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2024-01-20
Il sindaco di Parigi toglie i finanziamenti alla scuola cattolica per vendetta politica
Anne Hidalgo, sindaco di Parigi (Ansa)
Il sindaco socialista di Parigi Anne Hidalgo ha deciso di sospendere «in via provvisoria» i fondi versati dal Comune al prestigioso istituto scolastico cattolico parigino Stanislas dove ha studiato anche Charles de Gaulle. Fondi che la legge francese prevede per le scuole private convenzionate. Messa così, la questione potrebbe sembrare puramente amministrativa e invece cela ragioni ideologiche e una battaglia politica in previsione delle elezioni municipali del 2026. Tutto è iniziato con la nomina di Amélie Oudéa-Castéra e di Rachida Dati come ministri del governo di Gabriel Attal a capo, rispettivamente, dell’Educazione Nazionale e della Cultura. I due neo ministri hanno fatto dichiarazioni che sono state strumentalizzate da certi politici della sinistra francese, caduta ai minimi storici della popolarità anche a causa dei flirt con islamisti o antisemiti di alcuni dei suoi esponenti. Il 13 gennaio, Oudéa-Castéra ha dichiarato di aver scelto una «soluzione differente» per l’educazione dei propri figli a causa delle «tante ore (di lezione, ndr) senza supplenze» che ci sono nelle scuole pubbliche. Per questo il ministro ha iscritto i suoi tre figli a Stanislas, chiamato comunemente Stan. Dati si è invece detta pronta a candidarsi come sindaco di Parigi alle prossime amministrative dopo essere stata, fino al suo ingresso nel governo Attal, capo dell’opposizione di destra nel consiglio comunale parigino. L’annuncio non è stato preso bene da Hidalgo.
Parallelamente martedì, il sito d’inchiesta Médiapart ha pubblicato il rapporto sull’inchiesta ministeriale a Stanislas disposta, nel febbraio 2023, dall’allora ministro dell’Educazione francese Pap Ndiaye. Questo membro del governo di Elisabeth Borne, noto per le sparate wokiste, aveva spedito degli ispettori nella scuola cattolica dopo che dei media l’avevano accusata di essere «sessista, omofoba e autoritaria». In ogni caso, l’articolo di Médiapart non ha rivelato un granché, salvo alcuni elementi che i funzionari ministeriali hanno definito «derive». Per la stampa mainstream e di sinistra transalpine è stato come un invito a nozze. Nel rapporto degli ispettori si legge che «certi catechisti esprimono convinzioni personali che vanno al di là delle posizioni della Chiesa cattolica, per esempio sull’Ivg (Interruzione volontaria di gravidanza, ndr)» oppure «suscettibili di essere qualificate penalmente sull’omosessualità». Stranamente, degli ispettori della laicissima République Française sembrano conoscere perfettamente la posizione della Chiesa sull’aborto o sull’omosessualità. Gli stessi ispettori parlano del catechismo come se fosse imposto a tutti gli studenti quando invece «non è obbligatorio» così come non lo è «l’andare a messa» durante i corsi. Parola di Frédéric Gautier, direttore di Stanislas ai microfoni di Franceinfo.
Gautier ha puntualizzato che «ciò che è obbligatorio è la formazione religiosa, l’istruzione religiosa». Insomma, quello che si insegna a tutti a Stan è la cultura cristiana ma, in un Paese in cui dal 1905 vige una legge ai limiti della cristianofobia che ha imposto separazione tra lo Stato e la Chiesa (e confiscato molti beni a quest’ultima, ndr), è difficile fare la differenza tra la conoscenza di una religione e la fede. Il direttore di Stanislas ha anche ricordato che l’ispezione «non conferma fatti di omofobia, sessismo e autoritarismo» menzionati da alcuni media. Inoltre Gautier ha sottolineato che i risultati del rapporto non sono stati trattati in un «incontro contraddittorio» tra scuola e ministero. Insomma l’opinione degli ispettori, che hanno comunque dovuto riconoscere «l’eccellenza» dei risultati di Stan, non ammette contestazioni. La sentenza è senza appello. Ma oltre agli ispettori ministeriali anche varie testate d’Oltralpe hanno negato il diritto di replica all’istituto cattolico parigino.
Libération, storico quotidiano della sinistra francese che nel 1977 aveva pubblicato una tribuna pro-pedofilia, ha titolato Affaire Oudéa-Castéra: al Collegio Stanislas, cultura dello stupro, propaganda anti Ivg e anti omosessualità in programma. L’assessore all’Educazione parigino, Patrick Bloche, ha confermato che la sospensione dei fondi a Stanislas è «una misura politica che assumiamo totalmente». Così facendo Parigi infrange la legge Debré del 1959, che regola le relazioni tra lo Stato e le scuole cattoliche, nonché il principio costituzionale della libertà educativa. A pochi mesi dall’inizio delle Olimpiadi di Parigi, Anne Hidalgo vuole offrire un’immagine della capitale francese scintillante, tollerante, inclusiva per la comunità Lgbt. Il sindaco parigino attende anche la riapertura della cattedrale Notre-Dame che le offrirà un’altra passerella davanti ai media internazionali.
Era già successo nel 2023 quando era stata fotografata in Vaticano accanto a papa Francesco, con il quale aveva discusso di rifugiati e di Notre-Dame. Al di là delle Alpi c’è chi spera una risposta della Chiesa ma c’è anche chi teme che la sanzione contro Stanislas non venga imitata da altri sindaci di sinistra. Primi cittadini capaci, magari, la dichiarazione Fiducia Supplicans come ariete, per attaccare le scuole cattoliche francesi troppo «indietriste», per usare un termine bergogliano. Chissà che la vicenda di Stanislas non faccia cambiare idea a qualche cattolico intenzionato a venire nella Ville Lumière per assistere ai giochi olimpici o per partecipare alla riapertura dei Notre-Dame.
Tra i libri più venduti su Internet c’è l’almanacco delle bestemmie
Si dice a volte che nei Paesi cattolici e devoti, come l’Italia o la Spagna, si bestemmia di più che nei Paesi più illuministi, protestanti e miscredenti, tipo la Francia, la Gran Bretagna o la Scandinavia. Anche perché tra angeli, madonne e santi patroni, ci sarebbe più materia per essere blasfemi. Sostenne tale tesi, anni fa, l’intellettuale cattolico Rino Cammilleri.
In assenza di statistiche precise, resta il fatto, tristemente noto a tutti gli adulti e gli anziani, che la secolarizzazione, il laicismo e l’anticristianesimo galoppante, di matrice progressista o liberal, aumentano il tasso di bestemmiatori e diminuiscono in parallelo la gravità percepita della bestemmia. Derubricata, da delitto contro Dio a generico malcostume, ed oggi, più o meno a (scusabilissima) volgarità. Ma il top lo si ha quando l’insulto a Dio, viene promosso e favorito con pubblicità, libercoli, opuscoli e pamphlet, i quali, dietro la copertura di ribellismo e spirito libertario, diventano dei vettori di blasfemia a freddo e violento odio antireligioso.
«Nella categoria Linguistica di Amazon», nota Paola Belletti su il Timone on line, «il libro più venduto» in queste prime settimane del 2024, sembra essere «un album da colorare, classificato come idea regalo per adulti». E il cui titolo è davvero tutto un programma: Album delle 50 bestemmie più cattive da colorare con mandala antistress. Sublime.
E sicuramente non un libro «fobico», di quelli che offendono quelle minoranze, etniche e religiose, che sono degne di protezione, altrimenti i bacchettoni progressisti avrebbero gridato al razzismo.
Del resto, continua il Timone, da quando, nel 1999 «la bestemmia non è più reato» - come era sia nell’Ottocento, sia sotto il fascismo, che sotto la Dc - essa è stata lentamente sdoganata. Divenendo una sorta di «passatempo antistress». E di questo fenomeno la miglior prova sta nei libri che insegnano a bestemmiare che da tempo infestano il web. Centosette pagine, «solo per i veri bestemmiatori», al modico prezzo di 8,90. Lo scopo? Mica offendere Dio, la Chiesa, il Papa, i credenti, la nostra comune tradizione cattolica che proprio quanto a libri prodotti sembra aver raggiunto le vette della letteratura religiosa mondiale con Dante, Petrarca, Manzoni e mille altri. No. Solo per combattere, si dice, «stress, ansia, brutti pensieri, suocere scatenate e datori di lavoro incompetenti».
Sai che relax nel colorare i mandala d’Oriente con insulti ad un Creatore che (ora…) non vuole difendersi. E come nota Paola Belletti, «che brutta fine» viene fatta fare al mandala, simbolo sacro «di ciò che buddisti e induisti intendono per armonia dell’universo».
Il coraggioso autore si nasconde dietro l’appropriato pseudonimo di O. Male Detto e ha scritto altri testi degni di lui. Per esempio, Un Santo da insultare al giorno. 365 offese ai Santi per sfogarsi e superare le difficoltà quotidiane (2023), Bestemmie intrecciate ad enigmistica per adulti arrabbiati (2022) o ancora La tua bestemmia quotidiana. Il prontuario delle bestemmie italiane (2022).
«Abbiamo creato questo libro pensando a te», dice la seconda di copertina, «che ogni giorno sei costretto ad affrontare sfide e situazioni insostenibili, che ti fanno solo venir voglia di dirne due direttamente in faccia all’Altissimo». Infatti, «la bestemmia rappresenta l’unica via di fuga verso la dolce e vera libertà».
L’Altissimo però difficilmente presta orecchio agli insulti di è così in basso che mentre crede di offendere Lui, sta solo sputando urina sul suo microscopico io.
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L’istituto Stanislas è frequentato dai figli del neo ministro dell’Educazione. La socialista Anne Hidalgo teme la futura sfida con Rachida Dati.L’album delle bestemmie da colorare scritto da un anonimo per aiutare a «vincere lo stress» è tra i best seller di Internet.Lo speciale contiene due articoli. Il sindaco socialista di Parigi Anne Hidalgo ha deciso di sospendere «in via provvisoria» i fondi versati dal Comune al prestigioso istituto scolastico cattolico parigino Stanislas dove ha studiato anche Charles de Gaulle. Fondi che la legge francese prevede per le scuole private convenzionate. Messa così, la questione potrebbe sembrare puramente amministrativa e invece cela ragioni ideologiche e una battaglia politica in previsione delle elezioni municipali del 2026. Tutto è iniziato con la nomina di Amélie Oudéa-Castéra e di Rachida Dati come ministri del governo di Gabriel Attal a capo, rispettivamente, dell’Educazione Nazionale e della Cultura. I due neo ministri hanno fatto dichiarazioni che sono state strumentalizzate da certi politici della sinistra francese, caduta ai minimi storici della popolarità anche a causa dei flirt con islamisti o antisemiti di alcuni dei suoi esponenti. Il 13 gennaio, Oudéa-Castéra ha dichiarato di aver scelto una «soluzione differente» per l’educazione dei propri figli a causa delle «tante ore (di lezione, ndr) senza supplenze» che ci sono nelle scuole pubbliche. Per questo il ministro ha iscritto i suoi tre figli a Stanislas, chiamato comunemente Stan. Dati si è invece detta pronta a candidarsi come sindaco di Parigi alle prossime amministrative dopo essere stata, fino al suo ingresso nel governo Attal, capo dell’opposizione di destra nel consiglio comunale parigino. L’annuncio non è stato preso bene da Hidalgo.Parallelamente martedì, il sito d’inchiesta Médiapart ha pubblicato il rapporto sull’inchiesta ministeriale a Stanislas disposta, nel febbraio 2023, dall’allora ministro dell’Educazione francese Pap Ndiaye. Questo membro del governo di Elisabeth Borne, noto per le sparate wokiste, aveva spedito degli ispettori nella scuola cattolica dopo che dei media l’avevano accusata di essere «sessista, omofoba e autoritaria». In ogni caso, l’articolo di Médiapart non ha rivelato un granché, salvo alcuni elementi che i funzionari ministeriali hanno definito «derive». Per la stampa mainstream e di sinistra transalpine è stato come un invito a nozze. Nel rapporto degli ispettori si legge che «certi catechisti esprimono convinzioni personali che vanno al di là delle posizioni della Chiesa cattolica, per esempio sull’Ivg (Interruzione volontaria di gravidanza, ndr)» oppure «suscettibili di essere qualificate penalmente sull’omosessualità». Stranamente, degli ispettori della laicissima République Française sembrano conoscere perfettamente la posizione della Chiesa sull’aborto o sull’omosessualità. Gli stessi ispettori parlano del catechismo come se fosse imposto a tutti gli studenti quando invece «non è obbligatorio» così come non lo è «l’andare a messa» durante i corsi. Parola di Frédéric Gautier, direttore di Stanislas ai microfoni di Franceinfo. Gautier ha puntualizzato che «ciò che è obbligatorio è la formazione religiosa, l’istruzione religiosa». Insomma, quello che si insegna a tutti a Stan è la cultura cristiana ma, in un Paese in cui dal 1905 vige una legge ai limiti della cristianofobia che ha imposto separazione tra lo Stato e la Chiesa (e confiscato molti beni a quest’ultima, ndr), è difficile fare la differenza tra la conoscenza di una religione e la fede. Il direttore di Stanislas ha anche ricordato che l’ispezione «non conferma fatti di omofobia, sessismo e autoritarismo» menzionati da alcuni media. Inoltre Gautier ha sottolineato che i risultati del rapporto non sono stati trattati in un «incontro contraddittorio» tra scuola e ministero. Insomma l’opinione degli ispettori, che hanno comunque dovuto riconoscere «l’eccellenza» dei risultati di Stan, non ammette contestazioni. La sentenza è senza appello. Ma oltre agli ispettori ministeriali anche varie testate d’Oltralpe hanno negato il diritto di replica all’istituto cattolico parigino. Libération, storico quotidiano della sinistra francese che nel 1977 aveva pubblicato una tribuna pro-pedofilia, ha titolato Affaire Oudéa-Castéra: al Collegio Stanislas, cultura dello stupro, propaganda anti Ivg e anti omosessualità in programma. L’assessore all’Educazione parigino, Patrick Bloche, ha confermato che la sospensione dei fondi a Stanislas è «una misura politica che assumiamo totalmente». Così facendo Parigi infrange la legge Debré del 1959, che regola le relazioni tra lo Stato e le scuole cattoliche, nonché il principio costituzionale della libertà educativa. A pochi mesi dall’inizio delle Olimpiadi di Parigi, Anne Hidalgo vuole offrire un’immagine della capitale francese scintillante, tollerante, inclusiva per la comunità Lgbt. Il sindaco parigino attende anche la riapertura della cattedrale Notre-Dame che le offrirà un’altra passerella davanti ai media internazionali. Era già successo nel 2023 quando era stata fotografata in Vaticano accanto a papa Francesco, con il quale aveva discusso di rifugiati e di Notre-Dame. Al di là delle Alpi c’è chi spera una risposta della Chiesa ma c’è anche chi teme che la sanzione contro Stanislas non venga imitata da altri sindaci di sinistra. Primi cittadini capaci, magari, la dichiarazione Fiducia Supplicans come ariete, per attaccare le scuole cattoliche francesi troppo «indietriste», per usare un termine bergogliano. Chissà che la vicenda di Stanislas non faccia cambiare idea a qualche cattolico intenzionato a venire nella Ville Lumière per assistere ai giochi olimpici o per partecipare alla riapertura dei Notre-Dame.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/hidalgo-scuola-tagli-2667011651.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tra-i-libri-piu-venduti-su-internet-ce-lalmanacco-delle-bestemmie" data-post-id="2667011651" data-published-at="1705745737" data-use-pagination="False"> Tra i libri più venduti su Internet c’è l’almanacco delle bestemmie Si dice a volte che nei Paesi cattolici e devoti, come l’Italia o la Spagna, si bestemmia di più che nei Paesi più illuministi, protestanti e miscredenti, tipo la Francia, la Gran Bretagna o la Scandinavia. Anche perché tra angeli, madonne e santi patroni, ci sarebbe più materia per essere blasfemi. Sostenne tale tesi, anni fa, l’intellettuale cattolico Rino Cammilleri. In assenza di statistiche precise, resta il fatto, tristemente noto a tutti gli adulti e gli anziani, che la secolarizzazione, il laicismo e l’anticristianesimo galoppante, di matrice progressista o liberal, aumentano il tasso di bestemmiatori e diminuiscono in parallelo la gravità percepita della bestemmia. Derubricata, da delitto contro Dio a generico malcostume, ed oggi, più o meno a (scusabilissima) volgarità. Ma il top lo si ha quando l’insulto a Dio, viene promosso e favorito con pubblicità, libercoli, opuscoli e pamphlet, i quali, dietro la copertura di ribellismo e spirito libertario, diventano dei vettori di blasfemia a freddo e violento odio antireligioso. «Nella categoria Linguistica di Amazon», nota Paola Belletti su il Timone on line, «il libro più venduto» in queste prime settimane del 2024, sembra essere «un album da colorare, classificato come idea regalo per adulti». E il cui titolo è davvero tutto un programma: Album delle 50 bestemmie più cattive da colorare con mandala antistress. Sublime. E sicuramente non un libro «fobico», di quelli che offendono quelle minoranze, etniche e religiose, che sono degne di protezione, altrimenti i bacchettoni progressisti avrebbero gridato al razzismo. Del resto, continua il Timone, da quando, nel 1999 «la bestemmia non è più reato» - come era sia nell’Ottocento, sia sotto il fascismo, che sotto la Dc - essa è stata lentamente sdoganata. Divenendo una sorta di «passatempo antistress». E di questo fenomeno la miglior prova sta nei libri che insegnano a bestemmiare che da tempo infestano il web. Centosette pagine, «solo per i veri bestemmiatori», al modico prezzo di 8,90. Lo scopo? Mica offendere Dio, la Chiesa, il Papa, i credenti, la nostra comune tradizione cattolica che proprio quanto a libri prodotti sembra aver raggiunto le vette della letteratura religiosa mondiale con Dante, Petrarca, Manzoni e mille altri. No. Solo per combattere, si dice, «stress, ansia, brutti pensieri, suocere scatenate e datori di lavoro incompetenti». Sai che relax nel colorare i mandala d’Oriente con insulti ad un Creatore che (ora…) non vuole difendersi. E come nota Paola Belletti, «che brutta fine» viene fatta fare al mandala, simbolo sacro «di ciò che buddisti e induisti intendono per armonia dell’universo». Il coraggioso autore si nasconde dietro l’appropriato pseudonimo di O. Male Detto e ha scritto altri testi degni di lui. Per esempio, Un Santo da insultare al giorno. 365 offese ai Santi per sfogarsi e superare le difficoltà quotidiane (2023), Bestemmie intrecciate ad enigmistica per adulti arrabbiati (2022) o ancora La tua bestemmia quotidiana. Il prontuario delle bestemmie italiane (2022). «Abbiamo creato questo libro pensando a te», dice la seconda di copertina, «che ogni giorno sei costretto ad affrontare sfide e situazioni insostenibili, che ti fanno solo venir voglia di dirne due direttamente in faccia all’Altissimo». Infatti, «la bestemmia rappresenta l’unica via di fuga verso la dolce e vera libertà». L’Altissimo però difficilmente presta orecchio agli insulti di è così in basso che mentre crede di offendere Lui, sta solo sputando urina sul suo microscopico io.
A finire sotto pressione sono stati i Gilt, i titoli di Stato britannici. «Sull’obbligazionario britannico avevamo visto segnali di stabilizzazione importanti, ma le tensioni internazionali hanno rimescolato le carte in modo brutale», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Quello che doveva essere l’anno del grande allentamento monetario si è trasformato in un nuovo stress test sui rendimenti, con i tassi di interesse che hanno subito un’impennata vertiginosa, facendo scendere i prezzi delle obbligazioni».
Gli Etf sui governativi inglesi hanno accusato cali fra il -3,7% e il -4,5%, con punte di 7% sulle scadenze più lunghe. Il rendimento del decennale è tornato oltre il 5,1%, ai massimi dalla crisi del 2008.
A pesare non è solo il petrolio, ma la politica. Il governo laburista di Keir Starmer, nato con la promessa di riportare serietà a Westminster, si trova indebolito dalle ricadute dello scandalo Epstein. «L’instabilità politica è tornata a essere un fattore di rischio primario», osserva Gaziano. «I mercati reagiscono con estrema sensibilità quando percepiscono un vuoto di potere. Lo scandalo Epstein non è solo una questione di cronaca, ma un colpo alla stabilità di un governo già sotto pressione per la gestione economica».
La Borsa di Londra ha mostrato maggiore tenuta. «In un mondo incerto, i giganti dell’energia e delle materie prime, che abbondano a Londra, hanno agito parzialmente da paracadute», osserva Gaziano. Ma la spaccatura interna si allarga: se il Ftse 100 regge grazie alle multinazionali, il Ftse 250, più esposto all’economia domestica, soffre molto di più.
Il nodo, però, è anche strutturale. «il Regno Unito sconta una rigidità strutturale che l’Europa continentale ha in parte superato», spiega Salvatore Gaziano, «Mentre Germania e Francia hanno imparato a diversificare le scorte e gestire meglio i picchi dei prezzi energetici, l’Uk è rimasto prigioniero di un modello di fissazione dei prezzi che scarica immediatamente ogni aumento sulle bollette delle famiglie. Se a questo aggiungiamo mutui che corrono verso il 5%, capiamo perché la fiducia dei consumatori britannici sia oggi ai minimi termini, molto più che in Italia o in Spagna».
Fra i titoli spicca Legal & General, con dividendi elevati e il ruolo di «cassaforte». In negativo, invece, 3i Group, crollata del -19% in una sola seduta dopo i segnali di rallentamento della catena Action. «Quando le aspettative di crescita vengono deluse anche di poco, i multipli del private equity vengono ricalcolati con una rapidità brutale», conclude Gaziano.
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Maurizio Landini (Ansa)
Firme che giustificano, neanche a dirlo, il commento entusiasta del ministro Paolo Zangrillo, che ha parlato di «obiettivo raggiunto», e che hanno spinto il premier, parco di parole negli ultimi tempi, a intervenire via social per rivendicare il successo. «Il governo», ha evidenziato Giorgia Meloni, «continua a lavorare sull’aumento dei salari. Oggi la firma del rinnovo della parte economica del contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione, per il triennio 2025-2027, che interessa oltre un milione di dipendenti. È il terzo rinnovo per il comparto Istruzione dall’inizio della legislatura: una cosa mai accaduta prima».
La Meloni ha ragione a rivendicare la firma anche perché si tratta di uno schiaffo alla gestione politica che Maurizio Landini ha impresso alla Cgil. Schiaffone ancora più sonoro, perché non arriva dall’esecutivo, cosa che di questi tempi non farebbe notizia, ma dalla stessa Cgil. Il segretario ha fatto del no a prescindere al rinnovo dei contratti della Pa una delle cifre distintiva del suo mandato. Istruzione, sanità, lavoratori dei ministeri o delle Regioni poco importa. Nell’ultima tornata c’è stata solo opposizione. Il leader che ormai partecipa come capopolo a tutte le battaglie politiche della sinistra (l’impiego di forze della Cgil sul No al referendum della giustizia è comparabile a quello del Pd) si è sempre opposto ai nuovi contratti, nonostante il governo avesse messo sul piatto circa 20 miliardi. Un cifra record, insufficiente per i desiderata di Landini. Motivo? Nel rinnovo precedente, 2022-2024, non veniva coperta l’inflazione monstre del periodo. Copertura impossibile, visto che parlavamo di un costo della vita schizzato del 17%. Insomma, aumenti del 7-8% non bastavano. E adesso? Cos’è cambiato? Perché la Cgil firma? La motivazione ufficiale è che in quest’ultima tranche, incrementi in busta paga da 135 euro per la parte economica 2025-27, l’inflazione verrebbe potenzialmente coperta, ma la realtà è tutt’altra. Entrando nel merito, va infatti ricordato che senza il contratto precedente, che è stato rinnovato senza l’avallo della Cgil, quest’ultimo rinnovo non ci sarebbe mai stato. E del resto Landini questa firma la subisce. Il segretario è costretto a fare buon viso a cattivo gioco rispetto ai mal di pancia di una categoria, quella della scuola (e non è la sola), che è stanca di seguire la linea politica del capo e capisce che continuando a dire sempre no gli iscritti fuggono.
C’è di più. Perché i rapporti tra Maurizio Landini e Gianna Fracassi, la segretaria generale della Flc (Federazione lavoratori della conoscenza), non sono idilliaci. La Fracassi era legata alla gestione precedente (con Susanna Camusso è diventata segretaria confederale con deleghe importantissime, comprese le politiche economiche) e si sussurra che ambisca a prendere il posto dell’ex Fiom, anche per depoliticizzare il sindacato.
Ma al di là della questione personale, la firma sul contratto della scuola squarcia il velo di ipocrisia che ormai da mesi nasconde le tensioni tra la gestione del segretario e una parte consistente del sindacato.
Perso il sostegno dei suoi, sembra che nelle scorse ore Landini abbia addirittura contattato un esponente molto importante del governo, particolarmente vicino a Palazzo Chigi, per chiedere margini su una riapertura del contratto in caso di inflazione galoppante causa guerra. Il senso del discorso sarebbe stato: «Alla fine noi firmiamo, ma se la situazione precipita qui si ricontratta tutto». Diplomatica, ma eloquente la risposta: guarda che quello che chiedi non si può fare.
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Tutti a guardare il prezzo del petrolio, ma a Wall Street si è svegliato un guru come Bill Ackman: è bastato un suo post su X, nel quale diceva che le azioni erano sottovalutate, per far partire gli acquisti sulle Borse lunedì. Un trend che continua a durare, fino alla prossima scusa per vendere.