Macron e Scholz fanno i bulli per paura
  • La narrazione giornalistica dominante vuole Giorgia Meloni isolata dagli statisti europei. La verità è che un’affermazione definitiva della leader di Fdi cambierebbe molti equilibri, sia a livello dell’Unione che negli assetti nazionali di Francia e Germania.
  • Il Trattato celebrato con magniloquenza da Sergio Mattarella non garantisce rispetto reciproco.

Lo speciale contiene due articoli.

Il confine è sottile, e francamente, leggendo alcuni quotidiani, non si capisce più se si limitino a imbastire un racconto pregiudizialmente ostile nei confronti del governo di Giorgia Meloni, con ciò rendendo un servizio discutibile ai propri lettori, o se – varcando appunto il confine dell’autopersuasione – non abbiano addirittura iniziato loro stessi a credere davvero alle proprie «narrazioni». Probabilmente ha ragione il direttore di Atlantico , Federico Punzi, che già ieri faceva notare come l’incontro all’Eliseo frettolosamente organizzato da Emmanuel Macron e Olaf Scholz con il leader ucraino non fosse necessariamente una prova di forza, ma – a ben vedere – un tentativo abbastanza maldestro di Parigi e Berlino di riposizionarsi sulla linea Nato, verso la quale erano stati a lungo esitanti, oscillanti, incerti. Da questo punto di vista, la Meloni avrebbe tutto il diritto di rivendicare una coerenza assai maggiore dei suoi omologhi franco-tedeschi, e già dal periodo in cui era all’opposizione, ben prima di arrivare a Palazzo Chigi.

Ma il discorso vale in termini complessivi, al di là del pur rilevantissimo dossier ucraino. Molti media italiani, accecati dal pregiudizio politico, fingono infatti di non vedere altri quattro fatti politici rilevantissimi.

Il primo ha a che fare con la politica interna di Francia e Germania (e, in questo caso, pure della Spagna). Macron e Scholz sono in ultima analisi ostili proprio perché temono moltissimo a casa loro le eventuali ricadute dell’esperimento-Meloni. Se la prova di governo della leader di Fdi avrà successo, creerà inevitabilmente le premesse per una sua imitazione e ripetizione in diversi paesi europei. Non dimentichiamo che Macron, pur riconfermato nel ballottaggio contro Marine Le Pen, di fatto non ha una piena maggioranza parlamentare. E pure nel primo turno delle presidenziali, considerando la somma dei voti degli altri candidati, era nettamente in minoranza.

Quanto a Scholz, ha vinto più che altro per consunzione della Cdu dopo la lunga stagione merkeliana, e mentre i cristianodemocratici erano in piena e irrisolta transizione di leadership. Ma presto il centrodestra tedesco, rinvigorito da una igienica stagione all’opposizione, tornerà competitivo. Per non dire della Spagna, dove il governo Socialisti-Podemos sta collassando, e dove le elezioni generali previste entro la fine del 2023 potrebbero riportare il centrodestra al potere.

Il secondo fattore, ancora più rilevante, è rappresentato dalla prospettiva delle Europee del 2024. Se alla Meloni riuscirà la tessitura in corso (quella di un’intesa tra i Conservatori che lei stessa presiede e i Popolari), potrebbe realizzarsi un autentico rovesciamento dei rapporti di forza a Bruxelles. In tutte le istituzioni Ue: Parlamento, Commissione, Consiglio. È anche e soprattutto questo che spaventa Macron, Scholz e i tenutari dei vecchi equilibri.

Il terzo aspetto da considerare – negato, anzi esorcizzato dai nostri eurolirici – è lo spettacolare fallimento in corso dell’Ue, rivelatasi incapace, da almeno quindici anni, di dare risposte convincenti in occasione di tutte le crisi (crisi finanziaria, crisi migratoria, Covid, guerra). Altro che bandiere al vento, Inno alla gioia e retorica euroentusiasta: è ormai plasticamente visibile come l’integrazione Ue (da questo giornale peraltro giustamente criticata nei suoi eccessi centralizzanti e omogeneizzanti) sia solo la recita dei giorni pari, che lascia spazio, nei giorni dispari, al perseguimento sistematico dell’interesse nazionale di ciascuno. Ma se lo dice un esponente di destra, è bieco sovranismo; se invece lo fa Macron, i laudatores scattano come molle per giustificare il loro eroe.

Il quarto aspetto (assai imbarazzante per Parigi) è il rinnovato protagonismo italiano – energetico e geopolitico – in Nord Africa, dopo che la Meloni ha esplicitato la sua intenzione di perseguire l’obiettivo di un «piano Mattei», e dopo le recenti missioni in Algeria e Libia. Tutto ciò fa pendant con il momento di maggior debolezza francese in Africa, dopo le disavventure in Mali e Burkina Faso.

Naturalmente la Meloni ha bisogno di un rapporto forte con Washington. Già ora la relazione è buona, anche con una Casa Bianca a guida democratica. E se poi nel 2024, in coincidenza temporale con i mutati equilibri europei, arrivasse un presidente Usa repubblicano, a quel punto sia il tentativo polacco sia quello italiano (cioè pesare nella Nato e nel quadrante occidentale anche come contrappeso rispetto a Parigi-Berlino-Bruxelles in Ue) avrebbero ancora più chance di successo. Non dimentichiamo che – sbagliando tutti i calcoli – Macron aveva parlato nel 2019 di una Nato in stato di «morte cerebrale».

Tutto questo non significa che la strada di Giorgia Meloni sia necessariamente in discesa: le sfide e le incognite ci sono, e di entità tutt’altro che irrilevante. Ma si richiederebbe agli osservatori un po’ di lucidità. Raccontare e raccontarsi una «verità alternativa» non porta lontano.


Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no
Geopolitica

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no

Siglato un patto quadro che però non piace ai filo-iraniani. Il presidente Aoun ha anche accolto con favore la guida di Italia e Francia nella coalizione post-Unifil. I media d’Oltralpe traducono male le parole di Meloni per metterla contro Le…