True
2024-01-20
Il sindaco di Parigi toglie i finanziamenti alla scuola cattolica per vendetta politica
Anne Hidalgo, sindaco di Parigi (Ansa)
Il sindaco socialista di Parigi Anne Hidalgo ha deciso di sospendere «in via provvisoria» i fondi versati dal Comune al prestigioso istituto scolastico cattolico parigino Stanislas dove ha studiato anche Charles de Gaulle. Fondi che la legge francese prevede per le scuole private convenzionate. Messa così, la questione potrebbe sembrare puramente amministrativa e invece cela ragioni ideologiche e una battaglia politica in previsione delle elezioni municipali del 2026. Tutto è iniziato con la nomina di Amélie Oudéa-Castéra e di Rachida Dati come ministri del governo di Gabriel Attal a capo, rispettivamente, dell’Educazione Nazionale e della Cultura. I due neo ministri hanno fatto dichiarazioni che sono state strumentalizzate da certi politici della sinistra francese, caduta ai minimi storici della popolarità anche a causa dei flirt con islamisti o antisemiti di alcuni dei suoi esponenti. Il 13 gennaio, Oudéa-Castéra ha dichiarato di aver scelto una «soluzione differente» per l’educazione dei propri figli a causa delle «tante ore (di lezione, ndr) senza supplenze» che ci sono nelle scuole pubbliche. Per questo il ministro ha iscritto i suoi tre figli a Stanislas, chiamato comunemente Stan. Dati si è invece detta pronta a candidarsi come sindaco di Parigi alle prossime amministrative dopo essere stata, fino al suo ingresso nel governo Attal, capo dell’opposizione di destra nel consiglio comunale parigino. L’annuncio non è stato preso bene da Hidalgo.
Parallelamente martedì, il sito d’inchiesta Médiapart ha pubblicato il rapporto sull’inchiesta ministeriale a Stanislas disposta, nel febbraio 2023, dall’allora ministro dell’Educazione francese Pap Ndiaye. Questo membro del governo di Elisabeth Borne, noto per le sparate wokiste, aveva spedito degli ispettori nella scuola cattolica dopo che dei media l’avevano accusata di essere «sessista, omofoba e autoritaria». In ogni caso, l’articolo di Médiapart non ha rivelato un granché, salvo alcuni elementi che i funzionari ministeriali hanno definito «derive». Per la stampa mainstream e di sinistra transalpine è stato come un invito a nozze. Nel rapporto degli ispettori si legge che «certi catechisti esprimono convinzioni personali che vanno al di là delle posizioni della Chiesa cattolica, per esempio sull’Ivg (Interruzione volontaria di gravidanza, ndr)» oppure «suscettibili di essere qualificate penalmente sull’omosessualità». Stranamente, degli ispettori della laicissima République Française sembrano conoscere perfettamente la posizione della Chiesa sull’aborto o sull’omosessualità. Gli stessi ispettori parlano del catechismo come se fosse imposto a tutti gli studenti quando invece «non è obbligatorio» così come non lo è «l’andare a messa» durante i corsi. Parola di Frédéric Gautier, direttore di Stanislas ai microfoni di Franceinfo.
Gautier ha puntualizzato che «ciò che è obbligatorio è la formazione religiosa, l’istruzione religiosa». Insomma, quello che si insegna a tutti a Stan è la cultura cristiana ma, in un Paese in cui dal 1905 vige una legge ai limiti della cristianofobia che ha imposto separazione tra lo Stato e la Chiesa (e confiscato molti beni a quest’ultima, ndr), è difficile fare la differenza tra la conoscenza di una religione e la fede. Il direttore di Stanislas ha anche ricordato che l’ispezione «non conferma fatti di omofobia, sessismo e autoritarismo» menzionati da alcuni media. Inoltre Gautier ha sottolineato che i risultati del rapporto non sono stati trattati in un «incontro contraddittorio» tra scuola e ministero. Insomma l’opinione degli ispettori, che hanno comunque dovuto riconoscere «l’eccellenza» dei risultati di Stan, non ammette contestazioni. La sentenza è senza appello. Ma oltre agli ispettori ministeriali anche varie testate d’Oltralpe hanno negato il diritto di replica all’istituto cattolico parigino.
Libération, storico quotidiano della sinistra francese che nel 1977 aveva pubblicato una tribuna pro-pedofilia, ha titolato Affaire Oudéa-Castéra: al Collegio Stanislas, cultura dello stupro, propaganda anti Ivg e anti omosessualità in programma. L’assessore all’Educazione parigino, Patrick Bloche, ha confermato che la sospensione dei fondi a Stanislas è «una misura politica che assumiamo totalmente». Così facendo Parigi infrange la legge Debré del 1959, che regola le relazioni tra lo Stato e le scuole cattoliche, nonché il principio costituzionale della libertà educativa. A pochi mesi dall’inizio delle Olimpiadi di Parigi, Anne Hidalgo vuole offrire un’immagine della capitale francese scintillante, tollerante, inclusiva per la comunità Lgbt. Il sindaco parigino attende anche la riapertura della cattedrale Notre-Dame che le offrirà un’altra passerella davanti ai media internazionali.
Era già successo nel 2023 quando era stata fotografata in Vaticano accanto a papa Francesco, con il quale aveva discusso di rifugiati e di Notre-Dame. Al di là delle Alpi c’è chi spera una risposta della Chiesa ma c’è anche chi teme che la sanzione contro Stanislas non venga imitata da altri sindaci di sinistra. Primi cittadini capaci, magari, la dichiarazione Fiducia Supplicans come ariete, per attaccare le scuole cattoliche francesi troppo «indietriste», per usare un termine bergogliano. Chissà che la vicenda di Stanislas non faccia cambiare idea a qualche cattolico intenzionato a venire nella Ville Lumière per assistere ai giochi olimpici o per partecipare alla riapertura dei Notre-Dame.
Tra i libri più venduti su Internet c’è l’almanacco delle bestemmie
Si dice a volte che nei Paesi cattolici e devoti, come l’Italia o la Spagna, si bestemmia di più che nei Paesi più illuministi, protestanti e miscredenti, tipo la Francia, la Gran Bretagna o la Scandinavia. Anche perché tra angeli, madonne e santi patroni, ci sarebbe più materia per essere blasfemi. Sostenne tale tesi, anni fa, l’intellettuale cattolico Rino Cammilleri.
In assenza di statistiche precise, resta il fatto, tristemente noto a tutti gli adulti e gli anziani, che la secolarizzazione, il laicismo e l’anticristianesimo galoppante, di matrice progressista o liberal, aumentano il tasso di bestemmiatori e diminuiscono in parallelo la gravità percepita della bestemmia. Derubricata, da delitto contro Dio a generico malcostume, ed oggi, più o meno a (scusabilissima) volgarità. Ma il top lo si ha quando l’insulto a Dio, viene promosso e favorito con pubblicità, libercoli, opuscoli e pamphlet, i quali, dietro la copertura di ribellismo e spirito libertario, diventano dei vettori di blasfemia a freddo e violento odio antireligioso.
«Nella categoria Linguistica di Amazon», nota Paola Belletti su il Timone on line, «il libro più venduto» in queste prime settimane del 2024, sembra essere «un album da colorare, classificato come idea regalo per adulti». E il cui titolo è davvero tutto un programma: Album delle 50 bestemmie più cattive da colorare con mandala antistress. Sublime.
E sicuramente non un libro «fobico», di quelli che offendono quelle minoranze, etniche e religiose, che sono degne di protezione, altrimenti i bacchettoni progressisti avrebbero gridato al razzismo.
Del resto, continua il Timone, da quando, nel 1999 «la bestemmia non è più reato» - come era sia nell’Ottocento, sia sotto il fascismo, che sotto la Dc - essa è stata lentamente sdoganata. Divenendo una sorta di «passatempo antistress». E di questo fenomeno la miglior prova sta nei libri che insegnano a bestemmiare che da tempo infestano il web. Centosette pagine, «solo per i veri bestemmiatori», al modico prezzo di 8,90. Lo scopo? Mica offendere Dio, la Chiesa, il Papa, i credenti, la nostra comune tradizione cattolica che proprio quanto a libri prodotti sembra aver raggiunto le vette della letteratura religiosa mondiale con Dante, Petrarca, Manzoni e mille altri. No. Solo per combattere, si dice, «stress, ansia, brutti pensieri, suocere scatenate e datori di lavoro incompetenti».
Sai che relax nel colorare i mandala d’Oriente con insulti ad un Creatore che (ora…) non vuole difendersi. E come nota Paola Belletti, «che brutta fine» viene fatta fare al mandala, simbolo sacro «di ciò che buddisti e induisti intendono per armonia dell’universo».
Il coraggioso autore si nasconde dietro l’appropriato pseudonimo di O. Male Detto e ha scritto altri testi degni di lui. Per esempio, Un Santo da insultare al giorno. 365 offese ai Santi per sfogarsi e superare le difficoltà quotidiane (2023), Bestemmie intrecciate ad enigmistica per adulti arrabbiati (2022) o ancora La tua bestemmia quotidiana. Il prontuario delle bestemmie italiane (2022).
«Abbiamo creato questo libro pensando a te», dice la seconda di copertina, «che ogni giorno sei costretto ad affrontare sfide e situazioni insostenibili, che ti fanno solo venir voglia di dirne due direttamente in faccia all’Altissimo». Infatti, «la bestemmia rappresenta l’unica via di fuga verso la dolce e vera libertà».
L’Altissimo però difficilmente presta orecchio agli insulti di è così in basso che mentre crede di offendere Lui, sta solo sputando urina sul suo microscopico io.
Continua a leggereRiduci
L’istituto Stanislas è frequentato dai figli del neo ministro dell’Educazione. La socialista Anne Hidalgo teme la futura sfida con Rachida Dati.L’album delle bestemmie da colorare scritto da un anonimo per aiutare a «vincere lo stress» è tra i best seller di Internet.Lo speciale contiene due articoli. Il sindaco socialista di Parigi Anne Hidalgo ha deciso di sospendere «in via provvisoria» i fondi versati dal Comune al prestigioso istituto scolastico cattolico parigino Stanislas dove ha studiato anche Charles de Gaulle. Fondi che la legge francese prevede per le scuole private convenzionate. Messa così, la questione potrebbe sembrare puramente amministrativa e invece cela ragioni ideologiche e una battaglia politica in previsione delle elezioni municipali del 2026. Tutto è iniziato con la nomina di Amélie Oudéa-Castéra e di Rachida Dati come ministri del governo di Gabriel Attal a capo, rispettivamente, dell’Educazione Nazionale e della Cultura. I due neo ministri hanno fatto dichiarazioni che sono state strumentalizzate da certi politici della sinistra francese, caduta ai minimi storici della popolarità anche a causa dei flirt con islamisti o antisemiti di alcuni dei suoi esponenti. Il 13 gennaio, Oudéa-Castéra ha dichiarato di aver scelto una «soluzione differente» per l’educazione dei propri figli a causa delle «tante ore (di lezione, ndr) senza supplenze» che ci sono nelle scuole pubbliche. Per questo il ministro ha iscritto i suoi tre figli a Stanislas, chiamato comunemente Stan. Dati si è invece detta pronta a candidarsi come sindaco di Parigi alle prossime amministrative dopo essere stata, fino al suo ingresso nel governo Attal, capo dell’opposizione di destra nel consiglio comunale parigino. L’annuncio non è stato preso bene da Hidalgo.Parallelamente martedì, il sito d’inchiesta Médiapart ha pubblicato il rapporto sull’inchiesta ministeriale a Stanislas disposta, nel febbraio 2023, dall’allora ministro dell’Educazione francese Pap Ndiaye. Questo membro del governo di Elisabeth Borne, noto per le sparate wokiste, aveva spedito degli ispettori nella scuola cattolica dopo che dei media l’avevano accusata di essere «sessista, omofoba e autoritaria». In ogni caso, l’articolo di Médiapart non ha rivelato un granché, salvo alcuni elementi che i funzionari ministeriali hanno definito «derive». Per la stampa mainstream e di sinistra transalpine è stato come un invito a nozze. Nel rapporto degli ispettori si legge che «certi catechisti esprimono convinzioni personali che vanno al di là delle posizioni della Chiesa cattolica, per esempio sull’Ivg (Interruzione volontaria di gravidanza, ndr)» oppure «suscettibili di essere qualificate penalmente sull’omosessualità». Stranamente, degli ispettori della laicissima République Française sembrano conoscere perfettamente la posizione della Chiesa sull’aborto o sull’omosessualità. Gli stessi ispettori parlano del catechismo come se fosse imposto a tutti gli studenti quando invece «non è obbligatorio» così come non lo è «l’andare a messa» durante i corsi. Parola di Frédéric Gautier, direttore di Stanislas ai microfoni di Franceinfo. Gautier ha puntualizzato che «ciò che è obbligatorio è la formazione religiosa, l’istruzione religiosa». Insomma, quello che si insegna a tutti a Stan è la cultura cristiana ma, in un Paese in cui dal 1905 vige una legge ai limiti della cristianofobia che ha imposto separazione tra lo Stato e la Chiesa (e confiscato molti beni a quest’ultima, ndr), è difficile fare la differenza tra la conoscenza di una religione e la fede. Il direttore di Stanislas ha anche ricordato che l’ispezione «non conferma fatti di omofobia, sessismo e autoritarismo» menzionati da alcuni media. Inoltre Gautier ha sottolineato che i risultati del rapporto non sono stati trattati in un «incontro contraddittorio» tra scuola e ministero. Insomma l’opinione degli ispettori, che hanno comunque dovuto riconoscere «l’eccellenza» dei risultati di Stan, non ammette contestazioni. La sentenza è senza appello. Ma oltre agli ispettori ministeriali anche varie testate d’Oltralpe hanno negato il diritto di replica all’istituto cattolico parigino. Libération, storico quotidiano della sinistra francese che nel 1977 aveva pubblicato una tribuna pro-pedofilia, ha titolato Affaire Oudéa-Castéra: al Collegio Stanislas, cultura dello stupro, propaganda anti Ivg e anti omosessualità in programma. L’assessore all’Educazione parigino, Patrick Bloche, ha confermato che la sospensione dei fondi a Stanislas è «una misura politica che assumiamo totalmente». Così facendo Parigi infrange la legge Debré del 1959, che regola le relazioni tra lo Stato e le scuole cattoliche, nonché il principio costituzionale della libertà educativa. A pochi mesi dall’inizio delle Olimpiadi di Parigi, Anne Hidalgo vuole offrire un’immagine della capitale francese scintillante, tollerante, inclusiva per la comunità Lgbt. Il sindaco parigino attende anche la riapertura della cattedrale Notre-Dame che le offrirà un’altra passerella davanti ai media internazionali. Era già successo nel 2023 quando era stata fotografata in Vaticano accanto a papa Francesco, con il quale aveva discusso di rifugiati e di Notre-Dame. Al di là delle Alpi c’è chi spera una risposta della Chiesa ma c’è anche chi teme che la sanzione contro Stanislas non venga imitata da altri sindaci di sinistra. Primi cittadini capaci, magari, la dichiarazione Fiducia Supplicans come ariete, per attaccare le scuole cattoliche francesi troppo «indietriste», per usare un termine bergogliano. Chissà che la vicenda di Stanislas non faccia cambiare idea a qualche cattolico intenzionato a venire nella Ville Lumière per assistere ai giochi olimpici o per partecipare alla riapertura dei Notre-Dame.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/hidalgo-scuola-tagli-2667011651.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tra-i-libri-piu-venduti-su-internet-ce-lalmanacco-delle-bestemmie" data-post-id="2667011651" data-published-at="1705745737" data-use-pagination="False"> Tra i libri più venduti su Internet c’è l’almanacco delle bestemmie Si dice a volte che nei Paesi cattolici e devoti, come l’Italia o la Spagna, si bestemmia di più che nei Paesi più illuministi, protestanti e miscredenti, tipo la Francia, la Gran Bretagna o la Scandinavia. Anche perché tra angeli, madonne e santi patroni, ci sarebbe più materia per essere blasfemi. Sostenne tale tesi, anni fa, l’intellettuale cattolico Rino Cammilleri. In assenza di statistiche precise, resta il fatto, tristemente noto a tutti gli adulti e gli anziani, che la secolarizzazione, il laicismo e l’anticristianesimo galoppante, di matrice progressista o liberal, aumentano il tasso di bestemmiatori e diminuiscono in parallelo la gravità percepita della bestemmia. Derubricata, da delitto contro Dio a generico malcostume, ed oggi, più o meno a (scusabilissima) volgarità. Ma il top lo si ha quando l’insulto a Dio, viene promosso e favorito con pubblicità, libercoli, opuscoli e pamphlet, i quali, dietro la copertura di ribellismo e spirito libertario, diventano dei vettori di blasfemia a freddo e violento odio antireligioso. «Nella categoria Linguistica di Amazon», nota Paola Belletti su il Timone on line, «il libro più venduto» in queste prime settimane del 2024, sembra essere «un album da colorare, classificato come idea regalo per adulti». E il cui titolo è davvero tutto un programma: Album delle 50 bestemmie più cattive da colorare con mandala antistress. Sublime. E sicuramente non un libro «fobico», di quelli che offendono quelle minoranze, etniche e religiose, che sono degne di protezione, altrimenti i bacchettoni progressisti avrebbero gridato al razzismo. Del resto, continua il Timone, da quando, nel 1999 «la bestemmia non è più reato» - come era sia nell’Ottocento, sia sotto il fascismo, che sotto la Dc - essa è stata lentamente sdoganata. Divenendo una sorta di «passatempo antistress». E di questo fenomeno la miglior prova sta nei libri che insegnano a bestemmiare che da tempo infestano il web. Centosette pagine, «solo per i veri bestemmiatori», al modico prezzo di 8,90. Lo scopo? Mica offendere Dio, la Chiesa, il Papa, i credenti, la nostra comune tradizione cattolica che proprio quanto a libri prodotti sembra aver raggiunto le vette della letteratura religiosa mondiale con Dante, Petrarca, Manzoni e mille altri. No. Solo per combattere, si dice, «stress, ansia, brutti pensieri, suocere scatenate e datori di lavoro incompetenti». Sai che relax nel colorare i mandala d’Oriente con insulti ad un Creatore che (ora…) non vuole difendersi. E come nota Paola Belletti, «che brutta fine» viene fatta fare al mandala, simbolo sacro «di ciò che buddisti e induisti intendono per armonia dell’universo». Il coraggioso autore si nasconde dietro l’appropriato pseudonimo di O. Male Detto e ha scritto altri testi degni di lui. Per esempio, Un Santo da insultare al giorno. 365 offese ai Santi per sfogarsi e superare le difficoltà quotidiane (2023), Bestemmie intrecciate ad enigmistica per adulti arrabbiati (2022) o ancora La tua bestemmia quotidiana. Il prontuario delle bestemmie italiane (2022). «Abbiamo creato questo libro pensando a te», dice la seconda di copertina, «che ogni giorno sei costretto ad affrontare sfide e situazioni insostenibili, che ti fanno solo venir voglia di dirne due direttamente in faccia all’Altissimo». Infatti, «la bestemmia rappresenta l’unica via di fuga verso la dolce e vera libertà». L’Altissimo però difficilmente presta orecchio agli insulti di è così in basso che mentre crede di offendere Lui, sta solo sputando urina sul suo microscopico io.
Ansa
Non dimentichiamo che, l’altro ieri, era stato il ministro dell’Interno di Islamabad, Mohsin Naqvi, a visitare la capitale iraniana, per incontrare il comandante dei pasdaran, Ahmad Vahidi. Non solo. Domani, il primo ministro pakistano, Shehbaz Sharif, si recherà in Cina dove vedrà Xi Jinping.
Dal canto suo, il ministero degli Esteri iraniano ha reso noto che Teheran starebbe esaminando i «punti di vista» degli americani. Al contempo, sempre ieri, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha cautamente parlato di «segnali positivi» nel processo diplomatico, confermando il viaggio della delegazione pakistana verso la Repubblica islamica ed esprimendo delusione per il comportamento degli alleati della Nato. Tuttavia, segretario di Stato americano, probabilmente per mettere sotto pressione gli ayatollah, non ha escluso il ricorso all’opzione militare. «La preferenza del presidente è quella di concludere un buon accordo, questa è la sua preferenza», ha detto, per poi aggiungere: «Ma se non riusciamo a raggiungere un buon accordo, il presidente è stato chiaro: ha altre opzioni. Non entrerò nei dettagli, ma tutti le conoscono».
Non mancano ciononostante delle difficoltà. Fonti della Repubblica islamica hanno riferito che la Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, avrebbe vietato il trasferimento all’estero dell’uranio in procinto di essere utilizzabile per la realizzazione di armamenti. Un’indiscrezione, quest’ultima, che è stata smentita sia dalla Casa Bianca sia da un alto funzionario di Teheran. Del resto, se fosse confermata, la notizia rischierebbe di mettere seriamente in difficoltà il processo diplomatico: Donald Trump notoriamente auspica che il regime khomeinista ceda le proprie scorte di uranio altamente arricchito. Scorte che, durante il suo recente incontro con Xi a Pechino, Vladimir Putin, secondo Interfax, si sarebbe offerto di ospitare in territorio russo. Si tratta di una proposta, quella dello zar, rispetto a cui la Casa Bianca nutre tuttavia freddezza. Ieri, il presidente americano è infatti tornato a ribadire che l’Iran non può conservare il suo uranio altamente arricchito e che saranno gli Stati Uniti a prenderne possesso. «Una volta che lo avremo, lo distruggeremo. Non lo vogliamo», ha affermato Trump, che ha anche detto che il conflitto finirà «molto presto».
Tutto questo, senza dimenticare il nodo di Hormuz. Ieri, la Repubblica islamica ha fatto sapere che Teheran sta discutendo con l’Oman l’introduzione di un pedaggio permanente per chi voglia usufruire dello Stretto: un’idea che è stata duramente bocciata dal presidente americano e dallo stesso Rubio, secondo cui l’introduzione di gabelle renderebbe impossibile ogni accordo tra Washington e Teheran. Dall’altra parte, Centcom ha reso noto di aver «reindirizzato» 94 navi da quando Washington ha imposto il blocco ai porti della Repubblica islamica. Inoltre, secondo la Cnn, l’intelligence statunitense riterrebbe che Teheran starebbe ricostituendo più rapidamente del previsto le proprie capacità militari e che, a seguito del cessate il fuoco con Washington, avrebbe riavviato la produzione di droni. Insomma, la diplomazia è ripartita. Ma la strada non è ancora in discesa.
Continua a leggereRiduci
Il bombardamento ucraino al quartier generale dell’Fsb russo, nell’oblast di Kherson, ha provocato un centinaio fra vittime e feriti (Ansa)
La base dell’Fsb si trova a Genicheska Hirka, nell’oblast di Kherson. Allegando il video del raid, ha aggiunto che «le perdite russe sono circa un centinaio tra morti e feriti». Anche in questo caso si tratta di un messaggio per «i russi» visto che «devono capire che devono porre fine a questa loro guerra».
Ma non è stato l’unico attacco: il presidente ucraino ha infatti rivendicato un raid contro «la raffineria russa di Sizran, a oltre 800 chilometri dal confine». Inoltre, nella regione russa di Bryansk, un drone ucraino ha colpito una locomotiva, uccidendo tre persone. E anche nella parte della regione di Zaporizhzhia controllata dai russi si contano due vittime dopo che un velivolo senza pilota gialloblù ha attaccato un veicolo.
Che sia poi aumentata la capacità di difesa di Kiev ne è convinto il ministro della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov: ha dichiarato che «la percentuale di abbattimenti dei droni Shahed è raddoppiata negli ultimi quattro mesi, nonostante il numero di Shahed lanciati mensilmente dalla Russia sia in aumento del 35%». Gli attacchi di Mosca sull’Ucraina continuano però a mietere vittime: si contano almeno sette morti a seguito dei raid nel Donetsk, a Kharkiv e nella regione di Cherniv.
Zelensky ha intanto incassato ulteriore sostegno da parte degli alleati. Dopo lo spauracchio suscitato da una licenza commerciale britannica che avrebbe permesso l’importazione del petrolio russo da Paesi terzi, il premier laburista Keir Starmer ha fatto rientrare l’allarme. Stando a una nota diffusa da Downing street, i due leader hanno avuto una conversazione telefonica in cui Starmer «ha ribadito il costante sostegno del Regno Unito all’Ucraina e l’impegno per smantellare la macchina da guerra di Putin».
Un ulteriore appoggio a Kiev è arrivato dal cancelliere tedesco, Friedrich Merz, in tema di integrazione europea. Ha infatti proposto a Bruxelles che l’Ucraina diventi «membro associato» prima della sua completa adesione. Questo tipo di membership includerebbe già la clausola di mutua difesa con l’estensione all’Ucraina dell’articolo 42.7 del Trattato sull’Ue. A commentare l’iniziativa è stato anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Pur riconoscendo che «l’Ucraina è un Paese candidato a far parte dell’Ue», ha precisato: «Però non dobbiamo dimenticare i Balcani che sono candidati da prima». Intanto pare che la presidenza cipriota del Consiglio dell’Ue abbia fissato entro giugno l’avvio del primo pacchetto di negoziati per l’adesione. E non è escluso che sul tavolo ci sia anche la proposta di Merz. Un aiuto indirizzato al settore energetico ucraino arriva invece dall’Italia: il ministro dell’Energia Denys Shmyhal ha reso noto che il nostro Paese «fornirà ulteriori 10 milioni di euro per sostenere i lavori di ripristino e riparazione nel settore energetico».
E mentre il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha rimproverato «molti» alleati di «non spendere abbastanza per il sostegno all’Ucraina», c’è invece chi ha redarguito Kiev. La Lituania ha confermato che il drone precipitato sul suo territorio lo scorso 17 maggio è ucraino. Tra l’altro sia mercoledì sia ieri sono stati individuati velivoli senza pilota nei cieli lituani, ma non è stato comunicato l’autore. È in questo contesto che la Polonia ha chiesto a Kiev di usare i droni «con più precisione». La più critica è stata la Grecia: dopo il ritrovamento nelle acque greche di un drone marino ucraino, il ministro ellenico della Difesa, Nikos Dendias, ha affermato: «Ci devono delle scuse e la garanzia assoluta che una cosa del genere non si ripeterà più». Dall’altra parte, la Svezia ha preso le difese di Kiev.
A Mosca, intanto, si traccia l’identikit dei negoziatori europei. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha affermato che «dovrebbero essere persone che godono della fiducia dei loro cittadini, che non abbiano optato per un nazionalismo esplicito, in particolare per la russofobia». Ma Zakharova si è anche esposta sui cittadini della Transnistria, dopo che Mosca ha assicurato agli abitanti una procedura semplificata per ottenere la cittadinanza russa: «La Russia è pronta a ricorrere a tutti i mezzi necessari per garantire la loro sicurezza».
Per Zelensky è senz’altro un grattacapo che si aggiunge alla questione della Bielorussia. Mentre il presidente russo Vladimir Putin, insieme all’omologo bielorusso Aleksandr Lukashenko, ha assistito ieri in videoconferenza alle esercitazioni nucleari congiunte dei due Paesi, Kiev teme un attacco da Minsk. Così il Servizio di sicurezza ucraino ha annunciato di stare «attuando una serie di misure di sicurezza rafforzate nelle regioni settentrionali» dell’Ucraina. Lukashenko ha cercato di allentare le tensioni con Kiev, sostenendo che Minsk non si farà «trascinare» nella guerra. E si è detto «pronto a incontrare» Zelensky. Ma il presidente ucraino ha già lanciato il suo avvertimento: Lukashenko «deve capire che ci saranno conseguenze se ci sarà l’aggressione contro l’Ucraina».
Continua a leggereRiduci
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 22 maggio con Carlo Cambi