
Namibia, Angola e Congo accettano migliaia di rimpatri dopo le minacce del governo laburista di togliere i visti, pur di rimandare indietro i condannati. E la linea dura è quella della titolare dell’Interno, Shabana Mahmood.
Di solito, non appena si accenna a un discorso sulla remigrazione, vengono immediatamente avanzate due obiezioni. La prima è che si tratti di una pratica disumana basata sulle «deportazioni» e degna di un regime nazista. La seconda è che, al netto delle condanne morali, sia impossibile da realizzare. Ebbene, quanto accade nel Regno Unito smentisce entrambe le affermazioni.
La notizia è che il ministro degli Interni britannico Shabana Mahmood ha deciso qualche tempo fa di negare i visti d’ingresso ai ministri, ai diplomatici e ai turisti di alcune nazioni, per la precisione, Repubblica Democratica del Congo, Namibia e Angola. Soprattutto il Congo aveva rifiutato il rimpatrio dei suoi cittadini che avessero commesso reati sul territorio inglese, così il governo ha cancellato i visti per i suoi diplomatici e ministri e ha impedito ai suoi cittadini di accedere rapidamente al Regno Unito, compresi i cosiddetti Vip. In buona sostanza, per gli onesti cittadini congolesi entrare in Inghilterra è diventato un incubo, con conseguenze sugli affari e la vita privata. Risultato: dopo questa cura le tre nazioni hanno acconsentito a riprendersi circa 4.000 criminali condannati. Tra questi ci sono assassini e stupratori. Oltre ad essi, saranno rimpatriati anche numerosi migranti irregolari. Visto il successo dell’operazione, ora la minaccia di restrizioni verrà allargata a India, Pakistan, Nigeria, Bangladesh, Somalia, Egitto e Gabon, che si sono dimostrati poco disponibili ad accettare i rimpatri. Giova ricordare che il governo del Regno Unito è guidati dai laburisti di Keir Starmer e che la responsabile degli Affari interni è la succitata Shabana Mahmood, che ha - come si dice nel mondo anglosassone in modo politicamente corretto - un background migratorio.
Costei ha deciso di imitare i provvedimenti di restrizione ai visti applicati da Donald Trump a una quarantina di nazioni. «Il mio messaggio è chiaro», ha detto il ministro. «Se i governi stranieri si rifiutano di accettare il ritorno dei loro cittadini, ne subiranno le conseguenze. I migranti illegali e i criminali pericolosi saranno ora allontanati e rimpatriati in Angola, Namibia e Repubblica Democratica del Congo. Farò tutto il necessario per ripristinare l’ordine e il controllo ai nostri confini».
Un discorso che dalle nostre parti starebbe bene in bocca a un esponente della destra, e che probabilmente le formazioni di sinistra attaccherebbero blaterando di razzismo e propaganda autoritaria. Ora, se a attuare le espulsioni è un ministro di origini straniere di un governo progressista, è evidente che i rimpatri di massa non sono affatto una misura nazista, ma un atto di buonsenso. Non solo se riguardano i criminali, ma anche se toccano gli stranieri irregolari.
A quanto risulta, da quando i laburisti sono al governo, hanno espulso circa 60.000 persone. Un bel punto di partenza per la remigrazione. Di questi, il 32 per cento sono criminali e il 45 per cento immigrati irregolari. Secondo Mahmood, questo è solo l’inizio. Si smentisce così la presunta verità secondo cui la remigrazione sarebbe impossibile: i rimpatri, quando si usano maniere decise, diventano possibili, basta volerlo e avere il coraggio di fare ogni tanto la voce grossa. Certo, il percorso remigratorio prevede anche altre fasi, l’espulsione è solo una prima parte. Ma è anche la più complicata, e se si riesce a mettere in pratica e si mostra che l’atteggiamento delle autorità è cambiato, allora diviene più semplice anche tutto il resto, a partire dall’organizzazione di rimpatri volontari, che del resto sono praticati e incentivati anche in Italia (se ne contano alcune centinaia ogni anno, per altro ben retribuiti).
Comunque sia, il punto è comprendere che la remigrazione non ha nulla di disumano e violento. Al contrario è un atto umanitario e di giustizia. Allontanare omicidi e stupratori (che per altro sono presenti in gran numero nelle nazioni occidentali) significa rendere migliore la vita delle persone oneste e civili. Rimpatriare i clandestini significa invece togliere molte persone dall’illegalità, evitare che possono essere esposte alle lusinghe e ai ricatti della criminalità organizzata o sfruttate da questo o quel padrone disonesto. In più, si costringono le nazioni africane ad assumersi la responsabilità dei loro cittadini, cosa che finora hanno rifiutato di fare, come se la faccenda non le riguardasse. La remigrazione non è impossibile: bisogna soltanto avere il coraggio di realizzarla, demolendo pregiudizi e mistificazioni che finora hanno inquinato il dibattito sull’immigrazione. Se la sinistra caccia criminali e irregolari a migliaia, persino la destra ci può riuscire.






