
Le Forze di difesa israeliane hanno reso noti i nomi di 501 militari, ufficiali e riservisti che hanno perso la vita durante il conflitto in corso con i gruppi terroristici palestinesi dal 7 ottobre. La maggior parte delle perdite è avvenuta lungo il confine con la Striscia di Gaza, con almeno 167 vittime durante l’operazione terrestre nel territorio controllato da Hamas.
Hezbollah intanto ha descritto come «coalizione del male» l’alleanza marittima occidentale guidata dagli Stati Uniti, affermando che è stata creata per proteggere gli interessi di Israele nel Mar Rosso. Parlando a una folla di seguaci in Libano, lo sceicco Naim Qassem ha dichiarato la necessità di formare un fronte comune contro questa coalizione. Ha elencato gli Stati partecipanti, includendo America, Israele, Francia, Gran Bretagna, Italia e Germania, mentre ha contrapposto una «coalizione del bene» composta dalle forze della resistenza antisraeliana in Palestina, Libano, Iran, Yemen e Iraq.
Ma come procede l’operazione israeliana? Lo chiediamo all’analista strategico Virgilio Lo Presti:«A Gaza città l’esercito israeliano ha circondato completamente la vasta area comprendente la parte orientale e meridionale del distretto di Jabalia e il quartiere di al-Tuffah; queste dovrebbero essere le ultime zone della città dove i battaglioni di Hamas riescono ancora a combattere in modo organizzato. Nella parte centrale della Striscia di Gaza l’esercito israeliano ha espanso l’area del suo controllo verso Sud, conquistando l’insediamento di al-Muqhraqa; parallelamente, una penetrazione a Sudest, partita dalla Barriera di separazione, ha raggiunto i margini del sobborgo di Bureij. Nel Sud della Striscia le truppe israeliane hanno preso l’intero controllo di Bani Suheila e a Khan Yunis hanno superato la rotonda dove si incrociano le arterie al-Quds e Salah al-Deen, hanno catturato la sede del comune e sono a un passo dal ristorante Shawarma Sanabel, nel cuore della città».
Hamas sul suo canale Telegram ha rivolto un appello a manifestare da oggi al 31 dicembre contro «l’aggressione israeliana». Nei giorni che precedono il nuovo anno «verrà lanciato un appello in diverse lingue a sostegno della giusta causa del popolo palestinese, che cerca la liberazione dall’occupazione».
Ieri a Teheran si è svolto il funerale del generale Sayyed Mousavi, ucciso lunedì scorso in Siria e a guidare la preghiera c’era la guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Khamenei. Davanti al feretro, il capo dei Guardiani della rivoluzione, il generale Hossein Salami, ha affermato: «Non rimarremo in silenzio sugli attacchi e sul martirio dei nostri connazionali, la nostra vendetta sarà seria e dura e porrà fine all’entità sionista». A proposito dell’Iran, Joe Biden in una lettera al Congresso americano ha spiegato che la reazione americana in Iraq degli scorsi giorni «puntava a interrompere la serie di attacchi (120, nda) portati avanti contro gli Stati Uniti e i nostri partner, e a fermare l’Iran dal finanziare le milizie». Poi Biden ha minacciato gli iraniani: «Siamo pronti a intraprendere altre azioni, necessarie e appropriate, per rispondere a ulteriori minacce e attacchi». Israele ha annunciato ieri che il nuovo ambasciatore a Mosca è Simona Halperin in sostituzione di Alexander Ben Zvi, che dopo 40 anni termina la sua attività diplomatica. A Channel 13 ha invece parlato Mia Schem, 21 anni, doppia nazionalità israeliana e francese, che ha raccontato la sua detenzione: «A Gaza sono tutti terroristi e ho vissuto l’Olocausto. Per me è importante rivelare la verità sulle persone che vivono a Gaza. Lì sono tutti terroristi». Sempre a proposito di ostaggi, il kibbutz Nir Oz ha dichiarato che Judy Weinstein Haggai, 70 anni, è stata uccisa da Hamas. Il suo corpo, insieme a quello del marito Gadi, 72 anni, è rimasto a Gaza. I coniugi erano stati rapiti il 7 ottobre dal kibbutz e, secondo le informazioni, sono stati uccisi dai sequestratori lo stesso giorno mentre si pensava che fossero dispersi.
Si è chiarita la vicenda del bambino di due anni pugnalato a morte ieri davanti a sua madre nella città di Lod. Un uomo è stato arrestato e contrariamente alla prima valutazione, l’indagato che ha detto «di aver sentito delle voci», non ha alcun legame familiare con la vittima.
Sui social media sta circolando un video che documenta uomini palestinesi, compresi almeno due bambini, detenuti senza vestiti dalle forze israeliane in uno stadio nel nord di Gaza. La Cnn riporta questa notizia, specificando che il video è stato montato e in una delle sequenze visive si vedono due bambini che vengono poi lasciati indossare solo le mutande, venendo poi allineati insieme ad altri uomini, tra cui anche adolescenti. L’esercito israeliano in passato ha sostenuto di far spogliare i detenuti per essere certi che non abbiano esplosivi nascosti. Sempre nella giornata di ieri, il Patriarcato armeno di Gerusalemme ha denunciato un attacco compiuto «da oltre 30 provocatori armati, a volto coperto che ha causato il ferimento grave di diversi sacerdoti, diaconi e studenti dell’Accademia teologica armena».
Mentre andiamo in stampa il gabinetto di guerra israeliano è riunito e, secondo il Times of Israel, l’incontro è incentrato sul piano israeliano per il «day after» e su chi dovrebbe amministrare Gaza dopo il conflitto. Questo sviluppo segue i colloqui a Washington del ministro israeliano per gli Affari strategici, Ron Dermer, membro del gabinetto di guerra e stretto consigliere del primo ministro, Benjamin Netanyahu, che con la sua decisione di posticipare il dibattito sul post guerra a Gaza ha fatto arrabbiare e molto gli Usa.






