
L’Europa a fari spenti verso il disastro. È la sintesi, non certo confortante, della seconda giornata del Forum dell’agricoltura organizzato da Coldiretti in collaborazione con Ambrosetti. Di Bruxelles non si salva nulla: né la politica energetica succube del green, né tanto meno il taglio alla Pac per non dire dell’opzione militare che comprime la vera sicurezza: quella alimentare. Le voci contrarie a questa Ue sono un coro polifonico: vanno da Claudio Desacalzi, amministratore delegato di Eni, a intellettuali di sponde opposte come Luciano Canfora e Marcello Veneziani, da politici come Roberta Metsola ai leader degli agricoltori: il presidente e il segretario generale della Coldiretti Ettore Prandini e Vincenzo Gesmundo. A mettere in mora l’Ue pensa il ministro per l’agricoltura e sovranità alimentare Francesco Lollobrigida che chiarisce: «Non abbiamo condiviso gran parte dell’impostazione di bilancio post 2027 data da Bruxelles. Posso garantire che anche se si arrivasse a una politica agricola su base nazionale il nostro Governo non farebbe mancare alcun sostegno al settore. La Pac però è strategica, deve garantire la sovranità alimentare dell’Europa con un sistema d’incentivi alle imprese agricole, perché garantiscono la custodia del territorio e l’approvvigionamento alimentare di qualità, cose che l’Italia ritiene debbano essere prioritarie». Per carità di partito Lollobrigida ha cercato di assolvere la Commissione su alcune scelte lasciando la parola a Raffaele Fitto - vicepresidente a Bruxelles - che ha provato a smorzare la montante sfiducia. «Mi piace sottolineare», ha detto Raffaele Fitto, «come la proposta della Commissione prevede per l’agricoltura risorse pari a 300 miliardi di euro, analoghe a quelle già presenti nel bilancio. Si tratta di un approccio diverso, ma i 450 miliardi del secondo pilastro che mette insieme coesione, aree rurali e pesca ci sono». Non molto convincente a giudicare dal fatto che la stessa presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola ha ben chiarito: «Sui fondi per l’agricoltura è in atto un dibattito e c’è tempo fino al 2026 per chiarire le posizioni, ma il Parlamento è pronto a dire no se la proposta non sarà adeguata». Di certo non è adeguata la politica energetica. Lo dice a chiare lettere l’amministratore delegato di Eni: «L’Europa ha trasformato la transizione in una bandiera ideologica, spesso scollegata dalla realtà industriale ed economica, e oggi i nodi stanno venendo al pettine». Per Claudio Descalzi è manifesto che la transizione energetica resta un obiettivo fondamentale «ma non può essere sussidiata». L’errore dell’Europa - sostiene Descalzi - è stato «affrontare il tema in modo monodimensionale, puntando quasi esclusivamente sulla riduzione delle emissioni e abbandonando fonti che restano centrali in molti Paesi». L’ad di Eni ricorda che la Germania ha ripreso a usare il carbone che resta ancora per il 35% la fonte mondiale di produzione di elettricità. «La transizione energetica, deve essere complementare e non sostitutiva: occorre tenere conto della domanda attuale, che per l’80% è ancora coperta da fonti fossili e questo vale anche per il trasporto e per nuove attività come l’intelligenza artificiale che assorbe grandi quantità di energia». Immaginare di fare come la Spagna col 100% da rinnovabili espone a dei rischi così come il continuare a trascurare i biocarburanti che sono energia (quasi) pulita è del tutto errato. Una via da percorrere è il nucleare (privo di emissioni e a basso costo) anche se ha tempi lunghi, almeno nei paesi democratici. In Cina fanno prima, ma - avverte Descalzi - la Cina si è anche avvantaggiata della nostra opzione verso l’elettrico visto che ha il monopolio delle terre rare.
Raccontata così Bruxelles appare uno svantaggio. Marcello Veneziani chiarisce: «L’Europa è stata vissuta come un modo per disintegrare le nazioni verso la globalizzazione» e l’effetto è quello che rimarca Luciano Canfora: «Politicamente non conta nulla è succube della priorità armigera della Gran Bretagna ed è solo un baraccone burocratico». Che pesa moltissimo sull’agricoltura. Lo dice Ettore Prandini, presidente di Coldiretti: «Vogliamo la sicurezza alimentare e non possiamo permettere che le risorse vadano a finanziare scelte belliche penalizzando l’agricoltura. Ci vuole in Europa attenzione al cibo e ai giovani e servono politiche energetiche che mettano le imprese al riparo dall’impazzimento dei prezzi». Ue dunque bocciata con un avvertimento che arriva da Vincenzo Gesmundo: «Senza i contadini, in Europa non si governa».






