Guerra Meloni-Macron, la vera storia
Emmanuel Macron e Giorgia Meloni (Ansa)
Il bilaterale saltato tra i due non prova le difficoltà del governo italiano ma quelle del reuccio d’Oltralpe. Il quale, nel mezzo di una grave crisi politica, vuole che Giorgia vada a Canossa all’Eliseo. E ha chiesto l’intercessione di Sergio Mattarella. Finora, invano.

cugini transalpini. La gran parte della stampa nazionale, ça va sans dire, sta dalla parte dei francesi e sogna che Emmanuel Macron sconfigga Giorgia Meloni, in modo da poter definire fallimentare la politica del governo sul tema dei profughi e segnare un punto a favore dell’opposizione alla maggioranza politica uscita dalle urne il 25 settembre. In realtà, i fatti non sono come vengono riportati e se in questo momento c’è qualcuno con le spalle al muro per le posizioni isteriche assunte sul caso Ocean Viking, non è il presidente del Consiglio, ma il presidente francese.

Infatti, mentre da un lato, a testate unificate, si parla di un vertice bilaterale annullato ad Alicante per volere di Macron, dall’altro si tace sulle pressioni che da giorni l’Eliseo sta esercitando su Palazzo Chigi affinché la premier italiana accetti un invito a Parigi prima di Natale. A sollecitare il viaggio è stato direttamente monsieur le President, il quale non ricevendo risposta si è perfino rivolto a Sergio Mattarella. Forte dell’idillio sbocciato ai tempi del Trattato del Quirinale, Macron confidava probabilmente nelle capacità di moral suasion del presidente della Repubblica, il quale avrebbe «solo» dovuto convincere Giorgia Meloni a prendere un aereo con destinazione Francia. Vi state chiedendo perché ai francesi interessi tanto quel viaggio, al punto da mettere nero su bianco l’aspettativa in una serie di indiscrezioni fatte trapelare proprio alla vigilia del vertice di Alicante? La risposta è semplice: dopo lo scontro sulla Ocean Viking, sfociato in una richiesta andata a vuoto di isolamento dell’Italia in Europa, il presidente francese non sa più come ricucire i rapporti e, soprattutto, non riesce a trovare una via d’uscita tra l’esigenza di apparire determinato sul fronte dei migranti, come piacerebbe a Marine Le Pen, e accogliente nei confronti dei profughi, come desidererebbe Jean Luc Melenchon. Cioè, stretto fra destra e sinistra, senza una maggioranza in Parlamento, dopo il caso Ocean Viking Macron sperava di recuperare almeno fuori casa, dimostrando di saper tener testa al governo italiano.

Purtroppo per lui le cose non sono andate come avrebbe voluto. Infatti, a differenza dei precedenti esecutivi, quello attuale non ha accettato di accogliere i migranti per consentire ai vari Macron di farsi belli sul fronte interno, ma ha puntato il dito sulle anomalie dei soccorsi in mare, che spesso tanto soccorsi non sono. Risultato, qualche Ong ha cominciato a cambiare rotta e questo per Macron è un grande problema. Abituato, sotto il governo Draghi, e con Luciana Lamorgese, a navi delle Ong che pur essendo in acque francesi potevano essere riportate in quelle italiane per far sbarcare i migranti nei nostri porti, il presidente francese ha avuto una mezza crisi di nervi e ha strillato come un’aquila spennata, sollecitando una rappresaglia europea nei confronti dell’Italia. Al contrario di quanto avrebbe voluto, al vertice dei ministri dell’Interno però il nostro Paese non è stato affatto isolato, e dunque la decisione di come risolvere il problema creato con l’Italia è ritornata nelle mani di Macron. Il quale prima ha messo il broncio, evitando incontri con Giorgia Meloni al vertice di Bali, poi ha provato a convincere Mattarella a mettere pace e a spingere ad accettare l’invito all’Eliseo.

Nella nota fatta trapelare giovedì, in effetti la Francia rimarcava l’attesa di un viaggio e Palazzo Chigi ha replicato dicendo non solo di non avere in calendario alcuna missione a Parigi, ma neppure di avere ricevuto un invito in tal senso. Secondo Repubblica (ma anche altri giornali della famiglia Agnelli la raccontano così: del resto, ciò che resta della Fiat fa parte di un gruppo in cui è presente lo Stato francese), sarebbe la prova che Meloni e Macron non riescono nemmeno a organizzare un faccia a faccia e quelle in corso sarebbero piccole vendette fra leader.

In realtà, nulla di tutto ciò corrisponde al vero. Il governo italiano ritiene di essere nel giusto rivendicando la responsabilità dello Stato di bandiera delle navi di alcune Ong e dunque non ha intenzione di fare alcun passo indietro. Né tanto meno ha voglia di farne uno in avanti, intraprendendo un viaggio a Parigi che Macron potrebbe rivendersi in casa propria come una Canossa di Giorgia Meloni. La crisi è stata provocata dalla Francia e tocca alla Francia risolverla. Certo, le navi che affollano il Mediterraneo alla ricerca di migranti non aiutano e Parigi ha preferito giocare d’anticipo prima che si verifichi un altro caso Ocean Viking. Ma al momento, a essere in preda a una crisi di nervi, non è certo il premier italiano, ma semmai un presidente che – secondo alcune voci non confermate – potrebbe pure sciogliere in anticipo il Parlamento, alla ricerca di una maggioranza perduta. Insomma, più che il gelo fra Meloni e Macron, come scrivono i giornali italiani, la bufera di ghiaccio è tutta in salsa francese.

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