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2024-01-20
Il sindaco di Parigi toglie i finanziamenti alla scuola cattolica per vendetta politica
Anne Hidalgo, sindaco di Parigi (Ansa)
Il sindaco socialista di Parigi Anne Hidalgo ha deciso di sospendere «in via provvisoria» i fondi versati dal Comune al prestigioso istituto scolastico cattolico parigino Stanislas dove ha studiato anche Charles de Gaulle. Fondi che la legge francese prevede per le scuole private convenzionate. Messa così, la questione potrebbe sembrare puramente amministrativa e invece cela ragioni ideologiche e una battaglia politica in previsione delle elezioni municipali del 2026. Tutto è iniziato con la nomina di Amélie Oudéa-Castéra e di Rachida Dati come ministri del governo di Gabriel Attal a capo, rispettivamente, dell’Educazione Nazionale e della Cultura. I due neo ministri hanno fatto dichiarazioni che sono state strumentalizzate da certi politici della sinistra francese, caduta ai minimi storici della popolarità anche a causa dei flirt con islamisti o antisemiti di alcuni dei suoi esponenti. Il 13 gennaio, Oudéa-Castéra ha dichiarato di aver scelto una «soluzione differente» per l’educazione dei propri figli a causa delle «tante ore (di lezione, ndr) senza supplenze» che ci sono nelle scuole pubbliche. Per questo il ministro ha iscritto i suoi tre figli a Stanislas, chiamato comunemente Stan. Dati si è invece detta pronta a candidarsi come sindaco di Parigi alle prossime amministrative dopo essere stata, fino al suo ingresso nel governo Attal, capo dell’opposizione di destra nel consiglio comunale parigino. L’annuncio non è stato preso bene da Hidalgo.
Parallelamente martedì, il sito d’inchiesta Médiapart ha pubblicato il rapporto sull’inchiesta ministeriale a Stanislas disposta, nel febbraio 2023, dall’allora ministro dell’Educazione francese Pap Ndiaye. Questo membro del governo di Elisabeth Borne, noto per le sparate wokiste, aveva spedito degli ispettori nella scuola cattolica dopo che dei media l’avevano accusata di essere «sessista, omofoba e autoritaria». In ogni caso, l’articolo di Médiapart non ha rivelato un granché, salvo alcuni elementi che i funzionari ministeriali hanno definito «derive». Per la stampa mainstream e di sinistra transalpine è stato come un invito a nozze. Nel rapporto degli ispettori si legge che «certi catechisti esprimono convinzioni personali che vanno al di là delle posizioni della Chiesa cattolica, per esempio sull’Ivg (Interruzione volontaria di gravidanza, ndr)» oppure «suscettibili di essere qualificate penalmente sull’omosessualità». Stranamente, degli ispettori della laicissima République Française sembrano conoscere perfettamente la posizione della Chiesa sull’aborto o sull’omosessualità. Gli stessi ispettori parlano del catechismo come se fosse imposto a tutti gli studenti quando invece «non è obbligatorio» così come non lo è «l’andare a messa» durante i corsi. Parola di Frédéric Gautier, direttore di Stanislas ai microfoni di Franceinfo.
Gautier ha puntualizzato che «ciò che è obbligatorio è la formazione religiosa, l’istruzione religiosa». Insomma, quello che si insegna a tutti a Stan è la cultura cristiana ma, in un Paese in cui dal 1905 vige una legge ai limiti della cristianofobia che ha imposto separazione tra lo Stato e la Chiesa (e confiscato molti beni a quest’ultima, ndr), è difficile fare la differenza tra la conoscenza di una religione e la fede. Il direttore di Stanislas ha anche ricordato che l’ispezione «non conferma fatti di omofobia, sessismo e autoritarismo» menzionati da alcuni media. Inoltre Gautier ha sottolineato che i risultati del rapporto non sono stati trattati in un «incontro contraddittorio» tra scuola e ministero. Insomma l’opinione degli ispettori, che hanno comunque dovuto riconoscere «l’eccellenza» dei risultati di Stan, non ammette contestazioni. La sentenza è senza appello. Ma oltre agli ispettori ministeriali anche varie testate d’Oltralpe hanno negato il diritto di replica all’istituto cattolico parigino.
Libération, storico quotidiano della sinistra francese che nel 1977 aveva pubblicato una tribuna pro-pedofilia, ha titolato Affaire Oudéa-Castéra: al Collegio Stanislas, cultura dello stupro, propaganda anti Ivg e anti omosessualità in programma. L’assessore all’Educazione parigino, Patrick Bloche, ha confermato che la sospensione dei fondi a Stanislas è «una misura politica che assumiamo totalmente». Così facendo Parigi infrange la legge Debré del 1959, che regola le relazioni tra lo Stato e le scuole cattoliche, nonché il principio costituzionale della libertà educativa. A pochi mesi dall’inizio delle Olimpiadi di Parigi, Anne Hidalgo vuole offrire un’immagine della capitale francese scintillante, tollerante, inclusiva per la comunità Lgbt. Il sindaco parigino attende anche la riapertura della cattedrale Notre-Dame che le offrirà un’altra passerella davanti ai media internazionali.
Era già successo nel 2023 quando era stata fotografata in Vaticano accanto a papa Francesco, con il quale aveva discusso di rifugiati e di Notre-Dame. Al di là delle Alpi c’è chi spera una risposta della Chiesa ma c’è anche chi teme che la sanzione contro Stanislas non venga imitata da altri sindaci di sinistra. Primi cittadini capaci, magari, la dichiarazione Fiducia Supplicans come ariete, per attaccare le scuole cattoliche francesi troppo «indietriste», per usare un termine bergogliano. Chissà che la vicenda di Stanislas non faccia cambiare idea a qualche cattolico intenzionato a venire nella Ville Lumière per assistere ai giochi olimpici o per partecipare alla riapertura dei Notre-Dame.
Tra i libri più venduti su Internet c’è l’almanacco delle bestemmie
Si dice a volte che nei Paesi cattolici e devoti, come l’Italia o la Spagna, si bestemmia di più che nei Paesi più illuministi, protestanti e miscredenti, tipo la Francia, la Gran Bretagna o la Scandinavia. Anche perché tra angeli, madonne e santi patroni, ci sarebbe più materia per essere blasfemi. Sostenne tale tesi, anni fa, l’intellettuale cattolico Rino Cammilleri.
In assenza di statistiche precise, resta il fatto, tristemente noto a tutti gli adulti e gli anziani, che la secolarizzazione, il laicismo e l’anticristianesimo galoppante, di matrice progressista o liberal, aumentano il tasso di bestemmiatori e diminuiscono in parallelo la gravità percepita della bestemmia. Derubricata, da delitto contro Dio a generico malcostume, ed oggi, più o meno a (scusabilissima) volgarità. Ma il top lo si ha quando l’insulto a Dio, viene promosso e favorito con pubblicità, libercoli, opuscoli e pamphlet, i quali, dietro la copertura di ribellismo e spirito libertario, diventano dei vettori di blasfemia a freddo e violento odio antireligioso.
«Nella categoria Linguistica di Amazon», nota Paola Belletti su il Timone on line, «il libro più venduto» in queste prime settimane del 2024, sembra essere «un album da colorare, classificato come idea regalo per adulti». E il cui titolo è davvero tutto un programma: Album delle 50 bestemmie più cattive da colorare con mandala antistress. Sublime.
E sicuramente non un libro «fobico», di quelli che offendono quelle minoranze, etniche e religiose, che sono degne di protezione, altrimenti i bacchettoni progressisti avrebbero gridato al razzismo.
Del resto, continua il Timone, da quando, nel 1999 «la bestemmia non è più reato» - come era sia nell’Ottocento, sia sotto il fascismo, che sotto la Dc - essa è stata lentamente sdoganata. Divenendo una sorta di «passatempo antistress». E di questo fenomeno la miglior prova sta nei libri che insegnano a bestemmiare che da tempo infestano il web. Centosette pagine, «solo per i veri bestemmiatori», al modico prezzo di 8,90. Lo scopo? Mica offendere Dio, la Chiesa, il Papa, i credenti, la nostra comune tradizione cattolica che proprio quanto a libri prodotti sembra aver raggiunto le vette della letteratura religiosa mondiale con Dante, Petrarca, Manzoni e mille altri. No. Solo per combattere, si dice, «stress, ansia, brutti pensieri, suocere scatenate e datori di lavoro incompetenti».
Sai che relax nel colorare i mandala d’Oriente con insulti ad un Creatore che (ora…) non vuole difendersi. E come nota Paola Belletti, «che brutta fine» viene fatta fare al mandala, simbolo sacro «di ciò che buddisti e induisti intendono per armonia dell’universo».
Il coraggioso autore si nasconde dietro l’appropriato pseudonimo di O. Male Detto e ha scritto altri testi degni di lui. Per esempio, Un Santo da insultare al giorno. 365 offese ai Santi per sfogarsi e superare le difficoltà quotidiane (2023), Bestemmie intrecciate ad enigmistica per adulti arrabbiati (2022) o ancora La tua bestemmia quotidiana. Il prontuario delle bestemmie italiane (2022).
«Abbiamo creato questo libro pensando a te», dice la seconda di copertina, «che ogni giorno sei costretto ad affrontare sfide e situazioni insostenibili, che ti fanno solo venir voglia di dirne due direttamente in faccia all’Altissimo». Infatti, «la bestemmia rappresenta l’unica via di fuga verso la dolce e vera libertà».
L’Altissimo però difficilmente presta orecchio agli insulti di è così in basso che mentre crede di offendere Lui, sta solo sputando urina sul suo microscopico io.
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L’istituto Stanislas è frequentato dai figli del neo ministro dell’Educazione. La socialista Anne Hidalgo teme la futura sfida con Rachida Dati.L’album delle bestemmie da colorare scritto da un anonimo per aiutare a «vincere lo stress» è tra i best seller di Internet.Lo speciale contiene due articoli. Il sindaco socialista di Parigi Anne Hidalgo ha deciso di sospendere «in via provvisoria» i fondi versati dal Comune al prestigioso istituto scolastico cattolico parigino Stanislas dove ha studiato anche Charles de Gaulle. Fondi che la legge francese prevede per le scuole private convenzionate. Messa così, la questione potrebbe sembrare puramente amministrativa e invece cela ragioni ideologiche e una battaglia politica in previsione delle elezioni municipali del 2026. Tutto è iniziato con la nomina di Amélie Oudéa-Castéra e di Rachida Dati come ministri del governo di Gabriel Attal a capo, rispettivamente, dell’Educazione Nazionale e della Cultura. I due neo ministri hanno fatto dichiarazioni che sono state strumentalizzate da certi politici della sinistra francese, caduta ai minimi storici della popolarità anche a causa dei flirt con islamisti o antisemiti di alcuni dei suoi esponenti. Il 13 gennaio, Oudéa-Castéra ha dichiarato di aver scelto una «soluzione differente» per l’educazione dei propri figli a causa delle «tante ore (di lezione, ndr) senza supplenze» che ci sono nelle scuole pubbliche. Per questo il ministro ha iscritto i suoi tre figli a Stanislas, chiamato comunemente Stan. Dati si è invece detta pronta a candidarsi come sindaco di Parigi alle prossime amministrative dopo essere stata, fino al suo ingresso nel governo Attal, capo dell’opposizione di destra nel consiglio comunale parigino. L’annuncio non è stato preso bene da Hidalgo.Parallelamente martedì, il sito d’inchiesta Médiapart ha pubblicato il rapporto sull’inchiesta ministeriale a Stanislas disposta, nel febbraio 2023, dall’allora ministro dell’Educazione francese Pap Ndiaye. Questo membro del governo di Elisabeth Borne, noto per le sparate wokiste, aveva spedito degli ispettori nella scuola cattolica dopo che dei media l’avevano accusata di essere «sessista, omofoba e autoritaria». In ogni caso, l’articolo di Médiapart non ha rivelato un granché, salvo alcuni elementi che i funzionari ministeriali hanno definito «derive». Per la stampa mainstream e di sinistra transalpine è stato come un invito a nozze. Nel rapporto degli ispettori si legge che «certi catechisti esprimono convinzioni personali che vanno al di là delle posizioni della Chiesa cattolica, per esempio sull’Ivg (Interruzione volontaria di gravidanza, ndr)» oppure «suscettibili di essere qualificate penalmente sull’omosessualità». Stranamente, degli ispettori della laicissima République Française sembrano conoscere perfettamente la posizione della Chiesa sull’aborto o sull’omosessualità. Gli stessi ispettori parlano del catechismo come se fosse imposto a tutti gli studenti quando invece «non è obbligatorio» così come non lo è «l’andare a messa» durante i corsi. Parola di Frédéric Gautier, direttore di Stanislas ai microfoni di Franceinfo. Gautier ha puntualizzato che «ciò che è obbligatorio è la formazione religiosa, l’istruzione religiosa». Insomma, quello che si insegna a tutti a Stan è la cultura cristiana ma, in un Paese in cui dal 1905 vige una legge ai limiti della cristianofobia che ha imposto separazione tra lo Stato e la Chiesa (e confiscato molti beni a quest’ultima, ndr), è difficile fare la differenza tra la conoscenza di una religione e la fede. Il direttore di Stanislas ha anche ricordato che l’ispezione «non conferma fatti di omofobia, sessismo e autoritarismo» menzionati da alcuni media. Inoltre Gautier ha sottolineato che i risultati del rapporto non sono stati trattati in un «incontro contraddittorio» tra scuola e ministero. Insomma l’opinione degli ispettori, che hanno comunque dovuto riconoscere «l’eccellenza» dei risultati di Stan, non ammette contestazioni. La sentenza è senza appello. Ma oltre agli ispettori ministeriali anche varie testate d’Oltralpe hanno negato il diritto di replica all’istituto cattolico parigino. Libération, storico quotidiano della sinistra francese che nel 1977 aveva pubblicato una tribuna pro-pedofilia, ha titolato Affaire Oudéa-Castéra: al Collegio Stanislas, cultura dello stupro, propaganda anti Ivg e anti omosessualità in programma. L’assessore all’Educazione parigino, Patrick Bloche, ha confermato che la sospensione dei fondi a Stanislas è «una misura politica che assumiamo totalmente». Così facendo Parigi infrange la legge Debré del 1959, che regola le relazioni tra lo Stato e le scuole cattoliche, nonché il principio costituzionale della libertà educativa. A pochi mesi dall’inizio delle Olimpiadi di Parigi, Anne Hidalgo vuole offrire un’immagine della capitale francese scintillante, tollerante, inclusiva per la comunità Lgbt. Il sindaco parigino attende anche la riapertura della cattedrale Notre-Dame che le offrirà un’altra passerella davanti ai media internazionali. Era già successo nel 2023 quando era stata fotografata in Vaticano accanto a papa Francesco, con il quale aveva discusso di rifugiati e di Notre-Dame. Al di là delle Alpi c’è chi spera una risposta della Chiesa ma c’è anche chi teme che la sanzione contro Stanislas non venga imitata da altri sindaci di sinistra. Primi cittadini capaci, magari, la dichiarazione Fiducia Supplicans come ariete, per attaccare le scuole cattoliche francesi troppo «indietriste», per usare un termine bergogliano. Chissà che la vicenda di Stanislas non faccia cambiare idea a qualche cattolico intenzionato a venire nella Ville Lumière per assistere ai giochi olimpici o per partecipare alla riapertura dei Notre-Dame.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/hidalgo-scuola-tagli-2667011651.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tra-i-libri-piu-venduti-su-internet-ce-lalmanacco-delle-bestemmie" data-post-id="2667011651" data-published-at="1705745737" data-use-pagination="False"> Tra i libri più venduti su Internet c’è l’almanacco delle bestemmie Si dice a volte che nei Paesi cattolici e devoti, come l’Italia o la Spagna, si bestemmia di più che nei Paesi più illuministi, protestanti e miscredenti, tipo la Francia, la Gran Bretagna o la Scandinavia. Anche perché tra angeli, madonne e santi patroni, ci sarebbe più materia per essere blasfemi. Sostenne tale tesi, anni fa, l’intellettuale cattolico Rino Cammilleri. In assenza di statistiche precise, resta il fatto, tristemente noto a tutti gli adulti e gli anziani, che la secolarizzazione, il laicismo e l’anticristianesimo galoppante, di matrice progressista o liberal, aumentano il tasso di bestemmiatori e diminuiscono in parallelo la gravità percepita della bestemmia. Derubricata, da delitto contro Dio a generico malcostume, ed oggi, più o meno a (scusabilissima) volgarità. Ma il top lo si ha quando l’insulto a Dio, viene promosso e favorito con pubblicità, libercoli, opuscoli e pamphlet, i quali, dietro la copertura di ribellismo e spirito libertario, diventano dei vettori di blasfemia a freddo e violento odio antireligioso. «Nella categoria Linguistica di Amazon», nota Paola Belletti su il Timone on line, «il libro più venduto» in queste prime settimane del 2024, sembra essere «un album da colorare, classificato come idea regalo per adulti». E il cui titolo è davvero tutto un programma: Album delle 50 bestemmie più cattive da colorare con mandala antistress. Sublime. E sicuramente non un libro «fobico», di quelli che offendono quelle minoranze, etniche e religiose, che sono degne di protezione, altrimenti i bacchettoni progressisti avrebbero gridato al razzismo. Del resto, continua il Timone, da quando, nel 1999 «la bestemmia non è più reato» - come era sia nell’Ottocento, sia sotto il fascismo, che sotto la Dc - essa è stata lentamente sdoganata. Divenendo una sorta di «passatempo antistress». E di questo fenomeno la miglior prova sta nei libri che insegnano a bestemmiare che da tempo infestano il web. Centosette pagine, «solo per i veri bestemmiatori», al modico prezzo di 8,90. Lo scopo? Mica offendere Dio, la Chiesa, il Papa, i credenti, la nostra comune tradizione cattolica che proprio quanto a libri prodotti sembra aver raggiunto le vette della letteratura religiosa mondiale con Dante, Petrarca, Manzoni e mille altri. No. Solo per combattere, si dice, «stress, ansia, brutti pensieri, suocere scatenate e datori di lavoro incompetenti». Sai che relax nel colorare i mandala d’Oriente con insulti ad un Creatore che (ora…) non vuole difendersi. E come nota Paola Belletti, «che brutta fine» viene fatta fare al mandala, simbolo sacro «di ciò che buddisti e induisti intendono per armonia dell’universo». Il coraggioso autore si nasconde dietro l’appropriato pseudonimo di O. Male Detto e ha scritto altri testi degni di lui. Per esempio, Un Santo da insultare al giorno. 365 offese ai Santi per sfogarsi e superare le difficoltà quotidiane (2023), Bestemmie intrecciate ad enigmistica per adulti arrabbiati (2022) o ancora La tua bestemmia quotidiana. Il prontuario delle bestemmie italiane (2022). «Abbiamo creato questo libro pensando a te», dice la seconda di copertina, «che ogni giorno sei costretto ad affrontare sfide e situazioni insostenibili, che ti fanno solo venir voglia di dirne due direttamente in faccia all’Altissimo». Infatti, «la bestemmia rappresenta l’unica via di fuga verso la dolce e vera libertà». L’Altissimo però difficilmente presta orecchio agli insulti di è così in basso che mentre crede di offendere Lui, sta solo sputando urina sul suo microscopico io.
Guido Guidesi (Ansa)
I numeri che accompagnano questa ambizione sono solidi. Con oltre il 23% del Pil nazionale e più di un quarto dell'export italiano, la Lombardia è già il principale motore economico del Paese. Dal 2021 al 2025 ha attratto 448 progetti su 1.158 complessivi in Italia, mantenendo una quota costante tra il 35% e il 45% del totale nazionale, con una crescita di 85-90 investimenti diretti esteri all’anno - il 35% in più rispetto al quinquennio precedente (lo dice il Financial Times). Dati ancora più significativi se confrontati con lo scenario globale: tra il 2023 e il 2024 i flussi internazionali di investimenti sono calati dell’11% e quelli europei del 5%, mentre la Lombardia ha segnato un +6%.
Nel periodo 2020-2025, grazie al progetto “Invest in Lombardy” – sviluppato in collaborazione con Milano & Partners – la Regione ha supportato oltre 1.400 aziende estere interessate a insediarsi sul territorio. Solo nel 2025, 34 di queste hanno già avviato o annunciato progetti concreti, con un impatto stimato di 2,8 miliardi di indotto e 6.200 nuovi posti di lavoro. Attualmente sono 428 i progetti in gestione attiva, concentrati nei settori a più alto valore aggiunto: manifattura avanzata (semiconduttori, Industria 4.0), Scienze della Vita (biotecnologie, farmaceutico), Clean Tech e IT/ICT.
«I numeri confermano il nostro primato italiano rispetto all’attrazione investimenti esteri: valiamo il 40% degli investimenti esteri che arrivano in Italia. Ma non possiamo però fermarci al primato nazionale, possiamo e dobbiamo migliorarci», ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi, presentando la nuova strategia regionale.
«Questo è l’obiettivo della nuova strategia di attrazione degli investimenti in cui si evidenzia un ruolo più da protagonista e attivo di Regione Lombardia al fine di cogliere opportunità di nuovi investimenti presentandoci con ecosistemi completi: dalla ricerca, ai fornitori, alle competenze. Proviamo a giocarci la partita dell’attrazione in un campionato più difficile e maggiormente competitivo; alziamo il livello, proviamo a migliorarci; vogliamo essere meta internazionale e hub europeo», ha aggiunto Guidesi, sottolineando che con la nuova direttiva «andremo anche a cercarci gli investitori rispetto alle esigenze che abbiamo dal punto di vista della partecipazione ai nostri ecosistemi».
Tre le direttrici del piano di Guidesi. La prima è la qualità degli investimenti: la Regione punta sui settori ad alto valore aggiunto: ICT, scienze della vita, elettronica, aerospazio, chimica e agroalimentare avanzato. La seconda è la valorizzazione degli ecosistemi territoriali e in questo quadro si inseriscono le Zone di Innovazione e Sviluppo (ZIS), la Zona Logistica Semplificata di Cremona e Mantova, e l'iniziativa “Talenti – Trasferimento delle conoscenze”, che favorisce l’ingresso di dottori di ricerca e professionisti altamente qualificati nelle pmi lombarde. La terza direttrice è la semplificazione e la velocità dei processi, attraverso il rafforzamento del modello one-stop-shop per rendere più rapidi e prevedibili i percorsi di insediamento.
Per Giovanni Rossi, direttore generale di Promos Italia, «l'approccio internazionale è rafforzato da attività promozionali e roadshow nei principali mercati esteri, con “value proposition” focalizzate su settori ad alto valore aggiunto. La “business intelligence” permette di intercettare investitori qualificati e accompagnarli efficacemente nel percorso di insediamento. L'aftercare è considerato strategico per valorizzare le imprese già insediate e favorirne la crescita”, ha concluso Rossi.
Centrale nella strategia è il potenziamento di «Invest in Lombardy» come punto unico di accesso per gli investitori internazionali, capace di accompagnare le imprese lungo l'intero ciclo dell'investimento: dalla valutazione iniziale all'insediamento, fino ai servizi di aftercare.
Un riconoscimento al valore dell’ecosistema lombardo arriva dalle testimonianze delle imprese internazionali già presenti sul territorio. «Regione Lombardia ha accompagnato il nostro percorso di insediamento, supportandoci nel dialogo con il territorio e nello sviluppo delle competenze necessarie. La Lombardia si distingue per un ecosistema industriale solido e collaborativo, favorevole allo sviluppo di nuovi investimenti», ha evidenziato Carina Solsona Garriga, Coo di Affinity Petcare.
«Abbiamo scelto la Lombardia per la sua posizione strategica, la qualità delle infrastrutture e un ecosistema industriale unico a livello europeo, che consente di ottimizzare efficienza, sostenibilità e sviluppo produttivo», ha aggiunto Federico Castelli, amministratore delegato di Rockwool Italia.
«La Lombardia è più attrattiva di molte regioni europee grazie a una filiera industriale avanzata, competenze di altissimo livello e un forte orientamento all’export. Qui troviamo un luogo dove produrre, innovare e costruire valore nel lungo periodo», ha concluso Paolo Bertuzzi, Ceo & Managing Director di Turboden.
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Il primo dato da leggere con attenzione è la distribuzione dei sequestri. Circa la metà dei Paesi dell’America Latina e dei Caraibi registra un aumento, mentre l’altra metà segna una diminuzione. Non è una contraddizione, ma la prova di una trasformazione strutturale: il traffico non si riduce, si sposta. Ogni operazione di contrasto genera un effetto elastico che spinge le organizzazioni criminali verso aree meno controllate. È una dinamica ormai consolidata, che rende inefficace una risposta basata esclusivamente sulla repressione.
In questo scenario, la Colombia resta il cuore del sistema. Nel 2025 le autorità hanno sequestrato 445,9 tonnellate di cocaina, con un incremento del 59,4% rispetto alle 279,7 tonnellate dell’anno precedente. A queste si aggiungono altre 633 tonnellate sequestrate a livello internazionale con il supporto colombiano. Numeri che, più che indicare un successo, segnalano la scala del fenomeno. Il sequestro di 14 tonnellate in un solo container nel porto di Buenaventura rappresenta il più grande degli ultimi dieci anni e conferma la centralità della logistica marittima. Ancora più significativo è l’intercettazione di un narco-sottomarino telecomandato: un segnale che il traffico sta entrando in una fase di innovazione tecnologica avanzata, con l’obiettivo di ridurre i rischi e aumentare l’efficienza. Anche negli altri Paesi produttori emergono criticità profonde. In Perù sono state distrutte 55,6 tonnellate di droga, ma il fatto che il 70% sia classificato come «sostanze simili alla cocaina» solleva dubbi sulla qualità dei dati. L’eradicazione delle coltivazioni è salita a 34.200 ettari, rispetto ai 26.500 del 2024, con un’espansione significativa in aree sensibili come Ucayali e Huanuco. In Bolivia, i sequestri sono scesi a 17,1 tonnellate, ma il calo è in parte spiegato da un’anomalia statistica dell’anno precedente. In Venezuela, invece, i dati ufficiali parlano di 42,6 tonnellate sequestrate, ma la scarsa trasparenza impone cautela, mentre il controllo del traffico sembra passare sempre più nelle mani di gruppi locali.
Il baricentro operativo si sposta però nei Paesi di transito e nei grandi snodi logistici. L’Ecuador, con 75,9 tonnellate sequestrate sul territorio e 124 tonnellate in mare, conferma il suo ruolo strategico nelle rotte globali. Panama resta un passaggio obbligato, con 97 tonnellate sequestrate e operazioni di rilievo nelle acque del Pacifico. In Costa Rica, i sequestri sono aumentati del 72,4%, arrivando a 46,5 tonnellate, segno di un coinvolgimento crescente nelle catene del traffico. La logistica del narcotraffico si è ormai integrata con quella legale: container contaminati, rotte commerciali ibride e carichi mimetizzati tra merci regolari rendono sempre più difficile distinguere tra economia legittima e illegale. Un elemento trasversale è la corruzione. In diversi Paesi, dalle istituzioni locali fino ai livelli politici, emergono segnali di infiltrazione profonda. In Paraguay, casi giudiziari hanno coinvolto esponenti del potere politico; in Guatemala le organizzazioni criminali godono della protezione di funzionari pubblici; in Costa Rica un ex ministro della Sicurezza è stato arrestato per traffico di droga. Il narcotraffico non si limita a operare nei vuoti dello Stato: in molti casi riesce a condizionarne il funzionamento.
Sul fronte dei mercati di consumo, l’Europa si conferma il principale punto di arrivo. Il Belgio ha sequestrato 55 tonnellate di cocaina nel 2025, con un aumento del 25%, mentre la Francia ha registrato 31,3 tonnellate (+49%) e il Portogallo ha raggiunto un record di 25,6 tonnellate. Il porto di Anversa resta il principale hub, ma la pressione delle autorità sta spingendo i trafficanti a diversificare le rotte, puntando su scali minori e nuovi punti di ingresso. Le conseguenze sono visibili nelle città europee, dove la competizione tra gruppi criminali alimenta un’escalation di violenza.
Parallelamente, si rafforza l’espansione verso nuovi mercati. In Asia orientale e in Oceania si registrano sequestri record: 2,6 tonnellate in Corea del Sud e 7,8 tonnellate in Australia, con un aumento del 40%. Le rotte si allungano fino a 13.000 chilometri, collegando direttamente il Sud America a regioni finora marginali. È una scelta strategica: i cartelli cercano mercati meno saturi e più remunerativi rispetto a quello statunitense, dove i consumi restano stabili e i prezzi tendono a scendere. Proprio negli Stati Uniti si manifesta il paradosso più evidente. Nel 2025 sono state sequestrate 20,8 tonnellate di cocaina, in aumento rispetto alle 14,7 del 2024, nonostante l’intensificazione delle operazioni militari e dei raid navali. Il risultato è chiaro: la pressione aumenta, ma il flusso non si interrompe. Le organizzazioni criminali reagiscono spostando le rotte e adattando le modalità operative, dimostrando una capacità di resilienza superiore a quella degli apparati statali. Il quadro che emerge è quello di un sistema globale altamente efficiente. Il narcotraffico funziona come un mercato integrato, capace di innovare e di reagire in tempo reale. Gli Stati, invece, restano vincolati a logiche nazionali e strumenti spesso rigidi. Non è più solo una questione di sicurezza, ma uno scontro tra modelli organizzativi: da un lato strutture istituzionali lente e frammentate, dall’altro reti criminali flessibili, globali e tecnologicamente avanzate. La vera domanda, allora, non è quanta droga venga sequestrata. Ma quanta continui a passare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 13 maggio 2026. La deputata della Lega Simona Loizzo ci spiega come le terapie digitali saranno prescrivibili anche in Italia.
Sono numeri da brivido. L’offensiva della macchina fiscale, come riportato dal Sole 24 Ore, ha bloccato in tre mesi 4,1 miliardi di frodi sotto forma di crediti inesistenti o irregolari, impedendo che venissero utilizzati in compensazione con F24, il che avrebbe reso impossibile o molto difficile recuperarli. L’impatto dell’operazione sui conti pubblici è importante. Senza il lavoro di intercettazione degli uomini del Fisco, queste frodi si sarebbero aggiunte alla mole degli 8,4 miliardi indicati nel Documento di finanza pubblica (Dfp) quali crediti di spesa per il 2025.
Il dato più impressionante emerso dall’analisi è il tasso di irregolarità riscontrato sulle nuove comunicazioni. Il 33% dei crediti è stato ritenuto a rischio e quindi non utilizzabile in compensazione. Praticamente un euro su tre dei crediti che emergono dalle ultime fatture per le spese 2025 è stato fermato per illeciti. Probabilmente questi furbetti hanno voluto cogliere al volo l’ultima opportunità offerta dall’agevolazione pur non avendo i requisiti. Con la chiusura delle finestre temporali e il decalage delle aliquote è scattata una corsa frenetica a salire sull’ultimo vagone del Superbonus.
Il Fisco ha seguito due piste: i controlli preventivi, che hanno consentito di scartare 1,8 miliardi di crediti, e le attività di analisi del rischio attraverso le quali sono stati individuati 2,3 miliardi di euro di crediti da Superbonus che rispondevano a un identikit di pericolosità. Si è arrivati così a 4,1 miliardi di illeciti intercettati e bloccati. Le irregolarità riguardavano anche fatture emesse per lavori che in realtà al 31 dicembre 2025 non sono stati realizzati in parte o del tutto. Le indagini del Fisco hanno dovuto tener conto di una variabile, ovvero che per le spese 2025 i lavori potevano essere completati entro il 31 dicembre dell’anno passato ma le opzioni per cessioni e sconto in fattura potevano essere comunicate all’amministrazione finanziaria fino al 16 marzo scorso. Questo vuol dire avviare un monitoraggio costante senza mai abbassare la guardia.
Il Fisco è impegnato dal 2021 nell’azione di monitoraggio di tutti i bonus edilizi, quindi non solo del Superbonus. Cinque anni fa, infatti, fu necessario intervenire d’urgenza con il decreto antifrodi per bloccare i fenomeni di irregolarità che si stavano verificando. Da allora la quantità dei crediti rifiutati per tutti gli interventi ha quasi raggiunto i 9,4 miliardi di euro. Il Superbonus si aggiudica l’Oscar delle truffe (circa 6,8 miliardi) ma anche il bonus facciate non è da meno: gli stop del Fisco agli utilizzi in compensazione sono arrivati a superare 1,3 miliardi nel corso degli anni in cui poteva essere utilizzato.
Emerge anche la realtà di 4.000 condomini che sono rimasti in una sorta di limbo. Cioè vittime di imprese spuntate dal nulla, dall’oggi al domani, dopo il 2021, per cavalcare l’onda del Superbonus. Hanno preso delle commesse, che in parte hanno eseguito, lasciandole poi a metà. I condomini, committenti di questi lavori, si trovano alle prese con detrazioni non maturate, somme da pagare in contanti, crediti fiscali fruiti in modo formalmente illegittimo, e possibili verifiche future da parte dell’Agenzia delle entrate.
Dai dati del ministero dell’Economia, dell’Istat e dell’Agenzia delle entrate, emerge che l’impatto complessivo del Superbonus sui conti pubblici è di 174 miliardi. Una cifra vicina all’intero valore del Pnrr, che tra fondi europei e nazionali vale 194 miliardi. Quindi una gigantesca misura di spesa pubblica. Un’onda che si è ingigantita nel tempo (all’inizio le previsioni parlavano di poche decine di miliardi), quando è parso chiaro che il provvedimento poteva anche essere cavalcato in modo illecito e non solo per utili e regolari interventi edilizi. Senza l’intervento della Guardia di finanza con le contestazioni e i sequestri dei crediti fiscali dichiarati in modo fraudolento, l’onere per il bilancio pubblico sarebbe stato di circa 183 miliardi, quindi ben superiore alla cifra di 174 miliardi a cui si è arrivati. Cifre che rendono chiaramente l’idea del peso del Superbonus sul deficit.
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