
«Vogliamo portare a termine tutti i punti del programma». A Palazzo Chigi si ricomincia a pedalare. Il referendum non viene considerato solo un incidente di percorso, e il terremoto in via Arenula sta a dimostrarlo. Ma il centrodestra è convinto di poter tornare in sintonia con la maggioranza del Paese «solo lavorando».
A chiarire il punto è il sottosegretario alla presidenza, Giovanbattista Fazzolari, che presidia il palazzo del governo mentre Giorgia Meloni vola ad Algeri per l’operazione gas. L’urgenza dell’attualità aiuta l’esecutivo, mentre Fazzolari offre il perimetro politico dei prossimi mesi: «Si cercherà di portare a termine la legge elettorale. È compatibile anche con il modello di premierato che vogliamo ottenere».
Mentre su quest’ultimo dossier gli alleati non sono convinti (soprattutto la Lega), sembra che i pour parler con l’opposizione sulla legge elettorale - con consistente premio di maggioranza - rendano ottimista il centrodestra. In definitiva, il No che ha rilanciato il campo largo potrebbe paradossalmente favorire la nuova legge, poiché sia Elly Schlein sia Giuseppe Conte sono consapevoli che favorirebbe pure loro in caso di vittoria alle Politiche del 2027. Al contrario, lo scetticismo riguardo al premierato dipende dai tempi stretti e dalle possibili forche caudine di un altro referendum confermativo (si tocca la Costituzione) con il rischio di una nuova sconfitta demagogica.
Dopo le dimissioni spintanee volute da Lega e Forza Italia (e concesse da Fratelli d’Italia), la sinistra non avrà altro. Chiede la verifica di governo, ma non se ne parla. «Nessuno show inutile, siamo tutti d’accordo esattamente come prima», spiffera uno sherpa. La stampa mainstream spinge perché il premier salga dal presidente della Repubblica a fare il punto, ma neppure questo passaggio è nelle intenzioni di Meloni, proprio perché «non ci sono né crisi, né incrinature dentro la maggioranza». Quanto a ipotetiche dimissioni per andare a elezioni anticipate, la risposta è una risata. Anche gli uscieri sanno che il Quirinale non le consentirà e nessuno è intenzionato a mettere la testa dentro il cappio.
E allora? Allora si spinge su due fronti. Quello economico, con lo studio di una Manovra espansiva destinata ad accontentare aziende e cittadini («e l’Europa se ne farà una ragione», è il commento nell’entourage di Matteo Salvini) e una legge elettorale condivisa. La prima conferma arriva da Stefano Benigni (Forza Italia), che siede al tavolo della trattativa: «Si va avanti con la riforma elettorale. L’obiettivo è sempre lo stesso: dare stabilità al Paese. A maggior ragione i datori del referendum sono la conferma che serve cambiare il sistema di voto. Così chi vincerà le elezioni, che sia il centrodestra o il campo largo, avrà la possibilita di governare il Paese sulla base di un programma chiaro. La bozza di riforma, il cosiddetto Stabilicum, è stata depositata alla Camera due settimane fa. Ora si ricomincia, partiremo con le audizioni».
Il centrodestra pedala in salita con un rapporto corto, ma pedala. Anche se la botta referendaria è stata forte, anche se per la prima volta ha incrinato la fiducia meloniana, anche se non sarà smaltita tanto in fretta. Ci torna sopra il ministro Guido Crosetto con la sottolineatura che più preoccupa il governo: il ruolo del partito dei giudici. «La magistratura deve essere terza, sopra tutte le parti. Esserlo ed essere percepita come tale. L’ordine giudiziario non può e non deve essere a fianco di una parte politica o contro una parte politica, né diventare attore del confronto politico perché altrimenti viene meno le sua altissima funzione di equilibrio e i poteri delegati ai magistrati possono diventare uno strumento di altro che non ha a che fare con la giustizia».
La maggioranza teme che prosegua il muro contro muro soprattutto sulle politiche migratorie, con un ostruzionismo se possibile ancora più marcato. Crosetto guarda oltre l’orizzonte: «In questi mesi è stato totalmente sconfitto lo spirito dei Padri costituenti, che alla fine del fascismo avevano visto i drammi che l’odio e la contrapposizione ideologica possono generare. E facendo tesoro di quell’esperienza, seppero confrontarsi rispettandosi, ascoltandosi. Così è nata la Costituzione, senza guerre, senza odio, senza violenza verbale». Un clima impensabile oggi, mentre la guerra di logoramento continua.






