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2024-12-09
Guercino e l’era Ludovisi in mostra alle Scuderie del Quirinale
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Domenico Zampieri detto il Domenichino.Peccato originale 1621 - 1623 Roma, Principessa Maria Camilla Pallavicini - Galleria Pallavicini, foto ©Schiavinotto, Roma
Una mostra davvero interessante , che mette in relazione il Guercino (Cento, 1591-Bologna, 1566), uno dei massimi esponenti del barocco italiano - oltre che tra i più propositivi artisti della scuola emiliana, in continuità con i Caracci, Guido Reni, Domenichino e Lanfranco - con uno dei periodi meno studiati del ‘600 romano: il papato Ludovisi, durato pochissimi anni (dal 1621 al 1623) e «incastonato» tra le più note dinastie dei Borghese e dei Barberini. Un periodo breve ma florido quello della dinastia Ludovisi, che vide Roma diventare il centro del mondo e che radunò alla «corte » di Papa Gregorio XV (Alessandro Ludovisi) e del Cardinal Nipote Ludovico Ludovisi un gran numero di intellettuali, scienziati e artisti: fra questi, a spiccare, il giovane Guercino, in assoluto l’artista preferito dal Pontefice. Per lui (nato a Cento, un vivace borgo in provincia di Ferrara) e per altri artisti emiliani a lui contemporanei (e anche più famosi), l’effervescente e stimolante«era Ludovisi» fu una tappa fondamentale, che segnò per sempre e profondamente tutto quello che verrà dopo.
E l’esposizione allestita alle Scuderie del Quirinale, definita da Caterina Volpi (insieme a Raffaella Morselli una delle due curatrici) «una mostra che contiene in sé diverse mostre », racconta proprio di questo: del profondo legame fra arte e potere e dei percorsi intrecciati di Guercino, i Ludovisi e di tutti gli artisti (e non solo) che vissero appieno quei pochi, ma ricchissimi anni.
La Mostra
Un percorso espositivo ricco di oltre 122 capolavori, che si snoda nelle dieci sale delle Gallerie del Quirinale. Al centro, l’arte innovativa, teatrale e coinvolgente del giovane Guercino, che fa proprie le caratteristiche della grande pittura veneta (di Tiziano soprattutto) e del naturalismo di marca caravaggesca; a fare da «contorno », dipinti, sculture, disegni, stampe e altri manufatti di pregio firmati da maestri assoluti come i già citati Annibale e Ludovico Carracci, Guido Reni, Domenichino, Lanfranco e poi, ancora, Bernini, Van Dyck, Pietro da Cortona, Nicolas Poussin, Paul Brill, Dosso Dossi, Paris Bordon e Jacopo Bassano.
Ad accogliere i visitatori, nella sala introduttiva, gli autoritratti di Guercino e di Papa Gregorio XV e dopo due fac- simili (progettati e realizzati da Factum Foundation, all’avanguardia assoluta nel campo delle ri-materializzazioni ad alta definizione di grandi opere d’arte) di due noti capolavori firmati dal maestro di Cento (la ciclopica pala con la Sepoltura di Santa Petronilla per San Pietro e il grande telero con la Gloria di San Crisogono, dipinto da Guercino per Scipione Borghese), la mostra entra nel vivo con opere straordinarie, come l’eccezionale prestito dell’Ares Ludovisi proveniente da Palazzo Altemps; la monumentale tela del Domenichino raffigurante Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre, recentemente restaurata e per la prima volta esposta al pubblico e il celebre Mosè della Rothschild Foundation , datato 1618/1619 e solo di recente attribuito al Guercino.
A chiudere il percorso, una sala interamente dedicata ai ritratti dei protagonisti dell’era Ludovisi, sintesi perfetta sul significato del connubio tra arte e potere: in mostra, autentici capolavori, fra cui spicca il Ritratto di Giovan Battista Agucchi di Annibale Carracci (altrove attribuito a Domenichino) e il sofisticatissimo Ritratto del Cardinal Bentivoglio di Antoon van Dyck, in prestito dagli Uffizi.
Il Casino di Villa Ludovisi
Voluta dal Cardinal nipote Ludovico Ludovisi e simbolo dello strapotere della famiglia, la sontuosa Villa Ludovisi, con i suoi giardini, labirinti, fontane e giochi d’acqua divenne in pochi anni un vero e proprio museo, ricchissima di capolavori e frequentata da un gran numero di artisti, italiani e stranieri: primo fra tutti, il Guercino. In occasione della mostra e in via del tutto eccezionale, è possibile visitare - accompagnati da una guida delle Scuderie del Quirinale - alcuni ambienti del Casino della Villa, tra i quali la sala con la celebre Aurora, meraviglioso affresco a tempera realizzato nel 1621 proprio dal Guercino.
Una mostra importante questa, sicuramente fra le migliori dell’anno che sta per chiudersi, un’esposizione che, come ha affermato una delle curatrici, Raffaella Morselli, ha voluto «raccontare due anni magici attraverso le diverse voci e le molteplici traiettorie dei numerosi e importantissimi protagonisti che, assieme a Guercino, fecero corteggio al papa fondando il nuovo linguaggio artistico della Roma barocca».
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A Roma, negli spazi espositivi delle Scuderie del Quirinale, una grande mostra (sino al 26 gennaio 2025) racconta gli splendori del pontificato Ludovisi attraverso le opere dei più noti artisti barocchi, fra cui spicca la figura di Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino. Oltre 122 i capolavori esposti, in prestito dai più importanti musei italiani, europei e americani.Una mostra davvero interessante , che mette in relazione il Guercino (Cento, 1591-Bologna, 1566), uno dei massimi esponenti del barocco italiano - oltre che tra i più propositivi artisti della scuola emiliana, in continuità con i Caracci, Guido Reni, Domenichino e Lanfranco - con uno dei periodi meno studiati del ‘600 romano: il papato Ludovisi, durato pochissimi anni (dal 1621 al 1623) e «incastonato» tra le più note dinastie dei Borghese e dei Barberini. Un periodo breve ma florido quello della dinastia Ludovisi, che vide Roma diventare il centro del mondo e che radunò alla «corte » di Papa Gregorio XV (Alessandro Ludovisi) e del Cardinal Nipote Ludovico Ludovisi un gran numero di intellettuali, scienziati e artisti: fra questi, a spiccare, il giovane Guercino, in assoluto l’artista preferito dal Pontefice. Per lui (nato a Cento, un vivace borgo in provincia di Ferrara) e per altri artisti emiliani a lui contemporanei (e anche più famosi), l’effervescente e stimolante«era Ludovisi» fu una tappa fondamentale, che segnò per sempre e profondamente tutto quello che verrà dopo.E l’esposizione allestita alle Scuderie del Quirinale, definita da Caterina Volpi (insieme a Raffaella Morselli una delle due curatrici) «una mostra che contiene in sé diverse mostre », racconta proprio di questo: del profondo legame fra arte e potere e dei percorsi intrecciati di Guercino, i Ludovisi e di tutti gli artisti (e non solo) che vissero appieno quei pochi, ma ricchissimi anni.La MostraUn percorso espositivo ricco di oltre 122 capolavori, che si snoda nelle dieci sale delle Gallerie del Quirinale. Al centro, l’arte innovativa, teatrale e coinvolgente del giovane Guercino, che fa proprie le caratteristiche della grande pittura veneta (di Tiziano soprattutto) e del naturalismo di marca caravaggesca; a fare da «contorno », dipinti, sculture, disegni, stampe e altri manufatti di pregio firmati da maestri assoluti come i già citati Annibale e Ludovico Carracci, Guido Reni, Domenichino, Lanfranco e poi, ancora, Bernini, Van Dyck, Pietro da Cortona, Nicolas Poussin, Paul Brill, Dosso Dossi, Paris Bordon e Jacopo Bassano. Ad accogliere i visitatori, nella sala introduttiva, gli autoritratti di Guercino e di Papa Gregorio XV e dopo due fac- simili (progettati e realizzati da Factum Foundation, all’avanguardia assoluta nel campo delle ri-materializzazioni ad alta definizione di grandi opere d’arte) di due noti capolavori firmati dal maestro di Cento (la ciclopica pala con la Sepoltura di Santa Petronilla per San Pietro e il grande telero con la Gloria di San Crisogono, dipinto da Guercino per Scipione Borghese), la mostra entra nel vivo con opere straordinarie, come l’eccezionale prestito dell’Ares Ludovisi proveniente da Palazzo Altemps; la monumentale tela del Domenichino raffigurante Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre, recentemente restaurata e per la prima volta esposta al pubblico e il celebre Mosè della Rothschild Foundation , datato 1618/1619 e solo di recente attribuito al Guercino.A chiudere il percorso, una sala interamente dedicata ai ritratti dei protagonisti dell’era Ludovisi, sintesi perfetta sul significato del connubio tra arte e potere: in mostra, autentici capolavori, fra cui spicca il Ritratto di Giovan Battista Agucchi di Annibale Carracci (altrove attribuito a Domenichino) e il sofisticatissimo Ritratto del Cardinal Bentivoglio di Antoon van Dyck, in prestito dagli Uffizi.Il Casino di Villa LudovisiVoluta dal Cardinal nipote Ludovico Ludovisi e simbolo dello strapotere della famiglia, la sontuosa Villa Ludovisi, con i suoi giardini, labirinti, fontane e giochi d’acqua divenne in pochi anni un vero e proprio museo, ricchissima di capolavori e frequentata da un gran numero di artisti, italiani e stranieri: primo fra tutti, il Guercino. In occasione della mostra e in via del tutto eccezionale, è possibile visitare - accompagnati da una guida delle Scuderie del Quirinale - alcuni ambienti del Casino della Villa, tra i quali la sala con la celebre Aurora, meraviglioso affresco a tempera realizzato nel 1621 proprio dal Guercino.Una mostra importante questa, sicuramente fra le migliori dell’anno che sta per chiudersi, un’esposizione che, come ha affermato una delle curatrici, Raffaella Morselli, ha voluto «raccontare due anni magici attraverso le diverse voci e le molteplici traiettorie dei numerosi e importantissimi protagonisti che, assieme a Guercino, fecero corteggio al papa fondando il nuovo linguaggio artistico della Roma barocca».
Ansa
L’amministratore delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha spiegato al quotidiano Welt am Sonntag che la Francia sta valutando un taglio drastico ai finanziamenti per il carro, la cui entrata in servizio era prevista per il 2040 e che doveva sostituire il Leopard 2 e il Leclerc. «Se hai a disposizione meno soldi», ha sospirato il manager, «non andrai più veloce. E noi siamo già molto lenti». Il Mgcs, finora, ha ricevuto solo 25 milioni. L’interoperabilità dei sistemi d’arma tra Paesi alleati? Può attendere.
Secondo quanto ha riferito venerdì l’Handelsblatt, le banderuole scioviniste dei francesi stanno compromettendo pure un altro programma: l’Eurodrone. Dassault, infatti, avrebbe chiesto un risarcimento ad Airbus perché potrà lavorare solo a una quota minoritaria del progetto, che coinvolge anche Germania, Spagna e Italia.
Se la passava meglio il concorrente italo-nipponico-britannico del Fcas, il Global combat air programme (Gcap). Il jet multiruolo stealth verrebbe costruito da Leonardo, dall’inglese Bae systems e dalla giapponese Mitsubishi. Restano sbarrate le porte ai tedeschi, i quali avevano manifestato interesse per la joint venture dopo il divorzio dai transalpini. Ma adesso sono le turbolenze politiche londinesi a tarpare le ali all’aereo del futuro: Keir Starmer ha perso il ministro della Difesa, John Healey, irritato per gli stanziamenti insufficienti al settore militare. La svolta laburista, pensata per tamponare l’emorragia di voti dirottando risorse sul welfare, potrebbe ripercuotersi sul sodalizio con Roma e Tokyo: i tempi di realizzazione del velivolo (2035) potrebbero dilatarsi.
In un contesto frammentato come quello del Vecchio continente, le liti non devono stupire. Il disimpegno americano, con la prospettiva di un allontanamento dell’egemone, ha innescato la competizione tra Stati di peso comparabile per intestarsi il primato militare, in una fase storica in cui l’hard power sta ridiventando un fattore di potenza cruciale. È l’ennesima dimostrazione che quello dell’orso russo è più un pretesto che un’emergenza: se veramente temessimo l’imminente invasione da parte delle truppe di Vladimir Putin, avremmo un autentico incentivo ad accantonare gli egoismi nazionali. Invece, ognuno va per sé: la Polonia si sta armando fino ai denti e potrebbe ereditare i rimasugli di supporto statunitense che Donald Trump, in cattivi rapporti con Berlino, sta sottraendo alla Germania; il debole governo di Friedrich Merz è riuscito a mettere da parte una cifra monstre - quasi 1.000 miliardi di euro - per rendere la Bundeswehr l’esercito convenzionale più forte d’Europa; la Francia ha meno disponibilità di cassa, ma non può sopportare che il suo dominio bellico venga minacciato; e poi c’è il caso italiano.
Giorgia Meloni sa che il consenso dei cittadini per le politiche marziali caldeggiate da Bruxelles è scarso. I recenti attriti sulla negata sospensione del Patto di stabilità hanno spinto l’esecutivo a congelare l’adesione al fondo Safe, nonostante i malumori del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il quale, nel frattempo, studia un piano per reclutare 40.000 soldati entro il 2033.
Per accedere ai prestiti dell’Ue (denaro che andrà restituito), i progetti devono coinvolgere almeno due Stati membri, a meno che non si tratti di appalti a tempo limitato. Ma se le collaborazioni sono così fragili, per quale motivo dovremmo infilarci in un meccanismo che ci vincolerebbe a elargizioni poco liberali dall’Europa? Magari, a beneficio di Rheinmetall, o di altri concorrenti francesi? Ieri è toccato alla Grecia firmare l’accordo, per pagare un sistema antidroni. Noi non abbiamo difficoltà a raccogliere capitali sui mercati, a tassi favorevoli. Possiamo contare su colossi come Leonardo. Nulla ci impedisce di metterci in proprio e di sceglierci i partner che preferiamo, a prescindere dalla sorveglianza della Commissione. Se il mondo è diventato pericoloso e bisogna attrezzarsi per sopravvivere, non è a Ursula che ci conviene consegnare la nostra sicurezza. Voi comprereste un’auto usata da quella donna?
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iStock
L’indagine è nata dalle querele presentate dalle donne vittime di atti sessuali, subiti in occasione della consegna dei prodotti alimentari richiesti online tramite la piattaforma per cui l’uomo lavorava.
Dagli accertamenti è emerso che, l’8 febbraio scorso, il rider, utilizzando l’account di una terza persona, ha appoggiato la bicicletta e ha consegnato a una giovane donna due casse d’acqua all’ingresso dello stabile: a quel punto ha iniziato a palpeggiarle il seno e altre parti del corpo. In un primo momento la vittima è rimasta impietrita e incapace di reagire, poi è riuscita a divincolarsi, scappando nell’androne condominiale ed entrando in ascensore. Ma l’uomo non ha desistito e ha lasciato il condominio solo dopo qualche minuto in cui la ragazza è rimasta chiusa in ascensore.
Successivamente, il 13 febbraio, il rider ha effettuato una consegna all’interno di un palazzo e, con il pretesto di richiedere alla ragazza destinataria dell’ordine una recensione sul cellulare, si è avvicinato e le ha palpeggiato il seno con entrambe le mani. Anche il 16 marzo, sempre all’ingresso di un condominio, l’uomo, impugnando la busta contenente l’ordine, ha infilato la mano sinistra sotto al sacchetto e ha palpeggiato il seno della ragazza davanti a lui. Sono in corso accertamenti relativi ad almeno altri sette episodi, del tutto simili per modalità d’azione.
Le segnalazioni arrivate in merito al rider arrestato, oltre ad essere numerose, risalgono a episodi avvenuti almeno da maggio 2025, un periodo di tempo molto lungo. Per questo, le forze dell’ordine ritengono che i comportamenti penalmente rilevanti dell’uomo appaiano abituali e, pertanto, invitano eventuali altre vittime a farsi avanti e denuciare le molestie subite.
In Toscana, invece, sta per andare a processo un tentativo di stupro ai danni di una novantenne da parte di un tunisino di 59 anni, accoltellato da un familiare sessantaduenne della vittima.
L’incredibile episodio di violenza contro l’anziana è avvenuto a Montespertoli, tranquillo Comune di 13.000 abitanti immerso nelle campagne tra Firenze e Siena.
La vicenda risale alla prima metà dello scorso anno, quando, secondo quanto ricostruito dalle indagini, il tunisino, residente a Colle Val D’Elsa, in Provincia di Siena, aveva accesso all’abitazione della pensionata, dove lavorava come operaio, intento a effettuare alcuni lavori di ristrutturazione all’immobile nel quale viveva la donna. È in quel contesto che l’uomo, stando alla ricostruzione della Procura di Firenze, avrebbe abusato della novantenne. Secondo quanto riporta il quotidiano La Nazione, che cita alcuni virgolettati degli atti d’indagine, la violenza sarebbe consistita «nell’afferrarle la testa con entrambe le mani e nell’iniziare a baciarla sull’orecchio per poi spostarsi verso la bocca», nonché «nel palpeggiarle e stringerle al contempo il seno destro» e a costringerla a subire tali atti sessuali contro la propria volontà.
Venuto a conoscenza dello stupro, il nipote dell’anziana avrebbe affrontato l’operaio tunisino e, dopo aver gridato «cosa hai fatto alla nonna?», lo avrebbe colpito due volte al torace con un coltello lungo 18 centimetri, causandogli ferite guaribili in dieci giorni.
Naturalmente la rissa tra i due non è passata inosservata nella pacifica cittadina e ha portato all’intervento delle forze dell’ordine, dando il via a una doppia indagine da parte della Procura di Firenze, sia sull’accoltellamento che sullo stupro. Nei mesi scorsi il pubblico ministero titolare del fascicolo d’indagine ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi. Il nordafricano è accusato di violenza sessuale ai danni della novantenne, con l’aggravante di aver commesso il fatto approfittando di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la pubblica e la privata difesa, nonché con abuso di relazioni domestiche e di prestazioni d’opera.
Al nipote della donna, invece, dalla Procura viene contestata l’accusa di lesioni personali aggravate dall’utilizzo del coltello, considerato un’arma bianca. I due si incontreranno di nuovo durante l’udienza preliminare, fissata per il prossimo 7 ottobre presso il tribunale di Firenze. E quasi certamente dovranno affrontare un processo a tratti kafkiano, che potrebbe portare alla condanna di entrambi.
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