alla fornitura nazionale annuale».
Al bando europeo indetto da Arcuri sulla fornitura dei banchi monoposto avevano partecipato 14 aziende, tra italiane e straniere, ma non extra Ue. Dalle aziende italiane specializzate nella produzione di arredo scolastico erano però arrivate forti perplessità in merito a due aspetti: quantitativi enormi e i tempi di consegna troppo stretti. In un' audizione alla commissione Cultura alla Camera, Arcuri aveva ammesso che «il fabbisogno richiesto al mercato è straordinario: la produzione e la distribuzione di banchi scolastici nel nostro Paese è di norma clamorosamente inferiore» ma si è giustificato dicendo di avere avuto pochi giorni per preparare la gara, e di aver preferito indire un bando piuttosto che procedere acquistando direttamente i banchi sul mercato, come avrebbe potuto fare.
Restano, intanto, le perplessità degli esperti sull'utilità della commessa sul fronte della prevenzione: «Il distanziamento tra i bambini e anche tra i ragazzi è veramente complesso da realizzare in maniera completa ed efficace, non credo nei banchi come soluzione, vista anche la nostra miserevole edilizia scolastica e i limitati spazi di cui disponiamo», ha detto ieri a SkyTg24 Massimo Galli, primario infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano. Secondo Galli, insomma non servono banchi ma medici. «E' meglio investire su rifare i tetti che in tutti questi banchi. Credo che si debba, invece, ripristinare dei presidi sanitari a scuola, prendere la misurazione delle febbre dei ragazzini, avere in mano la scheda sanitaria dei ragazzini per avere la possibilità di seguire le loro condizioni fisiche», ha aggiunto. Ricordando anche che «nei Paesi civili si vaccinano per l'influenza anche i bambini, ma da noi no, questo punto andrebbe preso in considerazione per togliere di mezzo almeno la metà delle sindromi febbrili che i ragazzi e i bambini hanno nei mesi invernali. Andare a trovare i medici e gli assistenti sanitari per questa operazione non è impossibile e questo potrebbe essere uno strumento veramente importante e non solo per il discorso del Covid».
Il ministero della Salute e l'Istituto superiore della Sanità hanno emanato delle linee guida sugli «elementi di preparazione e risposta al Covid-19 per la prossima stagione autunnale» oltre che per quella invernale. Definite le strategie e le soluzioni che verranno adottate per evitare la diffusione dei contagi. «In una logica di sistema a livello nazionale - si legge nel documento - si opererà per favorire prima della stagione autunnale la condivisione e il coordinamento delle indicazioni operative sulla base degli attuali scenari con le regioni». Fondamentale sarà «monitorare la situazione epidemiologica e l'impatto dell'infezione», ma anche «garantire una comunicazione ufficiale al pubblico» e «continuare a rafforzare i meccanismi di coordinamento e collaborazione tra territori diversi e di compensazione/reperimento delle risorse nel Paese». Al banco non si dovrà usare la mascherina, obbligatoria invece quando ci si sposta in classe e negli altri spazi comuni oppure quando manca il metro di distanza.
Nel frattempo, ieri è partito da Xi'an, nella provincia cinese dello Shaanxi, un treno cargo speciale organizzato dalla struttura del commissario Arcuri, in coordinamento con l'ambasciata d'Italia a Pechino. Il treno, composto da 45 vagoni, porta a bordo materiale medico-sanitario destinato dell'epidemia da Covid-19, incluse 16 tonnellate di melt blow, componente essenziale per la produzione di mascherine in Italia. Il treno speciale dovrebbe arrivare in Italia il prossimo 27 agosto.
Presidi contro le nuove postazioni: «Senza garanzie non le accettiamo»
A un mese dal ritorno sui banchi, l'unica cosa certa è che la scuola non sarà come la ricordavano gli alunni. L'avevano lasciata, ignari di non tornarci fino all'anno scolastico successivo, lo scorso 4 marzo, quando il ministro Lucia Azzolina ne aveva annunciato la chiusura in via «prudenziale» per 15 giorni.
Ma le cose sono andate diversamente e il 14 settembre, dopo sei mesi, la riapertura degli istituti rimane la più grande incognita per tutti: studenti, professori, genitori e soprattutto per i dirigenti scolastici.
L'ultimo allarme dai presidi, in merito al bando europeo per l'acquisto dei banchi, arriva da Cristina Costarelli: «Mette a rischio tutti i dirigenti scolastici. È vago, contraddittorio e anche subdolo nel chiedere di certificare ai presidi che hanno già usato nelle loro scuole e dunque testato le sedute. Un assurdo nell'assurdo. Tra l'altro lo scorso 17 luglio, quando ancora il bando non era stato pubblicato, nessuno ci ha informati di questi “dettagli"», ha dichiarato ad Adnkronos la vicepresidente dell'Associazione nazionale presidi e dirigente del liceo scientifico Newton di Roma, aggiungendo che «in quanto dirigente mi sento autorizzata a non accettare la fornitura alla consegna, se mai ci sarà. Ma parlo anche al plurale, da vice presidente Anp Roma. Senza certificazione attendibile dagli enti preposti non accetteremo i banchi».
La sferzata è solo l'ultima delle criticità fatte emergere dai presidi sul ritorno a scuola. Negli ultimi giorni l'Anp aveva rimarcato il problema dell'insufficienza di spazi e aule. Problemi non di certo nuovi nelle scuole italiane, dove gli alunni vengono ammassati nelle famigerate «classi pollaio» dentro istituti talvolta, specie nel Centro e nel Sud, anche fatiscenti.
L'emergenza coronavirus, e la conseguente necessità di distanziamento e spazi più ampi, ha riportato al centro una questione mai risolta, la cui responsabilità non può essere certo intestata in toto al ministro Azzolina.
Ma il ministero di Viale Trastevere avrebbe dovuto cogliere l'occasione per ripensare o quantomeno migliorare l'edilizia scolastica, come ha fatto presente Massimo Galli, primario infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano: «Non credo nei banchi come soluzione, vista anche la nostra miserevole edilizia scolastica e i limitati spazi di cui disponiamo. Meglio investire su rifare i tetti che in tutti questi banchi». Per Galli sarebbe fondamentale anche il controllo medico: «Il distanziamento tra i bambini e anche tra i ragazzi è veramente complesso da realizzare in maniera completa ed efficace. Credo che si debba, invece, ripristinare dei presidi sanitari a scuola, prendere la misurazione delle febbre dei ragazzini, avere in mano la loro scheda sanitaria, perché farla costa meno ed è meno faticoso di fare i banchi, per avere la possibilità di seguire le loro condizioni fisiche».
Invece, le soluzioni proposte in questi mesi dalla titolare dell'Istruzione, sono state confusionarie, se non grottesche, come ha ribadito il leader della Lega, Matteo Salvini: «Tra un mese milioni di bambini e insegnanti andranno a scuola, i nostri territori si stanno attrezzando altrimenti se aspettiamo l'Azzolina li mandiamo allo zoo i nostri figli. Mi permetto di diffidare di questo governo, con un ministro della scuola come la Azzolina che pensa di mettere i bambini nei bed and breakfast o pensa ai banchi con le rotelle. Ma in che mani siamo?».
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Appalto vinto da 11 imprese, ma Invitalia non comunica quali. Slitta la consegna: era stata promessa entro il 12 settembre. Presidi contro le nuove postazioni: «Senza garanzie non le accettiamo». Caos sui certificati di sicurezza. Matteo Salvini: «Se aspettiamo il ministro, alunni allo zoo». Lo speciale comprende due articoli. Sono undici i contratti di affidamento ad aziende e raggruppamenti di imprese per la fornitura dei banchi monoposto dopo il bando di gara indetto dal Commissario per l'emergenza, Domenico Arcuri. Aziende «per la maggior parte italiane», si legge una nota diffusa ieri in serata da Invitalia. Non si sa ancora quanti ne verranno prodotti all'estero. Il comunicato non entra infatti nel dettaglio, né fornisce i nomi delle imprese, ma assicura che la fornitura «è in grado di superare complessivamente l'intero fabbisogno richiesto dai dirigenti scolastici italiani, che era di 2.013.656 banchi tradizionali e di 435.118 sedute innovative». I banchi, viene aggiunto, «saranno consegnati a partire dai primi giorni di settembre e fino al mese di ottobre». Quindi il numero complessivo richiesto arriverà ad anno scolastico già iniziato, quando Arcuri aveva inizialmente promesso la consegna tra l'8 e il 12 settembre. La distribuzione «avverrà secondo una programmazione nazionale e una tempistica che terrà conto delle effettive priorità scolastiche e sanitarie dei vari territori», prosegue il comunicato. Sottolineando che «il risultato raggiunto in un tempo così ristretto è stato possibile, tra l'altro, grazie alla collaborazione delle aziende italiane ed internazionali che consentiranno di dotare le scuole in pochi mesi di una quantità di banchi di oltre dieci volte superiore alla fornitura nazionale annuale». Al bando europeo indetto da Arcuri sulla fornitura dei banchi monoposto avevano partecipato 14 aziende, tra italiane e straniere, ma non extra Ue. Dalle aziende italiane specializzate nella produzione di arredo scolastico erano però arrivate forti perplessità in merito a due aspetti: quantitativi enormi e i tempi di consegna troppo stretti. In un' audizione alla commissione Cultura alla Camera, Arcuri aveva ammesso che «il fabbisogno richiesto al mercato è straordinario: la produzione e la distribuzione di banchi scolastici nel nostro Paese è di norma clamorosamente inferiore» ma si è giustificato dicendo di avere avuto pochi giorni per preparare la gara, e di aver preferito indire un bando piuttosto che procedere acquistando direttamente i banchi sul mercato, come avrebbe potuto fare. Restano, intanto, le perplessità degli esperti sull'utilità della commessa sul fronte della prevenzione: «Il distanziamento tra i bambini e anche tra i ragazzi è veramente complesso da realizzare in maniera completa ed efficace, non credo nei banchi come soluzione, vista anche la nostra miserevole edilizia scolastica e i limitati spazi di cui disponiamo», ha detto ieri a SkyTg24 Massimo Galli, primario infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano. Secondo Galli, insomma non servono banchi ma medici. «E' meglio investire su rifare i tetti che in tutti questi banchi. Credo che si debba, invece, ripristinare dei presidi sanitari a scuola, prendere la misurazione delle febbre dei ragazzini, avere in mano la scheda sanitaria dei ragazzini per avere la possibilità di seguire le loro condizioni fisiche», ha aggiunto. Ricordando anche che «nei Paesi civili si vaccinano per l'influenza anche i bambini, ma da noi no, questo punto andrebbe preso in considerazione per togliere di mezzo almeno la metà delle sindromi febbrili che i ragazzi e i bambini hanno nei mesi invernali. Andare a trovare i medici e gli assistenti sanitari per questa operazione non è impossibile e questo potrebbe essere uno strumento veramente importante e non solo per il discorso del Covid». Il ministero della Salute e l'Istituto superiore della Sanità hanno emanato delle linee guida sugli «elementi di preparazione e risposta al Covid-19 per la prossima stagione autunnale» oltre che per quella invernale. Definite le strategie e le soluzioni che verranno adottate per evitare la diffusione dei contagi. «In una logica di sistema a livello nazionale - si legge nel documento - si opererà per favorire prima della stagione autunnale la condivisione e il coordinamento delle indicazioni operative sulla base degli attuali scenari con le regioni». Fondamentale sarà «monitorare la situazione epidemiologica e l'impatto dell'infezione», ma anche «garantire una comunicazione ufficiale al pubblico» e «continuare a rafforzare i meccanismi di coordinamento e collaborazione tra territori diversi e di compensazione/reperimento delle risorse nel Paese». Al banco non si dovrà usare la mascherina, obbligatoria invece quando ci si sposta in classe e negli altri spazi comuni oppure quando manca il metro di distanza. Nel frattempo, ieri è partito da Xi'an, nella provincia cinese dello Shaanxi, un treno cargo speciale organizzato dalla struttura del commissario Arcuri, in coordinamento con l'ambasciata d'Italia a Pechino. Il treno, composto da 45 vagoni, porta a bordo materiale medico-sanitario destinato dell'epidemia da Covid-19, incluse 16 tonnellate di melt blow, componente essenziale per la produzione di mascherine in Italia. 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Ma le cose sono andate diversamente e il 14 settembre, dopo sei mesi, la riapertura degli istituti rimane la più grande incognita per tutti: studenti, professori, genitori e soprattutto per i dirigenti scolastici. L'ultimo allarme dai presidi, in merito al bando europeo per l'acquisto dei banchi, arriva da Cristina Costarelli: «Mette a rischio tutti i dirigenti scolastici. È vago, contraddittorio e anche subdolo nel chiedere di certificare ai presidi che hanno già usato nelle loro scuole e dunque testato le sedute. Un assurdo nell'assurdo. Tra l'altro lo scorso 17 luglio, quando ancora il bando non era stato pubblicato, nessuno ci ha informati di questi “dettagli"», ha dichiarato ad Adnkronos la vicepresidente dell'Associazione nazionale presidi e dirigente del liceo scientifico Newton di Roma, aggiungendo che «in quanto dirigente mi sento autorizzata a non accettare la fornitura alla consegna, se mai ci sarà. Ma parlo anche al plurale, da vice presidente Anp Roma. Senza certificazione attendibile dagli enti preposti non accetteremo i banchi». La sferzata è solo l'ultima delle criticità fatte emergere dai presidi sul ritorno a scuola. Negli ultimi giorni l'Anp aveva rimarcato il problema dell'insufficienza di spazi e aule. Problemi non di certo nuovi nelle scuole italiane, dove gli alunni vengono ammassati nelle famigerate «classi pollaio» dentro istituti talvolta, specie nel Centro e nel Sud, anche fatiscenti. L'emergenza coronavirus, e la conseguente necessità di distanziamento e spazi più ampi, ha riportato al centro una questione mai risolta, la cui responsabilità non può essere certo intestata in toto al ministro Azzolina. Ma il ministero di Viale Trastevere avrebbe dovuto cogliere l'occasione per ripensare o quantomeno migliorare l'edilizia scolastica, come ha fatto presente Massimo Galli, primario infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano: «Non credo nei banchi come soluzione, vista anche la nostra miserevole edilizia scolastica e i limitati spazi di cui disponiamo. Meglio investire su rifare i tetti che in tutti questi banchi». Per Galli sarebbe fondamentale anche il controllo medico: «Il distanziamento tra i bambini e anche tra i ragazzi è veramente complesso da realizzare in maniera completa ed efficace. Credo che si debba, invece, ripristinare dei presidi sanitari a scuola, prendere la misurazione delle febbre dei ragazzini, avere in mano la loro scheda sanitaria, perché farla costa meno ed è meno faticoso di fare i banchi, per avere la possibilità di seguire le loro condizioni fisiche». Invece, le soluzioni proposte in questi mesi dalla titolare dell'Istruzione, sono state confusionarie, se non grottesche, come ha ribadito il leader della Lega, Matteo Salvini: «Tra un mese milioni di bambini e insegnanti andranno a scuola, i nostri territori si stanno attrezzando altrimenti se aspettiamo l'Azzolina li mandiamo allo zoo i nostri figli. Mi permetto di diffidare di questo governo, con un ministro della scuola come la Azzolina che pensa di mettere i bambini nei bed and breakfast o pensa ai banchi con le rotelle. Ma in che mani siamo?».
iStock
Stavolta l’allarme è assai più serio di quanto accaduto con la «infection boat», la nave da crociera Hondius arrivata ieri nel porto di Rotterdam e dove a bordo si era sviluppato il focolaio di Hantavirus. L’Oms, come si legge nel bollettino ufficiale, «ha dichiarato, il 17 maggio, un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale per l’epidemia di malattia da virus ebola causata dalla variante Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda».
Il focolaio si è sviluppato nella zona di confine tra Uganda e Sud Sudan, una delle aree più povere e depresse del mondo, ed è già passato in Congo dove questa è la diciassettesima epidemia di un virus insidiosissimo. Il governo congolese ha già preso misure di contenimento. Ma l’interrogativo che più preoccupa è: se si estende il contagio come contrastarlo? Questo ceppo di Ebola, scoperto nel 2007 anche se è lievemente meno letale con un’incidenza del 50% di mortalità rispetto alla variante Zaire che arriva fino al 90% di decessi, non ha nessun vaccino per contrastarlo né alcuna terapia: avvenuto il contagio si possono solo contenere gli effetti e sperare che il sistema immunitario faccia il suo lavoro. Questo però mette in evidenza come l’industria dei vaccini sia più attenta al mercato che alla salute. Anche nel caso dell’Hantavirus si è detto che in nove mesi si poteva arrivare al siero per contrastarlo, adottando come parametro i tempi per la puntura anti Covid. La verità è che l’Hantavirus è stato studiato e l’antidoto c’è, ma non è stato mai ultimato perché non ha mercato.
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ammesso che ci sono «notevoli incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione geografica». Le cifre attestano 246 casi sospetti con 80 decessi sospetti e 8 casi confermati, oltre a due decessi in Uganda e a un focolaio di almeno 80 contagi in Sud Sudan. Secondo le autorità congolesi, i morti in realtà sarebbero 95 e i contagiati 400. A queste cifre va aggiunto quanto riferiscono i Cdc americani: sei operatori sanitari statunitensi esposti al contagio. Sempre i Centers for disease control and prevention di Atlanta, sia pure parlando di rischio basso per la popolazione statunitense, hanno attivato le procedure d’emergenza e per il rimpatrio dei sei contagiati hanno predisposto un primo trasferimento in una base militare in Germania. L’ambasciata Usa a Kinshasa ha contestualmente vietato i viaggi nella provincia dell’Ituri, l’epicentro del focolaio. Da quel che si è saputo la paziente zero sarebbe un’infermiera del Congo che ha accusato la malattia dal 24 aprile. Per stessa ammissione dell’Oms, essendo così rara al variante Bundibugyo, la ricerca scientifica ed economica si è concentrata quasi interamente sul ceppo Zaire di Ebola, per il quale ora esistono vaccini e farmaci efficaci, lasciando un vuoto di ricerca per questa specie. Tedros Adhanom Ghebreyesus ha anche precisato che «l’emergenza sanitaria internazionale è comunque uno dei livelli di allerta più alti, secondo solo alla pandemia». Come detto, al momento non ci sono cure. Gli unici provvedimenti terapeutici applicabili una volta che si manifestano i sintomi (febbre alta e forti dolori muscolari, vomito e diarrea, emorragie interne ed esterne) sono reidratazione aggressiva, supporto emodinamico e gestione dei sintomi con farmaci per il dolore, per la febbre e gli antiemetici. Il contagio avviene solo con contatti diretti con infetti, scambio di sangue e fluidi organici.
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