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Cristina Plevani: «Ho vinto il Grande Fratello ma sono ancora una bagnina»

Cristina Plevani: «Ho vinto il Grande Fratello ma sono ancora una bagnina»
Ansa
«Uscita dalla casa fui travolta dal successo e non lo seppi gestire. Ora insegno fitness e non rimpiango di non essere più una vip. Ho fatto pure la cassiera al supermercato».
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«Credo nel valore della magistratura. Per questo voto “Sì” al referendum»
Catello Maresca (Ansa)
L’ex pm Catello Maresca si schiera con Nordio e riflette sulle cause della sfiducia dei cittadini nella categoria: «È venuta meno la terzietà per via di pregiudizi e ideologie di parte. Anche le forze dell’ordine ci contestano».

Magistrato, ex sostituto procuratore a Napoli

Voterò «Sì» al referendum perché credo nella giustizia e nel valore della magistratura. Troppo spesso si sostiene, in maniera semplicistica, che i giudici applichino solo la legge. Non è stato mai così, non lo è oggi e non lo sarà mai neanche domani. In realtà, la loro funzione è molto più complessa e consiste nel dare (e non fare) giustizia. Eppure, lo sentiamo dire spesso dai detrattori della funzione giudiziaria, per provare a circoscrivere e a limitare il potere esercitato dai giudici; o anche da appartenenti ad ambienti giudiziari, in tal caso prevalentemente per scopi difensivi, quando da una certa norma derivano effetti inattesi o, forse meglio, indesiderati per qualcuno.

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Giuseppe Giangrande: «Anch’io, ferito in servizio, sto con il collega»
Giuseppe Giangrande
Il maresciallo costretto a vivere su una sedia a rotelle dopo l’attentato del 2013 davanti a Palazzo Chigi: «Ho aderito all’appello della “Verità”. Gli agenti non sono tutelati e le espulsioni non vengono eseguite. Il pacchetto sicurezza del governo ci voleva».

Il prossimo settembre compirà 63 anni il maresciallo in congedo Giuseppe Giangrande. Originario di Monreale (Palermo), inviato di rinforzo a Roma dal Battaglione carabinieri Toscana, la sua vita fu stravolta la mattina del 28 aprile 2013 mentre prestava servizio d’ordine davanti a Palazzo Chigi nel giorno dell’insediamento del governo Letta.

Un suo quasi coetaneo, Luigi Preiti di 49 anni, all’improvviso si mise a sparare contro i carabinieri e il primo a essere colpito, al collo, fu Giangrande; poi l’uomo, arrivato quella stessa mattina dalla Calabria, ferì a una gamba il carabiniere scelto Francesco Negri, allora trentenne e ne sfiorò altri due. Voleva colpire dei politici, «in testa avevo Berlusconi, Bersani o Monti, erano loro i miei obiettivi», disse Preiti che sta terminando di scontare 16 anni di reclusione. Uscirà quest’anno.

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I parenti del rom rapinatore: «Ucciso mentre era al lavoro»
La villetta di Jonathan Rivolta a Lonate Pozzolo. Nel riquadro, Adamo Massa (Ansa)

Le incredibili parole del cugino dell’uomo pugnalato per legittima difesa fanno capire come per questa gente il crimine sia diventato la normalità. Intanto il giornale dei vescovi attacca il governo che cerca di rimediare.

«Era un tipo normale, come tutti, era lì per lavorare come fanno tutti». Ovvio. Tutti scassiniamo le porte delle villette e freghiamo l’argenteria mentre i proprietari sono fuori casa. Tutti, una volta beccati mentre stiamo svaligiando l’appartamento, invece di alzare le mani, arrendersi o scappare, reagiamo aggredendo a pugni in faccia chi ci ha sorpresi. Tutti poi abbiamo una fedina penale lunga un metro e ce ne andiamo a spasso con complici che ci scaricano in strada, lasciandoci davanti al pronto soccorso prima di darsela a gambe levate. Sì, Adamo Massa, il rom ucciso durante un tentativo di furto a Lonate Pozzolo, era proprio un tipo normale, che faceva quello che fanno tutti. «Rubare era il suo lavoro», ha spiegato il cugino.

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Non c’è l’obbligo dell’azione penale?
(IStock)
Questa truffa sulle liste di attesa serve solo per far raggiungere alle Asl gli obiettivi previsti e ai manager i relativi bonus. C’è materiale perché i pm indaghino: come mai non lo fanno?

Come se non bastassero le liste di attesa, ci sono anche le truffe sulle liste di attesa. Di che si tratta? In molte Asl si fissano esami, che sono molto urgenti, a distanza di mesi o anni, ma sulla prenotazione, per pararsi le terga, si scrive che il paziente ha rifiutato una data precedente. Ebbene, con questo escamotage i manager incassano i premi ma il paziente, in realtà, quella proposta non l’ha mai ricevuta. È qui che i manager incassano perché in questo modo si aggira la legge da una parte e dall’altra si taroccano le statistiche. In altri termini funziona così: «Io ti avevo proposto una data precedente ma, avendola tu rifiutata, ho dovuto dartene una molto più lontana».

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